e 3 7^é
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
!
DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI
SPECIALMENTE INTORNO
AI PRINCIPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI
E PIÙ CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARII GRADI DELLA GERARCHIA
DELLA CHIESA CATTOLICA, ALLE CITTA PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E
VESCOVILI, AGLI SCISMI^ ALLE ERESIE, AI CONCILII, ALLE FESTE PIÙ SOLENNI,
AI RITI, ALLE CERIMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE E
PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON
CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.
COMPILAZIONE
DEL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO
SECONDO AIUTANTE DI CAMERA
DI SUA SANTITÀ PIO IX.
VCL. LIX.
IN VENEZIA
DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA
MDCCCLII.
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
R
ROM
ROM
Continuazione e fine dell'articolo Roma.
il el Conclave tenuto nel convento del-
la Minerva, pretesero i baroni romani di
intervenire all'elezione del successore di
Eugenio IV, specialmente Giovanni Sa-
celli Maresciallo di s. Chiesa : oltre tali
due articoli, parlai di tanta arroganza an-
che nel voi. XXI, p. 2 1 3. A'6 marzo me*
ritamente fu sublimato al triregno JYi-
colo V^ secondo la Predizione del prede*
cessore.LeconseguenzedelloscismadiBa-
silea ancora laceravano l'unità della Chie-
sa, l'Italia era pure divisa in fazioni e tri-
bolata da guerre; i dominii della s. Sede in
preda alle usurpazioni de'tirannetli ed al-
le vessazioni de'feuda tari; il Tesoro ponti-
fìcio esausto.AI rimedio di tutto subito Ni-
colò V appi icò tutte le forze del suo zelo e
del suo sacerdotale valore. Nel i.° mag-
gio confermò al senato e popolo romano
i privilegi che dai suoi predecessori gli
erano stali concessi, e fu clemente coi ba-
roni ribelli, sì romani che del resto dello
stato. Al senatore Filingeris che addestrò
il suo cavallo nel possesso (Cancellieri di-
ce che si chiamava Procopio), die poi in
successori iV7ro/« de Chierigatis caM^Were
vicentino^ sapiente giureconsulto, e A/e/-
r^forre/^/zz^/a' bolognese, antico amico
del Papa, morto forse di veleno, e ono-
rato dai romani con solenne pompa di
funerale in Araceli. Essendo solito cor-
rersi un pallio per la coronazione, dalla
chiesa de'ss. Cosma e Damiano, fino al-
l'arco di Costantino e alla piazza Latera-
nense , ebbe luogo nella festa di s. Gio.
Battista, nella cui basilica il Papa disse
messa, coi cardinali, conservatori e capo-
rioni. Immenso fu ilbeneche da per tut-
to operò, pe'suoi legati e nunzi. Neh 44^
trovo senatori Aniadeo de Juslinis di Cit-
tà di Castello esimio giureconsulto, eàAn-
gelo de la Zazzera pare napoletano; nel
1449 Buoncamhio de Biioncambi ò\Pe-
rugia. Fu in quest' anno che Nicolò V,
dopo aver riconciliato colla Chiesa i ba-
silcesi, ottenne la rinunzia dell'antipon-
tificato di Felice V, con tanto giubilo del
suo bell'animo, e fu l'ultimo scisma con
antipapa. Siffatta consolazione fu turba-
ta per la peste che afflisse Roma , onde
4 II O IM
il Papa visitò l' Umbria e la Marca. Col
ì^5o il Papa ceìehvò'ìl 6 ° J/if IO santo^
seguendo la disposizione di Clemente \F,
concorrendo in Roma tutte le nazioni.
Essendo sen^^iove /dndreade Donatls ve-
neto, lo fu pure alcun tempo del i4^^>
succedendogli Giacomo da Cosiauza, e
JVicolb Porcinari d* Aquila che continuò
neh 45*2. Questi col Prefello di Roma e
con altri che nonìinai nei voi. XVII, p.
2 iQjXXXV, p. i74> incontrarono Tioi-
peratore Federico III, che il Papa in s.
Pietro coronò prima redi Lombardia ai
1 6 marzo, e poi a' 1 8 impera tore colla mo-
glie Leonora, benedicendo il loro matri-
monio, donando ali* imperatrice la rosa
d'oro: come Porcinari punì un canonico
che in s. Giovanni eccitò i romani a tu-
multo in presenza dell'imperatore, è det-
to nel I .° voi. citato. Federico III andò a
Napoli e tornò in Roma a'sS, ripartendo-
ne a'26 accompagnato dal s. collegio fino
al I." miglio fuori delle mura, e da due
cardinali fino ad Acquapendente. Tra i
primi personaggi ch'erano in compagnia
dell'imperatore, ricorderò Ladislao V re
d'Ungheria e di Boemia; Alberto d'Au-
stria fratello di Cesare, e il duca di Sle-
sia : la nobile comitiva ascese a 6,000
persone. Inoltre nel i/\.5i furono sena-
tori, Daniele Canigliani o Canigiani^ e
Giacomo La\>agnola conte veronese e
celebre letterato. A' 4 agosto il Papa con-
cesse al senatore la facoltà di punire i de-
litti di furto e rapina commessi in Ro-
ma. Nel 1453 discopertala congiura del-
l' ingrato Porcari, contro la vita del be-
nefico Nicolò Vjche l'avea perdonato per
aver sommosso i romani a libertà in sede
vacante, il Papa lo fece arrestare con mol-
li soldati dal Lavagnolaj ch'era tuttavia
senatore, e poi morire con altri, come
narrai alla sua biografia , aggiungendo
che d'allora in poi Nicolò V stette in cau-
tele, e poco si fece vedere per la città. Nel
medesimo anno fu senatore /io^oi'/co Uf-
freducci o Eufreducci di Fermo di nobi-
lissima famiglia; e continuò nel seguente
R O M
anno. Maometto li imperatore de' tur-
chi, colla presa di Costantinopoli, esegui-
la a'29 maggio 1 453, die termine all'im-
pero greco d'oriente, con gran dolore di
Nicolò V, che eccitò i fedeli a frenare la
potenza ottomana, in che fu imitalo dai
successori , ed accolse amorevolmente e
con munificenza i dotti e gli eruditi che
fuggirono dall'eccidio, cooperando mira-
bilmente al risorgimento delle lettere, sic-
come rimarcai nella sua biografia, insie-
me a quanto fu prolettore insigne del
progresso delle ai ti belle, colle quali di
molto e sontuosamente decorò Roma. Ab-
biamo dal Diario dell'lnfessina, che Ni-
colò V edificò pel primo in Campidoglio
un palazzo a' conservatori di Roma. Nel
1455 mentr'era senatore Gentile Bran-
cadoro di Fermo contepalatino,morì il
Papa a'24 marzo, lasciando la sua me-
moria in sempiterna benedizione. Dopo
1 4 giorni gli successe Calisto III beneme-
rito della difesa del cristianesimocontro i
formidabili turchi, e della marina pontifi-
cia: egli fu assai limosiniero co'nobili ro-
mani bisognosi. Ricordando l'antica ami-
cizia col conte Arano Cibo genovese reg-
gente del la gran corte in Napoli, lo fece se-
natore, dignità che allora si dava a perso-
na""i di molta considerazione; ma disG;u-
Statosi il Papa col re di Napoli, il senatore
chiese licenza e tornò al suo posto, venen-
do fatto senatore Lodovico Caccialupidì
Bologna. Furono senatori nel i^56 Pie-
Irò Tebaldeschióì ì^ovóa^Paolo deDulaC'
chinis o Bertacchinio Bernardinisàì Fer-
mo, celebre per la sua gran dotti ina le-
gale; Pier Luigi Martorelli di Spoleto, dal
Papa confermato cavaliere per tutti i suoi
posteri con titolo di conte, e con podestà
di creare allri conti ecavalieri, inoltreda-
gli Oisini onorato di loro slemma e co-
gnome. Nel 1 4^7 senatori G alterando o
Balcerando de Ribes di Catalogna, nuo-
vamente Ttbaldeschi^e Giacomo Silve-
j^rmtdi Norcia, che continuò ne'primi me-
si dell 4^8. In questo fu senatore Tom-
maso Spanditesta di Rimini, che morì ai
R O INI
6 agosto, giorno io cui pure finì di vivere
il Papa, vacando così il poiilificalo eilsc-
nulorato. Dopo 12 giorni dello P/o//,nel
dì del possesso trattò a laulo Pranzo i
cardinali, gli ambasciatori e gli ottimali
di Roma, facendo senatore Giovanni de
Leone di Padova, e Sceva de Curie del-
la diocesi di Pavia con istraordinarie fa-
coltà, fatto il i.° dicembre e da durare un
anno. Nondimeno nel 1 4^9 fiJ^'ooo sena-
tori Servando d'Arce, Guido de Picco-
lamini di Siena, forse parente del Papa,
e Già. Antonio de Leoncilli di Spoleto ,
deputalo per 4 ^esi da cominciare ili.°
novembre, per cui si può credere che in
questi tempi la durata dell'officio senato-
rio dipendesse dalla volontà del Papa e
potesse essere minoredel semestre; tanloii
senatore,quanto i suoi ofllciali continuava-
no ad essere soggetti al sindacato, e Leon-
cilli non terminò il quadri tneslre. Volendo
rio II continuar la guerra intrapresa da
Calisto 111 contro i turchi, in detto anno
convocò un gran congresso a Mantova^
partendo da Romaa'22geimaioj e lasciò
nella sua assenza legato di Roma il celebre
cardinal Nicolò di C«^^,con altri cardinali,
il prefetto di Roma Colonna (mentre nel
secolo XIV il sienatoreavea presa la prece-
denza sul prefetto, questo si reintegrò, ciò
chedeslò meraviglia a Federico II l)signo-
le di GenazzanOy insieme agli uditori di
rota e avvocati, presso i quali s'intendesse
restare la curia romana. Il cnrdinaldi Cu-
sa fu pure dichiarato legato delleprovin-
cie di Marittima e Campagna, del Patri-
monio di s. Pietro, del ducato di Spole-
to e terre Arnolfe, di Perugia e di Sabi-
na. Nel 1460 il i.° gennaio e per 6 mesi
fu fatto senatore Francesco degli Arria-
i^hieri di Siena, in tempo del quale gran
tumulti insorsero nelle provincie, e parti-
colarmente in Roma, ove si vide formata
una nuova società di ladroni, aventi per
capo certo Tiburzio, e composta di 3oo
giovani romani i più libertini e temerari,
j)er cui i magistrati non ardivano casti-
garli. Lo seppe Pio II, e da Siena scrisse
ROM 5
rimproveri ai conservatori di Roma.Ar-
ringhieri dopoil possesso recitò la solila
allocuzione, diesi legge in Vitale, e fu suc-
cesso da Lodovico de Pelronibus ó'i Sie-
na, cavaliere e conte palatino, uno de'piìi
savi e onorevoli gentiluomini di Toscana.
Nel 1461 fu senatore Cristoforo lìlalvi-
cini di Viterbo, e cessoli i .° marzo : a'G o
7 maggio successe Giovanni Balbiano mx-
lanese, e nel settembre Carlo Buonconi'
p^gni di Visse, indi Giacomo Delfino pa-
trizio veneto. Alcuni storici dicono tor-
nato in Roma Pioli nel settembre, ma ivi
a'2g giugno canonizzò la concittadina s.
Caterina di Siena. Col i.° del 1462 inco-
minciò il senatorato di Giunio Marino de
Gradid'ì Ra^usi , indi Gio. Alatteo Cu'
land ri /li dì Lucca o Sarzana, figlio d'un
cugino di Nicolò V, il quale alla morte del-
l'altro zio cardinal Calandrini ereditòmol-
ti beni e palazzi, ma per alcune turbolen-
ze suscitate in Roma si ritirò in Lucca ove
fu dichiaralo originario. Quest' anno fu
memorabile per Roraa,perlamagnificen-
lissimaemai più veduta processione, con
cui Pio lì a' 12 aprile portò alla basilica
Vaticana la testa di s. Andrea apostolo,
donatagli da Tommaso despota di Mo-
rea, fratello di Costantino XII Paleologo
ultimo imperatore de' greci. La pompa
splendidissima, ed il modo come lioma si
pose in singolare festa, minutamente lo
descrissi nel voi. LV, p. 261 e seg. per
onorare il fratello del suo gran protetto-
re, con r intervento del senato romano,
conservatori, caporioni col priore ec. Pio
Il ospitò nobilmente il despota, e coi car-
dmali gli stabilì un decoroso assegno men-
sile. Dipoi la città patì fiera pestilenza, ed
il Papa uscì da Roma. Neh 4^3 fu sena-
tore Nicolò de Severi nis di Siena. R.iso-
luto Pio li di andare colla crociala con-
tro 1 turchi con una flotta, a' 18 giugno
1464 palli da Roma, ma morì in Anco-
na a' i4 agosto. Pio li non riprese mai
chi sparlava di lui, volendo che in una
città libera come Roma,tutti fossero liberi
a parlare, come notò l'Oldoino in Ciac-
6 ROM
conio t. 2, p. 1 037. Tornati iuRoma i car-
dinali che l'aveano seguilo, a'3o elessero
Paolo II, che subilo cominciò a prodi-
gare relezione de' senatori, nominandoli
per modo di aspettativa, mentre prima ciò
facevasi solo per qualcuno, e con esercizio
progressivo l'uno dopo l'altro, lo che fece
nascereuna gran confusione;quindi gli sto-
rici municipali di altri luoghi fecero men-
zione de'loro cittadini senatori di Roma,
in tempi ne' quali altri ebbero l'esercizio,
e taluni nominati non esercitarono, o per-
chè prevenuti dalla morte, o perchè pas-
sati ad altre cariche, o per altri motivi ,
come bene avvertirono Vitale e il cav.
Pompilj-Olivieri. I nominati in quest'an-
no furono 7,6 noterò quali di essi eserci-
tarono la carica : eccone i nomi. Pietro
de Albergatìs di Bologna, che funse il se-
natorato, Giovanni deMassois di Norcia,
conte Pietro de Cesis, conte Pietro Te-
baldis di Norcia, Lodovico de Eufreducci
di Fermo, Francesco A rringhieri di Sie-
na, Francesco Bonarellis d'Ancona, Car-
lo di M. Benedetto di Norcia. Nel i465
Pietro suddetto,£'«/refi?«cc/pure ricorda •
to, che esercitarono; Francesco de Lucis
senese, Guglielmo Pagello , Gabriele de
Capolista padovano, Albertino Albertinis
folignate, Alessandro Poetabolognese. In
questi tempi i senatori statisti sembra che
fossero pagali dalle comuni delle loro pa-
trie. Paolo II riformò la curia, e pel r.*' af-
fidò il governo delle fortezze ai prelati e
altri ecclesiastici. Per aver soppressa l'ac-
cademia che in Roma avea istituito Pom-
ponio LelOyfu criticato da chi non cono-
sceva le ragioni per cui erasi a ciò indot-
to. Nel 1 466 senatore con esercizio, il con-
te Giovanni Massei di Narni; nominali
Gregorio de Barzolinis faentino, e Ma-
rino di Norcia. Nel 1467 senatore, conte
Pietro del eh aldc scili s diNorcia. Nel 1 468
senatore, conte Pietro de Chitanis di Ce-
sìs. In quest'anno avendo stabilita la Pa-
ce de' principi d' Italia^ solennemente la
pubblicò in Araceli, ed anche in s. Loren-
zo inDamaso, facendosi gran feste in Ro-
R O M
ma. Ritornalo in Roma l'imperatore Fe-
derico III, il Papa l'ospitò magnificamen-
te. Nel 1469 furono senatori il detto Ce-
sis^e Francesco Arringhieri di Siena che
ottenne due conferme trimestrali, per cui
esercitò alcuni mesi del seguente anno, in
cui fu senatore Lorenzo de Giustinis di
Città di Castello, che continuò peralcuni
mesi nel i47'; ^ nominali Giovanni di
Cola veronese, Antonio Montecalino fer-
rarese, Raniero Ymaschis riminese, Leo-
nardo Nogarolis veronese, Troilo Azzo-
linis fermano, Gaspare Grassis bologne-
se. Al tempo del senatore Arringhieri sì
formarono di nuovo gli statuti di Roma.
Quanto al senatore de Giustinis ebbe poi
un tragico fine, perchè il concittadinoPao-
lo Vitelli lo fece tagliare a pezzi e appic-
care per diversi luoghi fuori di Città di
Castello,acciò servisse di spettacolo a' viag-
giatori. Per questa atrocità, il senatore
del 1487 condannò a morte Paolo e 3
soldati suoi complici; poi commutata la
pena aio anni d'esilio, Alessandro Vigli
fece grazia. Si dice che de Giustinis dovea
essere creato cardinale, ad istanza del re
di Napoli. Paolo II nel 1470 trattò con
isplendidezza per tutto lo stalo e regalò
la rosa d'oro benedetta a Federico prin-
cipe di Taranto figlio del re di Napoli
venuto in Roma; promulgando una bol-
la colla quale fu stabilita la celebrazione
dell'anno santo ogni 25 anni, e fu d'al-
lora a noi sempre osservata. Nel 1 47 ' ac-
colse sontuosamente in Roma Borso d'E-
ste vicario di Ferrara^ al quale solenne-
mente conferì il titolo di duca. Il Papa
fece senatore il suo figlioccio Ballista de
Bellantihus senese, a' io febbraio per 6
mesi, e nel luglio gli scrisse un breve per-
chè consegnasse alle galere d'alcuni geno-
vesi i rei di delitti capitali , giacché nel
suo governo non permise mai che fosse
eseguita su nessuno la sentenza di morte.
Essendosi diminuita la giurisdizione dei
senatore, perchè i Papi fecero privilegia-
ti tulli qc.elli ch'erano addetti alla corte
romana, col sottoporli alla giurisdizione
R O M
del inatescìallo di detta corte, ne nasce-
vano infinite controversie tra il marescial-
lo e il senatore, nel riconoscere quali era-
no i cortigiani, e quali no: a toglierle nel
1471 fu fatta la divisione de' cortigiani
dai cittadini. Paolo II ricevè Caterina re-
gina di Bosnia cacciata da' suoi stati, e le
fissò un mensile assegno; altrettanto fe-
ce colle sorelle e parenti di Tommaso Pa-
leologo. In tutti i rioni teneva persone per
distribuir limosine agl'indigenti; e ridus-
se savi i giovani romani scapestrati, col-
l'esilio e la prigione. Protesse i letterati e
gli artisti, e curò l'abbellimento di Ro-
ma, edificando il grandioso Palazzo dis.
Marco. Amava assai le antichità, e formò
un museo di medaglie rarissime. Fece di
tutto per divertire il popolo romano, mas-
sime nel Carnevale, con mascherate e cor-
se, ove il senato vi si conduceva colla mag-
gior pompa, degna dell'antica Roma. Sco-
pertasi una congiura degli estinti accade-
mici , fu con loro clementissimo. Morto
a*26 luglio 1471, le nomine preventive
de'senatori svanirono.
Eletto a'g agosto 1 47 1 Sisto IV^ dipoi
nella funzione del possesso, i nsorta fiera
rissa fra la gente d' arme ed i romani ,
questi scagliarono una grandine di sassa-
te, onde il Papa corse grave pericolo, fin-
ché per l'autorità del cardinal Orsini tut-
to fu quietato. Già a'20 agosto avea fatto
sena iove A gamennoneMar escotti de Cai-
vis bolognese; nel 1472 Leone di Gen-
naro napoletano, e proseguì nel seguente
anno; nel 1 474 •' conte Gaspare Grassis
bolognese. Per la riduzione fatta da Pao-
lo II dell' universale giubileo , Sisto IV
nel 1475 celebrò il 7.** Anno santo: fra i
principi che vi concorsero vi fu Ferdi-
nando I re di Napoli, che volle girare tut-
ta Roma per godere le maestose antichi-
tà, onorato in ogni luogo. Andato dal Pa-
pa,gli disse che non poteva signoreggia-
re la città pei porticali, vie strette e mi-
gnani , da dove le donne potevano facil-
mente opprimere in un'occorrenza le mi-
lizie, e perciò lo consigliò a far demoli-
ROM 7
re i porticali ed i mignani, ed allargare
le strade, come riporta il diarista contem-
poraneolnfessurapressoMuratori,4Scn^.
rer. Ital. Sisto IV d' animo grande ac-
cettò il consiglio e l'eseguì, dando un nuo-
vo aspetto a Roma, proteggendogli arti-
sti e i letterati, onde aumentò la biblio-
teca Vaticana, e nel contiguo palazzo e-
resse la sontuosa cappella Sistina. Re-
staurò molte chiese, ampliò le piazze, la-
stricò e livellò le strade; curò assai lacon-
servazione e decoro degli antichi monu-
menti, onde presero nuova esistenza; co-
me pure fece eseguire ubertosi scavi, che
fiultarono oggetti preziosi per l'arte, in
bellissime statue e bassorilievi. La via Si-
slina, poi Borgo s. A ngelo, si deve a lui. Nel
voi. VII, p. 255 narrai, come Calisto IH
tolti dalla Chiesa di s. Gio. in Laterano
i canonici regolari, ad istanza de'romani
a questi restituii canonicati; perchè Pao-
lo II pose i canonici secolari nella basi-,
lica di s-ìuovemo ad Sancta Sanctorum y
ripristinando nella basilica Lateranense
i canonici regolari; e che Sisto IV mosso
dalle preghiere de'romani, che vedevano
prive le loro famiglie di sìonorevoli cano-
nicali, rimosse i canonici regolari, e sta-
bilmente vi ristabilì i canonici secolari.
Nel suo pontificato morirono in Roma 3
regine , Caterina di Bosnia lasciando le
sue ragioni alla s. Sede, Carlotta di Cipro
che ospitò nobilmente, e Isabella regina
di Napoli e moglie di Ferdinando I. Nel
1476 fu senatore Gabriele de Capitibus
Lista di Padova, e soggiacendo Roma a
pestilenza, Sisto IV lasciandovi legato il
cardinal Giambattista Cibo, ne partì a' io
giugno e rientrò in Roma a'23 ottobre.
Di nuovo Cesifa senatore nel 1 477, e nel
1 /l'jSFrancescoScanìiasorci napoletano,
che mandato ablegalo in Napoli a por-
tare il cappello cardinalizio al cardinale
Giovanni d'Aragona figlio del re, lo con-
segnò con solennità nella cattedrale il
giorno dell'Epifania, nel quale tempo fu
vice-senatore Saldone de Saldonibus di
Città di Castello. Nel 1480 leggo senato-
8 ROM
ve Matteo Toscano milanese tìi rara pru-
denza, di cui si fa menzione neiriscrizio-
ne posta sotto la statua di Carlo I d^An
giò, collocala presso la grande aula del
palazzo senatorio in Campidoglio: il vice-
cameilengogli consegnò il pontifìcio bre-
Te di deputazione con altri legali, per la
riforma di alcuni articoli dello statuto. In
quest'anno nel portico Valicano Sisto IV
die la solenne assoluzione dalle censure
a 1 1 ambasciatori fiorentini. Nel 1 48 1 con -
tinuò M alleo nel senatorato, e nel 1482 gli
successe il forlivese conte Lodovico Deci-
di detto Or.vo perchè il suo padre era as-
sai peloso. Rotta la guerra fra il Papa e il
re di Napoli, i! figlio di questi Alfonso du-
ca di Calabria portò l'esercito fino alle
porte di Roma , con gran costernazione
della corte ede'romani; uscito in campo
il valoroso Roberto Malatesta signore di
Eirniniy a*2 1 o meglio a'24 agosto ripor»
lo quella strepitosa vittoria cbe narrai a
queli'arlicolo,ed a Chiesa bis. Maria del-
la Pace, da Sisto IV eretta per gratitudi-
ne alla B. Vergine e inxuemoria del ri-
portato trionfo, e nella quale pose i sud-
detti canonici regolari, lasciando loro il
tilolodi Lateranensi. Nel i483 fu senatore
Jntoiiio Bichi di Siena, già maresciallo
della curia di Paolo II e dello stesso Sisto
J V, cbe nel 1 484n^n)inò a successore Jn -
gelo Ghislieri di Jesi. A'i3 agosto mori
il Papa, ed a'sQ venne esallato /«/?orf7z-
zo Vili figlio del già senatore Arano
Cibo, cbe per evitare contestazioni e gare,
a' IO settembre ordinò cbe tutti i baroni
partissero da Roma pel giorno della Co-
lonazioìie e Possesso, laonde narra il Dia-
rio Romano del Nanliporto, cbe uscirono
dalla città Fabrizio e Prospero Colonna,
Kon cbe tutti gli Orsini; nel dì seguente
con bando furono espulsi lutti i diffidali.
Seguì la fimzione a'12 e riuscì senza di-
sordine, come si apprende dal Memoria-
le di Paolo del Mastro. Dobbiamo al ce-
lebre ceremouiere Burcardo l'inleressan-
!<■ descrizione della magnifica cavalcata,
ed in tanti luoglii riportai, che riuscì piìi
moM
decorosa e più regolare, per le strade al-
largate, e pei mignani e porticali demoli-
ti d'ordine di Sisto IV. V intervennero
il Gonfaloniere del senato e popolo ro-
mano, 4 scudieri d'onore cittadini roma-
ni, il senatore e i. conservatori che adde-
strarono il cavallo pontificio, portandole
aste del baldacchino) caporioni e altri no-
bili romani: nel palazzo Lateranense fu-
rono imbandite lautamente molle men-
se pei romani e per gli officiali della cu-
ria. Neil 485 il Papa fece senatore il con-
te Giacomo Bonarelli d'Ancona, ed ai
25 dicembre Bartolomeo Scala di Col-
le, il quale essendo uno de' 6 ambascia-
tori che la repubblica di Fiienze inviò al
Papa per congratularsi, per 1* e!egantisNÌ.
ma orazione che recitò, Innocenzo Vili
lo creò cavaliere dello speron d'oroe se-
natore. Scala fu virtuoso e gran letterato,
divenne poi gonfalonieredi Firenze,quan-
tunque figlio d'un mugnaio, bassa origine
ch'egli non nascondeva, onde di lui cantò
Cristoforo fiorentino nel Poema de' Beali:
Non s'ha questi a chiamar nobile^ e degno ^
ch'acquistò robba, honor, virlute, e'nge-
g^/io.^Nelmedesintoannoi baroni del regno
di Napoli, avendo ricorso al Papa come lo-
ro supremo signore, contro le prepotenze
diFerdinando Ijquesti recòdallasua parte
Virginio Orsini, cbe colla sua genie d'ar-
me scorse fino alle porle di Roma. Fat-
ta pace col re e mancato questi alle con-
dizioni, Innocenzo Vili lo scomunicò, lo
depose, e die il regno a Carlo Vili redi
Francia, come erede di Renato d'Angiò.
Intento il Papa alla quietee felicità di Ro-
ma, pacificò i Colonna con gli Orsini, e
restituì loro le terre confiscate. Nel i486
per un biennio fu eletto senatore Carlo
Manerid' Aquila, e Giacomo Mandosio
d' Amelia fu vice-senatore. Nel 1487 fu
senatore Girolamo Salerai o de Faler-
«/^veronese, che condannò il suddetto Vi-
telli : a suo tempo proseguiva il senatore
ad aver giurisdizione nelle cause riguar-
danti la Zecca di Roma. Sotto Innocen-
zo Vili e nel 1 488 l'eslremo supplizio che
ROM
avea luogo nellallupe Tarpeao MonleCa-
prino, incominciò a eseguirsi suWa PUizza
di Ponte s. Angelo ^o\e nolai gli altri lue-
giù ove suole farsi. A Campidoglio dichia-
rai, che non solo vi si eseguirono alcune
giustizie, ma per infamia vi si dipingeva-
no a rovescio i rei di diversi delitti, co-
me i perfidi ed i crudeli ; ne parlai anco-
ra nel voi. XXXI 1, p. 4i- A Mercato poi
dissi che certi delinquenti doveano slare
in berlina a cavallo del Leone di marmo
delle scale di Campidoglio, con mitra di
carta ed il volto unto di miele. Inoltre
nel 1488, essendo senatore P^o/o Buon-
compagni di Perugia, in Roma e nello sta-
to ripullularono molti guelfi e ghibelli-
ni: gli Orsini invasero Perugia al diredi
IVovaes, ed Alfonso duca di Calabria oc-
cupò la Campagna romana. Si trovano
nel 1 489 diversi senatori, cioè il conte £'•
inilio Parisani d'Ascoli, il conte Pietro Fi-
lippo Martorelli di Spoleto^ Andrea A-
lalrìni'i di Veroli, e il cavaliere y^g-o^/z/zo
de' con ti d' Onigo di Treviso, d'antica e
potente famiglia, letterato e profondo nel-
le scienze legali, di cui Innocenzo YIII si
servì in difficili e grandi affari. Romanci
suoi senatori può vantare un bello stuolo
di dotti giureconsulti, e ben a ragione ne
va fastoso il romano diritto, de' responsi
loro compilato, come notarono Pomponio,
in EnchìridiojVancwoVìy De Leg. interpr.j
O. Grozio, De vita J. Consull. Avendo
Rrijazzetto II imperatore de'tur'chi dona-
lo a Innocenzo Vili la sagraZrt/zc/^, e af-
fidata la custodia di suo fratello Zizìnio,
questi con solenne cava.lcata che descris-
si nel voi. XXXV, p. 1 ^5, entrò in Roma
a' 1 3 marzo 1489, intervenendo allo splen-
dido incontro anthe il senatore Parisa-
ni, che cogli altri l'accompagnò dal Papa
in Valicano, ove Talloggiò, e donde Ales-
sandro VI lo trasferì e rinchiuse in Castel
s. Angelo. Nella biografia del Papa, ed a
Costantinopoli dicendo le gesta degl'im-
peratori ottomani, ricordai che Macrino
per aver tentato di avvelenare Zizirao e
lunocenzo Vili fu punito sevcranieule.
ROM 9
i complici col supplizio, ed egli condotto
per la città , di tratto in tratto fu tena-
gliato, indi squartato, ed esposte le parli
in diiferenli porle di Roma, ad lerroreni.
Nel 1 490* 1 49 1 1" senatore LorenzoBon-'
signori j nel 1 492 e 1 493 Ambrogio Mi-
rabili. Nel pontificato d'Innocenzo VII!
scuopr'i V America Cristoforo Colombo di
GenoK'aj e Granala fu tolta a'mori, per
cui si fecero grandi feste in Piazza ISa-
i'ona. Nel maggio 1492 Innocenzo VII£
ebbe la consolazione di vedersi in Roma
a' suoi piedi Ferdinando I e il figlio du-
ca Alfonso, imploranti perdono; ed a'26
luglio mori. Passati i5 giorni fu Papa
Alessandro VI^ ed il senatore Mirabi-
li essendo stato confermato nella dignità,
fece gran festa in Campidoglio e inusita-
ti segni d'allegrezza : dell'incamisciata o
giuoco d'armi fatto nel dì seguente al Va-
licano, dal senato e da molti romani, par-
lai nel voi. XLV, p.i 18; la coronazione
e possesso si celebrò a' 26 agosto con i-
splendida pompa. Dalla malattia d'In-
nocenzo Vili a detto giorno, eranostate
uccise più di 200 persone in diversi luo-
ghi dello stato, per cui il Papa nominò4
commissari per udire le querele, e stabi-
lì il martedì d' ogni settimana per dare
Udienza a tutti e per rendere giustizia,
onde si conquistò l'animo del popolo. Nel
1493 elesse senatore Alberto Dlagalolù
d'Orvieto, e creò cardinale Cesare Bor-
gia suo figlio, che già avea fatto vescovo
di Pamplona, poifamosoduca del Valeu-
tinois. Nel 1494 nominò senatori, prima
Andrea Negusanti di Fano insigne giu-
reconsulto, poscia Agamennone Mare-
scotti di Cal\>is à\ Bologna, già camerie-
re segreto di Sisto IV. Morto Ferdinando
I redi Napoli, il figlio Alfonso II si gua-
dagnò Alessandro VI con ingrandirne i
figli, per cui Carlo VII! restando inesau-
dito alla domandata investitura, calò in
Italia con circa 3o,ooq uomini. Il Papa
intimorito si ritirò in Castel s. Angelo :
il re giunse in Roma l'ultimo dell'anno,
nel modo detto nel voi. XXXV, p. ' 76,
IO ROM
e alloggiò nel Palazzo di s. Marco ^ a-
Tendogli i romani rassegnalo le chiavi
delia città. Alcuni cardinali trattarono di
(depone il Papa, per la simonia colla qua-
le era salito al soglio apostolico; ma il re
slimò prudenza tollerare il capo infetto
dellaChiesa,che destar lo scisma troncan-
dolo : perciò nel 1 49^» venne a concordia,
con patii indecorosi alla dignità pontificia.
Il re partì per Napoli e se ne impadronì
a*i5 marzo, conquistando il regno ini 5
giorni. Alessandro VI scomunicò que'na •
polelanì che V ubbidissero, si rifugiò in
Orvieto, perchè Carlo Vili rientrò in Ro-
ma a' 20 maggio, e dopo due giorni ne
partì; restituendosi quindi il Papa alla
sua sede, fece successivamente senatori,
Gio. Francesco Bolognini bolognese , e
Silvestro Baldoli o Badoli folignate, che
venne confermato per altro semestre del
1496, e dopo di lui Lorenzo Lante se-
nese. In tale anno volendosi il Papa im-
padronire del principato degli Orsini^ le
sue milizie furono sconfitte a Bracciano,
ConlinuandoLanteiIsenatoratoneli497,
il Papa conferì vari dominii ecclesiasti-
ci ai suoi figli, nati dalla famosa Lucre-
zia o meglio Caterina oCatanea Vanno-
2ia romana, moglie di Domenico Arigna-
ni unode'grandidi Roma. Indi nel 1498
abbiamo 3 senatori: Gaspare Pallavici-
ni y Giacomo Silvestrini ò.\ Norcia, Ci-
priano Pallavicini di Genova. Nel 149 9
furono senatori, Giulio Scorziali di Ca-
stelluccia diocesi di Capaccio, valente giu-
reconsulto , signore di Satiiano e altri
luoghi, pieno di virtù; e Bernardo Falco-
nieri d'Ascoli : neh 5oo nuovamente A-
gamennone Marescotli, e Pietro Chitani
di Cesi, che proseguì nel 1 5o i . Alessan-
dro VI celebrò neli5oo 1*8,° Anno san-
to, e pel I .° formò le Porte sante j per la
moltitudine concorsa protrasse il giubi-
leo di qualche giorno; come pure fu il r .**
n concederlo poi a tuttoil mondo cattoli-
co. Neil 5oi Roma fu in feste per gli spon-
sali di Lucrezia Borgia figlia del Papa,
che questi avca investita di feudi , con
ROM
Alfonso I duca di Ferrara, il cui fratel-
lo cardinal Ippolito d'Este a'aS dicembre
fu incontrato dai cardinali e prelati , e
dal senatore Chitani. Alessandro VI im-
piegò le sue Milizie per formare un pos-
sente stato all'ambizioso Cesare Borgia^
che avea rinunziata la porpora e fece du-
ca di Romagna. Quasi tutti i feudatari e
vicari della s. Sede furono cacciati o uc-
cisi: mosse guerra ai Colonna, ai Savel-
li) agli Orsini, facendo il Papa da capi-
tano generale. Prima di partire da Ro-
ma, commise la camera suae tutto il pa-
lazzo a Lucrezia Borgia, come pure tut-
ti i negozi occorrenti, con autorità di a-
prire le lettere, potendosi consigliare col
cardinal Costa di Lisbona e con altri. Nel
i5o2 furono senatori Polidoro Tiberti
di Cesena, e di nuovo Lante che conti-
nuò nel 1 5o3, supplito dal figlio Antonio,
e succeduto a'3i marzo dal conte Car-
lo deMascliis di Rimini. Morì Alessan-
dro VI a' 12 agosto, e fu il i.° che pose
i suoi successori in grado di figurare, ed
anche essere tenuti come polenti sovra-
ni. Cesare Borgia saccheggiò il palazzo Va-
ticano, e con 12,000 soldati assediò Ca-
stel s. Angelo e il Vaticano, per costrin-
gere i cardinali a compiacerlo nella nuo-
va elezione. Il s. collegio ritiratosi nella
chiesa di s. Maria sopra Minerva, fu cir-
condato dalle genti di Borgia; ma il po-
polo romano avendo preso le armi , lo
liberò. Allora il capitano incendiò il pa-
lazzo degli Orsini. A*22 settembre elet-
to Pio III, liberò i dintorni dalle vessa-
zioni dell'esercito francese, ch'era venuto
per la guerra cogli spagnuoli,eda quello
del Borgia, il quale si raccomandò al Pa-
pa contro le forze degli Orsini , che vo-
levano vendicare la morte de'Ioro paren-
ti e la perdita di parte del palazzo. Pio
HI fece porre in Castel s. Angelo Borgia,
e voleva ritenerlo sino alla restituzione
de'tanli dominii occupati , quando mori
dopo.26 giorni di governo.Col i .°novem-
bre fu eletto Giulio II, che mandò nel-
la rocca ()l* Ostia Ccsaie Borgia, ma fug-
ROM
g'i dal cognato redi Navaira; indi con-
feicQÒ nel senatorato per altro semestre
de Maschis, e nell' anno seguente lo fece
proseguire nella carica e dichiarò conte
del s. palazzo Lateranense. Divenuto que-
sti facoltoso , con disegno di Bramante
fabbricò un bel palazzo in Rimini. Pri-
ma di partire dal conclave, Giulio li con-
fermò governatore di Roma il celebre Ni-
colò Bonafede di s. Giusto, il quale poi
gli rappresentò Roma divenuta spelonca
di ladroni, e tana d'omicidiari e banditi
d'Italia, tutti incedendo armali; quindi
risse, prepotenze, disordini, ed incredi-
bile impedimento all'azione della giusti-
zia; per cui propose unico rimedio il ge-
neraledisarnio,inclusivamentealla guar-
dia papale quando si recasse al di là di
Ponte s. Angelo. 11 Papa approvò il di-
visamento, e raccomandò ponderazione
e calcolar prima se poteva riusciie nel-
l'arduo intento, per gl'impegni de' car-
dinali, baroni ed altri grandi signori. 11
prelato l'assicurò avere tutto preso a cal-
colo, solo bramare promessa che avreb^
be rigettalo costantemente ogni doman-
da di grazia, ed il Papa lo promise. Al-
lora il governatore, chiamato il senato-
re, il barigello, i capitani e gli altri of-
fiziali, comandò loro di levare le armi
ovunque le trovassero, essendo proibite
dagli statuti e dalle leggi; quindi colla
sua mirabile fermezza riuscì a disarma-
re il popolo. Dopo un mese il governa-
tore fece bandi terribili contro i delato-
ri di armi, ancorché baroni, condottieri
di squadre, famigliari e guardie del Pa-
pa e cardinali: e siccome la forza e virtù
del governo consiste non già nel promul-
gar leggi, ma nel farle osservare, fu il
prejalo inflessibile con tulli nel rigoro-
so temperamento preso. Egli stesso per-
ciò cavalcava per Roma col senatore ed
i solili ofTiziali, anche di notte, e talvol-
ta colla celata in testa e le armature sotto
il rocchetto. Subilo tutto il mondo corse
da Giulio II a reclamare gl'imprigiona-
li ; ma il Papa rispose non potere ini-
R O AI II
barazzarsene per la parola data. Il gover-
natore poi, con cortesi, brevi e risolute
risposte, si sbrigava dai biglietti eamba-
sciale de'cardinali e di altri grandi. Cos\
Bonafede inesorabile e senza riguardi a
veruno, colla prigione, con 4? 6 o io
strappate di corda alle braccia, date ia
pubblico avanti corte Savella, oltre le pe-
ne pecuniarie, restituì la piena tranquil-
lila a Roma e non fu lieve impresa, poten-
dosene leggere grinleressanli particolari
nella T^ita di Bonafede del conte Leopar-
di, a p, 62 e seg. Per riformare poi la
corte e famiglia pontificia, Giulio lì chia-
mò ad abitare il suo palazzo apostolico s,
Gaeta no, e lo fece suo prelato domestico e
prolonotario apostolico : come s. Gaeta-
no edificò tutti, lo notai nel voi. L VI, p 1 7.
Nel 1 5o5 fu senatore Carlo de Grassis dì
Bologna, nel i5o6 Giovanni de Morat-
lini di Forlì dottore di leggi. Giulio li
si propose ad ogni costo di spogliare al-
cuni signorotti delle terre usurpate, ed
i veneziani di quanto aveano occupato.
Richiamò dall'esilio i Colonna, gli resti-
tuì le loro terre, maritò sua nipote Lu-
crezia aMarc'Antonio, e li beneficò : al-
trettanto fececogliOrsini, ed a Gio. Gior-
dano Orsini die per isposa Felice sua fi-
glia che avea avuta in gioventù. Per le
sue imprese nella ricupera de' domini!,
partì a'23 agosto i5o6, lasciando legato
di Roma il cardinal Gio. Antonio San-
giorgi, che per riverenza alla s. Sede non
volle mai usare del diritto di farsi pre-
cedere dalla Croce astata o pontificia.
Furono intanto senatori, nel iSoy Gio,
Battista de Castello bolognese, nel qua-
le anno Giulio II tornò trionfante in Ro-
ma a'27 marzo, e neli5o8 Anton Ma-
ria de Sala di Bologna, ed Egidio Auge»
lo Arca di Narni. Per la famigerata lega
di Camhray , non solo i veneti furono
vinti e doverono abbandonare l'occupa-
to, ma supplicare per 1' assoluzione dal
fidminato interdetto, che riceverono gli
ambasciatori alle porte della basilica Va-
ticana. Si registra ueliaog senatore Ga-
12 ROxAI
kotto de Giialdis di Ri mi ni, nel 1 5» i o Pie-
tro Cenni i\'i Faeiiza, dello pure Indovi-
ni e creato cavaliere. Padre comune dei
ièdeli, Giulio II ritiratosi dalla lega, fu
esposto al risentimento di Francia, pio-
tetti ice del duca di Ferrara feudatario
prepolente, ed alla guerra che gli dichia-
rò. Per meglio attendervi, dopo aver sco-
municato i suoi nemici, il i.^settemhre
lasciò Roma e tornò a Bologna, e vi giun-
se a' 22; ciò che disapprovando alcuni
cardinali ligi ai francesi, osarono scisma-
ticamente ribellarsi e convocare il conci-
liabolo di Pisa, che Giulio II con loro a-
iiatematizzò, e vincitore entrò in Miran-
dola; passò quindi in Ravenna e si resti-
tuì in Roma a'27 giugnoi5i i, essendo
senatore il conte Pietro de Squarcialupi
di Firenze, che lo fu ancora nel seguente
anno. Nel medesimo i5i i a'27 o 28 a-
gosto, il Papa riuscì finalmente a paci-
ficare i Colonna cogli Orsini, colla coopc-
razione di Marc'Antonio Altieri ; ciò av-
venne dopo il tumulto eccitato da Pom-
peo Colonna vescovo di Rieti, e da Ro-
berto Orsini j quando cioè si credeva il
l'apa morto. A memoria dell'avvenimen-
to, sigtjificante per Roma, Giulio II fece
coniare una medaglia con l'epigrafe, Pax
Romana : tutto e meglio si può vedere
ue'vol. XIV, p. 288, XL!X, p. i58. Ai
10 maggio i5i2 il Papa incominciò la
celebrazione del concilio generale di La-
teranOjOve intervenne il senatore Squar-
cialupi, e prese posto dopo i generali de-
gli ordini regolari, registrato col titolo di
Magnifico e Doniinus; fu pure alla ses-
sione del 3 dicembre. Il gran Giulio II
terminò di vivere a' 21 febbraio i5i3,
mentre la sua gloria era giunta al più su-
blime apice,aveudo riempito l'Europa del
lemutosuonome.Protesse magnificamen-
te le arti e le lettere, pel i ° formò in Ro-
!ua quel gran seggio, che leprirae tuttora
prosperosamente vi mantengono. Fu egli
che die l'iniziativa e preparò l'aureo se-
colo che prese nome dal successore, come
provai nella sua biografia, narrando che
ROM
demolita la vecchia basilica Vaticana in-
cominciò la nuova, incomparabile n»era-
viglia del mondo; che sunluosamenleab-
belli Roma e il Valicano, per opera dei
sommi Michelangelo, Raffaele, 15raman-
te, Peruzzi,Sangallo;dicendoildottoFea,
che Giulio II dovi-ebbe quasi reputarsi
il 3." fondatore di R.oma, per luttequelle
splendide benemerenze che a detto arti-
colo riportai, e pe'5 milioni di ducati d'o-
ro che lasciò e co'quali potè largheggiare
Leone X colle arti e colle lettere; il per-
chè al genio di Giulio II principalmen-
te sembra doversi ripetere la gloriosa e-
poca del risorgimento e della grandezza
di Roma papale. Nel 5." giorno de* no-
vendiali funerali di Giulio II, fu tenuta
da'cardinali la solila congregazione, ed i
conservatori di Roma, uniti a molti ro-
mani, fecero istanza al s. collegio: Mo-
nasleriuni s. Pauli erigi in Ecclesia col-
legialam, et ibi canonicos romanos depu-
tar i^ cuìn Archipresbylero Cardinali , a
somiglianza delle 3 basiliche patriarcali
Lateranense, Vaticana e Liberiana.
Leone X della famiglia Medici, mece-
nate munifico de'Ietterati e degli artisti,
dopo 1 7 giorni degnamente successe a
Giulio lì, econ solennissima pompa ecol-
la spesa di 100,000 scudi prese possesso
della basilica Lateranense (essendo stato
l'ultimo che nella meravigliosa cavalca-
ta incedesse cogli abiti sagri ), avendone
fatti distribuire altrettanti. Perdonò Pom-
peo Colonna, che poi creò cardinale, e fu
liberale coi Colonnesi. Tra le prime sue
cure fu il compimento del concilio, nel
quale con un conservatore di Roma si
recò il senatore Gia/io^corzrtfi della Ca-
stelluccia, dal Papa nuovamente eleva-
to a tal dignità, e sedè dopo i ministri
regi. A Leone X si crede diretta una sup-
plica dai vecchi nobili romani, per ri-
muovere l'abuso introdotto nelle elezio-
ni delle magistrature civiche, precipua-
mente de'conservalori della camera di Ro-
ma, in cui si ammettevano persone di na-
scila vile, vaccinari e persone ignote. Ne
n o 'vi
darò un cenno. « La s. Se<\c ha governato
sempre questa citlà con timore e amore;
col tiraoreper mezzo de'i^o verna lori e dei
barigelli (di cui a Birri), coH'amore ser«
vendosi de'conservatori»Se in questa mo-
gistraliu'a non si collocano uomini gravi
e benemeriti, autorevoli ecostiluili in co-
spicua nobiltà , non possono andar bene
Je cose, come Io prova l'avvenuto nell'ul-
tima sede vacante, in cui la basilica e mo-
nastero di s. Paolo patirono violenze e
rapine. I Papi predecessori di vostra San-
tità non aflidarono alla, sorte e alla for-
tuna r elezione di tal magistrato ^ ma vi
collocarono persone di merito,euno di es-
si fu sempre dottore di legge, nella dura-
ta del trimestre : mai si costumò dipen-
dere dall'arbitrio della plebe imperita, e
avida di cose nuove. Fu talvolta usato il
l)ussolo, quale scudo onde allontanare le
importune preghiere de'cardinali, e di al-
tre persone per favorire gli amici, pur non
ostante ebbe luogo l'arbitrio delle nomi-
ne. Gli attuali conservatori hanno tratto
in inganno la Santità vostra, nel chiede-
re a nome del popolo i'imbussolazione di
tutti gli offici, come apparisce dalle preci
avanzate al s. collegio nella sede vacan-
te, colle quali venne implorata l'imbus-
solazione soltanto degli offici restituiti, su
di che fu giusta la domanda, poiché non
hanno alcuna giurisdizionaleamministra-
zione. I moderni conservatori temono che
molte cose si ritrattino e fatte da essi per-
versamente, e perciò procurarono creare
imbussolalori plebei, pochi eccettuati, e
perloro mezzo imbussolarsi giovani ine-
sperti, e molti anche di vilissima condi-
zione; sono poi stati rigettali i nobili, in
disonore della Santità vostra e del popolo
romano. E" stato prescritto che non sieno
imbussolate più personed'un'istessa fami-
glia per l'olficiodi conservatori, ed al con-
trario poi si è operato con imbussolarsi
due delle famiglie ... Inoltre gli attuali
eonseivatori e priore de'caporioni hanno
imbussolati se slessi, i figli, i fratelli, e qua-
lunque loroparenle, quando doveano im-
E O M 1 3
bussolnre i più degni. Contro la disposi-
zione d'Eugenio IV in luogo de'prirai cit-
tadini romani, e fra' quali un dottore di
legge, tranne pochi, sonosi imbussolali a
rettori dèlio studio persone vili, e la mag-
gior parte essi stessi imbussolalori. Eguah
niente fu ordinalo che non dovesse im-
bussolarsi una persona che per un solo
officio o al più per due, ed al contrario
alcuni sonostali imbussolali per 3 e anche
per 4 offici a discapito de'figli, de'nipoti,
de'parenli. Fu ordinato che i soli cittadini
nativi e i benemeriti fossero imbussolati,
ed all'opposto è stata imbussolata una ca-
terva di questi, fra' quali un vaccinaro e
molti incogniti. Elegga dunque la Santi*
tà vostra 3 gravi e cospicui personaggi a
conservatori, i quali sappiano e voglinno
correggere le cose malamente falle, e di-
sporle bene per l'avvenire; non che si de-
sidera la riordinazJone dell'aimona, eal-
cun' altre cose che il popolo romano ha
stabilito di fare a gloria di vostra Santi-
tà ". Quanto all' annona, dirò con mg.'^
JXicolai, Memorie sull'Annona di Eoma,
t. 3, p. 67, che sebbene Leone X confer-
masse la giurisdizione delia prefettura del-
l'annona appartenente ad uno òe Chieri-
ci di cnmera, nondimeno non fece altri
provvedimenti. Anzi egli era per massi-
ma contrario alle leggi annonarie, e sole-
va dire: » Che a volersi fare amicissimo
il popolo non bisognava per mantenere
la città abbondante, stabilire prezzo al-
cuno a'iraffichi della vitlovaglia, e ch'e-
ra necessario, levando via gli appalti, la-
sciare ogni cosa libera e senza paura, ai
privati voleri de'mercatanli, siccome an-
che sono le bocche degli uomini : percioc-
ché quella libertà preposta infìannnava
l'ingordigia de'mercatanli, e per loro con-
corso ed invidia loro, ogni cosa poi veni-
va a buona derrata; e la città, riempien-
dosi i granai, abbondantissima diventa-
va ". Osserva Nicolai, lodando il commer-
cio libero,cheperòil sapere adattare que-
sto mezzoai bisogni e alle circostanze del-
le nazioni, ciò è stato riservato a pochi,
i4 KOM
i quali abbiano saputo fare un calcolo e-
satlo di tulle le particolarità dello slato
che governano. LeoneXcreh senatori nel
i5i4 Giacomo Bovio ò\ Bologna, ilqua-
leconfermògli statuii de' vaccinari, ed in-
tervenne alla sessione del concilio de* 5
maggio, e trovasi il suo nome registrato
dopo i ministri regi; enei i5i5 il conte
Pietro Borghese di Siena, che proseguì ad
esserlo nel i5i6 con massima lode. Per
que'motivi che descrissi alla biografìa, il
Papa p^rtì da Roma ili.° ottobre i5i5
per Firenze, onde abboccarsi in Bologna
con Francesco I re di Francia^ lascian-
dovi legato il cardinal Francesco Socleri-
nij e ritornandovi a' 1 8 febbraio 1 5i 6. In
parte di quest'anno e del seguentesembra
che fosse senatore Gio. Battista N.^che in-
tervenne al concilio nella sessione de'iG
marzo 1 5 1 7, e gli successe il conte Pietro
de Squarciali! pi fiovenlìno e continuo nei
i5i8. Leone X nel 1 5i 7 poco mancò che
non fosse vittima della terribile congiura
ordita contro la sua vita, che narrai nel-
la biografia ein quelle de'6 cardinali che
ne fecero parte, de'quali 5 furono priva-
ti della porpora, e Alfonso Petrucci de-
capitato in Castel s. Angelo. Vedendosi
il Papa poco amato da'i3 cardinali che
componevano il s. collegio, nel i.° luglio
ne creò e pubblicò 3 1 , lo che Roma non
avea mai veduto, né vide poi, come notai
a Pjiomozioni : de'romani furono 8, cioè
Conti, Cesi, Colonna, Cesarini, de Cupis,
Jacobazzi, della Valle, e Orsini. 11 senato
e popolo romanogli decretò una statua in
Campidoglio, che esiste ancora in una sa-
la del palazzo de' Conservatori. L' anno
i5i7 fu altresì infaustamente memora-
bile per l'apostasia dell' empio Lutero, e
pei perniciosissimi errori che promulgò,
da cui derivarono Iun2:ue guerre di reli-
gione e 1 apostasia di milioni e milioni di
cattolici, i Luterani ed una innumerabile
quantità di pestifere sette di eretici, la
cui eterna perdizione tuttora piange la
Chiesa. Il Papa iece senatore nel i5ig il
conte Gabriele Bonarelli d'Ancona, che
ROM
proseguì neh 520 e nel 1^21, nel quale
anno riformò e confermò gli statuti dìRo-
ma: questo senatore applicato alla mili-
tare disciplina era slato commissario a-
postolico delle armi sotto Alessandro VI,
e generale delle galere pontificie di Giu-
lio li. Sconfitto l'esercito francese, dal
papale e imperiale, per cui la Chiesa ricu-
però i suoi dominii di Parma e Piaceu'
za, Leone X ne fecegrandi allegrezze in
Roma, in mezzo alle quali morì il i.**di-
cembrei52i. Nel promuovere gli studi
delle arti e delle lettere, nel premiarne e
proleggerne i cultori, fu veramente ma-
gnanimo, avendo il gusto sublime del bel-
lo; onde lo splendore e l'incremento del-
le scienze e delle arti assai gli deve, e in
modo particolare Roma pei monumenti
cui l'illustrò,! quali si ammirano neirC/'^-
niversilà romana^ nel Vaticano, sia per
quanto fece nel palazzo, sia nel prosegui-
mento della basilica nelle gigantesche
proporzioni incomincialedairilluslre pre-
decessore, sia nel rinnovato Battistero La-
teranense. Le successive carestie , pesti-
lenze, occupazione di Roma e tremendo
saccheggio, rovinarono in tutto la flori-
da Roma e le fecero sensibilmente di-
minuire la popolazione; pertanto si dis-
se, che le scienze, le belle arti, e l'abbon-
danza già goduta di tutte le cose, erano
slate sepolte nella medesima tomba di
Leone X, con l'aureo suo tempo. Entra-
rono nel conclave del Vaticano 39 cardi-
nali, quanti mai per l'addietro non era-
no intervenuti all'elezione di verun Papa,
i quali a'g gennaio i 522 elessero /^^nìi-
no VI» non conosciuto, assente e dimo-
rante nella Spagna, perciò con generale
sorpresa; onde ai romani non fu grata l'e-
lezione, temendo che potesse il Papa re-
stare in quel regno, per cui usciti i cardi-
nali dal conclave , ebbero a soffrire non
poche ingiurie dalla sdegnata plebe. I ro-
mani scrissero a Adriano VI per eccitar-
lo a sollecitare la venuta, rimarcando
(juanto notai nel voi. LV, p. 265, che Ro-
ma possiede le teste de'ss. Pietro, Paolo
ROM
e Andrea , quindi non esservi cosa più
gloriosa che il poterle baciare (ed io ho
a vulo questa dolce consolazione rei igiosa,
ed ivi lo notai). Come i cardinali in sede
vacante confermarono il senatoreBona*
relli, altrettanto fece Adriano VI, e con-
tinuò in parte del i523. I sagri elettori
nel creare questo Papa, ebbero in consi-
derazione, essere egli grandemente favo-
rito nella corte cesarea, già maestro del
potentissimo Carlo V imperatore e re di
Spagna, laonde poter meglio d'ogni altro
riparareeabbatlerela crescente eresia lu-
terana, che era l'affare che avesse allora
la Chiesa di maggior importanza. Narrai
a Magia, che in questo tempo essendo in
Roma la peste, fece un incantesimo De-
metrio spartano , a cui il popolo prestò
credenza, ma poi si pentì dell'errore coni •
messo, ed il male infuriò. Descrissi a O-
STiA come il Papa vi approdò, e ad In-
gressi SOLENNI IN Roma il suo trionfale
a'29 agosto i522, facendo il senatore e
conservatori a Porta s. Paolo la tradizio-
ne delle chiavi della città, alquanto de-
solata dalla Pestilenza che continuava.
Giusto e severo, a'3i emanò un rigoroso
bando contro i detentori dellearmi, aven-
do già gravemente ammonito i cardinali
di non ricevere ne'Ioro palazzi banditi e
uomini di mal'affare, e vi lasciassero en«
trare il bargello a eseguire la giustizia; in-
di si dedicò con zelo alla riforma della
Corte di Roma^ ed a correggere gli abu-
si ch'erano segno de'sarcasmi degli ereti-
ci,rivocando a'cardinali gl'indulti che go-
devano^ e fece mettere in Castel s. Ange-
lo il cardinal Sederini, per la segreta in-
telligenza che avea con Francia. Nel 1 52 3
Adriano VI mori a' 14 settembre, e sic-
come nemico delle antichità , de' poeti e
delle Pasquinate j voleva far gittate nel
Tevere il famoso simulacro di Pasquino,
così la mordace satira noi risparmiò do-
po defunto, ornando di fronde festive la
porla della casa del suo medico, con que-
sta iscrizione: Liberatori Patriae S. P. Q.
^- In virtù dell'ultima riforma degli sla-
R O M 1 5
luti di Roma, cessando in sede vacante o-
gni giurisdizione nel senatore, e dovendo
subentrare in suo luogo unode'conserva-
tori della camera capitolina, l'elezione la
fecero gli altri conservatori, il priore dei
caporioni, e alcuni di questi col consenso
de'cardinali e del passato senatore Bona-
relli, ed a' i5 prese possesso il conserva-
tore deputato Giustino de Canusiis, per
durare sino all'elezione del nuovo sena-
tore. A'i 8 novembre restò eletto Clemen-
te VIl^ per opera principalmente de'car-
dinali giovani : se i principii del suo pon-
tificato furono pacifici, la continuazione
divenne tanto burrascosa, che la Chiesa e
Roma forse non provaronogiammai sot-
to il regno di un sol Papa le dolorose ca-
tastrofi cui soggiacquero. Nel 1 524 ^*-'ce
senatore il conte Simone Tornaboni fio-
rentino, zio di Leone X, e continuò nel
1 525 e nel 1526: in quest'annoper pren-
dere possesso in Firenze della dignità di
gonfaloniere di giustizia, ottenne il per-
messo di stare in patria due mesi, facendo-
ne le sue veci di diritto il conservatore
Domenico de Pichis e lo era a'29 mag-
gio. In tempo di questo senatore Loren-
zo o Lorenzeltode Medici parente del Pa-
pa , di notte tolse le teste a diverse sta-
tue antiche dell' arco di Costantino e al-
tri luoghi, di bel lavoro e fino artificio.
Appena il popolo se ne accorse fece gran
rumore, e il Papa ignorandone l'autore
lo condannò senza processo alle forche
chiunque fosse, eccettuato il cugino Ippo-
lito de Medici poi cardinale. Questi si re-
cò dal Papa a scusar Loienzo, come gio-
vane amante di anticaglie e ne mitigò lo
sdegno; però Lorenzo dovè partir da Ro-
ma pei due bandi del senatore e de'capo-
rioni, che chiunque Io uccidesse sarebbe
premiato, per la grave orazione pronun-
ziata al senato da Mario Molsa. Qui av-
vertirò che poi Clemente XII restaurò l'ar-
co, vi pose una delle 8 colonne di giallo
antico, e la statua dello schiavo di cui
mancava, e le leste degli altri schiavi tolte
daLorenzo,il lutto con l'opera dello scul-
)G ROM
tore Brncci : inoltre ampliò la piazza pro-
pinqua per non impedirne il prospelfo.
^'elI 525 Clemente VII celebrò 'ì\c)° An-
no sdufo, con poco concorso per la peste
che invase Roma, per le guerre e i tumul-
ti de'Iulerani. In questo medesimo anno
il Papa a'3o aprile si recò in cavalcala a
visitare la basilica Laleranense, passando
a dormire nel palazzo Colonna; nel di se-
guenlei.*' maggio nella propinqua basi-
boa de'ss, XII Apostoli celebrò messa pon-
tificale. Dopo il banchetto imbandito dai
Colonnesi, dalle finestre rispondenti alla
chiesa, in questa vide lo spettacolo curio-
so e improprio che soleva farsi per la fe-
sta de'ss. Filippo e Giacomo, de' volatili
e acqua, che con clamore si gettavano al-
la plebe, e che descrissi nel voi. XIV, p.
^89.
Narrai a Francia come il famoso Car-
lodi Bourbon contestabile di Francia, per-
seguitiUo dalla madre del re Francesco
1 per la successione de'suoi stati, si diede
a servire Carlo V emulo e competitore
del re, sminuendo le forze di questo, e au-
mentando le imperiali, de'quali fu fatto
comandante dell'esercito di Lombardia,
quindi vincendo la battaglia di Briagas
ripigliò e tolse ai francesi lutto il duca-
to di Milanoj il quale volendo ricuperare
Francesco I restò prigioniero di guerra
a Pavia e fu condotto a Madrid, donde
uscì a dure condizioni, fra le quali la rein-
tegrazionedel confiscato al Bourbon. Que-
sti quanto divenne caro a Carlo V , al-
trettanto fu disprezzato dalla sua corte,
considerandolo traditore del proprio so-
vrano. Chela formidabile possanza diCar-
Jo V anche in Italia, avendo fatto perde-
re l'equilibrio europeo, determinò Cle-
mente VII alla malaugurata lega di Co-
gnac conYi'dincesQO I e altri, e contro Car-
lo V, che allora chiamala Santa Le^a
per esservi alla testa il Papa, per quanto
questi n'ebbe a soffrire con più di ragio-
ìie fu poi della Lega funesta a .ma San-
tilày e pei fatali danni che gravitarono su
Roma e sua Campagna, Clemente VII
ROM
fra i motivi chea ciò lo determinarono ad-
dusse il /?^gf/o exeqnatur ordinatoal con-
siglio di Spagna da Carlo V sull' esame
delle bolle pontificie. Siffalla alleanza of-
fese tanto l'animo di Carlo V, che tosto
pubblicò la guerra al Papa. Furono i pri-
mi a darvi principio neh 526 nella Cam-
pagna e in R.oraa i Colonnesi partigiani
dell'imperatore, ad onta delle beneficen-
ze loro comparlitedal Papa, il quale trop-
[30 economo a vea licenziate le Milizie pon-
tificie. Rifugge il mio animo, e noi con-
sente la qualità di questa mia opera e
l'ampiezza di questo arlicolo,di dettaglia-
re il principio e ilfinedi tale guerra, di-
pingere tutte le inaudite calamità e stra-
zianti sciagure che patì Roma; nondime-
no si tenga presente V avvertita indica-
zione, che le parole in corsivo, se articoli,
in gran parte possono supplire alla mia
brevità, per le tante interessanti partico-
larità in essi trattale. I Colonna uniti a d.
Ugo Moncada viceré di Napoli per Car-
lo V, fecero scorrerie nella Campagna, e
occuparono Ceprano e Bauco nella dele-
gazione di Frosinone. Allora Clemente
VII con bolla esorlò i feudatari del regno
di Napoli a prendere le armi e difende-
re gli stati di s. Chiesa, assolvendoli dal
giuiamento di fedeltà a Carlo V vassallo
della s. Sede, e muoversi contro i Colon-
na. La bolla fu vuota d'effetto, ed in ve-
ce il beneficato cardinal Pompeo Colon-
na proclamò in Roma la libertà alla ve-
nuta del Moncada col suo esercito , indi
con questo i Colonna a'20 o 26 settem-
bre 1 526 sorpreselo Borgo e la Città Leo-
nina, occuparono il Palazzo T^alìcano, lo
saccheggiarono , insieme alla cappella e
sagrestia pontificia, non risparmiando la
propinqua Chiesa di s. Pietro in Fatica-
no, e massacrando la Guardia Svizzera
pontificia. Il Papa certamente vi sareb-
be perito, se pel corridoio che da detto pa-
lazzo comunica col Castel s. Angelo, in
questo non si fosse prontamente rifugia-
to con alcuni cardinali, acremente rim-
proverando il Castellano Giulio de Medi
ROM
ci per aver trovalo il forte sprovvisto cfi
tulio, senza provvisione nemiaeno per 3
giorni, senza m unizione, ne suiìiciente pre-
sidio, li perchè Clemente Vllin costret-
to cliiamar la sera d. Ugo Moucada, in-
\iando in casa Colonna per ostaggi i car-
dinali Cibo eRidolfi. Benché vi ripugnas-
sero i Coionnesi, vi si recò il viceré, gli
portò la mitra pontificia e un pastorale ru-
bati la mattina : il Papa concluse una tre-
gua di 8 mesi , e capitolò con Launnoy
generale supremo degl'imperiali, che gli
impose il licenziamento delle truppe, e
potè restituirsi al Vaticano. Ma ritorna-
te in Roma le milizie di Lombardia, Cle-
nrente VII scomunicò i Colonna, invase
PalianOfGenazzano e altri loro feudi, eso-
spese il cardinal Pompeo, il quale fece ap-
pendere sulle porte delle chiese di Roma
l'appellazione al concilio generale, benché
condannata. Si venne a nuovi patti che
non si vollero osservare dal deteslabileco-
mandante dell' esercito, che poco dopo
piombò sull'infelice Roma a persuasione
de' Colonna e di Alfonso I duca di Fer-
rara, il cui spietato saccheggio predisse a
Clemente /^//Brandano. Sentendoli Pa-
po che il contestabile di Borbone si pro-
poneva di prendere Roma, gli scrisse let-
tere pei* ispiegazioni, n'ebbe invece ingan-
nevoli assicurazioni che non pensava a
questo, ma a Firenze; per cui impruden-
temente licenziò tutti i fanti delle bande
nere che avrebbero potuto disputare al
nemicola meditata in vasione.Neli 52 yes-
sendo Roma indifesa, tranne que' pochi
prodi capitani della Milizia^ Renzo ed
altri Orsini (ali.° essendo affidata la di-
fesa della città), Baglioni, Savelli e Far-
nese, e la gente collettizia che si potè radu-
nare,avendo ritardato i soccorsi convenu-
ti i francesi, inglesi e altri collegati, marciò
su di essa Borbone con 1' esercito impe-
riale di 4o,ooo uomini, composti di 6ooo
cattivi spagnuoli sotto il comando di A-
Iarcon,di circa 4ooo ebrei,di 3ooo ita-
liani avventurieri ladroni e sicarii, il resto
tedeschi nella più partearrabbiali e fana-
li O M 17
liei luterani chedicevanosempreiV/tePdt-
pa^ non lo vogliamo; uno de' quali chia-
mato Verde Sii va erasi proposto colla pel-
le del Papa farsi una frusta e portare su-
bito la nuova di ciò a Lutero, per avere
resistito alla di lui parola di Dio! I Co-
ionnesi avellano io, ooo armati. Adonta
delle pioggie e delle nevi, Borbone tra-
versò le montagne, infervorando le cru-
deli sue truppe colla promessa di ricco
bottino in Roma. Giunto nelle vicinanze
della capitale del mondo, avendo affa-
mato l'esercito, con poca artiglieria, pre-
se il pretesto di domandare al Papa ii
passaggio per andare a Napoli e gli fu ne-
gato. Renzo assicurò Clemente VII e la
corte che i nemici come privi di vetto-
vaglia appena due giorni potevano re-
stare intorno le mura, e T esercito della
lega poteva al più lardare un giorno a ve-
nire, ond'erasi sicuri della vittoria. Intan-
to i Colonna mandarono provvisioni al-
l'esercito, e questo si accinse a prendere la
città. I romani malcontenli di Clemente
VII, restarono indiflferenti e tranne pochi
si ricusarono difendersi, passando il Papa,
dopo essere stato perplesso se dovea uscir
da Roma, coi cardinali e parte della corte
in Castel s. Angelo, poco o niente provvi-
gionatO) essendosi aflfatto mancato di pre-
videnza e incautamente troppo confida-
to negli alleati, senza essersi muniti di di-
fese atte ad affrontare una frotta di lupi
voraci, gentaccia gregaria nella più parte.
ProfittandoBorbone d'una densa nebbia,
a'5 maggio per Porto 5. Pancrazio e Por-
la Cavalleggieri sì awìc'mò aWe Mura di
Roma dalla parte detta la Città Leoninay
e nel di seguente l'assalìnelle porte v^e^
tirnìana e s. Spirito. Al i ."assalto essendo
Borbone con sopravveste bianca, dopoa-
vere arringateli soldati (col capitano Pier
Maria Rossi nemico del Papa) animando-
li a scalar [e mura (sopra una mezza co-
lonna che fu posta poi in capo di Borgo
Pio presso s. Anna, ove in seguito fu scol-
pita un'iscrizione di Gregorio XIII, come
leggo inTorrigio, Grotte Faticane, p.
VOL. LIX..
j8 ROIM
260), mentre egli dandone resempio vi
appoggiava la scala, un colpo di palla ra-
mala lo trafisse mortalmente, tra il ven-
tre e la coscia dietro le reni (vol.XllI,
p. 255, XLV,p.i i7,XLIX,p. 3o4,ove
parlai di sua armatura che sta nell'Arme-
ria delle yi/zV/z/epapali, edi chi l'uccise),
pressoPorlas.Spirito^ donde segretamen-
te fu trasportato nella cappelletta de'Goz-
zadini detta della Madonna deIRefugio
(ove sino as.Pio V erano appese alcune
bandiere gialle tolte dai romani ai nemi-
ci ) fuori Porta Cavalleggjeri vicino alle
fornaci, ove poco dopo spirò, laonde vi fu
posta questa iscrizione: Qw? è morto Bor-
bone. Il suo cadavere, per timore che fos-
se oltraggiato dai romani, venne poscia
dai suoi soldati più aflezionali portato
nella fortezza di Gaeta^ ove di esso rac-
contai cose curiose, avendo notato a Be-
fana che il suo nome d'allora in poi ser-
vì di spauracchioai fanciulli, col Bocioe
Barbocio. Qui rimarcherò una singolare
coincidenza. Il regnante Pio IX nei 1849
trovandosi in detta fortezza ricevè le chia-
vi di Roma, presa da un altro francese
e dalla stessa parte espugnata! Camillo
Orsini difese quanto potè le mura della
Città Leonina, e forse fu suo il soldato ro.
mano Francesco Valentin] del rione Pon-
te, che colpì Borbone, al quale sottentrò
Filiberto principe d' Grange (di cui an-
che a PAESiBASsi)luterano, che con par-
te dell'esercito entrato in Roma a 1 3 ore,
nel dì seguente essendo i ponti senza di-
lésa guadagnò il rione Monti, e corse la
città quanto si estende dal Monte Giani-
colo al Laterano. Fu fatta strage di 700
soldati che conducevaRenzo pusillanime,
e la guardia svizzera in pezzi; profanate
e spogliate tutte le chiese, ninna eccettua-
la, inclusivamente alla Chiesa di s. Pie-
tra, ove si frugò come altrove anche nei
sepolcri, compreso quello di Giulio Ile
Sisto IV, per rubare quanto avevano di
valore. Le reliquie empiamente oltraggia-
te, dopo presi i reliquiari : la ss. Eucari-
stia calpestata e fattone ludibrio. Si vio*
ROM
larono le donne, e le sagre vergini nei
monasteri; si commisero le più atroci bar-
barie, co' preti, religiosi, véscovi, prelati,
nobili, magistrati , nessuno eccettuato, e
con que'cardinali che non poterono fuggi-
re. Immensa fu l'uccisione de' romani, e
pochi di quelli che sopravvissero andaro-
rono esenti, oltre il saccheggio delle case,
da contumelie le più invereconde e tor-
mentose, come tra tanti s. Gaetano, e Ca-
raffa poi Paolo IF.AWe biografie de'car-
dinali raccontai cpme furono derubali di
tutto. Un romano avendo bellissima la
mogliejpiultoslo che vederla vittima, co-
me tante altre, della militare licenza, l'e-
sortò a farsi uccidere e collo stesso pu-
gnale si tolse la vita. La bella villa che il
Papa aveva alle falde del Monte Mario,
che i nemici guarnirono d'artiglierie, fu
arsa e distrutta. Al Governatore di Ro'
Vìa Rossi che aveva arringalo il popolo in
Araceli, prima che superassero le mura,
essendo successe delMonte poi Giulio IH,
fu salvato con altri distinti prelati da cer-
ta morte per una cappa di cammino dal
cardinal Pompeo Colonna, il cui animo
fiero si scosse alla vista di tanti feroci ec-
cidiJ, per cui salvò molli nel palazzo del-
la Cancelleria, come dissi nel voi. VII, p.
198, insieme all'edificazione della chie-
sa di s. Andreafuori della Porta del Po-
polo, fatta erigere da Giulio III per lo
scampato pericolo. Generale fu la carnìfì-
cina e il depauperamento ne'terribilissimi
due mesi in cui durò il rovinoso sacco, il
njaggiore di lutti dacché esisteva Roma.
Gl'iniqui soldati luterani indossale le cap-
pe cardinalizie in Cavalcata bestialmen-
te vollero contraffare i cardinali nella e-
lezione del Papa, col portarsi in una del-
le cappelledel Vaticano, ove con abbomi-
nevole adunanza, imitando beffardamen-
te le ceremonie del conclave, deposto Cle-
mente VII, elessero Ptìpa Lutero, cui tut-
ti dierono il volo , e per tale ridicolosn-
roente lo proclamarono, come ricordai nel
voi. XL, p.189, dicendo pure di qunolo
si era proposto di fare Tni dente Fui sten-
Il O M
l)erg oFrancsperg, che Dio punì innanzi
che arrivasse in Roma. Nel voi. XLl , p.
9.47 deplorai il fatale bruciamento degli
archivi palatini, nella sontuosa Cappella
Sistina , che rimase peiciò annerita , la
quale i furibondi soldati convertirono in
stalla: altri preziosi archivi e insigni bi-
blioteche perirono pel fuoco. Erano que-
sti i cristiani riformati da Lutero! Lo spo-
glio di tutto quello che non si riuscì a na-
scondere (nel 1700 scavandosi le fonda-
menta del palazzo Verospi al Corso, fu
trovato un riposlino con 60,000 scudi, ivi
nascosti in tempo del sacco, come narra
il contemporeneo diarista Cecconi), tan-
to sagro che profano, si fece ascendere
da alcuni al valore di più che 20 milio-
ni; altri dicono meno. Tutte quante le
scelleraggini di questa spaventevolee me-
morabile catastrofe, la mano non ha for-
za descrivere. Intanto Clemente VII stret-
tamente assediato in Castel s. Angelo,
danneggiati gli assediati anche dalle vi-
cine cappelle ch'erano sul Ponte s. An-
gelo, Sì straziava l'animo dalla congeriedi
tante devastazioni "e orrori, e per colmo
di sventura simultaneamente la peste e
la fame flagellavano la città e 1 Castello.
Nelle angustie in cui trovavasi Clemente
VII, fu impiccata una donna per avergli
somministrato delle lattughe. In Castel
s. Angelo morirono non pochi, pure il Pa-
pa in tanta miseria e cordoglio, onde coi
cardinali si fece crescere la barba, vi fe-
ce due promozioni di cardinali, per ri trar-
ne delle somme ne'bisogni in cui trovava-
si : gli artiglieri pontificii si fecero onore
nella difesa, da si preponderanti forze,
qualche volta divise per disputarsi con
uccisioni le prede, le quali passarono in
altre mani, avendo Dio presto punito col-
la morte molti di loro, nonché il tradito-
re viceré Launnoy, Moncada e Grange,
lo che rilevai nel voi. XLV, p. i io, ac-
cennando i ladronecci, le taglie, le contri-
buzioni d'ingenti somme imposte a titolo
di riscatto : fecero il resto i terrazzani di
casa Colonna, i quali malmenarono le ter-
ROM 19
re de'divoli al Papa. Notai nel voi. XLV,
p.i IO, che Amico di Arsoli con alcuni pa-
trizi, e coi corsi ch'erano agli stipendi del
popolo romano, fecero man bassa sugli
spagnuoli e tedeschi, in un'irruzione, non
perdonando a quelli ch'erano negli ospe-
dali, ed agli artisti stabiliti in Roma. IVIa
ciò sarà avvenuto quando la città non a-
vea più il grosso dell'esercito, ovvero n'e-
ra parti to,perché altri soldati sopraggiun-
sero ad aumentarlo o rinfrancarlo delle
perdile fatte. Si vuole che in questo di-
sgraziato anno fosse senatore bidello Pia-
cidi de Laniotta nipote di Borbone, an-
che con titolo di governatore. Finalmente
Clemente VII si trovò costretto a capito-
lare il 5 giugno, dando per ostaggi i car-
dinali a lui più cari, come Orsini, Cesi ,
Trivulzi , Cesarini , e alcuni vescovi poi
mandati a Napoli , assoggettandosi con
quelle pecuniarie condizioni, che riportai
nel voi. X, p. i85, e con 1 3 cardinali po-
tè ottenere a' 1 3 agosto d'essere tradotto
in Vaticano per meglio evitare la peste
ch'erasi incrudelita, guardali dal capita-
no Ferdinando Alarcon o Alicornio e da
1000 spagnuoli con molla durezza. Pe-
rò de Lagna, commentatore d'.Ortiz,De-
scrizione del viaggio d^ Adriano VI, nel
discolpare gli spagnuoli, fa altrettanto di
questo capitano, ed anzi dice che cooperò
alla conservazione e liberazione del Papa,
cui usò tutto il rispetto, e con Ortiz asse-
risce, che gli salvò la vita che certamen-
te gli avrebbero tolta gli esaltati e barba-
ri luterani. Ma se é quello, come pare, che
nel 1 5 1 5 avea comandalo l'eccidio di Ri-
patransone, le difese de'due suoi conna-
zionali hanno poco peso. Vi furono purè
storici che scusarono Carlo V, che allora
trovavasi nella Spagna , avendo detto a
Geemania e a Milizia ch'egli o chiuse gli
occhi, o ignorò la spedizione di Borbone,
e ch'essendo 1* esercito composto di gen-
te raccogliticcia, e pagato dai loro capi,
egli non poteva giovare alla liberazione
del Papa : sinceramente o slmulalamen-
te, é certo che alla notizia della prigionia
20 Ft O M
di Clemente VII, e degli eccessi commes-
si in Roma, sospese le feste per la nasci-
ta di Filippo II suo figlio, fece vestire la
corte a lutto e ordinare preghiere e p4*o.-
cessioni per la liberazione del Papa. Che
questa dipendesse da lui risulta dalla mis-
sione che n'ebbe il suo confessore Qiiigno-
nes dal Papa, il quale poi lo creò cardi-
nale, e dalle minacce fatte airimperato«
re dai re di Francia e d'Inghilterra, che
riportai ad Avignone , come proposto al
Papa per rifugiarsi in questo suo domi-
•iiio. Ivi dissi ancora, che coi cardinali lo
si voleva portare nella fortezza di Gae-
ta, e che a furia di preghiere ottenne di-
lazione alle risposte che doveva mandare
l'imperatore. Tuttavolta non debbo ta-
cere che Carlo V scrisse una lettera di giu-
stificazione al senato romano. Mancando
a Clemente Vili mezzi per soddisfare al-
le convenute condizioni e non fidandosi
degl'imperiali, si fece riportare in Castel
s. Angelo y o v'ebbe luogo un'altra conven-
zione^ poiché Carlo V si contentò che ri-
tirandosi dalla lega restasse neutrale,e non
si opponesse alle sue imprese; concedes-
se il prodotto della bolla della crociata, la
decima suibenefizidi Spagna, forti som-
me agli spagnuoli e tedeschi,ostaggi, Ostia,
Civitavecchia e Civita Castellana per ga-
ranzia. Adempitosi tutto dal Papa, Gran-
ge e Moncada sempre tergiversavano ad
effettuare la liberazione di Clemente VII,
finche di suo ordine Benvenuto Cellini
che si era impegnato a difenderlo, disfe-
ce le gioie de' triregni pontificii, le cucì
nelle vesti del Papa e del Cavalierino suo
famigliare, quindi Clemente VII travesti-
to da mercante fuggì in Orvieto con Lui-
gi Gonzaga detto Rodomonte di Manto-
va e alcune milizie,ove restò 6 mesi. I con-
federati del Papa poco e troppo tardi o
nulla fecero. I veneti ne commisero la li-
berazione al duca d'Urbino^ che tempo-
reggiò per vendicarsi dello spoglio degli
stati ch'avea soff*erto sotto Leone X; avan-
zò ad Orvieto e restò impassibile, mentre
poteva salvare Roma. Questo principe
ROM
sleale, in vece abusò delle forze de' vene-
ziani, per espellere da Perugia Gentile
Baglioni che la teneva pel Papa, conse-
gnando la città a'figli di Giampaolo Ba-
glioni. La sua condotta sarà sempre ri-
provata, dovendo riconoscere dalla s. Se-
de la sua grandezza. Troppo tardi il re di
Francia spedì in Italia il valoroso Odet-
to di Foix visconte di Lautrec,che dopo
ripreso il Milanese, 3*17 febbraio i528
costrinse l'esercito imperiale alla parten-
za, in unione al cardinal Lorenzo Cani»
joeg'g:/bolognese,fatto legato di Roma ben-
ché il Papa fosse in Castel s. Angelo, ed
il quale con la sua prudenza e saviezza
erasi adoperato, coi generali dell'esercito,
invasore a moderare la sfrenatezza e li-
bidine de' soldatacci. Ci volle molto per
fare uscire da Roma l'esercito benché di-
minuito, essendo i5oo cavalli, 4ooo fan-
ti spagnuoli, 25oo italiani e abruzzesi, e
5ooo tedeschi, il resto avendoli uccisi la
peste e i combattimenti fatti tra loro. I ca-
pitani dovettero faticare a farsi ubbidi-
re da quegl' indisciplinati, ed il popolo
romano die loro 20,000 scudi, onde se
ne andarono a Napoli. Venuto a Roma
l'abbate di Farfa Orsini , mentre s' im-
barcavano molti spagnuoli e tedeschi coi
tesori rubati, glieli tolse e uccise. Saputo-
si dall'esercito, si vendicò con mandare a
fiamme e fuoco Rocca Priora e Valmon -
tone. Tuttavolta l'Orsini gl'inseguì, mol-
li ne uccise, e tolse loro il predato. Mor-
to dipoi Lautrec di peste a Napoli, i ro-
mani per grato animo gli celebrarono so-
lenni funerali e molti suffiagi. Descris-
sero la storia di questo saccheggio mol-
tissimi, e solo rammenterò: Jacopo Bonu-
parte di s. Miniato , Ragguaglio storico
di tutto V occorso giorno per giorno net
sacco di Roma deli^ij. Colonia lySS.
Alcuni pretesero che tale giudiziosa, im-
parziale e diligente storia fosse opera diBe-
netletto Varchi. Dialoghi due^ V uno di
Mercurio eCaronte^dove si racconta quel-
lo che accadde nella guerra dopo il i5iì;
l'altro di Lattanzio e d'un Arcidiacono,
ROM
nel quale si trattano le cose a-venute in
Roma nel 1 5i 7 , Venezia. Cesare Grolerio,
Hisloria expiignatae, et direptae Urbis
Romaeperexercitiim Caroli F imp. die 6
niaiiì52YjClem.FXIPont.yPav\s'ììs 1 GSy.
Francesco o meglio Luigi Guicciardini, //
sacco di RotDa,Par\^ii66^.Narratio hi-
storica quo pacto i/rbs Romae die 6 mail
mensiSj anno i52'j ab exercitu Caroli V
imp. duce Carolo Borbonio oppugnata,
capta^direpta^i^astataque si t, Franco filili
162.5. Roma a Gothis Jlarico duce ca-
pta, et direpta annoilo, et a Vandalis
capta duce Genserico rege anno 4^5^ et
a Caroli F^ exercitu contrafidem datam
duce Borbono capta j et misere direjjta
anno i52y. Patrizio de Rossi fiorentino,
Memorie storiche de^ principali avveni-
menti politici d'Italia seguili durante il
pontificato diCleniente FU, Roma 1 887.
Si può vedere anche Rinaldi, che di que-
ste turbolenze ne parla con dettaglio ne-
gli 4 nnali ecclesiastici y negli a*inii52 7
e 1 528. Essendo il Papa passato a Viter-
bo, Enrico Vili gli domandò di fare Z?/-
vorzio colla regina Caterina, che prima
temporeggiato e poi negato, fu motivo di
sua apostasia e del deplorabile scisma di
Inghilterra j come pure sotto questo in-
felice pontificato ebbero principio i PrO'
testanti. Clemente VII a'6 ottobre 1 528
rientrò in Roma, ed appena vide compe-
rasi ridotta, non potè trattenere le lagri-
me e pianse , sembrando quella anzi un
cadavere di città, che città. Nel medesi-
mo anno il Papa nominò di nuovo se-
natore il Tornaboìii e proseguì ad esser-
lo per un decennio. ^'1 5 novembre fece
celebrare una solennissiraa processione da
s. Marco alla basilica Vaticana, pel ricu-
pero di molte s. reliquie, che diversi del
regno di Napolicon grossesoramedi de-
naro poterono acquistare dai soldati che
le avevano rapite; altre le avevano na-
scoste i canonici della medesima. Essen-
dosi il Papa pericolosamente ammalato
nel 1529, a'26 maggio dichiarò legali di
Roma acciò la governassero in suo no«^
ROM 21
me, cioè Farnese che gli successe, /^^ //e,
Spinola^ Cesi. Avendo fatta pace con Car-
lo V,si portò a Bologna per coronarlo; pri-
ma confermò legati di Roma i detti car-
dinali, stabilendo colla bolla CumCaris-
simusj de'6 ottobre, che morendo il Pa-
pa fuori di Roma, ivi soltanto si eleggesse
il successore, ovvero ne'luoghi che notai
nel voi. LÌI, p.169. Lasciò Roma a'y ot-
tobre, avendo descritto la splendidissima
duplice funzione della coronazione con la
Corona di ferro e colla Corona imperia-
le^ a' ':t2 e 24 febbraio i53o, nel voi. XVII,
p. 22 I e altrove, con solennissima caval-
cata : a*c) aprile ritornò a Roma, secondo
Ferlone, Piaggi de' Papi. Neh 532 a' 18
novembre Clemente VII ripartì per ab-
boccarsi con Carlo V in Bologna, pernot-
tando in Castel Nuovo di Porto , e per
Civita Castellana e Rignano proseguendo
il viaggio; a'2r marzoi 533 rientrò in Ro-
ma. Nel i533 ne ripartì a' 9 settembre
per Pisa^ e per mare a Marsiglia, onde
trattare con Francesco Ire di Francia del-
la riduzione d'Enrico Vili alla vera reli-
gione, e dare in matrimonio a Enrico li
suo figlio la nipoleCaterina; avendo prima
in concistoro dichiarato legato di Roma
il cardinal Antonio deìMonté, ed a'3o a-
gosto spedito la bolla Licet varìae, con-
fermatoria della precedente sulla elezione
del Papa in Roma, in caso di sua morte.
Ritornato a RomaClementeVII a'ió di-
cembre, vi rese il suo spirito a'25settem-
brei534.
Paolo ///dopo essere slato due volte
legatodi Roma, nell' assenza del prede-
cessore, ne occupò la sedeagli 1 1 ottobre
con sommo giubilò deVomani,perchèdo-
pò Martino V non avevano più venerato
altro concittadino per sovrano e padre,
avendo indicato nella biografìa le loro e-
sultanti dimostrazioni. Insorta guerra coi
Colonnesi,fece occuparne gli slati e diroc-
care la fortiezza di Paliamo. Paolo III a'3
settembre 1 535 partì per Perugia, per-
nottando in Castel Nuovo di Porto; ritor-
nò in Roma agli 8 ottobre, dopo a ver dor •
22 ROM
mito alla Storia, incontrato dal senatore
e conservatori di Roraa e dalla curia. Pro-
mulgò la celebrazione del gran concilio
di Trento^ ed accolse in Roma a'5 aprile
1 53 Gelarlo Vcon///gre550 solennec\\e de-
scrissi a quell'articolo, con archi trionfali,
passando pure sotto quelli di Costantino,
diXitoe diSettimio SeverojricevutoaPor-
ta s. Sebastiano da tutti i baroni e cittadini
romani, dai conservatori e senatore con-
te Cesare de Nobili ìxicchese fatto nel pre-
cedente annodai Papa, con magnifici abi-
ti: i cavalieri ed i conservatori sostennero
le aste del baldacchino di broccato e ince*
derono alla staffa dell'imperatore. Di sua
dimora si ponno vederci voi. XII, p. i3';r,
L,p.3o2,LI,p.4ei24,ove dissi chenell'a-
sceudere sulla cupola del Pantheon, un
romano voleva gettarlo dall'apertura per
vendicareRoma del sacco sofferlo.Qui ag-
gi ungerò,cheÀmaseo sentendo che Carlo
V passava sotto le sue finestre, subito le
fece chiudere e non volle allattò vederlo.
Neil 537 Paolo III elesse senatore il conte
Francesco de Gualdis di Rimini, e lo fu
pure nel i538. In questo Paolo III dopo
avere crealo legato di Roma il cardinal
Vincenzo Carqffayiì'2.3 marzo parli per
Lucca j ^ev Piacenza e per Nizza, per-
nottando a Monte Rosi o a Formello da-
gli Orsini, ambedue i luoghi trovandosi
. nominati nel Diario di Martinelli, presso
Gallico, /dcta caerenionìalia. Ritornò a
Roma a'24 luglio, e fu incontrato al mo-
do descritto nel voi. XXXV, p. 1 80, do-
po aver trattato con Carlo V e Francesco
1. E' gloria di Paolo III l'avere nel iSSq
approvati i Gesuiti q,\\ mirabile lifcro de-
gli Esercizi spirituali. In dello anno de-
putò senatore Antonio Berneri di Par-
ma, e fu prorogato a tutto aprile i5^i.
Nel 1 54 1 Paolo IH parti a'27 agosto per
Zwccrt perpacificare Ca rio V conFrancia,
dichiarando legato di Roma il cardinal
Ridolfo Pio di Ciupi: altri dicono che lo
fu quando il Papa andò aNizza,madal
Gattico si ha la destinazione del summen-
tovato; anzi lo fu ancora quando il Papa
ROM
nel i 545 andò a Busseto nella diocesi di
Boi'go s. Donnino y^QV rimuOvereCarlo V
dalla guerra, indi passò a Bologna. Suc-
cessivamente destinò senatori nel 1543
Francesco de Gualdis d'i Rimini, stato al-
tra volta; nel 1 544 '^ conte Nicolo Tolesa-
«odi Colle, prorogato sino al 1 546, in cui
agli 1 1 maggio gli successe Francesco Bel'
lincino diModena, insigne giureconsulto:
4 cardinali concittadini gli avevano pro-
curato tale onore, perchè il cardinale Mo-
roni neavea ottenuto la cittadinanza, pe-
rito ancora nelle lingue e nella lettera-
tura, continuando nell'officio sino alla
sede vacante. Mori il magnanimo Papa
a* IO novembre i549>dopo aver prose-
guito la basilica Vaticana,ed eretto la con-
tigua magnifica cappella Paolina e la sa-
la veramente regia; edificato il Palazzo
apostolico di Aracoeli propinquo alCam -
pidoglio,che decorò e abbellì con disegno
di Michelangelo, il quale vi edificò il pa-
lazzo senatorio sopra quello fabbricato
da Bonifacio IX d'ordine de' conservatori
del popolo romano, ed anche suoi sono
i disegni de'due palazzi de'medesimi con-
servatori; di pianella stessa piazza col-
locò il prezioso monumento della bella
statua equestre di Marco Aurelio; ridusse
in miglior forma il fabbricalo di Roma,
per quanto dissi alla biografia e alle al-
tre sue opere, e che meritò una statua in
Campidoglio. Fu pianto da tutto il cri-
stianesimo. Nella sede vacante subentra-
rono nell'esercizio del senatorato, giusta
gli statuti, i conservatori AngeloMassinu\
Giacomo Crescenzio Tiberio Naro. Mo»
vendosiiColonnesiJDer la ricupera de'feu-
di, loro tolti per ribellione, ed essendovi
gran timore in Roma di tumulti, il s. col-
legio affidò la custodia della ciltà al pre-
fetto Orazio Farnese con 4ooo soldati e
4 tribuni, cioè TorquatoConti, Giulio Or-
sini, Nestore Baglioni e Papirio Capiziic-
chi: la guardia del Valicano fu data a Ni-
colò Orsini con 5oo militi oltre gli svizzeri.
A'7 febbraio i55o fu eletto Giulio IJf,
f nello stesso giorno levò la gabella del
ROM
macinato e altra sui coutratti,u$anJo ma-
gnifica liberalità col popolo romano. Noò
valutando la destinazione di Pietro Disto
in senatore, fatta con aspettativa dal pre-
decessoi'e, nominò in vece il conte Taru-
gio de Tarugi di. Monte Falciano marito
di sua nipote, e lo confermò ne'due se-
guenti anni. Celebrò il i o.° ^nno santo
promulgato da Paolo HI, ed in esso in-
cominciò il benemerito istituto del soda-
lizio e Ospizio della ss. Trinità de pelle-
grìni, miracolo di cristiana ospitalità. Il
Papa vi curò l'abbondanza, e nel seguen-
te anno per la gran carestia che patì Ro-
ma, obbligòi proprietari del grano di ven-
derlo a prezzo determinato. Nel 1 553 creò
senatore il conte Bernardino de Medicis,
che proseguì nell'uffizio sino al 1 557, ed
al cui tempo dice Vitale che si elFeltuò
l'erezione o progredì Tedi fi zio del palazzo
senatorio, ed il nuovo de'conservatori, ma
questo per poche opere. Sembra che do-
po Nicolò V non si fosse pensato più di
continuare, o almeno riparare e abbelli-
re il palazzo de' conservatori di Roma ,
per cui questi risolvettero di rifabbricar-
lo in modo più convenevole al nome ro-
mano ed alla dignità di loro rappresen-
tanza, il che si apprende dal bando dei
12 novembre i555, in cui si vieta alle
cortigiane di andare in cocchio, di por-
tare vestimenta virili e abito alla roma-
na, in pena di i co scudi d'oro effettivo,
de'quali 3 parti si applicheranno al palaz-
zo e fabbrica de'magniflci conservatori, e
Ta 4.^ agli esecutori. In tale annoi 553 a-
vendo Carlo V spedito in Toscana 20,000
uomini per ricuperare Siena, i quali dove-
vano passare pe' confini dello slato eccle-
siastico, per precauzione Giulio III li guar-
nì con 8,000 soldati, recandosi in princi-
pio di gennaio a Viterbo per teotare la
pace tra gl'imperiali ed i francesi cheguer-
reggiavano in Toscana, indi soccorse i se-
nesi. Fabbricò. la suburbana Filla. di Pa-
pa Giulio, éonàe poi partirono le caval-
cate ed i treni de' cardinali e ambascia-
lori per ^'Ingressi solenni in Roma, e fe-
R O M 23
ce altre opere nella basilica e palazzo Va-
ticano. Cessò di vivere a'23 marzo i555,
e dopo 16 giorni gli successe il virtuoso
Marcello II, che sotto Clemente VII a-
vea restituita la tranquillità a Pioma e al
Papa, dimostrando falsa la voce sparsa
che dovea seguire un diluvio universale.
Dal contemporaneo Atanagi, Lettere dei
principi p. 6, si rileva, che nel medesi-
mo giorno della morte del predecessore
Giulio III « dalli cardinali fu fatta con-
gregazione sopra le cose, et governo del-
la città, della quale Ascanio della Cor-
nia (nipote di Giulio III e fratello del car-
dinal Fulvio) fu eletto Consule, benché
questi baroni romani contendessero, di-
cendo esser officio loro haver cura del-
la città ; poi hebbero patienza, " Nella
storia de* Conclavi de Pontefici Roma-
ni, si dicono le stesse cose, ma il perugi-
no della Corgna venne qualificato eletto
dai cardinali per Custode di Roma in se-
de vacante. Amante Marcello II della
giustizia, negò all' ambasciatore di Spa-
gna la grazia della vita ad un cavalie-
re romano reo d' omicidio. Voleva to-
gliere la Musica dalle funzioni ecclesia-
stiche, fu nemico implacabile del lusso;
visse 22 giorni nel pontificato. A'2 3 mag-
gio i555 d'anni 79 degnamente fu sol-
levato alla cattedra di s. Pietro, Paolo
/F' Caraffa: narra il diarista Cola Colei-
ne, che in Róma furono fatte feste per
la sua esaltazione, ed in Campidoglio si
fecero molti fuochi e si spararono molti
colpi d'artiglieria. Nel possesso i caporio-
ni l'accompagnarono col popolo ben ar-
mato, e lo portarono in sedia sino all'al-
tare maggiore Lateranense, dopo disceso
dalla Lettiga: nel ritorno Papirio Capi-
zucchi comandante una compagnia di sol-
dati, prese-contesa co'caporioni cheavea-
no per alfieri cavalieri romani, e restò fe-
rito in una coscia. Al popolo si gittò gran
copia di denaro. Il Papa considerando che
la vita austera sino allora tenuta, a vea in-
timorito i romani, per dileguare tale opi-
nione si mostrò con essi munificeotissi-
44 ROM
mo; li colmò di benefizi, confermo loro
i privilegi, ampliò la giurisdizione del se-
nato iomano,fecemoltegraziee donò loro
Tivoli; per cui fu tenuto la delizia di Ro-
ma, e I20 cavalieri romani spontanea-
mente formarono una compagnia, per
fargli la guardia della persona a vicenda
ogni ora, simile a quella ch'ebbe l'impe-
ratore Galba, detti cavalieri Fedeli oóeì'
la Co/o^/^tìf. Presedi verse provvidenze su-
gli Ebrei j volle che portassero il segno
di distinzióne prescritto da Innocenzo III,
ed in Roma liraccbiuse in un luogo de-
terminato detto Ghetto, rivocando molti
de'privilegi che godevano. A Milizia, a
Caraffa e articoli relativi, parlai della
guerra della Campagna, di Filippo II re
di Spagna contro Paolo I f^ {\\ quale dal-
l'avvocato Silvestro Aldobrandini cele-
bre giureconsulto, lo fece citare nel se-
nato romano, per violato giuramento da
lui fatto neir infeudazione de' regni di
Napoli e Sicilia, dominii temporali del-
la santa Sede), che nel i556 incomin-
ciata, ne desolò col ferro e col fuoco i din-
torni, e fece stare Roma in gravi appren-
sioni, siccome minacciata dal duca d'Al-
ba viceré di Napoli e da Marc* Antonio
Colonna; poiché i Colonnesi seguivano
gli spagnuoli, Francia aiutò il Papa con
10,000 soldati comandati dal duca di
Guisa, aspirando il re Enrico II al regno
di Napoli pel suo secondogenito, cui sem-
bra agognassero pure i potenti Caraffa
nipoti del Papa. I feudi de'Colonnesi fu-
rono invasi, come Paliano, Genazzano e
altri, ed in parte dati ai Caraffa: la pace
ebbe luogo nel iSSy in C^ re presso /Vz-
lestrina; quindi il Papa trattò splendida-
mente il viceré, lo fece sedere in cappella
pressoi cardinali,e con questi lo tenneaila
sua mensa, inviando alla moglie la Rosa
cVoro benedetta. In quest'anno Paolo IV
con breve de'28 settembre fece senatore
Francesco Antonio Sceuolao Scelli spole-
lino,chesebbenedi35anni,perlesue vir-
tù e letteratura fu applaudilo da'romani,
onde durò nella dignità sino al febbraio
ROM
i^6o. inoltre nel iS'Jy istituì la Congre-
gazione del terrore degli iifflziali diRo-
m^z,chedovea dare udienza pubblica per
qualunquereclamo. Ripristinò la festa del-
la Cattedra di s. Pietro in Roma, istituì
la carica del cardinal Vicario di Roma,
confermò la Congregazione del s. Offizio,
ne aumentò 1' autorità e le assegnò car-
ceri. Illuminato della prepotente condot-
ta de'suoi Parenti e nipoti, gli esiliò da
Roma; per cui, come pe'benefizi ricevu-
ti, per averla salvata due volte dalla ca-
restia, e per le altre sue magnanime e vir-
tuose azioni, il senato e popolo romano
gli eresse una statua in Campidoglio. Vi-
cino a morire, ricordandosi Paolo IVche
in similecircostanza Vespasiano volle ve-
stirsi, lo richiese, dicendo che non con-
veniva al principe morire in letto, in cui
spirò a' 18 agosto iSSg. I nemici dell'ot-
timo Paolo IV fomentayoj^o la plebaglia,
malcontenta per le carceri dell'inquisi-
zione, che sollevata corse a bruciarle, li-
berando! detenuti, ed unita agli ebrei in-
dispettiti dalle sue disposizioni, abbattu-
te le sue armi, empiamente strascinarono
per la città e fecero a pezzi la statua che
gli avea decretato il senato e popolo ro-
mano, e ne gittarono la testa nel Tevere.
A' 26 dicembre fu eletto Pio IV, e nel-
la funzione di sua coronazione ebbe prin-
cipio la gran controversia tra gli amba-
sciatori regi edi\\ Senatore di Roma, i^o\'
che stando il Papa nella cappella di s. An-
drea al soglio, l'ambasciatore di Spagna
pretese precedere il senatore, ma Pio IV
decise che al solo ambasciatore imperiale
dovesse cedere il luogo. Per cui il mae-
stro delle ceremonie assegnò la destra del
Papa all'ambasciatore dell'imperatore, e
dopo di lui al senatore. Gli ambasciatori
di Spagna e di Portogallo, ricusando di
stare appresso il senatore, per allora fu-
rono collocati alla sinistra delPapa. Scris-
se il Fenzonio, nelle yi/«rt0^^3?o/zi\z//oóVtì5-
tutodi Roma, che quantunque il senato-
re ne'tempi addietro avesse avuto luogo
nella cappella pontificia dopo l'ambascia-
ROM
tore impenale fino a Sisto V, nondimeno
dopo cessò d'intervenirvi, proseguendo i
Cursori pontificii atMuimìiìv^W le cappel-
Je. Aggiunge, che però nelle altre funzio-
ni abseiile Poniifice^Q presenti i cardina-
li, ha il primo luogo dopo di essi, prima
degli arcivescovi, vescovi e altri prelati,
specialmente per V Incensazione eia P^-
fe^e//ayI7e5^a.]Nelle processioni del Cor-
pus Dominio della Canonizzazione , il
senatore porla la i.^ asta del baldacchi-
no. Ma quanto riguarda l'intervento del
senatóre e conservatori alle C^/7/7e//e^o/i-
tificie, a quest' articolo lo trattai , non
che a Senato romano; mentre pegli of-
fìzi del senatore nelle medesime e assi-
stenza al trono, si può anche vedere Am-
basciatori e Principi assistenti al so-
dio PONTincio. 11 Papa ad istanza del car-
dinal Carlo Caraffa nipote dell' illustre
predecessore, perdonò i riprovevoli ol-
traggi fatti alla memoria di essodai ro-
mani, e ad espiare tanta iniquità, obbligò
il senato ad assistere ogni anno a' 17 gen-
naio in forma pubblica alla messa can*
tata (dipoi fu dispensato, con questo, che
in quel giorno dovesse fare nella Chiesa
clis. Maria sopra Minerva, ove fu sepol-
to Paolo IV, l'oblazione d'iin.calice d'ar-
gento con torcie di cera) nella chiesa di
s. Eustachio (sempre riguardatasi, dopo
la chiesa di s. Maria d' Araceli, pel suo
titolare romano, di particolare divozio-
ne del senato romano), ed a reintegra-
re i danni fatti all'inquisizione. Avendo
Pompeo Colonna ucciso la suocera, Pio
IV gli negò grazia. Nel medesimo anno
nominò senatore con breve de'22 febbra-
io, il conte Filippo Rainoldo milanese,
ad nostrum et Sedis apostolicae.benepla-
citum, che prestò il giuramento nelle ma-
ni del Papa il 1 marzo, e continuò sino al
i566. Neli56oPio IV incominciò quelle
severe processu re contro i nipoti e mini-
stri di Paolo IV, che per essere stato in-
gannato dai loro nemici, oscurarono il
suo glorioso nome. Tutto dissi a Caraffa
>AMiQLiA ed arlicoU che vi haano rela-
R O M 25
zione: il cardinal Carlo Caraffa fu slran-
golato*in Castel s. Angelo; decapitati il
fratello Giovanni^ il cognato di questi e
altro per uccisione della moglie; il cardi-
nal Alfonso Caraffa, dichiarato innocente,
colla multa di 1 00,000 scudi. 11 Papa rein-
tegrò i Colonna de'feudi loro tolti, e con
essi s'imparentò. Nel \56i a'22 settem-
bre pubblicò la bolla Prudentis Palrisfa-
milias y'\n cn\ dichiarò, che se Roma fosse
sottoposta airinterdettò,relezione del Pa-
pa si facesse in Orvieto o in Perugia, che
se fossero allacciate da censure, la mag-
gioranza de'cardinali ne stabilisse il luo-
go. Pio IV ebbe il vanto di terminare e
approvare il concilio di Trento; ed esortò
i cardinali a non usare le Carrozze da
poco intro'dotte in Pioma, Ima di piose-
guire a incedere perla città a Cavallo (se
incontravano qualche deli nquentechean-
dava all'estremo supplizio, potevano li-
berarlo). Come Pio 1 Vsontùosamenteab-
belh Roma di edifizi, lo dichiarai nella
biografia, e lo si vede ancora dai suoi su-
perstiti stemmi Medicei. Per tante opere
avendo dovalo aggravare Roma e lo stato
di gabelle, ne derivarono satire, prigio-
nie, tumulti, fermento, una congiura con-
tro la vita del Papa, che indicai nella stes-
sa biografia. Nel voi. XLIX, p. 3oie seg.
raccontai, che fra le tante opere mirabili
che derivarono dalla compagniadi Gesù,
sino da'primordii di sua istituzione, ren-
dendosi eminentemente benemerita an-
che di Roma, vi fu quella per la classe più
desolante e infelice dell'umanità, cioè in
favore e cura de' Pazzi {V.) , pei quali
mancava Roma d'uno stabilimento, che
perciò ebbe il suo principio sotto Pio IV,
ed ebbe origine la chiesadetla volgarmen-
te la Madonna dellaPietà in PiazzaColon-
na,di gran divozione pe'romani, onde par-
lai pure di essa. l\i formò diversi tribunali
di Roma, stabilì la Professione di fede, e
mori a' iodicembrei565,assistilo da S.Fi-
lippo Neri l'apostolo di Roma, e dal pro-
prio nipote cardinale s. Carlo Borromeo,
Passati 28 giorni s. Pio V ne occupò il
26 ROM
luogo, e ne'primi giorni del suo pontifi-
calo esercitarono il senatorato i dbnSer-
vaioli Leonardo Tasca j M alleo Feralli,
Ernando de Torres ^ quindi nello stesso
i566 fu senatore il conte Biagio Busetli
di Tortona e durò sino all'elezione del
successore di s. Pio V. Questo gran Pa-
pa avendo conosciuto che i romani era-
no poco soddisfatti di sua esaltazione, di-
chiarò che forse in morte l'avrebbero
pianto, come avvenne Riconoscenlee am-
miratore della memoria di Paolo IV, a
spese del popolo romano gli fece erigere
nella detta chiesa ove giace un magnifico
deposito, conisplendida iscrizione, stabi-
lendo egli rendite per l'annua cappella
cardinalizia di solenni esequie^ che anco-
ra si celebrano, come riportai nel voi. IX,
p. 127. Indi s. Pio V col s, collegiofece
rivedere attentamente i processi contro
i Caraffa^ e ne risultò l'ingiustizia delle
senteuzecapitali contro il cardinale e fra-
tello, perciò fu troncato il capo all'iniquo
Pallantieri, allora GovernalorediRohia^
ripristinati gli eredi ne'beni, creato car-
dinale Antonio di tal perseguitala fami-
glia ; ed inùltreil Papa colmò di grazieedi
rendite i famigliari e ministri del medesi-
mo Paolo IV,pelqualeaveano palilo per-
secuzioni e gravi pregiudizi. Per aiutare il
re diFrancia nelleguerre cóntro gli eretici
Ugonotli, pose diverse imposizioni, ed il
senato romano contribuì 100,000 scudi,
riportandosi vittorie, le cui bandiere fu-
rono appese nella basilica Lateranense.
Emanò la celebre bolla Adinonet, colla
quale proibì le alienazioni e infeuda^ioni
de'domioii della romana chiesa, da giu-
rarsi da tutti i Papi e cardinali, nel mo-
do descritto nel voi. LV, p. 281 6282.
Emanò altre bolle controf i sicari e ban-
diti, e contro quelli che li ricettavano, e
severamente proibì il portare armi oifen-
8Ìve. Egualmente condannò le salire, le
pasquinate, gli scritti anonimi. Promosse
grandemente l'agricoltura e l'arte della
lana. Stabih la prammatica sulle doti e
corredo delle spose romane^ reprimeado
ROM
il Lasso. Colla bolla Dignuni^ de'9 set-
tembre i566,^onfermòil privilegio con-
cesso da Paolo HI ai conservatori di Ro-
ma, di mettere in libertà e far cittadini
romani gli schiavi turchi convertiti alla fe-
de,quando loroglielo domandassero.Vie-
lo gli spettacoli delle giostre de'tori ealtre
bestie -feroci. Corresse e regolò il Brevia-
rio romano ^ ed \{ Messale romano, vai-
gliorato poi dai successori. Dichiarò gran-
duca di Toscana Cosimo I, e lo coronò so-
lennemente in Roma colla Coro«tìt^iac<2/e,
a'5 marzo iSyo. Per la triplice alleanza
da lui formata contro i turchi, dichiarò
Marc' Antonio Colonna comandante la
/l/^rmtìf pontificia, e per la strepitosa bat-
taglia navale di Lepanto, accordò al Co-
lonna gli onori del trionfo in Roma, che
ebbe luogo a'4 dicembre 1^7 r,con quella
pompa chedescrissi ne' vol.XXXV,p. 180,
XLV, p. I [ 2, LUI, p. 8 1 ed altrove, eoa
l'intervento del senatore, conservatori e
caporioni. Con un editto il Papa proi-
bì rigorosamente, che i romani i quali a-
vesserò casa d'abitare, potessero andare
alle pubbliche osterie per mangiare e be-
re, quindi pergiuocare e per fomento di
risse e di vizi; dicendo che le osterie e-
rano state istituite solo per benefizio e
comodo dei forastieri, privi di domici-
lio : ma questa disposizione ebbe cor-
ta durata. Nelle provvidenze che prese
contro le Mere^r/c/,avendo il senato ro-
mano fatto qualche rimarco, il Papa gli
rispose colle parole riportate nella bio-
grafia; nella quale eziandio narrai quali
abbellimenti fece a Roma. A Museo Ca-
pitolino dissi delle statuedonaledas. Pio
V, per cui il senato fa quell'oblazione che
notai a Chiesa di s. Maria sopra Mipter-
vA,a'i7 gennaio, assistendo alla solenne
messa, ed ivi pure parlai dell'olTerta del
medesimo nel dì della festa di s. Pio V,
comebenemerito di Roma e della Chiesa
universale, che volo io paradiso a'5 mag-
gio 1572.
Ai 1 3 fu eletto Gregorio XI JI, già col-
laterale del tribunale senatorio, il quale
n o M
a'22 creò senalore per* un anno Latlau-
zio de Lattami d'Orvieto, che dopo la
nioi le della moglie, nipote di Giulio III,
si fece ecclesiastico; il Papa lo mandò pie*
sidente in Romagna, poi vescovo di Pi-
stoia: nel 1 573 gli successe Galeazzo Pog-
gio bolognese. 11 Papa pose freno ai ba-
ioni dello stato e all' abuso delle franchi-
gie. Indi nel iSj^ rifece senatore Busetti
che continuòsinoai primi mesi del i^yy.
GregorioXIll nel i SyScelebrò l' i 1 ° An-
no santo e riuscì decoroso. Nel 107 7 fece
senatore nuoTamente il concitladinoPog-
gioy e proseguì sinx) ai primi del 1 58o. In
questo essendo morto il senatore, per 26
giorni supplirono i conservatori Stefano
Crescenzij Cesare Coronati ^ Tiberio A-
stalli j indi fu senatore il conte Giulio Ce-
sare Segni bolognese, che a* 23 maggio
prestò loro il solito giuramento, e poi an-
che al Papa nel ricevere lo scettro d'a-
vorio : sotto di lui Gregorio XllI colla
bolla Urbeni Romani , confermò i nuovi
statuti di Roma; continuò nella caricali-
no almeno al settembre i583, e fu fatto
vescovo di Rieti. Il Papa riformò il Ca-
lendario, onde da lui ne prese il nome,
e corresse il Martirologio romano , poi
ampliato dai Papi successori. Per la ca-
restia di grano del i582, prodotta dalla
sterilità della Campagna romana, ne fece
venireprOnlamente da altrove. Nel 1 583
esercitarono per 12 giorni il senatorato
' i conservatori Gio. Pietro Draco, Ciriaco
Mattei, Gio. Battista Alberi. Nel i584
con brevedelG settembre fu senatore Or^z-
zio de Benedetti di Cagti, che nel dì se-
guente prestò il giuramento nelle mani
del cardinal camerlengo, ed il 9 a'conser-
vatori, e continuò nel i585;persuamor-
leesercitaronol'offizio i conservatori Do-
menico Jacob ad de Fanceschis, Ortensio
Celsio Giulio Panfili. Il glorioso ponti-
ficato di Gregorio XllI terminò a'io a-
prile; grande e magnifico, adornò Roma
con isplendidi e solidi edifizi,e ne accreb-
be assai gli abbellimenti, secondo il rac-
conto che ne feci alla biografia e aualo-
ROM 27
ghi articoli, meritando la statua che gli
eresse in Campidoglio il senato e popolo
romano, e lo piansero. Già il senato ro-
mano con pompa avea ascritto alla citta-
dinanza e nobiltà romana Giacomo Bon-
compagno suo figlio con tutta la discen-
denza ; questo figlio l'avea avuto prima
d'essere ecclesiastico da donna non ma-
ritata, e poi da lui legittimato. Sotto Gre-
gorio XllI e nel pontificalo del succes-
sore, la riedificazione del palazzo de'con-
servatoridiRoma fu veramente matura-
taedeterminata: oltre i conservatori mio
tempore, furono deputali 3 patrizi roma-
ni," Boccapaduli,Crescenzi e Castellani, i
quali fin dal i^iyG ne allogarono la fac-
ciata esterna a Meo Bassi fiorentino, se-
condo i travertini determinati da Jacopo
della Porta. Neil 58 i il francese, domi-
ciliato in Roma, Flaminio Beltrame, com-
pì il soffitto della gran» sala, e le diverse
opere d'intaglio. Inoltre i conservatori e
deputali all'abbellimento del Campido-
glio fecero restaurare i cavalli e le statue
Colossali che rie adornano la piazza e la
balaustra. Nel 1590 furono trasportali
in Campidoglio i così delti Trofei di Ma-
rio (perchè i critici li chiamano suppo-
sti), che negletti stavano presso l'arco
di s. Vito, e si collocarono sulla balau-
stra. Gregorio XIII co'poveri fu miseri-
cordioso, co' disgraziati pronto nel soc-
corso, e co'lelterati sì attento nel prov-
■vederli, che ben 47 ne provvide e pro-
mosse, a moki assegnando i o scudi d'oro
il mese, e la parte di pane e vino dal Pa-
lazzo apostolico. A Birro parlai de*mal-
^ivenli e fuorusciti, die inondavano lo
stato pontificio, e del tumulto accaduto
in cui perirono 3 nobili romani che vo-
levano liberarne uno. Degnaraenle dopo
j 3 giorni gli successe il celeberrimo iS'/>/o
Vy che sebbene in tutto splendido, non
volle che s'imbandisse il convito della co-
ronazione, per la penuria di viveri di cui
allora difettava R.oma, dichiarando non
\olerdar motivo a rinnovar le satire fatte
sotto Augusto, che mentre in Roma a un
28 ROM
tempo morivano di fame i poveri, egli
banchettava lautamente i nobili romani.
A'4giugno elesse senatore Giovanni Pe-
//c^/za di Macerata, e io fu pure nel i586,
il quale ridusse in miglior forma le car-
ceri di Campidoglio; lodato per dottrina
e altre virtù. Recandosi al trono ponti-
ficio per assistervi, dopo l'ambasciatore
imperiale, venendogli contrastato il luo-
go dagli altri ambasciatori, si astenne poi
dall'intervenirvi; ed in suo luogo vi ac-
cedettero i conservatori, di R.oma. Trovò
Sisto V l'Italia, lo slato e Roma afflitti
da òmicidii e pieni di* malfattori, incen-
diarii esicarii.Conanimo imperturbabile
(si applicò ad estirparli, e maravigliosa-
mente vi riuscì, bastando il solo suo no-
me per far tremare i malvagi. Però il suo
rigore fu temperato colla giustizia e colla
equità, imperocché mentre faceva moz-
zare il capo a Pepoli, ne creò cardinale
il degno fratello. Non perdonando a nes-
suno, avendo Ranuccio figlio del duca di
Parma indossate armi proibite, lo con-
dannò a morte: con qua^e ingegnoso mo-
do fu liberato, lo rwtai nel voi. XV, p. 20 r.
Procurò l'abbondanza, e pereliminare gli
oziosi beneficò l'arte della lana e quella
della seta, facendole rifiorire. Le prodi-
giose e numerose magnifiche opere, colle
quali rapidamente aumentò le grandezze
di Roma, alla biografia le accenno, e a'Iuo-
ghi loro le descrissi. Ordinò a tutti i ve-
scovi che osservassero onninamente l'uso
antico, di venire in Roma alla visita dei
s^^viLimina Apostolorum. Rinnovò la ce-
lebrazione di tutte le Cappelle pontificie;
aumentò il numero delle Congregazioni
cardinalizie jd'iè migliori norme alle pree-
sistenti, per la spedizione piò pronta delle
cause agitate in Roma per tutti i fedeli
del mando: rigorosamente piiQììiìBestem-
iniaj riformò il Carnevale di Roma dalle
insoffribili introdotte licenze, facendo al-
zar forche, e travi per dar la corda alle
braccia, ^'wii Rioni di Roma, aggiunse il
X IV di Borgo. Ampliò i Luoghi di Montica i
/^flcfliz/ijCoUe quali industrie eseguì l'im-
ROM
mense sue opere, cripose un tesoro in Ca*
stels. Angelo. Nel 1587 recandosi in Ro-
ma il gran maestro dell'ordine Gero.9o/i-
niitano, il Papa gli fece fare solenne In-
gressoj creando senatore a' 1 6 maggio Do-
rnenico Biondi di Montalto suo concitta-
dino, il quale fu ricevuto con molte di-
mostrazioni di allegrezza dal popolo ro-
mano, di cavalcate, di archi trionfali e
altro, durando nella carica sino al i^gr,
e nella sede vacante fu deputato dal con-
siglio pubblico de'27 settembre 1590, a
giudicare in tale tempo le cause crimi-
nali. Già notai a Lusso, che Sisto V rin-
novò le prefscriziopi de'predecessori per
moderarÌo,onde impedire l'impoverimen-
to delle famiglie e altre funeste conseguen-
ze della sua immoralità e riprovevole ec-
cesso. Qui aggiungerò, che il Papa chia-
mò perciò i conservatori e magistrato di
Roma,notiflcaudoloro le sue deliberazio-
ni, inerenti ancora a quanto aveano de-
cretato gl'istessi imperatori romani nei
tempi della romana magnificenza, voler
quindi pubblicareuna prammatica, ebra-
mare perciò opportune informazioni. Si
radunarono pertanto iconservatoriGitìtrt-
domenico Nino, Livio Attracini, e Mer-
curio Aniadeiy col priore de'caporioni P/e-
iro-5<?n30^2Zo, ed i cittadini scelti dai rio-
ni di Roma, Marcello Negro, Sebastiano
Varo,GirolamoAltieri,MarioMattei, An-
drea Vellio, Stefano Paparoni, Girolamo
Pico. Questi composero e sottoscrissero
varie leggi,accomodate discretamente alla
condizione e costume di ciascun ordine,
le quali, rivedute dai cardinali Santorio,
Aldobrandini e Salviati deputati dal Pa-
pa, furono da esso approvate colla bolla
Cuminunaquaque^iìei^à\cemhve\5^Q,
Bull. Roni. t. 4^ pai'- 4> P- 286; con or-
dine al prelato governatore di Roma, ai
senatori e conservatori che diligentemen-
te invigilassero alla stretta osservanza e
conservazione di questa saggia e utilissi-
ma prammatica. Con questa si provvide
alla riforma dell'abusivo vestire, al quan-
titativo delle doti, che si prescrisse fino
ROM
a soli f),300 scudi come avea fissato s. Pio
V, al modo de'conviti, alle carrozze, ai
funerali, al luUo, e ad altre spese, da os-
servarsi dai romaui d'ogni condizione.
Quanto a ciò che riguarda il LultoÀn quel-
l'articolo riunii molte nozioni ed erudizio-
ni, principalmente per quello de'romani,
per rilevare eziandio gli abusi introdotti,
massime in far la scimmia alle moderne
oltramontane e non sempre ragionevoli
costumanze, regolate poi ordinariamente
dal proprio comodo, dal proprio arbitrio
e capriccio. Mi dedicai anche per sì im-
portanteargomento,conistudio e pazienti
ricerche, perchè come di tanti altri argo-
menti, di cui pure ho dovuto trattare e
sempre eoo amore, si manca d'ogni fonte
e regola scritta da .consultarsi per un'uni-
forme norma conveniente,essendo varian-
ti le tradizioni (come si degnò scrivermi
S. E. il principe Orsini quando era sena-
tore di Roma,allorchèavendo conosciuto
l'articolo che io avea compilato sul Lut-
to, graziosamente m'invito a vieppiù ren-
derlo utile, per quel zelo che sempre eb-
be per la cosa pubblica, laonde procurai
ridurlo tale, per quanto ponno le mie de-
boli forze). Sisto V giustamente volle che
si rispettassero gli ebrei: proibì di fare
scavi senza licenza sotto terra in luogo ve-
runo, non solo dentro Roma, ma fuori
ancora ne'Iuoghi murati, per mettere ri-
paro alle rovine checagionavano di molli
edifizi e delle strade, la cui nettezza curò
assai, pel decoro della città e per conser-
vare l'aria salubre. Ad Annona raccontai
come Sisto V minacciò i conservatori (in
occasione ch'eransi da lui portati ad au-
gurare il buon capò d'anno) di toglie-
re quanto loro restava su di essa e sulla
grascia, se non provvedevano all'abbon-
danza de'viveri, e per vegliarvi istituì la
Congregazione deli abbondanza, per la
quale molto fece pel diseccamento delle
Paludi Pontine, anche per migliorare l'a-
ria dellaCampagna romana. 01 tre le gran-
diose opere che ci lasciò, fra quelle che
non potè eftelluare pel suo breve e me-
R O M 2()
morabile pontificato, qui rammenterò il
canale navigabile dell' Anicne, che dovea
giungere sulla Piazza di Termini. Sisto
V rese l'anima a Dio a'27 agosto iSgo,
ma per avere riconosciuto Eurico IV re
di Francia e ripudiata la lega che gli con-
trastava il trono, l'ambasciatore di Spa-
gna Olivares concitò i banditi di Napoli
e 5ooo prezzolati plebei ad atterrare la
statua, che al munifico Papa avea in Cam-
pidoglio innalzatali senato e popolo ro-
mano r fu tale il tumulto, che se per or-
dine del s. collegio non s'interponevano
alcuni magnati, come i Colonna egli Or-
sini di grande autorità presso il popolo,
che si erano imparentati con Sisto V e
n' erano stati beneficati, certamente su
quel marmo avrebbero sfogata la loro
rabbia. Fu allora che il senato romano
stabilì con decreto, di non alzare più sta-
tue a Papa vivente, ma dopo mortosele
sue magnanime azioni lo avessero merita-
to, in tempo in cui la speculazione, i finise-
coudari di pochi e l'infameadulazione non
poteva aver luogo, restandola rara grati-
tùdine che non ne innalzò nessuna! E pure
Sisto V non solo dovea essere compianto
dal popolo romano, ma energicamente
e doverosamente difeso da una frotta di
empi e scellerati. Trascorsi 18 giorni gli
successe (secondo quella lepida predizio-
ne di Sisto V riportata nel voi. LV, p.
291) Urbano VII Castagna, nato in Ro-
ma da padre genovese, ma dopo 2 giorni
si ammalò, e mentre si erano concepite
di lui le più belle speranze, lasciando sua
erede 1' Arciconfraternita della ss. An-
minziata, per le doti delle romane biso-
gnose, con i3 giorni di pontificato passò
all'altro móndo, da tutti deplorato per le
sue virtù. A'5 dicembre 1590 fu Papa
Gregorio JY//^, che trattò di nobilissimo
ospizio nel palazzo di s. Marco, Alfonso
li duca di Ferrara. Nell'epidemia pro-
dotta dalla carestia, che spopolò Roma e
il suo distretto per la morte di 60,000
persone, come si apprende da Muratori
e da altri che citai ad Annona, il Papa fé-
3o ROM
ce tlispensnre 100,000 scudi di grano. A-
gli 8 'gennaio i Sg i creò senatore, a suo be-
neplocilo e della s. Sede, Lodovico Arca
di Narni; questi prestò il g\urainei»to al
cardinal camerlengo ed a'conservatori, re-
staurò nel » 593 il palazzo senatorio dalla
parte dell'arco di Settimio Severo, e con-
tinuò nell'offizio sino al 1594. Gregorio
XIV morendo a' 1 5 ottobre iSgr, tra-
scorsi 1 3 giorni gli fu surrogato//2/20ce«-
zo IXy che subito protestò di voler prov-
vedere abbondantemente Roi»a di tutto
il bisognevole, e di soccorrere l'indigenza
del popolo, cui tolse i tributi imposti da
Sisto V. Accolse Vincenzo I duca di Man-
tova, e come a vea Tatto il predecessore con
quello di Ferrara, Io trattò con magni-
iìcenza a spese della camera apostolica.
Supplicato dal cardinal Gaetani per un'i-
stantanea grazia, in favore di Giannan*
tonio Orsini, offrendo una somma di de-
naro; rispose: non vogliamo denari ^ ma
ubbidienza. Avendo i romani fermate lu-
singhiere speranze pel suo felice gover-
no, la morte lo balzò nel sepolcro a'3o di-
cembre con 2 mesi di pontificato: cosi
Roma dovette piangere 3 Papi in 1 6 me-
si, dopo Sislo V. 11 3o gennaio 1592 fu
eletto Clemente Vili Aldobrandino Ve-
nuti in Roma tre figli dell'elettoredi Ba-
viera, li fece alloggiare a spese della ca-
mera apostolica, li distinse con onori, e
fece sedere in Concistoro dopoi cardinali.
Uno di questi, Filippo di Baviera^ creò
cardinale. Pare che nel 1 593 gittasse la i .*
pietra pel palazzo poi Museo Capitolino^
incontro a quello de'conserva tori, ma fin o
ali6o3 non sembra che fosse messa pro-
priamente mano all'opera. In quest'anno
Clemente Vili rivendicò alle fontane dei
Leoni di Campidoglio, l' acqua eh' erasi
appropriata Jacopo della Porla. Cleitien-
te Vili nel 1594, con breve de' 7 gennaio,
fiere senatore il conte Martino Cappel-
letti di Rieti : dal consiglio pubblico dei
28 aprile i6o5 fu destinato a giudicar
le cause criminali in sede vacante, e du-
rò nel senaloralo fino al 16 10. Sotto Si-
R O M
sto V era stalo segretario di consulta, e
nel i635 fa referendario delle due se-
gnature. ^^el 1595 il Papa con solenne
rito, nel portico Vaticano assolvette En-
rico IV che in Francia avea abiurato l'e-
resia, ed ordinò in Roma dimostrazioni
di pubblica gioia. StabiPi in Roma un ve-
scovo ordinante Greco, per conferire gli
ordini sagri a quelli di rito greco e fare
io questo i pontificaH: di simili vescovi
residenti in Roma, }^&\ Maroniti q Arme-
niy parlai a quegli articoli. Avendo Cle-
mente Vili riunito il ducato di Ferrara
all'immediato dominio della chiesa ro-
mana, a' 12 aprile 1598 partì da Roma
per prenderne possesso, avendo destinato
come vice-Papa e legato di Rotna il car-
dinal Innico y^v'tìf/o^,. mediante il breve
Licet, de' 3 aprile, Bull. Rom. t. 5, par.
2, p. 2 1 3. Il Papa ritornò in R^oma a'20
dicembre, con grande applauso e feste.
A perpetuare la memoria di questo av-
venimento , il senato e popolo romano
fece incidere una magnifica iscrizione, de-
cretando di fare ogni anno a'3o gennaio,
nella Chiesa dis. Eustachio ^ o^avia d'un
paliotto o pianeta, e assistere alla messa
cantata. L'esultanza di Roma ebbe breve
durata, perchè straripato il Tevere, i\e\
giorno di Natale la città era quasi tutt-a
allagata, per cui Clemente Vili, ad ov-
viare sunili inondazioni, fece quanto dissi
a Rieti : immensi furono i danni, ed in
Roma eneir Agro romano perirono 1 5oo
persone. Nella biografia di questo gran
Papa, ma severo e inesorabile, ed altro-
ve, narrai le famose giustizie* capitali e-
seguite in Pvoma sopra individui della
primaria nobiltà; cioè sulla bella Cenci,
che colla matrigna Petroni furono deca-
pitate, ed il fratello della prima tenaglia-
to, poi mazzalato, scannato e squartato;
su Onofrio Santacroce, a cui fu tronca-
to il capo; Marc' Antonio Massimi pu-
re ebbe mozza la testa: erano tutti rei di
parricidio. Già sino dal 1592 Clemente
Vili avea fatto decapitare in Castel s.
AugelojTroilo Savelli d'anni 1 8. Per quel
ROM
fallo^ che riportai ne'vol.V,p. 249, XtV,
p. 49> tra'birri e le franchigie del palazzo
Farnese, che volevano sostenere que'dti-
chi, meglio Cancellieri neìMercalo p. 1 86
ne descrive le conseguenze. Fu tagliata
la testa al maestro di casa di 70 anni^ im-
piccato un servitore che volle morire da
turco com'era prima di apostatare il mao-
mettismo. Per altro rifugio accordato nel
palazzo ad un marinaro fuggito dai birri^
venendo ferito un di questi, i romani si
armarono in favore de' Farnesi, e furono
chiuse le botteghe. Il cardinal Aldobran-
dini nipote del Papa, mandò il governa-
tore di Roma perchè inlimasse la conse-
gna del delinquente, ed il prelato a mala
pena scampò d'essere gillato per la fine-
stra. 11 duca Giuliano Cesarini arditamen-
te consigliò di andare a prendere Clemen-
te Vili che nel Quirinale ignorava la sol-
levazione ; laonde quando lo seppe il Pa*
pa ordinò che dove fosse preso si stroz-
zasse, ma egli fuggì a Gaeta. Nondimeno
il Papa si lagnò col nipote di tanto risen-
timento contro i Farnesi^ cui aveva ma-
ritato una nipote, e che in 12 anni non si
era fatto un amico: però il cardinale ave-
va colla sua alterezza molte belle qualità,
che celebrai a Piavenjva qual benemerito
arcivescovo. Nel 1600 Clemente Vili e-
sem pia rmen te celebrò il 1 1."" Anno snntOy
e riuscì memorabile. Approvò il Ponti-
jìcale romano, pubblicò il Ceremoniale
romano o de' vescovi, e terminò di vive-
re a'3 marzo i6o5, lasciando di se me-
moria assai gloriosa. Dopò 28 giorni di
sede vacante, venne crealo Leone XI Me-
dici, che subito sgravò i sudditi dai pre-
cedenti dazi, ma con 26 giorni di ponti-
ficato teraiinò i bei prognostici fatti so-
pra il suo governo. Successe a' 16 mag-
gio l'ottimo Pr/o/o F Borghese romano,
con tripudio de'conciltadini. Canonizzò
s. Francesca romana e s. Carlo Borro-
meo. Con breve degli 8 maggio 1 6 1 o fe-
ce senatore il conte Gabriele Fa Iconio di-
stinto avvocato, ch'esercitò la carica fino
al 1616: divenne poi prelato, canonico
ROM 3 e
Valicano, e ponente di consulta, lascian-
do l'eredità alsodalizio della ss. Annun-
ziata. Sotto di lui Paolo V ordinò sostru-
zioni al palf^zzo senatorio. Ornò Roma di
quegli edifizi magnifici che ammiriamo,
nominati nella biografia, incominciando
dall'ingrandita basilica Vaticana: soleva
direchcnel fabbricare ricavava due van-
taggi, uno di rendere la città più augu-
sta, raltrodialimentaremolli operai, evi-
tando il. pregiudizievole vagabondaggio.
Nell'accresciulo Palazzo Quirinale eres-
se la sontuosa Cappella Paoliua^e come
Sisto V aumentò l'acqua potabile a*co-
modo^ della città, e con bellissime jPo/zfrt-
«epubbliche.il Situale romano corret-
to, per lui fu pubblicalo: in tutto bene-
fico, vigilò in modo singolare sull'abbon-
danza delle veltovaglie,facendo aprire for»
ni a suo conio, per punire e frenare gli
ingordi venditori di pane. Nel i6i6a'3
novembre elesse senatore il conte Gio.
Battista Fenzonio cVi Tjrisighella,che a'6
febbraio 1621 in sede vacante fu auto-
rizzato a decidere le cause cri minali,e con-
tinuò colla dignità sino al 1623 (a suo
tempo fu restaurala una parte interna
del palazzo senatorio): dipoi nel 1626
pubblicò la sua opera legale o illustrazio-
ne degli statuti di Roma intitolata: Ad-
nolationes ad Statata Z7rZ>/5.PaoloV, com-
plesso di virtù, modello de'Papi, pure il
suo lungo pontificato venne, come accad-
de ad altri, in noia ai romani, che vaghi
di novità ne bramavano la morte; ben
presto se ne pentirono, quando poterono
costituire de'confronti col successore, cui
irriverentemenle gridarono in faccia: Fi-
va Paolo F. Tulio è dello nella biogra-
fja.PlacidamenlespiròPaoloV,a'28 gen-
naio 1621, e nel 2.° giorno di conclave
fu creato Gregorio XF, già giudice di
Campidoglio e Ficegerente di Roma. Per
promuovere la cattolica religione, ebbe
la gloria d'istituire la Congregazione di
propaganda fidej e tra'sanli che cano-
nizzò ricorderò i ss. Filippo Neri e Igna-
zioLojola.GregorioXVa'i 5 giugno 1623
32 ROM
elesse senalore il conte Baldo Massei di
Camerino; indi morì agli 8 luglio.
A'6 agosto fu eletto Urbano FUI, ed
a' 1 7 pei- la giaii fiducia che £^,vea in detto
senalore, gli die ampja facoltà persona-
le di procedere contro i discoli e facino-
rosi, de'quali abbondavff la città, s'enza
osservare leformalitàgibdiziarie prescrit-
te dallo statuto di Roma, e nella slessa
guisa che facevasi nel tribunale del go-
•vernatore di Roma. Nel 1 625 celebrò il
1 ^°'Anno santo, che fu afflitto dalla pe-
ste; poscia riunì lo stato d' Urbino al do-
miflio diretto dalla romana chiesa. Nel
1629, forse per ragione di salute, termi-
nò il senatorato di Ma&sei, il quaje nella
cappella da lui edificata in patria, nella
collegiata di s. Venanzio, depose Io scet-
trod'avoriOjla spada, il cappello e le altre
insegne senatorie: in Pvoma sotto di lui fu
migliorata l'interna parte del palazzo se-
natorio, vi fu portata l'acqua al carcere
e all'orto. Nel marzo il Papa^li sostituì il
conte Giulio Cartari à' Owielo, che ri-
tenne la carica fino alla morte. Nella bio-
grafìa d'UrbanoVllI narro il barbaro at-
tentato contro di luijche costò la decapita-
zionea Cenlini,el'impiccaturaadue com-
plici,poi bruciati. Vacato il senatorato, per
35 giorni lofunseroi conservatori Jgosti'
noMaffei, Giacomo Benzoni, Ferdinan-
do Brandani; finché a'2i maggio i633
il Papa nominò senatore il conte Orazio
Albani à'IJvhwìO, che dopo avere riceva-
lo dalle pontificie mani nel Quirinale il
breve, si trasferì in Campidoglio a caval-
lo, entrò in Araceli a visitare il ss. Sagra-
niento, indi prese possesso nel palazzo se-
natorio: coltivò le amene lettere egli studi
legali, esercilò la dignità sino ah 645, e
fu avo di Clemente XI. Il Papa confermò
l'ordine militare della Concezione, e nei
i632 ne conferì il manto e la crope al-
rislitutoreCarlo 1 duca di Mantova. Nel
1.634 Uibano Vili ricevè il principe A-
lessandro Carlo fratello del re di Polonia,
in onore del quale,lra le altre cose,ilcardi-
nalAulouioBarberiui nipote dei Papa fece
ROM
rappresentare l'istoria di s. Alessio roma-
no,da musici eccellenti, e con scena mera-
\igliosa ideata da Remino. Nel 1637 ilPa-
pa impedì cheRoma fosse teatro di zuffe Ira
i Colonnesi e il cardinal de Medici, onde
aumentò la Milizia. Nel 1640 si voleva
avvelenare il Papa con V Ostia.Vex debiti
fatti da'F^me5/ duchi diPrtrmfif,sugli stati
di Castro eRonciglioncj\xìQ.om'\tìz{h\ò guer-
ja, nella quale in Roma si stette in qual-
che timore. Il Papa la fortificò, insieme
al Palazzo apostolico Quirinale; inoltre
cinse di Mura solide con baluardi l'alto
del Monte Gz^t/z/co/o, ampliando il recin-
to dèlia città, e fu l'ultimo suo ingrandi-
mento. Principe magnifico, Urbino Vili
riempì Roma di sue belle memorie che
descrivo e ricapitolo nella biografìa, mo-
rendo a'29 luglio i644> avendogli il se-
nato romano eretto una statua in Campi-
doglio. A' 1 6 settembre gli successe Inno-
cenzo X Pamphilj vomanOy con g^v un fe-
ste della città, e dimostrazioni nel suo pos-
sesso. A'7 gennaio i 645 creò senatoreiyfó-
fano Canipidoro di Faenza,che morto nel-
l'annoseguente,esercitarono l'officio i con-
servatori Camillo del Bufalo Cancellieri,
Lelio A Ilio f Urbano M illini, ed a' 1 8 gi u •
gno il Papa fece senatore Dino Sardini
di Lucca. Questi fluidi vivere nel mag-
gio 1647, onde subentrarono i conserva-
toi'i Vincenzo Rossi, Stefano Allio, Fran-
cesco Cecchini j e nel 24 luglio Innocenzo
X nominò senatore il conte Giovanni In-
g:/i/r^wiflorenlino,concedendoa lui e suc-
cessori la corona nell'arma gentilizia, l'or-
namento de'fìocchi neri alla testa de'ca-
valli della carrozza, col trattamento so-
lito usarsi dai Principi romani: esercilò
la carica sino al i655. Al dire di Novaes,
stabilì ancora Innocenzo X, clie i conser-
vatori di Roma nelle cappelle papali do-
vessero sedere nel 3.° gradino del trono
alla mano destra del Papa; e che nell'io -
cedere per Roma in forma pubblica, pro-
cedessero co'ca valli ornati come i Principi
romaui.Grato il senato romano per queste
prerogati ve,e pel palazzo che si può dire da
ROM
Ini erclto, oomechè proseguito e compilo,
incoiifroaqiiellocle*conservatorisulCam«
pidoglio,poiMuseo Capitolino, in esso gli
innalzò una statila di bronzo, con iscri-
zione che celebra l'abbellimenlo magni-
fico di Piazza Navoiia, la restaurata ba-
silica Lateranense^ ed il zelo ch'ebbe per
l'annona e pel pane a buon prezzo. Nella
biografìa del Papa feci menzione delle
gravi scissure insorte tra il cardinal d' E-
sle e l'ambasciatore di Spagna, in cui po-
teva essere alterata la quiete di Roma.
Avendo fatto spogli^reFarnese del duca-
to di Castro, quegli incominciò la guer-
ra, nella quale le Milizie pontificie spia-
narono la città di Castro, e le belle cam-
pane della cattedrale furono trasportate
in Roma, e date alla Chiesa di s. Eustachio ^
secondo il march. Melchiorrij il cui senti-
mento seguitai in quell'articolo; ma Can-
cellieri dice, che furono collocate tiella
Chiesa dìs. Agnese in piazza Navona^ ri-
fabbricata da InnocenzoX per la sua fami-
glia, di armonioso concerto e situate con
ingegnoso artificio sopra castello di legno.
Noterò che delle due campane credute di
Castro, ve n'era rimasta una sola, la quale
fu distrutta da'repubblicani del 1 849; che
i due orologi che furono posti neVampa-
nili laterali, in origine uno, oltre il mo-
strare! numeri nel giorno, gl'indicava coi
lumi e trasparenti anche la notte (altro
simile Orologio in Roma è quello del già
palazzo.delle Poste Pontificie); l'altro mo-
strava i movimenti de'pianeti,ed i giorni
della luna: di presente agisce un solo oro-
logio, simile ai comuni. Essendo per me
di peso le autorità del march. Melchiorri
e di Cancellieri, e vedendo i miei concit-
tadini divisi nelle due opinioni riguardo
alle campane di Castro, ne feci ricerche
al capitolo di s. Eustachio, ma non potei
essere appagato, a motivo che il loro an-
tichissimo e pregievple archivio soggiac-
que a incendio ed inondazioni. Allora ri-
corsi allo spedienle di pregare un eccle-
siastico ad ascendere il campanile di s.
Eustachio ed esaminarne le campane,
VOL. LIX.
ROM 33
donde risultò che Cancellieri avea ragio-
ne. Imperocché la campana maggiore ha
questa iscrizione : Beatae Mariae, et ss.
Marfyruni Enstachii et sociorum gloriae.
Simon Prosper de Prosperis de Nursìa
F. /^. Z>. i62i.La campana mezzana, de-
corata di molti e belli rilievi , ha questa
epigrafe: Opus Caroli A ntonii Furenelli.
Anno Dominii 7 1 2. La campana piccola
poi in origine è la più antica, come rile-
vasi dalla seguente iscrizione: Facta an-
no Domimi /^oZ. Tempore D. B. Cossae
Dyaconi card. s. Eustachis eia capitu-
lo renovata anno Juhilaei i'j25. IVote-
rò che questo cardinal Baldassare Cossa
fu poi Gioi^anni XXIII. ì!ie\i65o Inno '
cenzo X (Telebrò il i4'*' Anno santo con
gran fervore; ed anche si prestò assai la
cognata famosa d. Olimpia, che l'influen-
zava nel governo con tristi conseguenze
e amare critiche. Giusto e severo, fece de-
capitare il prelato Mascabruni suo favo-
rito soi-todatario, per falsificazione ól Re-
scritti j riguardanti in' Dataria. Mori a'7
gennaio 1 655, e dopo 3 mesi fu eletto ^-
lessandro VII^ che nella pompa del pos-
sesso vietò il dispendio degli archi trion-
fali. Ricordando il detto di Giovenale, che
il popoloromanogiàdominatoredel mon-
do, allora due sole cose desiderava, p^fwe
e feste ^ subito nella scarsezza del frumen-
to fece calare il prezzo del pane, colle di-
irerse energiche provvidenze che prese.
A'2 luglio nominò senatore Fausto Gal-
lazzi di Montebono in Sabina, che durò
sino al 1 659, morendo a' 1 5 marzo, onde
per circa 45 giorni supplirono i conser-
vatori Paolo Maccarani, Giacomo Al'
herini^Mario Ginetti. Avendo il Papa con-
tribuito alla conversione della celebre Cri-
stina regina di Svezia ^ dopo averla falla
trattare splendidamente per lo stato ec-
clesiastico a spese della camera apostoli-
ca, le fece fare V Ingresso solenne in Ro-
mane per un tempo l'ospitò nel Palazzo
apostolico Vaticano. In detta pompa il
senatore Galluzzi, con mg.' Bonelli go-
vernatore di Roma, andò a incontrare la
3
34 ROM
regina a Ponte Molle; prccedulo egli dal-
la compagnia àe Cavallt-gglerìy e da nn
Paggioj cavalcava una chinea, col basto-
ne e il cappello senatorio, assistito da 80
alabardieri di su^guardia con casacche
rosse, oltre buon numero di palafrenie-
ri, e seguito dagli officiali del tribunale.
Con quest'ordine il senatore erasi porta-
to a pie della cordonata di Campidoglio,
ove si unì coi conservatori, priore de'ca-
porioni, Fedeli di Campidoglio^ e molli
cavalieri romani che bramarono cor leg-
giariB il magistrato di Roma. Il benigno
Alessandro VII portò rimedio al vestire
poco decente delle romane, e vegliò assai
sul buon costume di tutti. Fatalissimo fu
per Roma il i656, come con tlifFusione
narrai a Pestilenze, per quella che in
crudeli nella città; ed avi*ebbefaltamag
giore strage se il Papa non avesse posto
in opera ogni mezzo per impedirne la prò
pagazione. Grato il senato e popolo ro
mant),lo pregò a consentire che si effe t
tuasse il decreto per erigergli una statua
in Campidoglio, derogando a quello coii
Irario d'innalzar statue ai Papi viventi
come aveano fattoUibano Vili e Inno
cenzo X. Ma Alessandro VII ringraziò
lutti per l'amorevole pensiero, e soggiun
se non bramar da essi altro simulacro
che conservassero ne'loro cuori tali sen
timenti. Tultavolta, dice Novaes, gli fu e
retta una statua di bronzo in Campido
glio, con iscrizione che riporta Okloino
flt. RR. Pont. t. 4} p- 72 I . Sebbene pie
no di fiducia nel diligenteNovaes, anche
come istruitissimo delle cose di Alessan
dro VII, non trovando tale statua ram
mentala ne'descrittori del Campidoglio
in questo mi recai e non la rinvenni. Esi
$♦« soltanto nel coitile del Museo Capito
lino una lapide, che ricorda labeneme
renza e moderazione del Pontefice. Gravi
amarezze soffrì il Papa pei tumalti acca
duti in Roma tra \e Milizie e Varnhasóat-
love dì Francia Crecqui, narrale in tali ar
ticoli e nella biografia. In questa indicai
le magnificenze da lui aggiunte a Roma, e
ROM
falle a\V Università romana, le quali de-
scrissi ai relativi articoli. Nel 1 65^ a' i o lu •
glio destinò senatore Giustino Gentile da
Salisano in diocesi dell'abbazia di Farfa,
ch'esercitò la carica sino al termine di sua
vita, che fu il marzoì 662, sepolto come
altri senatori, nella chiesa di s. Maria d'
Araceli. Giusta il solito subentrarono i
conservatori Francesco Capizucchi, A-
chille Maffei, Urbano Rocci. Alessandro
VII nello stesso anno fece senatore avita
il marchese Gzm//o Cesare NegrellidìFev-
rara, di cui fu ambasciatore presso i| Pa-
pa, per le questioni coi bolognesi, che vo-
levano dare al Reno foce nel Po: riuscì
tanto accetto ai Papi calla corte che fu
stimalo finché visse. I F/Wc/z/ restituiro-
no e donarono alla s. Sede il principato
dì Masserano fCo\ marchesato diCreva-
cour, nel Piemonte. Alessandro VII mo-
rì a'22 giugno 1667: prolesse rlellerati
e gli artisti; pure le sue virtù non furo-
no abbastanza apprezzate dai romani, per
r ingrandimento di sua famiglia Chigi,
della quale tratto anche a Riccia. Vacò
la s. Sede 28'giorni, indi degnamente la
occupò Clemente //Y,già governatore di
Roma. Cominciò il suo governo con sgra-
vare i sùdditi dai dazi, massime quello
del macinalo,con restituire il denarosbor-
sato da chi ne avea l'appalto, ma col de-
naro che avea perciò cumulato Alessan-
dro VII, onde in suo nome pubblicò il
benefizio. Abolì il Governatore c]\ Borgo
istituito da Giulio III, riunendone la giu-
risdizione al governatore di Roma, Diede
commissione al senatore di presiedere al
compimento della Chiesa di s. Maria in
Campitelliy eretta da Alessandro VII do-
po la peste per volo. Abbellì il Ponte s.
/éngelocon belle statue, e vietò che vi fos-
sero scolpite lesuearmi;ciò cheequamen-
te fece eseguire il successore, quando le
fece collocare nel luogo in cui sono. Morì
compianto a'9 dicembre 1669. Con gran-
de contentezza de'romani, fu eletto a'29
aprile 1 670 Clemente X Altieri romano,
d'anni 80. Terminò i restauri della ba-
ROM
sìlica Liberiana, v'innalzò un monumen-
lo al predecessore, e in parte continuò gli
abbellimenti della piazza Vaticana, nella
cui basilica ornò la cappella del ss. Sa-
gra mento. Cooperò all'erezione dell'ospi-
zio de'convertendi, e compì la fabbrica
del magnifico Palazzo Altieri, già inco-
minciato prima di sua esaltazione. Con
chirografo del 1 674 ordinò il Papa al se-
natore Negrelli, a rappresentanza del col-
legio deJYotan Capitolini, di dare ampia
facoltà ad esso, con semplice ordine del
decano o depositario, d'esigere da qual-
sivoglia persona posseditrice di detti of-
fici la rata degli annui scudi 4oocheil
collegio dovea somministrare per le ripa-
razioni del palazzo de'conservatori, infor-
za dell'ordinato da Paolo V, con cui furo-
no dichiarati non più vacabili i notariali
Capitolini.Del protonotariato Capitolino,
che si esercitava fino al 1 847 a vantaggio
del senatore, feci cenno a Protonotari.
Nel 1675 celebrò Clemente X il i5° An-
no santo, con molte conversioni; e morì
a* 1 5 luglio 1 676. Quindi a'20 settembre
fu sollevato al pontificalo il ven. Inno*
cenzo XI Odescalchi, che tenne partico-
lare cura de'costumi della nobiltà roma-
na , correggendo con l'esilio i dissoluti.
Quando i baroni non pagavano i debili,
li faceva soddisfare dal segretario di sta-
to, il quale poi trovava il modo di farsi
reintegrare. Sostenne la dififerenza delle
Regalie, che pretendeva Francia j e dife-
se vigorosamente l'abolizione delle Fran-
chigie ne'palazzi di Roma, per cui insor-
se aspra questione con 1' ambasciatore
francese Lavardino, e intimò l'interdetto
alla chiesa di s. Luigi de'francesi.Fu as-
sai virtuoso e caritatevole co'poveri, tut-
to polendosi vedere nella biografìa. Per
morte del suddetto senatore,avvenuta dal
26 febbraio 1689, esercitarono l'autori-
tà i conservatori F/aw/Vzzo Fichi, Maria'
no F'ec chiarelli, Antonio Cerri j indi do-
po un trimestre Vincenzo Colonna, Pie-
tro Millini, Carlo d'Aste, quindi Marc
Antonio Crassi, Giuseppe BoccapadtUi,
ROM 35
Ciò. Battista Mulini GottifrcdiAaìem-
pò di questi ultimi Innocenzo Xl rese la
sua anima a Dio a* 12 agosto 1689; ed
a'6 ottobre gli succe^sie A lessandro F'III
Ottobonij di 79 anni, che si mostrò mol-
to propenso a'suoi parenti e concittadini
veneti. Minacciando la peste lo stato, prò
curò che non vi penetrasse, ed accorse a
provvedere efficacemente la deplorabile
carestia che angustiava R.oma,fecedistri-
buire a'poveri una gran quantità di gra-
no, e sgravò i romani nella macinatura
di esso d'un paolo a rubbio. Purgò la cor-
te e la città da molli abusi e vizi, veglian-
do sul decoro di esse. Essendo conserva-
tori Gio.BaltistaFonseca, Francesco M*
PetronijGiovanni Cenci, Alessandro VI 1 1
cessò di vivere il i." febbraio 1691. Solo
a' 1 2 luglio venne creato Innocenzo XII y
che a'27 creò senatore il marchese Ow^t
vio Riario originario di Savona, il quale
esercitò la carica fino alla sua morte ac-
caduta nel 171 f • Subito il Papa con bol-
la soppresse il Nepotismo , ossia la troppa
autorità e gli eccessivi vantaggi ecariche,
che iPapi conferivano ai parenti; come
ancora quasi tutti gli offizi venali o va-
cabili. Le sue mirabili beneficenze co'po-
veri, i suoi edifizi eretti in Roma, li ri-
portai alla biografia. Rimosse i giudici
particolari, e dimostrò la sua paterna ge-
nerosità neir inondazione, terremoto ed
epidemia che flagellarono Roma e le vi-
cine campagne. Benignamente accolse in
Roma Maria Casi mira regina di Polonia,
e creò cardinale Grange suo padre. In-
nocenzo XII nel 1700 incominciò la ce-
lebrazione del i6.° Anno santo, e morì
pieno di meriti a'27 settembre. Nella ^"^
giustizia non ebbe riguardi: fece mettere
in Castel s. Angelo un duca, che avea mi-
nacciato lo zio prelato; esiliò un cavalie-
re a fronte della protezione dello zio car-
dinale, e fece castigare alcune dame per
avere fatto giuochi d'azzardo proibiti.
Clemente XI a' i3 novembre fu sublima-
to al triregno, che proseguì e compì l'an-
no santo. Pel sollievo de'poveri e bene-
36 ROM
ficio di Roma isliluì la congregazione del
Sollievo, per la quale deputò alcuni car-
dinali, prelati e cavalieri,' a'quaii racco-
mandò eli provvedere Roma e lo stato ec-
clesiastico d'opportuna abbondanza in o-
gni genere di vettovaglie, e di soprinten-
dere all'economia e buon governo della
città e della camera capitolina. Dichiarò
che avrebbe protetto la pittura, la scul-
tura, l'architettura che gii sembravano
trascurate; perciò istituì in Campidoglio
l'accademia di tali arti con fondo di looo
scudi. E perchè le statue, i marmi anti-
chi e ìe medaglie fossero più mantenute
in Roma e nello stato, rinnovò le proibi-
zioni de' predecessori, che tali antichità
non potessero mandarsi all'estero senza
pontificia licenza. Altrettanto dispose per
le pitture, musaici, codici antichi e iscri-
zioni; più, che se tali cose fossero trovate
uegli scavi, non si potessero levare prima
del permesso e visita del commissario a
ciò deputato. Cominciòquindi a premiare
le persone di merito nelle arti e nel le scien-
ze. Per la guerra della successione di Spa-
gna,vari luoghi dellostato patirono il pas-
saggio e l'occupazione di truppe, e si dò-
Vette far mostra delle 7?f/7/z/e papali, do-
vendoli Papa sostenere gravi vertenze coi
belligeranti. La Campagna fu desolata da-
gli assassini, che spogliavano i passeggieri;
Roma nel 1 708 fu inondata rovinosamen-
te dal Tevere, espaventata dal terremoto
in modo, che il Papa attribuendo la co-
mune salvezza al patrocinio della Puri-
ficazione della B. Vergine, ordinò checon
voto si osservasse per un secolo la sua vi-
gilia, e di cantare il Te Deiini nella cap-
pella papale, il quale voto da Pio VII fu
poi perpetuato. Del voto di Clemente XI
se ne fece memoria in Campidoglio, con
relativa lapide in marmo. Nel 1709 do-
vea venire in Roma Federico IV re di Da-
nimarca, per cui si fecero delle consulte
sul modo di riceverlo, di che parlerò a
Udienza, dicendo del modo come i Papi
riceverono i sovrani e principi acattolici.
Essendo morto neli 7 1 1 il senatore Ria-
ROM
rio, ne esaurirono la rappresentanza i con-
servatori Liizio Sabelliy Prospero della
Molara, Prospero Nunez; indi Clemente
XI gli sostituì con breve de*28 ottobre,
Mario Frangipane signore di Tarcentoe
Perpetuo nel Friuli, marchese di Nemi:
prese possesso a'24 gennaio 17 12, seb-
bene fosse morto d. Orazio Albani fra-
tello del Papa, così volendo la virtù di
questi. Ne descrissi la cavalcata e tutta la
pompa nel vol.X, p. 3 i2eseg. Amò gran-
demente gli uomini dotti,essendo egli stes-
so erudito. Questo senatore Frangipane,
uniformandosi alla pontificia costituzio-
ne, sulla qualità delle persone che debbo-
no ne' tribunali patrocinare le cause, e-
manò una notificazione, colla quale or-
dinò, che nella curia di Campidoglio non
sarà lecito attitare e patrocinare cause, se
non dai procuratori approvati dal tribu-
nale della rota e dai capi de'lribuuali ove
intendono agire e difendere le cause, e
perciò anche approvati da lui pel suo
tribunale senatorio, di cui tratto a Sena-
to ROMANO. Qui riferirò, che in occasione
del carnevale i 7 1 7a'3o gennaio dal mar-
chese del Bufalo i.° conservatore fu pro-
mossa la pretensione, di voler sedere del
pari i conservatori e priore de'caporioni,
col senatore nelle stanze del Palazzo di
s. MarcOt ove essi si portano a vedere col
governatore di Roma dalla loggia la vin-
cita e presa de'barberi corridori; di che
e dellapompa colla quale incedono in tale
tempo, trattai a Carnevale di Roma. Il
senatore fece togliere le sedie de'4 magi-
strati e portarne altre alla sua inferiore: il
fiscale generale di Campidoglio protestò
contro il senatore, riferì tutto al Papa,
il quale disse che si osservasse il consueto,
salve le ragioni de'ricorrenti conservato-
ri e priore, e che poi si sarebbe deciso.
Nel carnevale del 1733 risorse la preten-
sione de'nominali contro il senatore, per
aver le sedie eguali alla sua ed a quella
del Governatore diRoma,\BiOndeC\emtti-
te XII per dar fine alla controversia de-
putò 3 cardinali romaui a deciderla, e la
ROM
imposto al conservatori e priore de'capo-
rioni di quietarsi e abbandonare siflalta
esigenza.Nel 1714^! '"eco in Roma la gran-
duchessa vedova diToscana, V ioIanteBea-
trice di Baviera, colla quale Clemente XI
gi*aziosamente si querelò, per non avere
accettato quanto avea disposto nel suo
Tiaggìo a Loreto. Rinnovò con bolla del
17 1 4 la congregazione dell'annona e gra-
scia, ordinando ai prelati e cavalieri in
essa deputati all'agricoltura, che sommi-
nistrassero agli agricoltori in imprestilo
100,000 scudi con frutto del 2 per 100,
e la tratta della 5/ parte del frumento
che avessero raccolto nel 1 7 1 5, senza pa-
gare all'erario i soliti 5 paoli per rubbio.
Rinnovò le costituzioni di Alessandro VII
e Innocenzo XII, contro le grandi e su-
perflue spese che si facevano nelle vela-
zioni e professioni delle /?e//g'/o5ej Contra-
rie allo spirito della perfezione religiosa,
ed eccessi va ostentazione de'parenti.IlPa -
pa contribuì al matrimonio di M." Cle-
mentina Sobieski di Poloniajcon Giaco-
mo III ve calloVico d'Inghilterra, \\ rice-
vette in Roma e mantenne decorosamen-
te; altrettanto facendo i suoi successori,
che loro usarono i riguardi come avessero
regnalo: tutto in dettaglio riportai nel
voi. XXXV, p. 99 e seg., essendo Roma
papale sempre stata magnificamente o-
spitale coi sovrani detronizzati. Nel 1 7 16
venne in Roma l'elettore di Baviera in
incognito sotto il nome di conte di Traus-
nitz, per le funzioni della settimana san-
ta. Indi nel 17 17 si recò pure in Roma
il figlio primogenito dello czar Pietro I
di Russia^ evi si trattenne in istretto in-
cognito :. Clemente XI lo fece servire da
uno de' suoi nipoti Albani. Serpeggian-
do intorno a Roma la pestilenza , col-
le sue precauzioni il Papa impedì che vi
penetrasse. Nella sua biografìa e in tan-
ti articoli narrai quanto Clemente XI fu
generoso di limosine co' romani. bisogno-
si; che moltiplicò gl'istituti di beneficenza
pubblica; quanti oriiamenti aggiunse alla
città, e della celebre Prigione pur da lui
ROM 37
edificala, che servì di modello alle altre,
e forma l'ammirazione del moderno si-
stema penitenziario. Questo glorioso Pon-
tefice andòa ricevere il premio di sue sante
azioni a* 19 marzo 1721.
Tanta perdita fu compensala con un
Papa romano, agli8 maggio in Innocenzo
XIII Conlij con giubilo di tutta Roma,
dimostrato anche nel suo possesso. Im-
mediatamente fece prendere un pane da
tutti i forni, per esaminarne la qualità e
il peso, affinchè il pubblico non fosse de-
fraudato; deputando una congregazione
di cardinali e prelati, per mantenere l'ab-
bondanza nella città, minorare il prezzo
del frumento e regolale quello de'com-
mestibili. Principe grave e maestoso, vide
presto il suo fine a'7 marzo 1 724. ^\'\ suc-
cesse a' 29 maggio il piissimo Benedetto
XIII Orsini de' duchi di Gravina ove
nacque, ilquale volle vivere con semplici-
tà; quindi visitava gl'infermi negli ospe-
dali, e nelle case se moribondi , discen-
dendo dalla carrozza se pregato a dare la
Benedizione pontificia, ed anche per cre-
simare persone di bassa condizione. Di-
minuì le gabelle alla carne, al macinato,
all'uva che s'introduce in Roma, abolì la
gabella sul carbone, e restituì la franchi-
gia ai padri di 1 2 figli, sul dazio del vino.
Quanto fece per V Annona e Grascia, co-
me per V J gricoltufa, lo dichiarai a tali
articoli. Nel 1725 celebrò con molta edi-
ficazione il 17.° Anno santo. Si portò a
consagrare la chiesa di Vignanello nella
delegazione di Viterbo ^ ed in questa città
a consagrare in arcivescovo Clemente Au-
gusto M.' di Baviera, il quale erasi di-
spensato dal venire in Roma, per evitare
il ceremoniale. Ritenendo la sua chiesa
arcivescovile di Benevento (ad esempio
di altri Papi che conservarono il Vesco-
vato che aveano allorché furono esaltati
a quello diRoma), dichiarando come Cle-
mente Vili, che intendeva che in Roma
restasse la curia, ed ivi doversi fare l'ele-
zione del Papa in caso di sua morte, parti
per Benevento a'24 marzo i727,vice-
38 ROM
lebrò le funzioni della settimana santa,
e rientrò in Roma festeggialo a'29 mag-
gio. Ritornò in Benevento per celebrar-
vi nel 1729 il concilio diocesano e le
funzioni della settimana santa, uscendo
da Roma ai 28 marzo e ritornandovi ai
IO giugno. Soleva ritirarsi nel convento
del suo ordine àe* Predicatori, sul Mon-
te Marioy ed ivi vestiva il suo antico e di-
letto abito religioso. Abusarono di sua
bontà i beneventani suoi famigliari, e di-
versi suoi ministri, precipuamente il fa-
vorito cardinal Coscia segretario deWe-
morialij il perchè a dismisura si aumen-
tarono gli aggravi della camera aposto-
lica, oltre i debiti che sotto il predeces-
Siìve ascendevano a 5o milioni di scudi
(e nel i.ySS nel pontificato dell'ottimo
successore erano arri vati a 67 milioni, co-
me riporta Novaes, Storia di BenedeUo
A///, n.°io4). Quanto ascendeva in que-
sto tempo l'introito e l'esito dello slato
pontificio, lo dissi nella biografia (in que«
sta e seguenti epoche, l'autore diligente
del Testamento politico, ass^QV\$c.echQ l'en
Irata ascendeva a circa due milioni e 700
mila scudi l'anno, che non s'incassava in*
tieramente,eilc?e/?a7circaannui 120,000
scudi). Il buon Papa morìa'21 febbraio
1 780, lasciandoci la memoria dell' O^yoe-
dale di s. Gallicano, per le malattie cu-
tanee. A' 1 2 luglio sali al papato l'egregio
Clemente XII Corsini fiorentino, d'an-
ni 79, che essendo quasi cieco, non potè
celebrare le Cappelle pontificie^ tranne
qualche rara assistenza e benedizione, e
si affidò nierilamente al nipote Neri M.*
Corsini^ che fece prelato e pubblicò pel
i. nel dicembre cardinale, il quale go-
vernò saggiamente,ad onta d'unoscabro-
so pontificato. Confermò l'abolizione del-
l' appalto del sapone , che introdotto in
tempo dell'antecessore, a veano tolto i car-
dinali in sede vacante; diminuì il prezzo
dell'olio, e prescrisse ai presidi dell'anno-
na e grascia d'invigilare che sempre vi fos -
se abbondanza in Roma, e di castigare le
frodi e gl'inganni de* venditori di com-
ROM
meslibili. Non lasciò impuniti il cardinal
Coscia e altri ministri venali, che tanto
a veano abusato della confidenza, prgbità
e innocenza di costumi di Benedetto XIH,
e con processi punì e fece restituire quan-
to potè ricuperare, di che, oltre gl'iudioati
articoli, ho parlato in tanti luoghi, come
ne* voi. X, p. 20, XLVI, p. i3o. D'ordi-
ne de'cardinali camerlengo e vicario fece
pubblicare utilissime prammatiche perin-
frenare il vano e dannosissimo lusso; ma
disgraziatamente ebbero corta durala.
Nel 1733 passando per Roma il viceré di
Napoli Visconti, il Papa Io tenne seco a
Pranzo e gli fece donativi. Nel medesimo
annoClemente Xll benignamente ricevè
Mulei nipote del re di Marocco; si con-
vertì, gli assegnò una pensione, e fti se-
polto in s. Andrea delle Fratte: si ponno
vedere i voi. XLIII, p. 108, e XLV, p.
1 76. Nel suo poiìlificato morendo in Ro-
ma M." Clementina regina cattolica d'In-
ghilterra, Clemente XII le fece celebrare
que'funerali che ricordai nel voi. XXXV,
p.ioo eioi. Neli734 a'6 maggio si at-
taccò il fuoco ad un castello di legna sulla
ripa del Tevere, vicino alla Porta del Po-
polo e incontro la piazza dell* Oca. Per
la sua veemenza accresciuta da furioso
vento, in 12 ore restò consunta la legna-
ra ivi esistente^ con circa 60 case, ed il Pa-
pa sovvenne con denaro 4>ooo persone
che in quella fatale disgrazia restarono
senza abitazione. I danni sarebbero sta-
ti maggiori, se a colpi di cannone non si
fossero atterrate diverse case per inter-
rompere la comunicazione colle altre. Nel
medesimo luogo fece poi fabbricare un
grandioso circondario di muro, dentro
il quale si dovesse conservare la provvi-
sione delle legna. Nella sua biografia, e
a Immunita narrai i tumulti accaduti in
Roma per l'abuso che i diplomatici fa-
cevano delle franchigie, e quauto operò
Clemente XII. Mancato a'viventi a'6 feb-
braio 1787 il senatore Frangipani, en-
trarono ad esercitare il senatorato i con-
servatori Emilio Massimi^Marc Antonio
ROM
Crassi, Gio. Ballista Sacchetti j indi ilPa-
pa con breve nominò senatore il baione
Nicolo Bielcke svedese,che avea abiurato
l'eresia kileiana nelle mani del Papa nel
I 735, il quale l'aveva fatto cameriere di
spada e cappa, e della cui prosapia Brigi-
da fu regina di Svèzia, come moglie di
Carlo Vili. Con pubblica cavalcata fece
il suo solenne ingresso in Roma a'5mag-
gio> di cui si ha la Relazione stampata ,
come di altri senatori, avendo già pre-
stato al cardinal camerlengo il giuramen-
to di fedeltà, come ai conservatori. Di que-
sto senatore abbiamo ancora, Memorie
storiche della vita di Nicolò Bielcke se-
natore di Roma ^ ivi 1769, colla cronolo-
gia de'senatori, le quali furono riprodot-
te in Venezia nel i 770, col nome del p.
Francesco delfb ss. Trinità della reden-
zione degli schiavi. Racconta Novaesche
contro di esso insorsero alcune contro-
versie pel ceremoniale, rapporto a'prin-
cipi romfini ed agli ambasciatori; ma il
Papa le sopì con bolla pubblicata nello
stesso mese di maggio, prescrivendo che
nell'avvenire il senatore di Roma sia re-
putalo nipote del Papa regnante (di che
a PARE?rTE),abbia l'uso della Campanella
(il quale godono da antichissimo tempo
anche i conservatori),del Baldacchino (à\
cui pure e meglio a Ombrellino, insegna
principesca, che egualmente gode), ed as-
segnò 6000 scudi annui di appannaggio,
come avea ordinato Innocenzo XIII. Nel
I 738 a'24 maggio il Papa mandò ai con-
fini dello stato mg."" Chigi col carattere
di nunzio straordinario, per accompagna-
re M.* Amalia di Sassonia, figlia di Au-
gusto III redi Polonia, fino ai confini di
Napoli, di cui andava ad essere regina,co-
me sposa di re Carlo Borbone, la quale
prima di arrivare a Ferrara avea trovato
il cardinal Mosca legato, a ciò destinato
nel concistoro de'21 maggio, il quale in
nome di Clemente XII la ricevè col do-
vuto onore, le presentò V apostolica be-
nedizione e molti doni. La regina fu ser-
vita per tutto lo stato dal marchese Pa»
R O M 39
trizio Patrizi generale delle Po^te Ponti-
fìcie j(\\jid\ commissario pontificio. A Vel-
létri il cardinal Neri rinnavò'gli ossequi
dello zio, e le raccomandò gli affari pen-
denti colla s. Sede. Grata la regina a tan-
te dimostrazioni, non potendo recarsi in
Roma, mandò a ringraziare riverente-
mente il Papa per l'Orsini duca di Gra-
vina. Clemente XII fu generoso co'lette-
rati e co"* romani, con magnificenza ag-
giunse edifizi e abbellimenti a Roma, di-
chiarati nella biografia e in molti artico-
li, e principalmente nella basilica Late-
ranense,nel palazzo Quiriuale,nel museo
Capitolino di Campidoglio, ove fabbricò
un edifizio pei ragricoltura,nella fontana
di Trevi, e altri illustratidal forlivese Gio.
Battista Gaddi: Roma nobilitata nelle sue
fabbriche da Clemente XI I^^oma i ^36.
Morto questo Papa a' 6 febbraio 1740»
decorò il trono pontificale il dotto ed eru-
ditissimo Benedetto XlP^a 1 7 agosto, che
immediatamente riformò le molte spese
che si fecero ne'precedeoti pontificati, on -
de l'erario era in condizione deplorabile,
e l'annuo ^é^c/i! som ma va a 200,000 scu-
di. Principe illuminato, procurò di rifor-
mare l'esuberante lusso della nobiltà ro-
mana che minava la loro esistenza; ma
i savi progetti fatti per rimediarvi radi-
calmente dai nobili Patrizi,Theodoli,Cre-
scenzi e Petroui, ebbeio la disgrazia di
essere fra loro opposti, e di aver trovalo
i (lisordini troppo inveterati. Soppresse
diverse imposizioni, e per sopperire ai bi-
sogni del tesoro pontificio introdusse nel
1 74 1 la carta bollata, già risoluta dal pre-
decessore,a bai. 2 il foglio quella pei con-
tralti e scritture da esibirsi in giudizio;
e di bai. io per le patenti de'luoghi dei
mopti, dandone l'appalto per annuiscudi
6o,ooo;ma abusandone i ministri came-
rali,soppresse il bollo,e sostituì un'equiva-
lente imposta ripartita sulle comuni del-
lo stato: Roma fu tassata per 24,000 scu-
di sui luoghi de'monti. Rimproverò acre-
mente colorò che volevano impedirea'po-
veri la raccolta delle spighe di grano ri-
4o R O M
maste dopo la mietitura, ciò che nella s.
Scrittura era permesso, e con due bolle
ingiunse la pena di scudi 3oa chi con ab-
bominevole durezza non avesse permesso
ia spigolatura. Per accrescere il culto ai
ss. Pitlro e Paolo , cui Roma è debitrice
delle maggiori grazie, ne ordinò il solen-
ne otiavario, e come principali protettori
della città, obbligò il senato romano a vi-
sitare con tutta la curia capitolina nelTul*
timo giorno le ss. Teste, una delle chia-
vi delle quali è presso i conservatori. Nel
1744^" a visitare il Papa nel giardino del
Palazzo Quirinale il re di Napoli Car-
lo di Borbone, il quale nella notte del
3 novembre dormi nella villa Patrizi. Il
Papa gli fece presentare ricchi doni e im-
bandire un pranzo nel palazzo Vatica-
no. Nel 1 746 prescrisse l'ordine e il nu-
mero delle Famiglie nobili di Roma, sta •
bilendo ai conservatori il modo di am-
mettere le altre. In quest'anno si ravvivò
nuovamente la controversia tra m^.'' go-
vernatore di Roma, il senatore ed i con-
servatori,! quali ultimi non volevano per-
mettere che quelli in occasione di assistere
al Corso nel carnevale avessero sedie di-
stinte dalle loro. Furono deputai! 5 car-
dinali ad esaminare questa vertenza , ai
quali il governatore e il senatore dimo-
strarono il possesso immemorabile di det-
ta preminenza; ed il senatore fece rimar-
care il gran distintivo della sedia in mar-
mo a guisa di trono, che godeva «no da
Gregorio XIII che avea formato l'ultimo
statuto di Roma, esistente nel salone del
palazzo senatorio, la quale in ogni trime-
stre in cui il senatore dava il possesso ai
nuòvi conservatori era guarnita e decora-
ta di damaschi cremisi e oro, anche nelle
due colonne laterali, con fregi di vel[,uto
cremisi bordati d'oro a 3 ordini nel fron-
tespizio superiore della sedia e suo cusci-
no, e con tappeto suppedaneo che cuo-
priva gli scalini per cui si ascendeva alla
sedia. Per tale possesso i conservatori se*
devano «elle due parti laterali alla sedia
stnatoria, sopra due seditori di marmo,
ROM
coperte da due portiere di velluto violet-
to senza ornamento, con cuscini e senza
suppedanei.La questione fu risoluta con-
tro i conservatori. Per la celebrazione del
18.° Jnno santo 1750, Benedetto XIV
ad esempio de'predecessori invitò i car-
dinali a riparare e abbellire le loro chie-
se, ciò ch'egli medesimo fece con.niolte,
e notate nella biografia e luoghi rispet-
tivi, insieme a quanto altro eseguì a co-
modo e decoro di Roma. Procurò la san-
tificazione del popolo romano con pub-
bliche ^fissioni, essendo conveniente che
esso dasse 'edificazione ai forestieri, mas-
sime in l^le tempo, salutare; deputando
un giudice per le dilTercnze che poneva-
no nascere tra'forestieri e i romani nelle
cose civili, ed' una congregazione di car-
dinali per le criminali. ]^l sopprimere
Innocenzo XII tutti i tribunali de'giudici
particolari di Roma. aveva lascialo à'con-
servatori di Roma il diritto di costituire
un prelato della curia romana per giu-
dice privalo della qpmera capitolina, ac-
ciò giudicasse le cause in cui tal camera
avesse diritto, come si praticava sino da
Paolo II. Per la riforma poi da Benedetto
XIV fatta nei Tribunali di Roma, naio
dubbio se ai conservatori era restata sif-
fatta ai^torilà. Benedetto XIV colla bolla
Sincerae fldei, degli 1 1 dicembre i749>
BulL magn. t. 17, p. 285, dichiarò che
il tribunale de'conservatori di Roma non
era compreso nella soppressione da se fat-
ta di altri Iribunali, che anzi lo confer-
mò cogli antichi diritti e privilegi, volen-
do che il giudice della camera capitolina
fosse reputato giudice ordinario, dalle cui
sentenze non si potesse appellare. Il giu-
bileo riuscì ottimamente; solo insorse
quella differenza che riportai a Birri jCÌie
non si volevano dai sostenitori delle fran-
chigie. Nel Campidoglio il Papa istituì
un'accademia di pittori e scultori delta
del nudo, e collocò in essa una bella gal-
leria di quadri, poi riuinta a quella di s.
Luca. Nel 1751 si recò in Roma il prin-
cipe di Due Ponti, a cui il Papa nel 1 .**
R O INI
giorno di quaresima conferì la cresima,
V regalò il corpo di santa Giulia di nome
proprio, trovato nel cimiteriodi Rignano.
xMorì il gran Pontefice Benedetto XIV ai
3 niaggiorySS, e gli successe l'eccellente
Clemenle XIII Rezzonico a'6 luglio. In-
festando gli assassini le proviiiciedi ■Ma-
rittima e -Campagna, fino alle vicinanze
di Roma, rinnovo il Papa le prescrizioni
severe di Sisto V. Curò l'abbondanza di-
Roma e nello stato, particolarmente nella
carestia del i764ye fece moltissimo pei
Poveri e per V Annona , e cpianto altro
riportai nella biografia, descrivendo que-
sto penoso pontificato, in cui la religione
s'incominciò a perseguitare in n)olti stali,
anche perabbattere l'autorità della s. Se-
de. Mentre il Papà era in Castel Gandol-
fo, il senatore Bielcke ammalò gravemen-
le, onde si mandò a prendere l'apostoli^
rti benedizione che Clemenle XI 11 com-
jiartì paternamente. Essendo morto il se-
natore Bielcke aii 2 giugi» i 765, il suo
corpo fu esposto nel palazzo senatorio da
lui abitato: indi a' 16 presero le redini
della carica i conservatori Domenico Bas-
ii, Giuseppe Nunez de Tolis, Benedetto
Orsini. Poàcia Clemente XIII con breve
del i.° luglio creò senatore il proprio ni-
pote Abbondio Rezzonico patrizio vene-
Io: Vitale loda la di lui vigilanza per l'e-
salta amministrazione della giustizia nel
suo tribunale senatorio, e pei genio col
quale incoraggi e pio lesse le scienze e le
belle arti. Dopo aver preso il possesso
privato, pigliò quello pubblico che de-
scrive Vitale, rilevando che in questa fun-
zione s' Introdusse 1' uso che i cardinali
niandavano due gentiluomini a cavallo
col palafreniere portando il cappello pon-
tificale cardinalizio, cavalcando secondo
i^ Consuelo sopra mula bardala di fini-
menti e gualdrappa rossa, al palazzo apo-
stolico, da dove il senatore iu cavalcata
ài recava in Campidoglio pel solenne pos-
i^esso. Ad elletlo che il senatore potesse
COSÌ decoro esercitare la dignità, avuto ri-
guardo alle spese maggiori che nc'tcmpi
ROM 41
correnti dovevansi fare, per ragione del
lusso superiore a quello de' t^empi passati,
Clemenle XIII col moto-proprio che ri-
porta Vitale, ordinò che dalla camera
capitolina si dovessero pagare scudi 70
mensili al senatore, e allretlanto a' suc-
cessori, oltre il solito onorario. Da que-
slodocumentosi rileva,cheClemenleXl[
avea prorogalo la durata del magistrato
de'3 conservatori e priore de' caporioni
da tre a sei mesi, come nell'avere illustre
residenza in Campidoglio nel copioso mu-
seo delle statue; che Benedetto XI V ave-
va ristretto alla sola nobiltà di Roma il
diritto di occupare le cariche di conser-
vatori, di priore de' caporioni, e di altre
appartenenti all' amministrazione- e go-
verno della camera capitolina; che non es-
sendo corrispondente alla rappresentanza
il tenue assegno di scudi i3ebai.65 men-
sili di ciascunsenalore, e di scudi 6 e bai.
85 al priore,^oltre gli altri scudi 6 e bai.
60 che ognuno di loro ricevea mensilmen-
te per l'intervento alle due congregazioni
economiche, e considerandoli Papa so-
pravanzare annualmente dalle rendile
della cahìera capitolina piti di scudi 22 00,
e che quanto prima potevano ascendere
a scudi4ooo,detratte tulle le spese e quel-
le pei 3 palazzi capitolini, fontane e ac-
quedotti appartenenti alla camera capi-
tolina, e quelle per le mura della città,
così aumentò col fondo di detti avanzi
l'assegno in mensili scudi 70, da ripartirsi
scudi 20 per cadauno de'conservatori, e
scudi IO al priore de'caporioni, oltre i
soliti antichi onorari loro propri. Di poi
il senatore R.ezzonico fu anche fatto Go/t-
faloniere del popolo romano. Il senatore
pel buon ordine del tribunale di Campi-
doglio, avendo osservato che molli gio-
vani sostituti de'notari capitolini, senza
aver ottenuto la matricola, solila conce-
dersi dal collegio degli archivi, e l'appro-
vaziolie del senatore a cui erano subor-
dinali, ardivano rogare testamenti e al-
tri atti, contro la costituzione di Bene-
dcltoXIIl,Qf^«wi nostrum jàdi'ji^i cuu
42 ROM
sua noliCcazione ordinò che i delti sosti-
tuii dovessero solloporsi ad esame per ot-
tenere l'approvazione; il quale esame si
dovesse fare innanzi al senatore, a due
curiali di collegio e a due capi notari ca-
pitolini. Nel voi. XXXV, p.i oc ricordai
i solenni funerali falli celebrare dal Pa-
pa a Giacomo 111 re cattolico d'Inghilter-
ra^ morto in Roma nel 1766. Clemente
XIII terminò la comoda e luminosa fab'
brica, posta in Piazza di Termini ^ accan-
to ai granari pubblici, di io pozzi e 32
grandi veltine murale per conservare l'o-
lio del r/^/z^ow^/ow^/zrt! etribunaledeila
Grascia j dell'uso posteriore dé'quali lo-
cali e de'granari trattai ne'vol. XLIII, p.
32,LV,p. 16, a Ospizio DI s. Mar'ia degli
Angeli. A Povero notai quanto il Papa
fece per la carestia. Nel 1 768 pel passag-
gio nello stato e venuta in Roma di Ca-
rolina regina di Napoli, il Papa destinò
nunzioslraordinatioper riceverla ai con-
fini rag.*" Millo, e per legalo il cardinal
Girolamo Spinola.
ClemenleXIlIfraleangustieincuiavea
passato il suo pontificato, reselo spirito al
Creatore a'3 febbraio 1 769. Nel Conclave
visitalo da Giuseppe II. imperatore, e da
Pietro Leopoldo granduca di Toscana ,
gli successe a' 1 9 maggio Clemente XIV ,
già minore conventuale, in un tempo in
cui le sette avevano incomincialo l'opera
infernale per abbattere gli altari e ì Iro^
ni, promulgando i diritti dell'uomo e la
sovranità del popolo , per cui derivò in
molti il desiderio di partecipare al reggi-
mento dello slato; in conseguenza in epo-
ca la più svantaggiosa pei religiosi, ovun-
que fieramente bersagliati. Prese provvi -
detize sul prezzo dell'olio, del sapone e
sull'agricoltura; permise per sollievo del-
le povere famiglie romane la macinazio-
ne del grano per proprio uso; indi pro-
curò di pacificarsi colle corti, le quali per
le loro pretensioni erano in discordia col-
la s. Sede, e vi riuscì. Fece incontrare ai
confini dello stalo e accompagnare in Ro-
ma il duca di Glocesler fratello del re
U O M
d'Inghilterra, gli fece presentare qejc'do-
nativi che si solevano praticare coi sovra-
ni e principi reali che venivano in Roma,
a mezzo del Maestro di casa de* ss. pa-
lazzi apostolici^ e lo festeggiò coH'illumi-
nazione della basilica Vaticana; non mi-
nori onori rese al fratello duca di Cum-
berland , quando si recò in Roma ; il re
GiorgiolII scrisse lettera di ringraziamen*
to al Papa, ed accettò la sua mediazione,
per pacificarsi col duca di Cumberland.
Nel 1772 il Papa fece per tutto lo stato
assistere la principessa M.''' Valburga di
Baviera, vedova dell'elettore "di Sassonia;
a Civita Castellana l'incontrò il marche-
se Massimo generale delle poste, e giunta
in Róma la mandò a complimentare dal
prelato Maestro di Camera: la principes-
sa Albani 1' accompagnò' all' Udienza, e
Clemente XIV le donò una preziosa co-
rona benedetta di diaspro sanguigno, coti
cammeo esprimente il Salvatore, contor-
nato di brillanti. Nel dì seguente le man-
dò un Crocefisso d'oro ornato di gioie, con
indulgenze; indi ordinò una corsa di bar-
beri per rallegrarla. Ritornata poi la prin-
cipessa da Napoli, la regalò d'un corpo di
s. Vittoria martire, d'una cassa d'/^gw«
Dei benedetti, e di due quadri, uno in a-
razzo rappresentante s. Giovanni aposto-
lo, l'altro la propria effigie. Per sdebitar-
mi della promessa d'indicare i sovrani e
principi reali d'ambo i sessi, venuti inrRo-
ma, oltre quelli che descrissi a Anni santi,
e a LiMiNA APosTOLORUM, lìio fin qui a-
deojpita, indicando i modi de'ricevimen-
li e dove ne tratto; pei seguenti 6 ponti-
ficali poi, avendo ciò notato nelle biogra-
fie di ciascuno, mi asterrò di riparlai'ne,
come sarò più breve, essendo le medesi-
me abbastanza diffuse , per conoscere e-
ziandio ciò che ha rapporto con Roma, e
gli abbellimenti aggiunti da ciascuno dei
Papi. Clemente XI V ha la gloria di avere
incominciato il Museo Vaticano: egli do-
po aver soppresso i Gesuiti, con animo
agitalo e amareggiato, poco dopo termi-
nò la sua carriera mortale a' 22 setleoi-
ROM
bre 1 774* A* ' ^ febbraio 1 7 70 fu creato il
glorioso Pio FJBraschiy ed una delle sue
prime curedell'aposlolico miuisleio fu la
celebrazione delig." Anno santo; quindi
si applicò alla riforma di Roma, rimuo-
vendo le smodale generosità fatte dal pre-
decessore, ed occupandosi a migliorare
\* Agricoltura^ V Annona, le Dogane^ i da-
zi, oltre la grandiosa impresa del prosciu-
gamento delle Paludi Pontine j laSie-'
nando l'ingordigia de'fornari, e gli enor-
mi abusi delle franchigie, che tante agi-
tazioni procacciarono ai romani. Delle de-
plorabili cedole che fu costretto a porre
in corso, in luogo deWe Monete pontificie^
a questo articolo ne parlai : quanto al C^-
/iSf9toda lui ordinato, meglio è vedereCox-
GHEGizioNE DEL Censo. Luogo Sarebbe in-
dicare i monumenti magnifici e sontuosi
di cui arricchì Roma , indicati nella bio-
grafia e descritti a'ioro articoli: primeg-
giano tra le sue opere il Museo Pratica-
no eminentemente ingrandito, e Terezio-
iie della sagrestia Vaticana; da per lutto
in Roma sitrovano belle memorie di sua
veramente splendida munificenza. Procu-
rò di allontanare la Pestilenza^ e di prov-
vedere alle carestie. A mezzo del celebre
tesoriere Fabrizio Ruffo, Pio VI fece non
poche operazioni per diminuire le cedole,
e si può dire che fu l'autore d'un regolare
sistema finanziariadi Dogane, con che a-
bolì i privilegi feudali delle tante gabelle
the si pagavano nel transito da feudo a
feudo, di pedaggi e altro. A vantaggio della
Chiesa intraprese il viaggio di Fit.nna,à\-
chiarando che in Roma reslava la curia, ed
ivi doversi eleggere iJ successore,s'egli mo-
riva :. consegnò ['Anello Pescatorio al se-
gretario de'brevi, ed il governo di Roma
e dello stato al cardinal Lazzaro Opi/io
Prf//<7v/cz«o segretario di stato; ai due ni-
poti Braschi die il testamento sigillato. Ai
27 febbraio 1 782 parli da Roma fra gli
applausi de' romani, e co' loro festeggia-
menti fu ricevuto nel ritorno a' 1 3 giugno-
Si trovò nella necessità di prendere nel
J 783 in imprestito 3 milioni di scudi; ciò
ROM 43
fece per aiutare l'agricoltura e impiegare
artisti per rornameuto di Roma, i quali vi
traevano il sostentamento. Avendo Pio
VI ritenuto col pontificato l'abbazia nul-
lius di Subiaco (ad Abbate riportai altri
esempi di simili abbazie ritenute dai Pa-
.pi dopo la loro esaltazione al pontificato,
cui è inerente il vescovato di Roma, ed a
Pio IX notai, che già Papa assunse il go-
verno abbaziale di detta abbazia) e fab-
bricala decorosa cattedrale, si portò acou-
sagrarla neh 789. Fu questa l'epoca in-
felice in cui scoppiarono più apertamen-
te le turbolenze di i^'/tìfftc/rt, le cui terri-
bili conseguenze gravitando sull'Europa,
ed in ispecie sull'Italia; lo stato pontificio e
Roma, le narrai diffusamente al citato ar-
ticolo, ove eziandio con dettaglio descris-
si le condizioni de'dominii ecclesiastici e di
Roma, con quanto immensamente soffri-
rono e impoverirono, nel complesso degli
avvenimenti di sempreiufausta e dolorosa
ricordanza, e da cui conseguitarono altre
catastrofi. Incominciarono pure le tribo-
lazioni del generoso Pio VI, che ne fu vit «
tinla e martire di patimenti, piangendo-
si ancora lospirito rivoluzionario e di li-
bertà che invase una gran parte de'sud-
diti della chiesa romana, e che produsse
poi quegli amari frutti che ancora deplo-
riamo nel risentirne i gravissimi danni ,
nell'economico, nel morale e nel religioso.
11 Papa nel fare imprigionare nella for-
tezza di s. Leo nel Monte Feltro, il fauio-^
so Cagliostro implicalo uell'ecla tante affa-
re della collana, che fece sfigurare if car-
dinal Lodovico de /?o/2rt/zcon>promelten-
do la s. Sede, dalle deposizioni di Caglio-
stro, come principale settario de Mura-
tori, si potè conoscere le loro diaboliche
trame contro la Chiesa e la sovranità. La
sanguinosa e orribile rivoluzione di Fran-
cia, caduta in feroce anarchia , e la pro-
clamazione della repubblica, giunse a de-
capitare barbaramente il re e la regina, e
ad esterminare la religione cattolica, per
opera precipuamente delle sette de'filoso-
fi atei e de Giacobini^ onde nello slato e
44 ROM
in Roma si.rifugiaiono molti del perse-
guitato clero francese' eie zie di Luigi
XVI. II Papa le accolse I)eaignaniente, fe-
ce loro presentare dal maestro di casa
dei palazzi apostolici diversi commestibi-
li, consistenti in cera, canditi, confettu-
re, caffè, frutti, formaggi, vini, pesci, pro-
sciutti, zuccaro, ed una mongana viva, in
lutto 70 portate. Inoltre Pio VI volen-
do dimostrare quanto gli era grata la fa-
miglia reale di Francia, sebbene i Papi
non sieno soliti visitare i principi e prin-
cipesse reali, si recò con treno semi-pub-
blico al palazzo del ministro cardinal de
Berni$, a farle graziosa visita. In mez-
zo a tanti sovrastanti pericoli. Pio VI
aumentò le lUilizie^eò istituì in Roma la
guardia Civica pontificiaj sospese i tea*
tri ed altri pubblici divertimenti, ed or-
dinò pubbliche preghiere. Dopo averci
dispotici tiranni dominatori del già flo-
ridissimo regno di Francia, abolito ogni
culto religioso, si disposero alacremente
ad abbattere la s. Sede rocca della fede, e
democratizzare R^oma, con tutto lo stalo
papale, come aveano fatto ^\ Avignone e
contado VenaissinOy domini! della chie-
sa romana, occupati e riuniti a Francia.
Si cominciò dai francesi ad esigere il ri-
conoscimento di loro repubblica, invian-
do emissari segreti in Roma é nello sta-
lo per rivoluzionarlo. Per cominciare dal-
lo sconvolgimento di Roma vi mandaro-
no agliii gennaio 1798 i cittadini Ugo
Basvillee La Flotte, il i.°de' quali come
console di Franaa col compagno esigendo
il riconoscimento della repubblica fran-
cese, minacciando stragi e rovine, e vo-
lendo erigere lo slemma rivoluzionario
sulla porta del suo palazzo e su quella
dell'accademia di Francia, i romani co-
minciarono a fremere. Tuttavolta, dopo
avere Rasvilledi prepotenza innalzato lo
Ntemma repubblicano, verso le ore 2 3 del
giorno 1 3 La Flotte e Basville comparvero
nella via del Corào,come la più frequenta-
la della città, massime per essere domeni-
ca, in carrozza con coccarde repubblica-
ROM
ne e pennacchi Iricolorati di ^misurata
grandezza, con servi e cocchiere guarniti
alla stessa maniera. A quest'altro insulto
pubblico, la plebe incominciò a tumultua-
re, prendendolo per ingiuria al principa-
to e alla religione, che assai amava non
essendoancora demoralizzata: gridò f^i-
va s. Pietro, viva la Religione, viva Pio
VI , e si scagliò furiosamente contro la
carrozza, dàlia quale imprudentemente
La Flotte scaricò una pistola sulla mol-
titudine. Questa di più inasprita inseguì
la fuggente carrozza, ricoverandosi gl'in-,
cauti francesi in casa del banchiere Muti,
dove entrò il popolo furibondo, non po-
tendo essere frenato dalla truppa accor-
sa. Trovato nascosto Basville, e questi di-
fendendosi con uno stile, ferì qualcuno
degli aggressori e restò vittima di qua*
st'allrÉlimprudenza,venendo mortalmen-
te offeso nel basso ventre. Dolente il Pa-
pa dell'accaduto, subito gli spedi il suo
chirurgo per curarlo, e mg.'' vicegeren-
te per assisterlo, ma nel seguente giorno
morì, dopo avere detestato i giuramenti
fatti alla repubblica, e ricevuto esemplar-
mente i sagramenti. Il Papa a sue spese
gli fece celebrare i funerali, nella chiesa
parrocchiale di s. Lorenzo in Lucina, o-
ve restò sepolto. Il celebre abbate Vin-
cenzo Monti segretario del duca Braschì,
pubblicò una Cantica o poema in 3." ri-
ma, in cui tutto narrò veracemente; ma
cambiando poi i suoi principii politici, o -
scurò le traccifc della precedente sincera
esposizione. Di lui abbiamo: In morte di
Ugo Basville seguita in Roma li 1 4 gen -
rtfl/oi 7g3, con vari altri canti, IMantova
1798. In nome del senato e popolo ro-
mano fu fatta un'iscrizione, in cui Pio VI
fu .acclamato magnanimo e Padre della
patria, per attestargli il loro afifetluoso
attaccamento; volevano ancora erigergli
una statua in Campidoglio, e per l'oppo-
sizione del Papa, il senatore R.ezzonico si
contentò di porre un onorevole iscrizione
nel salone di Campidoglio stesso. Sopraf-
fatto da angustie Pio VI pel triste avve-
ROM
Dimenio, diede ordini severi per calma-
re il popolo elFervescenle , e polè andie
sopire poi altro tumulto eccitato contro
i francesi a* IO febbraio: fece immediata*
mente partire con sicura scorta per Na-
poli, la vedova, il figlio dell'ucciso, e La
Flotte cagione di lutto, somministrando-
gli scudi 70 pel viaggio. Spedì Pio VI a
tulle le corti d'Europa una relazione e-
salta dell'accaduto^ donde risulta la sua
piena innocenza; e con editto condannò
l'eccesso del popolo, invitando tutti alla
tranquillità ed a rispettare i francesi. Ap-
pena il governo di Francia seppe la mor-
te dìBasville giurò vendetta, calunnian-
do ne'pubblici fogli il Papa e il suo go-
verno che occultamente avessero favori*
to l'assassinio; prendendo questo prete-
sto per vendicare il negato riconoscimen-
to,! funerali fatti al sagrifìcato Luigi XVI,
e per avere creato cardinale Maiiry. I
repui)blicani francesi con più ardore spin-
sero i sudditi pontificiialla ribellione e si
ordì una trama contro la sagra persona
del Papa. Nel 1795 venendo Pio VI a sa-
pere che il governo francese avea decre-
tato Toccupazione degli stati della Chiesa
e la sua detronizzazione, aumentò i mez-
zi di difesa, e per la penuria della mone-
ta, oltre le gravezze chea vea dovuto im-
porre, invitò tutti a portare nella Zecca
l'oro e l'argento, col frutto del 41/2 per
1 oo,avendo già creati nel medesimo anno
8 milioni io nuove cedole. Si dovettero fa-
re di verse economie, e vendere non poche
possessioni della s. Sede. Finalmente nel
1 796 il generale Napoleone Bonaparte
vittorioso degli stati à' Italia ^ occupò col-
le armi ^o/o^waTj Ferr^im e altri luoghi,
laonde ad evitare perdite e mali maggiori,
PioVI fu indotto al gravosissimo armisti-
zio di Bologna, concluso con Napoleone ai
23 e28giugno,con cedere quelle due lega-
zioni e iFfle/2Zrt,pTìgarei 5 milioni di fran^
chijdareperP^r/gn 00 codici della biblio-
teca Vaticana,! 00 pezzi di pittura e scul-
tura i più famosi e più rari, specialmente
coDjpiesi i busti capi d'opera, di Giunio
R O M 4-1:
Bruto in bronzo, di Marco Bruto in mar-
mo esistenti in Campidoglio, quali pro-
totipi del repubblicanismo, onde si volle
dai francesi e altri repubblicani imitarli
nella foggia de'capellij abbandonando pa-
rucche, cipria e codini; ed inoltre il Papa
dovette mandare un plenipotenziario a
Parigi, a condolersi e domandar scusa per
la morte di Basville, quindi stabilire la
pace col governo. Per soddisfare ai du-
rissimi patti imposti dal più forte, PioVI
levò da Castel s. Angelo il tesoro riposto-
vi da Sisto V , gli convenne prendere a
cambio un milione di scudi, e servirsi del
ricavatodagli ori eargenti, essendoinquc-
sto tempo gravato il tesoro pontificio di
circa 100 milioni di scudi di debiti, com-
prese le cedole, i Luoghi di Monte, ed i
Placabili. Nel medesimo anno a'9 luglio,
in Roma prodigiosamente aprirono gli oc-
chi molte sagre Immagini ùgWtì B. Ver-
gine, che noverai a quell'articolo, il die
fece concepiretimori e speranze, onde Pio
VI ordinò pubbliche missioni nellepiazze*
Ma jPr/7«czV7 peri. "condizione di pace do-
mandò la ritrattazione de' brevi di con-
danna della Costituzione civile del clero di
Francia. Domanda inammissibile, per cui
Pio Vi fece nuovi armamenti,conl ribuen-
dovi Colonna, Pamphil/-Doria,Torlonia
e diversi altri signori; mentre i romani e
altri sudditi, accorgendosi di qual tempra
fosse la libertà che lor volevano donare
i francesi, insòrti al grido: flva Gesù,
wVrt Mariaj viva Pio FI, molti di quel-
li delle Provincie non pochi ne massacra-
rono, per vendicare gli oltraggi d'ogni
sorte commessi dai soldati. Presso Faen-
za le ^7///z/e pontificie, opponendosi alla
marcia de'francesi,furono sbaragliate. Ro-
ma cadde nella più grande costernazio-
ne, essendosi i francesi impadroniti dello
stato, sino e comprese le provincie di An-
cona e Macerata ossia la Marca. Pio Vi
dovette contentarsi della rovinosa pacedi
Tolentino y de i^ febbraio 1797, incoi ol-
ire il convenuto a Bologna, soggiacque
ad altre dure condizioni , ed a cedere la
4G R O M
Bomagna, Avignone e la contea Venaissi-
na ; quindi in Roma e altrove si fecero
nuove requisizioni d'ori e argenti, anche
delle chiese, nuovi imprestiti, nuove cedo •
le, ed inoltre vendita de'beni ecclesiasti-
ci rustici in tutto lo stato. Si proclamòla
repubblica nelle provincie occupate dai
francesi, e furono incorporate alla repub-
blica Cisalpina^ di cui parlai a Italia. In
Francia si dispose tutto perchè in R.oma
s'introducesse la democrazia rappresenta-
ti va. Vedendosi vicinala morte di Pio VI,
.si opinò d'impedirne la successione, ovve-
ro nel conclave usare del diritto che dava
il trattalo di Tolentino, come succeduti
alle pretese ragioni depredi Francia; a tale
efl'etto si diedero commissioni a Giusep-
pe Bonaparte ambasciatore della repub-
blica in Roma. Frattanto emissari france-
si più volte tentarono in R.oma rivok'izio-
ni, ove giunse pure per democratizzarla
il generale Duphaull, il quale nel modo
detto a Francia, volendo 0*28 dicembre
audacemente piantare l'albero della li-
bertà sul Campidoglio, fu ucciso nel pa-
lazzo Corsini, ad onta che la Civica pon^
tificia facesse di tutto per impedirlo. Tan-
to bastò perchè il governo francese ordi-
nasse l'intiera invasione dello stato pon-
tifìcio, la detronizzazione e prigionia di
Vio VI, e la proclamazione delta repub-
blica in Roma e da per lutto. Ciò fu ef-
fettuato nel 1 798, a nulla valendo le giu-
stificazioni e offerte del Papa. Il generale
A lessandroBerthier comandante le trup-
pe francesi in Italia, d'ordinedi Napoleo-
ne cui era succeduto, s' impadronì delle
Provincie d'Urbino e PesarOjdi Macera-
la, indi delle altre: nulla valutando il ge-
nerale le deputazioni inviategli dal Papa,
si ricusò riceverle e restò inflessibile; ap-
pena ascoltò l'ambasciatore di Napoli Bel-
nionle mediatore, cui fece travedere che
non sarebbe entrato in Roma. L'avan-
guardia sotto gli ordini del generale Dal-
leraagne, giunse a Baccano e alla Storta,
onde a' 9 febbraio Pio VI volle tentare
nuovamente l'animo del generalBerlhier,
ROM
per mezzo d'alcuni cardinali, edeirinfe-
dele cav. dq Azzara ministro di Spagna,
segreto amico de' francesi, ma senza effet-
to; solo il generale riprotestò, che veniva
a punire gli assassini di Duphault, gì' in-
sulti fatti all' ambasciatore Bonaparte, e
doversi tenere il popolo tranquillo; laon-
de Pio VI fidandosi alle sue promesse ,
ch'egli, sarebbe rispettato, non volle porsi
in salvo, ed in vece esortò i romani con
editto a rispettare i francesi. A* io Ber-
thier arrivato coli' esercito alle mura di
Roma, si accampò collo stato maggiore
sul Monte Mario, facendo entrare per la
Porta Angelica un corpo di francesi co-
mandati dal general Cervoni corso, il qua-
It occupò Castel s. angelo, il Campido-
glio e gli altri posti militari. Attendendo
Berlhier che la rivoluzione scoppiasse e
che la schiuma di Roma l'andasse ad in*
vitare, come si era di accordo, a entrare
nella città in nome del popolo romano
innocente, questa pantomima ebbe luogo
agli 1 1 febbraio, onde fece il suo ingres-
so, e andò nel Palazzo apostolico Quiri-
nale a prendere alloggio, facendo Cervo-
ni comandante di piazza, che niandò da
Pio VI ad assicurarlo che nulla dovea te-
meredi sua persona e sovranità; indi volle
che si abbattessero gli alberi della libertà
che alcuni demagoghi aveauo eretto in
diversi luoghi ! Appena i francesi furono
sicuri, che tutto lo stato era occupato da
loro, cessò la dissimulazione.Col pretesto
di provvedere alla pubblica tranquillità,
Berthier disarmò e licenziò i soldati pon-
tifìcii, fece arrestare mg.*" Ercole Consal-
vi assessore della congregazione militare,
mg'"^ Carlo Cr/Ve/// governatore di Roma,
ed alcuni altri principali impiegati. Prese
in ostaggio 4 cardinali e altrettanti prin-
cipi, con diversi altri prelati. Sequestrò i
beni de'cardinali Albani e Busca ch'erano
fuggiti; indi di suo ordine si posero ^jnel-
le imposizioni, e sì fecero quegli attenta-
li e pi-epolenze che narrai a Pio VI, con
proclamazione della repubblica Tiberina
in Campidoglio a' 1 5 in presenza di Ber-
ROM
tliier, e divisione di territorii, in 8 dlpar-
limenli die dai fiumi divisoiii presero il
nome, ed al grido di Fiva la libertà. Ro-
ma fu divisa in sezioni, con quelle deno-
minazioni che riportai a Rioni di Roma.
Quindi Berlhier con proclama dichiarò
Ja libertà di Roma e l'istallazione dell'ef-
fìmera repubblica Tiberina o Romana,
riconoscendola qual potenza indipenden-
te in nome della repubblica francese, ed
essere la medesima sotto la protezione del-
l'armata francese. La romana repubblica
si organizzò con nominare Cervoni in no-
me del popolo per consoli il duca PioBo-
nelli, ravv.°FrancescoRiganti,ravv."Car-
lo Lui^i Costantini già difensore de'pove-
ri, il chirurgo Liborio Angelucci, Anto-
nio Bassi causidico , Gioacchino Pessuti
matematico ed estensore delle Effemeri-
di letterarie 3 Gio. Francesco A rigoni, i
possidenti Maggi e Slampa, a'qnali fu da-
to peri.^segietario eministro il francese
Francesco Bassal già parroco di Versail
]es,apostata ammogliato, poco dopo man-
dato in Francia incatenato. Ministri dtl
nuovo governo repubblicano furono scel-
ti, con diverse cariche, Francesco Maffei,
Francesco Pierelli, Lamberti, Ennio Qui-
rino Visconti, il medico Corona, tutti de-
mocratici e partigiani dei repubblicani
francesi. Altri storici dicono che Berlhier
entrò in Roma dopo la proclamazione del-
la repubblica, lo che è più verosimile del
racconto che ne fa jNovaes. Il generale nel
suo trionfale ingresso ricevè a Porta del
Popolouna corona d'alloro, che poi man-
dò a Napoleone. Per abbagliare fa mol
titudine, si liberarono gli ostaggi, ed a' i 8
si cantòdal vicegerente Passeri arcivesco-
vo di Larissa in s. Pietro un solenne Te
Deurn^con intervento de'cardinali pere-
vitare mali maggiori, i quali però non ci
vollero i consoli; ringraziandosi Dio che
la rivoluzione e il cambiamento di gover-
no era seguilo senza spargimento di san-
gue : il Papa di ciò fu intieramente igna-
ro. La magistratura romana del senato,
di conseguenza cesse affatto, e ilsenaiore
R O M 47
Rezzonico amante di viaggi, in questi im-
piegò quel tempo. Vitaleavendo pubbli-
cata là sua bell'opera nel 1 79 1 , di ciò non
poteva parlare : il cav. Pompilj-Olivieri
non dice nulla. Dopo ch'era accaduta la
rivoluzione. Cervoni si portò dal Papa a
partecipargliela, e gl'intimo di riconosce-
re la sovranità del popolo; ma il gran Pio
/^/gli fece quelle belle ed energiche ri-
sposte che notai nella biografìa. Quindi
i francesi s' impadronirono del Palazzo
Faticano ove esso abitava. Vedendo i
francesi che il Papa era imperturbabile
e non cedeva a minacce, consumarono i
loro progetti: il commissario Haller colle
descritte ributtanti villanie intimò a Pio
VI di prepararsi alla partenza; ed in fat-
ti a*20 febbraio un distaccamento di ca-
valleria lo portò fuori di Roma, e due
commissari lo condussero a Siena^ don-
de passò alla Certosa di Firenze, e poi
duramente (nel qual tragitto tentò mg/
Rivarola di farlo liberare dai tedeschi) a
Valenza di Francia, ove rese l'anima a
Dio, passando a ricevere il premio di sue
grandi virtù il 29 agosto 1799. Come di-
rò, egli avea provveduto all'elezione del
successore, per qualunque caso, agevo-
landone i modi, acciò la Chiesa non re-
stasse senza capo visibile, o che se ne e-
leggesse uno the non fosse legittimo. Di-
poi e in tempo che Roma gemeva sotto
il giogo repubblicano, narra Baldassari,
Relazione delle avversità di Pio VI^ l.
3", p. 159, che andarono in giro discorsi
e disseriazioni di falsi teologi, i quali di»
cevano che come è Papa il vescovo di Ro-
ma, così al clero di Roma e abitante in
Roma s'apparteneva di eleggere il suc-
cessore di Pio VI. E seguendo gli errori
del Ricci vescovo di Pistoia^ indicavano
specialmente i parrochi, dicendo che do-
veano ripigliarsi gli antichi loro diritti,
perchè i cardinali erano assenti, ne po-
lca no tornare alla loro ordinaria residen-
za. Si pretendeva ancora, che anco il po-
polo o almeno i suoi rappresenlanli do-
vessero aver parte nella creazione del Pa«
48 ROM
pa, proponendo la persona da eleggere,
o riselbandosi di approvare od escludere
l'eleUo.MaDio proteggendo la sua Chie-
sg,non permise questro mostruoso scisma.
A'2 i.febbraio i 798 s'incominciò a pub-
blicare il Monitore di Romao Foglio Na-
zionale : ciò che trattava e quantlo ter-
minò, lo notai nel voi. XX, p.i6. Ai 23
furono celebrati solenni funerali militari
a Duphault. Al Calendario Gregoriano,
pei giorni e mesi, fu sostituita V Eradei'
la repubblica francese. Non contenti di
aver deportato Pio VI, i francesi vollero
espellere da Pioma i cardinali e prelati
che intrepidi vi erano restati , per cui a-
veudoli arrestati nei principio di marzo,
ancbe per imporre al basso popolo che
illuminalo di sua situazione erasi com-
mosso, a piedi fuiono trasportati nel luo-
go detto le Convertite, ove allora eravi
il monastero delle agostiniane converti-
te^ avendo trasferito altrove le monache:
fra'prelati vi fu mg.'^Emmanuelede Gre-
gorio, che si tentò creare antipapa. Tra
i cardinali vi fu compreso della Somaglia
vicario diPioma, il quale nell' insorgenza
del popolo erasi reso benemerito de'fran-
cesijpoichèseguitoda autorevoli ecclesia -
stici,avea con successo scorse le parrocchie
de'piti tumultuanti rioni della città, per
esortare gli abitanti alla quiete e alla su-
bordinazione a chi comandava. In det-
to monastero i cardinali furono invitati
a rinunziare la Porpora { a quest'artico-
lo riportai l'eroica risposta fatta dal car-
dinal Antonelli;ivi dissi perchè poi la ri-
nunziarono Anlici e Altieri, e perchè so-
loinRoma vi fu lasciato tranquillo il car-
dinal Carlo Rezzonico. A' i o marzo i car-
dinali e prelati furono condotti nel con-
vento de'domenicani di Civitavecchia, po-
scia furono lasciati partire per mare su
piccole e pericolose barche; quindi si di-
spersero approdando ne'lidi toscani, sici-
liani e veneti; però i loro beni furono con-
fiscati. In Roma restò con pienissimefa-
coltà e qual delegato apostolico mg. ^'Mi-
chele di P/e/ro arci vescovo d'Isauria, che
R O IVI
si fece molto onore: vi rimase ancora il
suddetto mg.rPasseri, vicegerente del car-
dinal vicario di Roma. B^urono inoltre
esiliati diversi altri prelati, e in fine tut-
ti gli ecclesiastici forestieri. Si persegui-
tò la congregazione del s. offizio, e si ab-
bruciarono le carte che si riuscì trovare :
restarono in esercizio le segreterie delle
altre congregazioni, le quali dipendendo
dal delegato apostolico, alla meglio cor-
risposero agli affari della Chiesa. A que-
sti applicò PJo FI, tanto in Siena, ove
fece un decreto di beatificazioneo ricono-
scimento di culto, come narrai a Riti;
quanto alla Certosa ove operò molte cose
in vantaggio dellaChiesa univeisale,prov-
vedendo alla futura Elezione del succes-
sore e Coiichwe, come al Giuramento che
esigevasi inRoma dal governo repubblica-
no. Gli orribili eccessi irreligiosi e immo-
rali, che si commisero dai fanatici repub-
blicani, con oltraggi alla religione e suoi
ministri, furono cosi ributtanti, che sde-
gno di riportarli. In vece l'adulazione vi-
le coniò una medaglia a Berthier coll'e-
pigrafe : Restitutor Urbis et Gallia, sa-
lus generi hunianit 11 consolato roma-
no barbaramente fece atterrare tutti gli
stemmi gentilizi, che ricordavano belle
memorie, e si vede ancora in molti luo-
ghi il vandalismo distruttore, operato sui
monumenti gloriosi della storia. Si sop-
pressero tutte le insegne ed i titoli di no-
biltà, sostituendosi quello di cittadino j
quindi si ordinò la coccarda repubbli-
cana bianca-rossa-nera; in tutto si pre-
tese la eguaglianza e la sedicente liber-
tà. Il disordine degli affari di stato del-
la nuova repubblica e del dominio fran-
cese divenne vera babilonia; oltre le ac«
cennate imposizioni, i palazzi di molti
nobili furono pressoché spogliati del più
prezioso, massime de' cavalli. Altrettan-
to si fece colle chiese appartenenti a na-
zioni nemiche de'francesi o da loro con-
quistale, e vi furono confuse nello spoglio
anche quelledelleamiche.Di questa spe-
cie di saccheggio, che non risp irmiò i se-
ROM
polcri, ove fu frugalo e almeno rubale le
casse di piombo, poco ne godevano i fran-
cesi; i soldati erano malvestiti, gli uflìziali
da 5 mesi non percepivano soldo, li disgu-
sto delle truppe di guarnigione in Roma
si aumentò all'arrivo del generalMassena,
destinalo successore a Berlhier: a'24 feb-
braio avendo a lui ricorso molti degli uf-
fìziali per le dilapidazioni commesse sot-
to l'ombra delia prolezione francese, e pei
soldi non pagali, furono sdegnosamente
ripulsa li. Nel dì seguente i Irasteveiini in-
sorsero al grido di : ^iva Maria^ viva il
Papa^ sapendo la discordia del presidio
francese ridotto a 3ooo uomini : disarma-
rono due posti della guardia civica, che
avea preso il nome di nazionale, ed ucci-
sero 20 tra francesi o paijligiani^etli pa-
triolti. Sembrava che jor facessero eco gli
abitanti de'rioni Regola eMonti,m£( pre-
sto furono sedati: arrestali circa 200, fu-
rono militarmente fucilali 3i. Ammuti-
nati di nuovo gli uilìziali, Massenà si ri-
tirò a Monte Rosi, Berlhier parfi per la
Lombardia , lasciando il temporaneo co-
mando al generale Dallemagne, che pa-
gando una parte del soldo agli uffiziali
ristabilì la disciplina. L'esempio de'traste-
verini in seguito fu imitato dagli abitan-
ti d'Albano, Marino, Vellelri e altri luo-
glii suburbanì, distruggendo gli emblemi
repubblicani ed i creduti palrioUi. Ma il
generale Gioacchino Murai con 1 000 uo-
mini marciando sui sollevati, libàltè tra
Albano e Marino, saccheggiando Castel
Gaodolfo e parte d'Albano; impose con-
tribuzioni, sparse ovunque il terrore, e fu
ricevuto in Roma il i .° marzo dai patriot-
li con acclamazioni trionfali.Ritornò quin-
di Massena irt Roma, e il governo france-
se vi mandò i commissari Daunou, Fay-
poult, Monge e Florent con autorità su-
periore in materia civile, politica e di fi-
nanze, che compilarono la costituzione e
le leggi fondamentali per la repubblica
romana, senza che ì romani vi avessero
parte alcuna. Massena la promulgò a' 20
marzo, con festa popolare detta della fe-
ROM 49
derazione : per la sua breve durala è su-
perfluo riportarla. Solo dirò, che il pote-
re esecutivo si attribuì a Sconsoli nomi-
nali dai consigli legislativi, col trattamen-
to di .639 rubbia di frumento per ciascu-
no ; furono destinali senatori, tribuni e
altri impiegati, olirei ministri dell'inter-
no, della giustizia, delle finanze, ec: la re-
pubblica Anconitana fu unita alla Ro-
mana. 11 generale Dallemagne nominò
consoli, Angelucci, De Matlheis, Pennaz-
zi, Reppi e Visconti; nel settembre li suc-
cessero Brizi, Calisli, Pierelli, Rey e Zac-
caleoni. Si pubblicò la coscrizione di tut-
ti i cittadini, dai i8 ai 25 anni. A Dal-
lemagne successe il general Saint-Cyr. Il
commissario Haller col ministro dell'in-
terno stabili, che la repubblica romana
pagherebbe alla cassa dell'armata d'Ita-
lia della repubblica francese tre milioni
di scudi in 6 rate, colla garanzia de' più
ricchi; escudi 600,000 per compenso di a-
biliear.nesi, e manterrebbe l'armala fran-
cese per lutto il tempo-che resterebbe nel
territorio romano. La repubblica france-
se si riserbò un tnilioue di beni nazionali,
alcune nainiere come quelle della Tolfa, i
beni appartenenti al Papa e sua famiglia,
ed ai cardinali Albani e Busca. Impoten-
ti le sconcertale finanze di supplireal con-
venuto, fu posta una contribuzione del 3
per 1 00 sul valore de' fondi spettanti ai
possidenti,edel5a quelli degli stabilimen-
ti ecclesiastici. Con tultociò in un mése si
raccolsero appena 4oo,5oo scudi; laonde
si ripartì gradatamente il restosu'proprie-
lari. Si soppressero molli conventi, mo-
nasteri, e tutte le confraternite, e i loro be»
ni dichiarati nazionali, vendendosi i sagri
arredi ed i mobili. Altrettanto si fece coi
paramepti e suppellettili del Papa e dei
cardinali esiliati o fuggiti,alienandosi quei
beni che trovarono compratori. Scaduto
il ereditò pubblico , la carta monetata o
cedole che all'ingresso dei francesi ascen-r
deva 327 milioni , alla metà di febbraio
già avea perduto il ^'j per 100. Berlhier
avea vendutolo milioni di beni naziona-
4
5o R O M
]i per cedole, tranne un 5.° in moneta, in-
di le avea bruciale- per 8 milioni. A^ 1 5
marzo i consoli decretarono, le cedole es-
sere ridotte al 4-° del loro valore nouii-
nale, quindi entro un mese e mèzzo do-
versi ritirare ih prezzo di altrettanti beni
nazionali e poi bruciarle : anche la mone-
ta di rame fu ridotta alla metà del valore
nominale; l'interesse de'luogbi di monte,
dal 3 per 100 fu ridotto all'uno e mezzo.
Questa legge però produsse generale co-
sternazione e quasi sommossa, onde IVIas*
sena la fece ritirare. In vece Dallemagne
a' 1 5» marzo dichiarò fuori di corso le ce-
dole sopra i 3.5scudi,ed erano la maggior
parte; potersi però acquistare beni nazio-
nali, il prezzo de'quali si sarebbe ricevu-
to per 3 quinti in cedole demonetate, per
un quinto nelle altre che non erano demo-
retate, e per altro quinto in moneta d'ar-
gento : là moneta di rame d'alteralo va-
lore fu diminuita d'un 4-* Per l'incon-
veniente, che la monéta rimasta in corso
non era sufficiente ai bisogni della circo-
lazione,Saint-Cyra'6 maggio stabilìjche le
cedole demonetate fossero di nuovo mes-
se in corso, pel 3.** del valore nominale;
tutte le altre poi si potessero dai pubbli-
ci banchi dividere in frazioni di loo. ba-
iocchi, ed anchedi 5o,detti re^//.Ìndi Mac-
donàld agli i i agosto stabih : le cedole
non demonelate potersi cambiare dopo
due mesi a ragione dell' 8." parte del va-
lore nominale, con lettere di cambio sul-
le famigliechedoveano contribuire ilpre-
slito forzoso. Intanto colla vendita de'be-
ni nazionali , si bruciarono due milioni
yoOjOoo scudi di cedole. Poscia lo stesso
Macdonald prescrisse a* 9 settembre: le
cedole demonetate o no, essere fuori di
circolazione. Esse sarebbero cambiate con
due milioni di resti o di assrgnalì^ in ra-
gione dell 5 per 100 del valore nomina-
le. Questi poi ei-ano specialmente ipote-
cati sopra determinata quantità di beni
nazionali, co'quali sarebbero cambiati. Il
prezzo di tali beni doversi pagare per 8
dodicesimi in assegnati^ per due in mo-
R O M
nela di rame 0 erosa, epegli altri due In
moneta fina. Tanto la moneta erosa, che
gli OS segnati yCht9Ì\ sarebbero ri tratti, non
verrebbero più messi in corso. Il popolo
in generale, tion credendo lecito e sicuro
l'acquisto de' beni ecclesiastici divenuti
nazionali, e sospettando di frode i gover-
nanlij non si fidò. Tutti depauperati, ì
dazi e le contribuzioni non si pagarono;
per cui non si potè dare gl'interessi dei
54 milioni di Luoghi di moiuejd'x 6 mi-
lioni di rendite v\i?i\meoT^acahìli, edi
8 milioni di debiti che aveario le comuni.
Neppure si poterono soddisfare gli ono-
rari alla maggior parte degl'impiegati;
quindi generale desolazione, cui si aggiun-
se grave cares-tia di viveri, segnatamente
del frumento, il cui prezzo ascese al cjua-
druplo dell'ordinario. Mi raccontarono i
miei avi e genitori, che per comprare il
pane, il governo distribuiva biglietti per
esserne autorizzati, stabilendo il quanti-
tativo*secondo il numerò degl'individui
dèlie famiglie; ma dopo essere slati mol-
te ore ad aspettare ai forni, in vece-di pa-
ne spesso si riceveva castagne, erba, po-
ca polenta o altro: in proporzione fu la
carne e il vino. Questa era la libertà e fe-
licità repubblicana I In tanta miseria, le
popolazioni furono indifferenti all' egua-
glianza de'diritti, all'abolizione de'titoli di
nobiltà, delle feudalità e de'fedecommes-
si, alla libertà della stampa, ed a tutti gli
altri apparenti allettativi del democrati-
co reggimento: gli stessi patriolli che a-
veano ardentemente bramato la repub-
blica, restarono amaramente malconten-
ti,singolarmente per l'avidità de'commis-
sari francesi, e dell'ambasciatore Bertolio
loro surrogato. Le operazioni del senato
e de'tribuni si ridussero ad inutili decla-
mazioni : il rincrescimento fu generale,
perchè la repubblica romana inveced'es-
sere indipendente, era suddita della fran-
cese. Gemevasi per tanti mali, in Roma e
helleprovincie,eparte degli abitanti mon-
tagnardi delPerugino essendo.insorti, ven-
nero repressi. Le sollevazioni di Marini-
R OM
ma e Camp.igna furono più estese; falco-
no punite, e Ferentino , Prosinone, Ter-
racina saccheggiate. Questi sconvolgimen-
ti dello stato romano , 1' occupazione di
Malta fatta da' francesi, minaccianti la
Sicilia, posero in grande agitazione Fer-
dinando IV re di Napoli, per cui occupò
Benevento e Pontecorvo: radunò un eser-
cito, lo collocò nelle posizioni militari, e
sì collegò coll'imperatore Francesco II, e
con l'imperatore delle Russie Paolo I, in-
di coll'inghilterra e colla Porta ottoma-
na, ed ebbe dall'Austria per condottieio
dell'esercito il generale Mack. Risoluta-
si da Ferdinando IV la guerra contro i
francesi, Mack formò il vasto disegno'di
invadere lostato pontifìcio in diversi pun-
ti. Da s. Germano il re spiccò un procla-
ma, in cui dichiaròj.di far avanzare il suo
esercito nello statq romano, per ristabi-
lirvi la cattolica religione, far cessare l'a-
narchia, e porlo sotto il regolare gover-
no del suo legittimo sovrano, chea tale
effelto avea prevenuto alla Certosa diFi-
renze ove si trovava, a mezzo del- cardi-
nal Albani decano del s. collegio,. il qua-
le perciò inviò a Pio VI il Tosi poi vesco-
vo d'Anagni, che però non potè ottenere
la cooperazione morale del Papa, mentre
questi si dichiarava grato al re. Quindi
a'23 novembre 1798 i napoletani entra-
rono nello statò ecclesiastico : IVI icheroux
marciò su Fermo, Sanfìlippo discese a
Rieti, Metch marciò su Tivoli e la Sabi-
na, Mack uTosse per Prosinone e si avan-
zò verso Roma, il duca di Sassonia si di-
resse per Terracina eziandio su tlóma.
All'intimazione de'napoletani, Champio-
nel che comandava nello stato romano,
oppose lagnanze di violazionede'trattati;
ma non avendo che 16,000 uomini, dei
quali in Roma 4>5oq , deliberò di riti-
rarsi piegandosuHasinistra verso la Mar-
ca Anconitana. A' 2 3 novembre annun-
ziò, che Róma era in pericolò , e nel dì
seguente la dichiarò in istato d' assedio.
Stabilita con Mack una specie di conven-
zione, parti da Roma la notte seguente
ROM 5i
a'25 novembre, lasciando in Castel s. An-
gelo W"alierre con 1000 uomini. Parti-
rono pure iconsoli, seguiti dalla maggior
parte degl'im'piegati, a piantare in Viter-
bo la sede del governo. A'26 restava in
Roma la retroguardia con Macdonald, e
la guardia nazionale vegHava alla pub-
Cdica tranquillità. Perla vicinanza de'na-
poletani, insorse il basso popolo, distrus-
se gli emblemi repubblicani e il sepolcro
del general Dupbault, e minacciò di sac-
cheggiare il ghetto degli ebrei; quando
un emissario napoletano alzò la bandiera
del suo sovranpe l'acclamò, onde nacque-
ro zuffe co' francesi. Allora Macdonald per
atterrire la moltitudine, chiuse in Castel-
lo per ostaggi diversi ragguardevoli per-
sonaggi, ma nel dì seguente partì dallacit-
tàperCi vita Castellana. Nella slessa sera? 7
novembre, Bourchard entrò in Ronia col-
la vanguardia napoletana, fra' popolari
applausi; si accampò sul Monte Mario, e
mandò a occupare l'abbandonata fortez-
za di Civita Vecchia. A'2g giunse in Ro-
ma Ferdinando IV, e nel dì seguente no-
n)inò al governò una deputazione com-
posta de'principi A Idobrandini e Gabriel'-
li, del marchese Camillo Massimo, e del
cav. Ricci. Nell'istesso giorno conchiuse
un accordo con Walterre, ed uscirono dal'
Castello gli ostaggi. L' ab. Bellomo dice
che furono ristabilite le antiche magistra-
ture romane del senatore e conservato-
ri. Il popolaccio per gioia insultò gli ebrei
ed i patrlotli, alcuni de' quali arrestò il
governo. Al Papa nella Certosa di tulio
giunse notizia; ma mentre la corteera per-
ciò in allegrezza, Pio VI disse: Aspetlia-
mol'esilo delle battaglie, e poi canteremo
vittoria , e fu profeta. Sebbene il Papa
non si lasciasse adescare da liete speran-
ze,, nondimeno scrisse lettera officiosa al
re, e gliela oiandòpermg.'^ de Gregorio;
ma non potè averne risposta, poiché le
cose cambiarono in un baleno. Intanto
furono battuti da'francesi Micheroux, e^
due reggimenti che marciavano su Terni,
e fatta strage in Nepi.Mack, lascialo inRo-
52 ROM
ma Bourchard per assediar Castello, si di-
spose ad attaccare Macdonald, ma infeli-
ce ne fu il successo, e Melch in altre a-
zioni cadde prigioniero in Calvi, essendo
i napoletani nella più parte uomini che
iionaveano mai guerreggiato. A'7 dicem-
bre Ferdinando IV partì per Albano, in-
di rientrò nel suo regno : la retroguardia
uscidaRomaa' 12, e per altre perdite i
napoletani si rilirarono,edi consoli da Pe-
rugia si restituirono in Homa; mentre i
generali francesi entrati nel regno di Na*
poli fecero diverse conquiste, onde il re
contro di lóro gli mosse il.popolo. Tutta-
\olta per tumulto popolare partì per Si-
cilia, lasciando vicario generale del regno
Francesco Pignattelli di . Strongoli. Nel
1799 ì francesi fecero varie perdite in I-
tal ia,. contro gli austriaci ed i russi, solle-
vandosi a loro danno gl'italiani. A.' iBmag-
gio gli austriaci presero Ferrara , occu-
pando pure Ravenna e quasi tutta la Ro-
magna, ed a'3o' giugno Bologna, ai- 7 lu-
glio il Forte Urbano. Tra i vantaggi poi
che riportarono i francesi, vi fu la presa
di Napoli, e la proclamazione della repub-
blica Partenopea; ma non tardò tutto il
regnò a ritornare all'ubbidienza regia. Le
vicende del regno di Napoli influirono
sullo stato pontificio, e vari luoghi si sol-
levarono, coite Civitavecchia: i francesi vi
rientrarono, saccheggiando Tolfa, e poi
anche Subiaco. Nondimeno dopo che i
francesi parliti dal regno di Napoli si di-
ressero per la Lombardia , i movimenti
contro di loro furono pressocliè generali
in tutto il territorio romano. Frattanto
colia sollevazione delle provincie, Roma
soffriva le angustie della carestia , e del
pubblico erario. I francesi continuavano
a sussistere, coU'esigeré quanto potevano
dai prestiti forzati e da nuove contribu-
zioni, languendo il popolo nella miseria.
Ad onta delle disposizioni del comandan-
te generale Dufresse del 26 marzo, la
carta monetata caduta sempre più in di-
scredito cessò di aver corso, ed il popolo
soffrì gl'immeusi danni del pubblico fal-
' R O i\I
liniento. Il governo si occupò alla meglio
per la sussistenza della popolazione , ad
armare alcuni battaglioni , a sopprimere
altri luoghi pii,a proibire agli ecclesiasti-
ci il portare l'abito loro proprio; si misero
in vendita i beni di quelli che aveano ab-
bandonato Roma nel ritiro de'napoleta-
ni. Avendo i collegati occupata la Tosca-
na , si previde la sorte della repubblica
romana; quindi il general Garnier che co-
mandava le truppe stanziate in Roma, la
dichiarò in islato d'assedio aglii i luglio;
a'24sospesei consoli, i senatori, itribuni,e
creò Un comitato provvisorio di governo,
composto di 5 individui, parte francesi e
parte romani, sotto la presidenza del fran-
cese Perillier, il quale confermò il seque-
stro posto ai beni di mg.^ Consalvi, già e-
spulso dal territorio romano. Avendo una
banda d'aretini fatto sollevare Orvieto,
Viterbo e Ron(riglione, mise in agitazio-
ne gli stessi luoghi più prossimi alla capi-
tale. Garnier contenne la moltitudine, e
spedì Walterre a Ronciglione ^ la quale
dopo vigorosa resistenza, a* 28 luglio fu
presa, saccheggiata e incendiata, bitauto
il cardinalFabrizio/?a^, disponendo del-
le cose del regno di Napoli, come vicario
del medesimo, rivolse i suoi disegni sullo
stato romano; sul fin di luglio vi diresse
Piodio,chescorse Anagni,Palestrina e Za -
garolo; a'9 agosto pervenne a Frascati, e
raggiunto da Rocca Romana, occupò Ma-
rino e Albano, ed incominciò a minacciare
Roma, procurandosi intelligenze e solle-
vando il basso popolo.Ma a' 20 agostoGar-
oieravendolofattò attacca re,ad Albano, a
Marino ed a-Frascali, fu sconfitto ed obbli-
gato a rientrare nel regno. Gli aretini pe-
rò, cogli austriaci occuparono Perugia,
ed a' 25 agosto fecero capitolare Civita
Castellana, mentre.il general Froelich da
Toscana cogli austriaci si spinse su Viter-
bo, e ridusse Carniera restringersi in Ro-
ma e Civitavecchia. Nel tempo stesso una
banda napoletana con Fra Diavolo si a-
vanzò a Velletri, Rodio ritornò a Frasca-
ti^ e Salomone discese dalla Sabina. Fi-
ROM
nalmente il cardinal Ruffo nella metà di
settembre inviò a Roma, con alcune mi-
gliaia di truppe regolari , il maresciallo
di campo Bourchard, intanto che ilcom-
modoro Trowbridge con una squadra in-
glese si recò a Civitavecchia. Vedendosi
Carnier circondato per ogni parfe, prese
diversi ostaggi romani per garanzia della
pubblica tranquillità, e poi introdusse ne-
gotiatidi capitolazionecoi comandanti de-
gJ'i nglesi e de'napoletafìi , e col primo a*2 7
settembre sottoscriss? una convenzione
in cui fu stabilito. Le truppe francesi, ita-
liane e polacche dover sgombrare lo stato
romano, per essere imbarcate a Civita -
vecchia,e condotte liberamente inFrancia
co'Ioro fucili; ed essere permesso a*pa triot-
li romani seguirli colle loro robe. Corneto
e Civitavecchia doversi consegnare agl'in-
glesi a'29 settembre; Roma e Castel s. An-
gelo a'napoletani,sul principio del 3o. Co-
si fu eseguito. Bourchard contenne il bas-
so popolo, che col pretesto di persegui-
tare i giacobini,. aspirava alla rapina; e
poi a*3 ottobre nominò ujia giunta supre-
ma per governare in nome del re di j\a-
poli i paesi occupati. Né.furono i mem-
bri, il conte AlessandroBonaccorsi, il mar-
chese Angelo Massimi, il cav. Girolamo
Colonna , il marchese Clemente Muti,
l'avv.'' Antonio Lippi. Nella metà di otto-
bre giunse poi in Roma il tenente gene-
rale Diego Naselli, il qualecbnservandola
giunta, eassislito dal consultore Tomma-
so Frammarino, ebbe la rappresentanza
di comandante generale e politico dello
stalo romano, annullando le leggi della
sedicente repubblica romana, llgenerale
Froelich però in nome dell'Austria ten-
ne Perugia, le provincie del Patrimonio
e dell' Umbria, e in ottobre passò nelle
Marche a rafforzare le truppe russe e tur-
che che assediavano Ancona; e preso il co-
mando dell' assedio, l'ebbe per capitola-
zione a'i3 novembre*. Il sin qui narrato,
le sofferenze cui soggiacque Roma , nel
luttuoso e miserabile tempo repubblica-
no, oltre quanto dissi a Pio Vi e luoghi
R O M 53
loro, e ne* voi, XX, p. 17, 18, 19, XLVIb
p. 202,103, si possono leggere dettagliata-
mente descritte nel cìlalo Monitore di Ro'
maj in A. Coppi, Annali d Italia^ agli
anni 1 798 ei 799; nell'ab. Bellomo, Con-
tinuazione della Storia del cristianesi-
mo j ed in mg.' Baldassari, nell'accurata
Relazione delle avversità e patimenti del
glorioso Papa Pio VI negli ultimi tre
anni del suo pontificato.
Mentre i cardinali erano dispersi, esu-
le, prigioniero e agonizzante il gran Pio
VI, la benefica divina provvidenza ascol-
tava e esaudiva la sua calda preghiera che
spirando le fece, di restituire a Roma il
capo dellaChiesa e la residenza pontifìcia;
ed alla Francia la religione, la prosperi-
tà, la pace. Imperocché, al doloroso an-
nunzio della beata sua morte, il pio im-
peratore Francesco H, divenuto signore
delle Provincie venete, offri al s. collegio
la città di Venezia per tenervi il concla-
ve, per cui ad essasi recarono i cardina-
li, i primari prelati, e altri della corte, in-
clusivamente al maresciallo del conclave.
Ivi a' 23 ottobre incominciarono a cele-
brare i funerali novendiali al defunto Pa-
pa, entrando i cardinali in conclave il i .'*
dicembre, ed a' 1 4 marzo 1 800 esaltarono
l'rm morta le Pio FU Chiaramonti, che
subito dichiarò prò -segretario di stato
mg.^' Consalvi, e Principe assistente also-
g'/^ail senatore Rezzonico, il quale con que-
sta dignità assistè aL trono nella funzione
della coronazione. Immediatamente fu
spedito a Roma un corriere colla lieta no-
tizia, e grande fu il giubilo de'romani che
sospiravano il paterno e benefico governo
pontificio, i quali d'ordine del s. collegio
comunicato a rag."^ vicegerente, aveanoè-
seguite divotaraenle le processioni e pre-
ghiere proprie di tale tempo. In Roma si
fecero illuminazioni per 3 sere, e si cele-
brarono sbgre funzioni di rendimenti di
grazie n Dio. Indi i romani inviarono a
Venezia una deputazione co'Ioro omaggi
di sudditi e di figli, composta del princi-
pe Gabriellijdel marchese Camillo Mas-
54 R O M
siali, e clell'avv.** Crislaldl poi cÀidiuale:
le allre citlà dello stato pontificio ne imi.
taiono a gara l'esenipio, tulli porgendo
\ive istanze perchè al piti presto si recas-
se il Papa al governo de'suoi stati. Inoltre
il Papa fu onoralo in Venezia dalle visi-
te di reali personaggi : si Irattò'di.fare rè-
sta ie il Papa in Venezia, o di trasferirsi a
Vienna fino al consolidamento della pa-
ce. Ma Pio VII nulla più desiderava, che
di partire prontamente per Roma, ove s.
Pietro avea stabilito la cattedra infallibi-
le della verità e della podestà apostolica,
per riordinarvi tanto il regime ecclesiasti-
co, che il civile; in cheperò s'incontrava-
no gravi difficoltà, tanto.per parte degli
austriaci, che de'napoletani, i quali occu-
pavano le Provincie pontificie. Né manca-
rono di coloro, i quali sospettassero, desi-
derarsi da Francesco 11 e da Ferdinando
IV, di tenerle sino alla pace, per potere
più facilmente disporre di alcuna secondo
le occorrenze. In fine però, avendo ilre
di Napoli acconsentito di consegnare quel-
la porzione ch'era in suo poterete fatto
inalberare a' io maggio sul Castel s. An-
gelo i pontifìcii vessilli, ai 22 fece con-
segnare Roma e le provincie da lui pre-
sidiale ai legati a laleref al dire di Bello-
mo. Altri riferiscono, ed è così, che Pio
VII a'22 o 23 maggio nominò una con-
gregazione composta dei cardinali Gio.
Francesco Albani decano dels. collegio,
A urelio Roverella datario, Giulio M." del-
la Somaglìa vicario di Roma, come lega-
ti alalcre^ affinchè lo precedessero in Ro-
ma, e ricevessero ivi la consegna del go-
verno secondo le graziose intenzioni ma-
nifestate da re Ferdinando IV : aggiun-
gono, che intanici progressi fatti da ifran-
cesi in Germani», ed in Italia anche col-
l'invasione della Toscana, indussero gli
austriacia restringere le armate e lemire
delia-politica, e da tutto ciò rfe avvenne
chei cardinali legali a'22 giugno ebberp
finalmente la consegna di Roma, cogli al
tri paesi amministrati dai napoletani, dal
general Naselli che continuò a presidiare
R 0 Al
Castel s. Angelo; ed a'25 quella delle prò*
vi-ncie governate dagli austriaci, dai din-
torni di Roma sino a Fano. Ambedue le
potenze lasciarono però le loro Iruppenel-
le fortezze e ne* posti militari dello sta-
to pontificio. Concertata finalmente la
partenza di Pio VII da Venezia, i com-
missari austriaci evitarono il passaggio per
le legazioni di Bologna, Ferrara e Roma -
gna che non gli reslituivano.il Papa «'3
luglio 1800 fece il solenne ingresso in Ro-
ma,complimenlato da Bourchard,da Na-
selli e da FrammarinOjCon quella pompa
e strepitose acclamazioni de'roraani. dhe
tutta riportai nel vo4. XXXV, p.i83. E-
gli ristabilì con tenuissime modificazioni
l'antico regime, e fra le congregazioni die
deputò, vi.fu quella per l'acquisto de'be-
ni ecclesiastici, già nazionali o demania-
fi.. Colla bolla Post diuturnas, de'28 ot-
tobre, riguardante ancora la curia capito-
lina e tribunale senatorio di Campidoglio,
dichiarò: Il tribunale del Campidoglio
sarà composto d' un luogotenente, o sia
giudice de'maleflciijdel fiscale, procurato-
re de'poveri(secondo restituzione d'Urba-
no Vili, di che parlai nel voi. LV, p. i5),
d'unsostilutoluogotenenteed'uh notaro,
a'quali ultimi aumentò la paga, dovendo
contribuire a quella del notaro per la me-
tà l'arciconfra temila della ss. Annunzia-
ta, cui apparteneva l'offizio criminale, di
cui le proibì l'affitto. Istituì i Presidenti
de rioni di Ronìa^ e ripristinò rigorosa-
U)ente l'osservanza dello statuto di Roma,
il quale prescrive che i conservatori debba-
no essere capi clifamiglia,dimoranti inRo-
raae«iaggi'orid'anni 35; e che i priori dei
caporioni siano scelti tra que' nobili, che
non hanno ancora mai-esercitala la magi-
«tratura, ed abbiano almeno 2 5 unni. Che
la sortizionede'bussoli dovrà per l'avveni-
re decidere la scella de'conservatori e del
priore de' caporioni a tenore delle anti-
chissime leggi, inserendo nella stessa bol-
la il metodo da tenersi nella formazione
dc'bussoli del magistrato di lioma,e sul-
la consecutiva sor tizion e de'suoi membri.
R O M
Da rjueslo melodo rilevasi, die i carJiuuIi
cu mérlengo e segretario di sialo (che negli
ultimi tetDpi godevano la nomina del ma-
gislrato), rng.^ governalore di Roma, il
senatore,! conserva lori, il priore de'capo-
rionijdoveanoeleggereapluralilàdi voli,
da'più provetti de'6o nobili coscrilti, al-
cuni individui, onde con loro procedere
alla formazione del bussolo de'conserva-
lori e de'priori de'caporioni, cioè i8 pel
bussolo de'conservalorijGper quello dei
priori, con che provvedere per un bien-
nio all'estrazione della magistratura, che
si cambiava agni 6 mesi, ma anche ab-
bondante d'un 3.° di più, onde supplire
ai casi di morte o di ahra contingenza,
che faccia mancare qualche membro del-
lo stesso magistrato. La quale elezione e
successive sortizioni dovevansi fare nelle
stanze d'uno de'cardinali suddetti. Pre-
scrisse alla camera capitolina la maggior
possibile riforma di spese, incaricandone
i conservatori, da'quali se ne dovesse pre-
sentare la nota da approvarsi dalla con-
gregazione economica, è discutendo so-
prattutto, se conveniva per principal ri-
forma ridurre gli onorari del senatore,
conservatori, e priore de' caporioni, al
livello del tempo di Benedetto XIV , e
sopprimendo le paghe de'caporioni, che
ormai non aveano più alcun esercizio,on-
de si rendevano inutili. Che per l'avve-
nire, le propine che si pagavano in occa-
sione di aggregazione alla nobiltà, e che
per lo innanzi si percepivano da'conser-
vatoHjdoveansi aggiudicale alla cassa ca-
pitolina; e finalmente, che delle spese del-
la camera capitolina, e dell'erogazione di
sue rendile, si dovesse rendere ogni anno
il debito conto al pieno tribunale della
camera. Avendo il Papa ristabilito nel-
le sue primiere prerogative e incumben-
ze il senato romano, eziandio in quelle
riguardanti la grascia, di concerto al pre-
Iato presidente della medesima, i nuo-
vi conservatori furono: il marchese An-
gelo Massimi, il cav. Girolamo Colon-
na, il cav. Girolamo Curii, Quanto al-
R O M 55
la milizia urbana e de' feudi del senato
e popolo romano, perciò che riguardano
le disposizioni di Pio VII, vedasi Capo-
tori, l'io Vii accordò poi il perdono a tut-
ti quelli che dopo la cessazione del gover-
no pontificio, si erano fatti rei verso il so-
vrano, tranneirei di ribellioueavanti l'e-
poca suddetta: ma non fu corrisposto nel-
la fedeltà dalla principale parte degli as-
solti. Emanò leggi per \' Annona e V A-
gricoùura, sulle Dogane, ed introdusse il
commercio libero , di che oltre alla bio-
grafia discorro pureai loro articoli. In tul-
io il Papa si prevalse de'consigli special-
mente del celebre Consalvi che creò car-
dinale e segretario di stato eflfettivo, tan-
to degli affari ecclesiastici chede'civili, il
quale col suo genio contribuì potentemea-
te a'suoi fasti, come all'ornamento di Ro-
ma sua patria, con que'monuménti e ab-
bellimenti decretati da Pio VII. Per le
nuove vittorie riportate dal fulmine di
guerra Napoleone, già divenuto i.° conso-
le e arbitro della repubblica francese, co-
me padrone d' Italia sino ali' Adige e ai
confini dello stalo ecclesiastico, questo pu-
re era perciò alla sua discrezione. Aven-
do Napoleone domandato il ristabilimen-
to della religione in Francia, a quest'ar-
ticolo dichiarai le operazioni di Pio VII.
Nel voi. XLIX, p.9 parlai della coccarda
stabilita dal Papa, e degli anteriori colori
della chiesa romaua,essendo sue insegne il
Padiglione e le Chiavi. Indi Pio VII rein-
tegrò il patriziato Sabino, e pose in equili-
brio il sistema della /17o/ief^. A' jyfebbraio
1802 Roma vide il sagro spettacolo del-
la solennissima pompa funebre,colla qua-
le fu portato il cadavere dell'amato Pio
VI nella basilica Vaticana, ove si trovò a
riceverlo il degno successore e concittadi-
no : ne riprodussi la descrizione nel voi.
LUI, p. I IO e seg,, insieme a quella colla
quale Pio VII rimandò a Valenza di Fran*
eia, per compensarla della perdita fatta,
i JPrecor^/ dello slesso predecessore. 1 cam-
pi già coltivati dagli ardeati, gabinii,'fide-
nati, veienti, ceriti, tarquinii^e altri auti-
se ROM
chi popoli del Lazio e dell'Elruiia, nell'e-
poca della romana grandezza furono con-
vertiti in deliziose ville o abbandonati alla
coltura di pochi schiavi. Decaduta quin-
di la romana potenza, essi rimasero deser-
ti; ne le circostanze di Roma permisero
ai Papi de'tempi di mezzo di ripopolar-
li, o indussero quelli de'tempi posteriori
ad applicarvisi seriamente. Da ciò ne ven -
ne, come toccai in principio, che le vaste
campagne le quali per molte miglia si e-
stendono ne* dintorni di Roma, e quindi
sulle spiagge del Mediterraneo per lungo
tratto dal promontorio Circeo al monte
Argentare, sono unite in vasti latifondi
posseduti da pochi proprietari , e per la
maggior parte abbandonati al pascolo. In
tale slato di cose arduissima è l'impresa
di ripopolare queste regioni; imperocché
cospirano in contrario il clima malsano,
gl'interessi di grandi proprietari, ai quali
i latifondi convengono più de'piccoli po-
deri, i vìncoli fedecommessari e primoge-
niali, ed in alcuni luoghi la promiscuità
di dominio,dovendosii terreni per un de-
terminalo giro d'anni lasciare incolti, af-
finchè servano di pascolo. Non ostante tut-
ti questi ostacoli. Fio VII a suggerimen-
to del celebre mg."^ Vergani , intraprese
tentativi di ripopolare le campagne roma-
ne. Applaudile le sue intenzioni, per l'in-
sufficienza de'mezzi, e per le sopravvenu-
te vicende politiche, non ebbero successo :
si può leggerle nell'encomiato Coppi, al-
l'anno 1802, n.°4o e seg. Furono i-estitui-
ti alla chiesa romana, Benevento, Ponte-
corvo e Pesaro. Pio VII pubblicò nuove
leggi per impedire l'esportazione da Ro-
ma di oggetti d'antichità e belle arti, sta-
bilendo in vece un fondo annuo per l'ac-
quisto, il quale fu poi impiegato anche per
restauro di chiese e monumenti antichi.
Se il predecessore Pio VI in tanti modi
dimostrò grande stima e benevolenza pei
gesuiti perseguitati, e ne permise Tesi-
stenza in Russia, ov' erano restati dopo
il famoso breve di soppressione; Pio VII
ebbe la consolazione di poter fare assai
ROM
di pib, perchè ad istanza di Paolo I im-
pera toredelle Russie, e quel che più mon-
ta di Ferdinando IV re delle due Sici-
lie, ne' loro stati formalmente ristabilì
la benemerita compagnia di Gesù. Ele-
vata Francia a impero, ne fu eletto im-
peratore Napoleone, che invitò il Papa a
coronarlo in Parigi: Pio VII date le fi-
colta necessarie al cardinal Consalvi, per
reggere politicamente Roma, ne partì ai
1 novembre 1804. Essendo il Papa in Pa-
rigi, dicesi che gli fu proposto di stabilir-
si nella città, o in Avignone ; ma è certo
ch'egli prevedendo qualche violenza, avea
rilasciato la Rinntizia del pontificato al
cardinal Pìgnallelli.Kiiovnando da Fran-
c/fl, entrò in Roma a' 1 6 maggio 1 80 5, con
quella formalilàedimoslrazioni del sena-
to e popolo romano che descrissi nel voi.
XXXV, p. 184. Rifuse le due campane
maggiori di Campidoglio, il Papa vi si re-
cò a benedirle solennemente: la principa-
le col suo suono annunzia la morte dei
Pontefici, e T ora in cui nel carnevale è
permesso uscire con maschera. Frattanto
per que'religiosi e politici motivi, che de-
scrissi non senza dettaglio a Francia ed
a Pio VII, cominciarono a insorgere fra
la 6. Sede e Napoleone gravissimi dissa-
pori, e la serie di quelle amarezze e angu-
stie che trafissero il Papa di tanto dolo-
re, per tutto quello che l'imperatore fe-
ce contro laCliiesa e la sua sovranità. Nel-
rottobrei8o5 pacificatosi Napoleonecon
Ferdinando IV, nello sgombrare il di lui
slato le sue truppe, attraversando lo sia-
lo pontifìcio, sorpresero la fortezza d'An-
cona e vi lasciarono un presidio, ciò che
promosse le doglianze del Papa. Nel i 806
Napoleone ostentando supremazìasu Ro-
ma, dichiarò a Pio VII, che Roma dovea
seguire il suo intimo volere e politica, con
esigenze inammissibili, altrimenti avreb-
be mandato da Parigi un senatore per go-
vernarla a suo nome, ed indurrebbe il Pa-
pa ad essere solamente vescovo di Uoma.
Poi cambiando linguaggio disse: l'Italia
sarebbe alle sue leggi soggetta; Pio VII
R O M
il sovrano di Roma, però di qifesta esser-
ne egli l'iuiperalore! Inolile l'imperato-
re s'impossessò di Benevento e Pontocor-
vo, li dichiarò feudi del suo impero, ne
investì Talleyrand e Bernadette, trastnis-
sibilicon ordine di pripiogenitura qlla di-
scendenza mascolina: ilprincipato diNeuf-
chatel lo die a Berlhier. Comprese allora
PioVn qnal fosse il vero scopo diNapoleo-
ne, e col consiglio de'cardinali, gli dichia-
rò non potersi mettere in istato di guer-
ra contro le potenze a lui nemiche. Quan-
to al principio dal medesimo stabilito di
essere l'imperatore di Roma (coméfacen-
tesi successore di Carlo Magno, il quale a-
vea restituito e ampliato, nonfondato il
principato della rocqana chiesa), con a-
postolica franchezza il Papa aggiunse : che
il sommo Pontefice divenuto da tanti se-
coli anche sovranodi Roma, non ricono-
sceva ne'suoi slati altra sovranità supe-
rioreallasua: non esistere l'imperatore di
Roma; esservi solo l'imperatore de'roma-
ni; ma questo titolo riconosciuto da tut-
ta l'Eli ropa nell'imperatore di Germania,
non poteva nel tempo stesso appartenere
n due sovrani; e questo stesso non essere
cheun titolo di dignità e di onore, il qua-
le non diminuiva minimamente l'indi-
pendenza della s. Sede. Carlo Magno aver
trovalo Roma in. mano de* Papi (il loro
effettivo dominio, come ho descritto, in-
cominciò dopo il 726, Carlo Magno nac-
que nel 742!), averne ampliato i dorai-
nii, non avere però mai preleso superio-
rità sopra de'medesimi. Il possesso quin-
di pacifico di 1000 anni (più) essere il ti-
tolo più luminoso che potesse esistere tra
sovrani. In questo tempo Francesco II ri-
nunziò al titolo d'imperatore di Germa-
iiia, per quelle cause che notai a tale ar-
ticolo; ed avendo già riunito in un sol
corpo gli stati austriaci tedeschi col titolo
d'impero ereditario. prese il nomerliFran-
resco I imperatore d'Austria. Questo me-
nìorabile atto porta la data de*6 agosto
1806, col quale l'imperatore si dichiarò
sciolto dai vincoli che V univano al sagro
ROM
S?
romano impero, come ne prosciolse tul-
li i membri del medesimo. Così termi-
nò dopo 1006 anni l'impero d'occidente
o de'romani, che per autorità apostolica
di S.Leone 111 a-vea cominciato in Carlo
Magno. Persistendo Napoleone ne' suoi
proponimenti, alle imperiose richieste
pronlanienle aggiunse! fatti. Oltre di pro-
fittare delle rendile pontificie in Ancona,
esigetteil mantenimento delle truppe, fe^
ce militarmente occupare tutte le cillà
del litorale pontificio, tanto sull'Adria-
tico che sul Mediterraneo; minacciando
di nuovo il Papa,chese non entrava nel
suo sistema federativo, ed avesse comuni
colla Francia gli amici. e i nemici, gli a-
vrebbe lascialo lasoln provincia del Pa-
trimonio, *e messo alle strette avrebbe i-
mitato l'esempio di Carlo V, con rinchiu-
derlo rn Castel s. Angelo e far pregare
per lui. Intanto incardinai Cbnsalvi, ve-
dendosi inviso a Napoleone, rinunziò il
segretariato di stato, egli successero quei
c^irdinali che notai a Pio VII. Questi Si
ricusò pure di riconoscere per redi Na-
poli Giuseppe Bonaparle fratello di Na-
poleone. Nel 1807 l'imperatore tornò a
domandare al Papa cambiamento di po-
litica, viceversa gli toglieva le Marche; e
di fatlo,senza attendere il legatocardinale
Làlier de Bayanne e mg."^ della Genga,
il generale Lemaroisdi suo ordine neli.**
novembre si dichiarò governatore gene-
rale delle Provincie d'Ancona, Macerata,
Fermo e Urbino, cui seguì l'occupazione.
Quindi il Papa e la corte videro probabile
roccupazionediRoma,e violata la residen-
za pontificia. I romani se ne conturbarono,
comerestarono malcontenti alla partenza
perParigidi tulli gli oggetti d'arteappar-
tenenti al principe rk)rghese, ed esistenti
nella Villa Pinciana. Nel 1808 doponuo-
verichieslepel sistema federativo ed altre
esigenze, e dopo nuove minacce di spo-
glio de'dominii temporali, il generalMiol-
lis, col prelesto di attraversare lo stato
pontificio perandareaTerracina,a'2 feb-
braio enlrò in Roma, e con 6000 uouii-
58 R O M
ni l'occupò militarmente; appufttòicaa- .
noni contro il Palazzo Quirinale^ove di-
morava Pio FU, e con minaccie si fece
consegnare Castel s. Angelo, ed egli pi*e-
se alloggio al palazzo Doria. Quindi suc-
cessero tutti quegli avvenimenti detti al-
la biografia ed a Francìa; cioè atti vio-
lenti, occupazione delle Marche e riunio-
ne al re^nod' Italia javveslì e dispersioni
di cardinali, prelati e altri, essendosi Miol:
lis impadronito della polizia, ed incorpo-
rato alle sue le milizie pontifìcie. Frattan-
to divenuto re di Spagna Giuseppe fra-
tello di Napoleone, questi pose sul trono
di Napoli il cognato Gioacchino. Murat.
Le violenze de'francesi aumentarono, ia-
vadendoanche il pa^zzo apostolico e cac-
ciandone le guardie; dipoi fu4asciata la
svizzera. A*io giugno 1809 si pubblicò il
decreto imperiale della riunione degli sta-
li della Chiesa airimperOjRorriadicKiara-
ta città imperiale e libera, il governo sa-
rebbe determinato dà uno statuto parti-
colare , ij debito pubblico adottalo dal-
l' impero, le proprietà, del Papa aumen-
tate sino alla rendita di due milioni di
franchi , ed i suoi palazzi dichiarati im- •
ranni; fu abbassalo ih Castello lo stemma
pontif]cio,e sostituito il francese. Pio VII
rispose colla pubblicazione della solenne
scomunica, ciò che sbalordì Miollis ed i
romani; riprovando con un breve Tusur-
pazione.della sovranità, e rigettando qua-
lunque assegno. In dettogiorxio cessarono
le magistrature, anche del Campidoglio,
ed il senatore Rezzonico mor* durante la
prigionia, di Pio VII. Temenilosi la fer-
mentazione del popolo per la difesa del
Papa, e l'entusiasmo col quale avea sen-
tito Fa scomunica,. Murat provocò la tra-
slazione del Papa a Firenze, quindi Na-
poleone l'ordinògenericamente a Miollis,
o positivamente come vuole l'ab. Bello-
mo. Questi affidò 1' esecuzione del sacri-
lego rapimento al general Radet, e si
consumò a'6 luglio con scalare le mura
del palazzo papale,e rompimento dipor-
te. Pio VII fu strappato dalla sua sede,
ROM
col cardinal Pacca^eà In arresto condot-
to a Savona, e poi a Fontainebleau: tutto
coiulilFusione narrai aMue citali arVwolr.
Appena i romani si avvidero dell'em-
pia cattura, si siiiolsero in pianto, e resta-
rono sbalorditi e frementi. Egualmente
alla biografia di Pio VII dissi, che lasciò
in Roma delegato apoiitolico il cardinal
Michele di P/eZro_, che lo era stato di Pio
VI, il quale deportato, perle facoltà che
avea,suddelegÒ il prelato deGreg^or/o^che
dopo 4o giorni nel r 8 1 o fu chiam ato a Pa ^
rigi e poscia trasportato prigione; il prela-
to con] autorizzazione di cui ^va munito,
iiominò delegato apostolico mg/ Dome-
nico Atanasio prò -vicegerente di Roma ;
però leòrdinàzionié la consagrazione de-
gli olii l'esegui mg.^ Menochìo SagrisLif
vescovo di Porfirio e confessore del Papa,
nellachiesa della Missione, tranne quel
caso che notai, ed eseguite nel Palazzo
Camiiccini. la Koma non vi restò che il
cardinal Filippo Casoni, morto 3*9 otto-
bre 18 I i,ma senza alcuna ingerenza. Di-
sperse e sciolte le congregazióni, le segre-
terie é tribunali ecclesiastici , gli archivi
furono trasportatiaParigijinsiemea quel-
li del Valicano e di Castel «.Angelo riu-
niti agl'imperiali di s. Dionigi: i sagri
arredi pontificii soggiacquero alla stessa
sorte, aspirando Napoleone di far Parigi
centro del cristianesimo. Nella medesima
biografia trattai del giuramento di ubbi-
dienzaedi fedeltà aNapoleohe, chei fran-
cesi esigevano dai vescovi, ecclesiastici, le-
gali pereserci tare la professione-,e impiega-
li pubblici. Nei voi. XX, p. 1 9 e seg. narrai
che il conte Miollis fino dal 5 aprile 1808
fece pubblicare la Gazzétta romana, nel
1 809 successe il i .° luglio il Giornale di
Campidoglio, poi Giornale del diparti»
mento dlRonia, che durò fino agli 1 1 mag-
gioi8i4. Indi ebbe luogo il Giornale ro'
Viano, e poi si riassunse l'antico Diario di
Ronia.^oiax ancora nella biografia,da clii
fu compostala consulta straordinaria di
Roma o stati romani, incaricata a pren-
der possesso della citlà io uomo di Napo-
ROM
leone,(i amministrare il paese con governo
coslituzionalejSecondoil sistema francese;
e chi melilo elogio. Che essa di vise lo stalo
romano, ridotto a circa 800,00.0 abitanti,
ne' dipartimenti del Tevere e del Trasi-
meno, e per città principali Roma e Spo-
leto. II promesso statuto particolare non
\enne mai. Il general Miollis fu presiden-
te della consulta e governatore generale
( con 25,000 franchi al mese, per le due
cariche: quanto ha di meno il Papa si può
vederlo aRENDiTA ecclesiastica),ì1 barone
Tournon capo di polizia e prefetto di Ro-
ma. La consulta il i .''agosto nominò un se-
nato composto di 5i membri, scelli fra i
principali della città : ma questo corpo
ignorò le sue attribuzioni, né mai si radu-
nò; se ne leggono i nomi neln. iSdtì Gior-
nale del Cc2W2/7Ztì?og'//o. Con posteriore de-
creto de* 28 ottobre, la consulta stabilì,
che 7 individui del consesso medesimo,
col titolo di commissione, avessero l'am-
ministrazione municipale della città, fa-
cendo da presidente quello del senato e
in sua assenza il vice-presidente: gli altri
6 nominati furono il ducaSforzaCesari-
uìjConte Bolognetti, marchese Origo, Cur-
ii Lepri, Vaccari banchiere, Parafilo di
Pietro. A' 16 novembre Napoleone sotto
il trono ricevette alle Tuilleries la depu-
tazione di Roma, composta di que'signo-
ri riportati nel n.'^ 65 del Giornale di
Campidoglio^ in nome della città, decla-
mante il ducaBraschi nipote di Pio VI,
con vantare gli antichi eroi di Roma.
Ma Napoleone rispose contegnosamente,
colle solite chimeriche pretensioni. Disse
che lai.' volta che avesse ripassato le Al-
pi, avrebbe dimorato per qualche tempo
in Roma. Che i suoi predecessori l'avea-
1)0 staccata dall' impero e data come in
feudo a'vescovi di Roma (la storia con-
traria a tale gratuita asserzione , confu-
ta questa pretesa): figlio prknogenito del-
la Chiesa, non volere uscire dal suo se-
no : Gesù Cristo non credè necessario sta-
bilire per s. Pietro una sovranità tempo-
rale! La sede di Roma e prima delcrislia-
ROM 59
neslmo continuerà ad esserlo : il vostro
vescovo è il capo spirituale della Chiesa,
com'io ne sono l'imperatore! La guardia
civica che nel 1808 avea ricevuto il nome
di legione imperiale, nel 1 8 1 2 ebbe quel-
lo di legione della guardia nazionale: ne
parlai nel voi. Xlll, p. 274.Nel novem-
l3re si recò in Roma re Murai, e nella sua
qualità di luogoteiienle dell' imperatore
e di comandante incapo dell'armuta, pas-
sò in rassegna le truppe e ricevette splen-
dide feste. Napoleone nel 1806 avea sta-
bilito due solenni feste: ili5agoslo sagro
all'Assunzione e anniversario della con-
clusione del Concordalo, si celebrasse la
festa di s. Napoleone; e nella i." domeni-
ca di dicembre si solennizzasse l'anniver-
sario di sua coronazione e vittoria d'Au-
sterlitz. Pers. Napoleone in Piazza Na»
vona si facevano fuochi artifiziali e illu-
minazioni perla città, la corsa de'cavalli
col fantino, di cui feci parola nel voi. X,
p. 94; e nelle domeniche di dello mese,
oltre il solito lago, si faceva il giuoco del-
la cuccagna. Cancellieri nel Mercato^ p.
266, descrive la corsa de'cavalli col fan-
tino in delta piazza, non solo per festeg-
giare V onomastico dell' imperatore, ma
ancora a'3 giugnoi8i r per celebrare la
nascita del suo figlio Napoleone France-
sco Giuseppe Carlo, dichiaralo re di Ro-
ma, poi duca di Reichstailt per disposi-
zione dell'avo E'rancesco I che gli attribuì
ili. "posto dopo gli arciduchi, e morì nel
1882. Napoleone nel 18 io con un sena-
lus-consulto di Parigi del 1 7 febbraio fiice
stabilire. Lo stato di Roma essere unito
alla Francia. Roma dichiarala 2.^ città
dell'impero, ed il principe imperiale por-
tasse il titolo di re di Roma. Gl'impera-
tori dopo la coronazione nella metropo-
litana di Parigi, sarebbero coronati ins.
Pietrosi Roma prima del io.° anno del
loro regno. Ogni sovranità straniera es-
sere incompatibile coU'esercizio d'ogni au-
torità spirituale nell'interno dell'impei-o. I
Papi fino dalla loro esaltazione giurassero
di non far mai niente contro le 4 Pi'opo-
6o ROM
sizioni gallicane. Pel Papa si prepirasse-
10 palazzi in qualunque luogo clell'impero
(allora era prigione in Savona, sotto la cu-
stodia di Cesare Berlhier, e privo sino dei
calamaioe della penna) volesse risiedere.
Keavesseperò necessariamente uno a Pa-
rigi e l'altro in Roma. Indi ornò sontuo-
samente il palazzo arcivescovile di Pari-
gi per ricevervi Pio VII, il quale però non
x'i andò, non avendo ceduto alle sue bra-
me opprimenti la Chiesa e la sua libertà.
J^'escrisse quindi Napoleone a' 17 aprile,
che tutti i preti e religiosi forestieri dimo-
ranti in Roma ne uscissero e si recassero
alle loro diocesi. Con altro decreto de*7
maggio dispose che fossero soppressi nei
due dipartimenti di Roma e del Trasi-
meno tutti i corpi religiosi di qualunque
ordine o congregazione. Lo stesso fosse
«Ielle monache , eccettuando però 4 dei
più belli monasteri di 4 ordini diversi, i
quali sarebbero mantenuti e ordinati in
modo utile al pubblico. Tutti i religiosi
e le monache avessero pensioni, ma nel
lasciare i chiostri si ritirassero nel luogo
della loro nascita. I religiosi si presentas-
sero ai loro rispettivi curati, e rimanes-
sero applicati alla parrocchia per assister-
li nelle funzioni ecclesiastiche. Ai religiosi
disciolti fu dipoi intimato il Giuramento
(V (ibbidienza e fedeltà all' imperatore.
Molti ricusarono, e in pena perderono la
pensione. Nel maggio fece intimare ai ve-
scovi de'due dipartimenti di Roma e del
Trasimeno, di prestareil Giuramento sta-
bilito nel Concordalo di Francia del 1 80 r :
alcuni opinarono non potersi estendere a-
gli stati romani,anch"e per essere cambiale
lecircostanze, onde iniy ricusarono: al-
tri interpretarono, non essere precettiva
la disposizione pontificia, ed in numero
di 1 4 giurarono con qualche dichiarazio-
ne. A' 18 giugno Napoleone decretò, che
considerando la popolazione dello stato
romano contenere senza la sede di Roma
32^ vescavi, perciò esuberante come i ca-
pitoli; quindi soppresse le 17 diocesi e ca-
pitoli de' vescavi che non aveano giurato,
ROM
e che le 6 snburbicarie de'cardinali fos-
sero unite allei4diquelIicheaveano giu-
rato. Pei vescovi conservati, le cui mense
avessero una rendita meno di20,ooo fran-
chi, supplirebbe il tesoro sino a tal som-
ma. Soppresse tutte le abbazie, e ne sotto-
pose la giurisdizione alle diocesi in cui e-
rano: i loro beni, elquei de* vescovati sop-
pressi, riunì al demanio. Indi soppresse
altre 3 sedi vescovili, di que' vescovi che
aveano ritrattato il giuramento. 1 vescovi
renitenti subirono la confisca de* beni, e
furono rilegati in Francia e in diversi luo-
ghi d'Italia. Chiamati a giuramento i ca -
nonici di dette diocesi e delle chiese di
Roma, e lo stesso poi accadde ai parrochi,
5oo circa ricusarono e fiu'ono confinati
in Corsica ed in varie parti dell'alta Ita-
lia. Intanto avendo la consulta stabilito
ormai in Roma gli ordinamenti francesi,
Napoleone dispose che sul fine-dell'anno
cessasse dalle sue funzioni; che un prin-
cipe gran dignitario (de* dignitari del-
l'impero feci parola ne* voi. XX, p. 29,
XXVII, p. 119) sarebbe nominato go-
vernatore generale de'dipartimen ti diRo-
ma e del Trasimeno. Questi avesse il co-
mando superiore delle iruppee della gen-
darmeria. Esercitasse l'alta vigilanza sul-
la polizia e sopra tutte le autorità mili-
tari, civili ed amministrative, soggetto
pero
agli ordini de'mìnistri. Se ali. del
prossimo gennaio non fosse ancora prov-
vedutoal posto di governatore generale,ne
sarebbero te»nporaneamente fatte le ve-
ci da un luogotenente. Si stabilisse in Ro-
ma un consiglio incaricato di liquidare
le pensioni ed i crediti esigibili suU' an -
tico governo e sui corpi religiosi soppres-
si, con"5o milioni di franchi di beni na -
zionali, cui furono aggiunti altri 1 1, dan-
do ai medesimi un valore calcolato sul -
la rendita di 20 anni pe'fondi rustici e di
1 2 pegli urbani. Si formasse poi un'ara mi •
nislrazione del debito pubblico e de'beni
destinati al rimborso, presieduta dall'in-
tendènte dei pubblico tesoro (che fu Ja-
net), ed i membri fossero scelti tra'credi-
ROM
lori più ricchi. Inoltre l'imperatore de-
terminò poi, che il Monte Nupoleone di
Milano corrispondesse alla Francia annui
franchi 260,000 per quella porzione del
debito pubbl ico dello stato ponlifìcio, che
avrebbe dovuto gravitare sulle Marche
unite al regno d' Italia. La nomina del
principe gran dignitario non si fece mai
(solo nel precedeute giugno era stato no-
minato governatore Fouchet, poi subito
richiamato), ed il general Miollisne ri*
jiiase luogotenente. Quantoaldebilopub-
blico devesi avvertire , che i Luoghi di
Montt\\ qiMìì'ì necostiluivanola maggioi*
parte e ascendevano a circa 5o milioni
di scudi, restarono quasi per metà annul-
lati colla.soppressione delle opere pieghe
n'erano le cieditrici. Gli altri poi furono
Iiquid*ati nel modo detto all'indicata ar-
ticolo, alia ragione di'due quinti del lo-
ro valore originario (a tenore di quanto
per ultimo ne pagava il fruito il governo
pontifìcio ), e per conseguenza si dimise
una gran massa dr debito pubblico con
pochi beni, ma con tutte le conseguenze
d'una specie di pubblico fallimento. Del
resto Roma, da capitale dell'orbe catto-
lico,, divenuta città- provinciale deirim-
pero francese, soffrì tutti i disastri ch'e-
rano inseparabilida una tale degradazio-
ne. La sua popolazioneche- nel 1809 era
di 1 36,ooo, diminuì sensibilmente, e nel
1 8 1 3fìno a 1 1 7 ,882,allri dicono 1 1 3,ooo,
e molti di condizione onesta caddero in
assoluta miseria, massime la curia e gli
addetti ai tribunali e congregazioni eccle-
siastiche ricusanti il giuramento. Il go-
verno per rimediare in quantppoteva al
male e frattanto accrescere gli ornamenti
pubblici, ordinò uno stabilimento di be-
neficenza, cioè ristabilì i pubblici lavori
yie Poveri validi che aveano.già esercita-
lo i Papi, e d'altronde destinò (poi a'ay
luglio 181 1) un fondo speciale d'un mi-
lione di franchi all' anno per accrescere
gli abbellimenti della città. Lo stabili-
mento accolse lutti quelli che si presen-
tavano a doniaudar lavoro, daudo loro
ROM
61
una zuppa economica, un pane e mezzo
franco. Si divisero gli operai in 3 classi,
uomini, donne, ra'g«:zzi; il loro numero
ammontò circa daiDoo a 1800, e perciò
in 4 anni s'impiegarono 5 milioni di fran-
chi : questa somma si ricavò, per la me-
tà dal pubblico erario, per l'altra dall'am-
ministrazione municipale di Roma. Il bi-
sogno fu il possente stimolo aquesto prov-
vedimento , imperocché per quanto ho
riportato, in Roma pel suo decadimento,
senza la corte e curia, restò priva di sus-
sistenza una massa di popolo ozioso -e af-
famato , che avrebbe potuto alterare la
pubblica tranquillità. Era composto d'u-
na turba di gente di corte restata senza
padrone, d'impiegati, addetti ai tnbunali
e altri ofiizi pontificii, persone di foro e
altri, che per non giurare restarono sen-
Ra sussistenza. Fu straziante il veder gui-
darla carriuola e maneggiare la pala rag-
guardevoli e onesti avvocati, e altre per-
sone d'ingegtìo e di civile condizione.Que-
stilavoridetti pubblici ò della beneficen-
za, s'impiegarono in parte utilmente cou
drsolterrare una parte degli edifizi anti-
chij quindi si fecero interessanti scu.opri-
menti nel Colosseo e ne'dintorni del Fo-
ro Romano, alle faide orientali del Cam-
pidoglio, é nel Foro Traiano. Da questi
lavori ebbero principio i pubblici giardi-
ni 0 passeggi del Monte Pincìo, e nel pei» -
djo occidentale del Monte Celio. Cosi Na-
poleone dispose delle cose di Roma, ed
arbitrariamente degli affari ecclesiastici,
essendo in tutto dispotico. Ad onta del
vagheggiato blocco continentale per ab-
bassar*; la prepotente Inghilterra, fu co-
stretto in qualche modo a permettere l'in-
troduzione delle derrate coloniali prove-
nienti dagli stabilimenti inglesi,ma impose
su di essegravissimo dazio d'importazio-
ne, che talvolta lo fece ascendere al quin-
tuplo del valore ordinario, poi fece bru-
ciare le mercanzie di fabbrica inglese. NkI
medesimo 1 8 1 o fu stabilito da Napoleone
l'appannaggio del suo figliastro principe
EugcQÌo \iceiè d'Italia, cou lauti beni de-
62 ROM
nianiali, quanti in ragione del 5 perioo
rendessero l'annua rendila d' un milione
di lire italiane : la maggior parte de'beni
già ecclesiastici esistenti nelle Marche, fa-
talmenteforinaronotale appannaggio. In-
di fece sopprimere in tutto il regno italico
Je compagnie, congregazioni e associazio-
ni ecclesiastiche , tranne i capitoli delle
cattedrali ecollegiate insigni, ed i religiosi
d'ambo i sessi ospedalieri o applicali al-
l'educazione delle fanciulle. Frattanto nel
1 8 I iNapoìeone per dominare la religio-
ne fece maneggi inutili, per indurre Pio
VII a n&iedere in Parigi, ove radunò il
famoso concilio ^azionale, composto dei
vescovi d'Italia, per giungere al tanto a-
gognato scopo di sottomettersi la s. Sede.
In egual tempo é nella sua formidabile
potenza concepì nella mente concetti va-
stissimi, il principale de'quali, non con-
tento d'essere re d'Italia, era quello di riu-
niread essa leisoledi Sicilia e di Sardegna,
formarne un sol regno, di cui la capitale
fosse Pioma* e sovrano 11 secondogenito,
che sperava avere dall'imperatrice M.'
Luigia d'Austria, poi duchessa di Parma.
In Roma fece eseguire magnifici restau-
li e abbellimenti al Palazzo^ apostolico
Quirinale^ chedichiarò palazzzoimperia-
riale. 1 romani e gli altri de'due diparti-
menti,essendo soggiaciuti alla coscrizione
(del suo codice feci menzione nel voi. XLV,
p.i2g), erano immersi nel più profondo
dolore e nella più grande desolazione,
in vedere partireper le.armate a finsi ma-
cellare per un ambizioso, i figli, i fratelli,
i parenti, gli amici. Le provincie di Fro-
sìnone e di /^e//<?^n,ossiano di Campagna
e Marittima, erano infestate da assassini e
crassatoii,non potendone ottenere l'estir-
pazione le molteplici baionette francesi :
la strada di Baccano egualmente fu do-
minata dai malviventi. Nel 1 8 i 2 in Roma
sempre più inasprì la persecuzione impe-
riale control ricusanti il Giuramenlo^ed
anche contro quegli ecclesiastici che non
vollero recitare pubbliche Preghiere per
Napoleone, a motivo che p'erseguitava la
ROM
Cliiesae ?eneva rigorosamente prigione il
venerando suo capo: tali vessazioni si e-
stesero pure per meri sospetti. A'4 mag-
gio Napoleone dichiarò rei di fellonia e
posti fuori delle leggi, que' sudditi de'di-
parlimenti di Roma e del Trasimeno, i
quali aveano ricusato di prestare il giu-
ramento ingiunto dalle costituzioni del-
l'impero. Die un mese di tempo per rav-
vedersi, indi ordinò che fossero condan-
nati, se ricalcitranti, alla rilegazione e al-
la confiisca de'beni. Ma quasi tutti restan-
do costanti nel ri fiuto, aumentò il virtuo-
so numero degli esuli nelle isole di Cor-
sica e di Capraia. Nel mese di giugno poi
Napoleone permise che si stabilissero in
Rosna, Carlo IV già redi Spagna, colla
regina moglie, il suo terzogenito d. Fran-
cesco di Paola, e l'infante d. Carlo Lodo-
vico già re di Etrùria, poi duca di Lucca,
colla regina madre, e principessa sorella.
All'opposto nellostesso mese fece traspor-
tare Pio Vlldn Sa vonaa Fontainebleau,
permettendogli la compagnia di mg."' Ber-
tazzoli cari«simoal Papa. Questi nel 1 8 i 3
ivi fu sorpreso dalle seduzioni dell'inìpe-
ratore, sottosci'isse gli articoli prelimina-
ri per un definitivo aòcordo (in cui il- Pa-
pa abbandonava la sovranità di Roma,
di cui non veniva ad avere che l' ammi-
nistrazione; ma questo era il meno del-
l'infelice alto), phe riportai nella biogra-
fìa j in conseguenza del quale avendo i
cardinali ricuperato la libertà, poterono
illuminare Pio VII del funesto tenore
del sottoscritto , e ne ottennero l* eroica
revocazione, che fece montare nelle fù-
rie l'icnperatore; avendolo già pubblica-
to come fosse un solenne concordato. In-
tanto r Austria y la Prussia j la Russia,
Y Inghilterra s\ collegarono contro Fran-
cia. L* Austria spedì Nugent nelle lega-
zioni pontificie, ed^affidò 11 comando del-
l'armata d'Italia a Bellegarde : Murat ti-
tubante tra il cognatoe l'Austria, rinun-
ziò prima al sistema continentale, e. po-
scia si alleò colla medesima, allettato dal-
la promessa mediazione d'ottenere la ri-
ROM
minzìa al reame di Napoli dal re di Si-
cilia Ferdinando IV, e dal Papa la ces-
sione al rinunzi^nle d'un Ieri ilorio che
comprendesse 4oò,ooo abitonli. Tanto
fu definito aglii i gennaio 1814, mai col-
legali non \i accedellero, e menlreiafor-
tuna di Napoleone vojgeva al tiamoplo.
Murai fece avanzare le sue truppe nello
slato rórtJano, o«*era diminuita la forza
morale del governofianceTse , anche pei
maneggi degli emissari dell'uijione itali-
ca , che nellif provincia del Patrimonio
alzò per pochi giorni la bandiera dell'in-
surrezione. Assunse Murai ilgovernodei
luoghi occupati, ma in modi timidi ed
equivoci. In tale stato di cose, per opera
degli slessi emissari, si. recò a Na|boli una
depulazionedi alcuni patrizi romani per
rappresfenlarea Murai : Roma essere mi-
naccciata dall'anarchia, lui solo poterle
dare la sicurezza e la felicità; supplicarlo
pertanto di dare quelle disposizioni. di go-
verno che credesse più opportune allapub*
blica tranquillità. Qualunque dila/rone
poter essere fatale, ed avrebbe insieme po-
tuto raffreddare quel desiderio vivissimo,
che generalmente si scorgeva In tutti i
buoni italiani, e specialmente ne'romaìii.
Prima però che Murai ricevesse solenne-
mente tal deputazione, già a' 19 (il Gior-
nale politico del dipartimento di Roma^
deliy gennaio, avea annunziato, che da
"van giorni una bella divisione napoleta-
na era in Roma e aspettava rinforzi; e che
notizie di Parigi recavano il gradimento
dell'imperatrice, alla deputazione inviala
dalla. città di Roma è composta de'prin-
cipi Altieri e Albani, e del duca di Zaga-
rolOjdel consiglio municipale, perconfer-
mare la divozione e graliludinede'roma-
niper l'imperatore Napoleone!) gennaio
il suo generale Lavaugoyon, comandante
le truppe napoletane in Roma, ne prese
il governo e pubblicò : Che diversi disor-
dini accaduti negli stali romani, avea fatto
conoscere aGioacchino Murai re delle due
Sicilie,cheil governoincbminciava a man-
rare della forza e della volontà necessarie
ROM G3
a mantenere l'ordine pubblico. Giudicare
d'altronde il monarca, che la protezione
richiesta da molte ragguardevoli persone
di Roma e de'due dipartimenti, dalla si-
cure?za di Carlo IV e dalle circostanze,
mentre provvedeva alla sicurezza di tutti,
non ofi'endeva il diritto d'alcuno. Quindi
avergli ordinato (Ji fare occupare provvi-
soriamente dalle sue truppe i dipartimen-
ti di Roma edelTrasimeno, ediprendere
il comando militare de' medesimi, insie-
me a lullequelle disposizioni di governo,
che potessero credersi le più alte a far
cessarci disordini. Nel voi. XLVll,p.2o4
raccontai questi avvenimenti, e dello«car-
so presidio col quale Miollisnon poteva
mantenere l'ordine pubblico e impedire
le private vendette. Che Murai consòm-
mi applausi fu ricevuto ih Roma il 24, ed
ivi emanò diversi provvedimenti. Vi sta-
bilì un consiglio generale d'amministra-
zione, nominandone presidente ilcav. Ma-
cedonio. Distribuì div^erse onorificenze ai
nobili, letterali, artislie impiegali. Sebbe-
ne ne parli a'28 i^r Bologna, accolto qua-
le liberatore d'IlaHa, ju suo nome furono
pubblicale diverse benefiche disposizioni.
Ai 3o dello stesso mese, Poerìo consiglie-
re di stato di Murai, prese in di lui nome
temporaneo possesso delle Marche; e con-
temporaneamente il generale Carascosa
s'impossessò nel medesimo modo di Bo-
logna, annunziando apertamente agl'ita-
liani, essere giunto finalmente il sospirato
momentOjin cui un grido pubblico riuniva
lutti sotto gli stessi stendardi. Dopo mol-
li secoli di divisionee di debolezza, spun-
tare per l'indipendenza italiana il desidci-
rato giorno, in cui combattendo peglisles-
si interessi, non v'era che unirsi intorno
al magnanimo re Murai che li guarenti-
Ta. Partilo quindi da Bologna con 800
napoletani il maresciallo di campo Minu-
tolo, a'3 febbraio occupò Firenze, a' i3
Lucca. Neil' occupare questi paesi, i co-
mandanti napoletani aveano l'istruzione
di non commettere oslililà, se non erano
provocati , ed il tutto seguì quasi senza
64 R O M
spargimento di sangue. Imperocché i sol-
dati francesi sfilando fra'napolitani, si ri-
tirarono tranquillamente nelle fortezze,
e queste eiano circondate,non molestale.
Tanto io vidi col Castel s. Angelo, mentre
avea J 2 anni, circolidato dalle artiglierie
e col miccio acceso, per cui Roma era in
gravi apprensioni die <Ju<?!le del forlefa-
cessero fuoco sulla città. Qualche scara-
muccia fu solo in Toscana, e sotto la cit-
tadella d'Ancona che fu alquanto bom-
bardala. Per le altre fortezze circuite dai
napoletani, il governo francese incari-
cò Fouchel, che allora era in Lucca, di
trallarnelosgoaibrò: questo fu cojichiu-
so in Pisa con Agar i^iinistro di Murat,
setondo la quale convenzione le fortezze
di Toscana furono consegnate ai napole-
tani sul line di febbraio , e quelle dello
slato roinano sul principio di uiarzó, po-
tendo le guarnigioni francesi ritornare al
di là delle Alpi, subentrando! napoleta-
ni anche in Castel .s. Angelo. Il govèrno
provvisorionapoletano diKoma,fra le co-
se che fece ricorderò la libertà resa a'de-
teuuti ecclesiastici e laici pel negato giu-
ramento, non che a quelli per opinioni
politiche, togliendosi il sequestro, ai loro
patrimoni e a qucjllo de'deportati; fu per-
messo riunirsi ai benfì'alelli, ministri de-
gl'infermi, scolopi e dottrinari; si permi-
se il ristabilimento d'alcuni conservatorii;
si tolse il sequestro ai beni de'capitoli pa-
triarcali e di altre basiliche ; furono di-
stribuiti soccorsi a diverse classi di per-
sone; nominati alcuni nobili romani a di-
versi ofilzi, e per non direaltro, venueor-
dinato che gli archi delle loggie dipinte
da Raffaele fossero chiusi con cristalli ,
come già notai a Palazzo apostolico Va-
ticano. In seguito Bellegarde pei priuci-
pii italici manifealati dai napoletani, a'5
febbraio proclamò : Che il re di Napoli
erasi unito alle potenze collegate, per la
pace generale; convenire che le Alpi ri-
tornassero ad essere una barriera contro
Francia, dovendo ritornare i piemontesi
sotto il loro re, i toscani e i modenesi sol-
ROM
lo i loro principi; e la r.* cittàdel mondo
cessando d'essere 2.^ d'un impero stranie-
ro, con nuovo lustro'.sgrebbe ristabilita
la capitale del mondò cristiano: questa
essere la volontà di lutti i monarchi al-
leali. Trattòquindi con Murai, per con-
certare le operazioni militari, ed avendo
sempre sulla destra del Po la c^ivisionedi
JSugent, a'7 febbraio si conveniie per sta-
bilire quali paesi dovessero occupare le
rispellive.truppe, per cui Ravenna^ Far-
ri e Faenza coi vicini paesi restarono agli
austrìaci-, Bologna rimase a' napoletani.
Tutlavplta Murat continuò la sua equi-
voca condotta, e nel maggio poi concen-
trò nelle 'Marche le truppe che avea in
Lombardia. Ritornando a Napoleone ed
a Pio VII, nel declinar del i 8 1 3 vedendo
l'imperatore la necessità d'abbaridonare
il suo sistema del grande impero, procu-
rò di terminare con modo decoroso le
questioni col Papa, facendogli proporre
un accomodamento, in forza del quale ri-
tornasse alla sua sede. Pio VII rispose che
non avrebbe parlato d'affari, (inchè noi>
fosse tornato in Roma. A'20gennaio 1 8 1 4
Napoleone praticò un ultimo tentativo
con un progetto, secondo il quale gli si
restituivano i due dipartimenti di Roma
e del Trasimeno, chiamata 28." divisione
militare, lì Papa però rispose, la reslitu-
zionedello stato ecclesiastico essere un at-
to di giustizia, e non poter devenire og-
getto di trattato : del resto altro non do-
mandava che di ritornare a Roma. In-
tanto i collegati avvicinandosi colle arma-
te a Foutainebieaii, Napoleone fece par-
tire il Papa a'23 per Savona; indi i col-
legati stabilirono che l' Italia ritornasse
divisa in stati indipendenti, ed a'27 feb-
braio chiesero risposta a Napoleone nel
termine di io giorni. Allora per salvare
possibilmente la sua convenienza (e per
que'molivi accennali aPioVI I),a' i o mar-
zo decretò, essere restituiti al Papa i due
dipartimenti di Roma e del Trasimeno,
ordinando ancora la liberazione di Pio V II
che ormai Qon pule va più custodire. Quiu-
ROM
di 5 giorni dopo trasmise al congresso dei
collegali una dichiarazione, acciò il Papa
fosse rimesso immediatamente nel posses-
so de'suoi stati, a seconda del trattato di
Tolentino, cioè da Roma sino a Pesaro.
Risposero i plenipotenziari de' collegati,
che le loro corti con insistere sull'indipen-
denza d'Italia, volevano anch'esse rimet-
tere il Papa nella sua antica capitale, ac-
ciò godendo d' un'intiera indipendenza
provvedesse ai bisogni della chiesa catto-
lica. I collegati entrarono mPtirigi a'3 i
marzo, il senato depose Napoleone e pro-
clamò Luigi X Vili, poscia agli i i aprile
abdicando Napoleone all' impero, gli fu
concessa in sovranità l'isola dell'Elba.Pri-
ma di questi avvenimenti. Pio VII fu fat-
to partire da Savona a' 19 marzo, ed ai
25 fu dai suoi condottieri, senza alcuna
prevenzione, presentato e lasciato a' posti
avanzati che gli austriaci e napoletani a-
veano sul Taro. All'improvviso aspetto
del sommo Pontefice attoniti gareggiaro-
no in tributargli onori e venerazione, on-
de Pio VI lenlròquasi trionfante in Par-
ma. Proseguendo il viaggio, a'3 i marzo
entrò in Bologna ov'era Murat, il quale
ad onta di quanto dissi alla biografia del
Papa , dichiarossi pronto a restituirgli i
due dipartimenti di Roma e del Trasime-
no : vi aggiunse inoltre una linea di ter-
ritorio, che da Foligno si estendesse sul-
la parte occidentale degli Apennini lungo
la strada del Furio, sino allo sbocco del
Canziano nel Metauro, e poi sulla spon-
da sinistra di questo fiume sino al mare.
Si accomodò il Papa con ripugnanza, poi-
ché desiderava 1' intiera restituzione dei
suoidominii. Mg/ Atanasio delegato apo-
stolico in Roma, a' 6 aprile annunziò ai
romani il prossimo arrivo del Papa, che
riempì d'indescrivibile contentezza tutti.
Murat con proclama del i5 notificò a Ro -
ma il ritorno di Pio VII, ed il reintegra-
mento di sua sovranità. Anche Pio VII da
Cesena a* 4 «J^ggio emanò un proclama
a'suoi sudditi, col quale rese ragione del
ritardalo ritorno in Roma , ove intanto
VOL. LIX,
R O M 65
deputò delegato apostolico rog.^ Rivaro-
la, per riprendere le redini del governo
e ripristinarvi il pontificio, non che pre-
sidente della commissione di stato fino
al suo ingresso nella medesima. Il prela-
to con le particolarità che descrivo alla
sua biografia, giunto appena in Roma ai
IO maggio, commosso dalla miseria e tri-
stezza in cui trovò la città, senza indugio
e siccome pieno di quella mirabile ener-
gia tutta sua propria, si dispose a pren-
derne il possesso senza riceverlo dal go-
verno napoletano. Da ciò ne venne, che
Macedonio presidente del consiglio ge-
nerale di amministrazione, nella seguente
mattina radunò alla prefettura il corpo
municipale, e le autorità giudiziarie e am-
ministrative, loro dichiarò cessato il go-
verno del re Murat suo sovrano, e partì.
Rivarola nello stesso giorno fece innalza-
re sul Castel s. Angelo gli stendardi pon-
tificii e della romana chiesa , ed amante
delle antiche cose abolì i codici di Napo-
leone, richiamando in osservanza l'anti-
ca legislazione civile e criminale. A* i5
maggio furono ripristinati i conservatori
di Roma , anche come esercenti l'officio
del vacante senatorato; cioè i marchesi
Rinaldo del Bufalo della Pialle, France-
sco Ceva, Gio. Battista Casalij mentre
i romani si dedicarono intieramente a fe-
steggiare l'arrivo del Papa. Proseguendo
Pio VII il trionfalesuo viaggio, a'24 mag-
gio rasciugò il pianto di Roma, facendo
colla sua presenza terminare l'avvilimen-
to di essa. Tutto celebrai nel descrivere
il solennissimo ingresso del Papa , di cui
fui testimonio, e le splendidissime feste e
dimostrazioni sincere , universali e forse
mai vedute degli esultanti romani, nel voi.
XXXV, p. 1 86 e seg. I vi notai que'sovra-
ni ch'erano in Roma e decorarono sì me-
morabile avvenimento; che la cavalleria
ungherese e napoletana fecero parte del
corteggio, riportando il discorso che al Pa-
pa, in nome del senato e popolo romano,
pronunziò il detto i.° conservatore alla
Porta del Popolo. Il Papa restò grande-
5
66 ROM
mente commosso dall' iroponenle com-
plesso delle diaiostrazioni giulive e divote
cle'romani,esenechiamòconlentissiraoe
grato. Tra grimmensi danni recati a Ro-
ma e allo stato pontificio dalla repubbli-
ca esuccessiva invasione imperiale, tutta-
volta si eliminarono gli abusi delle fran-
chigie, i diritti giurisdizionali e feudali sì
nel civile che nel criminale, che godeva-
no le principali famiglie romane, come i
Colonna, Orsini, Savelli o loro eredi, Con-
ti, Caetani e altre molte, che un tempo
circonda vanoRoma da ogni lato,massime
all'epoca de' Frangipani e de' Crescenzi,
ed allora tennero i Papi in continue angu -
stie. In parte l'ordine di natura, l'estin-
zione di molte potenti famiglie, l'indebo-
Iimentod'altre,in fine poi le dette due in-
fauste epoche e loro governi, distruggen-
do privilegi e prerogati ve, rimediarono a
molti mali e pregiudizi che si recavano ai
dominii della s.Sede,la quale eziandio in-
direttamente ne risentiva nella sua subli-
me dignità sagra ; laonde concentrarono
l'autorità nel supremo potere, di cui fu
erede il legittimo principe il Papa. Sul go-
vernamento imperiale francese abbiamo
il Bollettino delle leggi e decreti impe-
riali pubblicati dalla consulta straordi-
naria negli stati romani^ colV indice cro-
nologico delle materie 3 Roma 1 8og e seg.
vol.23.Sipossono inoltre vederci suddetti
Gazzetta e Giornaletti Studi statistici di
Roma del Tournon, ed il Qo^^\^ Annali
d' Italia ai descritti anni. Gli utilissimi
Pompieri ebbero origine sotto i francesi,
come l'illuminazione notturna della città.
Il barone Tournon nella sua bell'opera
encomiò iPapi per quanto fecero in van-
taggio dell'agricoltura dell'Agro roma-
no, inclusivamente al già ricordato molo-
proprio di Pio VII. Inoltre e in certo mo-
doscusò i romani dalle accuse di cui sono
incolpati, per la poca coltura della Cam-
pagna romana, colle seguenti parole. « A
primo sguardo, porzione sì piccola con-
cessa alla coltura sembra giustificare il
rimprovero di pigrizia che si fa a* roma-
ROM
ni; ma allorché alle prime pioggie di ot-
tobre vediamo quest'immensi campi ri-
vestiti di verdura offrire ad innumerabile
gregge un'erba spessa, crescente fra le
aride stoppie, l'autunno e l'inverno me-
desimo abbellirsi di tutta la freschezza di
primavera, s'intende come i romani sieno
contenti di un modo così seducente di
trarre partito dalsuolo.Qual popolo, ri-
cevendo dalla natura il beneficio di pro-
duzioni spontanee così abbondanti, non
sarebbe inclinato a goderne senza ricor-
rere ad una più faticosa coltura, doni for-
se più ricchi, ma più incerti.^"
Pio VII si dedicò a rimediare le la-
grimevoli conseguenze di tante disastrose
vicende; con immortale sua gloria a'y a-
gosto completamente ristabib la compa*
gnia di Gesù; e con breve de' 1 3 settembre
i8i 4 nominò senatore di Roma il mar-
chese Giovanni Patrizi romano, che pre-
se solenne possesso il i.° gennaio. Già ai
27 giugno avea fatto riaprire le udienze
al tribunale civile di Campidoglio , per
r esercizio di sua giurisdizione. Mentre
Roma godeva e andava ristorandosi pel
ristabilimento del governo pontificio , il
limitrofo regno di Napoli era agitato da
diverse perturbazioni. Murai non si vol-
le conoscere dai collegati, i re di Francia
e di Spagna presero le parti del parente
re di Sicilia legittimo sovrano , onde il
principe Metternich chiaramente fece sa-
pere a Murat, che tutte le volontà gli e-
rano contrarie; quindi avrebbe fatto be-
ne a tenersi in una inerzia politica, ed a
restituire le Marche al Papa, il quale le
chiedeva, imperocché si erano cambiale
lecircostanzeincui gli eranostate promes-
se. Murat nel maggio avea già dichiara-
to, che se l'adempimento del suo tratta-
to d'alleanza coll'Austria fosse un ostaco-
lo alla pace che si trattava a Parigi e al-
la ricognizione di tutte le potenze verso
di lui, avrebbe rinunziato all'aumento di
territorio in suo favore stabilito. Poscia
vedendo che gli si accrescevano contro le
disposizioni de' collegati, offrì a Pio VII
ROM
la restituzione delle Marche, purché a ves
se ricevuto per complimento un suo mi-
nistro, chiedendo poi Tinvestitura del re-
gno. Intanto si apn il congresso di Vienna
per stabilire l'equilibrio degli stali d'Eu-
ropa; essendo contrario a Murat, questi
nel 1 8 1 5 segretamente incoraggi in Italia
ì partigiani dell'unione nazionale, ed es
sendosi riunito al cognato Napoleone, col
pretesto d'essere minacciato dal re diFran-
cia, manifestò'^airAustria di far avvicina-
re al di là delle Alpi 80,000 uomini pel
caso di attacco. L'Austria negò il transito
pe'suoi stati, ed aumentò l'esercito. Ma
giunta a Napoli a' 5 marzo la notizia del-
la partenza di Napoleone dall' isola del-
l'Elba, per cui a'20 rientrò in Parigi, Mu-
rat gli fece sapere che avrebbe attaccato
gli austriaci, e se vinceva presto l'avreb-
be raggiunto con armata formidabile. Ri-
spose Napoleone che continuasse i prepa-
rativi, ma aspettasse il suo avviso per in-
cominciare le ostilità. Invece Murat, già
nella metà di marzo avea messa la sua ar-
mata in marcia, falto chiedere il peissag-
gioper lo stato pontificio, ordinando a'co-
mandanti che si avanzavano per Terraci-
na e Ceprano, di marciare sollecitamente
sopra Roma, prendere Pio VII econdur-
lo a Gaeta. Però il Papa negò il transito,
e quando a*22 marzo seppe che non o-
slanfei napoletani l'aveano incominciato,
protestò contro la violata neutralità, e la-
sciando in Roma quella giunta di stato,
per governarla in uno alle proVincie, di
cui parlai nella biografia, destinandone
presidente il cardinal iSbw^g'Z/V?, e per se-
gretario di essa Riva rota ^ passò rapida-
mente in Genova, Allora i napoletani non
si portarono più a Roma, ma si concen-
trarono nelle Marche, occupando Rimini
e Ravenna, indi Cesena, Forlì e Bologna;
dopo di cheMurat proclamò l'indipenden-
za italiana, eccitando l'Italia a insorgere
per ricuperarla;!!! a in quel punto produsse
poca sensazione,conoscendo gl'italiani che
con tal promulgazione erasi domandato
un sussidio per le sue armi. Ritirandosi
ROM 67
poi Mnrat a Macerata ne'primi di mag-
gio restò disfatto, e poi perde regno e vi.
ta. Napoleone che avea fatto dichiarare
sentimenti di pace a Pio VII, a* 18 giugno
per aver perduto a Waterloo, abdicò di
nuovo e fu rilegalo all'isola di s. Elena,
ove morì. 11 Papa già era rientratoin Ro-
ma a'7 giugno festeggiato dai romani (in
nome de'quali il conservatore marchese
del Bufalo pronunziò quel discorso che
riporta il u° 46 del Diario di Roma, aU
ta mente il Papa lodandosi della fedeltà e
attaccamento dimostratogli da* romani),
ed a'g il congresso di Vienna avea decre-
talo la restituzione alla s. Sede delle tre
legazioni di Bologna, Ferrara e Ravenna,
delle Ma rche, di Benevento e Pontecorvo,
con quelle condizioni narrate alla bio-
grafia di Pio VII, insieme alle sue pio-
teste. Ivi toccai, i ricuperi fatti in Parigi
dal re Luigi XVII 1, del triregno eanello
pescatorio, per opera di mg.'" de Grego-
rio j di diverse statue^ pilturee arazzi, per
le rappresentanze del celebre Canova, il
quale fu troppo condiscendente o dovette
lasciare alcuni capolavori, perchè il re a
torto sostenne le stipulazioni di Tolenti-
no, mentre altri sovrani si erano ripreso
quanto loro apparteneva di monumenti di
antichità ebellearti, tolti dai loro domi -
nii nella guerra della rivoluzione. Roma
perdette non poco, in quadri, sculture dei
Musei j e Medaglie ponlìflcie della colle-
zione del Palazzo apostolico Faticano.
I due commissari del'a s. Sede in Parigi
furono mg.' Marino Marini di Sant'Ar»
cangelo presso Ri/nini^ ed ilcav. Antonio
Canova , il quale fu aiutalo dal fratello
ab. ora mg.'' Canova vescovo di Mindo:
va però qui ancora dichiarato, che la se-
greteria di stato d'ordine di Pio VII, a
decoro di Roma e pel ricupero e la rein-
tegrazione de'suoi monumenti che inte-
ressano tulle le nazioni, officialmenle ne
commise i reclami al prelato Marini per
oggetti di scienza, al cav. Canova per quel-
li di belle arti. Mg.r Marino Marini che
sino dal 28 aprile 1 8 1 4 era stalo incora-
68 ROM
benzalo del ricuperamenlo di tullociò che
di proprielà della s. Sede era slato tra-
sportato da Roma a Parigi , fu poi con
dispacci della segreteria di stato de* 12 e
17 agostoi8i5 destinalo commissario a
Parigi a rivendicare alla s. Sede gli Ar-
chivi Vaticani, di cui è benemerito pre-
fetto, e tutti gli altri archivi de'dicasteri
ecclesiastici di Roma, i 5oo manoscritti
della biblioteca Vaticana ceduti alla Fran-
cia col suddetto fatale e prepotente tratta-
to di Tolentino, gli altri 36o manoscrit-
ti sottratti alla Vaticana nell' invasione
francese imperiale, e il museo numisma-
tico Valicano, gli oggetti preziosi spet-
tanti al santuario di Loreto, i manoscrit-
ti e l'erbario dell'istituto di Bologna, di-
versi caratteri della famosa stamperia del
Collegio Urbano ò\ propaganda, ed altri
manoscritti e libri quattrocentisti. LaS.'*
missione in Francia di mg/ Marino Ma-
rini fu a* 1 8 maggio 1 8 1 7, la quale ebbe
per oggetto il completo invio a Roma de-
gli archivi, i recUmi contro la società bi-
blica, il ricuperamenlo degli atti della le-
gazione a Parigi del cardinal Caprara, e
altre importanti carte, oltre alcuni qua-
dri; laonde fece variaccomodamenti, an-
che coi professori del gabinetto minera-
logico e con altri. Di queste cose ne trat-
tai brevemente nei luoghi indicali nel
Tol. LUI, p.i 59, e siccome in essi parlai
del dottissimo mg.^ Gaetano Marini zio
del prelato, e prefetto anch'esso degli ar-
chivi Vaticani, per non confonderei lo-
ro rilevanti servigi resi alla s. Sede, qui
noterò che mori a' 1 7 maggio 1 8 1 5. Ad
Heidelberga narrai della cessione esegui-
ta da mg.*" Marino Marini per comando
pontificio, d'una parte de'codici mss. già
di quella biblioteca,edi quanto vi aggiun-
se Pio VJI, per le istanze del granduca
di Baden e del senato accademico di det-
ta città. Finalmente rimase a Parigi quel
prezioso museo Borghesiano, di cui già
feci cenno, non restituito perchè acqui-
stato per contratto di compra e vendita.
Nel 1816 Pio VII rallegrò Roma colla
R O M
promozione di 3i cardinali, de'quali ne
pubblicò 21, e dovette con pena soppor-
tare l'appannaggio assegnato al principe
Eugenio con beni ecclesiastici, che essen-
do di natura loro inalienabili, si conciliò
la sua ripugnanza con un' enfiteusi, nel
modo narrato alla biografia. A'6 luglio
il Papa pubblicò il celebre moto-proprio
sull'organizzazione dell'amministrazione
pubblica, e classificazione AeWtDelegazio-
ni apostoliche e riparlo territoriale, insie-
me a quello del distretto di Roma, luoghi
suburbani e luoghi baronali (pe'quali e-
mano disposizioni perlelororinunzie),coi
governi di Tivoli eSubiaco. In esso si con-
fermò la giurisdizione civile del tribuna-
le di Campidoglio, nella forma e limili
antichi, tanto ini.'* istanza, che in appel-
lazione. Inoltre Pio VII nel 18 17 a' 22
novembre pubblicò il moto- proprio sul
nuovo codice di procedura civile, in cui
coI§8i5 e seg. fu stabilito quanto riguar-
da il tribunale senatorio di Campidoglio,
la giurisdizione del quale restò conserva-
ta come in passato per le cause laicali, cioè
fra'ciltadini e abitanti diRoma,e fra'meri
laici. Col §931 e seg. fu provveduto al tri-
bunale dell'agricoltura ; col § 939e seg. al
giudice de'mercenari, in i." istanza sulle
cause di RomaesuaComarca, riguardan-
ti le mercedi campestri, del quale, come
del tribunale del senatore ede'conserva-
tori di Roma, tratto a Senato romano. Il
senatore Patrizi morì agli 8 gennaio 1818,
supplendoci conservatori Masio Dandi-
nif Gaspare Cavalletti , Antonio Negro-
«i. Pio VII a'i5 maggio con breve elesse
senatore il principe d. Tommaso Corsini
romano, che prese privato possesso e pre-
stò il giuramento in mano de'conserva-
tori a'20, e celebrò con pompa straordi-
naria il possesso pubblico , che descrissi
nel voi. X, p. 3 1 4 e seg. Dipoi con bigliet-
to di segreteria di stalo, de'6 marzo 1819
si partecipò al magistrato romano la ri •
nunzia del Corsini e la nomina del nuo-
vo senatore in persona del principe d. Pa-
Ulzzo Altieri romaao; che prese pos^e^so
ROM
privato e prestò giuramento agli 1 1 . Del-
la festa fatta in Campidoglio e di altre per
l'imperatore Francesco l,e altri sovrani
venuti in Roma, come del loro soggiorno,
si veda Pio ^//.L'imperatore decorò il
senatore della gran croce di s. Stefano ,
come il cardinal decano. La setta de'C^r-
bonari recò qualche disturbo allo sta-
to, con tentativi rivoluzionari nelle Mar-
che, per cui Pio VII reprimendoli, anche
li condannò. Scoppiata per opera de'me-
desimi e de'liberali la rivoluzione a Na-
poli, i rivoltosi occuparono Pontecorvo
eBenevento,e allarmarono lo stato pon-
tificio con maneggi e proclami , sempre
coll'idea della sollevazione generale d'I-
talia. Gli austriaci compressero la rivo-
luzione del regno di Napoli, la qualeavea
dato apprensioni anche a Roma , ove si
temè qualche scorreria de'napoletani e vi
fu un falso allarme la notte seguente al
i3 febbraio 1 821; ne fecero nondimeno
nella provincia d'Ascoli, e si avanzarono
sino a Ripalransone. Pio VII spirò tran-
quillamente a' 20 agosto 182 3, beneme-
rito di Roma e della Chiesa universa-
le ; la sua memoria rimase in venera-
zione. Il zelante Leone XII della Genga
gli successe a'28 settembre, mentre era vi-
cario di Roma, amante degli antichi si-
stemi civili, ed avverso alle novità. Co-
raggiosamente volle celebrare nel 1825
il 10!^ Anno *fl«to,e riuscì edificante, in-
cominciando la Visita apostolica di tut-
te le chiese e luoghi pii di Roma. Portò
la sua attiva vigilanza e riforma sopra o-
gni ramo amministrativo, governativo e
giudiziario; procurò di diminuire il vaga-
bondaggio del vero o finto Posero. Re-
stituì alla nobiltà quella distinzione di cui
gode in tutti gli stati civilizzati , dichia-
rando che la nobiltà precipuamente in-
fluisce al decoro del principato; conces-
se facoltà d'istituire fedecommessi e pri-
mogeniture in perpetuo, e per qualunque
piccola quantità di beni stabili; ma pre-
scrisse che le femmine congrua mente do-
lale, fossero escluse dalle successioni de-
R 0 M 69
gli ascendenti e de'discendenti. LeoneXI I
nella prediletta idea d'innalzare il piìi pos-
sibile la nobiltà, suggerì a vari patrizi ro-
mani di chiedergli il ristabilimento del-
le giurisdizioni baronali, solendodire: non
esservi altro mezzo per ristabilire il lustro
della nobiltà romana. Avrebbe anche au-
mentato le antiche prerogative baronali,
e data facoltà di armare ne'feudi truppa
particolare, ed occorrendo la guardia na-
zionale colle divise di famiglia, ed a spe-
se del pubblico erario. Aderirono alle pro-
posizioni, Bolognetti -Cenci, Boncompa-
gni. Colonna di Sciarra , e Massimo. Si
mostrarono contrari Altieri , Barberini,
Borghese, Chigi, Colon na di Paliano,Do-
ria-Pamphilj, e Rospigliosi, riflettendo
che l'istituzione non eraanaloga allospi-
rito del secolo. Il Papa slesso poi si pentì
di aver mostrato su questo delicato argo-
mento troppa condiscendenza , sebbene
non ebbe alcuno effetto. Stabifi meglio il
metodo degli studi, del pubblico insegna-
mento; fece una nuova circoscrizione delle
parrocchie di Roma; rigorosamente inveì
contro il mal costume. Pubblicò un moto-
proprio, sulla riforma dell' amministra-
zione pubblica, e della processura civile;
decretò la riedificazione della Chiesa di
s.Paolofuorì le mura,comeVan{\ca;nìen-
tre degli altri suoi abbellimenti di Roma
ne discorro alla biografia e altrove. Punì
i settari carbonari e liberali, che in Ro-
ma e Romagna commisero delitti, invian-
do perciò in Ravenna'\\ cardinal Rii^arola.
Quanto ai Carbonari avendone parlato
al loro articolo, chi sono i Liberali e il
Liberalismo, chiaramente Io definisce la
Civiltà cattolica nel t. x(,p.2 7 7 : Proposta
intorno all'uso delle voci Liberale e Libe-
ralismo. Associandosi alla significazione
datane àaW Armonia cfif/to/ic^, conchiu-
de che debbonsi tali voci abbandonare e
soslituirequelle di libertinie libertinismo ,
per parlare più italiano e più vero. Colla
sua mirabile costanza Leone XII riuscì ad
estirpare il desolante brigantaggio. Volen-
do ribassare i dazi di circa un milione di
70 ROM
scudi, ne tolse e diminuì diversi, e levò un
quarto alla tassa fondiaria; da ciò ebbeo-
ligine l'annuo deficit nelTerario pubbli-
co, non essendosi eseguite le utile riforme
thea veo prescritto, al gigantesco impian-
to fatto nel precedente pontificato, spro-
porzionato allo slato e alle circostanze,
onde procurò di restringere il numero de-
gì' impiegati. Nel fare un nuovo riparto
territoriale, a vantaggio de'popoli vicini
a Roma istituì la presidenza della Coniar-
cadi Roma. Diede Leone XII incoraggi -
menti per le manifatture indigene, ecci-
tando a non servirsi delle straniere, per
la prosperità dell'industria nazionale. Sta-
bilì il Collegio de Nobìlìy e lvas£en WSe^'
minar io romano oye si trova. Leone XII
inoria'io febbraio 1829. Disse di lui l'an-
nalista Coppi: « Nelle cose dello stalo in-
corse la sorte clie sogliono averci rifor-
matori, i quali agiscono contro lo spirito
del secolo. Cessarono nel suo regno leac-
clamazioni colle quali il popolo romano
soleva spesso accogliere il Papa, e dopo la
morte fu straordinaria la quantità di satire
contro di lui scagliate". La prese colle set-
te, volle combattere gli enormi abusi ed i
molti vizi : ecco spiegato tutto. Gli si rese
però giuslizia,ma troppo tardi:il suo nome
peroèsìmbolo dell'eneigia, della fermez-
za, delia giustizia. In sede vacante i car-
bonari suscitarono turbolenze; in Cesena
fu piantato un albero della libertà. A'3 1
marzo 1829 fu eletto il prudente, distin-
to teologo e canonista. Pio FUI Casti-
glioni. Dichiarò di volere come il prede-
cessore proleggere le manifatture nazio-
nali; assegnò un fondo per incoraggire gli
studenti delle belle arti, e fece disposizio-
ni benefiche per la pastorizia e per le pian-
tagioni degli olivi. Avendo Innocenzo XI
assegnato a\V Ospedale del ss. Salvatore
presso s. Giovanni in Laterano, i proven-
ir ed emolumenti che rilraevansi dalle
carceri di Campidoglio, Pio Vili l'esone-
rò dall' an)mìnislrazione economica, per
que'motivi detti a tale articolo. Collasua
enciclica giltò il grido d'allarme, pei ma-
ROM
li da cui era minacciata la società, mas-
sime dallo spirito progrediente di novità,
come dalle società segrete; ed i carbonari
suscitarono nuove turbolenze nelle lega-
zioni, fatti audaci dalla dolcezza del go-
verno (al dire di qualche storico contem-
poraneo), che nulla facendo incontrò fa-
vore, dopo le tante precedenti innovazio-
ni. Nondimeno si può vedere la biografia
di Pio Vili per quanto operò, come Pa-
pa e come sovrano. La sua breve epoca
fu segnalala da alcuni avvenimenti : l'e-
mancipazione de' cattolici armeni di Co-
stantinopoli, la conquista d' Algeri fatta
dalla Francia, e la rivoluzione di Pari-
gi che scosse l'Europa e produsse movi-
menti popolari nel Belgio, in Germania,
in Polonia : in Italia ridestò le antiche i-
dee di libertà e di unione nazionale, tut-
ti confidando nel principio del noti inter-
vento proclamato da Francia. Afflitto Pio
\III dagli sforzi che facevano i settari, per
una nuova terribile rivoluzione vicina ad
iscoppiare, morì a' 3o novembre i83o,
onde i nemici dell'altare e del trono con-
cepirono colpevoli speranze. Nella sede
vacante furono fatti diversi tentativi di
commozioni rivoluzionarie inRoma e nel •
le Provincie, e nella prima si sventò quel-
la congiura, di cui parlai a Pio Vili.
A'2 febbraio 1 83 1 venne creato Papa
Gregorio XVI, dottissimo e d'animo im-
perturbabile, il quale portò sul trono l'af-
fabilità e cortesia della vita privata , le
grandi benemerenze che già avea colla s.
Sede, e precipuamente quelt innocenza e
gravità di C05/«wz/, altamente encomiata
dal sagace Leone XII con l' allocuzione
detta in pieno concistoro e a tutto il mon-
do, allorché Io innalzò al cardinalato, con
quelle citate e altre splendide parole, che
riportai nel voi. XXXVIII, p. 69 (e l'ab.
Bellomonel voi. 2,p. 216, oltre iln.°23
del Diario di Roma 1826). Colie stesse
LeoneXII quasi lo designò a modello, on-
de i prelati e gli altri potessero meritare
da lui le promozioni ecclesiastiche. Sic-
come la morte di Pio Vili parve ad al-
ROM
cunl faziosi un' occasione assai propizia
per suscitare turbolenze nello stato eccle-
siastico, oltre l'accennata trama diesi po-
tè sventare e narrala meglio dall'anna-
Jisla Coppi, aunoi83o,n.° 28, coi nomi
storici di chi la fece, altrove si operò mol-
to a tale scopo. In Modena Ciro Menot-
ti si pose alla testa del movimento italia-
no, ma prevenuto a'3 febbraio dal duca
di Modena, fu arrestato con altri congiu-
rali, indi scoppiò la rivoluzione in quella
capitale e ducato. Dopo di che a'4 si sol-
levò Bologna, non repressa per debolez-
za del governo, cheignorava laseguitae-
lezione del nuovo Papa; indi col progres-
soche a vea fatto Io spirito del secolo,pro-
penso da molti anni alla libertà, rapida-
mente l'insurrezione si diffuse e propagò
con imponenza, per gran parte dello sta-
to pontificio. Giunse sino a /?ie//, che as-
saltata dal ribelle Sercognani con 1000
uomini e due cannoni, dopo lungo com-
battimento fu respintodal tenue presidio
ben diretto dal comandante, e dal popo-
lo eccitalo sino all'entusiasmo dal zelan-
te e attivo pastore ch'esortò tutti alla fe-
deltà. Ne' principali luoghi ove si estese
la ribellione ne parlai: di nuovo fu tra-
mato anche in Roma a'5 febbraio senza
effJstto; ma incoraggili i faziosi dalle noti-
zie di Bologna, giunte a Roma il 7, indi
a' 9 si radunarono sul Gianicolo e deli-
berarono di eseguire le loro operazioni
nel dì seguente, con sorprendere Castel
s. Angelo e suscitare tumulto pel Corso.
Il governo raddoppiò la sua vigilanza sul
Castello, ed i congiurali nonardironoef-
feltuare il disposto. Modificarono il dise-
gno pel 12 febbraio, in cui si proposero
innalzarla bandiera italiana sul Campi-
doglio, dove poscia si sarebbe ristabilito
il senato antico.In vece il governo in tal
giorno fece sospendere il Carnevale, e
sconcertò i piani de* congiurati , i quali
determinarono di tentare un azzardoso
colpo dopo il tramonto del sole in Piazza
Colonna, col disarmo della gr^n guardia.
Fu principialo il tumulto con esplosioni
ROM 71
di pistola contro una pattuglia ecul mot-
to stabilito: Luigi Filippo^ nuovo re co-
stituzionale de' francesi. La pattuglia e
gli altri soldati della granguardia rispo-
sero colle schioppettate, ne ferirono e ar-
restarono diversi, e dispersero i restanti.
Questo tentativo di rivoluzione in Roma,
indusse il governo a prendere energici
provvedimenti, a muovere il basso popo-
lo a difendere il sovrano Pontefice contro
i fautori delle cose nuove, aumentando
gli arrolamenti della Civica : questa re-
se importanti servigi al modo che la ce-
lebrai in quell'articolo, nel narrare questi
politici avvenimenti,efece esemplarmen-
le a gara per mantenere l'ordine e guarda-
re il Papa nel palazzoQuirinale. Ne fecero
parte molti signori, e persone probe e be-
nestanti, essendo comandante generale il
senatore Altieri. Alcune comitive di mon-
tìciani e trasteverini insorsero più pro-
nunciali alla difesa del trono. Non è que-
sto il luogo dì riportare tutti quanti i det-
tagli di quella triste epoca, chesiponno
leggere negli storici veridici e non guidati
dallo spirilo di parte: appartiene ai pri-
mi il eh. annalista Coppi, ed il giornale
filosofico politico istorico: La voce della
Ragione ini 5 tomi. Solo dirò, che colla
fermezza e meravigliosa applicazione del-
l'infalicabile zelo di Gregorio XVI, e l'o-
perosità e robusta mente del celebre e
benemerito cardinal Bernetti suo prò se-
gretario di stato , colla molteplicità dei
provvedimenti e beneficenze elargite, e
principalmente con l'intervento energico
degli austriaci nelle legazioni, la rivolu-
zione in lutto lo stato ecclesiastico fu pron-
tamente repressa ed intieramente con-
quisa, contribuendovi eziandio i sudditi
fedeli attaccati al paterno governo pon-
tificio e all'ordine pubblico. Il Papa si die
a tutt' uomo a migliorare tutta quanta
la cosa pubblica, come a modificare e di-
minuire i dazi, ad accrescere la M/7/z/^,
ad intraprendere grandiosi lavori come
a 7tVo//,airordinamento delle proviocie,
ad istituire camere di commercio, a pub-
72 ROM
blicare il regolamento per rordlnamen-
to giudiziario, di procedura civile e cri-
minale, e peli." ci die un codice di nor-
ma. Confermò e riordinò il tribunale del
senatore di Roma , riconosciuto capo e
presidente del medesimo, con nuovo im-
pianto che si legge nel voi. 5, p. i4,
95, 164, 377 della Raccolta delle leggi
e disposizioni di pubblica amministra-
zione di tutto il pontificato di Gregorio
XVI principalmente; il resto si può ve-
dere negl' indici alfabetici semi analitici
delle materie contenutein tale collezione.
Si compose il tribunale, oltre del senato-
re, de' due togati collaterali , del togato
uditore del senatore; vi fu addetto il giu-
dice de'mercedari, per Roma e l'Agro ro-
mano, concernente le mercedi campestri.
La congregazione criminale del Campido-
glio venne composta del senatore, de'due
collaterali, del luogotenente criminale.
Essendo poi insorto il dubbio, se la giuris-
dizione attribuita al tribunale senatorio,
si estenda alla città e territorio d'Ostia,
il Papa dichiarò negativamente. Nella
stessa collezione di leggi e disposizioni vi
sono quelle riguardanti la Camera Capi-
tolina, ed i regolamenti relativi al tribu-
nale, all'amministrazione, ed agl'impie-
gati della medesima eccellentissima ca-
mera , sanzionati dal Papa e pubblicati
dai conservatori di Roma, marchese Gu-
glielmo Longhi , Clemente Lavai della
Fargna^ marchese Nicola Sagripante, i
quali li aveano compilati. Questi regola-
menti riguardano l'avvocalo fiscale del
Campidoglio; il procuratore ad causas
del magistrato romano; il professore o u-
ditore criminale del tribunale criminale
del magistrato romano pe'4 feudi baro-
nali del senato e popolo romano, sotto il
governo de'conservatori stessi, cioè di Ma-
gliano (di cui a Sabina), di Cori (di cui a
Y£LLETRi),diBarbaranoeVitorchiano(dei
quali a Viterbo), del quale tribunale n'e-
ra presidente ili.° conservatore; del so-
itituto fiscale; del procuratore de' poveri
carcerali di Campidoglio , per la difesa
R O M
delle persone povere inquisite innanzi al
tribunale del magistrato romano, per le
cause provenienti dai feudi; del l'archivi -
sia e cancelliere; del segretario del sena-
to e popolo romano, succeduto ai due of-
fici dello scrittore e del pro-scriba del
popoloromano; della computisteria, esat-
tore, maestro di casa, architetto, maestro
di camera, cappellano, chierico della cap-
pella, medico e chirurgo, commissaiio del-
le anticliilà, cOstode della protomoteca,
decano de'fedeli e fedeli di Campidoglio,
trombetti, edallri impiegati e addetti al-
la Camera Capitolina. Gregorio XVI con-
cesse nuovamenteal senato romano la cu-
ra, custodia e amministrazione del 31u-
seo Capitolino j eó alla magistratura ac-
cordò il privilegio di nominarne il presi-
dente antiquario. Per gratitudine i roma-
ni fecero un'illuminazio«ie;la magistratu-
ra fece coniare una Medaglia monumen-
tale col suo nome, quello de'conservatori
e del priore de'caporioni, lo stemma del
senato e analoga epigrafe; di più nel cor-
tile del museo gli eresse marmoiea iscri-
zione col suo busto in marmo, di cui si
fece solenne inaugurazione, e coH'epigra-
fe : Indnlgentissinio Principi. Nella com-
pendiosa e indicativa biografia di Gre-
gorio ^/^/accennai le cose principali del-
le tante da lui operate come Papa e co-
mesovrano, meglio trattandone ai rispet-
tivi luoghi, anche pei molti abbellimenti
di Roma, in cui lasciò i 3 3Iusei ElruscOy
Egizio, LateranensCj e prosegui in modo
la risorgente basilica Ostiense, che potè
consagrarne la sontuosissima nave traver-
sa; avendo altresì curato il ristoramento
e conservazione di a)olti monnmenti an-
tichi. Nel 1834 essendo morto il senato-
re Altieri a'9 gennaio, indi a'i4 con bi-
glietto del cardinal segretario per gli af
fari di stato interni, Gregorio XVI fe-
ce partecipare al magistrato romano, die
avea eletto senatore il principe d. Do-
menico Orsini^ al quale ordinò nel me-
desimo giorno la spedizione del breve ;
quindi il senatore prese privalo possesso
ROM
e prestò il solilo giuramento a'20. Inol-
tre il Papa lo dichiarò comandante ge-
nerale della guardia civica, e decretò che
d'allora in poi il senatore non potesse più
esercitare l'officio di Principe assistente
al soglio^ volendo che esclusivamentelo
godessero i capi dellefanìiglie Colonna e
Orsini; laonde il senatore nella Cappel-
la pontificia doveva tornare a sedere sul
I." gradino del trono nella parte destra.
Dopo il senatore Rezzonico , i successori
nveano esercitato l'offizio di principe as-
sistente al soglio. A Carceri DI Roma, nel
descrivere quelle degli antichi romani, le
posteriori e quelle di Campidoglio, dissi
come le migliorò Gregorio XVI a istan-
za del senatore Orsini, derivandone il di-
scoprimento di parte dell'antico Tabula-
rio. Successivamente Gregorio XVI per-
mise le istituzioni in Roma della banca
romana, della cassa di risparmio, della so-
cietà di assicurazioni, e le scuole notturne;
introdusse stabilmente le barche a vapo-
re. Fece pure stabilire in Roma la resi-
denza del convento e luogotenente del be-
nemerito ordine Gerosolimitano, che'ge-
iierosamente beneficò; ripristinò il i.° e
più antico collegio de'prelati della s. Se-
de, i Pro tonotari apostolici ^?iv\.tó^diì\\\\
pi otesse le scienze e le arti, ed i suoi cul-
tori_, in più guise; accorse con amore di
padre a tutte le calamità che afflissero lo
stato pontificio e Roma, sia pe' terremo-
ti, sia per le alluvioni , sia per la terri-
l)ile Pestilenza del cholera. A vantaggio
pubblico intraprese i viaggi di s. Felice,
di Loreto e della Porziuncola, di Civita
Treccina, di Terracina, lasciando in Ro-
ma al governo della città e dello stato il
degnissimo segretario di stato cardinal
Luigi Lambruschini, ora vescovo di Por-
to, il quale cooperò alla gloria del suo pon-
tificato. Ricuperò i beni dell'Appannag-
gio , e fu visitato in Roma da parecchi
sovrani 0 inchinato per parte loro : solo
qui nominerò i due ambasciatori ottoma-
ni, e Nicolò I imperatore di tutte le Rus'
*/>,uelqual articolo dico degli altri gron
KOM 73
principi della famiglia imperiale, ricevu-
ti cortesemente dal Papa. Della dimora
in Roma della regina di Sardegna, e di
sua divozione verso Gregorio XVI, par-
lai nel voi. XXVI, p.i66, XLI, p.i46:
come il Papa fu benigno col re d. Michele
I, lo narrai a Portogallo. Ad istanza dei
conservatori di Roma, e con quella dis-
posizione che si legge nel t. 2, p. 1 78 del-
la Collectio leguni de recta studioritm ,
nel 1 842 decretò : che nella Protomoteca
Capitolina (di cui nel voi. XLVII, p. 82
e 86) non si possa più erigere busto o er-
ma ad italiani illustri, di singolare cele-
brità negli studi delle scienze, lettere e ar-
ti, se non trascorsi 4o anni dalla loro mor-
te; onde si possa più imparzialmente for-
mare il giudizio se ne sieno meritevoli; e
di questi da' conservatori sene faccia rap-
porto alla s. congregazione degli studi, la
quale ne consulterà il sovrano pontificio
oracolo. Avendo trovato l'erario esausto e
in deficit, questo aumentò pegl'inìmensi
dispendi che dovette affrontare per quel
complesso di affliggenti circostanze che
toccai nel vol.LlI, p. 234, e principalmen-
te per tenere in freno la rivoluzione che
sempre tramò di rinnovarsi; ad onta che
indefessamente e con tutta alacrità curas-
se il miglioramento della pubblica econo-
mia, senza aggravare d'imposizioni i sud-
diti,anzi facendo fiorire il commercio, con
abbondanza di derrate e di numerario.
A Promozioni pontificie corressi 1' erro-
re tipografico di calcolo numerico de'car-
dinali da lui creali (aggiungendovi il no-
vero de'cardinali creali dopo), laonde di-
chiarai che ne creò ottanta, de'quali ne
pubblicò seltanfacinque (i superstiti, in-
clusi vamente al Papa che regna, gli stan-
no erigendo un magnifico monumento
nella basilica Vaticana, ed il viceré d'E-
gitto vi ha contribuito con massi d'ala-
bastro). Gregorio XVI rese la sua bell'a-
nima a Dio ili."gÌLignoi846, e fu pianto
da tutta Roma, che in folla non mai ve-
duta ne'precedenli simili funebri a weni-
meati, accorse mesta alla basilica Valica-
74 ROM
Ila a U'iljuluigli l'omaggio di sua veue-
lazione, ne*giorni de'funerali novendia-
li. Questa è storia e mi appello a lutti i
romani, ed a quelli che ailorasi trovava-
no in Roma. In un baleno mi si richiese-
ro da ogni parte sue memorie. Il princi-
pe di Melteinich, dali.° pronipote del-
l'illustre defunto, mi fece domandare per
divozione una scarpa! Gli mandai una di
quelleche il Ponleliceavea indossatone!
duplicee memorabile abboccamento del
magnanimo imperatore di tutte le Rus-
sie. Ne le cose potevano procedere diver-
samente, considerato GregorioXVI come
capo augusto della Chiesa, e come mae-
stoso sovrano diRomana e suo stalo.Quel-
le esemplari virtù domestiche che portò
sul trono, di vita frugale e temperante, in
uno al candore de'suoi immacolati costu-
mi,brillarono tanto nelle sue private sta n.»
ze,che ci lasciarono tutti pieni di riverente
edificazione, e niuno pili di me può affer-
marlo, e spero di poterlo un giorno detta-
gliatamente narrare, a vergogna e confu-
sione delle calunnie degli empi, che tenta-
rono con false imputazioni e sarcasmi di
adombrare la sua giusta gloria, che però
il tempo fece rispleudere di luce più viva
e vendicò. Nello zelo ecclesiastico , nella
propagazione della fede, nel sostenere con
petto sacerdotale le trionHmti lotte con-
tro i potenti del secolo, la gloria di Dio, i
diri Iti dellaChiesa universale edella s. Se-
de; nella profonda pietà, nella prudenza
e circospezione, nella giustizia imparzia-
le senz'affatto rispetti umani, nella costan-
za d'impavido animo nelle cose avverse,
nel lottare co'suoi nemici ch'erano quelli
dell'altareedel trono (per cui divenne il
bersaglio delle più obbrobriose calunnie,
come delle ireedel furore de'tristi edel-
le sette, che vomitarono il veleno del lo-
ro odio contro la religione e il papato,
nella persona di lui come fortissimo so-
stenitore dell'iuia e dell'altro, e barriera
insuperabile alle rivoluzioni), Gregorio
XVI a niuno de'suoi gloriosi predecesso-
ri fu secondo; riuoi molle delle virtù di
ROM
s. Gregorio VII e di s. Pio V, come lui
già religiosi: dopo Benedetto XIV fu il
Papa più dotto. La Chiesa ha registrato
i fasti ecclesiastici di GregorioXVI a ca-
ratteri d*oro,come dichiarò il venerando
successore, e notai nel voi. LUI, p. rgo.
Il regnante Pio IX di Sinigaglia , fu
esaltato al maggiore de'lroni ili 6 giugno
1846. Avendo in tale articolo con diffu-
sione da dello giorno sino a'28 dicembre
i85r registrato cronologicamente per an-
ni e mesi le principali cose dal Papa fat-
te e avvenute nel suo pontificato e regno,
oltre il riparlarne agli articoli relativi (ed
a PROMozioari completai il novero delle
cardinalizie), qui mi limiterò a ricordare
il più rimarchevolee riguardante Roma,
senza ripetere gli abbellimenti operativi
e le benemerenze che si è acquistalo il
Pontefice con diversi de'suoi stabilimen-
ti anche agrarii ; perciò che spella agli
ebrei , lo dissi superiormente. Roma ri-
vide nel suo solenne Possesso la maesto-
sa e magnifica cavalcata, che accresce de-
coro a sì bella funzione. Neli.° gennaio
1847 concentrò e riunì nel tribunaledel
governo, quello criminale di Campido-
glio, onde esonerò l'arciconfralernila del-
la ss. Annunziata di supplire alle spese
dell'officio criminale capitolino. A'5 lu-
glio 1847 ^''costituì e ampliò la guardia
civica. Neli.° ottobre emanò il moto-pro-
prio. Quando la provvidenza divina ySaì-
la orginizzazione del consiglio e senato
di Roma e sue attribuzioni, col quale re-
stituì lo splendore antico alla rappresen-
tanza comunale della medesima, dando-
le un consìglio che deliberi , una magi-
stratura che eseguisca il deliberato in quei
rami di amministrazione municipale che
potevano convenirle, ed una rendita pro-
porzionala ai pesi che avrebbe da soste-
nere. Dal regolamento perciò ordinato
estrarrò il più intrinseco, dovendo poi ri-
portare altre sovrane disposizioni, in cui
ebbe luogo qualche modificazione, per
cui tralascio quelle disposizioni alle qua-
li fu derogalo iutieraraenle. Nelle dispo-
R O M
sizioni preliminari dichiarò. i.° La rap-
presentanza e la giurisdizione tanto am-
ministrativa, quanto giudiziaria, e baro-
nale (de'summentovati 4 feudi), ed ogni
altra attribuzione della magistratura ro-
mana, ch'è stata in uso fino ad ora, vie-
ne a cessare in seguito della presente leg-
ge. 2.''La città di Roma col suo territorio
costituito dall'Agro romano viene rappre-
sentata ed amministrata come negli al-
tri luoghi dello stato da un consiglio che
delibera, eda una magistratura che eser-
cita l'amministrazione. 3.°Le leggi e con-
suetudini vigenti nell'organizzazione e sul
regolamento delle comunità dello stato,
sono applicabili anche alla città di Roma,
colle modificazioni della presente legge.
Del Consiglio. 4.° Il consiglio è composto
di 100 individui domiciliati nel territorio
romano, che abbiano 25anni, e sieno di
commendata condotta. 5.°Di questi, 64
sono possidenti,! 5 d'una rendita di scu-
di 6000, altri 34 d'una rendita di scudi
1000, 1 5 di scudi 200. 6.° La possidenza
consiste in beni stabili rustici o urbani ;
consiste ancora in credili ipotecari, in ef-
fetti pubblici intestati o nominali, in as-
segnamenti vitalizi costituiti dallo stato
o altro modo, ed in qualunque altro ca-
pitale che risulti legalmente: bensì la ren-
ditadi questi capitali devegiungereal dop-
pio di quella[di beni stabili. 7. ,8.°, 9.° Se-
guono le norme per calcolarsi la rendita.
IO." Gli elenchi de'possidenti si pubblica
no annualmente a istanza degl'interessa-
ti, o di ofllcio. 1 1.° Altri 82 membri del
consiglio vengono scelti tra quelli che e-
sercilano offici pubblici di qualche impor-
tanza, o professioni d'arti liberali, o ap-
partengono a istituzioni scientifiche, let-
terarie , e artistiche distinte; banchieri ,
negozianti, e mercanti ascritti alla came-
ra di commercio; capi d'arti e mestieri
non ignobili ch'abbiano più di lolavoran-
li. 12.° Tra i consiglieri si deputano 4 a
rappresentare i corpi ecclesiastici, luoghi
pii e simili stabilimenti : la loro nomina
spetta per 2 al cardinal vicario, per 2 al-
ROM
75
l'autorità governativa. iS." A riserva di
essi gli altri membri del consiglio nella i .'
istallazione li nomina il sovrano ; dipoi
l'elegge il consiglio 0 secondo le leggi mu-
nicipali, previa l'approvazione superio-
re. i4.° Il consiglio si rinnova parzialmen-
te ogni biennio, rinnovandosi intieramen-
te ogni sessenio, colle norme de' n.i iS.**,
16.°, 17.°,! 8.° In.i 19.** e 2o.°dichiara-
no chi non può fare parte del consiglio.
2 I .° Il consiglio è presieduto dall'autori-
tà governativa, in sua mancanza dal ca-
po della magistratura o dal più anziano.
22." Il medesimo si aduna regolarmente
3 volte l'anno: i n.i 23.°, 24.°, 25."^, 26.°,
27.° ne contengono le norme; non è le-
gale se non v'interviene la metà de'con-
siglieri. 28.° GÌ' impiegati nominati dal
consiglio non sono soggetti alla confer-
ma periodica : la magistratura quando ne
ha motivo, dopo il biennio può proporre
al consigliola conferma o esclusione. Z>e/-
la Magistratura. 29.° La magistratura
(Iella città di Roma è formata da untSd-
ìiatore che n'è il capo, eda 8 Conserva^
tori. La medesima si denomina e costi-
tuisce il Senato Romano. Le funzioni ne
sono onorarie. L* età de' magistrati è di
3o anni. 3o.° Il consiglio nomina la ma-
gistratura dal proprio seno : 3 membri
Ira i consiglieri d'alto merito, di rendita
e condizione cospicua, tra' quali la sceU
ta del senatore spetta al sovrano : gli altri
3 sono nominati tra i consiglieri possiden-
ti di rendita non inferiore a scudi 1000,
ed i 3 rimanenti fra le altre classi di con-
siglieri. 31." La 3.' parte della magistra-
tura si rinnova dopo ciascun biennio, le
prime volte per mezzo della sorte, succes-
sivamente secondo l'ordinedeiranzianità,
in modo che dopo il sessennio si rinnovi
l'intero corpo. 32.° Ciascun membro del
senato più essere rieletto, immediatamen-
te una volta dopo la sua cessazione. Non
potrà esserlo però una 2.^ volta, se non
trascorso un biennio dacché saranno ces-
sale le sue funzioni. 33.° Le funzioni del
senatore sono limitate ad un biennio: pò-
76 ROM
Irà confermarsi colla rielezione e nomina
immediata per altro biennio, non però ul-
teriormente, se non trascorso un nuovo
l>iennio. In ogni caso cessata la qualifica
di senatore, riterrà quella di conservato-
re per tutto il periodo chegli resta a con-
sumare. 34'° Resa definitiva mediante la
conferma dell'autorità governativa la no-
mina de'magistrali, si supplisce indilata-
inente alla vacanza rimasta con la me-
desima nel consiglio. 35.° Il senatore e
conservatori eletti prestano il giuramen-
to nelle mani dell' autorità governativa,
quando ciò non segua nelle mani del Pa-
pa : prestato il giuramento s' intendono
ammessi all' esercizio delle loro funzioni
feenz' altra formalità di possesso. 36.° La
residenza del senato continua ad essere nei
palazzi del Campidoglio : nel luogo me-
desimo si aduna il consiglio. 37.° Tanto
il senatore che i conservatori manterran-
no il vestiario, le insegne, prerogative e
distinzioni di cui finora usarono, ad ecce-
zione di quelle relative al potere giudizia-
rio. (Di tutto questo io tratto a Senato Ro-
mano, oltre il già narrato). 38.°Rimastaa-
bolila la giurisdizionebaronale sugli anti-
chi feudi della camera capitolina, rimarrà
in facoltà del consiglio il prevalersi dell'o-
pera dei famigli e officiali qualunque, che
suolefornire il comune di Vitorchiano,sal-
vi se e come di ragione i compensi, a'quali
potesse essere tenuto nel caso che non vo-
l<^sse prevalersene. 3g.*'lnluogodella guar-
dia detta Urbana Capitolina, che viene
similmente a cessare, il senato sarà assi-
slitoeaccompagnatoda uno de'corpi mi-
litari più distinti della città e dello stato,
escluse sempre le guardie palatine. 4o.°
L' uso delle bandiere delle XIV Regioni
della città, e del vessillo colla iscrizione
i^. P. Q. R. in un col suo vessillifero è
conservato. Saranno quelle de' Rioni e-
sposle al solito nelle occorrenze, e porta-
le quando ciò avrà luogo da 1 4 scelti tra
i più probi abitanti de'medesimi a nomi-
na della magistratura. Indosseranno un
conveniente vestiario: i loro uffizi sono
ROM
meramente onorari e dureranno dne an-
ni. 4'-° Tutti gli altri offici e impieghi,
onorari o stipendiati dalla camera capi-
tolina cessano colla istallazione della nuo-
va organizzazione, salvi se e come di ra-
gione li compensi da darsi a carico della
cittàa fa voredegl'individui di cui la mede-
sima credesse di non prevalersi, oche non
fossero già provveduti dal governo. Sulle
attribuzioni dell* amministrazione. ^1.°^
43.°, 44-":» 4^ -^ 4^-° Appartengono al-
l'amministrazionedella città di Roma ge-
neralmente, e salvi i rapporti che vi può
avere l'autorità superiore ec, le attribu-
zioni proprie dell'amministrazione comu-
nale colle modificazioni della presente leg-
ge. La magistratura amministra tanto i
beni di proprietà della città, che i fondi,
gl'introiti e proventi destinati a sostenere
i carichi della propria gestione. Sono an-
che proprietà della medesima i 3 palazzi
sul Campidoglio e loro suppellettili. Le
si affida la custodia e mantenimento del
museo, pinacoteca e protomoteca. 47-**>
48.°,49.°,5o.°,5r.",52.°,53.°,54."Appar.
tengono all'amministrazione della magi-
stratura : le strade interne, e l'esterne co-
munali, coi ponti; le mura, il pomerio, la
manutenzionedelle porte, leacque,acque-
dotti, fontane, cloache, emissari; i giardi-
ni, passeggi e luoghi di pubblico diporto;
il vivaio delle piante; le fabbriche che ac-
qìiisterà per depositi di provvisioni; i ci-
miteri tanto comuni, che degli acattolici,
salvi i diritti dell'autorità ecclesiastica; lo
stabilimento di mattazione; 1' annona e
grascia; le misure di sicurezza, quanto al-
le fabbriche, alle cose che si gettano, al
vagar d'animali pericolosi, agl'incendi per
cui dipenderà dalla magistratura il cor-
po òe Pompierij alle illuvioni e inonda-
zioni del Tevere per soccorrere i cittadi-
ni; la sanità e salubrità, con dipendenza
dall'autorità sanitaria; all'epidemie, con-
tagi, epizoozie; alle inumazioni e regola-
menti pei locali delle sezioni de'cadaveri;
all'esportazione de'cadaveri degli anima-
li, deposili di concime, letamai, latrine e
ROiM
sgombro di sostanze malsane; ai conime-
slibiii, bevande e medicamenti guastijal-
le provvidenze per gli asfissiati, idrofobi,
annegati; all'inoculazione del vaiolose di-
sinfeltazione dell'agro territoriale; agl'in-
gombri e sozzure delle vie; sporti irrego-
lari delle fabbriche, anche amovibili; ca-
nali e stillicidii; sulle vetture e mezzi di
trasporti; nettezza delle vie, mostre dei
macelli, e altri spacci di carne, pesci, er-
baggi e altri commestibili; agli atriiebassi
fondi delle abitazioni; situazione di arti o
fabbriche incomode, per lo strepito o fe-
tore; l'allineamento, simmetria e nitidez-
za de' fabbricati; nomenclatura delle vie
e numerazione delle abitazioni; illumina-
zione notturna, e abbellimenti della città.
Sd.'^j 56 °f 57.°, 58.°.... 59. °11 commercio
e l'industria, come fiere, mercati, campi;
registro mercuriale per verificare il corso
delle derrate dii.' necessità; guarentigia
de* pesi e misure; patenti per 1' esercizio
d'arti. 6o.°Gli spettacoli, le feste e diver-
timenti pubblici, come teatri, allagamen-
to di piazza Navona , illuminazione del
tempio e piazza del Vaticano (quando la
fabbrica di s. Pietro non ne ha il carico),
i fuochi artificiali perla ricorrenza de'ss.
Pietro e Paolo protettori della città, el'an-
niversario della coronazione del Papa, le
corse de' cavalli, e divertimenti di carne-
Tale, e altrodi pubblica letizia. 6i.° 1 re-
gistri dello stato civile di nascite, matri-
moni e morti. 62.° La polizia rurale. 63.°
La magistratura è sussidiala per l'esecu-
zione di tali regolamenti e operazioni, col
mezzo della forza pubblica e de'presideu-
li regionari. 64.°, 65.° ... 66.'' La sorve-
glianza e cura de'monumenli pubblici, an-
tichi e moderni. 67." Sarà anche affidalo
alla cura e sorveglianza della magistratu-
ra di Roma l'archivio e deposito degli at-
ti notarili di Roma, o sia l'archivio Urba-
no. 68." 69.° ... Ne'giudizi che potessero
aver luogo, la città sarà rappresentala dal
senatore, egli atti si faranno a di lui nome.
70.° I fondi occorrenti per sostenere i bi-
sogni dell'amministrazione della città di
ROM 77
Roma sono : i proventi propri delle co-
muni, eccetto la corrisposta dovuta dal
collegio de'notari delti già capitolini (ne
feci parola di sopra), e la contribuzione
solita pagarsi dall'università israelitica,
che rimangono abolite. Il dazio di consu-
mo, compreso il macinato, salva la com-
partecipazione all'erario; i dazi comunali,
cioè le tasse per le strade interne,sullecase,
vigne e orti suburbani, per le acque, cloa-
che, cavalli di lusso, privativa della neve,
mattazione,tasse patenti,ec. 7 1 °Sì deter-
minerà l'autorità incaricata di esercitare
la tutela superiore sull'amministrazione
della città di Roma, e il consiglio da cui
è assistita, a forma delle altre provincia
dello stato, e tuttociò che concerne l'am-
ministrazione e il consiglio provinciale.
L'autorità suddetta fu il cardinale presi-
dentediRomaeComarca.72.*',73.",74.'*,
75.°, 76.° Disposizioni transitorie. A'26
ottobre il Papa onorò di sua presenza
il Campidoglio, ossequiato dal senatore
principe Orsini, dai conservatori e altri
offiziali della camera capitolina, dal mar-
ch. Melchiorri presidente del museo, e
dal comm.^ Agricola ispettore della gal-
leria de'quadri. Visitò e percorse il mu-
seo,il palazzo del magistrato romano, la
protomoteca, l'appartamento de'conser-
vatori, la galleria de'quadri, il palazzo e
gli appartamenti del senatore di Pioma.
Poco dopo il senatore Orsini cessò dalla
sua dignità. Nella mattina de'24 novem-
bre il Papa ricevè in solenne udienza ì
nuovi 1 00 consiglieri del comune di Ro-
ma, ed il cardinal Altieri presidente di
Roma e Comarca presentò l'illustre con-
sesso con appropriato discorso, al quale
Pio IX die corrispondente risposta, indi
con decoroso corteggio e nobile Ìreno,noa
che coli' accompagnamento delle XiV
bandiere de'Rioni di Roma, della guar-
dia civica e di vari concerti musicali, il
cardinale ed i consiglieri si recarono nella
chiesa d' Araceli decorosamente perciò
ornata. Celebralo quindi il divin sagrifi-
zio dal p. generale de'miaori osservanti,
78 ROM
fu cantato il Veni Creator Spirìtus^ col-
l'analoga orazione, prestandovi assisten-
za eziandio nuraeroso popolo, colle delle
bandiere e accompagnamento. Dopo di
che i consiglieri centumviri, preceduti dal
cardinale Altieri, si portarono al palazzo
de'conservatori, ove eseguirono l'elezio-
ne de'3 conservatori, i principi Tomma-
so Corsini j Marc Antonio Borghese, e
Filippo Doria. Nella mattina seguente
poi gli slessi consiglieri procederono nel-
lo stesso Campidoglio all' elezione degli
altri 6 conservatori, che furono il march.
Clemente della Fargna, il ca v. a vv. Cdr-
lo Armellini^ il cav. Vincenzo Colonna^
Antonio Bianchini X^^'^- Francesco Stur-
hinelLiy e 1* avv. Ottaviano Scaramucci.
La relazione di tutto 1' accennato si può
leggere nel n.° g^ del Diario di Ronict
1847, e nel n.*'4i del t.i4 AeW Alhunt
di Roma. Laonde dalla suddetta terna dei
primi conservatori,ed a'24 del memorato
novembre, per nuovo senatore di Roma il
Papa scelse il principe d. Tommaso Corsi-
ni, che già lo era stato. Nel seguente mese il
Papa riprovò ledimoslrazioni festive fatte
in Roma, sulla guerra intestina suscitatasi
nella Svizzera. A' i4 marzo 1848 pub-
blicò Io Statuto fondamentale pel gover-
no temporale degli stati della Chiesa con
due consigli deliberanti per la formazio-
ne delle leggi) ed invilo i romani e altri,
a rispettare gli unti del Signore. Intanto
Roma dall'esultanza che inebriò le men-
ti lusingate di miglioramenti sociali, pas-
sò gradatamente agli orrori della rivolu-
zione e della guerra, che insieme al disin-
ganno con rapido corso seguirono i pri-
mi movimenti non ad altro fine ordinali;
le quali circostanze, pei diversi rispettivi
rapporti, gitlarono la città nell'anarchia,
alienarono pressoché tutti dall'attendere
ai propri doveri, aldi là dell'andamento
indispensabilealle giornaliere e urgenti fa-
cende,comegiustamente osservò il comm.
Galli, parlando nel n.° 2 1 o del Giornale
di /?om<7i85'2, delle misure adottate da
Gregorio XVInelr845perollenere iri-
ROiM
sultnmenti della pubblica amministrazio-
ne d'un decennio dal 1 835 a tutto il 1 844-
Il r.° maggio s'incominciò la carta moneta
o bon'h, per aver corso come moneta le-
gale. Per la saggia pontificia allocuzione
del giorno precedente, nella moltitudine
vi fu grave concitamento d'animo,con de-
plorabili dimostrazioni contro il governo,
ed i cardinali che il Papa accolse nel Quiri •
naiejindi Pio IX altamente condannò tali
violenti e abbominevoli alti. A'3 maggio
il senato e consiglio di Roma gli umilia-
rono un indirizzo, difendendo la necessi-
tà della guerra che il Papa con l'allocu-
zione avea disapprovata qual vicario del
Dio di pace. Intanto ripiena Roma di fa-
ziosi e di amnistiati, che vagheggiavano
il ristabilimento della repubblica roma-
na, ottennero in gran parte un ministe-
ro secolare; indi pretesero arditamente
la separazione del potere civile dallospi-
riluale. e trovando nella fermezza del Pa-
pa un ostacolo insuperabile, si prepararo-
no ad agire con aperta prepotenza. A'5
giugno si aprirono le ordinarie sessioni
de'due consigli deliberanti dello stato, in-
cominciandosi le tornate, a' 9 nelle sale
del seminario romano dai membri del-
l'alto consigi io (uno de'qualiera il sena-
tore), a' IO nel palazzo della Cancelleria
dal consiglio de'deputati. Avendo gli au-
striaci occupato parte de! Ferrarese , il
Papa inviò nell' agosto una deputazione
al general Welden, acciò ritirasse le sue
truppe, e di essa ne fece parte il senato-
re. Mentre il ministro Rossi intendeva
con energia a ricomporre l'ordine pubbli-
co, tragicamente fa pugnalato a'i5 no-
vembre, nel recarsi alla riapertura delle
camere de'deputati, quindi nella sera si
festeggiò obbrobriosamente V assassinio
del primario ministro; il che fu infausto
preludio d'inaudite eorribili sciagure per
Roma, per gli ecclesiastici e pe'buoni ro-
mani. In fatti nel dì seguente con tem-
pestosa rivoluzione che scosse tutta la cit-
tà e scandalezzò l'universo, i ribelli di-
mentichi de'beneficii ricevuti e delle tante
ROM
manifestazioni di esultanti applausi tri-
butati al sovrano Pontefice, si levarono
del tutto la maschera^ colle armi auda-
cemente osarono circondare e assaltare il
sagro palazzo apostolico, e minacciando
sacrileghe stragi imposero un ministero
deuìocratico. Il Papa ad impedire l'estre-
mo eccidio ed ulteriore spargimento di
sangue, ripugnante aderì, protestando al
cospetto di tutto il mondo rappresenta-
to dalla diplomazia, che gli faceva nobi-
le corona, di solo cedere alla violenza a-
troce delle prepotenti circostanze, ma di
non intendere di prender parte agli alti
del nuovo governo. Venuto poi il Papa
in cognizione che slava per esplodere al-
tro crudele ammutinamento, per isfor-
zarloa rinunziare alla sovranità degli sta-
li romani e correre grave pericolo la sua
sagra persona, la sera del 24 novembre
partì per Gaeta nell* ospitalissimo regno
di Napoli, ovecorse il religiosissimo Fer-
dinando li con tutta la reale famiglia, ad
offiirgli se e tutto il reame ne'modi i più
riverenti e amorevoli. Il corpo diploma-
tico ed il s. collegio raggiunse il Papa e
restò al suo fianco. Appena nella seguen-
te manina si conobbe in Roma l'evasio-
ne del Papa, produsse spavento e speran-
ze ne'sudditi fedeli che lodarono la giust'i
risoluzione, rabbia e dispetto ne' ribelli
che sì trovarono del lutto sconcertati. Il
Papa avea lasciala la cura spirituale di
Roma e con tutte le facoltà al suo vicario
cardinal Patrizi, al vicegerente mg."^ Ca-
nali , ed al can. Tarnassi segretario del
vicariato, con ottimo provvedimento per-
chè il porporato dovè partire, e il prela-
to nascondersi. Aftìdò i palazzi apostolici
ed i suoi famigliari al foriere maggiore
marchese Sacchetti, con l'incarico di par-
tecipare la sua partenza al ministero, im-
pegnandolo alla quiete e all'ordine della
città. A non lasciar poi acefalo in Roma
il governo dello stato, nominò il Papa
quella commissione governativa di cui
parlai a Pio IX, col cardinal Castracane
penitenziere maggiore per presidente, che
ROiM 79
non potè esercitare la sua alta missione.
Il Papa non credette di ricevere le 3 depu -
tazioni, fra le quali una del municipio, per
invitarlo a tornare in Roma; bensì pro-
rogò le sessioni de'due consigli deliberan-
ti, i quali perciò a' 12 dicembre costitui-
rono la provvisoria Giunta suprema di
sfato, che in nome del principe esercitas-
se il potere esecutivo fino al ritorno di
Pio IX, componendosi de'senatori di Ro-
ma edi Bologna, e del gonfaloniere d'An-
cona, la quale ricompose il ministero, in-
sieme al presidente di Roma e Comarca
nella persona di Livio Mariani. Tutto può
vedersi all' indicato articolo, in uno alle
proteste del Papa contro gli atti del go-
verno di Roma, facendo sapere ad alcuni
vescovi che da Gaeta egli governava la
Chiesa.
In Roma per mancanza di numero le-
gale de'consigli deliberanti, essendosi ri-
tirati i membri savi e moderati, il gover-
no intruso ne chiuse le sessioni, ed a'-ag
dicembreconvocòinR.omaun'^5.?*-/7/Z»/<°^
nazionale o Costituente per uscire dallo
stata quo. Per la rinunzia del senatore
Corsini, restando la giunta priva d'un
membro, si disciolse e subentrò la Com-
missione provvisoria di governo dello sta-
to romano, formata dal ministero stesso.
Nel i.° gennaio 1849 il Papa scomunicò
gl'invasori del dominio della s. Sede, ri-
provando il dispotismo che tiranneggia-
va Roma. Ivi a'5 febbraio si aprì la detta
assemblea nazionale o Costituente roma-
na, inaugurandosi la rappresentanza del
popolo, onde la commissione di governo
le rassegnò il potere. Pertanto 1' assem-
blea a'9 decretò: il Papa decaduto di fatto
e di diritto dal governo temporale dello
stato romano; il Pontefice avrà le gua-
rentigie per l'indipendenza nell'esercizio
della podestà spirituale; la forma di go-
verno sarà la democrazia pura, col nome
di Repubblica romana, la quale si pro-
clamò in Campidoglio. La rivoluzione fu
compiuta, dal Campidoglio si pubblicò la
libertà italiana, l'anarchia giunse quindi
8o R O M
al suo colmo. 11 Papa in Gaeta solenne-
mente protestò contro il decreto della se-
dicente Assemblea costituente romana y
rinnovando la domanda d'intervento al-
le potenze, per liberare Roma e lo stato
delia Chiesa dalla fazione che vi eserci-
tava ogni sorte di delitto e di atroce di-
spotismo. L'assemblea costituente roma-
na, finché non fosse deliberata la costi-
tuzione, avendo decretato governare Ro-
ma e lo stato mediante un Cow/tó/oe5e-
ciitwOi lo compose di Armellini, Saliceti
eMontecchi. Tra le proteste fatte in Gae-
ta dal cardinal Antonelli pro-segretario
di sialo, vi fu quella contro l'alienazio-
ne de'monumenti d'arte del museo Va-
ticano, che il sedicente governo di Roma
trattava a Londra. Pei trionfi riportati
dal prode conte Radetzkycoll'armata au-
striaca, contro il re di Sardegna, l'assem-
blea romana onde riconcentrarci poteri
esecutivi a salute della repubblica roma-
na, a'29 marzo istituì un Triumvirato ,
e vi elesse Armellini, Mazzini e Saffi, che
stabilirono la lora residenza nel Palazzo
della Consulta sul Quirinale. A'26 aprile
in Roma, dopo la formazione del nuovo
municipio e consiglio comunale, furono
eletti senatori Francesco Sturbinetti,con-
servatoriGiuseppeLunati, Giuseppe Gal-
lieno, Federico Galeotti, Antoniode An-
dreis, Giuseppe Piacentini, Curzio Cor-
boli, Alceo Feliciani, Angelo Tittoni. Ad
effettuare l'intervento armato nello stato
pontificiodelle 4 potenze d'Austria, Fran-
cia,Spagna e dueSicilie, per comprimere
la ribellione e restituirlo al Papa, il go-
verno francese giudicò conveniente di spe-
dire un esercito a Roma comandato dal
generaleVittorioOudinotdi/i^gg'/o.Sbar.
catoaCi vita vecchia senza badare a Ile pro-
teste repubblicane,a'3o aprile fece avan-
zare una porzione della divisione france-
se verso Roma, sopra i punti di Porta s.
Pancrazio^ e la cinta del Vaticano, per
esplorare le forze della città, ma con per-
dita fu respinta dai repubblicani. Frat-
tanto nelle provincie iutervennero^ nelle
ROM
4 legazioni, e nelle provincie d'Urbino e
Pesaro e nelle Marche, gli austriaci; nelle
provincie di Marittima e Campagna i na-
poletanijglispagnuoli guarnirono Velletri
e altri luoghi, Spoleto e Rieti, colle loro
dipendenze: dappertutto il governo papa-
le fu subito ristabilito. A Pio IX tuttociò
raccontai, insieme all'assedio di Romao-
perato dai francesi, con tutti i riguardi
per non rovinare la città, secondo le vive
brame del Papa; indi ebbero luogo una
serie di combattimenti, che i repubblica-
ni unitamente a tutti i corpi italiani ac-
corsi in Roma per aiutarli, sostennero con
valore. Finche avendo i francesi nel de-
clinar di giugno aperta la breccia nel ba-
stione di Porta s. Pancrazio, nella matti-
na del3o l'assaltarono e presero. Allora
l'assemblea costituente romana, dichiara-
ta impossibile l'ulteriore difesa, decretò
che cessasse, mentre avea finito di votare
la costituzione della repubblica.il trium-
virato mandò il decreto al comando ge-
nerale repubblicano, perchè d'accordo col
municipio lo comunicasse al general Ou-
di not, e diede la sua dimissione. Una coiu •
missionedelmunicipio,e un'altra del cor-
po consolare residente in Roma, recaroa-
si al campo francese per trattare acciò l'e-
sercito entrasse pacificamente nella città.
Nel i.° di luglio l'assemblea nominò un
potere esecutivo in Saliceti, Calandrelli e
Mariani. A'2 i francesi occuparono diver-
se porte, le cui chiavi nel di seguente il
generale Oudinot fece presentare a Pio
IX in Gaeta. In questo giorno a mezzodì
sul Campidoglio fu promulgata la costi-
tuzione della repubblica romana, e nelle
ore pomeridiane entrò in Roma il gene-
rale Oudinot con l'esercito, ed occupò Ca-
stel s. Angelo ed i posti militari. I fedeli
romani accolsero i francesi come libera-
tori dal duro giogo patito : così terminò
la rivolta romana, che avea in se un ca-
rattere irreligioso e demagogico, per di-
struggere il papato. Il generale Oudinot
concentrò tutti i poteri nell'autorità mi-
litare, sciolse la guardia civica clic avea
R O M
assunto il titolo di nazionale italiana^ ed
etnaitò quelle disposizioni che riportai al*
l'articolo Pio IX, la cui autorità tenapo-
rale ristabilì. À'i4 il municipio romano
repubblicano si dimise, ed il generale no-
minò una Commissione provvisoria mu-
nicipale^ col principe d. Pietro 03escal-
chi per presidente. Nel di seguente, dopo
essere stata rialzata la bandiera papale
sul Castello, si cantò nella basilica Vati-
cana solenne Te Deuni^ con l'intervento
de'cardinali Castracane, Bianehi e Tosti
ch'erano restati in Roma nascosti (oltre
il cardinal Mezzofanti già morto), è si fe-
cero dimostrazioni di pubblica allegrez-
za. A'25 tornò in Roma il cardinal. Pa-
trizi vicario, ed a'3i vi giunsero i cardi-
nali Della Genga, Vannicelli e Altieri de-
stinati dal Papa a formare con pieni po-
teri la Commissione governativa di stato,
che stabilitisi nel Palazzo apostolico Qui-
rinale, e ricevuti dui generale Oudinoti
poteri assunti,, fecero quelle cose sino al
ritorno in Roma di Pio IX, che a questo
articolò narrai, unitamente alle tante la-
grimevoli calamità sofferte da Roma sot-
to il governo anarchico. Il Papaa'4set-
tembre si trasferì a Portici presso Napoli,
da dove governò lo stato e la Chiesa, e di-
poi visitò Benevento, l'unico suo dominio
che non soggiacque alla rivoluzione. La
commissione municipale diRoma, per da-
real generale Oudinot comandante inca-
po l'esercito francese, un attestato peren-
ne di gratitudine, per aver liberatola cit-
tà dalla tirannica oppressione, a'20 ago-
sto gli offrì una medaglia colla di lui ef-
figie e l'epigrafe: Vici. Oiidinotius Gal-
loriini Exercitui Praefeciusj sotto l'im-
magine, Bomae I. G.F.:.e nel rovescio
fra due rami di quercia legati con lemni-
sci il motto: Urbern Expugnare Coactus
Civium ctArtium Incolum itati Consuluit
1849, indicante il ristabilimento della pa-
ce e la conservazione degli antichi monu-
menti.Inoltre la commissione fece scolpire
nella sala de'conservatori in Campidoglio
delta de' grandi capitani, quella lapide
ROM 8(
che si legge nel n." ^1 del Giornale diRo-
ma 1849. ^^ P'" conferì al generale la
cittadinanza romana trasmissibile a' suoi
figli in perpetuo. Indi nella sera de'sB a-
gosto la commissione invitò il generale
Oudinot e lutti gli altri generali e uffi-
ziali, francesi, nel tnuseo Capitolino illu-
minato; e per rendere più solenne l'atto
invitò pure i corpi letterari, scientifici e
di belle arti, cioè i collegi degli avvocati
concistoriali, quelli dell'università roma-
na, coi professori della medesima, le ac-
cademie de'nuovi Lincei, di s. Luca e di
Archeologia. Venuto il generale Oudinot,
fu condotto a leggere la memorata iscri-
zione in suo onore,il presidente della com-
missione principe Odescalchi gli presentò
l'atto consigliare in pergamena, e nell'io-
dicargli il monumento pronunziò un elo'-
quente analogo discorso, cui rispose ri-
conoscente il generale: ambedue i discorsi
si riportano in detto Giornale. Seguì po-
scia una sontuosa cena, preparata nel sa-
lone, nella quale il generale Oudinot fece
un brindisi ai Papa ed al Comune di Ro-
ma: il principe Odescalchi corrispose con
altro al generale e al vittorioso esercito
fiaocese. Allorquando il generale usciva
dal museo, improvvisamente fu illumina-
ta con fuochi di Bengala a vari colori la
facciata dei magnifico palazzo senatorio,
e l'interno della torre che sopi'a di esso
s'innalza. Il generale manifestò la sua sod-
disfazione, di vedere uniti ai principali
udìziali che erano sotto i suoi ordini, let-
terati, scienziati ed artisti di tutte le na-
zioni d'Europa, e ciò in Campidoglio fra
tanti celebri monumenti dell'antichità.
Spettacolo che soltantoRoma puòoffrire.
A* 1 2 settembre Pio IX diresse a'suoi sud-
diti il moto-proprio, Non appena^ in cui
dichiarò il ristabilimento di sua indipen-
denza nel gpvei'no de'dominii temporali
della s. Sede; stabilendo che le rappre-
sentanze e amministrazioni municipalisa-
rebbero regolate da larghe franchigie, i
cui capi sarebbero scelti dal sovrano, e
gli anziani dai capi delle provincie sopra
6
82 ROM
proposta de'consigli comunali. II Papa ai
4 aprile 1 85o parti da Portici, per ritor-
nare ne'suoi slati: giunto a'6 a Tenaci-
72flf,fu ricevuto ossequiosamenledalla com-
missione municipale di Roma, dalle au-
torità pontificie, da diverse deputazioni
romane , e con viaggio trionfale glorio-
samente rientrò in Roma a' 1 2, con quel*
Io splendido apparato di pompa, e mani-
festazioni di riverenza e di giubilo, che
indicai nel più volle citato articolo; rice-
vendo la presentazione delle chiavi della
città da detta commissione municipalcj
che lo seguì col nobilissimo corteggio e lo
accompagoònlVaticanOjOve fermò la sua
residenza, continuando per 3 sere magni-
fiche luminarie. L'intiero orbe cattolico
avendo preso parte alleav venture deiPon-
tefìce, ne'plù solenni modi gli testimoniò
la sua profonda venerazione;.onde nel suo
esilio il Papa comparve più glande e più
maestoso che al Vaticano, ammirando-
si precipuamente nelT avventurosa Gaeta
rimponenle significato del supremo pon«
tifica to. Egli è questo un trionfo novel-
lo, che la chiesa cattolica può giustamen-
te segnare ne'suoi fasti a scorno de'suoi
nemici, derivandone più libera la sua a-
zione benefica. Tra gli avvenimenti che
in questi ultimi anni sconvolsero in mo-
do tanto spaventevole, quanto- rapido la
maggior parte degli stali europei, la ri-
voluzione romana con.iutle lesue fasi può
considerarsi il più importante. L'empie-
tà delle società segriete aveaun unico sco-
po, la distruzione cioè d'ogni autorità ci-
vile e religiosa, per cui si adoperava da
lungo tempo su tutta l'Europa per giun-
gere al suo iniquo intento. Gli scaltri co-
rifei chela presiedevano, non polendo dis-
simulare Ilmmenso peso di morale po-
terCj che non restò mai inoperoso pelle
mani del romano Pontefice, primo custo-
deed interprete della divinalegge,equin-
di anche supremo difensore dell'autorità
d'ogni ci vi r principato, contro T incrol-
labile sede di s. Pietro aveano mosso da
lungo tempo ogni sforzo onde abbatter-
ROM
la, per poi. con più facilità speziar troni
e corone. Ma la divina provvidenza in
tanta catastrofe converti il male in be-
ne. A'3 giugno la commissione comunale
di Roma decretò l'onore della cittadinan-
za e nobiltà romana ai conti Anlonelli,
in attestato di civica riconoscenza verso
il cardinal Giacomo loro fratello e pro-
segretario di stato, per le fatiche diplo-
matiche con tanto senno e perseveranza
sostenute, pel felice esito al ristabilimen-
to del dominio temporale della chiesa ro-
mana e pontificia residenza in R.oma. Il
Papa prese misure 'per riorganizzare le
antiche Università arlistìclie A'x^oma.W
cardinal Anlonelli pubblicò d'ordine so-
vrano, a'22 novembre, la legge sul gover-
no delle Provincie e sull'amministrazio-
ne provinciale, coU'ampliazione del cir-
condario di Roma e suaComarca,nel mo-
do che riportai in principio; indi a'24Ia
legge sui comuni dello sialo pontificio,
della quale diedi un sunto anche a Prio-
re; poscia a'25gennaio i85f la speciale
pontifìcia disposizione sulla Rappresen-
tanza e sull'amministrazione del Comu-
ne di Roma, del seguente tenore. § i .° Il
Comune di Roma è rappresentalo da un
corpo municipale di 4^ consiglieri: 8 di
essi col nome di conservatori , formano
la magistratura, oltre il capo chiamalo
senatore. 2.° I consiglieri sono tratti per
la i.^ metà dalla classe de'possidenli no-
bili, e per la 2.^ metà dalle classi degli al-
tri possidenti, de'commercianti, e de'pro-
fessori di scienze e arti liberali. 3.° I eoa-
servalori si desumono per metà dalla i.**,
e per metà dalle altre classi. 4° La carica
di senatore è conferita ad un soggetto ap-
partenente alle famiglie romane più co-
spicue per nobiltà e possidenza. 5. Il se-
natore cessa dall'esercizio delle sue fun-
zioni al finire d'un sessennio: la metà dei
Conservatori e la metà de' consiglieri ces-
sa al finire d'ogni triennio; l'uno e gli al-
tri ponno essere rieletti. 6.° Allorché si
tratta d'eleggere r nuovi consiglieri in so-
stituzione di quelli che a forma del § pre-
ROM
cetlenle sono per cessare, hanno pure luo*
go e volo nel coipo mtmicrpale due in-
dividui perciascunode'XlV Rioni di Ro»
ma, e due membri della camera di com-
mercio. 7.° L'adunanza così composta a
pluralità assoluta di voti, sulla jista de-
gli eleggibili, forma una nota contenente
il doppio, del numero degl'individui da
sosti.luirs<. Questa nota viene presentata
al Papa da mg.'' delegato di Roma e Co-
marca, per la scelta degl'individui da so-
stituirsi e de'supplenti. 8-° Uno speciale
regolamento determinerà le norme ed i
modi per designare gl'individui che fan-
no parte dell'adunanza nel caso del § 6."
e per procedere alla formazione della no-
ta di cui nel § precedente, g." 11 corpo
municipale rinnovato propone una nota
tripla di consiglieri da sostituirsi ai con-
servatori che cessano: da questa nota si
scelgono i nuovi conservatori come al §
7.° 1 0.° Il senatore è sempre direttamen-
te nominalo dal Papa. 1 1.° La possiden-
za richiesta per essere eleggibili nel cor-
po municipale dì Roma è il doppio di
quella enunciata nel § 76 della legge, del
24 novembre 1 85o (che dice, sono eleg-
gibili quelli che sebbene non notati nella
lista degli elettori, abbiano domicilio sla-
bile nel comunee vi posseggano fondi ru-
stici e urbani dei valore censuario di scu-
di r ODO, ovvero un capitale di scudi 1 5oo
qualora sieno possessori di capitali im-
piegati nell'agricoltura, arti ecommercio,
i grandi affittuari, gli esercenti in icapo
un'arte o manifattura): a quest'effetto si
valuterà la possidenza in fondi rustici ed
urbani posta tanto in Roma, quanto an-
cora nella Comarca. La nobiltà. si desu-
me dall'albo capitolino. 12.^ Lo speciale
regolamento e le disposizioni di cui nel
§ 23 della suddetta legge del 24 novem-
bre, determineranno per quale mezzo il
magistrato di Roma eserciterà la giuris-
dizione attribuita alle altre magistrata-
re dai § 2f e 22 della stessa legge. iS."
Il comune di Roma ha le rendite enun-
ciate nel § 26 della citata legge. Quanto
R O M 83
alla deposileria de' pegni, detta Deposìte-
ria Urbana y\\ziT\TCiQ luogo speciali dispo-
sizioni. 14.° Fanno parte dell'ammini-
strazione comunale leimposizioniseguen-
ti: Tassa sulle acque Vergine, Felice e
Paola ; per le vie urbane, per le cloache,
per le vigne e orti suburbani; dazio di
mattazione; appalto della neve; tassa ca-
valli di lusso; pesa libera. i5.°Sul pro-
dotto degli altri dazi di consumo, il co-
mune percepisce una somma certa sta-
bilmente determinata in proporzione ai
pesi che ad esso rimangono imposti; ed
il pagamento sarà fatto mediante delega-
zione del ministero delle finanze dall'ap-
paltatore in rate dodicesimali, in somme
proporzionate ogni io giorni. 16.** L'im-
posizione d'altre tasse oltre lesopraenun-
ciate non può aver luogo senza l'appro-
vazione del cardinal presidente del cir-
condario di Roma e della sua
congi
zione. 17.° E' applicabile al comune di
Roma la della legge del 24 novembre,
in tutte quelle cose per le quali nonèdi-
sposto con la presente. Gessano così di
aver vigore le speciali disposizioni orga-
niche adottate col moto-proprio del i."
ottobre 1847. ^^-^ ^^ nomina de'con-
siglieri e supplenti, e quella de' conserva-
lori pel I ." triennio è fatta dal Papa nelle
classi indicate al § 2. In conseguenza di
che, il Papa a' 12 mai'zo i85i nominò!
48 consiglieri, e 12 supplenti del corpo
municipale di Roma, oltre i due depu-
tali ecclesiastici presso ilconsigliot^i Ro-
ma, in rappresentanza del clero secdlare
e regolare romano, nominati dal cardi-
nal vicario. Quindi il Papa a' 24 marzo
fece dal ministro delfinterno incaricare
il cardinal presidente di Roma e Comar-
ca, di manifestare nel suo sovrano nóme
tanto al principe Odescalchì presidente,
quanto ai componenti la Commissione
provvisoria municipale, la piena sua sod-
disfazione e gradimento nel condurre la
comunale gestione, nel modo che si leg-
ge nel n.° 7 8 del Giornale di Roma 1 85 r .
Il Papa con biglietti di detto ministro già
84 ROM
avea eletto senatore dì Roma il principe
d. Urbano del Drago Biscia Gentili, ed
i conservatori formanti la magistratura
romana: per la i.' metà, i principi Cle-
mente y4llier le Marc Antonio Borghese,
il cav. F^incenzo Colonna, il marchese
Gio. Battista Guglielmi j per la 2/ metà,
Gioacchino Albertazzi, av^. Giuseppe
Pulieri, comni.r Pietro prof. Tenerani,
Luigi F^escovali. Ai 3 1 marzo il cardinal
Altieri presidente di Roma e Comarca
convocò nel palazzo senatorio in Campi-
doglio i consiglieri, i deputati ecclesiasti-
ci, i conservatori, il senatore, e procede
in forma legale al loro istallamento. Il
senatore in nome del rispettabile consesso
da lui rappresentato,, protestò la ricono-
scenza sua,de'colleghi magistrali e de'con-
siglieri verso il sovrano che li iavea scelli
all'importante uffizio,chi amandosi pronti
a dedicare ogni loro studia pel disimpe-
gno delle rispettive incombenze. Nel i.°
aprile il senatore ed i conservatori pre-
starono il dovutogiuramento nelle mani
del Papa. Elssendo morto il senatore a*25
luglio, ne assunse le veci prima il principe
Altieri, poi il marchese Guglielmi, ed ora
le funge il cav. Colonna. Queste supplen-
ze de' conservatori al senatorato, hanno
luogo per ordine progressivo, e se è as-
sente quello che gli appartierie,onon vuo-
le accettare, ovvero si ritira chi disimpe-
gna le funzioni di senatore, subentra l'al-
tro conservatore che viene appresso: ri-
tornato in Roma l'assente, questi assu-
me l'esercizio del senatorato.
Roma [Roman), sede del sommo Pon-
tefice in Europa. L'apostolica sede roma-
na, cattedra del principe degli apostoli, è
il centro dell'unità e comunione di tutti
i cattolici, madre e maestra a tuttele gen-
ti, la prima in dignità e autorità. Il Papa
che la occupa è il capo visibile e il Pa-
store à\ tutta la Chiesa universale, sulla
quale ha il Primati^, come successore di
s. Pietro € vicario di Gesù Cristo in ter-
ra, per cui ha il diritto di scegliere i mi-
nistri ed i cooperatori del suo apostolato
ROM
tra tutte le nazioni cristiane del mondo.
Inoltre il romano Pontefice, non solamen-
te governa la sua chiesa e diocesi parti-
colare di Roma, ma ri liene altresì le qua-
lifiche di Metropolitano dejla Provincia
romana,- di Primate àdV Italia, e di Pa-
triarca à' Occidente. Ai quali articoli ra-
gionai di tutte le relati ve prerogative d'o-
nore e di giurisdizione; particolarmente
a Metropolitano provai che sempre il
Papa esercitò l'autorità suprema sui me-
tropolitani d'occidenle,coniprensivamen-
te alla deposizione. Ad Occidente narrai,
che dal tempo degli apostoti risale il di-
ritto de'Papi sul medesimo, ed in prin-
cipio anche con diritto metropolitico, poi-
ché per 4 secoli il solo romano Pontefice
ne fu eziandio il metropolitano, tranne
l'Africa, ove però niuno poteva ordinarsi
vescovo senza saputa della s. Sede, come
niuno senza la sua intesa potevasi depor-
re. Fu la Sede apostolica romana che isti-
tuì gli arcivescovati e vescovati. Sebb-me
in principio i Papi non s'ingerissero nella
elezione e ordinazione de'vescovi orien-
tali, lasciandone ai metropolitani la cura,
nondimeno esigendolo il bene delle chie-
se, mandarono in Oriente legati aposto-
lici con piena podestà di costituire vesco-
vi, preti e diaconi nelle città de'patriar-
cati orientali. A Patriarca trattai dell' au-
torità primazìaledel Papa in tutte le chie-
se, in confermare o riprovare la elezione
de'patriarchi orientali, appartenendo al
solo Pontefice romano l'ammettere la ri-
nunzia de'vescovi e scioglierli dal vincolo
che li stringe e lega alla loro chiesa. A
Patriarcato dissi, come il patriarcato di
Roma fu sempre superiore a quelli d'o-
riente, e quali provincie comprese. A Dio-
CE§i, olire il riportare il numero de' ve-
scovati che possiede ogni parte del mon-
do e stato, poi aumentati, tenni proposito,
come l'ordine ecclesiastico fu regolato sul
governo civile;edeileahbazie nulliusdioe-
cesis considerate altrettante diocesi, dette
aache 31 ona steri, per cui ne parlai ancora
a questo articolo, molti essendo ioime-
ROM
diatamente soggetti al Papa e alla s. Se-
de. A Italia ragionai del suo vicarialo,
e diiQOStrai che le ordinazioni di tutti i
vescovi della nobile regione e di occidert-
te, appartennero al Papa sin dai primordi
della Chiesa; che antichissimo e dai tem-
pi apostolici è il diritto che i romani Pon-
téfici godono su tulle le chiese d'occiden-
te, le quali hanno speciale obbligazione
di osservare le tradizioni della chiesa ro-
mana. Che anche neWIlliria i Papi si ri-
serbarono il diritto delle ordinazioni dei
vescovi provinciali, e lo fecero esercitare
dai vescovi diTessalonicaloro Vicari^co'
me a mezzo di questi praticarono in al-
tre parti. Già di sopra rimarcai, che seb-
bene il fondatore della romana sede e suo
i.** vescovo sia il principe degli apostoli
s. Pietro, pure dai monumenti rilevasi,
che quanto e. propriamente al nome di
Vescovo di Roma^ aggiunto a quello di
Papa, il i.°ad aggiungerlo, secondo alcu-
ni, fu s. Telesforo Papa del 142, altri re-
putano s. Zosimo del 4^7; hidi s, Leone
1 Magno del 44o>a' titolo di Vescovo di
Roma, aggiunse e della chiesa cattolica.
Abbiamo da s. Gio. Grisostomo: »> Gesù
Cristo consegnò la [Prefettura della Chiesa
a Pietro; a Pietro delegò la cura dell'Or-
be." Contro Peliliano scrisse s. Agostino:
>jCosa li ha fatto la cattedra della Chiesa
Romana, cui ha seduto s. Pietro, ed in cui
oggi Anastasio I siede? " Scrivendo s. Isi-
doro vescovo di Siviglia ad Eugenio di
Toledo, gli disse: «La dignità della po-
destà, sebbene sia trasfusa in tutti i ve-
scovi, pure il vescovo di Roma più spe-
cialmente per un certo singoiar privile-
gio, resta in eterno, come capo più ele-
valo di lutti gli altri membri.... Quegli
dunque che non presta ad esso riveren-
temente la dovuta ubbidienza, disgiunto
dal Capo, si rende colpevole di Acefali-
smo. ''Dichiarò s. Anselmo vescovo di Luc-
ca:»>Essendo stato da Cristo pregato perla
fede di Pietro, aftinché non manchi ; la
fede del solo Patriarca Romano, nella qua-
le confermò i suoi fratelli, non manche-
ROM 85
rà mai. ** Geroo preposilo di Reichsperg
chiamò il Papa,y^/7ge/o della Chiesa Ro-
mana. Ecco l'elenco de' vescovati che di
presente sono immediatamente soggetti
alla s. Sede e al Papa, pei quali tutti scrissi
articoli in questo mio Dizionario, \vvev'
liuòjche i vescovati non esistenti nello sta-
to pontificio, li distinguerò in carattere
corsivo. Di questi la maggior parte sonò
nel regno delle due Sicilie e nella Sviz-
zera; in Prussia, in Polonia, nella Tosca-
na, ne'ducati di Modena e di Parma, nel-
la Spagna, nel Genovesalo. A voler poi
conoscere gii altri vescovati esistenti nello
slesso stalo, si ponno leggere gli articoli
de'segnenlisuoi arcivescovali,ne'quali ri-
portai il novero come suffraganei,de'quaU
pure feci articoli. Benevento (il quale pe-
rò ha suffraganei soltanto nel regno di
]Sfapolì),Bologna^ Canteri no,FerniOy Fer-
ram (non ha suihagimeì), Ravenna^ Spo-
leto (non ha suffraganei), Urbino. Vesco-
vati immediatamente soggetti alla s. Se-
de e al romano Pontefice. Vescovati su-
burbicarii, di qui sono insigniti i primari
cardinali, formanti l'ordine de' vescovi del
s. collegio. Ostia e Vellelri (ove il vescovo
tiene un sulfraganeo, come talvolta l'han-
no gli altri cardinali suburbicarii). Porto,
s.Ruffina e Ci vita vecchia. Albano. Frasca-
ti.Paliestrina. Sabina, ilcui cardinal vesco-
vo ha sempre il suffraganeo. Questi 6 car-
dinali risiedono in Roma e qualche tempo
dell'anno nelle loro diocesi: inoltre risie-
dono in Koma, patriarchi^àrcìvescovi, e
l'e^cow m^«r//AM5. Altri vescovati. Acqua-
pendente. Alalri. Amelia. Anagni. Anco-
na. Aquila. Aquino^ Pontecorvo e Sor a.
Arezzo. Ascoli. Asisi. Aversa. Bagnorea.
Basilea. Breslavia. Borgo s. Donnino. Ca-
va e Sarno. Chelma e Belzì.dì rito greco
rtilerio. Città di Castello. Città della Pie-
ve. Civita Castellana, Orle e Gallese. Coi-
r^.Corneto eMontefiascone. Cortona. Fa-
briano e Matelica. Fano. Ferentino. Fo-
ligno. Gwev^r^e£o5rt«/2^.Grrfi'mfleiWbrt-
te Peloso. Guastalla.Guhhìo.Hildeshetni.
Jesi. Leon. Lunì e Sarzana. Malia e Ro-
86 ROM
di. Marsi. Melfi e Rapolla. Mìlelo. Mo-
nopoli. Montalcino.MonlePulciano. Nar-
do. Narui. Nicopoli. Nocera. Norcia. Or-
vieto. Osimoe Cingoli. Osnahriick. Ovie-
do. Parma. Penne e Airi. Perugia, Pe-
scia. Piacenza. Poggio Mirteto. Recana-
li e Loreto. Rieti. S. Gallo. S. Marco e
Bisignano. Segni. Sion. Supraslia di rito
greco ruteno. Sutri e Nepi. Terlizzi^ Gio-
{>enazzo e Molfelta. Teramo. Ten'acina,
PipernoeSezze. Terni: Tivoli. Todi. Tri-
vento. Troja. f^alwe e Sulmona. YeioW.
Viterbo e Tosca nella. -Fb/terr^. JVarinia
o Ermeland. Vedasi Francesco. de Vico,
Dissertatio super finibus dioecesis Roma-
naey et super /acuitale eligendi M etropo -
litànif Romae 1725. Dionisio Pieragosti-
n'ìfDisceptàlio de ProvincìaRomana,ejus-
qùe episcopis suffraganeis ^ Romae et Ra-
vennae 1727. Non che gli autori che ri-
portai nel voi. XXXVJ,. p. 1.80.
Concila di Roma.
Furono tenuti in Roma un gran nu-
naero di concìlii, per lo piti nel Latera-
nOj molti nel J^adcano, alcuno jn qual-
che chiesa di Roma. Si chiamarono con-
cilii LateranensijSe si celebrarono nel Prt-
triarchio o Palazzo Laleranense, o nella
propinqua patriarcale arcibasilica o luo-
ghi annessi ; cohcilii Romani se si tenne-
ro nel Palazzo .Vaticano o contigua pa-
triarcale basilica o luoghi adiacenti,. non
che in altre chiese di Roma. Il dotto
Zaccaria , hell' opuscolo Sulla cjuestio'
ne 3 se al Romano Pontefice più conven-
ga di abitare a s. Pietro^ che in qual-
sivoglia altro luogo della Ci7/^, osserva
che anticamente i sagri coiicilii si cele-
bravano quasi sempre al Vaticano e fu-
rono chiamati Romani; quando poi per
la stagione o aria fredda, o per |a deso-
lazione del luogo, òpe'motivi che accen-
nai nel voi. XII, p. 2 47, furono trasferiti
òlla Chiesa di s. Giovanni in Laterano^
per esservi allora maggior comodità d'al-
loggio per tanti vescovi e prelati, furono
chiamati -con nome particolare Latera-
«e/iif, ovvero colla speciale denominazio-
ROM
ne del luogo in cui si convocarono. Oltre
la basilica patriarcale Laleranense, che
aveva il patriarchio apostolico ordinaria
residenza de'Papi per molti secoli, ebbe-
ro patriarchii pure le altre 4 patriarcali
basiliche,per abitazioni de'patriarchi che
recavansi ai concilii di Roma o a Liniina
Aposlolorum, o per a Ilari, co me raccontai
parlando d ognuna. Dissi pure altrove,
che per la festa di s. Pietro o nell'anni-
versario dell'elezione d'ogni Papa, cele-
brandosene le commemorazioni con so-
lennità, tutti i vescovi delle Provincie più
vicine si recavano ad assistervi. In queste
occasioni fu costume anche di celebrare
quasi sempre un concilio innanzi al sa^ro
corpo di s. Pietro, sopra i correnti affari
e bisogni della Chiesa, come rilevasi prin-
cipalmente dagli atti de'concilii di s. Sisto
III e di s. Leone I. La causa di celebrare
questa solennità nel Vaticano, l'espresse
s. Sisto III in una lettera a s. Cirillo, pres-
so il Baronio all'anno 433, n.°i3. « Ad
b. Petrum fraternitas universa convemt;
habuerunt coépiscopi nostri illura con-
gratulationis testem, quem habemus ho-
noris exordium: sanclae namque,et ve-
nerabili Synodo, quam natalis mihi dies
fa venti Domino congregavi!, quia siccre-
dendum est, ipse praesedit. " Dove rile-
vasi, che que'ss. Pontefici credevano che
s. Pietro stesso presiedesse ne'concilii a-
vanti il suo sagro corpo radunati. Onde
i decreti di s. Leone I furono ricevuti nel
concilio di Calcedonia,cGme oracoli usci-
ti dalla bocca di S.Pietro, gridando quei
padri: Pelriis per Leonein ita locutus est,
E s. Pier Grisologo esortò Eutiche ad ub-
bidire ai medesimi decreti, quoniam b.
Petrus^ qui in propria sede, et vivit, et
praesidet, praestat quaerentious fidei ve-
ritatem. Dice inoltre Zaccaria, che il Va-
ticano fosse il luogo proprio e primario
pe'coticilii romani, evidentemente si pro-
va, mentre i decreti dei concilii tenuti
nel Lalerano o in altra chiesa, con so-
lennità grande si pubblicarono nel Va-
ticano, come ne fa fede Anastasio nel-
ROM
la vlla di s. Stefano III, per nppunto co
me nel sagro concilio di Trento le ses-
sioni furono nella chiesa particolare di s.
Maria Maggiore, ma i decreti di mano
in mano si pubblicarono nel la. cattedra-
le. Ed acciocché i vescovi riconoscessero
la dignità da questa sorgente, i Papi gli
obbligarono con promessa solenne a ve-
nire in Pioraa ogni anno a celebrare seco
loro la festa de'ss. Pietro e Paolo nella
basilica Vaticana, in luogo di che oggidì
tnlti i prelati della cristianità si obbligano
advisitanda Liniina AposloloriunyQ.otm
ampiamente descrissi a quell'articolo, che
equivale a rinnovare successivamente To-
inaggio ed ubbidienza al supremo Pasto-
re, e riconoscere l'autorità sovrana della
s. Sede apostolica, fondata nelle sagre ce-
neri di s. Pietro nel Vaticano. Se il Con-
cUio per essere Ecumenico o generale o
plenario, dev'essere convocato dal Papa
coU'intervento de'suoi Legati apostolici^
di quanta aiitorilà e venerazione debbon-
sì ritenere i concilii di Roma da loro a-
diinati e presieduti, convenendovi il fio-
re ed i primati della gerarchia ecclesia-
stica, di cui sempre in Roma vi fu copio-
so numero, oltre i profondamente dotti
nelle scienze ecclesiastiche in cui l'alma
città in ogni epoca fu doviziosamenteric-
ca, non ha bisogno di dichiarazione o coni •
mento. De'concilii romani, moltissimi fu-
rono provinciali o nazionali, 5 sono ge-
nerali e ecumenici. II r.° concilio lo ce-
lebrò s. Pietro in Gerusalemme. Per an-
tichissimo costume, tutte le volteche te-
uevasi.concilio in Italia, particolarmente
intorno alla fede, le decisioni che vi si for-
ma vano a nome di lutti i vescovi d'Italia
non portavano in fronte che il nome del
Papa. Di quanto ne'concilii romani faceva
ì\ Primicerio della s. Sede, lo dissi in quel -
r articolo , cosi del Saccellario e altri
ministri; Il ceremoniale tenuto ne' con-
cilii romani rilevasi dai loro alti, e par-
ticolarmente dall'ultimo che riportai nel
voi. XV, p. 172 e seg.jed a p. 170 dissi
della questione insorta tra gli arcivescovi
R O M 87
di Milano e di Ravenna, ed il patriarca
d'Aquileia sul luogo di sedere. Cleraeale
II diede la preferenza all'arcivescovo di
Ravenna t con decretare che sedesse a de-
stra del Papa, ed a sinistra seal concilio
interveniva l'imperatore. Senza citare ad
ogni concilio romano chi ne trattò, si può
vederlo ne'collettori de'concilii di cui par-
lai a Concilio, notando che di quelli par-
ticolari di R.oma, Luca Olstenio nel 1662
pubblicò la collezione. Alcuni concilii ro-
mani ebbero particolari storici, che non
mancai di ricordare a'iuoghi loro; impe-
rocché e come si vedrà, già descrissi al-
trove i concilii romani nella principale
parte, e a Laterano tutti quelli che ivi fu-
rono temiti, o si conoscono comunemen-
te sotto tal nome, laonde citeròi volumi,
o indicherò in carattere corsivo gli artico-
li in cui ne parlai. Inoltre si possono ve-
dere anche le biografìe de'Papi che li ce-
lebrarono: ciò è intrinseco per meglio co-
noscere le cause che ne determinarono la
convocazione, e le notizie relative.
Ih.°conciliodi Roma lo celebrò Papas,
fittone 7 nel 1 96 o nel 1 97 o 1 98, per re-
golare la Pasqua di Risurrezione conUo
i Quartodecimani: il medesimo Papa iti
questo o in altri concilii scomunicò di-
versi eretici, che dichiaro alla biografia,
11 2.° si registra all' anno 25 1, ma se-»
guendo la cronologia di Novaes Io ripor-
terò al 254, perchè in quell'anno fu crea-
to Papa s. Cornelio che lo adunò con 60
vescovi, ed un gran numero di sacerdoti
e diaconi, contro l'antipapa Novaziano
e seguaci, chiamati caduti o Lassi. I con-
fessori scismatici furono ricevuti nella
comunione della Chiesa dal Papa e da 5
altri vescovi nel novembre, e ciò che fu
fatto in questa riunione può considerarsi
un'aggiunta del concilio. Il 3.° nel 256
o 257 di Papa s. Stefano /che ricusò di
comunicare co' deputati di s. Cipriano,
e vi condannò la decisione de' due con-
cilii di Cartagine òe\ 255 e 256,ne'quali
si trattò della validità o nullità del Bat-
tesimo amministrato dagli Eretici. Il 4-°
88 ROM
nel 260 di Papa s. Sisto //che condan-
nò Teresia delVoezìani, Il 5° nel^Gida
Papa S.Dionisio per giustificare s. Dio-
nisio patriarca d' Alessandria , accusato
che insegnasse che il Figliuolo di Dio e-
ra una sostanza creata, non consostan-
ziale al Padre, onde il prelato die una
solenne mentila a' suoi calunniatori. Il
6.° nel 3 1 3, il I .° che fu adunato nel Pa-
lazzo Laleranense, donato da Costanti-
no Magno alla romana chiesa per abita-
zione de'Papi. Lo celebrò Papa s. Mei-
chiade in domo Faust ne contro i Donati-
sti^ e fu perciò il i .°di Laterano: con indi-
ca re quest'articolo intendo dichiarai'e che
in esso descrissi i seguenti omonimi conci-
lii. Il fj^ìiéU Chiesa de' ss. Martino e Sil-
vestro a' Monti y in Therniis Trajani, nel
324,di Papas.iS'z/i^e^^ro /,con 284 vescovi
e tutto il clero romano, per rendere gra-
zie a Dio dell'acquisto che avea fatto il
cristianesimo dell'imperatore Costanti-
' no, che v'intervenne colla madre s. Ele-
na, e Calfurnio prefetto di Roma, altro
convertito alla fede: in questo concilio i
sacerdoti col resto del clero stettero in
piedi dietro a'vescovi. Vi fu trattalo del-
io stabilimento della disciplina ecclesia-
stica, della difesa della Chiesa contro i
suoi nemici eretici, e de'preparalivi pel
promulgato i.** concilio generale di Ni-
cea. L'è." nel 325 o 326 di s. Silvestro
/ nella suddetta chiesa zVi Therniìs Tra-
jani,con l'intervento di 275 vescovi, per
confermarci santi canoni del concilio Ni-
ceno, la condanna d'Ario ed il simbolo
della fede, llg.^nel 387 \n Laleranó dì
Papa s. Giulio /, con 5o vescovi, in. cui
pienamente giustificò s./^/tìt«fifi/o patriar-
ca d* Alessandria in Egitto ^ contro leca-
lunnioseaccuse degli y^rfVz/z/. Egualmen-
te furono dichiarali innocenti Marcello
d'Ancira,eAsclepa diGaza.ll Papascris-
se a nome di tutti una dignitosa lettera
agli orientali Eusehiani^ che ayeano pri-
ma domandato il concilio , e clie in se-
guito ricusarono di assistervi, esorlandoli
a cambiar condotta. Hi o.°nel 348 o 349
ROM
di s. Giulio I contro gli ariani Potino,
UrsacioeValente che ritrattarono quan-
to aveano detto contro s. Atanasio, ma
poi ricaddero ne' loro errori. L'i r.° nel
352 di Papa s. Liberio per s. Atanasio
nuovamente accusato dagli orientali e da
molti vescovi egiziani. 11 Papa vi lesse la
lettera di essi, e l'altra di 75 vescovi pure
di Egitto a favore del santo. Il concilio
giudicò, che fosse contro le regole l'aderi-
re agli orientali. Ili 2. "nel 358, in cui Pa-
pa s. Felice II alla testa di 4^ vescovi
condannò Ursacio e Valente, e l'impera-
tore Costanzo come eretici ariani, il 1 S.**
del 364 o 366 di Papa s. Liberio torna-
to dall'esilio, in cui furono ricevuti i de-
putati del concilio di Lampsaco, ed i Ma-
cedoniani presentarono uno scritto, nel
quale ricevevano e approvavano pura-
mente e semplicemente la fede di Nicea.
Il Papa scrissea questi ravveduti una let-
tera, che fissò in seguilo la credenza del-
le chiese d'oriente, e pose un termine alla
disputa sulla ss. Trinità. Il 14.° nel 367
di Papa s. Daniaso /, con 44 ^^^^^^'j ^^'
pra un'accusa di Alterio, fetta da'scisma-
tici contro quel Pontefice. Si crede che
vi fossero condannati i Paternianie Ve-
nustiani. Il 1 5..° nel 369 di s. Daniaso /,
00093 vescovi, contro gli ariani e per co-
noscere gli autori ed i capi dell'eresia.
Si confermò la fede di Nicea, dichiaran-
dosi nullo l'operato nel concilio di Ri-'
W2mi e riprovato. UrsacioeValente vi fu-
rono scomunicati co'loro aderenti, insie-
me ad Ausenzio astutissimo seminatore
dell'arianesimo nella diocesi di Milano in
cui erasi intruso. Il concilio scrisse una
lettera a lutti i prelat-i d'Egitto, e questi
con S.Atanasio risposero al Papa renden-
dogli giazie per aver salvato l'unità del-
la chiesa cattolica. Inoltre il concilio scris-
se ai vescovi d' Africa scongiurandoli a
conservare l'unità vescovile, e che non
si lasciassero raggirare da'sostenilori del
concilio di Rimini , con pregiudizio del
Niceno. Ih 6.° nel 372 di %.DamasOyd\^i
alcuni dicono essere il precedente , altri
ROM
che in questo fu anatemalizzalo Ausen-
zio, e vi si trattò della consustanzialilà
dello Spinto santo. Il 17.° nei 374'di s.
Damaso I contro gli À polli naristi^ dei
quali era capo Apollinare vescovo diLao-
dicea. 11 1 8.° nel Z'j5ò\ s. Damaso I, per
condannare Lucio, usurpatore della sede
d'Aleiisandria. Il 19.° nel 3G7 di s. Da-
maso I con un gran numero di vescovi,
per condannare 1' antipapa OrsicinOj i
quali scrissero perciò una lunga lettera
agl'imperatori Graziano e Valenliniano
II. Il 20." nel 377 di s. Damaso I per
condannare i Marcellianiti e ^\\ Apolli-
naristi, scrivendo il Papa una lettera agli
orientali, in cui condannò tutte l'eresie
del tempo. Il 2 i." nel 378 di s. Damaso
I contro alcuni suoi accusatori e diversi
eretici. Il 22." nel 779 di s. Damaso I
contro diversi altri eretici, e contro gli
scismatici partigiani d'Orsicino. 11 23.°
nel 38o o 382 di s. Damaso Ij con l'in-
tervento di s. Ambrogio, s. Epifanio di
Salamina o Cipro, e Paolino d'Antiochia
riconosciuto dagli orientali. II 24.*' "el
386 di Papa s. Sìricio nella basilica Va-
ticana (voi. XII, p. 245), per diversi re-
golamenti sulla disciplina ecclesiastica ,
venendo esclusi dall'ammettersi nei clero
quelli che avessero esercitato cariche in
corteo negli eserciti, e principalmente pel
celibato de'preti e de'diaconi si fecero ca-
noni. Il 25.°nel 390 di Papa s.Siricio con-
tro l'eresiarca Gioviniano, ri quale inse-
gnava che i battezzati con fede non pos-
sono essere vinti dal demonio, che le ver-
gini non hanno più merito che le vedove,
negando la virginità della Madonna. Il
26° nel 400 di Papa s. Anastasio I y \\\
cui fu determinato, che agli, ecclesiasti-
ci e vescovi Donatisti non sarebbe con-
servato il grado, ritornando alla chiesa
cattolica. 11 27." nei 43o a'i5 agosto di
Papa s. Celestino 1 ^ per condannare i
Nesloriani j dichiarandosi ortodosse le
lettere di s. Cirillo; il Papa in un lun-
go discorso dimostrò, che la Beata Ver»
gine era veramente Madre di Dio, quin»
R O M 89
di il concìlio dichiarò, che quelli i quali
non seguissero questa fede sarebbero de-
posti. 11 Papa ne dettò i decreti e furono
mandati ai vescovi. Il 28." nel 43idi s.
Celestino /,in principiodi maggio,per co-
municare la lettera dell'imperatore Teo-
dosio II, sulla convocazione del concilio
generale d' Efeso. Giunto poi in Roma
liei giorno di Natale il decreto di quel con-
cilio, che la B. Vergine dovea chiamarsi
Madre di Dio, i romani lo riceverono con
tanta gioia e acclamazione, che txW A<'e
Maria si aggiunse ; Sancta Maria Ma-
ter Dei ora prò nohis peccalorihusj mine
et in liora mortis nostrae. Amen. Il 29."
nel 433 di s. Sisto II f con S6 vescovi, e
Sessoriano perchè adunato nella Chiesa
di s. Croce in Gerusalemme, nell'anni-
versario dell'elezione del Papa, d'ordine
dell'imperatore Valentiniano 111, che vi
intervenne col clero e col senato roma-
no. Il Papa si giustificò dalle accuse di
Anicio Basso ex console, di avere abusa-
to d'una sagra vergine, nel modo narra-
to nel voUXXXI, p. 146. 11 calunniatore
fu condannato, a cui per umanità della
Chiesa in morte gli si permise ricevere il
s. Viatico. L'imperatore colla madre Pla-
cidia sdegnatissimi contro Basso, lo pro-
scrissero, e confiscandogli i beni li dona-
rono alla chiesa. Dopo 3 mesi Basso morì,
ed il Papa colle sue mani unse il suo cor-
po con aromati, lo coprì cum linteami'
nibitSj recondensqiie sepelivit ad b. Pe-
tritm npostolum in cuhiculuni parenUun
eius. Inoltre nel concilio il Papa rice-
vè la nuova della pace tra s. Cirillo e
gli. orientali. Convien dire, oche le pri-
me sessioni furono tenute in s. Pietro, ov-
vero che ivi s. Sisto IH celebrò altro con-
cilio, per quanto notai nel voi. XII, p,
24^- Il 3o.° nel 444 ^^ ^' ^one 1 contro
i Manichei. Il 3i.** nel 445* di s. Leone
/, che reintegrò della sede di Besancon
Celidonio, deponendo s. Ilario d'Arles
che lo aveva spogliato del vescovato, il
quale dimostrando la sua innocenza ven-
ne ripristinato. H 32. "nel 44? ^^ ^' ^^^'
90 ROM
ile /, in <:ui fu proibito a' vescovi di Si-
cilia d'alienare i fondi di loro chiese, sen.-
za H consenso de'colleghi. li 33.°nel 449
dis. Leone I, cui assisterono molti vesco-
vi, per rappresentale lutto V occidente,
e vi furono condannale le decisioni del
Conciliabolo d' Efeso. Il 34-° nel 4^0 di
s. Leone 7, a*2 2 febbraio festa della cat-
tedra di s. Pietro in Antiochia, alla testa
d'un gran numerodi vescovi d'Italia. Cou
essi il Papa andò nella basilica a trovare
l'imperatore ValentinianoIH, e le .impe-
ratrici Gglla Placidia e Eudossia, madre
e moglie, pregando con lagrime e scon-
giurando per l'apostolo s. Pietro, ch'era-
i>o andati a venerare per la propria sa-
lute e per quella di Teodosio II impera-
tore d'oriente, di scrivere a quel princi-
pe e impegnarlo a rimediare a tuttociò
ch'era stato fatto contro l'ordine in E-
feso, ed a fare riunire un concilio gene-
rale; aggiungendo ch'era questo l'unico
rimedio pe'mali che soffriva la Chiesa. 11
Papa ottenne la grazia domandata. 1135.**
nel 4^1 di s. Leone Ij in cui furono ap-
provate le decisioni del concilio genera-
le di Calcedonia, e fu stabilito, che ai
fanciulli riscattati dalla schiavitù sia da-
to il battesimo, nel dubbio che non l'ab-
biano avuto, ed agli eretici non si reite-
rasse. Il 36.** nel 4^8 di s. Leone 7, per
sciogliere diverse difficoltà, dopo le tre-
mende scorrerie degli unni e saccheggi
commessi. Il 37.° nel 4^1 di s. Leone I^
in favore di Ermez ch'erasi impadronito
della chiesa di Narbona, pel bene della
pace, ma a patto che non potesse ordi-
nar vescovi, autorità che fu trasferita a
quello d' Usez finche vivesse l' altro. Si
dispose ancora, che i vescovi delle Gallie
terrebbero ogni anno un conciliò nelle
Provincie, e che non uscirebbero dalla lo-
ro, senza lettere del metropolitano, e in
caso di riluto del vescovo d'Arles. Il 38.°
nel 465 di Papa s. Ilaro^ a* 1 7 novembre
anniversario di sua consagrazione, com-
posto di 48 vescovi eh' eransi recati in
iloma per tal festa, fra'quali due francesi,
ROM
gli altri del vicarialo di Roma. II Papa
disse, che* il suo carattere di i.° vescovo
l'obbligava a prender più cura della di-
sciplina della Chiesa d'alcun altro, altri-
mciKi sarebbe stato tanto più reo, quan-
to maggiore era la sua dignità. Indi si
fecero canoni su diversi punti di discipli-
na ecclesiastica. Il Papa favori la causa
di Silvano vescovo di Calahorra, contro
le querele d'Ascanio di Tarragona fatte
in quel concilio. 11 39.° del 4^4 verso la
fine di luglio^ di s. Felice 777nella ba-
silica Vaticana, come la maggior parte di
tutti i precedenti, e vi assisterono 77 ve-
scovi. Vi furono deposti," scomunicali e
privati della comunione de'misteri Vitale
e Miseno legati del Papa a Costantino-
poli, per aver comunicato cogli eretici,
e specialmente con Acacio patriarca di
quella città, che avea impegnato l'impe-
ratore Zenone di pubblicare l'eretico ^-
noticoy e con esso Pietro Follone falso ve-
scovo d'Antiochia : la formola della de-
posizione d' Acacio si può vedere a Sco-
munica. II 4o." del 485'dis. Felice III
nella basilica Vaticana con 70 vescovi. Vi
fu confermata la condanna d' Acacio, e di
Fullone eretico, non che di Pietro Mon-
go vescovo Alessandrino, ambedue £"«-
tichiani.W concilio indirizzò lerisoluzioni
con lettera agli abbati e preti di Costanti-
nopoli per l'esecuzione, e fece in essa la sua
professione di fede. In questo tempo la
Chiesa era lacerata da deplorabile scisma;
r occidente non voleva comunicare eoa
l'oriente, qualora non si anatematizzas-
sero Nestorio,Eutiche e Dioscoro, ma più
di tutti Acacio eMongo: l'Egitto e la Li-
bia facevano un corpo di comunione a
parte con Palladio d'Antiochia. Di tutto
furono cagione gl'intrighi d' Acacio, e la
leggerezzadi Zenone.I14'«"'3el487o488
di s. Felice III, con ^o vescovi e 76 sa-
cerdoti, nella basilica di Costantino, in
marzo. Fu letta la bella lettera del Pa-
pa, contro quelli che aveano abbando-
nato la fede nella persecuzione d'Africa
di re Unnerico , e la riconciliazione coi
ROM
caduti. Quella lellera diretta a tulli i ve-
scovi, éun monumento prezioso sulla pe-
nitenza, dalla quale si .apprende che la
chiesa romana conservava tutto il rigore
della disciplina, trattando i peccatori con
forza e insieme con dolcezza. Il 4*2.° nel
494 o 49^ Ji s. Gelasio /, con 4^ o 70
vescovi e 58 preti. Ammise al perdono'e
alla comunione Miseno legalo prevarica-
tore a CoslcUitinopoli ; il collega Vitale
era morto. Altri , di questo concilio ne
fannodue, nel 2.° riportandola dichiara-
zione sui veri Libri santi, e che come tali
dovessero venerarsi i 4 concilii generali,
li Papa fece questa distinzione sulla po-
tenza ecclesiastica e secolare. « L'impe-
ratore non ha il titolo di Pontefice, né il
Pontefice l'autorità reale. Dio ha sepa-
rato le funzioni dell'una e dell'altra po-
destà, affmchè gl'imperatori cristiani a-
vesséro bisogno del Pontefice per la vita
eterna; e i Pontefici si accomodassero alle
«lisposizioni degl' imperatori per le cose
teu»porali ". Il 43.° nel 499 ^' ^^P^ ^*
Simmaco nel t.^marzo, con 72 vescovi e
67 preti, sul|-£'/ezio/2e del Papn^ perciò
ne parlai a quell'articolo o voi. XXI, p.
200 e seg.,' per togliere gli. abusi che vi
si commettevano, mediante le brighe dei
vescovi e i tumulti popolari, avendone
dato motivo l'intrusione dell' antipapa
Lorenzo. Il 44-° "^1 5oo di s. Simmaco
che conferì a Lorenzo, per possibilmente
quietarlo, il vescovato diNocera, il quale
si sottoscrisse al concilio. II 45.° nel 5o r
di s. SimmacOj che vi abolì la legge di
Odoacre re degli eruli, che proibiva l'e-
lezione del Papa, senza il conseu'so dt-'ie
d'Italia, e vi si fecero decreti per impedire
l'alienazione de'beni di chiesa. Altri di-
conoche nello slesso annoaltrosenecele-
brassepresiedutodà Pietro vescovo d'Ai-
tino, mandato da Teodorico per visitato-
re, onde terminare le contestazioni tra s.
Simmaco e Lorenzo, che unendosi a'sci-
smatici sturbò le cose della Chiesa. 1146.°
nel 5o2 di s. Simmaco coni 25 vescovi.
Non cessando il senatore Feslo di pro-
ROM
9f
leggere Lorenzo che onninamente vole-
va Papa, subornò alcuni testimoni falsi,
accusando s. Simmaco di adulterio, per
cui nacquero gravi sedizioni tra'due par-
titi. Riferite a re Teodorico le tragedie
che succedevano in Roma, sebbene avea
riconosciuto s. Simmaco contro l'ambi-
zioso Lorenzo, pensò a convocare Un con-
cilio per' sedarle; ma siccome i vescovi
ch'erano appresso di lui gli dissero non
potersi adunare senza il consenso del Pa-
pa, perciò egli mostrò le sue lettere che
anzi lo desiderava. Il concilio pertanto eb-
be luogo nella Chiesa di s. Croce in Ge-
rusalemme 0 nel propinquo palazzo Ses-
soriano. Ma la turba degli emuli e fazio-
si avendo impedito che il Papa vi si re-
casse, anzi costretto a fuggu-e, i vescovi
non potendo determinar nulla , il conci-
lio si sciolse. .3everano e Lénglet affer-
mano che si tenesse nella basilica Giulia
nel Laterano: altri che la i." sessione sì
celebrò nella chiesa di s. Maria in Tras-
tevere. Altri il termine del concijio l'an-
ticipano o posticipano d'un anno; que-
ste date contradditorie sono di angustia
pegli scrittori. Dice Besozzi, Storia della,
basilica di s. Croce in Gerusalemme Scs-
soriana, che* non essendosi perciò potuto
in questo* concilio Sessoriano esamiihare
la causa di s. Simmaco, cui spettava se-
condo la dichiarazione di Teodorico , il
quale vi si sarebbe sotloraesso tuttoché
ariano, benché ne risidlasse la pace tra
il popolo romano, nel 5o3 si celebrò un
altro concilio dello Palmare, in Porlicu
P^/////tìfr/V7,dal luogo presso S.Pietro chia-
mato Palma, nel quale quanto agli uo-
mini fu assoluto e purgato s. Simmaco
(con qualche diversità lo riportai nel voi.
Xll, p. 245), rimettendo i padri del con-
cilio la causa a- Dio (cioè essendosi il Pa-
pa sottoposto spontaneamente al giudizio
de' vescovi, questi concordemente dichia-
rala la sua innocenza, protestarono: Che
il i^escovo della Romana sede non deve
soggiacere alfcsanie de^vescovi minori)^
e si sottoscnssero con queste parole.... N.
92 ROM
iV. huìc statuto nostro j in quo totani cau-
satJì Dei judicio commissus, subscripsì.
Dal qual senlimenlo de* padri Ennodlo
-vescovo di Pavia che ne fece l'apologia,
cavò quel suo celebre detto: Aliorum for-
te homlnum causas Deus voluerit per hO'
mines terminare ^ Sedis istius Praesuleni
suo sine quaestione reservavit arbitrio,
JVel concilio venne pure annullata l'ordi-
nanza fatta nel 483 da Basilio prefetto del
pretorio, in cui pretese proibire la consa-
grazione del vescovo di Homa, senza pre-
vioavvisodatone al principe o al prefetto
tieJ pretorio. Aggiungono quelli che an-
ticipano questo concili(),che nel 5o3nefa
tenuto altro relativamente allo scritto dei
scismatici contro // Sinodo dell' assolu-
zione, che perciò Ennodio presentò la ri-
sposta col suo Libro apologetico. Il ^'j°
nel ,5o4 di s. Simmaco, composto di 80
vescovi, di 37 preti e 4 diaconi. Vi si fece
un decreto contro gli usurpatori de'beni
della chiesa, scomunicati coraeeretici ma-
nifesti se non li restituivanp.il 48. "e 49'**
nel 53o 0 53! a' 12 novembre o 17 di-
cembre di s. Bonifacio IJ, con 4 vescovi,
4o preti e 4 diaconi, per Stefano di La-
rissa metropolitano di Tessaglia, che de-
posto da Epifanio di Costantinopoli avea
appellalo al Papa. Di due coneilii alcuni
ne fecero uno, poiché in esso. s. Bonifa-
cio II si elesse [)ev Successo re \\^i\ìo,a\i'
lorizzato a ciò da'padri. Pentito poi coi
padri di aver violato i sagri canoni, in al-
tro concilio fu annullato e bruciato il de-
ci'eto.Che i due concili! furono tenuti nel
Vaticano, lo descrissi nel voi. XII , p.245.
Il 5o.° nel 534 di s. Giovanni II, in cui
fu approvata la proposizione : Unus de
Triuitate passus est carne'. I Monaci a-
cemetiche l'impugnavano furono minac-
ciati di anatema se non desistevano dal
condannarla. Il 5i.°nel 590 di s. Gre-
gorio I, ove fu invitatq Severo patriar-
ca di Grado, per difendersi contro l'im-
putazione di aver sottoscritto i Tre Ca-
pitoli: probabilmente in Vaticano per
quanto notai nel luogo citato. Ìl 52.° nel
ROM
591 di s. Gregorio /, il quale vi compilò
la celebre lettera sinodale ai patriarchi
d'oriente, dichiarando doversi venerare
i 4 coneilii generali come vangeli, e di-
mostrando lo stesso rispettò pel 5.**, con-
tro i vescovi d' Istria difensori de' Tre
Capitoli, che perciò lo rifiutavano. Il 53."
nel 595 di s. Gregorio I, con ni vescovi,
molti preti assisi come i vescovi, e dia-
coni che restarono in piedi, in cui furo-
no approvati 6 canoni di disciplina, ed
assòlto Giovanni pretedi Calcedonia, che
avea appellato al Papa dalla ingiusta con-
danna di Giovanni patriarca di Costan-
tinopoli. 1 deputati di questo restarono
iti piedi. Vi fu eletto l'arcivescovo di Ra-
venna. Il 54° nel 600 di s. Gregorio I
in ottobre per la condanna dell'imposto-
re Andrea greco. Si permise fare testa-
mento a Probo abbate di s. Andrea di
Roma. Il SS.'' nel 60 1 di s. Gregorio /,
a'5 aprile, con 20 vescovi, contro gli u-
surpatori de'beni de'monaci,cui fu proi-
bito ordinarli senza il consenso dell'ab-
bate. I156."nel6o7di Bonifacio /f/,coa
72 vescovi, 34 preti, molli diaconi e tut-
to il clero, suW Elezione del Papa e dei
l'^escovtjóa trattarsi 3 giorni dopo la lo-
ro morte : fu tenuto in Vaticano, come
ricordai nel voi. XII, p. 246. Il 57.° nel
6 1 o di s. Bonifacio If^, a'27 febbraio, in
favore Ae Monaci. Il 58.° nel 64o di Se-
verino contro VEctesi. Il 59.° nel 64 1 di
Giovanni IV per la condanna. dell' E-
ctesi e de' Monoteliti. Il 60." nel &4^ d*
Teodoro /, che condannò e depose Pao-
lo patriarca di Costantinopoli e Pirro mo-
noteliti , sottoscrivendo la sentenza con
Penna mimia nel prezioso sangue di Ge-
sù Cristo, in un calice mescolato con in-
chiostro. Il 6 1 ." nel 649 di s. Martino I
nella basilica di Laterano, c\\\ama\.o Ec-
cellentissimo. Il 62.° nel 667 di s. Vita-
liano, che assòlsq Giovanni vescovo di
Lappa, eh' erasi appellato contro la de-
posizione ingiusta del metropolitano, dal
Papa ripreso qual violatóre de' canoni.
li 63." nel 679 di s. Agatone'm ottobre,
con 1 15 vescovi, in cui s. Vilfrido arci-
vescovo di York cacciato dal re Egfrido
e da Teodoro arcivescovo di Cantorbery,
fu assolto e restituito alla sede. Il 64.°nel
680 di s. Agatone a' 27 marzo, con 5o
vescovi, altri dicono i25, ed i 5o li at-
tribuiscono al precedente concilio : vi fu-
rono condannali i monoteliti, ed eletti i
legati pel concilio generale di Costanti-
nopoli. Il 65.°nel7o3 o 7o4<li Giovan-
ni VI. In 4 mesi e 70 congregazioni, si
esaminarono ponderatamente le querele
del condannato s. Vilfrido, ed i deputati
dell'arcivescovo di Cantorbery; il i.° vi
restò pienamente giustificalo, e dal Pa-
pa rimandato alla sua chiesa, con lettere
per Etelredo re di Mercia e Alfredo re
di Nortumbria, che loieintegrarono. II
GG.'' nel 72 idi s. Gregorio //, a'5 apri-
le. Vi si feceroi7 canoni che nella mag-
gior parte risguardarono i Matrimoni il-
legittimi con donne consagrate a Dio, e
con quelle chiamate Diaconesse o Presbi-
tenesse. Questo Papa tenne altro concilio
per la gravissima causa degV Iconoclasti, e
dell'empio imperatore Leone 111. Il 6'/.°
nel 73 I di s. Gregorio III^ contro i matri-
moni illeciti, e il prete Giorgio per non
aver presentato in Costantinopoli le let-
tere all' imperatore, affinchè cessasse di
far guerra alle sante Immagini : fu as-
solto e rinviato, ma i greci l'imprigiona-
rono in Sicilia. Alcuni dicono questo con-
cilio tenuto in Vaticano, altri nel Late-
rano. Il ^^.° nel 782 di s. Gregorio III,
congS vescovi,inZ«/er/7«o. Furono con-
dannati i dispregiatori delle sagi e imma-
gini, privati del corpo e sangue di Gesù
Cristo, e separati dalla comunione de'fe-
deli. Il 69.° nel 7 43 di s. Zaccaria \f\La-
ter ano. Il 70.** nel 745 di s. Zaccaria,
a'25 ottobre, con 7 vescovi, 17 preti e il
clero romano, In Laterano. Vi furono de-
posti dal sacerdozio. A delberlo e Clemen-
te, non che condannali al fuoco gli scrit-
ti del I ."* Nel voi. XII, p. 249 parlai d'al-
tro concilio di s. Zaccaria e di Adriano
I, ambedue Vaticani. Il 71.° nel 769 di
Il O M 93
Stefano III, nella basilica di Laterano.
11 72.° nel 799 di s. Leone III, in La
terano. 11 73.° neirSoo dì s. Leone III
in presenza di Carlo Magno, e composto
della gerarchia ecclesiastica e di tutta la
nobiltà romana e francese, per procedere
all'esame delleaccuse contro il Papa, che
si purgò al modo detto nella biografia.
Che questo e altro concilio sono Vatica-
ni lo dissi nel suddetto luogo. 11 74.° nel-
l'8 1 6 di Strfano IF dello V, perchè l'è-
lezione del Papa fosse falla dai vescovi e
dal clero , in presenza del popolo e del
senato, e la consagrazione innanzi ai de-
putati imperiali : alcuni credono apocri-
fo questo canone. 11 75.° neir823 di s.
Pasfjuale /,con 34 vescovi, in cui si pur-
gò dall'accusa di aver fatto cavare gli oc-
chi al Primicerio Teodoro e al Nonien'
datore Leone. Il 76.° neir826 di Euge-
nio II in Faticano, con 62 vescovi, la
maggior parte delle provincie soggette ai
francesi, molli preti, diaconi e altri chie-
rici, per la riforma del clero, e per l'isti-
tuzione de'seminari. Il 77.° neir848 di
s. Leone IV, il quale dichiarò ai vescovi
brettoni, che il vescovo non deve ricever
nulla per conferire gli ordini, sotto penn
di deposizione : quanto al passato nulla
disse, e li licenziò con savi avvertimenti.
Il 78.° nell'853 di s. Zeowe //^,conG3
vescovi per confermare quello d' Euge-
nio II, ed in cui depose e scomunicò A-
naslasio cardinale prete di s. Marcello,
per avere abbandonato il titolo per 5 an-
ni: che fu Valicano lo notai nel voi. XII,
p. 24G. 11 79.° neirSGi di s. Nicolo I,
descritto in tale luogo, ed a Laterano,
ove pel freddo fu trasferito. L' 80.° nel-
r8G2 di s. Nicolai, per l'eresia de'Zc-o-
paschiti. VSi." neir8G4 di s. Nicolò I
in Laterano. L'82.*' pure neir8G4 di s.
Nicolò /in Laterano. Di altri concilii di
s. Nicolò I feci ricordo nella biografia.
L'83.° neir8G8 di Adriano II in Late-
rano. L'84.' {)ure nell'8G8 di Adriano
II m Valicano, per la condanna degli er-
rori del memoralo Anastasio divenuto
94 R O M
antipapa. Inalilo Adriano II scomunicò
per la 3/ volta l'arrogante Fozio di Co-
stantinopoli. L'85.° nell'Bys di Giovan-
ni FUI i in cui assolvette Lodovico II
dal giuramento che gli a vea. fa Ito fare A-
dalgiso duca di Benevento. L'86.° nel-
l'875 di Giovanili FUI, in cui si con-
venne l'elezione dell'imperatore Carlo il
Calvo.L'87.°neli;876diGwi;^/i/2/:/^Y//,
per citare Fprmoso vescovo di Porto a
venire innanzi a lui. L'BS." nell'Syy di
Giovanni FUI, per la conferma di Car-
lo il Calvo, L'Sg." neir878 di Giovanni
FUI, in cui scomunicò Lamberto duca
di Spoleto, pei danni recati a'romani, e
per quelli che minacciava. Il go.° nel-
r879 di Giovanni /^'7// nel i .° maggio,
per trattare dell'elezione dell'imperatore,
essendoneincapaceCarlomanno re di Ba-
viera, per malferma salute. Il gi.^nel-
r879,e il 92.° neir88 1 ,ambedue in Va-
ticano, perciò nel voi. XII, p. 246. II93.*'
»eir898 di Teodoro II, che restituì agli
ordini sagri i deposti da ó>/?//zo FU. 11
94.° neir898 di G/o«'rt«rti //V in presen-
za deirimperatoreLambertOjConferiuan-
*losi la sua elezione, ed in cui si riprovò
l'operatoda Stefano VII conlroPapaFor-
moso, si ristabilì la memoria di questo,
vennero reintegrati i deposti dal primo :
fu condannalo Sergio co' suoi aderènti
ch'erasi intruso nell'elezione di Giovanni
IX. 11 95.° nel 900 di Benccìetlq IF'm
Laterano. Il 96." nel 949 di Agapito II
in Valicano, come dissi nel voi. Xll, p.
246,conrermando il concilio d'Ingelheini,
per l'arcivescovo, di Reims. Nel 963 il
Conciliabolo Romano che adunalo dal-
rimperalore Ottone I in s. Pietro, sacri-
legamente depose Giovanni XII, per e-
leggere l'antipapa Leone FUI. In que-
sta esecrabile adunanza vi furono gli ar-
civescovi di Ravenna, Milano e Brema, 3
vescovi tedeschi e altri di diverse parti
d'Italia, i3 cardinali preti, 3 cardinali
diaconi, molti altri chierici , con alcuni
laici de' più nobili, e tulta la milizia di
Roma. Quindi l'imperatore, ad onta dei
ROM
suoi giuramenti, vieppiù abusando di sua
potenza e per assicurarla in Italia, pre-
tese di rendere las. Sededipendente dal-
la terrena e fugace autorità imperiale.
Pertanto co' vescovi italiani , lorenesi e
sassoni fece adunare un altro conciliabo-
lo nella basilica Lateranense dal pseudò
Leone Vili, il quale indegnamente ligio
all'imperatore che l'aveadi prepotenza
fatto intrudere nel pontificato , fece un
mostruoso decreto (di cui anche nel voi.
XXI, p. 20.7), pel quale tutto il clero e il
popolo romano fu costretto giurare, di ac-
cordare all'imperatore Ottone I ed a co-
loro che nel regno d'Italia lo succederan-
no, ovvero la facoltà di eleggersi un suc-
cessore pel regno d'Italia, il diritto per-
petuo di nominarje il vicario di Gesù Cri-
sto, e di conferire {'Investitura ecclesia-
stica agli arcivescovi , ai vescovi e altri
prelati; dimodoché, ne il patrizio di Pio-
ma, ne i vescovi, ne il Papa si potessero
reputare legittimi nella loro autorità, fin-
ché non avessero .ottenuto la conferma
imperiale;e tutto questo sotto commina-
toria di scomunica, di confisca,di perpetuo
esilio e di morte. Alcuni opinano, che l'o-
perato in questo conciliabolo debba ripor-
tarsi a quello del 964, di cui parlerò poi.
Siffatto decreto, siccome quello che pro-
cedeva contro le fondamentali costituzio-
ni di s. Chiesa, e proveniva da un intru-
so o per meglio dire da un antipapa, di
sua natura era nullo. Però gli uomini ven-
duti ai grandi e gli adultalori, che mai
mancano di affollarsi ove siavi speranza di
mercede, pretesero che risiedesse nel so-
vrano il diritto di deporre il sommoPon-
tefice,fra i quali Sigebertosatellite d'En-
rico IV, facendo risalire questo preleso e
sognato privilegio sino a Carlo Magno, so-
stenendo che Adriano I in un concilio di
53 vescovi glielo avesse concesso (della
falsità del decreto dell' antipapa Leone
Vili e di Adriano 1, parlai nel voi. XXF,
p. 208). Ma la storia non ci ha lasciato
il menomo vestigio di luttociò; che anzi
si leggono ne' Capitolari di Carlo Magno
R O M
queste memorabili parole : Sacroritm ca-
iiowim non ignari y assensunt ordini ec-
clesiastico praebiiinms ut scilicel episcopi
nertleclioneni clericorum etpopidi secun-
diun Statuta Canonum de propria dice-
cesij personarum eimiineruni acceptione,
ob vitae meritiim et sa pi entiae domini eli-
ganturj ut exemplo et verbo sibi subiectis
usquequaque prodesse valeant. L'insulso
decreto del falso Leone Vili fu ben tosto
una fonte inesauribile di mali per la Chie-
sa, e cagionò scandali e scismi fierissimi in •
Roma e per tutta la cristianità, quali di
sopra brevemente accennai. Enrico li, ve-
dendo i gravi disordini che n'erano natij
l'abolì nel ioi4e rese ai romani l'antica
libertà di eleggersi il successore di s. Pie-
tro, a patto però, che conforme il dispo-
sto da Eugenio 11, dovessero i commissa-
ri imperiali assistere ai comizii e alle ce-
remonie della consagrazione. Nondimeno
gl'imperatori (come toccai eziandio nel
voi. XXI, p. 208) non si vollero facilmente
spogliared'undirittocbe una volta si era-
no usurpalo.Per cuiCorrado 11 violò i tra.t*
tati di Enrico II e fece un traffico scanda-
loso della s. Sede, collocandovi nuovamen-
te , come narrai , per un ragguardevole
valsente di denaro il fanciullo Benedetto
IX; indi Enrico III, sebbene risoluto di
porre un termine a tanti scandali, fu ri-
troso a rinunciare del tutto alle sover-
chianti usurpazioni d' Ottone I e succes-
sori, tenne un contegno di supremazia ri-
suscitandone le pretese, che il suo figlio
Enrico IV volle sostenere ne'modi i più
biasimevoli, ma trovò uns. Gregorio VII
che liberò la Chiesa dalla ferrea schiavitù,
e perciò anche lui segno alle impudenti
menzogne de' sostenitori di pretensioni
prive di fondamento, di ragione e di ve-
rità, i quali poi furono ciecamente seguili
da qualche savio scrittore, perchè il ma-
lesi crede più facilmente che il bene. Ora
faccio ritorno al Papa Giovanni XII. Que-
sti iniquamente. degradalo, con deposizio-
nedi niun vigore, fi>richiamato dagli sles-
si romani che violentemente aveano do-
R O M 95
vulo giurare di non eleggere più Papa
senza l'assenso dell'impei atore,dopo aver
caccialo a'2 5 fehbraio964 l'antipapaLeo-
ne Vili. Laonde GiovanniXIInel dise-
guenlecelebròinValicano ilconciliogy.**,
in cui condannò Ottone I, l'antipapa ed
isuoi ordinatori, vietando ai laici l'iiigres-
sonel presbiterio quando si celebra la mes-
sa : per comune giudizio fu chiamata l'a-
dunanza dell'antipapa, Prostibulunifa-
vens rtc?«//erz5jdovehdosi Leone Vili di-
re adultero, come colui che avea occupa-
ta la romana chiesa sposa d'altrui. Essen-
do morto a' 1 4 maggio, a' F 9 gli successe
Benedetto V, senza l'imperiai consenso,
perchè i romani considerarono il giura-
mento contrario imposto dalla prepoten-
za. Però l'adirato Ottone I corse aRoma^
la cinse coll'esercito, la vinse colla fame,
portò seco prigione il legittimo Papa, ed
il pseudo Leone Vili rientrato in città, ai
2 3 giugno nel Conciliabolo Romano osò
deporre Benedetto V, che alcuni scritto-
ri deprimenti la dignità pontificia, dipin-
sero vile sino a gittarsi a'piedi di Leone
Vili, come tenendo d'aver peccato , ed
essere stato un usurpatore della s. Sede;
per cui fu lasciato nell'ordine de'diacoi»i,
ma mandato in esilio. Iddio per altro ben
manifestò se ^e/zecTeZ/o )^era vero Papa, e
lo dissi a tale articolo e ad y^/7iZ>Mrg^o do-
ve fu trasportato. 11 98. "concilio del967
di Giovanni XIII, in presenza d'Ottone
I, confermò il titolo di metropoli di tut-
ta la Venezia alla metropoli di Grado. Il
99.° nel declinare del 967 di Giovanni
XT//, cui intervennero Ottone I e Ottone
II. Il 100.° nel 968 di Giovanni XIII
ratificò l'erezione di Magdeburgo in ar-
civescovato, llior.^nel 969a'26 maggio
in Vaticano, di Giovanni XI II, eresse Be-
nevento in metropoli. Il 102.° 0^97 i di
Giovanni XIII coui^vmo(\i\Q\\o di Lon-
dra, e lo stabilimento de'monaci nell'ab-
bazia di Mouson, in vece de' canonici. Il
10 3.° nel 975 di Benedetto I^II in Va-
ticano, scomunicò l'antipapa Bonifacio
VII che avea usuipata la sede,e scomuni-
96 ROM
co i simoniaci: alcuni credono che ciò se-
guisse in diversi concili!. II 1 04.° nel 989
di Giovanni XVI, per richiamare s.. A-
dalberto ai vescovato di Praga, dal mona*
siero in cui erasi ritirato. II i o5.° nel 998
di Giovanni XVI in Laterano, per cele-
brare lai." solenne canonizzazione; edove
forse fu annullata la deposizione d'Arnol-
do di ReiniSy e l'ordinazione di Gerber-
to. llioG.^nel 996 di G/^gorz'o/^ in Va-
ticano, in presenza d' Ottone III, per Io
scioglimento del matrimonio di Roberto
li re di /^/Yzwr/flf con Berla: alcuniaggiun-
gono l'istituzione ùe^W EleUori deh. Ro-
mano Iniptro. Ili 07." nel 1 00 i di Silve-
stro I//ìi\ presenza d'Ottone III, con 17
vescovi d'Italia e 3 tedeschi, in cui fucon-
fermato a s. Bernardo vescovo d'Iiilde-
sheim il possesso del monastero di Gan-
desheim, dandogli il Papa l'in vestitura col
bastone pastorale. Il 108.° nel 1002 a'3
dicembre, ò'i Silvestro II, a motivo del-
l'abbate di Perugia esente, cui il vescovo
fu obbligato riconoscere. II 1 09." nel 1 007
di Giovanni XIX in Valicano per la con-
ferma del vescovato di Bamberga. Ili 10.°
uel ioi5 o 1016 di Benedetto Vili in
Laterano. Il 111.° nel 1027 di Giovan-
ni A'A', in presenza dell'imperatore Cor-
rado II, per le contestazioni fi*a'patriar-
chi di Venezia e di Grado, terminate a
fiivore del 2.° Il i 12." nel i o38, 0 conci-
lio Italico, in cui il Papa, pare Benedetto
IX, depose Eri berlo arcivescovo di Mila-
no, per avere ricusato dare soddisfazione
a Corrado II, che avea oltraggialo nella
conferenza di Salona, III i 3.° nel 1039 o
io4o di Benedetto IX j[tev\a condanna
di Bretislao I duca di Boemia a far co-
struire un monasterOjper aver saccheggia-
lo Gnesna, rapile le reliquie di s. Adal-
berto e portate a Praga. Un 4-" nelio44
di Benedetto IX,ìu cui rivocò il reccnle
decreto, col quale avea dichiarato Grada
surtraganea d'Aquileia. Ili i5.° nel 1047
in gennaio, di Clemente II, in presenza
d'Enrico IH imperatore, sulla preceden-
za degli arcivescovi di Ravenna e Milano,
ROM
e Teslirp^zione della simonia che domi-
nava tutto l'occidente. Ili 16.° nel 1049
di s.. Leone /A, dopo la domenica 'n\AÌ-
bis a'26 marzo, composto di vescovi ita-
liani e francesi, e vi fu determinato che
quelli che sarebbero stati ordinali dai si-
moniaci, potevano esercitare le funzioni
dopo 4o giorni di penitenza, secondo il
decretato di Clemente II; ma avendo ciò
prodotto grave tumulto, il Papa condan-
nò i simoniaci. Ili 17.° neh o5o in apri-
le, di s. Leone IX, in Laterano. Ili 18.**
nel io5i dopo Pasqua, di s. Leone IX,
depose Gregorio vescovo di Vercelli a-
dullero, che avendo promesso soddisfa-
zione fu reintegrato; e fece un nuovo de*
crelo sul Celibato, contro gl'incontinen-
ti, condannandosi i simoniaci. Il 1 19.° nel
io53 di s. Leone IX, in quaresima o do-
po Pasqua, in favore di Domenico patriar-
ca di Grado, la cui chiesa sarebbe metro-
poli delle provinole di Venezia e d'Istria.
II 120.° nel 1057 di Vittore // a'i8 a-
prile, da alcuni chiamato generale : vi fu
scomunicato Guifredodi Narbona per de-
litto di simonia. Il 121.° nel 1 059 di iV^/-
cólò II ÌD Laterano 3 contro i difensori
de'matrinioni degli ecclesiastici, chiama-
li Nicolaitij vedasi pure il voi. XXI, p.
209, 210 e 211 sull'elezione del Papa.
1 1 1 2 2 . ° nel 1 060 o 1 06 1 di Nicolo II, per
l'uso del pallio all' arcivescovo di York,
e pei privilegi ai re d'Inghilterra, non che
control simoniaci. Ili 23.° nelio63di A-
lessandro II in Laterano. Il 124.° nel
io65 di Alessandro II in Laterano. Il
1 25.° nel 1 070 di Alessandro II, con 72
vescovi , venne approvata la fondazione
del monastero di Vissegrado presso Pra-
ga, falla dal duca Vralislao II. Il 126.°
nel 1072 à\ Alessandro 11:, >« cui fu sco-
municato Goffredo di Castiglione simo-
niaco, per aver comprato l'arci vescova-
todi Milano. 11127.° nel 1074 di s. Gre-
gorio /^7/, nella i.^ settimana di quare-
sima, con quasi tulli i vescovi ilaliani,[>er
obbligare gli ecclesiastici a vivere secon-
do la santità del carattere, coulro la si-
ROM
monia e il concubinato, cui privò di ce-
lebrar la messa quelli che in esso vivea-
no, scomunicando pure i Nicola'uij pel
resto vedasi il vol.XXXII, p. 2 i o. 11 1 28.°
nel 1075 di s. Gregorio F II m febbraio,
coi vescovi e abbati delle più grandi na-
zioni, in cui condannò le Investiture ec-
clesiastiche , fece le più severe minacce
contro l'incontinenza d'alcuni ecclesiasti-
ci , e quanto altro dissi nel voi. XXXII,
p. 2 126 21 3. 11129." nel 1076 di s. Gre-
gorio l^//nella i.^ settimana di quare-
sima, vi scomunicò Enrico IV re di Ger-
mania, lo privò del regno e assolse i sud-
diti dal giuramento di fedeltà , il tutto
provocato dalla sua condotta ; meglio è
leggerlo nel voi. XXXII, p. 2 19 e 220,
col tenore della terribile sentenza pro-
nunziata dal Papa. Molti vescovi oltre-
montani furono sospesi o scomunicati, in-
di morirono come può vedersi a p. 222.
Il i3o.°neliÒ78 dis. Gregorio VII, nel-
la i.^ settimana di quaresima in Lutera-
no, e fu numerosissimo; vedasi anche il
Mo\. XXXII, p. 234 e 235. 11131." nel
1078 in novembre, di s. Gregorio VII^
pure di grande importanza, come raccon-
tai nel voi. XXXII, p. 236. Il 132.** nel
1079 ^' ^' ^'^^S^f^'o VII in Laterano:
meglio nel voi. XXXÌI, p. 238. Ili 33."
nel 1 08.0 di s. Gregorio FIIdo\)o il gen-
naio e la vittoria di Rodolfo su Enrico IV:
fu di nuovo proibito a'iaici di ricevere o
dare l'investiture ecclesiastiche, e si con-
fermarono le scomuniche contro gli usur-
patori della Chiesa. Ili 34-° nel 1081 di
s. Gregorio Vllm Laterano : vi scomu-
nicò di nuovo Enrico IV e tutti quelli
del suo partito, confermando la deposi-
zione fatta dai suoi legati, degli arcive-
scovi d'Arles e di Narbona. Ili 35." nel
1083 di s. Gregorio Vll'm Laterano s
il di più lo riportai nel voi. XXXII , p.
244- Si dichiararono nulle le ordinazio-
ni fatte contro i canoni, e si ordinò a've-
sco-vi di fare insegnare le lettere nelle lo-
ro chiese, e che non tollerassero l'incon-
tinenza de'chierici. Ih 36." nel 1084 di
VOL. LIX.
ROM 97
s. Gregorio FU in Laterano, ove per i-
sbaglio vi è la data i o85 : nuovamente
vi scomunicò Enrico IV e l'antipapa Cle-
mente III, come notai eziandio nel voi.
XXXII, p. 246.Ili37."nelio89di Ur-
bano II, coni i5 vescovi,in cui conferma-
tosi il trattato in tutti i precedenti con-
cilii,si rinnovò la condanna d'Enrico IV
e dell'antipapa Clemente III. Il 1 38." nel
1099 di Urbano li, nella 3.'' settiaìana
dopo Pasqua, con 1 5o vescovi compreso
s. Anselmo arcivescovo di Cantorbery. Si
fecero i o canoni nella più parte estratti da
quei di Piacenza j furono scomunicati chi
davano e chi ricevevano l'investiture ec-
clesiastiche; fu proibito tuttociò ch'era si-
monia, ed ordinato che tutt'i fedeli digiu-
nassero il venerdì pe'loro peccati. Il 139."
nel 1 1 02 di Pasquale llm marzo nel La-
terano, con tu ttii vescovi di Puglia, Cam-
pania, Sicilia e Toscana, ed i deputati di
molte chiese al di là de'monti. fi Papa a-
vendo invitato Enrico IV a recarsi al con-
cilio e contro promessa mancato, venne
poi di nuovo scomunicato con sentenza
del Papa nella basilica Lateranense nel
giovedì santo. Si anatematizzarono tutte
l'eresie, e si promise piena ubbidienza ai
Papa.lli4o."ei4i-*'neli io4e nel ioo5
ò\ Pasquale II in Laterano. Il 14^° nel
i I iodi Pasquale II di' f marzo in /^^f/errt •
«0.11 143." nel 1 1 1 1 àxPasquale Il'm La-
terano. 1 1 1 44-° nel 1 1 1 2 di Pasquale lì in
Laterano,\)QV la revoca delle concessein-
veslitureaEnricoV.il 1 45-° nel ni6di
Pasquale II m Laterano, da alcuni chia-
mato universale. Il 146." nel iii'òdÀ Ca-
listo II'ìQ Laterano e generale i ." Il 1 4? °
neh 139 d'Innocenzo II in Laterano e
generale 2." Il 148." nel 1 144 ^* Lucio
Il che vi sottomise alla chiesa di Tours
come a loro metropoli tutte le chiese di
Bretagna, tranne Dol finche la governas-
se Goffredo che resterebbe soggetto alPa-
pae conl'usodel pallio. Il i49°neh 167
o 1 1 68 di Alessandro III in Laterano.
Il 1 5o.° nel 1 179 di Alessandro III in
Laterano e generale 3." Il 1 5 £ ." nel 11 80
7
98 Pi O M
di Alessandro III in Laterano. Ili 52."
nel 1 200 à' Innocenzo III che vi canoniz-
zò s. Cunegonda impeialrìce. Il 153.° nel
1210 d* Innocenzo III 0 assemblea di
cardinali e vescovi : il Papa vi scomuni-
cò e depose l'imperatore Ottone IV, as-
solvendo i suoi sudditi dal giuramento.
11 1 54° nel 1 2 1 5 d'Innocenzo III in La-
terano e generale 4°11 i55.° nel 12 16
d'Onorio ///in Laterano. Ili 56.° nel
1227 di Gregorio IX \n novembre. Vi
replicò la scomunica fulminata 3*29 set-
tembre contro l'imperatore Federico II,
per non essere partito per la crociata di
Terra santa,comeavea promesso con giu-
ramento. Ili57.° nel 1228 verso il fine
di quaresima, di Gregorio IXy che rin-
novò le scomuniche contro Federico II,
che non facendone conto nel giugno s'im-
barcò per la spedizione come crociato,
malgrado la proibizione fattagli dal Pa-
pa d'assumere tale qualifica, prima d'es-
sere assolto dalle censure lanciate contro
di lui. Ili 58.° nel 1234 di Gregorio IX
coi patriarchi di Costantinopoli, Antio-
chia e Gerusalemme, affine di mandare
una nuova flotta in Palestina, per la li-
berazione de' luoghi santi. Il 159.° nel
i3g2 di Bonifacio FUI, contro Filip-
po IV re di Francia, in cui pubblicò la
celebie bolla Unanisanclani. In essa di-
ce:»' Noi approviamo in questa bolla, che
nella Chiesa e sotto la sua podestà vi so-
no due spade, la spirituale e la temporale,
ma una dev'essere impiegata per la Chie-
sa e maneggiata dal Papa; l'altra per la
Chiesa e dalla mano de're, secondol'or-
dine e la permissione del Papa. Ora è
necessario che una spada sia soggetta al-
l'altra, cioè la podestà temporale alla spi-
rituale, altrimenti non sarebbero ordina-
le, e secondo l'Apostolo debbono esserlo".
11 160.° nel i4i2 o i4i 3 convocalo da
Alessandro V e celebrato da Giovanni
XXIII, ma poco numeroso. I deputati
della università di Parigi, eh' erano ve-
nuti per fargli istanza che la chiesa Gal-
licana fosse sollevata dalle decime, dai
il O INI
servigi e dagli altri soccorsi ch'esigeva la
corte romana, non furono ascoltati ad on-
ta delle loro sollecitazioni. Altro atto non
si fece che la condanna delle opere di W^i-
cleffo, piene di errori ereticali. Il i6i.°
nel 1 443 tli Eugenio libiti Laterano , per
compiere il concilio generale incomincia-
to in Ferrara, e proseguito in Firenze :
delie sessioni tenute in Roma feci paro-
la nel voi. XXV, p. 68. Il 162.° neh 444
di Eugenio /Fin Laterano. Ili 63.° nel
1 5 1 2, incominciato da Giulio II, prose-
guito e compito da Leone X , in Late-
rano e generale 5.° Ili 64." e ultimo nel
1 725 di Benedetto XIII in Laterano. Ne
trattai ancora ne' luoghi relativi. Vi fu
stabilita come regola di fede la bolla U-
nigenilus d'\ Clemente XI, contro i Gian*
senisti.
PtOMAGNA. Legazione apostolica del
dominio della s. Sede, la quale secondo
la disposizionedel regnante sovrano Pon-
tefice Pio IX , de' 22 novembre i85o,
comprende le illustri provincie pontificie
di Bologna^ Ferrara, Forlì, Ravenna, nel
modo che dichiarai nel voi. LUI, p. 229.
Però la celebre e nobilissima Romagna,
propriamentedetta, si compone delle Pro-
vincie di Ravenna e di Forlì, delle qua-
li con dilfusione trattai a quegli articoli,
come di loro posizione geografica e civi-
le, loro produzioni , e tutto altro che le
riguarda, uomini illustri che sempre vi
fiorirono, numerodiegli abitanti, così del-
la storia sino a'nostri giorni. Altre egua-
li e iinpovtanti notizie si possono legge-
re negli articoli Rimini , Imola, Faenza,
Cesena, Forlimpopoli , Cervia e Sabsi-
KA, tutte ragguardevoli e primarie città
exiandio vescovili di Romagna. A Raven-
na riportai la serie de' conti e rettori di
Romagna colle loro notizie, dal 1248 al
i3i8 j cioè dal ricupero che fece Inno-
cenzo ÌV di Ravenna, all'usurpazione di
essa operata dai Polentani. Indi de'lega-
ti apostolici, ed altri presidi che con va-
rie denominazioni governarono la Roma-
gna, di che anco a Forlì e altre città.
U O M
Anlicnincnle gran parie di Bomagna si
rliiamò GalLia (^.) Cisalpina^ divisa in
Tra spadana e Cispadana o Gallia To'
gafaj d'i che parlai altresì negli articoli
delle citale città, massime a Rimini sui
dominio che vi esercitarono i galli. Di-
poi sotto i romani la Romagna fece par-
ie delle contrade Emilia e Flaminia, per
cui Morcellì chiamò la Romagna, ^enti-
Uà provincia. Dipoi in gran parte la Ro-
magna fu compresa neW Esarcato (/^.)
di Ravenna (/^.). Protetta dall'amorevo-
le e paterna sollecitudine de'Papi, dalle
stragi de'gotì e de'Iongobardi, e dalla pre-
potenza de'grecì,per volontaria dedizio-
ne si sottopose al loro principato , am-
pliato da Pipino e Carlo Magno dopo i
loro trionfi; laonde sotto l'ombra pacifi-
ca e benefica della romana chiesa, secon-
do alcuni, prese il bel nome di Romagna
che porta, e gli abitanti romagnoli, ed un
tempo romagnesi, nel modo che dissi nei
voi. XXV, p.193, 2i3, Lll,p. [92, LVr,
p. 216; quasi- Roma magna o provincia
R.omana,ripugnandoTonduzzi alla deno-
minazione di Roma ndìola; riè pare adat-
to che si dicesse Romania, come alcuni
la chiamarono, essendo questo nome un
tempo proprio di un distretto del duca-
to Romano nelle vicinanze di Roma[V.).
Su queste denominazioni si può vedere
il rimineseGarampi, v\é\e Memorie del-
ti b. Chiara; ed il can.° Strocchi, 7/7/ i-
inordii della chiesa Faentina, il quale
osserva che i ravennati militari che in
Roma abitavano il rione di Trastevere,
come notai nel vol.-LVI, p. 1 82, e perciò
si appellavano romanenses o romanien-
seSj delti poi in italiano rom^rgne^/ oro -
viagnuoli, ritornati alla rispettiva patria
diedero all' intera provincia il nome di
Romagnese o di Romagna, onde roma-
gnese si chiamò il Sale di Cervia, salis
romaniensis, e voma^aesì le medaglie an-
tiche della provincia di Ravenna, per cui
chiama erronea l'opinione degli scrittori
che ritennero che il nome di Romagna sia
derivato alla provincia dall* imperatore
R O M 99
Carlo Magno. Inoltre Garampi riferisce,
che il cardinal Anglico Grimoardi lega-
lo apostolico nelle terre della Chiesa e
fratello di Urbano V, fece un'esattissima
descrizione della Romagna, che origina-
le conservasi nell'archivio segreto Vati-
cano. Anticamente la Romagna fu distia-
ta in marittima, e terrestre o montana, co-
me si fece delle due Penlapoli. Degli scrit-
tori e storici della bellissima e fertilissi-
ma regione, trattai negli articoli ricor-
dati. Aggiungerò, Pompeo Aldrovandi,
Visita generale e distìnta dello stato in
cui presentemente si trovano tutte le co-
munità soggette alla Legazione di Roma-
gna ed Esarcato di Ravenna,fatta Van-
no ij ^5. G\meppeGavaffìMa\iìle^la, Lu-
cerna lapidaria, quae tìlulos, monimen -
la, epilaphia, inscriptione^, ac sepulchra
tum gentilium , tuni christianoruni via
Flaminia, et Ariminiscrutatur. Fu stam-
pala l'operaio Rimini nel 1692, e poi in-
serita dal Grevio nel Thes. ani. et hist.
It. t. y.Gbrgio Viviano Marchési, Mg-
nnmenta virorum illustrium Galliae To-
gatae, Forolivii 1727. Francesco Pera^
Ristretto dtlla provincia di Romagna,
Faenza 16 16. Michele Savonarola, De
halneis Romandiolae. Exsl. in op. De
balneis. Sta toan ti co e m 0 derno delle vai ■
li superiori ed inferiori del Bolognese e
della Romagna, Roma i yGS.Gio. Battista
Morgagni, Epistolae Aeniilianae. XIV.
Exst. in opus mis. par. 3.', Venetiis 1763.
ROMANI. -T^. Roma.
ROMANIS (de)Nicolò, Cardinale.lio-
mano che illustrò la patria con l* eccel-
lenza d' una straordinaria erudizione, e
con l'integrità d'un illibato costume. In-
nocenzo Ili lo fece cappellano domestico
e segretario , poi nel marzo o dicembre
i2o5 lo creò cardinale vescovo di Fra-
scati. Indi si acquistò incomparabile glo-
ria nella legazione d'Inghilterra, ove o-
però cose grandi in vantaggio di quelle
chiese e della s. Sede, per cui Onorio III,
alla cui elezione fu presente, lo chiamò
Angelo di pace e di salute. Alla sua pre-
1 00 ROM
senza re Giovanni, come del clero e del
popolo, fece sull'allaresolenne oblazione
del reale diadema, e de'regni d'Inghilter-
ra e Irlanda alla romana chiesa in tem-
po ó' Innocenzo III(F.)y rinnovando la
promessa del tributo solilo pagarsi alla
medesima pe'due reami. Il cardinale, co-
me legato , promosse alle cattedrali va-
canti soggetti idonei, ad onta delle pro-
teste dell'arcivescovo di Cantorbery car-
dinal Langton, che a tal effetto adunò un
sinodo de'vescovi suffraganei e si appel-
lò alla s. Sede; ma questa dichiaratasi a
favore del legato, confermò quanto avea
stabilito. Inoltre il cardinale nel concilio
celebrato nel 1 2 1 4 in s. Paolo di Londra ,
con tutti i vescovi , abbati e grandi del
regno, consolò l'Inghilterra, col proscio-
glierla dall'interdetto che l'allacciava da
6 anni. Onorio 111 gli conferì la stessa
legazione, per proni uovei'e la sagra guer-
ra pel conquisto di Terra santa. Col me-
desimo carattere fu deputato in Prussia,
e nell'impero, in cui fedelmente compì le
commissioni che gli erano state affidate,
avendo sollecitato Federico II a partire,
per la detta crociata, previa minaccia del-
le più terribili censure. In nome del Pa-
pa avvrsòtaleimperalore,che prima d'in-
traprendere il viaggio di Roma per rice-
vervi la corona imperiale, facesse prote-
sta e dichiarazione, che il regno di Sici-
lia, di cui era investito dalla Chiesa, non
era affatto annesso all'impero, e che rin-
novasse co'principi dell' impero il giura-
mento di fedeltà al Papa. Nel voi. LVJ,
p. 87 eio3 parlai, come il cardinale con
s. Domenico, di cui fu amicissimo, con-
tribuì alla riforma de'monastéri delle mo-
nache in Roma , riunendole in clausura
in quello di s. Sisto, con 44 religiose di
s. Maria della Torre, e con altre 2 1 dei
monasteri di s. Balbina o Bibianae altri,
delle quali il santo fece priora Bianca.
Pieno di gloria morì nel 1 2 1 9, avendo er-
rato Ciacconio in confonderlo con altri.
ROMANO (s.), martire. Era soldato
a Roma al tempo di s. Lorenzo, e tocco
ROM
dalla costanza di esso nel soffrirete tor-
ture inventate dal furore de'carnefici, lo
pregò d'istruirlo nella religione cristia-
na, e ricevette il battesimo dalle di lui
mani, nella sua stessa prigione. Avendo
dichiarato il suo cangiamento, fu preso e
decapitato la vigilia del martirio di s. Lo-
renzo, cioè il 9 agosto del 258. Fu sep-
pellito sulla via di Tivoli, ma le sue reli-
quie furono poscia trasferite a Lucca, do-
ve sono custodite sotto l'altare maggiore
della chiesa intitolata del suo nome. S.
Romano è nominato sotto il 9 agosto nel-
r Antifonario di s. Gregorio e negli an-
tichi martirologi.
ROMANO (s.), martire. Esercitava le
funzioni di esorcista in Cesarea di Pale-
stina. Allora quando ebbe principio la
persecuzione generale di D iocleziano, egli
abbandonò il luogo di sua di mora, per re-
carsi ad esortarci cristiani a sostenere co-
raggiosamente le dure prove alle quali e-
rano sottoposti. A tale oggetto trovando-
si in Antiochia, ed avvedendosi che alcuni
cristiani prigionieri mostravano di vacil-
lare,si miseadesorlarli in presenza del giu-
dice a perseverare nella loro fede. 11 giudi-
ce, sdegnato di ciò, lo fece prendere,e dopo
aver comandato che gli si stracciasse il
corpo con staffili e con uncini di ferro, lo
condannò ad essere bruciato vivo. Giun-
to allora in Antiochia l'imperatore Dio-
cleziano, gli parve quel supplizio non ab-
bastanza severo, e ne sospese l'esecuzio-
ne, facendo tagliare a Romano la lingua
fino alle radici; poi lo rimandò in pri-
gione, ove gli furono posti i piedi nella
pastoia fino al quinto foramele dopo a-
ver sofferto per molto tempo questa tor-
tura, fu strozzato nella stessa prigione, ai
17 novembre del 3o3. S. Romano è in-
serito nel martirologio romano ai 18 del-
lo stesso mese.
ROMANO (s.), martire in Samosata.
V. Ipparco (s.).
ROMANO (s.), vescovo di Rouen.Nac-
que da virtuosi ed illustri genitori, i qua-
li si pigliarono una cura speciale della sua
ROM
e(liicazione e lo allevarono nella pietà.
Mandato alla corte di Clolario II, si me-
ritò la stima e la confidenza di questore,
che lo innalzò poscia alla dignità di re*
ferendaiio e di cancelliere. Dopo la mor-
te d' Idolfo vescovo di Rouen, avvenuta
nel 626, fu eletto Romano utiani memen-
le ad occupare quella sede, in onta della
sua ripugnanza. Egli impiegò lutti i mez-
zi atti a distruggere gii avanzi dell'ido-
latria, e fece abbattere i templi dedicati
a Venere, a Mercurio, a Giove, ad Apol-
lo. Tra i miracoli che tanto avvaloraro-
no le sue prediche, annoverasi quello di
aver fatto rientrare nel suo letto la Sen-
na , che già aveva inondala la citlà. Il
santo vescovo macerava il suo corpo con
austerità continue, e dopo aver consacra-
to i giorni alle funzioni del ministero ,
passava le notti nell'orazione. Col suo ze-
lo bandì il vizio e la superstizione, e ve-
gliò assiduamente alla santificazione del
suo gregge; Dopo aver governatoi 3 an-
ni la sua diocesi, morì il 23 ottobre del
639. Fu seppellito nella chiesa di s. Co-
dardo; ma neirXI secolo il suo corpo fu
portato nella cattedrale, ove riposa in una
ricca arca, che si conosce sotto il nome
di Urna di *./?owy7«o. Quest'urna è ce-
lebre in Francia, a cagione del privilegio
che possedeva il capitolo della cattedra-
le di Rouen di liberare ogni anno un reo
dalla prigione e dalla morte, il giorno del-
l'Ascensione, in cui si porta in processio-
ne la suddetta urna, in commemorazio-
ne dell'aver s. Romano (secondo la tra-
dizione popolare) ucciso un orribile ser-
pente, coll'aiutodi un omicida ch'egli a-
veva mandato a cercare in prigione.
ROMANO (s,), abbate. In età dì 35
anni lasciò il secolo per vivere nel mona-
stero d' Ainai, posto al confluente della
Saona e del Rodano, luogo assai celebre
per una chiesa edificata sopra le ceneri
dei santi 'martiri di Lione. Poich' ebbe
passato quivi alcun tempo, si ritirò sul
monte Jura, che divide la Svizzera dalla
Franca Contea, fermandosi in una valle
ROM lor
chiamata Condat, ove trovò un piccolo
terreno da potersi coltivare, con una sor-
gente e degli alberi che fornir lo poteva-
no di selvatiche fruita. Lupicino suo fra-
tello non istette molto ad unirsi a lui in
questa solitudine. La riputazione delle
loro virili trasse ad essi bentosto molti di-
scepoli, per cui edificarono un monaste-
ro. Aumentandosi poi sempre più il nu-
mero di coloro che colà recavansi per met-
tersi sotto la loro disciplina, fabbncaro-
no quello diLeuconne, una lega distante.
rVe fondarono eziandio un terzo per le
femmine che volessero consagrarsi a Dio,
in una valle nomata Beaume,ed oggidì s.
Romano della Rupe. I due santi fi-atelli
governarono insieme i loro monasteri. Lu-
picino dimorava d'ordinario a Leucon-
ne, ove avea sotto la sua condotta 1 5o re-
ligiosi. S. Romano morì santamente ver-
so l'anno 460, chiaro per virtù e miraco-
li, ed è nominato nel martirologio roma-
no il dì 28 febbraio. S. Lupicino gli so-
pravvisse forse 20 anni, edè onoralo dal-
la Chiesa il dì 21 marzo.
ROMANO (s.), patrono di Moscovia
e martire. La prima gran principessa ad
abbracciare la fede cristiana in Russia fu
Olga, che prese il nome di Elena , ed è
onorata col titolo di santa agli r i luglio,
per quanto si riporta a Russia. Si adoperò
con gran zelo per propagare il lume dei
vangelo ne'suoi slati, ma non gli riuscì
di convertire il figlio SvialQslaf I o Swa-
toslao, come lo chiama Butler, il quale
denomina s. Uladimirq il figlio e succes-
sore nel 980 di quel granduca sul trono
russo, comunemente conosciuto sotto il
nome di s. Vladimiro o Wladimiro I il
Grande^ per essersi convertilo al cristia-
nesimo e fatto in esso battezzare i suoi
sudditi, e per quelle magnanime azioni
descritte al citato articolo : egli morì nel
ioi5, fu sepolto in Kiovia nella chiesa
della B. Vergine ed è onorato a' 1 5 luglio
per santo.Questo gran principe lasciò di-
versi figli, fra'quali Boris, Hilba o Clilpa,
Jaroslaw I, e Anna sposala ad Enrico I
I02 ROM
re di Francia , ove fondò la chiesa di s.
Vincenzo di Seulis. Siccome s. Vladimiro
1 divise i suoi stati a' detti 3 figli, ilni-
pota Svialopolkl ne usurpò il potere nel
IO! 5, e subito fece trucidare Boris e Hil-
ba, anche pel zelo che mostrarono per la
fede di Gesù Cristo, per cui meritarono
che sotto i nomi di s. Romano e di s. Da-
vide martiri e patroni di Moscovia fos-
sero venerati io quella regione a'24 lu-
glio. Neil 072 le loro reliquie furono Ira-
sportate nella chiesa fabbricata in loro o-
noreaVislegorodje la ceremonia di que-
sta traslazione fu fatta da Giorgio 6.°
metropolita diRiovia, accompagnato da
altri prelati, alla presenza di hìaslaf I
gran principe di Russia, non che di Svia-
toslafe Vsevolodsuoi fratelli che poi re-
gnarono sul medesimo trono, oltre ad un
gran numero di signori del paese. 11 si-
nodo di Zamoski del 1720, approvato
dalla congregazione di propaganday?r/e
e confermato da Benedetto XI 1 1 , pone fra
le feste solennizzale da' russi cattolici di
Lituania e di parecchie altre provincie
quella de'ss. martiri Romano e Davide,
la quale si celebra a'24 '"S''^' ® quella
della traslazione di loro reliquie a'2 mag-
gio. I russi cattolici di Lituania e di Po-
lonia non fanno la festa di alcun altro
santo moscovita fuori de'ss. Romano e
Davide martiri; ma i moscoviti ed i russi
oltre questi eziandio onorano diversi al-
tri santi nazionali, che fiorirono e furono
posti nel calendario prima che la Russia
abbracciasse lo scisma : con Butler ne
rammentai i principali a Mosca.
ROMANO, Papa CXVII. Da Monle
Fiascone(F.), 0 piuttosto da Galles f( F.),
come vuol provare il p. Nardi nella sua
vita, inserita nella Storia de Pontefici, e
comesi legge nella Cronaca di Ravenna,
presso Muratori, Script, rer. Italie, t. i,
par. r, p. 578. Cardella nelle Meni. stor.
de' cardinali, lo dice di patria romano,
col Platina, e cardinale prete nel ponli-
ficatodi Stefano VI. Fu figliodi Costan-
tino, fratello di Papa Marino I o Mar-
RO M
tino IT{F.), e perciò nipote di questi, ed
il Sigonio ancora lo dice nipote del me-
desimo per fratello. Venne eletto Papa
a' 17 settembre deir897. Dicono alcuni,
come Platina, Panvinio, Ciacconio, Sigo-
nio e altri , che abrogò le cose fatte da
Stefano VII s\io immediato predecesso-
re, contro l'ottimo Papa Formolo, di cui
era stato amicissimo; magli scrittori con-
temporanei di ciò non parlano. Governò
4 mesi e iZ giorni : però Sandini, Vilae
Pont., dice 22 giorni, seguendo Flodoar-
do, De Ronianis Pontìficihus. Morì figli
8 febbraio dell'SgS, e fu sepolto in Va-
ticano. Vacò la s. Sede 3 giorni. Alcuni
erroneamente crederono Formoso e Ro-
mano antipapi, come li chiama Donali,
ne Dìttici p. I I, parlando delle loro bol-
le riposte nell'archivio della chiesa diGi-
ronne, essendo formala lacarta in cui fu-
rono scritte di foglia d'alga marina, odel
giunco boga che si produce nelle paludi
di Roussillon; altri pretendono che sieno
di papiro, o bombace, o scorza d'alberi.
ROMANO, Cardinale. Prete del tito-
lo di Tigrideo di s. Sisto, che altri chia-
mano Romolo, fiorì sotto s. Gelasio l del
492, e fu spedito legato della s. Sede ai
vescovi della Marca , per estinguere gli
errori che nel Piceno spargevano i pe la-
giani, intorno alla divina grazia.
ROMANO, Cardinale. Arciprete del
titolo di s. Pudenziana, cheinlervenneal
concilio neir 853 tenuto in Roma da s.
Leone IV.
ROMANO, Cardinale. Prete del tito-
lo de'ss. Gio. e F*aolo, che trovasi sotto-
scritto al concilio suddetto.
ROMANO, Cardinale. V. Romano
Papa.
ROMANO, Cardinale. Diacono che
sottoscrisse un privilegio da Benedetto IX
concesso al capitolo di Firenze.
ROMANO, C^nZ/rt^/e.Deirordinedei
preti e del titolo di s. Clemente, fiorito
sotto Alessandro li deli 061.
ROMANO, Cardinale. Diacono di s.
Maria in Portico, creato da Pasquale II
R O H
(lei 1099, che poi seguì le parli d'Inno-
cenzo li contro l'antipapa Anacleto II, e
con lui passò in Siena e poi in Pisa. Fu
arcidiacono di s. Chiesa, intervenne alle
(lezioni di Calisto II, Onorio Ile Inno-
cenzo II, e ne sottoscrisse le bolle. Dopo
35 anni di glorioso cardinalato, morì do-
po il 1 134-
ROMANO. Cardinale. Preledel lito-
Io di s. Prisca, fiorì sotto Pasquale II del
1 099, fu al concilio di Lateranonel i i i 2
contro le investiture ecclesiastiche, e sot-
toscrisse pure la bolla di dello Papa pel
vescovo dì Marsi, a'iS febbraio 1 i i 5.
RO MANO, Cardili ^r /e. S u ckl i a co n o d i
s. romana chiesa, che nel i 1 23 sottoscris-
se la bolla di Calisto lì, in favore del mo-
nastero di s. Remigio di Provenza.
ROMANO, Cardinale. Diacono di s.
Lucia in Septisolioo Selci, nel marzo 1 15^
Adriano IV lo annoverò al s. collegio ,
indi fu impegnatissimo sostenitore del
successore Alessandro III, la cui elezio-
ne coi colleghi partecipò all'imperatore
Federico I.
ROMANO, Cardinale. Forse anche
chiamato Roberto, Clemente III nel set-
tembre i 190 lo creò cardinale diacono di
s. Teodoro, e poi avanzò nell'ordine dei
preti col titolo dis. Anastasia. Dopo aver
segnale molle bolle di tal Papa e di Ce-
lestino III, alla cui elezione ebbe parte,
morì dopo il 1 193.
ROMANO, Cardinale. V. Bonaven-
tura Romano.
ROMARICO (s.), abbate di Remire-
mont. Principe del sangue reale, fu alle-
vato alla corte di Teodeberto re d'Au-
strasia, ove coprì ragguardevoli cariche,
e seppe praticare le virtù cristiane in
mezzo alle grandezze. Ebbe a soffrire del-
le persecuzioni, e fu esilialo. Venne poi
richiamato, e gli furono resi i suoi beni,
di cui era stato spogliato. Essendosi poi
deciso di segregarsi dal mondo, distribuì
una parte di sue sostanze ai poveri, ed
impiegò ilrimauentenel fondare un dop-
pio monastero per uomini e per donne,
ROM io3
nel suo castello di Abend,poslo sul mon-
te dei voghesi in Lorena. Questo mona-
stero, conosciuto sotto il nome di Remi-
remont, si sottopose alla regola di s. Co-
lombano, e ne fu i." abbate s. Amalo mo-
naco di Luxeul. II santo fondatore volle
vivervi da semplice religioso; ma dopo
la morte dis. Amalo, fu costretto a pren-
derne la condotta, circa il 627. Governò
per lo spazio di 26 anni i due monaste-
ri, con dolcezza e carità mirabili, facen-
dosi esempio ai suoi religiosi nell'osser-
vanza della regola, e nelle austerità della
penitenza. Si colloca la beata sua morte
nel 653, ed è nominato nel martirologio
gallicano e nel romano il dì 8 dicembre.
ROMOLDO (s.), vescovo e martire.
Anglo-sassone di nascita, non del sangue
reale di Scozia, come hanno detto alcuni
martirologisti di Fiandra. Rinunziò fino
dai suoi piùverd'annialle vanità del mon-
do, per abbracciare la poveità volonta-
ria, e santificando i suoi sludi colla pre-
ghiera e colla meditazione, si avanzò sem-
pre piti nelle vie della perfezione. Acceso
di zelo per la salute delle anime, si risolse
di passare nella bassa Alemagna, per pre-
dicarvi la fede agl'idolatri. Si recò prima
a R.oma, onde ricevere la sua missione dal
sommo Pontefice, ed avutane la benedi-
zione, andò nel Brabanle, ove convertì
un gran numero d'infedeli nei contorni
di Malines, di Lire e d'Anversa. Egli as-
sociossi alle fatiche apostoliche di s. Vii-
librordo, e fu consagrato vescovo regio-
nario, cioè senza nessuna sede stabile; non
essendo provalo ch'egli sia stalo vescovo
di Malines,come alcuni prelesero. Soven-
te interrompeva le funzioni del suo mi-
nistero per ritirarsi nella solitudine, ove
fu assassinalo ai 24 di giugno 775 da due
scellerati. II suo corpo fu gettalo in un
fiume, ma venne miracolosamente sco-
perto; ed in appresso le sue reliquie fu-
rono deposte in una chiesa del suo nome
a Malines, che lo onora come suo patro-
no ed apostolo. Trovasi ne'Bollandisti u-
na. lunga serie dei miracoli di s. Romol-
io4 ROM
do, e la sua festa è segnala il i.^'di lu-
glio.
ROMUALDO (s.), inslitutore de' Ca-
maldolesi. /'''.Camaldolesi congregazione
monastica, Camaldolesi eremiti di Tosca-
na, Camaldolesi eremiti di Monte Co-
rona, Fabriano, Jesi, Ravenna.
RONCAGLIA. Vedi ìtoI. LII,p.253,
LVII, p. 19, non che Placito e Impera-
tore.
RONCIGLIONE, Roncilio. Citta del
distretto e delegazione apostolica di f^i-
terbOj nella diocesi di Sutri e Nepi, dello
stato pontificio, situata in colle con bor-
ghi, in piacevole situazione, donde si go-
dono pittoresche vedute, anche della pro-
fonda sottoposta valle, essendovi ne'din-
torni tetre caverne scavate nel masso tu-
faceo. La città viene divisa in Ronciglio-
ne vecchio e in Ronciglione nuovo, con
residenza del governatore. Fu già capi-
tale della contea e piccolo stalo del suo
nome nella provincia del Patrimonio, e
compresa ne'dominii òtFarnesi\co\ du-
cato di Castro, per cui si chiamava lo
slato di Caslro e Ronciglione. Nel seco-
lo passato la 4-' provincia dello stato ec-
clesiastico si componeva del ducato di
Castro, della contea di Ronciglione, e del
castello di Caprarola (F.). E distante
da Roma miglia 34, ed è la i." città che
dalla Porta Flaminia s'incontra per an-
dare a Firenze, laonde per la vicinanza
le furono pressoché comuni i destini e
le i7icende di Roma, come di Castro. E"
bagnata al nord per est dal Ricano in-
fluente del Treia, ed in poca distanza al-
l'ovest ha il pescoso lago Cimino o di Vi-
co. La strada corriera chela traversa go-
de ivi l'aspetto giocondo de' circostanti
fruttiferi colli, mentre alquanto piiilun-
gi in guisa imponente s'innalza la mae-
stosa montagna di Viterbo. Gode puro
clima, e l'abbondanza delle acque le por-
ge mezzo di accrescere colle praterie ar-
tificiali r ubertà del territorio. Ampie e
ben lastricate sono le vie, belle piazze,
priucipalmenle la supcriore decorala nel
RON
mezzo da vaga fontana del celebre Vi-
gnola, la quale manda copiosi spruzzi di
acqua da'di versi emblematici gigli farne-
siani. Ivi è la principale chiesa collegiata
insigne chiamata il duomo (e da alcuni
scrittori viene delta concaltedrale del ve-
scovodi Sutrìj il quale di frequente lun-
gamente vi dimora), sotto r invocazione
del principe degli apostoli s. Pietro, e di
s. Caterina verginee martire d'Alessan-
dria. Il capitolo si compone della dignità
dell'arciprete, di 20canonici e di altri ec-
clesiastici. Pio VII col breve Quanliim
splendorisj'óe'j agosto ìHo^, Bull, con-
tinnalio t. 12, p. ig5, concesse all'arci-
prete ed ai canonici , ut loco mozzettae
coltam supra rocchetum in perpetuum.
Vi sono altre chiese, oratorii e sodalizi,
come le chiese di s. Maria ^lla Pace,di
s. Sebastiano, di s. Costanzo col corpo di
questo martire,di s. Andrea in Ronciglio-
ne vecchio, di s. Maria del Carmine delle
monache carmelitane scalze, con bel mo-
nastero. Prima vi era il monastero di s.
Anna delle francescane del 3.° ordine, di
cui feci parola nel voi. XXVI, p. 192,0
del quale tratta il p. Casimiro da Roma,
Memorie delle chiese e conventidella pro-
vincia romana p. 69, eretto per opera di
d. Ostilio Ricciolti vicario generale del
vescovo; le monache \i entrarono nel
1 727, e ne uscirono dopo la 2.^ invasio-
ne francese ne'primi anni del corrente se-
colo. Al grazioso convento de'cappuccini
conduce un ameno passeggio; nella loro
chiesa si ammira il quadro dell'Assunta,
dipinta da Scipione Gaetano nel i58i.
Circa un miglio e mezzo dalla città è l'an-
tica chiesa di s.Eusebio,anlicamenle spet-
tante al capitolo di Sutri, indi alla fami-
glia Bramini, ove sono antiche lapidi, ed
èin importante posizione. Gli studi vi fio-
riscono nel seminario diocesano in repu-
tazione, con sua chiesa, sotto la discipli-
na del vescovo. Sono benemeriti della
pubblica istruzione i sacerdoti della con-
gregazione de'dottrinari, che hanno col-
legio e convitto, con numerosi allievi. In
RON
esso vi è una colonia Arcadica, Cismina*
Erculea, con accademici che celebrano
pubbliche adunanzee Irallenitnenli acca-
demici, con dissertazioni e poetici corapo*
nimenli. Le maestre pie curano l'istruzio-
ne ed educazione delie fanciulle. In Rouci-
glione fiorirono parecchi uomini illustri.
Ronciglione, oltre il palazzo municipale,
possiede buoni fabbricali, alcuni di lufu e
solidi: il castello diroccalo presentaavanzi
imponenti. Gli abitanti sono operosamen-
te industriosi, essendo rinomate le sue
fabbriche e opificii di ferro, di ottone, di
rame,che producono lucrosa esportazio-
ne. Inoltre sonovi utili cartiere, gualchie-
re, molini; fabbriche di panni, di tessuti
di cotone, di cappelli, di polveri sulfuree,
ed altre. Notai nel voi. XLVI,p. 120, che
nel declinar del secolo passalo vi fu bat-
tuta moneta. Sotto i Farnesi in Castro
vi fu la zecca, e si coniarono monete d'ar-
gento, di mistura e di rame, colla figura
di s. Savino vescovo prolettore di Castro:
ne tratta Bellini, nelle Z^/^^ertózzo/z/. Cre-
de Brocchi che una porzione di massi di
lava, che compongono l'arco d'Alboino
in Pavia, siano da qui slati trasportati
per quella fabbrica. K capoluogo di go-
verno, e racchiude le comuni di Capra-
rola, Carbognano e Fabbrica.
E senza meno aulica l'origine diRoa-
oiglione, poiché Cluverio ritiene che sia
succeduta alla città di Statonia. Ma il p,
Annibaldi da Latera, Notizie sloriche di
Castro e suo ducalo , riferisce a p. 1 1 3
che i più vogliono che Statonia fosse do-
ve poi fu edificato Castro ; altri però la
dissero due miglia lontana a tramontana:
era capo della provincia Statoniese, mu-
nicipio o prefettura come capo di altri
paesi, onde da Plinio sono detti t^tó/o/z/e/z-
ses populi. Quanto a Castro, dice Borgia
nelle Memorie p. 147, che da Carlo Ma-
gno fu donato alla chiesa romana, come
già membro dell'antica Toscana de'lou-
gobardi. Leggo in Bussi, Istoria di Vi^
levho p. i3i,che avendo Federico II in-
vaso diversi luoghi della s. Sede, ad i243
RON io5
i romani con isquadre di armati si por-
tarono nella provincia del Patrimonio,
disfecero Ronciglione, tolsero violente-
mente agl'imperatori Capranìca e Vico,
e fatto prigioniero di guerra il conte Pan-
dolfodiFasanella lo condussero a Pioma.
Nel pontificato di Urbano V e nel i 369
il senatore di Roma Gentile Varano ri-
dusse all'ubbidienza il duca di Ronciglio-
ne. A p. 2i3 narra Bussi, che nel 1379
avendo Urbano VI spedito l'esercito pon-
tificio nella provincia del Patrimonio,
contro il prefetto Francesco de Vico u-
surpatore delle terre della romana chie-
sa, dopo che le truppe si rilirarono, il ti-
ranno si scagliò sopra i luoghi fedeli al
Papa, ed a' I o settembre si portò a deva-
stare il territorio di Ronciglione, donde
ne recò a Viterbo moltissime robe. Nel
secolo XV Everso conte d'Anguillara oc-
cupò diversi dominii dello slato ecclesia-
stico, ed il suo figlio Diofebo prese Ron-
ciglione e Giove. Però Paolo II verso il
1469 ne raffrenò l'ardire, ricuperò Ca-
pranica, Ronciglione^ Caprarola ed altre
terre; fece prendere Diofebo e porre in
Castel s. Angelo ove miseramente morì ,
come riporta Cohellio, Notitiap. i^5. Dì
questo Papa fu celebre archiatro Loren-
zodi Ronciglione. Clemente VII per20oo
ducati d'oro concesse al cardinal Alessan-
dro Farnese R.onciglione in vicariato a
vita sua con pacto redimendi. Divenuto
il cardinale successore col nome di Paolo
III (f^.), nel 1537 eresse Castro in du-
cato con parecchi altri luoghi vicini pos-
seduti dai Farnesi, per concessioni de'Pa-
pi e per recenti investiture da lui otte-
nute, quindi unì anche Ronciglione, Ne-
pi, ed altre contigue terre godute simil-
mente in feudo dai Farnesi, al nuova-
mente eretioducato,quanlunque non lut-
ti i luoghi con esso confinassero. Nel voi.
XV, p. 72 narrai i luoghi perciò da Paolo
III tolti dall'ospedale di s. Spirito, e riu-
niti allo stalo e contea di Ronciglione, co-
me pur dissi all'articolo Castro, ove ri-
portai tutta la storia di quanto vado ad
io6 RON
accennare. Di lutto Paolo III ne investì
il figlio Pier Luigi Farnese e suoi discen-
denli iflaschi, ed in mancanza di questi
anche le femmine, con riconoscere per si-
gnora suprema la s. Sede, I Papi ed altri
sovrani di frequente passarono per Ron-
ciglione, vi si fermarono e pernottarono:
tonto fece Paolo III domenica 24 ^narzo
i538, preceduto dalla ss. Eucaristia, co-
me leggo ìnGall'icOfÀclacaeremonialìaf
p. 1 80. Dipoi Paolo III investi Pier Lui-
gi e discendenti anche del ducato di Par-
ma e Piacenza (/^.)j altri dominii della
s. Sede. In processo di tempo i duchi Far-
nesi per le loro splendidezze molto s' in-
debitarono, formando sul ducato de'Luo-
ghi di Monte; poscia coll'autorizzazione
diClemcBle VlIIjSempre per fondo e so-
lenne ipoteca in favore de'creditori, crea-
rono due altri Luoghi di Monte Farnese,
cioè sul ducato di Castro econtea di Ron-
ciglione. Essendo cresciuto il debito alla
somma di piìicentinaia di migliaia di scu-
di, eziandio pei frulli non pagali ai cre-
ditori, ne giovando a farli soddisfare le
accordale proroghe, gli accresciuti Luo-
ghi di Monte, e le paterne e reiterate am-
monizioni di Urbano V 1 II al duca Odoar-
do, il quale anzi per timore di qualche
subasta si rivolse a munire Castro, R.oh-
ciglione e altri luoghi dello stato,, mani,-
festando con ciò l'intenzione sua di voler
quietare i creditori; quindi giustamente
stlegnato il Papa, fece marciare le M/7zs/e
pontificie [V.) a'24 settembre 1 64', co-
mandate dal marchese Luigi Maltei, col
proprio nipote cardinal Antonio Barberi-
ni per legalo tìt/tìiere. Essi s'impadroniro-
no della rocca di Montalto(del quale parlo
a PiOMA descrivendo la Gomarca), ed. a' 1 3
oltobreunche di Castro, Pionciglioneesuo
stato,al quale per convenzione furonocou-
fermati i privilegi econsuetudini che go-
deva. In questa guerra che durò qualche
anno, il duca partì da Parma, ed avendo
passato laRomagna per andarsi ad unire
al granduca diToscana suocognato, giun-
se ad Acquapendente a cui diede il sacco,
RON
e tornò a Parma, dandosi a conchiudei e
la lega de'principi italiani contro il Pa-
pa, e furono scritti molti libri sopra le
ragioni delle parti, che riportai a Castro.
^ella guerra perirono moltissimi, parti-
colarmente sudditi pontificii, onde in Ro-
ma si stette in apprensioni d'una scorre-
ria,perchè gli alleali eranoentratine'con-
fini dello stato papale; ed Urbano Vili
la munì con altre fortificazioni e Mura
(/^.), fabbricando due fortezze, una sulle
frontiere di Modena, l'altra su quelle dei
veneziani ch'erano de'confederati di O-
doardo. Fino al i644Urbano VI II riten-
ne lo stato di Castro e Ronciglione, in cui
a mediazione di Luigi XIV re di Fran-
eia rimise in possesso il duca con alcune
condizioni, stipulate nella pace, della qua-
le parla ancora Muratori, ma co'modi so-
liti poco divoti alla corte di Roma. In-
tanto morì Odoardojgli successe il figlio
Ranuccio II, ed il debito aumentandosi
pei frutti che non si pagavano, nel 1649
colla sortegiunsea un milione e 629,750
scudi. Non trovando icreditori ascolto dal
duca, si rivolsero a Innocenzo X, perchè
coraegiudicee principe supremo del du-
ca, procedesse alla subasta del fondo. II
Papa fece intimare al duca il pagamento
de'frutti, ma facendo il sordo e non in-
tendendo di obbligarsi alle gravezze la-
sciate dal padre, Innocenzo X pubblicò
contro di lui i monitorii. Mentre le cose
passavano così, e da alcuni sovrani pro-
tettori del duca erasi intavolato un acco-
modamento, restò attraversato il disegno
per l'assassinio di mg.^ Giarda nuovo ve-
scovo di Castro presso Monte Rosi, il qua-
le obbligato dal Papa a recarsi alla sua
chiesa ad onta di tali vertenze, ne restò
vittima a' 1 9 marzo 1 649. Venne fulmi-
nata la scomunica e taglia di 45>oo scudi
ai principali uccisori, i capitani Cocchi
che morì in Soriano, e Zambini che ven-
ne giustiziato. Adiratosi giustamente In-
nocenzo X, fece invadere lo stato di Ca-
stro, e presa per fame la città, dai fon-
damenti la fece diroccare intieramente,
RON
colla fortezza, chiese e case, trasportando
la sede vescovile ad Acquapendente già
della diocesi d'Orvieto, e la giurisdizio-
ne temporale in Valentano. il Papa se-
riamente fece eziandio intendere a Ra-
nuccio li, che senza ulteriori tergiversa-
zioni estinguesse i Luoghi di INIoute. Al-
lora il duca pensando meglio a'casi suoi,
divenuto maggiore, a interposizione di
Filippo IV re di Spagna e di Ferdinan-
do 11 granduca di Toscana, ottenne dal
Papa che i feudi devoluti alla camera a-
posloiica per sollievo de'monlisti, questa
gli avrebbe comprali soddisfacendo i cre-
ditori, e accordando 8 anni per redimer-
li. Ad onta del grave dispendio, liinoceu*
zo X con istrumenlo de'y ottobre 1649
comprò per la camera apostolica lo stato
di Ronciglioiie, e con altro del 19 dicem-
bre il ducato di Castro; vendita che il
duca solennemente ratificò con atto ro-
gato in Piacenza a'20 del i65o, eccet-
tuato il magnifico palazzo di Caprarola
col delizioso giardino annesso. Nel 1657
spiralo l'ottennio, il duca invece di edet-
tuare la convenuta ricompera, domandò
una proroga ad Alessandro VII, aia il
Papa in forza de'patti del 1649, dichia-
■ rò gli stali di Castro e Ronciglione incor-
porati al dominio ecclesiastico, e soggetti
alla costituzione di s. Pio V, De non in^
feuclandis j the tuttora giurano i Papi
ed i cardinali, come notai nel voi. LV,
p. 283. Tacque per allora Ranuccio H,
ma essendo poi insorti nel 1662 gravis-
simi dissapori tra Alessandro VII e i^/Y7/i-
cia (i^ .), ottenne da Luigi XIV, che per
una delle condizioni preliminari alla pa-
ce domandasse rescauierazione di Castro
e Ronciglione, ed altri 8 anni di tempo
per farne la ricompera, non già in una
sola volta, come ne' patti del 1649, ma
in due. Ricusò sulle prime il Papa, ma
avendo il re per prepotenza occupato ^-
vignoneeW contado f^enaissino j domimi
della Chiesa in Francia, ed introdotte an-
che molte milizie nel ducato di Parma e
Piacenza soggetto al supremo dominio
RON 107
della s. Sede, e nel Modenese per essere
a portata d'invadere tutto lo stato della
Chiesa, fu Alessandro VII nella dura ne-
cessità di concedere quanto si richiedeva,
efu questo il i.° articolo firmato nel trat-
tato di Pisa de' 12 febbraio i664- In se-
quela di questa escamerazione, sul valore
della quale non è qui luogo di ragionare,
pochi giorni prima della morte d'Ales-
sandro VII fu esibita da'ministri del duca
la metà del prezzo convenuto; ma perchè
l'oiTerla fu quasi verbale, non avendo re-
cato in moneta che circa la 4*^ parte di
detta metà, fu dai pontificii ministri giu-
stamente rigettala. Nel seguente pontifi-
catodi Clemente IX, ninno a lui per par-
te della corte di Parma rinnovò alcuna
istanza. Indi sotto Clemente X a nome del
duca fu supplicato per la ricompera della
metà degli stati, e che inoltre dichiaras-
se, che non avesse a nuocer£ \\ decorso
dell'ottennio. Esaminate queste istanze
dal Papa in concistoro, furono ambedue
rigettate; la i.^ perchè non era seguilo
il deposito del denaro, la 2.^ come con-
traria alla costituzione di s. Pio V. Ebbe
quindi compimenloil2.''ottennio del trat-
tato di Pisa, onde il ducato di Castro e
lo stato di Ronciglione, i quali già dopo
il i.° ottennio divenuti erano puri e li-
beri della s. Sede, e tanto maggiormente
scorso anche il 2.°, rimasero al dominio
della chiesa romana incorporali e uniti
per sempre.
Benecletto XIII nel 1727 recandosi in
Viterbo, il 7 novembre giunse in Ronci-
glione, ed ascoltò messa nella chiesa di
s. Costanzo, indi passò nel palazzetto del-
la camera apostolica, dispensando il cle-
ro ed i priori municipali dai soliti omag-
gi, perchè viaggiava incognito. A motivo
del tempo piovoso restò a dormireinRon-
ciglione, e nella seguente mattina a ore
i5 parli, ascoltando la messa nella cap-
pelletta al piano di Vico, ove si fece tro-
vare il vescovo diocesano. Reduce da Vi-
terbo, Benedetto XllI agli i I di detto me-
se si fermò nel ricordato palazzetto di
o8
RON
Ronciglione, e ivi si fermò a cena ed a
pernottare. Si trattenne nel di seguente
in llonciglione, e nelle ore pomeridiane
partì per Monte Rosi. Tutto si legge nel
11." 1 60 5 del Diario di Ro/nai'ji'j. Que-
sto Papa, considerando i pregi della Ter-
ra di Ronciglione nella diocesi di Sutri
(/^.), per avereessa ungovernatore col ti-
tolo di giudice,cui erano soggette 9 Terre,
Caprarola, Ganepina,Vallerano,Fabrica,
Corchiano, Castello di s.EliajBorghetto,
Jsola Farnese e Vico (de'quali a Viterbo
ed a Vejo) ; e contenere 56oo abitanti,
una collegiata con arciprete e 2 i cano-
nici, chiese parrocchiali, 4 conventi, 7 o-
ratorii con confraternite, e 3 ospedali, col
molo-proprio in forma di breve, //Z5«-
prenOydeiS maggio 1728, BiUl.Roui.
t. (2, p. 280, l'eresse in città: « A.c Ter-
ram praedictam incolas, et habitatores
praedictoscivium nomine decoramus, ita
tamen, ut tunc, et prò tempore existens
episcopus Sutrin in ea residere minime
teneatur, sed Terra hujusmodi incivila-
tem sicerecta,calhedrali ecclesiaeSutri-
iien, ut prius subjecta remaneat. " Nel
1782 l'infante di Spagna Carlo Borbone,
come figlio della regina Elisabetta super-
stite de'Farnesi, e quale erede di essi e
duca di Parma, dièpressanti ordini al con-
te Porta suo ministro in Roma, perchè
gli fosse restituito il ducato di Castro e
lo stato di Ronciglione. Clemente XII ri-
pugnòcostanlementead accordare il do-
mandato, al che si dichiarò ancora con-
trario il s. collegio, per cui il principe ve-
dendo manifesto il diritto della camera
apostolica, desistè intieramente dall' in-
trapresa pretensione, come alFerma No-
vaes nella Storia di detto Papa. Nondi-
meno ne ritenne i titoli, e divenuto nel
1734 «e delle due Sicilie, fra i titoli as-
sunti vi fu quello di duca di Castro e Ron-
ciglione; ed i successori, sebbene il ducato
di Partnae Piacenza fosse poi concesso
all'infante fratello e discendenti, che an-
cora lo godono, lultavolla i re delle due
Sicilie coatiiiuarono a intitolarsi duchi di
RON
Parma e Piacenza, e di Castro. Perchè
poi la s. Sede ritenesse sempre il pacifico
possesso del ducato di Castro e dello sta-
to di Ronciglione.si obbligarono l'impe-
ratore Carlo VI ed il re di Francia Luigi
XV nel trattato di Vienna del 1738 a
garantirle il perpetuo dominio, come os-
serva il citato Borgia, avendone succes-
sivamente riconosciuto la validità del pos-
sesso i solenni trattati europei che ebbe-
ro progressivamente a celebrarsi. Eser-
cit<andosi gli abusi feudali anche su Castro
e Ronciglione e loro stati. Pio VI propo-
se al celebre tesoriere R'tffo il problema
di trovare la maniera di assicurare nella
sua totalità la rendila camerale prove-
niente dall'appalto di Castro ePionciglio-
ne, con animo di stendere e aumentare
l'agricoltura. Allora il prelato con som-
ma avvedutezza immaginò di dare ad en-
fiteusi perpetua a linea mascolina, pro-
gressiva ne'maschi dell'ultima femmina
di ciascun enfiteuta, le terre camerali di
questi due stati, formando 7 enfiteusi del-
le 6 cancellerie dello stato di Castro, la
7.* dell'altra di Montalto, ed altre 12 nel
ducato di Ronciglione; colla condizione
di contratto, che gli enfiteuti ne dassero
altrui le divise porzioni in subenfiteusi.
ColTappalto generale la camera aposto-
lica non introitavacheannui scudi 5o,2oo;
coll'eufiteusi venne aumentata la rendita
ad annui scudi 67,200. Molti di questi
statisti non possidenti, divennero proprie-
tari libei'i. Il Papa restò tanto contento
del provvedimento, che ordinò al prelato
che la stessa operazione enfiteutica si ese-
guisse per le vaste tenute camerali, che
affittavano» prima colla dogana del Pa -
trimonio, e per i feudi de'corpi moral i.
1 ronciglionesi in diverse circostanze die-
rono prove non equivoche di valore, e di
attaccamento al governo pontificio, on-
de si meritarono riguardo e lodi. Raccon-
tando all'articolo Roma la sua effimera
repubblica del 1798 99, dissi pure che
nel declinar di essa una banda d* aretini
fece sollevare la provincia del Patrimo-
RON
nìo, e Ronciglione coi campngnpli, con-
tro i repubblicani francesi dominaloridel-
]a repubblica, i quali comandali da Wal-
lerre assaltarono la città a'28 luglio i 799)
che difesa con valore e da 8 cannoni, re-
spinse gli attacchi fino al mezzodì. Ma
i francesi di fronte, ed i cisalpini sul lato
sinistro, co'Ioro mezzi e numero supera-
rono ogni ostacolo. Ronciglione fu mise-
ramente saccheggiala, e incendiata: vi pe-
rirono 82 abitanti, più di 100 case furo-
no distrutte, e commessi quegli onori che
sono conseguenza di siffatte catastrofi, an-
che per vendicare i massacri patiti dai
francesi, e loro partigiani detti palriolti.
Per l'operosità deVonciglionesi, bastaro-
no pochi anni di tranquillità, per ripara-
re a tanto disastro. Si legge nella Narra-
zione del viaggio di Gregorio XV I^ che
nel ritorno in Roma, reduce da Viler-
• bo, martedì 5 ottobre 1 84 1 , passato sotto
un arco trionfale eretto dagli abitanti di
Caprarola sopra un trailo di via del loro
territoriOjcirca un'ora avanti mezzodiper-
venne presso il convento de'cappuccinidi
Ronciglione, i quali aveano innalzato in
istrada un arco di verdura, con plauden-
te epigrafe sulla fronte. Giunto alla porta
della città, il magistrato municipale, as-
sistilo da mg.^ delegato di Viterbo e dal
governatore locale, presentò al Papa pel
gonfaloniere Antonio Bramini gli omag-
gi di divozione e sudditanza. Accompa-
gnando {pubblici rappresentanti la pon-
tifìcia carrozza, questa fra le infinite sa-
lutazioni di gioia si diresse alla chiesa col-
legiata, passando sotto altro arco di trion-
fo elevalo dalla città nel mezzo della via
provinciale a foggia di ventaglio, termi-
nando la base in forma di padiglione; era
decorato da 4 statue colossali in atto d'of-
frire corone d'alloro e di quercia, situate
avanti le colonne che lo sostenevano, non
che da due festive iscrizioni. Altra era
sulla porta di dello tempio e del capitolo,
il quale col vescovo di Su tri e Nepi mg.*'
Spalletli ivi riceveronoil Papa. L'interno
della chiesa venne addobbato con gran
RON 109
lusso ed abbondanza di lumi. Avuta da
mg.*' sagrista la benedizione col ss. Sa-
gramento, il Papa seguilo dalla moltitu-
dine fesleggianle, mosse verso il collegio
de' pp. dottrinari stabilito a sua dimora,
e coli'aiuto del comune preparata con-
venientemente, pendendo dalle finestre
delle abitazioni della ci Uà ricchi parati.
All'ingressoGregorioXVIfuricevulodal
p. d. Silvestro Glauda superiore generale
de'dotlrinari e a lui carissimo, dal pro-
vinciale p. d. Gio. Maria Chiavassi, e dal
rettore dello stesso collegio e professore
di fisica d. Bernardino Cassini, in uno alla
religiosa famiglia e con buon numero di
convittori. Osservale varie iscrizioni al-
lusive alla sua venula, poste alla sommità
delle scale e in altri luoghi, il Papa si re-
cò alla loggia nobilmente ornala, donde
compartì l'apostolica benedizione al po-
polo che cuopriva tutta l'ampia e lunga
strada della di Monte Cavallo: ammise
quindi al bacio del piede la magistratu-
ra, il clero, i carmelitani scalzi, i cappuc-
cini, e gl'impiegati governativi e comu-
nali, insieme ad altre persone. Nelle ore
pomeridiane il Papa consolò di visita 1»?
monache teresiane, e fece loro baciare il
piede. Ritornato al collegio, dalla loggia
ribenedì il giubilante popolo, e dopo ri-
cevuti i pp. passionisti, quivi recatisi col
superiore provinciale dal convento di S;
Angelo, con piacere passò a trattenersi
nell'elegante gabinetto di fisica dei col-
legio. Siccome profondo in quella scien-
za,come nelle malematiche,desideròGre-
gorio XVI che fosse operato qualche e-
sperimenlo^ed ebbe pronto e felice suc-
cesso quello della combustione del fosforo
e della fusione del ferro per la rapida at-
tività dell'ossigeno,* seguendone una viva
e abbagliante luce. Si fece pure qualche
esperienza colla macchina elellrica.il Pa-
pa si dilungò nell'esaminare minutamen-
te le allre diverse macchine, e quelle in
ispecie che all'eletlro-magnelismo si ap-
partengono, delle quali espose con lucido
sapere gli effetti. Nella sera Ronciglione
1 . o R O N
liilla fu vagamente illuminala, ed il Pa-
pa dopo aver benignamente ammesso al
la sua presenza e al bacio del piede pa-
reccliie persone, dalle finestre del suo ap-
partamento vide un ingegnosissimo fuo-
co artificiale disposto in una macchina,
invenzione dell' architetto ronciglionese
Antonio Moretti, il quale avea pure di-
retto l'arco trionfale e altre opere deco-
rative, fatte in si lieta circostanza. Nella
mattina seguente il Papa, dopo celebrata
Ja messa, ricevette i vescovi diocesano,
d'Acquapendente e di Civita Castellana,
la niagisttatura, e due sonetti dal p. ret-
tore Cassini in argomento di gratitudine
e venerazione; poi montò in carrozza per
restituirsi a Roma, acclamato dal popolo
ronciglionese con divoti ecoitesi evviva,
cui reiterò le sue aft'ettuose benedizioni,
dichiarando a lutti la sua sovrana soddis-
fazione.
RONDININI PaoloEmilio, Cardina-
le. Piomano e nipote de'cardinali Zacchìa
per canto materno, nato da chiarissimi
e nobili genitori, fatto con successo lo stu-
dio della legge nell'università di Perugia,
«love conseguì la laurea di dottore, fu
ascritto assai giovane tra'chierici di ca-
mera, e nell'assenza di Rnpaccìoli supplì
alla carica di tesoriere generale. Urbano
Vili a'i3 luglio 1643 lo creò cardinale
diacono di s. Maria in Aquiro, poi prete
del lllolo di s. Eusebio. liinoceiizoX nel
i653 lo fece vescovo d'Asisi, dove nel
1661 celebrò il sinodo, in cui promulgò
ottimi decreti per la riforma de'costumi,
ed ivi accolse,ad onta della severa sua eco-
nomia, con isplendida magnificenza Cri-
slina regina di Svezia. Dopo aver lunga-
mente governato la diocesi, con somma
pace e grandissimo vantaggio delle ani-
me, una morte improvvisa lo colpì in Ro-
ma nel 1668, nell'età di 5i anni, con fa-
ma di segnalata pietà, dedito alla vita so-
litaria e ritiiata, degno del suo grado per
la bontà de'costumi, e per la schiettezza
e sincerità del suo animo. Fu sepolto sen-
za funebre memoria nella chiesa di s. Ma-
ROS
ria sopra Minerva, nella tomba de'mor-
chesi suoi antenati, dopo aver contribui-
to all'elezione di 3 Papi.
ROQUINGHAM. Luogo d'Inghilter-
ra, in cui nel 10941^" tenuto un conci-
lio, nel quale fa deciso, che Anselmo ar-
ci vescovo di Cantorbery non potesse sen-
za il consenso di re Guglielmo II doman-
dare il pallio al Papa Urbano II che non
era stato ancora riconosciuto da quel mo-
narca. Labbc t. IO, Arduino t. 6, Angl.
t. I.
ROPiANO, Roranum. Sede vescovile
della diocesi dell'Armenia maggiore, sot-
to il cattolico di Sis. Hairabiet, uno dei
suoi vescovi, assistette al concilio di Sis.
On'ens dir. t. i, p. i444-
PiOSA (s.) di Viterbo, vergine. Nac-
que da poveri genitori in Viterbo nel
1234, e fino dalla sua giovinezza si con-
sagrò agli esercizi dell'orazione e della
penitenza. Vestì l'abito del 3.° ordine di
s. Francesco, e mossa dalle voci del cielo,
si mise a predicare, ed a combattere gli
eretici, molti de'quali ridusse alla fede e
all'obbedienza del romano pontefice, es-
sendo allora la Chiesa travagliata dall'im-
peratore Federico II. Il Butler, che po-
che notizie riporta di questa santa, dice
che Iddio le diede un'abilità straordina-
ria per la conversione dei peccatori più
indurati, e ricompensò le di lei eminenti
virtù col dono dei miracoli. Cacciata in
esilio con tutti i suoi parenti, predisse la
morte diFedencoII,e la pacedellaChiesa.
P».itornata poi in patria, vi finì dopo due
anni santamente i suoi giorni, nel 1 8." an •
no di sua vita, ai 6 marzo I252: il But-
ler dice nel 1261, e segna la sua festa
agli 8 di marzo. Il suo corpo fu seppel-
lito nella chiesa di s. Maria del Poggio,
e dopo 3oanni venne solennemente tra-
sportato nel monastero di s. Chiara, che
poi fu detto di s. Rosa. La sua vita è ri-
portata dai Bollundisli sotto il 4 settem-
bre: si possono inoltre vedere le notizie
critico storiche di questa santa vergine,
pubblicale io Roma nel i75odal p. An-
KOS
tlrenccl della compagnia di Gesù, e l'ar-
tico)© Viterbo.
ROSA (».) di Lima, vergine. Nacque
aLima nel Perù, di stirpe spagnuola,ran-
DO i586, e ricevette al sagro fonte il no-
me di Isabella, ma per il florido colorito
del suo volto fu chiamata Rosa. Essendo
SHicora fanciulla digiunava tre di della
settimana in pane ed acqua, e negli altri
giorni cibavasi soltanto di erbe mal con-
dite. Ella si propose per modello nei suoi
esercizi s. Caterina di Siena, amò la mor-
tificazione e il ritiro, ed abborrì tutto ciò
che poteva inspirarle orgoglio e sensua-
lità. Le lodi che si davano alia sua bel-
lezza le facevano temere di divenire per
gli altri occasione di peccalo,e perciò pro-
curava con ogni mezzo di 'distruggerla.
Essendo caduti i suoi genilori dallo stato
di opulenza in grande miseria, ella andò
a servire in casa del tesoriere Gonsalvo,
elavorandoassiduamente provvideai lo-
ro bisogni. Per liberarsi dalle istigazioni
di quelli che la pressavano a maritarsi,
si consagrò a Dio nel 3.** ordine di s. Do-
menico, nel quale praticò per 1 5 anni tut-
ti i rigori del la più austera penitenza. Eb-
be a soffrire violenti persecuzioni, e fu tor-
mentata eziandio da aridità e da molte
altre pene interne, con cui Iddio rese per-
fetta la sua virtù, sostenendola e conso-
landola coH'unzione della sua grazia, li-
na lunga e dolorosa infermità le porse
nuova occasione di praticare la pazienza,
e finalmente entrò nella beala eternità
ai i4 di agosto 1617, in età di 3i anni.
] suoi funerali, ai quali assistette l'arci-
vescovo di Lima, furono celebrali colla
maggior pompa. Molli miracoli operali
per sua intercessione, essendo stati giu-
ridicamente esaminati e approvali, Cle-
mente X la canonizzò Tanno 1671,6 ne
pose la festa ai So di agosto.
ROSA. Sede vescovile dell'Asia Mino-
re in Siria, nel patriarcato d'Antiochia,
sotto la metropoli d'Anazarbo, eretta nel
V secolo,ch'ebbe diversi vescovi. Vari geo-
grafi sagri chiamano questa sede di Ro-
ROS III
sa, Rosea f Rhosos^ Rhosu^:sì può vedere
Ruoso. Al presenteRosa, Rosea, t un ti-
tolo vescovile che conferisce la s. Sede^
laonde nel conflitto di detti scrittori, mi
limiterò a riportare 3 documenti, cioè le
ultime proposizioni concistoriali stampa-
te in Roma per gli ultimi conferimenti
del medesimo titolo. Gregorio XVI, es-
sendo vacante il titolo (perchè 1' ultimo
che Io portava, Mac-Eachern, Pio Vili
l'i I agosto 1829 l'avea trasferito a Char-
lQttefown),ne\ concistoro de'6 aprile 1 835
lo die a mg.' Francesco A. F. Donnei di
Lione, che inoltre deputò coadiutore del
vescovo di Nancy. Indi Gregorio XVI
nel concistoro de' 19 marzo 1837 avendo
Iraslatato questo prelato all'arcivescovato
di Bordeaux, che tuttora governa, nomi-
nò vescovo di Rosa fr, AntonioBurbano
agostiniano di Popayan, che die per au-
siliare e suffragane© al vescovo di Popa-
yan in America. Per sua morterestato va-
cante il titolo, il regnante Pio IX nel con-
cistoro de'25 maggio i85o, ne insignì il
vivente mg.r Giovanni Bocheni^ki oBo-
chenski di Grabowech nell'arcidiocesi di
Leopoli e di rito ruteno, insieme desti-
nandolo ausiliare dell'arci vescovo di Leo -
poli, Halicia e Ramenec di rito greco ru-
teno unito.
ROSA D'ORO, Rosam aiiream. Do-
nativo sagro e benedetto solennemente
dai sommi Pontefici, dignitoso e rispet-
tabile pegli alti misteri che rappresenta,
e pei grandi oggetti che simboleggia ;
donativo che i Papi fanno per singolare
contrassegno di particolare divozione a
chiese calledrali e santuari insigni; di sti-
ma e di paterno affetto, ai cattolici so-
vrani e sovrane, a principi e principesse,
a prodi capitani e personaggi benemeriti
della s. Sede; ed a repubbliche cospicue
e città illustri egualmente cattoliche. Nei
primi tempi era consueto ne'Papi di por-
tarla nella Chiesa di s. Croce in Geru-
salemme (^.), e di donarla ai soli PrC'
fetti di Roma^ al quale articolo ne ripor-
tai Terudizioni relative. Questo distinto,
112 KOS
insigne e decoroso donativo, si fa dai Pa-
pi ai nominali, in Roma slessa, colle pro-
prie mani opergliablegaliaposlolici; ov-
vero si spedisce agli assenti pei legali a
latere, pei nunzi, o per gli ahlegati apo-
slolici, con ceremoniale e formalrtà, tra
le quali vi è quella che talvolta i Papi
deputano commissari insigniti del grado
episcopale per l'alio della consegna a chi
è destinata la rosa d' oro benedetta, nel
qual giorno di solenne inaugurazione so-
gliono concedere indulgenza plenaria ;
inoltre stabiliscono i Papi le feste nelle
quali si deve esporre in seguilo. In Roma
i Papi donarono due rose d'oro benedet-
te all'arcibasilicaLateranense, due al san-
tuario di Sancta Sanctoruni, altri dico-
no tulle e 4 al santuario, ma sotto la cu-
stodia de'canonici di detta basilico; quat-
tro o cinque alla patriarcale basilica Va-
ticana; due alla patriarcale basilica Li-
beriana; ed una alle chiese dell'arcìcon'
fraternità del Gonfalone, di s. Maria so-
pra Minerva, di s. Antonio de' porto-
ghesi ; ma sventuratamente di esse rose
d'oro, per le vicende de' tempi, ninna vi
rimase. Quanto al pregio del nobile e de-
coroso regalo, disse Calisto III nella let-
tera con cui accompagnò quella che donò
a Carlo VII re di Francia: Non muneris
aeslìmanda estqunntitas^ sed allioris si-
gnì'/icati'onis cfualilas interpretanda^ co-
me riporta l'annalista Rinaldi all'anno
i45'7, n.*'52. Gli mandò questo dono:
En igiuir accipe pigniis et momimentum
nostri a morì sj aggiungendo: Rosani liane
laetissinia corda suscipej nec et auri ful-
gor, sed conlewplalio Divinae significa-
tionis teneat. E dopo avere esposti i belli
misteri del rito di sua benedizione, con-
chiuse : Ulìnani Divinus odori penetret
in tuos sensusy Carissime Fdii. Delle di-
verse forme delle rose d' oro tratterò in
seguilo, parlando delle donate. Vari sono
stati i disegni di queste rose imitanti le
naturali, delie quali farò parola in fine,
per quelle che si dispensarono nelle chie-
se in varie feste. Anticamente la rosad'o-
ROS
ro sì formava d'un solo e semplice fìoi*c,
tingendosi l'oro di rosso per imitare il co*
lore naturale di essa; si cessò dal colorir-
la quando s'introdusse l'uso di collocare
un rubino in mezzo alla rosa per render-
la più preziosa, senza alterarne le qua-
lità, ma in seguito fu dimesso questo co-
stume, come di abbellirla con altre ge/7i-
me che più volte si usarono ; poi e pro-
babilmente dopo Sisto IV, si compose di
un ramo spinoso di più rose con frondi,
vago e fiorito, come ora lo vediamo, ed
in cima una più grande, e tutte di oro
puro. Nel mezzo della principale vi è una
piccola coppa con suo coperchio o lami-
na forata, dove il Papa nella benedizio-
ne pone il balsamo e il muschio, rito in-
trodotto per imitare la fragranza soave
della rosa, e pei misteriosi suoi significa-
ti. Egualmente di disegno e forme diver-
se furono e sono, i piedi o basi, o vasi
sui quali sorge l' elegante ramo di rose
d'oro. Tali piedi, o basi, o piedistalli si
fecero triangolari, o quadrati, o ottagoni
con differenti ornati, decorazioni e bas-
sorilievi, su cui posano i vasi di gentili
forme, dai quali nasce il ramo di rose. Lo
stemma pontificio del Papa che fece fare
la rosa e la benedì, olire un'iscrizione, si
suole porre nel piedistallo. Questo e il va-
so, prima erano come le rose intieramen-
te di oro; poi si fecero di argento dora-
to. Dal novero che riporterò delle rose
donate dai Papi, rilevandolo principal-
mente da Cartari e da Baldassarri(il i.**
pubblicò l'opera nel 1 68 1 ,il 2.°nel 1 709),
e dalle studiose e pazienti mie ricerche,
si conoscerà che sebbene ogni anno nella
4.^ domenica di Quaresima (y .) il Papa
con solenne rito benedice la rosa d'oro,
nella Camera de paramenti (K.), di cui
meglio a Letto de' paramenti {^.)j noti
sempre ciò fa con una nuova rosa, pas-
sando non poche volte alcuni anni ne'qua-
li il Papa esercita e rinnovala rituale be-
nedizione nella rosa già da lui o dal pre-
decessore benedetta. Circa il valore di
questo nobilissimo donativo, fu diverso
ROS
secondo la munificenza tle'Papi,e le cir-
costanze economiche de'lem pi. Riferisce
il gesuita BalJassani a p. 190, che verso
il i65o perla rosa cl*oro s'impiegavano
5oo scudi d'oro (da paoli 161/2 a scudo).
Dicesi che Alessandro VII ne fece forma-
re una dei valore di 1 200 scudi, ed un'al-
tra di 800 scudi. La rosa d'oro che Cle-
Diente IX mandò in Francia alla regina
e al delfino, fu valutata scudi 1600, e il
peso dell'oro era di libbre 8, e vi fu inca-
stralo uà prezioso zaffiro: il lavoro era si
fi no. che l'artefice ebbe 3oo scudi di mer-
cede. Si narra che Innocenzo XI fece e-
seguire una bellissima rosa d'oro, il qual
metallo pesava 8libbree6oncie, e vi era-
no zaffiri: si adoperò gran maestria in la-
vorarla, onde in tutto ascese al valore di
scudi i4oo. A' nostri giorni per la rosa
d'oro s'impiegano scudi 2000, ed anche
più ; mirabile è poi l'artifizio col quale si
formano le rose e le fiondi dai nostri va-
lenti orefici. La rosa d'oro si conserva
nella sagrestia pontificia, in conveniente
astuccio.
Origine della rosa d'oro.
Nel t. ig, p. 117 degli Annali delle
scienze religiose, si legge un sunto della
disseriazione del can. d. Francesco An-
ni vi iti, in cui si propose ricercare: Quan-
do, da chi, ed in quale occasione dalla
chiesa romana s'incominciasse a benedi-
re la Rosa d'oro. Riprodusse un brano
genuino del mss. che si conserva nel mo-
nastero di s. Croce in Gerusalemme diRo-
nia, del sermone inedito di Onorio HI
deli2i6, e recitato da lui in quella ba-
silica, nella ricorrenza della stazione che
ivi si celebra nella domenica IV di qua-
resima, giorno in cui si benedice la rosa
d'oro; dal qual sermone, tra le altre cose,
secondo il disserente, chiaro deducesi chi
fosse l'istitutore del rito di cui si parla,
ed eccone il tenore. « Hodierna die ro-
manus Pontifex consuevitRosam auream
in. manu portare. In qua primo conside-
rare debemus tempus, locura, et perso-
nam. Tempus quia in media quadrage-
VOL. LIX.
ROS ii3
sima; locum, quia in s. Hierusalem; per-
sonam, quia est summus Pontifex, suc-
cessor Petri, et vicarius Jesu Christi, qui
est Rex Regum et Dominus Dominan-
lium, qui significatur per Rosa m. Tem-
pus considerandum est, quia talis sole-
mnitas ordinata fuit a b. Gregorio in do-
minica quadragesima, prò eo quod hu-
manum corpus suppositum est huraanis
infirmitatibus. " Adunque,dice il disse-
rente, per testimonianza di Onorio III,
questo rito fu introdotto da un Papa di
nome Gregorio, né può dubitarsi di sif-
fatta testimonianza, perchè derivata da
scrittore accuratissimo, il quale sotto il
nome di Cencio Camerario raccolse ogni
memoria che poteva riguardare las. Se-
de. Esaminando in seguito qual fosse il
Papa Gregorio nominato da Onorio III,
ed a cui dà il titolo di beato, il disseien-
te avverte che 8 erano i Papi di questo
nome fioriti avanti Onorio III; che di lo-
ro non ponno essere stati ne il VII, né
rVlll come posteriori a s. Leone IX; né
il III, né il V, né il VI, non potendosi at-
tribuire ad essi il titolo di beato, poiché
non sono nel catalogo de'san ti (sul III non
ci posso intieramente convenire, perché
col titolo di santo viene celebrato da No-
vaes e da altri gravi storici); né finalmen-
te il II ed il IV, dappoiché sebbene egli-
no sieno scritti nel novero de'santi, non
pertanto é noto che per distinzione si ap-
pellavano o col loro numero progressi-
vo, ovvero col titolo di giuniori. Per il
che é manifesto, conclude il disserente,
che debba intendersi Gregorio I (eletto
nel 590), chiamato col nome di ^e^^o an-
che dagli antichi scrittori e dai padri, co-
me si legge, infra gli altri, presso s; Pier
Damiano, il Micrologo,s. Tommaso, Val-
frido Strabone, eBellarmino. Leggo inol-
tre nel p. Besozzi abbate di s. Croce in
Gerusalemme e poi cardinale titolaredel-
la medesima, che avendo nel lySo pub-
blicato la Storia della basilica^ a p. 162
dottamente parla della funzione e delle
notizie sulla rosa d'oro, e dichiara esservi
8
1,4
ROS
gran controversia Ira 'scrittori, circa re-
rigine della rosa d'oro e sua funzione. Seb-
bene si mostri istruito dell'affermato da
Onorio III, e ricordi l'opinione di Carla-
ri, che la funzione dovea essere in uso al-
la fine delVo per lo meno al principio
del IX secolo, giudica che non si può ri-
tenere che al principio del IX secolo, e
molto meno alla fine del V tal funzione
fosse in pratica. Aggiunge, che il p. In-
confer, citalo da Cartari, negli annali ec-
clesiastici d'Ungheria all'anno 796, pen-
sa che il costume di benedii e e mandar
la rosa d'oro a qualche principe cattoli-
co benemerito di s. Chiesa, possa essere
sotlenlrato alla ceremonia, che prima si
praticava dai Papi, di mandarle Chiavi
(/^.) della confessione di s. Pietro, intro-
dot|a al tempo di Gregorio II o di Gre-
gorio IH, e praticata ancora da s. Leone
111, donde ne seguirebbe che nel IX se-
colo possa essere stata introdotta l'usan-
za di mandare la rosa d'oro; ma come
semplice congettura, egli dice non gio-
vare a stabilire l'epoca della funzione.
Indi il p. Besozzi riporta altre testimo-
nianze, per le quali vi possa essere qual-
che analogia, tra' rami delle Palme [V.)
benedette, che si mandavano a' principi
nel IX secolo, e la rosa d'oro; ma pure
queste chiama congetture. Riporta poi
l'opinione di Lonigo dotto maestro di ce-
remonie, che riconoscendo antichissima
la ceremonia della rosa d'oro, repula dif-
ficile trovarne l'origine prima di s. Leo-
ne IX, e che non era in uso a tempo di
Carlo Magno morto neirS 14. Convenen-
do gli eruditi, come d. Gio. Diclich nel
Dizionario sagro-liturgico, che per trat-
tare adequatamenle questo argomento
della rosa d'oro, deve preferirsi la Lette-
ra di Benedetto XIV, Quarta vertenlis,
de'24 marzo 1 7 5 1 , suo Bull. t. 3, p. 34o,
e nella quale loda la Storia del ricordato
p, Besozzi, me ne gioverò anch' io, laon-
de riporterò altre sentenze sull'origine
della rosa d'oro, non potendosi con sicu-
rezza stabilirne il principio, anche per te-
ROS
stimonìanzadi BaldassQrri,che però con-
futò il calvinista Mornay, nel suo Miste-
ro cV iniquità, in cui pretese che Urbano
V fosse autore del rito, contro fatti in-
contrastabili che vadoa rammentare, per
cui la sua asserzione fu eziandio impu-
gnata tanto dall'eterodosso Ospioiano
nella sua Opera delle feste ^ che da Gret-
sero e valorosamente nel trattato De be-
nedictionej t. 5, cap.40, t. 7, cap. 60 di
sue Opere. Sowo concordi i molti scrittovi
sulla rosa d'oro, in narrare che s. Leone
IX [V.) del 1049 ^^' conti di Dapsbur-
go della sovrana casa di Lorena, e già
monaco benedettino secondo alcuni, per
avere i di lui nobili progenitori (ma nel
testo del privilegio presso Cenni, leggo
che ne furono fondatori i genitori Ugone
e Heiiwilgdis, ed i fratelli Gerardo e U-
gone defunti)fondatoin Alsazia nella dio-
cesi di Tulle il monastero di s. Croce, e
passato a lui il diritto sopra lo stesso mo-
nastero, volle dargli l'esenzione, sottopo-
nendolo immediatamenteallas.Sede. Per
memoria di questa libertà, gl'i m pose il
tributo e peso di mandare al Papa ogni
anno, 8 giorni prima della 4" domenica
di quaresima, o una Rosa doro, o due
romane oncie d'oro; prò salute aniniae
meae^ meorumque parentmn ibidem in
Christotuo Domino nostro dorniientium:
il qual pagamento si trova eseguito an-
che ne'successivi tempi, ed anco descritto
dal citato Cencio Camerario, nel Libro
(ìe Censi della chiesa romana, il cui ori-
ginale è nell'archivio Vaticano, e Mura-
tori lo pubblicò nel t. 3,dissert. 69, delle
Antichità d'Italia. Il Lonigo per le sue
opere pu r lodalo daBenedeltoX I V,e mae-
stro di ceremonie sotto Paolo V, narra
che s. Leone IX verso il io5o fabbricò
(il suo diploma dice quanto ho esposto)
un nobile monastero di monache mBam-
herga (/^.), allora dominio della s. Sede,
nella provincia di Franconia,ed avendo
ricevuto il monastero e le monache 5J/^
speciali protectione s. Petri, con esimerle
del tutto dalla giurisdizione dell'ordina-
ROS
rio, volle che in ricognizione di questo
privilegio ed esenzione, pagassero ogni
anno la rosa d'oro, che adopera il Papa
nella 4'' domenica di quaresima. Dal che
si raccoglie, osserva Besozzi, che se Leo-
ne IX alla metà del secolo XI obbligò
l'abbadessa e le monache di Bamberga
a mandare la rosa d'oro, questa costu-
manza al più tardi debba essere stata in-
trodotta o alla fine del secolo X o al prin*
cipio del XI. Il p. Calmet, Storia eccle-
siastica e civile di Lorena t. r, lib. ig,
p. I o4o, dopo avere riferito la fondazio-
ne del monastero di s. Croce per opera
degli antenati di s. Leone IX, e del tri-
buto da questo impostogli, così scrive:
Tale è l'origine della rosa d'oro, che il
Papa benedice ancor oggi la 4-' domeni-
ca di quaresima, chiamala L^e^tzre, e che
manda a qualche principe per contras-
segno di slima e di affetto. Ma Benedetto
XIV nel riconoscere il merito letterario
del p, Calmet, non ammette che s. Leo-
ne IX sia l'autore del rito della rosa d'o-
ro, anzi doversi supporre che il rito fosse
stalo qualche tempo prima istituito. Im-
perocché rileva dal testo del privilegio
di s. Leone IX e riportato dal p. Calmet,
che le parole: Auctfaclam^sicut fieri sO'
let, quanto all'imposto tributo della ro-
sa; e le altre: Consuete portari in If^ do-
minica^ dimostrano che il rito era prece-
dentemente iutrodolto,eche S.Leone IX
solo addossò la spesa della rosa d'oro al
suo monastero, la quale doyea essere in
Roma 8 giorni prima della domenica Z/rze-
tarCy non provando quindi che fu istitu-
tore del rito. Il dotto Benedetto XIV e-
saminòle contrarie sentenze di alcuni li-
turgici che si adunavano in accademia
avanti di lui, partigiani delle asserzioni
del p. Calmet, spiegando il senso del pri-
vilegio: Che s. Leone IX impose all'ab-
badessa il peso di mandare o una rosa
d'oro bella e fatta, o due oncie d'oro, vo-
lendola esso portare in mano la IV do-
menica di quaresima^ e volendo ancora,
che così si facesse da'suoi successori, il che
ROS 11^
dimostra e^5frf stalo Fautore di cfueslo ri-
/o.BenedeltoXIV dichiarò ingegnosa ta-
le interpretazione, ma non rammise,mas-
sime per la parola consuete, che non può
significare il tempo futuro, ma solo quel-
lo passato,quindi conchiude: Ciò dà a co-
noscere , aver s. Leone IX voluto dire e
detto, che essendo stali soliti i suoi pre-
decessori di portare in mano la rosa d'o-
ro la IV domenica di quaresima, voleva
esso portar quella, che dovea trasmet-
tersi dal suo monastero, e che lo stesso
si facesse da'suoi successori . 1 1 critico Gae-
tano Cenni nel t. i delle Dissertazioni
stampale nel i 778,nella9.''trattò:'3Quau-
donam, quoaulhore,quave occasionerò-
mana in eccl. usurpari coeperit Benedi-
ctioRosae aurae : quibusqueeam Bene-
dictio ritibus et olim peracta sii, et ho-
die peragatur. " Quindi non convenne
nel sentimento di Benedetto XI V, ma se-
guì quello del p. Calmet che fece istitu-
tore del rito della rosa d'oro s. Leone IX,
per le spiegazioni d.ite alle parole, iìo-
sani factani sicut fieri solet, cioè una ro-
sa bella e fatta; ed alle ahve, consuete por -
tarij con premettere a Nobisj elsucces-
soribusnostris. R.ilenendo perciò, che ivi
non si parli di consuetudine inlrodolla
nella chiesa romana da alcuno de'Papi
predecessori, ma di consuetudine che co-
minciò in s. Leone IX stesso e continui
sempre ne'successori, come seguì.
Benedizione e rito della rosa d'oro.
A vendo dichiarato con Benedetto XIV
che l'autore del rito della rosa d'oro è
molto antico, essere stato introdotto mol-
ti secoli addietro, farne menzione s. Leo-
ne IX, come d'un rito prima del suo pon-
tificato introdotto, però non aversi certa
notizia del tempo preciso della introdu-
zione,questo sentimento fu pure abbrac-
ciato dal celebre liturgico Catalano, nel
pubblicare l'opera delle sagre ceremonie
della chiesa romana, attribuita al Patrizi
e pubblicata dal Marcello, ed esposto nel
lib. r, tit. 7, cap, 3: De benedictione Ro-
sac § r, n.°3 e seg.; dipoi però fu pub-
m6 ROS
blicata la dissertazione di Cenni, che de-
ve tenersi a calcolo. Il Pagi nel Breviario
Boni. Pont.y nella vita d'Urbano II del
I o88,avea inclinato a fare autore del ri-
to quel Papa, fondandosi per quella rosa
portata da lui in /^/zg^er^ e regalata al con-
te Fulcone;ed ilMartene, nel trattato De
divinis offìciis 3 non porta monumento
più antico per la rosa d'oro che quello
d'Urbano li. Ma Pagi essendo poi venu-
to in cognizione del fatto di s. Leone IX,
nel trattato di Raynaudo, De Rosa Me-
diana a Pontifice comecratUf con inge-
nuità mutò parere, dichiarando: 6"/ erg'o
haec admittaLur narralìo, lue ri tu s mul-
to anliquior est quam crediderani; sed
tamen non multo antes. Leoneni IX in-
ductus. La domenica in cui si benedice
la rosa d' oro dal Papa è la IV di qua-
resima, chiamata per allegrezza Laetare^
qual messaggiera eziandio di primavera;
e Mediana per essere prossimamenlesuc-
cessi va alla metà del periodo quaresima-
le, o perchè precede la settimana di tal
nome come dice Macri: viene detta an-
che domenica Panuni e Rosarum, per
quanto riportai ne' voi. Vili, p. 275,276,
XX, p. 182, XLIX, p. io4, LI, p. 97,
LVl, p. 123 in tutta la colonna i.^ Per-
tanto solo qui dirò, che si ò\ce Laetare^
per l'introito della messa: Latitare Jeru-
salem, parole consolanti allusive all'al-
legrezza del popolo d'Israele liberato dal-
la schiavitù di Babilonia, e tornato nella
suacara patria Gerusalemme, le quali be-
ne si adattano ad esprimere l'allegrezza
di s. Chiesa e de'fedeli, che più non ge-
mono come ne'primi tempi gemevano,
sotto le persecuzioni degli ebrei e de'gen-
tili, figurando ancora l'ingresso de'fedeli
nella patrio del cielo, facendo la terrena
eco all'allegrezza della celeste Gerusa-
lemme: il vangelo pure è di allegrezza,
perchè riferisce la miracolosa moltiplica-
zione de'pani e de' pesci. Anticamente la
metà della carriera quaresimale e la do-
menica Laetare era tempo di onesta ri-
creazione pei digiunanti fedeli, affinchè
ROS
prendessero animo e Iena a compiere il
resto del rigoroso Digiuno (V). Gli abiti
rosacei (come sono quelli de'cardinali, e
di rosso se cade nella festa della ss. An-
nunziata)e \eDalniatiche e Tomce/Ze, so-
no altri segni di allegrezza: sul colore ro-
saceo si può vedere. Colori EcciESiASTicr.
]Xelt.24della Biblioteca de Padri.W 14.°
sermone attribuito a Pietro Blesense, as-
segna varie cause a tanta letizia, in una
domenica di quaresima prossima a quel-
la di Passione (/^.). Innocenzo 111 nel ser-
mone sopra la rosa d'oro, dice aver vo-
luto la Chiesa eccitare in questa IV do-
menica i fedeli ad una spirituale allegrez-
za, per sollevarli da quanto aveano sof-
ferto nelle penitenze e ne'fZ/g'/^//2/' quare-
simali: » Ne ergo fìdelis populus propter
asperitatem quadragesimalis abstinen-
tiae subcontinuo labore deficeret, in hoc
Mediana dominicaquoddam recreatlonis
solatium interponitur, ut anxietas tem-
perata leviussufTeralur. Hodiernumenim
oOicium tolum est plenum laetitiae,fotum
exultatione refertum, totum gaudio cu-
mulatum. "Questa ragione viene anche
ampiamente illustrata da Durando, /?«-
tionale Div. Offic. lib. 6, cap. 57; da Ca-
sali, De \'eteribus christ. ritibus^ cap. 8 i ;
da Rocca, Operai. i,cap. 1 1 : Aurea Ro-
sa^ quae regibus ac magnatibus a sum-
mo Pontifice benedicta in dono mitlun-
tw\ quid sibi velint?j da Quarti, De be-
jiediciionibusinparticularifSecl, 2. Con-
tinuando la spirituale allegrezza di que-
sto giorno, fu savio e divoto pensiero dei
romani Pontefici l'introdurre il rito della
rosa d'oro, che si unge col balsamo (del
quale e di chi lo provvede parlai ne' voi.
VI, p. i83, XVIII, p. i89,XLVIlI,p.
296), sopra cui si pone anche il muschio
per l'odore. Allegrezza che esprime il Pa-
pa nel benedire la rosa, la cui bella e com-
movente orazione riportai in italiano nel
voi. Vili, p. 276, in uno al rito che ese-
guisce assistilo dal cardinal i ."Prcte[F.).
Egualmente sono esprimenti divota un-
zione i vcrselli che parimenti recita ilPa-
ROS
pa : Floshte Chrisinm Re^em exprìmitac
designata qui de se ipso loqiùUir, dicens:
Egoflos campii et liliiim com>alliiim. Il
fiore significa allegaricaraenle il nostro
Reclenlore, il Fiore del campo, Verbo in-
carnalo che quasi trapiantato dai cielo
in terra, formò intorno a se un altro E-
den o Paradiso [V.) terrestre, più deli-
zioso che il primo. Aurwn namque Re-
geni non inimerito dlcilur denotare, cani
ad hoc designanduni a Magis fìgnvaii'
ter ohlatnni fuerit Salvatori, ut per hoc
Rex Regimi, et Doniinus Doniinantiuni
Vìonstraretur. Additando l'oro che Gesù
Cristo fu Re de'Re, e Padrone de'Domi-
nanti, supremo padrone di tutte le cose,
il che anche si vide nell'oblazione che gli
fecero i Magi{F.). Inoltre il fulgore e la
pieziosità di tal metallo, onde la rosa è
composta, adombrano ancora la luce in-
accessibile in cui abita, secondo la fra-
se apostolica, la sua divina Natura. Si-
gnifica l'odore la gloria della di lui Ri-
surrezione, che fu ed è la spirituale al-
legrezza di lutto il mondo, come scrisse
Alessandro 111 nel mandar la rosa d'oro
a Luigi VII re di Francia: « Odor au-
tem hujusfloris Resurrectionis ejus glo-
riam praefigurat, etc. Sane anfractus, et
climata omnium scelerum foeditate con-
creta la ntus odor Domi nicae Resurrectio-
nis aspersit, ut nulla pars Orbis alienam
se ab odore iste sentiat, vel expertem ,
sed omnes se gaudeant, odore hòc sua-
vissimo spirituales nequitias in coelesti-
bus jam vicisse. " Ciò era stalo anche
detto prima da Eugenio IH nella lettera
con la quale accompagnò il regalo della
rosa d'oro, ad Alfonso VII re diCastiglia:
» Rosamaureamquam insignum Passio-
nis et Resurrectionis Jesu Christi Domini
nostri, Dominica qua cantalur, Laetare
Jerusalem,singulis annisRomanus Pon-
tifex portare consuevitjSerenitati tuae per
veu. fratrem nostrum P.Segoviensem e-
piscopum providimustransmittendam."
Già indicai, che anticamenle per espri-
mere anche col colore la Passione dì Cri-
ROS 1 17
sto in questo rito della rosa d'oro, tale
metallo si tingeva con colore rosso, come
chiaramente si deduce dalla citata lette-
ra d'Alessandro III del i i63 (onde errò
Cancellieri nella Descrizione delle cap-
pelle^ p. 25o, nel dire che nel 1 280 s'in-
trodusse l'uso di tingere di rosso l'oro
della rosa,ancheperquantoairerma Cen-
ni, che sotto Innocenzo li già erasi ag-
giunte le qualità esterne del fiore, tin-
gendosi l'oro di rosso e aspergendosi di
muschio, spiegandosene il mistero con
sermone). « Robor autem, quo auruni
colora tum est, et suiFusum,Passionem si-
gnificai RedemptoriSjde quo utique scri-
ptum est: Quis est iste, qui venit de E'
dom tinctis vestibusde Bosra?Et iterura:
quare rubrum est indumentum tuum,et
veslimenla tua sicut calcantium in tor-
culari? " Quanto alle spine della rosa,
siccome in questa fu figurato Cristo, egli
gioì e pose tulle le delizie nelle spine dei
patimenti e in quelle cui fu coronato. Le
spine sono inoltre spiegate per simbolo
del digiuno, al quale succedono le feste
della risurrezione, vera nostra felicità per
la compita redenzione, poiché nella rosa
si crede adombrata la felicità eterna.
La sagra funzione della benedizione del-
la rosa d'oro venne esattamente descritta
dal Patrizi e pubblicata da Marcello, nel
citato Rituuni ecclesiasticorum (^cevemo'
nia le che fieramente combattuto da Pari-
de deGrassis,come notai nel voi. XXXIX,
p. 55y quel ceremoniere indusse Giulio
II, Leone X, e Clemente VII di ungere
la rosa d' oro col Crisma j ma Paolo III
limosse questo uso, onde non si può dire
più consagrazione, come si dissedellero-
se. segnate col crisma), colla orazione con
cui si benedice la rosa d'oro, edove pu-
re è detto che si unge la medesima col
balsamo (Cencio Camerario neW Ordine
Romano XII, n^ij, diceche fu aggiunto
nel secolo XII), ohe sopra vi si pone il mu-
schio triturato (il quale si adopera anche
ne'suoi riti dalla chiesa greca, essendo il
muschio una di quelle specie,le quali com-
itS ROS
pongono il sagro unguento o Crisma :
uegli anticlii vili da' Possessi dtPnpi, V.^
\i entrava il muschio), ed il tulio si asper-
ge coli' acqua benetìetla e s' incensa. Si
fa uso del muschio, del balsamo e dell'in-
censo, co' quali viene significato il buon
odore di Cristo, che i fedeli debbono ren-
dere colle loro opere edificanti. Si un-
geva col crisma, per significare la carità,
virtù fra tutte le altre la più nobile. Si
asperge e benedice con l'acqua santa, es-
sendo questo un elemento, col quale sono
slati da Dio operati molli prodigi, sì nel-
l'antica che nella nuova legge. Altri mi-
steri della rosa d'oro benedetta, li ripor-
ta Sarnelli, Lettere eccles. t. 6, leti. 11 :
Della rosa d' oro. Blolti ei'ronea mente
crederono contemporanea l' istituzione
del rito della rosa d' orOj e la sua bene-
dizione, della qualeniuna menzionefan-
no gli Ordini Romani pubblicati da Ma-
billon nel Museo Italico. Marlene , De
antiquitate eccl. discipL^ fa autore del-
la benedizione Innocenzo IV del 1243,
fondatosi nella sua vita, in cui si legge :
Prinius Rosam aureani soleuìnicaeremO'
niaj ac ritti benedixit^ eamque canonicis
s. Jusllhospilibiis sitis Lugduni dono de-
dit. Ma Pagi nel già nominato Breviario,
nella vita d'Innocenzo IV, n.^aS, grave-
mente dubita della fede dell'autore, non
ritrovandosi fatta di essa benedizione me-
moria wiiW Ordine Romano di Pietro A-
melio, sagrìsta d'Urbano V del 1 362. Si
può vedere Francesc'Antouio Mondelli:
Se Innocenzo IV sia stato il primo che
abbia istituita e benedetta la Rosa d*o •
rOf e qual sia dello Stocco d'oro L'orìgi-
ne.'^ nelle sue Dissert. ecclesiastiche pav.
2, p. 55. Nel principio del secolo XV fu
introdotto il rito della benedizione, al di-
re di Benedetto XIV : Cancellieri in ve-
ce, con Cenni afferma, ch'è posteriore a
Nicolò V morto nel 1455, e chela [."vol-
ta in cui fu nominata la benedizione è nel
ceremoniale o Rituuni suddetto. Osserva
perlanto Cenni, che siccome il vero au-
tore di esso Patrizi, era slato maestro di
ROS
ceiemonie 20 anniquando nel 1 4^5 si ri-
tirò a Siena a compilarlo, e dicendo che
scriveva quanto nel suo uffizio avea ve-
duto, chiamando consuetudine la bene-
dizione della rosa d'oro; così gli fece cre-
derne autori o Calisto Il 1,0 Pio II, o Pao-
lo li : concludendo , che il rito della be-
nedizione nacque dopo la metà del seco-
lo XV, quindi prima di tale epoca le ro-
se d'oro non erano state benedette. Ag-
giunge, che l'eruditissimo Lonigo dichia-
rò, che anticamente la rosa d'oro non si
benediceva, ma si stima cosa buona di far-
lo,perchècosì viene ricevuta con maggiore
riverenzajda quelli a cui si manda o si do-
na. Giulio II nella lettera a Guglielmo ar-
civescovo di Cantorbery,a cui mandò la
rosa d'oro da presentarsi a Enrico Vili
re d'Inghilterra, scrisse : Miltimus nane
ad euni Rosanì aureani s. chrismale (al-
lora adottato per quanto ho riferito ) de-
libutam , et odorifero musco aspersani,
nostrisque nianibus, de more romanoruni
Pontìflcuni ^ benedictam. Presso Cartari
trovasi unbrevedi Leone X, che accom-
pagna la trasmissione della rosa d'oro al
duca di Sassonia, in cui nuovamente si
parla della benedizione : Sacratissiniani
aureani rosam IVdominica s. quadra-
gesimae a Nobis Chrismate sancto deli-
butani j odoriferoque musco aspersam ,
cum bcnedietione apostolica, ut vetus est
consuctudoj aliisque sacri s adhibitiscae-
rimonis consecratani. Laonde tali Papi
fecero chiara menzione della benedizione,
come tuttora si eseguisce, parlandone co-
me d'una consuetudine antica, e però non
sembra improbabile il dire, che la benedi-
zione fu introdotta nell'accennato tempo
e avanti di Giulio li deli5o3 e del suc-
cessore Leone X, che s'indussero a farla,
per rendere sempre più augusta e di vola
la sagra funzione; tutto venendo santifi-
cato col salutare segno della Croce, col-
la Preghiera, e coWà Benedizione. Il Ca-
talano è di parere che il balsamo e il mu-
schio furonocoevi airisliluzionedella rosa
d'oro, ma essere più recente la beuedizio-
ROS
ne, che di essa si fa colle preci, coiras|)er-
sione dell'acqua santa e coll'iucenso, ri-
feretido tutta la benedizione al tempo
siJÌndicato.Ne*di?ersi luoghi citati del mio
Dizionario desciissi l'antica funzione, co-
me l'attuale, nondimeno per l'importan-
za dell'argomento aggiungerò qualche al-
tra erudizione, ed incominciando dai ri-
li antichi, dirò col p. Besozzi. ìììgI Patriar-
chio Laleranense (^.), apparato il Papa
e ornato colla mitra preziosa, in Camera
(^.) dal camerario o Camerlengo (/''.)
gli veniva presentata la rosa d'oro, genu-
flesso e baciandogli la mano, e dal sagri-
sta il musco e il balsamo; quindi uno dei
cubiculari teneva la rosa finche il Papa
\i avesse infuso l'uno e l'altro, e dipoi la
ripigliava e tenendola colla mano man-
ca per poter colla destra benedire il po-
polo, a cavallo si recava nella chiesa di
s. Croce in Gerusalemme (qual figura del-
la celeste Gerusalemme, disse Innocenzo
111), e vi cantava messa. All'introito, al
Confiteor, all'incensazione, il Papa dava
la rosa d'oro al cardinal diacono, ìndi la
ripigliava e la riteneva finche non avesse
compiuto il sermone (sul pulpito, dico-
no Piazza nel Menologio,e Severano nelle
Memorie) o discorso sui pregi misteriosi
e morali del colore e odore della rosa; di-
poi passava a dire qualche cosa sul van-
gelo corrente (circa il sermone, questo ri-
cordarono Benedetto canonico nell'Ordi-
ne Romano XI, scritto prima del 1 143;
e quelli del cardinal Giacomo Gaelani ni-
pote di Bonifacio Vili , e del nominato
Pietro Amelio, il quale avverte che era
divenuto arbitrario, e andò poi affatto in
disuso. Pio II del i45>8 eloquenlissimo,
sermoneggiò sopra la rosa, secondo l'an-
tico costume; ma il libro Rituus non fa
parola del sermone). Se il Papa sempli-
cemente assisteva alla messa, non predi-
cava, ma teneva sempre la rosa, fuorché
quando era,genuflesso in mezzo all'altare,
quando sifateva l'elevazione, e mentre si
diceva Laetatussum. Nel ritornare al pa-
lazzo La teranense, il Papa cavalcando te-
ROS 1.9
neva la rosa in mano, e nel discendeie
la donava al Prefetto di Roma. Quando
poi il Papa non interveniva , il chierico
più giovane la portava sull'altare, e fi-
nita la messa la riportava al Papa. Pen-
sa il p. Besozzi, che la funzione regolar-
mente si fece in detta sua chiesa, quando
i Papi risiedevanoinRoma, ma dopoché
essi andarono in Avignone, istituite ivi le
Cappelle pontificie [F.) ossia la celebra-
zione di moltissime sagre funzioni nella
cappella del palazzo apostolico, essendo-
si interrotta la costumanza di recarsi al-
le chiese di Roma e alle stazioni, nel ri-
tornare in Roma continuarono l'uso in-
trodotto in Avignone, e conseguentemen-
te lasciarono di portarsi in s. Croce in
Gerusalemme per la funzione della rosa
d'oro (tranne Sisto V che ne avea rista-
bilito l'uso), che si fece nella cappella pa-
latina, eia benedizione nella camera dei
paramenti come in Avignone. Nella cap-
pella pontificia anticamente, oltre il pa-
liolto ed i paramenti rosacei^ in questo
giorno di tal colore erano la coltre del
trono, i baldacchini e i pendoni, ovvero dt
colore rosiuo, non che la sedia, il faldi-
storio ed i cuscini. Inoltre rimarcai al-
trove e meglio dirò poi, che talvolta in-
contrandosi la IV domenica di quaresi-
ma colla festa della ss. Annunziata,! Pa-
pi nel recarsi a celebrarla nella Chiesa
di s. Maria sopra Minerva, nella sagre-
stia o camera de' paramenti benedirono
la rosa d'oro, e poi la portarono in chiesa
e fecero collocare sull' aliare maggiore.
Anzi noterò ancora, che Nicolò V essen-
dosi coronalo a' 19 marzo i447>'" *^^*' *'*
correva la IV domenica di quaresima ,
dopo la funzione da s. Pietrosi portò con
sontuosa pompa pel solenne possesso, a
cavallo e tenendo la rosa d'oro in mano,
alla basilica Laleranense, preceduto dal-
la ss. Eucaristia ( V.). Rosam auream in
manu UabetPonl'fex sinistra, dexlcra pò-
puh se hcnedicere innuit. Parlando Be-
nedetto XIV nell'encomiata sua Lettera
della benedizione , come viene prescrit-
I20 ROS
fa dal libro Rlluiir/iy naria che dopo la
benedizione nell' andare che fa il Papa
dalla camera de' pararaenli alla cappella
(l'anticamera de'paranìenli, almeno nel-
le principali funzioni, era quella dove ora
assumono i Popi gli abiti sagri quando
recansi a pontificare nella basilica Vati-
cana, e meglio desciissi a Palazzo Vati-
cano; perciò per andare nella cappella Si-
stina e in Sedia ges ta lo ri a, doxeano li a-
passare le sale ducale e regia, ov' era il
popolo), porta nella mano sinistra la ro-
sa, benedicendo il popolo colla destra, ed
avverte del divario avvenuto in lui. Dice
pertanto, di essere andato dalla camera
alla cappella, per assistere alla gran mes-
sa (cantata daun cardinale prete), e di a-
ver fatto collocare la rosa sopi*a l'aitare
(sì pone al modo detto nel voi. Vili, p.
27G); n<a nell'andare alia cappella non
l'avea portata nella mano sinistra, bene-
dicendo colla destra, avendola fatta por-
lare innanzi a \m {Juxta solifum)óa im
Chierico di camera j imperocché, aggiun-
ge, essendosi da qualchetempoinqua in-
trodotto l'uso di collocBre la rosa d' oro
benedetta sopra un nobile e grande pie-
distallo, non v'è uomo per robusto che
sia, che la possa portare nella mano si-
nistra, e benedire colla destra, richieden-
dosi l'aiuto d'ambedue le mani per po-
terla portare. Tuttavolta tre contrari e-
sempi riprodussi nel più volte citalo voi.
Vili, p. 276, ovedescrissi questa funzio-
ne e cappella. I! i.° lo die il suo imme-
diato successore Clemente XI II nel 1759,
nella festa della ss. Annunziata, in cui ri-
correndo la IV^ domenica di quaresima,
nella sagrestia di s. Maria sopra Minerva
benedì la rosa d'oro, quindi l'ultimo chie-
rico di camera in cotta e rocchetto , in-
nanzi la croce papale portò la rosa d'oro
sino all'aliare del ss. Sagraraento, espo-
sto nella i .^ cappella della chiesa dopo u-
scili dalla sagieslia. Il Papa dopo avere
adorato il Venerabile ascese sulla sedia
gestatoria, prese in mano la rosa d' oro
dal cardinal i .° diacono, cui l'avea clpta il
ROS
chierico di camera, e si condusse all'al-
iare maggiore , ove fu collocata e restò
per lutto il tempo della messa; indi la ro-
sa fu data al chierico di camera, che la
consegnò al cardinal i.° diacono, dal qua-
le il Papa la riprese e portò nel ritorna-
re in sagrestia. Tanto ricavai nel n.^GSio
del Diario dì Roma di detto anno. No-
terò , che quando il Papa porta la rosa
d'oro, il chierico di camera destinato al-
la medesima, precede la croce pontificio,
come avesse portalo la rosa benedetta.
Nel 1 770 essendosi incontrata la delta fe-
sta nella motlesima domenica, Clemente
XIV come il predecessore insolennissima
cavalcata andò nella stessa chiesa, e be-
nedetta la rosa d' oro, la portò in mano
tanto nell'andata che nel ritorno dal prin-
cipale altare, egualmente in sedia gesta«
toria, come si può risconlrare nel n.^S 1 48
del Diario di Romai'j'jo. Il Papa Leo-
ne XII, per essersi nel 1827 rinnovalo il
caso che detta festa cadesse nella dome-
nica Laelare, benedì la rosa d'oro nella
sagrestia della Minerva, ed in sedia ge-
statoria pareva che colla mano sinistra
reggesse la rosa d'oro, e colla destra an-
dava benedicendo il popolo,deponendo-
la arrivato che fu all'altare maggiore,suI
quale la collocò il vescovo sagrista (in sua
mancanza supplisce un maestro di cere-
monie, i quali poi dopo la messa laricon»
segnano al chierico di camera), restando-
vi per lutto il tempo del s. Sagrifizio.
Terminato che fu, il Papa riprese la rosa
d'oro colla mano sinistra, continuò col-
l'altra a benedire il popolo, finche la de-
pose giunto innanzi la porla della sagre-
stia. In questa circostanza, e forse altret-
tanto si sarà fatto nelle altre volle, si le-
vò dal vaso il ramo della rosa d'oro, ed
il foro del gambo s'infilò nel perno stabi-
lito sul bracciuolo sinistro della sedia ge-
statoria, laonde tenendovi Leone XII la
mano sembrava che la reggesse. Tanto
vidi coi miei occhi, essendo alla funzione
col cardinal Cappellari. Divenuto quoti
Gregorio XVI, a'25 marzo 1 838 praticò
ROS
il simile nella cappella della ss. Annun-
ziala in delta chiesa, in cui per essere do-
menica Laetare benedì la rosa d'oro, ed
iofaceva porte della funzionclnoltie nella
memorala mia descrizione di questa fun-
zione osservai, che Clemente XU per im-
potenza benedì privatamente la rósa d'oro
nelle sue stanze, in tutti gli anni del suo
pontificato, in cui 9 volte occorse la IV
domenica di quaresitna. Dissi pure, che
per infermila Pio VI la benedì nella cap-
pella segreta, e quando andò a Vienna,
non potendo aver luogo la benedizione
della rosa d'oro, tuttavia fu esposta l'an-
tica nella cappella che celebrò il sacro col-
legio. Del resto, il Papa fa ora la fun-
zione della benedizione nella camera dei
paramenti del palazzo apostolico, o nella
sagrestia della Minerva se ricorre la sud-
detta festa, nella messa della quale in vi-
gore del decreto diBenedetto XI V si canta
quella della Madonna, colla commemora-
zione e il vangelo infine della domenica
Laelavej il prefazio pure è della Madon-
na. Vestilo il Papa de' sagri paramenti,
un vescovo assister» te al soglio gli piesen-
1^1 e sorregge il libro colla forinola dèlia
benedizione, mentre altro sostiene la can-
dela accesa. In cappa 4 votanti di segna-
tura sono destinali all'incensiere e navi-
cella, al secchiello dell'acqua sanla, al
tondino col vaso del balsamo, ed a quel-
lo col vaso del muschio, ambedue coi cuc-
chiarini. Allora il chierico di camera in
ginocchio sostiene la rosa d'oro, eh' era
stata collocata tra due candellieri con can-
dele accese sopra una mensa. Dopo che
il Papa ha recitata la detta forinola, il
cardinal i.° prete o chi ne fa le veci, gli
presenta l'incenso che il Papa benedice
(mg.^Dini opina che debba benedirsi do-
po il muschio), indi gli somministra il cuc-
chiarino cum osculo, mentre il volante
genuflesso tiene il balsamo; quindi viene
l'altro col muschio, ed il cardinal ripete
il fatto pel balsamo. Dopo che il Papa
ha messo nella rosa principale il balsamo
e il muschio, la beuedice coU'acqiia san-
ROS 121
la, ricevendo l'aspersorio dal cardiìiale,
e lenendo il secchiello il votante; poscia
quello dell'incensiere lo presenta al car-
dinale, che consegnatolo al Papa, questi
incensa la rosa triplici duetti. Tutta la
funzione segue avanti la croce pontifìcia
sostenuta da un uditore di rota. In cap-
pella il chierico di camera siede alla si-
nistra dell'uditore di rota ministro della
mitra. Dice il Baldassarri nel cap. 2, es-
sere proprio solamente del romanoPon-
lefice il benedire la rosa d'oro, come gii
Jgnus Deij che non si sono mai ingeriti
i vescovi in questa benedizione; che s'e-
glino volessero praticarla si potrebbe loro
vietare dal Papa ; che questi ad essi non
l'ha proibito, perchè niun prelato ardì a-
doperarvisi; dimostra in fine,che né posso-
no, ne debbono consagrare (dovea dire
ungeie, pel balsamo che vi pone e benedi-
ce) la rosa d'oro.Ciò non perlanto,trovaia
Bovio: Lapida trionfante nella fon dazio-
nedis. Lorenzo in Daniaso,p.2c^^,che Ur-
bano VlUspedìa Parigi neli62 5persuo
lettilo a lai e re il nipote cardinalFrancesco
Barberini, dove benedì la rosa d'oro e la
presentò a nome dello zio alla regi na d'In -
ghilterraEmichetla, che poi comunicò col
redi Francia Luigi XI Usuo fratello nel di
dell'Assunta, tornando in Roma nel \ 62 5
stesso; ma Cartari a p. 1 42 riporta diverse
testimonianze, anche del contemporaneo
Piiccijdalle quali è chiaro,che Urbano Vili
nella domenica Laetare dell'anno santo
1625, benedì in Roma la rosa d'oro, e dal
cardinale la fece presentarealla regina con
un breve apostolico, in cui chiamò la rosa :
j-Sacrum munus pontiflciae diari talis".
Donativi delle Rose d'oro, poi benedette ^
fatti dai Papi. Notizie sulle loro diverse
forme e valore j e delle indulgenze co«-
cesse nelle loro esposizioni, nel dì del'
l'inaugf trazione. Legali a latere, nunzi
apostolici ,ahlegati apostolici e altri, de-
putati a presentarle nel pontificio no-
me, con diversi cerenioniali.
Le rose d'oro furono dai Papi regala-
te a illustri principi e benemeriti perso-
122 KOS
iiaggJ callolici, presenli ove dimorava-
jio i Papi, od a loro furono trasmesse se
assenti, come pure^i chiese e santuari in-
signi , a repubbliche e città rispettabih.
]i gesuita p. Raynaud nel citato suo trat-
tato, De Rosa mediana^ fece l'elenco del-
Je chiese alle quali fu trasmesso da'Papi
il dono della rosa d' oro. Carlo Cartari
avv.° concistoriale e prefetto dell'archi-
vio di Castel s. Angelo pubblicò in Roma
nel 1 68 1 : La Rosa d'oro pontificia, rac-
conto ìstorico consagrato a Papa Inno*
cenzo XI. In essa investigò l'origine del-
la funzione, ma con que'uionumenti sco-
perti al suo tempo: ciò che vi è di par-
ticolare in tale faticata opera, è un cata-
logo copioso de'sovrani, imperatori e im-
peratrici, re e regine, principi e princi-
pesse, chiese e santuari, repubbliche e cit-
tà, alle quali fu dato o trasmesso il no-
bilissimo e decoroso regalo della rosa
d'oro, ed un elenco di autori che scrissero
sulla rosa d' oro stessa. L'encomiato ab.
Cenni benefiziato Vaticano, loda l'eru-
dito Cartari per la beli' opera sulla rosa
d'oro, forma, rito di benedirla esiguifi-
cato ; come del modo di donarla a'prin-
cipi, a* personaggi, alle chiese; ma non
conviene sulla troppo remota origine che
le diede per accrescerne il pregio, e sul
rito di benedirla; che se avesse consulta-
to gli Ordini Romani di cui era custode,
non avrebbe dato fondamento alla -sua
opinione, che appoggiò suH' Ordine di
Cencio Camerario, che suppose e confuse
col Gelasiano o di s. Gelasio I Papa del
492; riflettendoCenni,che l'Ordine Ge-
lasiano puro non si trova. Il p. Antonio
Ralilassarri gesuita die alla luce in Ve-
nezia nel [709: La Rosa d' oro che si
benedice nella 1 f^ domenica di quaresi-
ma dal sommo Pontefice. Non solo egli
eruditamente espose l'antichità, il rito e
suoi significati della rosa d' oro, ma fece
il novero di molti donativi delle medesi-
me. Profittando di tali benemeriti scrit-
tori, brevemente vado a riportare i do-
nativi da loro registrali , gli aumenterò
KOS
con quelli che potei trovare, e li conti-
nuerò sino a oggi. Quanto al modo di do-
nai la al Prefetto di Roma , io raccontai
in quell'articolo, e indicai di sopra. Nar-
ra Cartari, citandoLonigo, ilceremonia-
le antico del donativo pei presenti in Cu-
ria. » Ha la Rosa d'oro questo nobilissi-
mo privilegio, che quel principe, a chi il
Papa la dona, s'è presente in Curia, vie-
ne accompagnato, ricevuta che l'ha, dal
collegio de' cardinali dal palazzo del Pa-
pa sino alla casa, dove egli habita; il che
non si fa con quello, a chi donala spada
il dì del Natale del Signore (ossia ìoStoc'
co e Berrettone benedetti, F.). Era dun-
que la rosa d'oro un dono, che faceva il
Papa ogni anno al prefetto di Roma : né
si trova innanzi che passasse la s. Sede
in Francia, chefusse mai data questa ro-
sa ad altri , che a lui : et in die corona-
tionis suae all'Imperatore (come descri-
ve il Ceremoniale Romàno, lib. i.*' Pro-
cessio Pontificis et Caesaris per Urbem,
i quali con solenne cavalcata si recavano
ad aedeni s. Marine in Cosniedin; et ibi
Ponti feXy si Rosani habet , Ulani equés
Imperatoris equestri dono dal; et ad de-
xterani conversus, per Transtyberini cuni
suis omnibus ad Palatiiini revertitur. Cae-
sar autem via, quasìbimelius placet, Ro-
sani manu gestans , a Ponte s. Angelo,
Vedi, redi t, ubi viroscomplures, et de se
optime meritos equestri dignitate insigne-
re solet. A seconda di quanto narrai al
citato articolo, a Imperatore, a Cavalie-
Ei, la creazione di questi era di più che
100, ma l'imperatore ciò eseguiva dopo
cheavea lasciato il Papa). Dal che si ve-
de quanto fosse grande allora il prefel-
lo di Roma, perchè l'imperatore non ri-
putava disdicevole all'imperiai sua mae-
stà ricevere il dono di quella rosa, che il
Papa ogn'anno dava al prefetto. Mentre
fu la Sede apostolica in Avignone, perchè
là non si ritrovava il prefetto, che era ri-
masto in Roma, costumarono i Pontefici
di dar la rosa al più degno principe, che
nella domcuìcd Laelare si ritrovava pre-
KOS
scnle in Curia; e couliimarono a fur lo
stesso anco dopo che fu rcsliluila a Ro-
lì>a; perchè i prefetli poco amici allora
dc'soniaii Ponlefici, rare volle compari-
vano alle pubbliciie funzioni. Giulio 11 la
diede una volta alTambascialoie di Fer-
rara, accipienti nomine diicis, e disse che
gliela dava, ob merita Domini sui, quae
alias non eral solila darinisi llegibus^ ac
inagnis Principibus. Ai tempi nostri (Lo-
iiif^o moli nella prima metà del secolo
XVll), non si manda se non a Regine e
a signori grandi ; all' Imperatore, a' Ke,
et ai principi si manda la S[)ada , come
dono pili proportionato: è vero però, che
se l'Imperatore, o qualche gran principe
si ritrova inRoma ladomenica della Ro-
sa, questa se gli suol donare ". Leggo nel
ceremoniale del Patrizi suddetto, Debe-
ìiedictionc Rosae, e nel Cartari: Consue-
te runt romani Ponti fices in dominicalf^
(juadragesìma in qua canlatur in eccle-
.•^tV/jLaetare Hierusalem, /?o^tì!//2 aureant
bcnedicere, et Ulani , post missaruni so-
Icmnia alieni magno principi, si praesens
est in Curia, dare. Si minus esset in Cu-
ria princeps tanto munere dignus , mit-
ti tur extra ad aliquenì Regem^ vel priu'
cipem, ut placuerit Sanctissimo Domi-
no Nostro, cum Consilio sacri collegii. Nani
consuevit summus Pontifex^ante, v^elpost
missam, convocare Cardi nales ad circa-
Inni in camera sua, vel ubi sibì placet, et
cum eìs deliberare, cuidanda^ vel millen-
da sii Rosa. Paride de Grassis, che ne scris-
se il ceremoniale, dice : finita missa, il Pa-
pa, convocatis ad se in solio sedentem car-
dinalibuSy consultat,et concludit super il-
lius- donatione, ut fiat. Quando il nomi-
nato personaggio si trovava in Roma, il
Papa .stesso gliela consegna va, stando ge-
nuflesso chi la riceveva, con questa fbr-
mola. « Accipe Rosam de manibus no-
slris, qui licet immeriti locum Dei in tei'-
ris tenemus; per quam designatur gau-
dium utriusqueHierusalem, Iriumphan-
tis scilicel, et militanlis ecclesiae,perquam
omnibus Christi fìdelibus manifeslatur
ROS 123
Flos ipse speciosissimus,quiesl gaudium
et corona Sanctorum omnium. Suscipe
liane tu dilectissirae fllii, qui secunduin
saeculum nobis, potens, et multa virtu-
te praeditus es, ut amplius omni virtule
in Chrislo Domino nobiliteris, tamquani
Rosa piantata super rivosaquarummul-
tarum , quam graliam ex sua uberanli
clementia libi concederedignetur, qui est
triuus,et unus in saeculasaeculorum (ri-
spondeva chi la riceveva), Amen. In no-
mine Patris-^,etFilii->Jf,et Spiritu Sau-
cli->|f. Amen (questa formola la darò vol-
tata in italiano, parlando della rosa d'o-
ro donala da Gregorio XIIl alladuches-
sa di Parma e Piacenza, per un commis-
sario apostolico, onde vi è una piccola va-
riante perciò indicare), facendo il segno
della benedizione. Hocaliquando in Ca-
pello factum fuìtjlnita missa, antequani
Papa descenderet de sede suaj sed con-
vcnientisestj ut Papa revertatur ad Ca-
mera cum Rosa jet ita apnd mnjores fa-
ctilatuni reperio. Ille, cui Rosa data est,
postquam manuniy et pedcni Poniificis
osculalus estj ei prò tempore, gracias a-
git. Ciò seguito, partiva dal palazzo apo-
stolico il personaggio che avea ricevuto
il dono, accojnpagnalo da nobile caval-
cata e dal s. collegio de'cardinali, in mez-
zo ai due cardinali diaconi più antichi,
portando in mano la rosa d'oro e veniva
accompagnato alla sua abitazione, circa
ìlUunsunt pedites Cursores romanae cu-
rine, cum suis baculis, qui seleni illad'.e
slrenas ab eo, qui Rosam Imbuii, acri-
pere. Altro ceremonialecon più dettaglio
descritto da de Grassis, lo riporta Carla-
ri a p. 43 e seg., insieme a quanto si pra-
ticò, quando i Papi donando la rosa d'o-
ro ai principi non presenti in Roma , la
consegnavano ai loro oratori o agenti,
dopo avere egualmente consultalo il s.
collogio,seconveuiva donarsi, ovvero tal-
\olla solamente partecipato ai cardinali
la presa risoluzione. Allora il Papa, chia-
mato a se l'oratore o ambasciatore di Re-
sidenza (y.) del principe o monarca cui
124 ^^^
regalava la rosa d'oro, gli diceva sempll-
ceaienle: liane IXosam porlahis'*€haris-
s'uno in Christo [dio nostro Regi, vel Di-
ledo (sulla diversità de' due titoli, e con
chi i Pepigli usano, ne parlala Carissimo
ed a Diletto) ^Ho nobili i'iro Duci^quaiii
]Vos Clini Consilio, elassensii venerabilinni
fralriunnostroriun S. R. E. Cardinalium
sibi nipote de hac s. Sede, et Nobis be-
nemeritOj libentet\ et gratiose, ac sponte
donanius. Dopo di che l'ambasciatore fa-
ceva il ringraziamento al Papa, e gli ba-
ciava il piede. Alcuna voltali Papa con-
segnò la rosa d'oro agli ambasciatori in
Cappella segreta pontificia [r.),a\\a pre-
senza del cardinal Protettore [F^.) dei re-
i^nodi quellocui inviava il donalivOjdi 3 o
4 cardinali nazionali o bene affetti del so-
vrano cui era destinatala rosa. Indi' Car-
tari a p. 46 e seg. riporta i ceremoniali
del medesimo de Grassis, riguardanti ri
trattamento e ricevimento del legato,nun-
zio, ablegatoo commissario pontifìciode-
stinatoa portare e consegnare ai.princlpi
assenti da Roma la rosa d' oro; le cere-
monle delig consegna e relativa formola :
riporta ancora quanto si praticò per la
consegna della rosa, ne'casi in cui il Pa-
pa trovavasi assente da R.oma, ovvero in-
fermo o impotente di recarsi in cappella,
ed eziandio delle rose d'oro donate in se-
de vacante. Costretto a brevità, orametto
tali erudizioni, anche per supplirvi con
quelle narrazioni de* diversi ceremoniali
che descriverò nel riportare qui appresso
il novero delle persone, sovrani, repub-
bliche e chiese che furono distinti con
questo pontificio donativo.
La più antica memoria che abbiamo del
donativo della rosa d'oro, all'infuori dei
prefetti di Roma, per comune consenso di
quelli che scrissero sulla medesima, è di
Urbano linei 1 096, il quale dopo la cele-
brazione del concilio di Tours,o ve confer-
mò quello di Clermont, in cui si deliberò
la I .^ Crociata (^'.) per la liberazione dei
luoghi santi di Palestina, regalò a Ful-
cone conte sovrano d'^//g:er5 capitale del-
ROS
r Anglò, la rosa d'oro che avea portata
in mano nella solenne processione fatta
nella IV domenica di (jiiaresima, dalla
chiesa di s. Maurizio a quella di s. Mar.
tino. Il Papa era stato ad Angers accolto
con grandi onori, avea eccitato il popolo
a prendere la croce e partire col Croce-
signati [f^.)-pcv la sagra guerra di Pa-
lestina (^.), e vi avea consagruta la chie-
sa di s. Nicola. Grato il conte Fulcoue
del donativo, stabi h che ogni anno, egli
ed i suol successori l' avrebbero portato
nella domenica delle Palme. Il 2.° dono
lo leggo in Novaes nella Storia di Euge-
nio lllj non conosciuto da Cartari, che
da Langres a' 27 aprile i 148 scrisse ad
Alfonso VII re di Castiglia quella lettera
di cui già feci cenno, per accompagnare
il regalo della rosa d' oro , che gli fece
presentare dal vescovo di Segovia. /^/e?-
sandro III nel 1 163 portatosi a Parigi^
ed avendo nella domenica Laetare be-
nedetto la rosa d'oro, colla lettera ricor-
data di sopra, la mandò \n dono a Luigi
VII re di Francia (F".), onde quel pria-,
clpe secondo alcuni fu chiamato Floro ,
poiché la rosa d'oro si disse anche Fiorimi
aureuni, o perchè la regalata fu in for-
ma di fiamme o iridi. Nel i 1 77 Alessan-
dro III recatosi a ^e/zes/^ (/^.) per la fa-
mosa pace con Federico I imperatore, ce-
lebrò solenne messa in s. Marco nella IV
domenica di quaresima all' altare mag-
giore, ov'erasi processionalmente portato
colla rosa d'oro : dopo il vangelo predi-
cò, e finita la messa regalò la rosa al be-
nemerito doge Sebastiano Ziani(e alla re-
pubblica, dice Benedetto XIV), autoriz-
zandolo a farla portare innanzi di se nei
giorni solenni, come rileva Novaes. Ap-
prendo da Olimpio Ricci, De giubilei a-
Riversali p. 176, che Alessandro III tra-
smise a GiiglielmorediScozlalarosa d'o-
rò, il quale gli avea inviati ambasciato-
ri d' ubbidienza. Negli articoli, che per
essere strettamente breve, vado citando,
si potranno conoscere i motivi pe'(|uali
i Pupi regalarono le rose d'oro^ ovvero le
KOS
erudizioni relative. Onorio UT donò la
rosa d'oro nel 1220, oltre molle insigni
reliquie, al cardinal Nicolò Chiavamonlej
indi al diredi Ricci la regalò ad Alfonso
JX re di Leone: questo nome Io pongo
io per concordare con Cartari , il quale
però erra nel designare Alfonso X che in-
cominciò a regnare neh 2 52, mentre egli
assegna l'epoca del 1 2 1 5, quando Onorio
III fu eletto nel 1216. Gregorio IX òv\
1227 , la regalò al valoroso Raimondo
Orsini^ per avere operalo meravigliose
prodezze nella crociata di Palestina. In-
nocenzo IV nel dicembre 1244 P'^ssalo
in Lione (/^.), regalò poi la rosa d'oro al-
la chiesa de'canonici di s. Giusto, che in
un breve chiamò Nostra ^ per aver abi-
tato per circay anni nel contiguo monaste-
ro. Essendosi portato in delta città Rai-
mondo VII conlesovranodi Provenza ad
ossequiare il Papa, questi l'onorò del me-
desimodonativo,che Cartari non registrò.
Inoltre Innocenzo IV regalò la rosa d'o-
ro a Reginaldo Mohun conte d'Este. -5e-
nedello XI nel 1 3o4, mentre abitava coi
suoi correligiosi predicatori nel conven-
to di s. Domenico di Perugia (^.), re-
galò alla chiesa omonima, e poi s. Stefano,
la rosa d'oro, cioè un ramo di rose d'o-
ro, qnnl suole donare il Papa, ed era del
"valore di oltre 70 fiorini d'oro (ognuno
equivalente a 12 paoli). Clemente /'/nel
1 348 in Avignone a' 27 marzo die la ro-
sa d'oro a Luigi I re d'Ungheria. Inno-
cenzo VI neli35o in Avignone donò la
rosa d'oro in presenza de'cardinali, a Ni-
colò Acciajoli gran siniscalco e amba-
sciatore del re di Sicilia ; fin qui posso
concederlo a Cartari, non però che fece
senatore di R.oma ecreò cardinale il fra-
tello Angelo; poiché un Nicola Acciajoli
con quelle cariche che riporta Cartari, fu
fatto senatore neh 43 r, e Angelo lo creò
cardinale Urbano VI neh 38 1. Urbano
Vìa Avignone regalò la rosa d'oro a Wal-
demaro IV re di Danimarca. Portatosi
in Roma Urbano V, nel i368 donò la
rosa d'oro a Giovanna I regina di Napoh
ROS 125
nella basilica Vaticana (altri dicono nel-
la Laleranense), con gran pompa, a pre-
ferenza di Pietro h*e di Cipro, ch'era pu-
re in Roma, per cui altamente ne mor-
morarono i cardinali, sebbene aveano ca-
valcato per la città colla regina dopo ri-
cevuta la rosa. Siccome Urbano V la
donò pure alla basilica di s, Pietro (ru-
bata poi nel sacco di Roma del 1527 ,
come leggo in Torrigìo, Grotte Vatica-
nCj p. 47^)? sembra probabile nel 1 36g,
perchè nel settembre ripartì per Avigno-
ne. Ivi essendosi stabilito l'antipapa Cle-
mente FIIj anch' egli volle ritenere il
rito della rosa d'oro, riportando Cen-
ni e Cartari che nel iSgi gli fu pagato
il censo per l'anno decorso e pel corren-
te, di due oncie d'oro dal feudatario del-
la chiesa romana Giovanni duca di Bour-
ges, ch'ebbe il dono dèlia rosa d'oro e per
Avignone pubblicamente la portò. In Ro-
ma Urbano VIne\ 1 38g regalò in s.Pietro
la rosa d'oro a Raimondo o Raimondello
del Balzo Orsini conte di Nola, e lo creò
Gonfaloniere di s. Chiesa^ per averlo li-
berato in Nocera de' Pagani (V.) ov'era
slato assediato, e condotto con galere a
Genova. Di Bonifacio IX raccontai nel
voi. XXIV, p. gì, che donò in Roma .ai
3 marzo i3gi domenica Laetarela rosa
d'oro, od Alberto d'Este signore di Fer-
rara, ciò che ignorò Carfari. Inoltre Bo-
nifacio IX neh3g3 in Perugia (U.)ó\ii
la rosa d'oro ad A storre (forse de' Man-
fredi, dice Cartari) da Bagnacavallo; indi
nel I 3g8 la donò a Ugolino Trinci signo-
re di Foligno (V,), insieme alla città di
Nocera. Bonifacio IXonorò pure di simi-
le dono Benullino Cima di Cingoli, come
nolai nel voi. XIII, p. 177, e lo fece sena-
tore di Roma, essendo pure assai amato
da Andrea Tomacelli nipote del Papa.
Cartari non conobbe quanto riportai nel
voi. Ili, p. 224, che l'antipapa Benedet-
to XIII in Avignone regalò la rosa d'oro
a Martino re d' Aragona nella IV dome-
nica di quaresima, e con essa lo fece ca-
valcare per la cillà. Alessandro F a' 6
126 ROS
gennaio 1 4 1 o(clie Benedetto XI V cliia oia
concilladino e bolognese, per averlo di-
chiarato Io slesso Alessandro V morendo,
mentre comunemente gristoricilo'dicono
dlCandia) giunse in Bologna, cavalcando
una chinea condotta per le redini da Ni-
colò lo Zoppo marchese d'Este e signore
di Ferrara, al quale a'2 marzo in s. Pe-
tronio, dopoaver celebrato la messa pon-
tificale, gli donò la rosa d'oro (benedetta
come scrivono alcuni), come rimarcai nel
voi. XXIV, p. 93. Giovanni XXI fi in
Roma donò nel i4' i la rosa d'oro a Car-
lo VI l'Amalo redi Francia; indi neli4i3
(meglio nel i4'4j <^ome dissi nel voi.
XXXIV, p. 81, con l'autorità dello sto-
rico d'/mo/rt Alberghetti), benedì(come
ilicono Cartari, e Alberghetti che chiama
solenne la benedizione; ma in questo er-
rore caddero molli gravi scrittori, co' riti
moderni avendo creduto simili gli anti-
chi; seguendo i quali prima d' aver stu-
diatocriticamente Tanlicipata origine del-
la benedizione, ancor io dissi diverse vol-
te benedette le rose, prima del tempo in
cui lo furono effettivamente) la rosa d'oro
n'27 marzo in s. Petronio di Bologna, e la
mandò a Lodovico Alidosio signore d'I-
mola. Aggiungerò un altro donativo di
rosa d'oro di Giovanni XXIII non ripor-
tato da Cartari, che trovai neW antologia
Romana^ t. 2, p. 269, e fatto nel i^iS
incostanza all' imperatore Sigismondo,
essendo formala a guisa di mazzo di fio-
ri, o arboscello alto, che poggiava sopra
im piede. Martino F 3 eletto in della cit-
tà,ricevèambasciatori dalla repubblica di
Firenze j che lo supplicarono a onorare
la loro città per qualche tempo, rinno-
vando r ambasceria quando il Papa era
passato a Milano, e poi giunse a Firenze
nel 1419: dopo aver detta la messa a'26
marzo domenica Laelare (altri scrivono
2 aprile,allrii2) ins. Maria Novella, do-
nò alla signoria di Firenze la rosa d'oro
benedetta solennemente, la quale perchè
il gonfaloniere era infermo, la ricevè in
nome della repubblica il prcposlo Fran-
ROS
Cesco Gherardini, onde furono poi deno-
minali Gherardini della Rosa, e nella
branca del Leone loro slemma posero una
rosa, altri dicono un ramo con due rose.
Una folla di scrittori tu Itociò descrissero,
dai quali s'impara che il dono seguì nel
di della Pasqua, che la rosa era compo-
sta di 9 rose d'oro fino e in cima un zaf-
firo. Il gesuita Richa, Notizie delle chie-
se fiorentine t. 3, p. 35, scrive che il do-
no fu fatto il giorno della domenica delle
Palme. Dice Scipione Ammirato :" Que-
sta è un ramo d'oro con molte fronde, e
con una rosa nel mezzo pur d'oro, la qua-
le benedetta dal Papa con alcune orazio-
ni, unta di balsamo, e di muschio trito
ripiena, e con l'acqua santa aspersa e in-
censata, si suole donare, non solo per se-
gno d'onore, ma per annunzio di celeste
gaudio e letizia, come suonano le parole
dette dal Paj)a quando la consegna o man-
da. Volle Martino V per maggior testi-
monio d'onoranza, che la rosa fosse ac-
compagnata da'prelati, da'cardinali e da
tutta la sua corte sino al palazzo de* Si-
gnori. Per questo essendo tulli montali
a cavallo, venendo dietro agli altri con la
rosa in mano il preposto fra due cardi-
nali, il quale con quella solennità andò
a ri porla nell'udienza de'Signori,ovemes.
sa poi in un bel tabernacolo, lungamente
fu conservala. Questa pompa fu reitera-
ta il seguente giorno, essendo il preposto
accompagnalo da lutti i cavalieri e nobi-
li della città, il che recò al popolo soddi-
sfazione e conlentamento grandissimo *'.
Nel 1 420 a'i 7 marzo in Firenze Martino
V donò altra rosa d'oro a Guido conte di
Urbino, trattato da'fiorentini magnifica-
mente in casa di Matteo Scolari. Altra
ancora ne regalò alla basilica Vaticana,
come attesta Torrigio a p. 2.58, dicendola
rubala nel sacco del 1^27.
Eugenio 7Knel i435, mentre dimo-
rava in Bologna, mandò la rosa d'oro in
dono all'imperaloreSigismondOjCon quel-
la lettera che riporta Cartari. Nel i435
il Papa onorò con questo donativo Ra-
ROS
nuzìo III Farnese, avo di Paolo HI, co-
me notai nel voi. XXI H, p. if)5, quale
benemerilb generale della s. Sede, e ciò
venne rappresentalo in una pilUira del
bellissimo palazzo di Caprarola{T^.).So^'
giornando il Papa in Firenze nel 14^7»
pel vescovo di Piacenza Agnolo mandòla
rosa d'oro in regalo all'altare maggiore
della cattedrale di s. Maria del Fiore, ac-
compagnato da molti arcivescovi, vesco-
vi, preti, notari e altri; la quale rosa pe-
sava oncia i4 e denari g, ascendendo il
valore a fiorini 95, e il zaffiro 18. Nel
1 44^ Eugenio 1 V in Siena solennemente
benedì la rosa d'oro nella domenica Lae-
tarej e subilo la donò a Domenico Rinal-
do Orsini contedi Tagliacozzo, signore di
Piombino e generale de'senesi: inoltreEu-
genio IV donò la rosa d'oro al santuario di
Sancta Snnctorum di Roma, e lo attesta
Marangoni neli'/*/or/rt a p. 149, non a-
Vendola notata Cartari. Nel i444 '^ ^P^'
dì ad Enrico VI re d'Inghilterra. Nicolò
V nel 144S inviò il suo legato in Polo-
nia (^.). al re Casimiro IV, col donativo
della rosa d'oro, che appresi da Novaes
e non rinvenni in Cartari. Indi nel i45io
Nicolò V a mezzo d'Antonio Ivani geno-
vese, mandòla rosa d'oro, con lettera che
riprodusse Cartari, a Luigi Campo Fre-
goso doge di Genova; e nell'istessoanno
l'inviò al landgravio di Turingia e conte
d'Assia,f jC5//>^eZ>. Elisabeth ^piel a te da-
rà : àoè al i.** mandò la rosa del i449>
al 1° quella di detto anno, come pure e-
spressamenterimarcaCenni,e senza essere
slate benedette, non essendone per anco
propriamente cominciato il rito, che però
con lui attribuimmo dopo Nicolò V. Sic-
come nell'autore di sua vita fu scritto, che
la rosa d'oro l'avea benedetta nella 3.' do-
menica dell'/^tn'ew/o del 1449 delta ^^""
dete, mosse la seria attenzione del dotto
e critico Cenni a molte riflessioni. Che
in qualche chiesa insigne onorala dai Pa-
pi della rosa d'oi"», sia costume di esporla
nella IV domenica di quaresima Laefare,
e nella 3.^ dell' avvento Gaudetc^ in cui
R0$ 127
la Chiesa usa pure il colore rosaceo, la
dalmatica e la tonicella, in segno di par-
ticolare allegrezza (ed anticamente altre-
sì venne celebrata in s. Croce in Gerusa-
lemme), come riportai nel voi. IX, p. 99
ed altrove, è fuori di dubbio; ma rijfletle
Cenni che la basilica di s. Pietro, da cui
costumarono prendere esempio le altre
chiese del mondo, soleva esporre la ro«:»
d'oro nella sola domenica LaeAare. ACen-
ni non riuscì sapere perchè il colore ro-
saceo o di rose secche si adopi i anche nel-
l'Avvento; ed io lo spiegai a Colori ec-
clesiastici, o voi. XV, p. IO, 12, 1 5. Ag-
giungerò ,che nella memorala lettera pon-
tificia al doge genovese, non si dice che
la rosa era stala benedetta nella dome-
nica Gaudete^ ma: Consueverwil qua*
dragesimae tempore^ ilio die^ quo caii'
tallir Laetare Jeviìsaiem, Rosam aurea m
elargiri.... e nel dire il Papa che gliela
inviava, si espresse: cui Rosam praeteri'
tae quadragesimae milteremus, Conclu-
do,che erroneamente scrisse l'autore della
vita diNicolò V, e resto sorpreso come que-
sto confronto sfuggisse al diligente Cenni.
Nicolò V inoltre la die ad Alfonso re di
Napoli e di Aragona , e gliela inviò per
Michele Marliano chierico di camera, e
Io registrai nel voi. LII, p. 268: Cartari
dice ignorarne l'epoca; l'aggiungerò io,
con breve de'20 aprile i45i,perla vit-
toria riportata sui turchi. Ne'vol. XVII,
p. 219, e XXIX, p.i 57 raccontai come
NicolòVnelia domenica L^e^rt/e del 1 4^2
coronò l'imperaloreFedericollIerimpe'
ratriceEleonora,enel dì seguente regalò
questa della rosa d'oro. Essendo in Roma
nel 1453 Federico II elettore di Brande-
burgo, il Papa gli regalò la rosa d'oro,
che a'iempi del cardinal Commendone
ancora esisteva: il ceremoniale lo riporta
Cartari a p. 45, dicendo che nella venula
in Roma fu incontrato da due cardinali
diaconi, dopo l'ultimo de'quali sedènella
cappella pontificia, secondo il consueto
ceremoniale. Nicolò V nel i45i4jP6' ^^'
scovo di Porlo referendario, mandò lo
128 ROS
slesso (lonafivo ad Alfonso Vie di Por-
togallo (F.). Calisto ///con diploma ri -
Telilo da Carfari, e di cui diedi superior-
mente cenno, nel i4^7 a'24rnaggio man-
dò in dono la rosa d'oro a Carlo VII re
eli Francia, eccitandolo a combattere gli
immanissimi turchi e difendere la fede.
Oijserva Cartari, che la rosa d'oro con-
tinuava ad essere un sol fiore, ma ornato
con 1 2 perle. Pio II imitando lo zelo del
predecessore nel frenare la baldanza dei
formidabili ottomani, per cui si recò al
congresso di Mantova (/^,), e passando
per Siena sua patria, narra Novoes, tanto
isti'uilo delle cose senesi, che nella dome-
nica Lattare i4^9 »'ecitò nella cattedrale
nn'eloquentissima orazione, benedi col
solito rito la rosa d'oro, e la donò al se-
nato senese presente alla funzione, non
come avea scritto Piicci citato, alla cat-
tediale stessa. Nel 1 460 la regalò. ancora
a Giovanni II re d'Aragona e di Navarra.
La donò quindi Pio II nel 1462 a Tom-
maso Paleologo fratello dell'ultimo im-
peratore greco, peravergli donata la testa
di s. Andrea apostolo, ohe collocò nella
basilicaValicana con solenuissima esplen-
didissima processione che diffusamente
descrissi nel voi. LV, p. 261 e seg. Tut-
tavolta Amalfi cvcòe possederla, per do-
no del celebre suo concittadino cardinal
Pietro di Capita, che quale legato in Co-
stantinopoli, quando solìo Innocenzo III
(V.) fu presa dai latini, l'involò e con di-
ploma la donò poi ad Amalfi, che nella
pia credenza che sia la vera, la tiene in
somma venerazione. Parlando delle re-
liquie di s. Andrea a Patrasso, dichiarai
con gravi autori, che piuttosto il corpo
ricevè il cardinale in dono da Baldovino
I imperatore latino. Cartari nel dire che
Ja rosa fu data al Paleologo, per la testa
di s. Andrea, cita Gobelino storico con-
temporaneo di Pio II. Inoltre questo Pa-
pa mandò la rosa d'oro a Pienza (F.),
ov'era nato, e pesava i4 oncie: Cartari
non la conobbe. Papa Paolo II nel 1470
donò in Pioma la rosa d'oro a Federico
ROS
figlio di Ferdinando V re di Spagna (re
di Castiglia e Leone, e poi di tutte le Spa-
gne), secondo Cartari; ma sbagliò nella
persona, poiché Federico era principe di
Taranto e figlio di Ferdinando I re di Na-
poli. Nel voi. XXIV, p. 107 e seg. rac-
contai come Paolo II in Pioma nel 1471
in s. Pietro nel giorno di Pasqua solen-
nemente creò duca Borso d'Este vicario
di Ferrara, cui il Paleologo cinse la spa-
da, e che nel seguente giorno nella me-
desima basilica gli donò la rosa d'oro be-
nedetta, tempestata di gemme e gioie, del
valore di 5oo ducati d'oro. Indi un car-
dinale prese la rosa, ed il Papa la restituì
al duca sulla porta di s. Pietro al cospetto
del popolo, e lo fece accompagnare dai
cardinali in cavalcata al Palazzo aposto-
lico di s. Marco, o\e lo trattò di lautis-
simo convito. Per la splendidissima fun-
zione, dicesi che in Roma si recarono
2 5o,ooo forestieri ;*e Borso vi fecenobilis-
sima comparsa colla sua magnifica corte
vestita riccamente, 80 uomini della qua-
le portava ciascuno 4 glossi cani, secon-
do il costume di que' tempi. 1^/5/0 IFm
vece della rosa beuedì un ramo di (juer-
cia di tal metallo, con allusione al suo
stemma della Rovere, e nel 1 47 i lo mandò
alla cattedrale di Savona sua patria; ma
fu nel 1472, perchè fu fatto Papa a'9 ago-
sto del precedente anno : nel medesimo
errore di data cadde Baldassarre Donò in-
oltre la rosa d' oro ( ignorasi se altro ra-
mo di quercia) ad Ernesto duca di Sas-
sonia; ed a Federico Feltre che fece du-
ca d'Urbino (F.), oltre Io Stocco e Ber-
ref^o/ie benedetti, altre insegne solite dar-
si ai benemeriti di s. Chiesa, pel qual do-
no fece un carme il celebre poeta Por-
cello Pandoni, come leggo in Marini, De-
gli archiatri t. i, p. 194» ii quale alle
rose del Cartari altre ne aggiunge colle
seguenti. Sisto IV donò la rosa d'oro al
marchese di Mantova Lodovico III Gon-
zaga, e gliela spedì pel suo archiatro G.
Filippo dal Legname professoredi Peru-
gia. La die pure nel i474« Cristiano I
ROS
re di Danimnrca, che con magnifico ac-
compagnamento si lecòiii Roma per sod-
disfare ad un suo voto, alloggiato al Va-
licano dal Papa, il quale ricevette da lui
la LaK'anda delle mani {^T^.): ne pubblicò
le Notizie Cancellieri, ma gli fu ignota
la notizia già pubblicata da Marini. Al-
tra rosa Sisto 1 V la mandò al doge di Ve-
nezia Andrea Vendramin, col mezzo del-
l'ambasciatore AntonioDonalo econbrc'
Te del 23 o 25 marzo 1476; altreltanto
trovai in Novaes. Finalmente Sisto IV nel
1482 altra rosa regalò adEberardo con-
te di Wurtemberg e signore di Monte
Pelignardo, genero di detto signore di
Mantova , ch'erasi reca to in Roma per sua
divozione e curiosità. //i/20ce«zo ^///do-
ttò le rose d'oro, al duca di Ferrara Erco-
le I, eal Delfino di Francia, mentre il Pa-
pa giaceva infermo in letto neli4B5,efu
consegnata al suo oratore. Scrive Mene-
strier: les armoiries de Grenoble(c&^\\.s\Q
del Delfìnato) sont la marqite des Roses^
que les Papes onlenvoyées aiix Dauphins.
Nel 1 486 Innocenzo VI 1 1 spedì la rosa d'o-
ro con breve de' 12 marzo^pel pontificio
internunzio Imolensi, a Giacomo III re
di Scozia: meritano leggersi le lettere ac-
compagnatorie di questi sagri donativi,
per l'unzione cui sono scritte, per le pa-
terne e tenere espressioni de'Papi, e pei
diversi bellissimi modi e significati, coi
quali si simboleggiano e celebrano le rose
d'oro. Nel voi. XLIX, p. 265 riportai la
rosa d'oro (non conosciuta da Cartari),
lo Stocco o Spada con cappello gioiellali
e benedetti, che Innocenzo Vili donò in
Roma al prode Generale dis. Chìesa(P\)
Giacomo Trivulzio milanese, per l'impre-
sa à'Osìmo. Alessandro FI donò le rose
d'oro, nel i493, e non nel 1490 in cui
non era Papa, a Isabella l regina di Spa-
gna, consegnandola a'suoi a-mba scia tori;
nel 1494 ^'^^ chiesa della R. Vergine di
Halla in Fiandra; nel i495 al doge ve-
neto Agostino Rarbarigo, essendo allora
la rosa di forma piccola, ed eccedente po-
co di più la misura di mezzo palmo, si-
VOL. LIX.
ROS 12^
niile ad una rosa staccata dalla pianta e
da portarsi in mano (talvolta nell'espor-
la sull'altare si soleva meltere sulla pun-
ta d'un candelliere d'argento, quando e-
ra sì piccola, al riferire di Lonigo), in se-
gno di paterna benevolenza e per la buo-
na a-monia che passava colla repubblica
di Venezia, ove la recò Jacopo de'duchi
d i Cardona Scudiere pontificio. Nel 1 496
donòAlessandro VI la rosa d'oroaFraa-
Cesco II marchese di Mantova, che avea
militato per s. Chiesa; nel 1 497 al celebre
Alessandro Gonsalvo de Cordova detto
il gran capitano, il quale dopoavercac-
ciato i francesi dal reame di Napoli e la
presa d'O^i/^r, portatosi in Roma, ed in-
contratodallafamiglia pontificia, da mol-
ti prelati e da lutti i cardinah , fu con-
dotto dal Papa in concistoro, che gli die
la rosa d'oro in testimonianza del suo va-
lore. Nell'anno santo i5oo tornalo in Ro-
ma dalle prepotenti sue conquiste Cesare
Borgia (F.), figlio del Papa e generale
di s. Chiesa, a'27 febbraio venne incon-
trato dalle famigliedel Pontefice e de'car-
dinali, dagli oratori de'principi e da altri
con nobilepompa, ed Alessandro VI pub-
blicamente in cappella pontificia gli con-
segnò la rosa d' ovo ^sedens incardinaliunt
sedilibus,ab eodeni senatu usqueadae-
des snas in Urbe positasfuit conduclus.
Giulio II nel i5o4 ricevette l'ambasce-
ria delia repubblica di Genova, composta
di 1 1 oratori e altrettanti cancellieri, per
congratularsi di sua esaltazione, come sa-
vonese, ed egli donò loro per la repub-
blica la rosa d'oro, colla quale i Papi ono-
ravano i più cari amici, come diceilSe-
meria nella Storia ecclesiastica di Gè-
«oi'rtp. 384, dono non conosciuto da Car-
tari che nota i soli seguenti. Nel i5o5
Giulio II consegnò la rosa d'oro al ve-
scovo di Plosko, oratore del re di Polo-
nia Alessandro I, acciògliela presentasse;
nel 1 5o6 con breve de' 1 8 giugno la re-
galò ad Emmanuele re di Portogallo, per
la propagazione e difesa della fede, con-
tro i turchi e saraceni, per mezzo di Al-
9
3o
ROS
varo de Cosla caniericre regio; nel i5o8
la dieilu all'ambasciatore d'Alfonso I dii*
ca di Ferrara per quesli,eBellrando ve-
scovo d'Adria nel pontificio nome la con-
segnò al duca nella cattedrale di Ferrara,
mentre assisteva alla messa pontificale,
lo che ricordai nel voi. XXIV, p. i i8.
Altro donativo diGiulioII che ignoròCar-
tari, fu la rosa d'oro benedetta inviala
ad Enrico Vili re (\* Inghilterra (^.), per
confermarlo nella divozione verso il ro-
manft Pontefice, al dire di Novaes, e per
G uglielmo arci vescovo diCantorberysun-
lìominato.Zeowe^Y, come già notai aPoR-
TOGALLO, nel i5i4 pel le Emmanuele
nel 2.° giorno di Pasqua, sedente in so-
glio alla presenza de'cardinali consegnò
ai suoi ambasciatori la rosa d'oro, ed essi
gli baciarono il piede e furono accompa-
gnali dalla famiglia papale a'ss. Apostoli
ove abitavano. Leone X neliSiy onorò
di questo sagro donativo Carlo 111 duca
di Savoia. Con hiexe sub annido Fisca-
toris^ dato in Civitavecchia a'2 3 ottobre
1 5 1 8, Leone X donò la rosa d' oro be-
nedetta a Federico duca di Sassonia, per
Carlo Millz di Misnia cameriere segreto
del Papa, dichiarato nunzio, di cui fece
elogio, pregandolo a porre un argine al-
l'eresia Luterana {^^.)j che il duca pro-
leggeva nell'autore Lutero, e perciò poco
gradita dal duca, come rimarca Bernini,
ì\e\V Hisloria dell'eresie. Quesù narra in-
oltre, che il zelante Millz si abboccò con
Lutero, ma si condusse con poca avve-
dutezza e dignità, restando deluso dal fur-
bo eresiarca, che anzi abusò di qualche
.«iua imprudenza nella dieta di Worms ,
sulle varie costumanze della corte roma-
na da lui narrate. Leone X mandò ancora
la rosa d'oro adEnrico Vili re d'Inghil-
terra, che chiamò Difensore della Chiesa
e della Fede (F.). Adriano FI neh 52 3
donò la rosa d'oro al re di Polonia Si-
gismondo L Clemente FU nel i524 la
mandò ad Eurico Vili re d'Inghilterra,
il quale a'io ottobre scrisse una bellis-
sima lettera di ringraziamento, che con-
ROS
segnò ad Annibale suo consigliere e ora-
tore, che riporta Cartari, nella quale si
sottoscrisse Fidci Defensor. Che poco do-
po divenne acerrimo persecutore di essa,
ad Inghilterra con difi'usione lo narrai.
A'2 I ottobre anche il cardinal Volseoar*
ci vescovo di York scrisse al Papa, quanto
la rosa riuscì cara al re. Nel i525 la re-
galò a Carlo 111 duca di Savoia a'3 giu-
gno, per onorare i suoi sponsali. Nel 1 5iC^
(non nel i52 5 come vuole Torrigio) la
donò in segno d'amore alla celebre Arci'
confraternita del Confa lone{*\'\ cui ripar-
lai nel voi. LI, p. 246) a'5 marzo, por-
tandola alla chiesa il Maggiordomo (F.)
dopo la benedizione, in cavalcala con tut-
ta la Famiglia pontificia ^ ehi consegnò ai
deputali. Probabilmente pel tremendo
saccheggio del seguente anno fu rapila,
onde il sodalizio ne fece dipingere a oro
la memoria nella tribuna, cioè un ramo
con 1 o rose collocato su vaso di forma o-
vale, posato sopra un trepiedi in figura
di zampe di leone, col Papa in piviale e
triregno genuflesso innanzi la B. Vergine,
con iscrizione e l'erralo anno i5i^. Car-
iali Iralasciòdi registrare la rosad'orore»-
galala a* io marzo 1 532 da Clemente VI [
a Sancta Sanctorum^ che notò Marango-
ni , e prima di lui BaTdassarri, il quale
riporta l'istromenlo che fu fatto e la so-
lenne ceremonia della consegna al soda-
lizio, il 12 marzo, in cui il senatore ed i
conservatori di Roma con gran comitiva
e pompa, dalla chiesa d'Araceli la porta-
rono siill'allare della basilica Lateranen-
se, avanti l' immagine acheropita del ss.
Salvatore scoperta.
Paolo Ill}pev dimostrare la sua sod-
disfazione a Federico II duca di Manto-
va, ch'erasi contentato che in detta città
si celebrasse il concilio generale, poi te-
nuto in Trento, nel i537 gli mandò la
rosa d'oro benedetta", da un suo camerie-
re segreto e suddi lo del duca.OsservaCen-
ni, che nel diploma col quale il Papa ac-
compagnò il dono, si trova il nuovo ce-
remoniale narrato di sopra, solitis caere-
ROS
vìom'is benedixissemus, avendo rimosso
la consQgrazionecol crismn inlrotìolfa tla
Paride tle Grassis, pel quale è tollerabile
respressione che la rosa d'oro fu consa-
grata, ma solo ne'pontificati di Giulio H,
Leone X, Clemente VII, e forse anche di
Adriano VI, in cui fu usato il crismajdelle
altre dovendosi dire semplicemente bene-
detta, cioè dall'epoca che stabilimmo con
Cenni in poi. Nel i543 Paolo IH, al mo-
do che descrissi nel voi. XXIV, p. 129,
a'24 aprile celebrando messa pontificale
nella cattedrale di Ferrara, fe:>ta del pa-
trono s. Giorgio, donò al duca Ercole II
la rosa d'oro, e lo stocco e berrettone be-
nedetti. Nel 1548 in nome di Paolo III
presentò in Parigi il nunzio Torriani ve-
scovo di Ceneda, la rosa d'oro alla regina
Caterina de Medici. Crede Cartari che lo
stesso Papa, per mg."^ Lattanzio Benucci
senese, regalasse la rosa d'oro a Francesco
Delfino di Francia, probabilmente figlio
di Francesco I e fratello di Emico II, in
conseguenza cognato di detta regina. Gm-
//o///per infermifà benedì la rosa d'oro
agli 8 marzo i55o nella camera di u-
dienza, e la die all'ambasciatore di Por-
togallo, pel primogenito del re Giovanni
IH. Divotissimo il Papa dell'immagine
della B. Vergine nella basilica Liberiana,
ove 7/1 /;2mo/z7'//5 nell'altare del Presepio
avea celebrato la i.'' messa , le donò la
rosa d'oro da lui benedetta. Indi con bre-
ve de'26 gennaio 1 555 pel nunzio Anto-
nio Agostini, mandò la rosa d'oro da lui
benedetta nella domenica Lae.tare del
precedente anno, a Maria regina d'In-
ghilterra, che succeduta all'apostata ge-
nitore Enrico Vili, vi avea ripristinato
la cattolica religione, per cui fu coniato
un medaglione colTepigrafe: Fidei De*
fensalrijc. Giulio HI per lo stesso nunzio
fece presentare a Filippo II re di Spa-
gna, marito della regina, lo stocco e cap-
pello benedetti. Paolo IF dopo la pace
di Cf7t'e_, per la guerra fatta nella Cam-
pagna romana dal duca d'Alba viceré di
Napoli, dopo averlo ricevuto amorevol-
HOS i3(
mente in Roma a'20 settembre 1 5^7, al-
loggiandolo in palazzo splendidamente,
fatto sedere in cappella pressoi cardinali,
tenuto a desinar seco con tutto il s. col-
legio facendolo sedere incontro al deca-
no, ritornato che fu a Napoli, mandò alla
duchessa moglie la rosa d'oro benedetta,
per Matteo Acquaviva protonotario apo-
stolico, che la consegnò n?lla maggior
chiesa. Pio IF ugÌ i56i spedì alla re-
gina di Boemia colla rosa d'oro benedet-
ta, Giovanni Canobio, con segrete*istru-
zioni di trattare in Germania diversi af-
fari, specialmente riguardanti il concilio
di Trento. Indi nel i564 per attestato
della benignità con cui riguardava Lucca
(/^.) e la sua repubblica , spedì ad essa
perd. Giulio Cesare Colonna, la rosa d'o-
ro benedetta, cioè tma rama contenente
più rose, con molte foglie espine; le rose
erano del diametro d'un testone, quella
in cima più grande, avente in mezzo una
j)ielrina somigliante al giacinto informa
di cuore. I rami soltanto erano dorati,
così il vaso da cui sorgevano, ed il piede
fatto a 3 branche: si disse valere circa
2 5 doble d'oro. Fu ricevuta come favore
segnalatOjCdonoratograndemente il Co-
lonna dai magistrati, trattato magnifica-
mente a spese pubbliche e regalato, oltre
l'oiTerta di 600 scudi d'oro, non che ag-
gregato alla cittadinanza. Fu collocata nel-
le stanze del gonfaloniere in decoroso ta-
bernacolo chiuso da due chiavi, da cu-
stodirsi una dal vessilliferOjl'altra dal col-
legio degli anziani. Venne stabilito di por-
tarsi ogni anno nella chiesa di s. Marti-
no, per le feste della ss. Croce, e della Li-
bertà. Inoltre Pio IV mandò la rosa d'o-
ro alla regina di Francia, per un nunzio:
allora regnava Carlo IX. Il Papa s. Pio
V donò la rosa d'oro benedetta alla ba-
silica La teranense,cioèalla cappella oora-
torio di s. Lorenzo detto Sancla Sancto-
rum^ come pure attesta Marangoni che
dichiara l'anno 1567, sebbene il Papa
proibì la Processione (^'.), ch'era solita
farsi per l'Assunta coll'immagine achero-
i32 aos
pila del ss. Salvatore, alla quale propria-
mente fu falla l'offer la, secondo le testi-
monianze di allri 5 storici citati da Car-
tari, raccoglitore benemerito delle noti-
zie sulle rose d'oro. Avendo s. Pio V di-
chiarato granduca di Toscana Cosimo F,
a'5 marzo i5'jo nella cappella pontificia
Sistina solennemenlegl'impose la Corona
Ducale (/^.) e lo scettro , e gli donò la
rosa d'oro in quel giorno benedetta. Co-
simo I giurò fedeltà e ubbidienza alla chie-
sa romana, a s. Pio V e successori. Dice
Baldassarri, che il donativo della rosa fu
dipinto nella galleria del granduca in Fi-
renze. Pare che già e nel 2.° anno del pon-
tificato, altra rosa avesse s. Pio V donala
a Firenze. Meglio rischiaiirò il cenno di
Cartari, col p. Richa già citato, t. 6,p.25 r .
» Agli 1 1 maggio 1 568 arrivò in Firenze
un Mandato del Papa Pio V con la rosa
d'oro, ch'egli portava alla regina Giovan-
na. A'i3 si cantò solenne messa dal ve-
scovo Guidi in s. Maria del Fiore, assi-
stendovi la principessa colla nobilissima
sua corte; finita che fu, il Mandato prese
dall'altare ov'era stata esposta la rosa, la
porse al vescovo Guidi, ed esso la con-
segnò alla regina, che tenutala alquanto,
la restituì al vescovo, e questi al Manda-
to, il quale con pomposa cavalcata la por-
tò al palazzo con suono di trombe e feste.
Era tutta d'oro colle foglie a 3 palchi."
Di pili riportando il p. Fucilala relazione
dell'incoronazione di Cosimo \, ricaverò
quanto può riguardare il donativo della
rosa d'oro. A'4 marzo iSyo ricorrendo
la domenica Laetare^ s. Pio V si recò iu
cappella colla rosa d'oro in mano, soste-
nendo Cosimo I lo strascico del Manto,
che dopo l'epistola ricevè la corona e lo
scettro, e tornò a sedere tra due cardina-
li. All'offertorio Cosimo I offri al Papa un
calice d'oro di io libbre, superbo lavoro
di Benvenuto Cellini, \\ Formale {^F .) pel
Piviale, un piviale, una pianeta, due to-
nicelle e un paliotto. Finita la messa il Pa-
pa tornò alla camera de'paramenli colla
rosa in mano, traversando le sale legia
ROS
e ducale, sostenendogli lo strascico Cosi-
mo I. In detta camera s. Pio V gli donò
la rosa, e ritirandosi Cosimo I nelle vicifie
stanze preparategli, fu accompagnato da
3 5 card ina li. Greg'onoZ/// nel 1 573,pel
nunzio Serafino Olivario o Olivieri, man-
dò la rosa d'oro a Enrico d'Angiò re di
Polonia {F.). Quindi nel iSyy ne fece
dono a Sebastiano Venier doge di Vene-
zia, per mg.' Annibale di Capua arcive-
scovo d'Otranto e nunzioapostolico, che
portò a quella città doppio gaudio, per
la successiva riaperta comunicazione col-
le Provincie pontificie, interrotta per la
peste a'2 i luglio: la ceremonia della pre-
sentazione si fece in s. Marco, con magni-
fica solennità. A'i3 luglio il doge scrisse
lettera di ringraziamento al Papa, coi si-
gillo di piombo, che può vedersi in Car-
tari. Indi per decorare la sua patria Bo-
logna, Gregorio XI H neh SyB le mandò
la rosa d'oro posta in vaso simile, e for-
mata con ramo di tal metallo diviso in
più
rami e rose
pel
nunzio e conci
lladi-
no mg.' Vincenzo Bolognetti suo came-
riere segreto, il quale fu incontrato con
cavalcata a Strà Maggiore, dai magistra-
ti, senato, e canonici di s. Petronio, por-
tando il nunzio in mano la rosa. Poscia
il prelato a' 25 marzo, come giorno fe-
stivo, con molta solennità, lettura del bre-
ve, ed analogo discorso la presentò nella
cattedrale al celebre cardinal Paleotti al-
lora vescovo poi i.° a rei vescovo di quella
metropolitana, il quale rispose con elo-
quenlealIocuzione,ecelebrò la messa pon-
tificale suir altare maggiore, ov'era sta-
ta dal nunzio collocata nel mezzo la rosa,
e comunicò molto popolo; perchè il Papa
col breve accompagnatorioavea concesso
indulgenza plenaria, da conseguirsi da
tulli quelli che confessati e comunicati
visitassero la cattedrale nel giorno del ri-
cevimento del sagro donativo, che il car-
dinale data la solenne benedizione pub-
blicò. Di più dispose il Papa, che la rosa
d'oro ogni anno si esponesse sul dello al-
tare nella3.Momenica dell'avvento Gau-
ROS
dete^ e nella 4-" ^^ quaresima, nella ce-
lebrazione dei divini uHìzi e messa solen*
ne,ciòchea tempo di BénedetloXIVcon-
tinuava a praticarsi, ma egli non nomina
che la domenica Z^e^rtre.Cartari ci diede
l'istruzione pel nunzio, colle particolari-
tà stabilite per l'ingresso in Bologna col-
Tabito di cameriere segreto, cioè di ro-
sato, col cappuccio foderato di pelle (cioè
sopravveste con maniche corte e larghe,
e cappa col cappuccio); pei concerti da
prendersi col vescovo, escludendosi pro-
cessione di clero, e dovendosi recare in
abito rosso alla chiesa per la funzione a
piedi, colla rosa in mano e nobile accom-
pagno, dovendosi celebrare in giorno di
domenica o festa solenne. Cartari riporta
pure l'invito pubblicato dal cardinale al
popolo bolognese e altri suoi diocesani,
in cui dichiarato come la Chiesa col mezzo
delle cose visibili, come più note ai sensi
nostri, cerca d'istruirci delle cose invisi-
bili e celesti, spiegò il motivo dell'istitu-
zione della rosa d'oro e suoi mistici si-
gnificati, con molta erudizione; quindi il
dono fatto dal Papa, l'indulgenza conces-
sa, invitando lutti a lucrarla, ed a tro-
varsi presenti a cosuara esagrosanta a-
zione. Nel iSyg Gregorio XIII deputò
nunzio il marchese Germanico Malaspi-
na, a pprtare la rosa d'oro benedetta a
Margherita d'Austria duchessa di Parma
e Piacenza: l'istruzione data al nunzio
si legge in Cartari, dovendo assumere l'a-
bito rosaceo, con cappuccio coperto di pel-
li bianche; si prescrive al vescovo com-
missario apostolico deputato a consegnar-
la dopo la messa, di assumere il piviale,
di porsi a sedere nel faldistorio avanti al-
l'altaresenza mitra. Lello il breve, il n«m-
zio prenda la rosa, la dia al commissario,
e questi alla duchessa genuflessa, recitan-
do questa formola. « Prendi la rosa dalle
mani nostre, che per speciale commissio-
ne del SS. in Cristo Padre e Signore no-
stro GregorioXIlIper divina provvidenza
Papa a noi fatta ti consegniamo, per la
quale viene designala l'allegrezza dell'u-
nOS i33
na e l'altra Gerusalemme, cioè della trion-
fante e militante Chiesa, per la quale a
tutti i fedeli di Cristo si manifesta esso
bellissimo fiore, il quale è gaudio e co-
rona di lutti i santi. Prendi tu questa, di-
lettissima figliuola, la quale essendo se-
condo il secolo, nobile, potente e di molte
virtù ornata, ma molto più d'ogni virtù
in Cristo, vieni a nobilitarti come rosa
piantata lungo i rivi di molte acque, la
qual grazia dall'ubertosa clemenza sua
degnisi il Signore di concederti, il quale
è Trino e Uno ne'secoli de'secoli. Amen.
In nome del Padre ^ del Figliuolo ^ e
dello Spirito santo -tlf. Amen." Ricevuta
la rosa, la duchessa dovea baciar la mane
del commissario, il quale dava quindi la
episcopale benedizione, pubblicando l'in-
dulgenza plenaria concessa dal Papa. Po-
scia la duchessa portava nellacappella del
suo palazzo la rosa d'oro benedetta, per
custodirla in decente luogo in onoree me-
moria della s. Sede, seguita dal commis-
sario spogliatosi degli abiti sagri, e dal
nunzio. Questi seèsacerdote,quando non
sia deputato il commissario, canta la mes-
sa e consegna la rosa, in pianeta col capo
scoperto, e compartendo la sacerdotale
benedizione. Inoltre Gregorio XIII con
breve de' i 7 settembre 1 584jdiretto a mg.'^
Vi tale Leonori governatore e luogotenen-
te di Loreto,^ questo santuario della B.
Vergine donò la rosa d'oro benedetta, che
gli rimise pel nunzio mg.'^'Marc'Antonio
Fiorenzi accolito, con istruzione: tutto ri-
produsse Cartari, insieme alla descrizio-
ne di detta rosa. Si compose d'un tronco
con 8 rami, con altrettante rose fiorite,
pieni di foglie sottilissime e 7 spine; nella
rosa di mezzo eravi un zaffiro, sorgendo
da un vasetto lavorato a cesello e soste-
nuto da 3 piedi di leone, coU'iscrizione
del Papa donatore : fu stimata scudi 35o.
Al nunzio fu prescritto l'abito di mantel-
letta, con cappello nero da prolonotario,
e gualdrappa nera al cavallo. Si stabilì
che il clero lordano incontrasse il nun-
zio a cavallo e senza processione, un mi-
i34 ROS
cliodistanleo alla cattedrale della vicina
Ifecanati, dovendo portare il nunzio la
rosa in mano. Commissario fu deputalo
mg/LeoDori medesimo, con indulgenza
plenaria alla funzione.GiegoiioXIlldo-
DÒancorala rosad*oio a Leonora de Me-
dici figlia del granduca diToscana, la qua*
le ringraziò il Papa con lettera de'21 a-
prile i584: questo dono fu fatto in oc-
casione che la principessa si sposava a Vin-
cenzo I duca c\i Mantova, come leggo nel
p. Richa. Cartari riporta l'istruzione da-
ta a mg/ Della Corgna deputato a por-
tarla con titolo di nunzio, con vesti pre-
latizie e cappello da protonolario nero;
deputandosi a celebrare la messa, alla be-
nedizione, ed alla pubblicazione delTia-
dulgenza, un prelato di mitra, essendo
allora arcivescovo di Firenze il cardinal
de Medici, poi Leone XI. Al nunzio fu
dato l'incarico di consegnare la rosa, col-
la solita formola. Finalmente si ha, che
Gregorio XIII regalò la rosa d'oro ad E-
lisabetla regina di Spagna.
Sisto F, secondo Rìcci e Baldassarri,
donò la rosa d'oro al santuario di Loreto;
ma Cartari ha buone ragioni di dubi-
tarne. Bensì nel 1 586 la regalò a Dianca
Cappello vedova del granduca Cosimo I,
se deve credersi all'asserto dal p. R.icha,
non facendone parola Cartari. Sisto V
nel 1589 destinò nunzio e commissario
mg.i' Michele Friuli vescovo di Vicenza,
a portare in Firenze lo stocco e berret-
tone benedetti, al granduca Ferdinando
1, che avea rinunziato la Porpora (A^,),
e la rosa d'oro benedetta alla sposa Cri-
stina di Lorena. Cartari pubblicò l' istru-
zione del maestro di ceremonie !Mucan-
eio pel nunzio, il quale dovea entrare in
Firenze vestito di cappa e rocchetto con
gran mantello, a cavallo con forniraenli
poDliOcali, di conseguenza con cappello
simile : la funzione fu fatta nel duomo.
Clemente Vili nel 1592 mandò in dono
la rosa d'oro benedetta all' imperatrice
Anna d'Austria; e neliSgS al granduca
di Toscana Ferdinando 1. Venuto in co-
R O S
gnizione Clemente Vili che in Venezia
si facevano splendidi e pomposi prepa-
rativi per la solenne coronazione della do-
garessa Morosina Morosini , moglie del
doge Marino Grimani, volle onorarla col
dono della rosa d'oro benedetta, e spedi
con questa il suo cameriere segreto Clau-
dio Grotta oCroto, col titolo d'internun-
zio, che giunto a Venezia a' i3 maggio
1597, giorno precedente alla coronazio-
ne, presentò la rosa alla dogaressa nella
basilica di S. Marco a' 1 6 maggio, dopo la
solenne messa pontificala da mg.' Gra-
ziani vescovo d'Amelia e nunzio aposto-
lico presso la repubblica, alla presenza
del doge e di tutta la signoria, con gran
piacere della dogaressa. Assicura Novaes,
che la dogaressa custodi la rosa in sua
casa finche visse, ma dopo la sua morte
per ordine del senato fu portata nel te-
soro di detta basilica, ove si conservava-
no le altre rose d'oro donale dai Papi ai
dogi veneti. Nei voi. XXIV, p. 1 5o, e LV,
p. 5i, narrai che Clemente Vili essendo
andato in Ferrara a prendere possesso di
quel ducato, ricaduto nel dominio diretto
della s. Sede, a' 1 3 novembre 1 598 celebrò
il matrimonio tra Filippo 111 redi Spa-
gna assente e la regina Margherita d'Au-
stria presente; indi sedendo il Papa a-
vanti l'altare sulla sedia gestatoria, senza
le stanghe, diede alla regina genuflessa
la rosa d'oro che avea benedetto nella do-
menica LaetarCj col solito ceremoniale,
la quale era stata collocata sull'altare. Al-
zatasi la regina, consegnò la rosa al conte
di Berlemont, che la portò innanzi a lei
nel tornare alla sua abitazione. Nel me-
desimo anno fu stampala in Roma, di
Paolo Mucanzio, Relazione dell'entrala
solenne fatta in Ferrara da Margherita
d'Austria regina di Spagna, del conci-
storo pubblico fatto da Clemente Fili
per tale effetto, messa pontificale e cere-
monie pe' sponsaliz'ifatti nella cattedrale
della città, colla cerenionia della rosa
d'oro che il Papa fittila la messa donò
alla regina. Nel 1601 Clemente Vili
ROS
manJò !a rosa d'oro beneilelta alla s. Ca-
sa di Loreto, la quale si formava d' un
licmco allo due palmi e 4 dita, con 20
rami, ciascun de'qnali in cima avea una
iosa, larghe come sono le damaschine, con
sottilissime foglie. Nel fine del tronco e-
rano sei spine, e questo posava su vaso
ovale lavorato a cesello con tre angeli, al-
cuni frutti, ed il nome attorno del dona-
tore, sostenuto da tre piedi di leone. Fu
valutata 3oo scudi , e si esponeva ogni
:inno nell'altare del coro ove si celebra-
vano i divini oflici, nelle domeniche Z^rze-
tare e Gaudete.O\\.VQ l'altre mentovale,
Clemente Vili donò la rosa d'oro bene-
detta alla basilica Vaticana, ed alla chie-
sa di s. Maria sopra Minerva : Cartari
(he ciò riporta sull'autorità di Torrigio
e Ricci, crede che questi donativi si deb-
bano piuttosto altribui.e a Paolo V.Ral-
dassarri pretende vero il donativo di Cle-
mente Vili alla detta basilica; ed a 7 fa
ascendere le rose d'oro da lui regalate,
/'^'o/o/^effeltivaméntedonòla rosa d'o-
jo alla chiesa di s. Maria sopra Minèrva,
avendola ivi veduta Cartari colla sua i-
scrizione del 2.° anno del pontificalo o
I G07 ; la dice formala d'un vago ramo
con 5 rose, due bottoni chiusi, con molte
foglie e gambo spinoso, collocata in ele-
gante vaso ovale,sosteQuto\la draghi par-
te del suo stemma. In alcune solennità
si esponeva sull'altare maggiore. Nella
traslazione che Paolo V fece nella basi-
lica Vaticana da lui ingrandita, de'corpi
de'4 primi ss. Papi Leone, per memoria
donò la rosa d'oro benedetta, con sua e-
pigrafe. La donò eziandio al santuario di
Sancla Sanctorum nel 1610, e lo con-
ferma Marangoni, avvertendo chele rose
d'oro donate al santuario le custodivano
i canonici della basilica Lateranense,colle
coltri tessute in oro che i Papi solevano
mandare per l'antica proce>sione di cui
feci già parola. Nella basilica Liberiana
Paolo V eresse alla B. Vergine dipinta
da s. Luca uua sontuosissima cappella, e
le donò la rosa d'oro. Urbano VlIInd-
ROS 1 3 >
1 anno santo 1625 benedìla rosa d'oro,
e donò pel cardinal legato Barberini alla
regina d'Inghilterra Enrichetta di Bor-
bone : ne parlai più sopra, e qui aggiun-
gerò che fu portata alla regina in Amiens,
dal conte Vincenzo Marlinozzi di Fano,*
nobile famigliare del cardinal Barberini,
e maneggiò con essa importanti negozia-
zioni, come leggo nel l. i i, p. 2 36 del-
V Album di Roma. Nel 1626 o 1627 la
regalò in Roma a Ferdinando II gran-
duca diToscana, il quale nella domenica
Laetare sostenne in s. Pietro lo strascico
del manto pontificio, nella solenne messa
che celebrò il Papa, che inoltre lo allog-
giò con magnificenza, come si rileva da
Novaes. Riferisce il p. Richa,che nel 1 628
ebbe la rosa d'oro Maddalena d'Austria;
Cartari nulla dice di questo dono d'Ur-
bano Vili. Con breve de*28 luglio i63o
e pel nunzio Antonio Serra chierico di
camera, Urbano Vili fece presentare in
Napoli la rosa d'oro a Maria d' Austria
regina d' Ungheria, con altri ricchi do-
nativi di divozione, avendola fatta trat-
iare magnificaojente nel suo passaggio
per lo slato ecclesiastico. Nel vol.LV, p.
129 raccontai che Urbano Vili nel i63 i
fece prefetto di R.oma il nipote d. Taddeo
Barberini, e nel seguente anno a' 2 i di
marzo domenica Lattare^ come si pra-
ticava cogli antichi prefelli, gli donò so-
lennemente la rosa d'oro benedetta, ve-
nendo accompagnato a casa da 34 car-
dinali. Nel 1634 a' 26 marzo domenica
Lattare avanti vespero il cardinal Fran-
cesco Barberini nipote d'Urbano Ville
arciprete Vaticano, in nome dello zio posò
sull'altare papale la rosa d'oro per dono
alla basilica, fra il suono di tulle le cam-
pane e accompagnalo da 8 canonici. Ad
ora di vespero il canonico Ubaldini in pi-
viale processionalmente con tutto il cliero
la portò sull'altare del coro e si cantò ve-
spero solenne, dopo i mottetti : Sicul li-
l'inm : Tu es Pelms^ ed alcune orazioni.
Nel 1635 Urbano Vili mandò in Ger-
mania il conle Antonio di Carpegna, fra-
i36 RÒS
lello del cardinal Ulderico, a'presentare
la rosa d'oro benedetta all'arcidLichessa
sposa dell'elettore di Baviera, per cui lo
dichiarò cameriere d' onore, e gli fu data
l'istruzione scritta da Lonigo, ove è pure
una dichiarazionedeiranticbità e misteri
della rosa d'oro: sommo fu il gradimento
dell'elettrice. In questo tempo la rosa
d'oro si formava d'una pianta di rose fio-
rite in un vasetto di simile metallo con
3 piedi, p€r lo più alla un braccio e mez-
zo, e vai utavasi intorno a looo scudi. Es-
sendo stato Urbano Vili vescovo di Spo-
leto, beneficò quella chiesa in più modi,
col dono di sagre suppellellili , coH'in-
dulgenza a' 7 altari privilegiati e col re-
galo della rosa d'oro benedetta, laonde
il capitolo gli eresse nel portico una mar-
morea !apide,monumentodi gratitudine,
in cui si legge : Rosae aurae muncre or-
namenta Regit/Ui Papa Innocenzo X nel
1649 in concistoro dichiarò legato fl la-
fereilcardinal Nicolò Albergati Ludovisi,
acciò si portasse in Milano a complimen-
tare Maria Anna d'Austria figlia dell'im-
peratore, che andava a sposare Filippo
IV re di Spagna, ed a presentarle la rosa
d'oro benedetta. La regina per grato ani-
mo mandò in Roma suo ambasciatore
straordinario il principe Trivulzio, per
ringraziare la pontificia benignità, per cui
fu coniato un medaglione, coU'epigrafc:
jÌc Catholìca Maiestalis ad Pontificem
Lega. Nella relazione che il cardinale fece
di sua legazione, riprodotta da Cartari,
è rimarcabile: Che fu ricevuto alla porta
di Milano delta Romana, essendo a ca-
vallo pontificalmente orna to,ricevutosot-
to baldacchino da 8 gonfalonieri e dal
clero,accoltocon molla riverenza dal folto
popolo milanese, a segno che il cardinale
enlrò di notte nel sontuoso duomo nobi-
lissimamente addobbato, ed ove fra'con-
centi de'musici diede la solenne benedi-
zione. La cavalcala fu decorosa, per l'in-
tervento di tutti gli ordini della ciltìi e
corteggio del legato. Dopo la quale si re-
cò dalla regina, ricevuto con molle ono*
ROS
rificenze, e la trovò sotto il regio baldac-
chino, sedendo poi incontro ad essa : la
regina nell'accogliere il legato, e nel par-
lire fece 3 passi, indi il cardinale passò
all'alloggio preparatogli con gran ricchez-
za, ricevendo trattamenti regi in tulio,
con una sola sedia nella sua camera di
udienza, ove ricevette gli omaggi del go-
vernatore di Milano, delle autorità, ma-
gistrature e della nobiltà. Il cardinale in
nome d'Innocenzo X presentò alla regina
la rosa d'oro benedetta, un corpo santo
in arca d'argento, una preziosa corona di
lapislazzuli, e vari bacili dì Agnus Dei be-
nedetti; ogni cosa ricevuta con dimostra-
zioni di singoiar gradimento. Inoltre In-
nocenzo X donò la rosa d'oro alla regina
di Polonia per mezzo del nunzio di Po-
Ionia, che in pari tempo presentò al re
Giovanni li Casimiro, lo Stocco e berret-
tone benedetti. Con Cancellieri supplisco
quanto non trovo in Cartari, e Io leggo
nella Lettera al d.^' Koreff p. 3 1 3. Inno-
cenzo X per lo sposalizio di d. Lucrezia
Barberini col duca di Modena, e nel sab-
bato santo del 16 54 in camera donò alla
sposa una croce d'oro ornata di molti dia-
manti con in mezzo il ss. Legno; una borsa
ornala di diamanti, con dentro una co-
rona d'agata; una scatola d'oro, col breve
apostolico d' indulgenze e grazie concesse
alla duchessa; e la rosa d'oro da lui bene-
detta. Alessandro FU nei 1 658 da mg.r
Bonzi suo cameriere segreto partecipante
e guardaroba, in testimonianza di parti-
colare amore, mandò alia metropolitana
della sua patria Siena la rosa d'oro, eoa
breve de'29 maggio, in cui si dice dal Pa-
pa, che nel benedirla avea pregato Dio
pel capitolo, canonici, clero e popolo del-
la città e diocesi di Siena: dichiarò custo-
de della rosa il rettore della chiesa, e che
l'arcivescovo dovesse celebrare la messa
il giorno del ricevimento della rosa,conr
cedendo 1 5 anni e altrettante quarantene
i\' Indulgenza [F). Il prelato fu formaU
mente incontralo dal magistrato e dalla
nobiltà un miglio fuori della città, e ri-
ROS
cevulo nella i." carrozzo, passò ad allog-
giare dal cav. Angelo Ciaia scalco segreto
«lei Papa. Nella mattina della funzione,
fu il prelato accompagnato alla metropo-
litana da numerosa cavalcata, vestito deU
l'abito di cameriere segreto, portando la
rosa in mano. In chiesa il prelato sedette
in coro nel luogo più degno; dopo la messa
Tarcivegcovo portò in sagrestia la rosa e
la consegnò al rettore, indi ogni anno si
espose nella festa dello Spinto santo. Colla
stessa cavalcata il prelato tornò alla sua
abitazione. La rosa eradei valore di scudi
J20o; altra futta d'oidine d'Alessandro
VII costò 600 scudi. Questo Papa pel suo
nipote cardinal Chigi legato a latere m
Francia, mandò alla regina la rosa d'oro,
e le Fascìt hcnedelle^ delle quali parlai
;mcora nel voi. LI V, p. 269. ClctnemelX
con breve del i.° maggio 1668 mandò
alla regina di Francia M." Teresa la ro^a
d'oro benedetta, pel Delfino suo figlio,
il quale avea fatto battezzare dal cardinal
Vandome suo legato, facendo il I*apa da
Padrino (/'.), laonde chiamò il Delfino
amantissimo parente donariy acciocché
fiorisse come 1 suoi maggiori. Dice Cartari
che la rosa pesa^va circa libbre 8 1/2, con
un zaffiro nell'estremità superiore, del va-
lore di quasi 1600 scudi. Egli però non
conobbe il dono fatto da Clemente IX di
altra rosa alla chiesa della B. Vergine del»
l'Umiltà della sua patria Pistoia, che io
imparai da Cenni: forse fu quella che Car-
tari dice fatta nel i66g, che costò 833
scudi d'oro, a paoli 1 5 per scudo, cioè scu-
di d'argento 1249 e bai. 5o; la fattura
fu pagala 3oo scudi, oltre le gioie. Cle-
mente ^con breve de' 18 ottobre 1671
donò la rosa d'oro ad Eleonora regina di
Polonia, pel nunzio Angelo arcivescovo
di Damiata, qual pegno di paterno amo»
re. Con questi Cartari termina il catalogo
delle rose d'oro donale dai Papi, aggiun-
gendo alcuni opuscoli di autori che scris'
serodella7?05rt ^^orOjCioèril sermone d' In «
nocenzo III, Floreni aureiimfidclibus pò-
pulis repracsenlet j della Uosa d'oro do-
ROS 137
nata alla regina Maria d'Inghilterra, del
cardinal Polo; il citato ivaiUdo De aurea
Rosa, di AngeloRocca sagrista pontificio;
Durando, Rationale Div. offic. dedouii'
nica IfqnadragesimaejG'ìo.ljaiiìsiiì Ca -
sali, De veleribiis sacris christianoruni ri-
(ibusj Paolo M." Quarti, De henedicùone
Rosae in doniinica Laetarej Domenico
Magri, Notizia de vocaboli eccL, articolo
Domenica Laelarc. A quelli già riportati,
aggiungerò ; Pietro Busenelli tentino, De
Rosa aurea epistola, VìxVavVx 1759. Ada-
mo Rechembergii, Exercilalio de Rosti
aurea , Lipsiae 1 666. Zaccaria Grapii ,
Schediasma historicum de Rosa aurea a
Papa Rom. quota nni s ,solemniter cause •
c/Yi/rt, Lipsiae 1696. Federico Parlkio,
Commentatio de Rosa aurea, omniq uè ae-
vo sacrai 1728. Jo. Gasp. Zemneri, De
Dominicae LactarCjJeniiG 1 70 i . Ora va-
do a riportare le notizie sulle rose d'oro,
chemifudatoraccogliere,certamenlenou
con quella erudizione di Cartari, che pre-
fetto dell'archi v'iodi Castel s. Angelo pub-
blicò i documenti di cui era custode, con
vantaggio degli amatori di sidàtli studi;
Innocenzo .Y/ giubilante per la libe-
razione di Fienna dall'assedio de'turchi,
principalmente per opera del valorosissi-
mo Giovanni III re di Polonia, volle di-
mostrare il suo contento anche colla vir-
tuosa di lui moglie la regina Maria Ca-
simira, e le mandò in dono la rosa d'o-
ro benedetta,con breve de'25 marzo 1684
che riporta Baldassarri , per mezzo del
nunzio Opizio arci vescovo d'Efeso. Que-
sta rosa pesava in oro libbre 71/2,6 coi
zaffiri e fattura costò 1 4*^0 scudi. Di que-
sta regina che poi si stabilì in Pioma, par-
lai nel voi. LIVj.p. Qj. Leggo nel Bai-
dassarri,ed \x\Vi\.\\'a^ÌQv\y Antichità Esten'
si par., 2, p. 6i i,la descrizione della ror
sa d'oro benedetta, mandata in Modena
drflnnocenzoXII ad Amalia diBrunswick
destinata sposa del re de'romani e d'Un-
gheria Giuseppe 1, poi imperatrice e im-
peratore, la quale trovavasi presso la du-
chessa sua sorella. U Papa destinò legata
i38 ROS
a latcre per presentale il dono, Tarcive-
.vcovo di Bologna cardinal Jacopo Bon
compagno, il quale giunse in Modena ai
i6 gennaio 1699, accompagnato dai ve-
scovi di Comacchio, Bertinoro, Forlì e
Cesena, col seguito di 34o persone, incon-
trato ai confini d'ordine del duca di Mo-
dena Rinaldo e della regina Amalia, dal
«ionie Masdoni con carrozze, con altre es-
.sendosi portalo lo stesso duca a compli-
nicnlarlo in s. Lazzaro, circa un miglio
dalla ciltìi, ritornando indietro per usci-
re di nuovo incontro a cavallo con no-
bile e numeroso corteggio. Per etichette
di ceremoniale, il cardinale a cavallo di
mula riccamente bardala arrivò in Mo-
dena alle ore 5 di notte, ricevuto dal du-
ca di là dal Ponte della Predella , tra il
suono delle campane, e lo sparo delle ar-
tiglierie della città e della cittadella. Al-
la porta della città il vescovo pontifical-
mente vestilo gli die a baciare la croce,
ed ivi il cardinale fu ricevuto dai con-
servatori sotto nobilissimo baldacchino,
ctìvalcando alla di lui sinistra il duca, ma
dietro tanto quanto è il collo della mula,
A*a tanti lumi che pareva splendido gior-
no. Erano preceduti da splendida pom-
pa di numerosa cavalcata, dopo la quale
incedevano i ministri della pontificia lega-
zione, cioè due bastonieri vestiti di pan-
no finissimo con ricamo, poi la croce del
legalo coli' immagine del Crocefisso ri-
l'olta verso il cardinale, due mazziericoì-
le wrtsze d'argento, 6 cappellani in abito
paonazzo, i maestri delle ceremonie col-
l'elemosiniere, 6 prelati in mantelletta e
rocchetto, i 4 vescovi con abito prelati-
zio e cappello pontificale; indi a piedi il
clero e capitolo della cattedrale col vesco-
vo di Modena, cantando il Magnìficatj
poscia I palafrenieri, lacchè e paggi del
duca e del cardinale, il quale andava com*
partendo pontificie benedizioni. Dopo il
baldacchino cavalcavano 4 protonotat.i
apostolici, la guardia del corpo del duca
e le mute delle carrozze. Giunto il cardi-
nale nella cattedrale, il vescovo gli pre-
ROS
sento l'aspersorio, col quale asperse se,
il duca genuflesso e gli astanti ; indi po-
sto l'incenso nel turibolo, il cardinale fu
incensato dal vescovo, e portatosi all'al-
tare maggiore del duomo, dopobreve o-
razione intuonò il Te Deum che prose-
guirono più cori di musici, e dopo le pre-
ci cantate dal clero il cardinale legato re-
citò l'orazione di s. Geminiano protetto-
re della città e diede al popolo la solenne
benedizione apostolica, pubblicando l'in-
dulgenza plenaria. Passò poi il cardinale
dalla cattedrale alla corte colla stessa ca-
valcata, ed ammesso dopo incontri ono-
revoli all' udienza della regina Amalia ,
la quale essendo sotto baldacchino si al •
zò al suo arrivo e l' incontrò per alcun i
passi, sedendo ambedue in sedie eguali.
Es[)osta il cardinale la sua missione, di-
poi si ritirò al magnifico appartamento
preparatogli. Ritornato il cardinale poco
dopo dalla regina , le presentò in nome
del Papa il breve apostolico (che ripor-
ta Baldassani, in data de' 9 gennaio) e
la rosa d'oro, della forma d'ini mazzo di
fiori allo più d'un braccio : dal gambo si
partivano 3 rami che dopo varie piegatu-
re ricongiungendosi sostenevano la ro-
sa principale con bel compartimento di
foglie, il tutto del peso di 20 libbre d'o-
ro. A (jueslodono si aggiunsero quelli di
una cassetta coperta di broccato d' oro
cremisi e listata d'argento con 8000 A-
gnns Dei benedetti, 1^ medaglie d'oro,
due preziose corone, una d'agata, l'altra
di lapislazzuli, con medaglie d'oro; oltre
una grande cassa con cornice d'argento,
cristalli e fiorami, contenente il corpo di
s. Costanza. Ritiratosi di nuovo il cardi-
nale, tornò per l'udienza di congedo, per
cui tutte queste funzioni e visite si pro-
trassero fino alle ore 12, e nella mattina
seguente a ore 17 partì per Bologna, ac-
compagnato dal duca di Modena fuori
della città, tra lo strepito delle artiglierie.
Ma la regina che avca stabilito partire
nella stessa mattina, dovette ciò effettua-
re nel dì seguente. ClcmciiLeXI conhvQ-
ROS
ve de' 1 8 agosto 1 70 1, ripiodoUo da Bai*
dassani (e co« questa termina le brevi
notizie sulle rose d'oro ), regalò la rosa
d'oro a Maria Luigia Gabriela di Savoia
regina drSpagna, destinando legalo a Z^-
tene il cardinal Giuseppe Arcbinto arci-
vescovo di Milano, con incarico di recar-
S|i a Nizza, e congratularsi del matrimo-
nio che andava a celebrare con Filippo
V. Il cardinale con decorosa legazione e
col dotto maestro delle ceremonie pon-
tificie GiuslinianoCbiapponi cbeavea re-
golalo la funzione di Modena, si recò a
JXizza, vestito in abito viatorio e in se-
dia portatile, con tutta la comitiva a ca-
vallo, preceduto e seguilo dalle milizie.
Fu il legato incontrato dal marchese di
Sales ambasciatore della regina , ed in
suo nome si rallegrò del felice viaggio : il
cardinale lo accolse, senza muoversi dal-
la sedia. Prima d'entrare in città, il car-
dinale assunse la cappa e fu dato prin-
cipio alla cavalcala. Alla porta il cardi-
nale fu ricevuto formalmente dai sindaci,
e da 8 conservatori col baldacchino; en-
trato in essa a cavallo, il vescovo di Niz-
za gli die a baciare la croce, avendo con
lui il clero secolare e regolare, mentre
la fortezza incominciò le salve d'artiglie-
ria. Nella cattedrale il vescovo ministrò
al cardinale Taspersorio e l'incenso. Can-
tato il Te Deurn, colle orazioni di s. Re-
parata titolare della medesira/i, delle dal
cardinale al corno sinistro dell'aliare, il
quale avendo innanzi la Croce di legato
benedì solennemente il popolo, e fece pub-
blicare dalla 1.3 dignità del capitolo l' in-
dulgenza plenaria. Deposta il cardinale
la cappa, prese sul rocchetto la mozzella,
e rimontalo a cavallo, senza baldiici;hÌ!io
iti portò al palazzo della regina, ove in di-
versi luoghi fu ossequialo dai principali
della corte. Introdotto dalla regina_,que-
sla si alzò dalla sedia e l' incontrò beni-
gnamente per4o 5 passi. Postisi ambe-
due a sedere, il cardinal con elegante di-
scorso dichiarò l'onorevole commissione
ricevuta dal Papa, e la regina rispose cou
ROS 139
parole di gradimento e venerazione. Nel-
l'udienza formale, il conte Bobbio andò
a prendere colla carrozza della regina il
cardinale, con nobile corte; giunto il car-
dinale dalli^^-egina, le die la benedizione
apostolica in nome di Clemente XI, e la
regina chinò il capo, indi lo fece regalare
dal conte Scolti d' una rosa di diamanti,
che il cardinale si pose sopra la simile
croce pettorale che portava. Nella 3.' u-
dienza il cardinale legalo presentò il bre-
ve apostolico ed i pontificii' regali alla re-
gina, che si composero della rosa d' oro
benedetta, d' una corona di crisoliti con
medaglia di diaspro orientale legala in o-
rp, d'un corpo santo in cassa coperta di
broccato con galloni d'oro,d'una vaghis-
si:Ha casseltina di cristallo sitialtato con
fiori di rilievo e piena d' /Jgiiiis Dei be-
nedetti : i doni in bacili d'argento li por-
tarono il ceremoniere e 3 nobili famigli
del cardinale , ricevuti dalla regina con
sommo piacere,ondeammise al bacio del-
la mano i prelati e ca*'alieri della lega-
zione. Restato vedovo Filippo V, e scella
in nuova sposaElisabelta Farnese duches-
sa di Parma e Piacenza (^'.), Clemente
XI volle donarle la" rosa d' oro e congra-
tularsi delle regie nozze; nel 17 i4 le spe-
dì per legato a latcrc il cardinale Ulisse
Giuseppe Gozzadini vescovo d' ImoLt
(/^.), il quale eseguì la legazione nel mo-
do che accennai a tali" articoli. Benedet-
to XIII rilenendo l'arcivescovato di Be-
nevento, che avea da cardinale, oltre le
tante beneficenze cui fu generoso colla
metropolitana, nell'anno santo 172 5 le
donò la rosa d'oro benedetta, cóme nota
Borgia, Memorie di Benevento par. 2, p.
3o6 : aggiungerò che tuttora si conserva
nel suo tesoro, visitato da Pio IX (f'^.)
nel 1849. Abbiamo dal n.''i352del Dia-
rio diRoniade\i'ji6, che Benedetto XII l
nella domenica IV di quaresima benedV
nella sagrestia o camera de'paramenli la
rosa d'oro, e la fece portare nella propin-
qua cappella Sistina da mg.^ de Curolis
chierico di camera ; indi avendola desti-
i4o ^ KOS
naia per la nictropolilaiia di Capua , la
consegnò in Piomu a rng.*" Pizzangri ve-
scovo d'I merla, perchè la portasse a mg.**
Nicolò Michele Abbati vescovo di Carino-
lo, deputalo a presentarla al cardinal Ni-
colò Caracciolo arcivescovo di Capila, àc-
cio la deponesse in della sua cattedrale,
leggo ne'n.i i5i6 eiSig del Diario di
Roma del 1727, che avendo Benedetto
Xlll destinato la rosa d'orò di tale anno
per la gran principessa vedova di Tosca-
na d. ViolanleBeatrice di Baviera^ dome-
nica 20 aprileil marchese Ottavio Rinal-
do del Bufalo della Valle (generale delle
poste pontificie.) romano, al quale come
deputato ablegato pontifìcio , per questa
solenne funzione fu conceduto l'abito
prelatizio, in Firenze dal palazzo del nun-
zio Pallavicino, si portò colla rosa in ma-
no a cavallo in mezzo a 5 canonici della
cattedrale, incappa, ed accompagnato da
5o cavalieri nobilmente vestiti e caval-
cando,nella chiesa de'domenicani di s.Ma*
lia Novella decorosamente parata, e po-
sò sull'altare maggiore la rosa. Indi ven-
ne la gran principessa con gran numero
di dame e cavalieri, e si assise in trono.
Il vescovo di Fiesole Strozzi cantò messa
solenne con scelta musica con due cori di
1 5o persone, oltre 5 organi. MgJ del Bu-
falo dopo la messa si condusse al trono
della gran principessa,e premesso un com-
plimento, le presentò il breve apostolico,
che fece leggere al segretario. Poscia tra-
sferitasi all'altare maggiore lagran prin-
cipessa, s'inginocchiò avanti detto vesco-
vo sedente da un lato, e da lui ricevè la
rosa d' oro, che consegnò al can.** Bardi
suo coppiere maggiore, il quale la portò
nella cavalcata che accompagnò la gran
principessa al suo palazzo. Ira le salve di
artiglieria delle due fortezze. Ivi nella se-
ra si tenne una scelta accademia di mu-
sica e di poesia. La gran principessa re-
galò al marchese del Bufalo una cassetta
conservizio da campagna di cioccolattie-
va, calTettiera e chicchere d'argento , ed
altro servizio di porcellane fìue legale ia
ROS
oro, il tutto del valore di circa 800 scu-
di. Il citato Parlkio, nella Rosa aurea, v'ì-
porla il breve pontificio, Ja risposta della
granduchessa e la formola dell'ablegato.
Fu perciò stampata la Distinta relazione
ddla solenne funzione seguita in Firen-
ze in occasione di essere stata presenta-
ta la rosa doro mandala da Sua San-
tità air A. R. della Serenissima flolan-
te Beatrice di Baviera, gran principessa
vedova di Toscana, Firenze i 728. Ripor-
ta Cancellieri nel Mercato, p. i3r, che
contemporaneamente furono presentate
7 vaghissime rose d'argento adaltrettan-
iQ dame deHa granduchessa, in nome del
p. m. fr. Salvatore Ascanio domenicano,
ministro del re di Spagna presso la cor-
te di Toscana, per dimostrazione di sti-
nga verso la granduchessa, bramando che
quelle dame ornate di rose le facessero
d' intorno più leggiadra corona. Trovo
nella Storia ecclesiastica di Genova del-
l'ab. Semeria,p.io3, che Benedetto XIII
mandò la rosa d'oro benedetta a mg.'' Ni-
colò dò Franchi del suo ordine de'predi-
calori, da lui fatto arcivescovo di Geno-
va, per questa metropolitana, ed in atte-
stalo di grata riconoscenza al di luì zio
p. Giulio Vincenzo Gentili, che in Bolo-
gna l'avea vestilo dell'abito di s. Dome-
nico ( altri dicono in Venezia , piuttosto
sarà stalo suo maestro, perchè studiò nel
convento di Bologna , o vi avrà fatto la
professione religiosa, ovvero può darsi che
Gentili gli dasse l'abito in Venezia). Cle-
mente XII mandò la rosa d'oro benedet-
ta nel I 789 in Firenze all'arciducliessa dì
Austria M.'' Teresa figlia dell'i raperato-
re Carlo VI, poi regina d'Ungheria eim-
peratrice. Giàdissi che Clemente XII, per
essere cieco , non faceva sagre funzioni,
tranne qualche rara assistenza, per cui la
rosa d'oro la benediceva nelle sue stan-
ze^ laonde donata la suddetta,quando mo-
rì a' 6 febbraio 1740, nella sagrestia pon-
tificia non eravi rosa d'oro, mentre la se-
de vacante terminò a' 17 agosto con l'e-
lezione del dotto Benedetto XIV, chea-
ROS
gli Ssellembiericevèillrlbiilo tlella Chi'
nea di Carlo di Borbone re di Napoli e
dì Sicilia, che egualmente per la sede va-
conte non avea potuto soddisfare. Volen-
do il Papa dare una dimostrazione di pa-
terno ad'elto alla regina Maria Amalia di
Sassonia, moglie di detto monarca, con i-.
straordinaria e singolare determinazione,
nel i.° giovedì di ottobre nella cappella
segreta estiva del palazzo Quirinale, dopo
aver celebrato la messa benedl la rosa
d'oro col consueto rito, ad onta che sem-
pre erasi falla la funzione nella IV do-
menica di quaresima; quindi nominòab-
Jegato apostolico mg/ Pasquale Acqua-
viva suo cameriere segreto d'onore e ni-
pote del cardinal Acquaviva incaricalodi
affari del nominato monarca presso la s.
Sede, per farne la presentazione. Questa
fu ritardata pel parto della regina che die
alla luce una principessa reale, che a'ig
novembre festa dì S.Elisabetta e della ma-
dre del re, la battezzò ilnunzioSimonet-
tì arcivescovo di Nicosia, e fece da padri-
no Filippo V re di Spagna padre del re,
rappresentato dal medesimo cardinal Ac-
quaviva. A questa magnifica funzione ai
24successe l'altra della presentazione del-
la rosa d'oro nella real cappella del pa-
lazzo, e riuscì non meno decorosa e splen-
dida, anche per ricorrere l'anniveisario
della nascila della maestà sua. Portata
la rosa da mg."^ Acquaviva, lo zio cardi-
nale la consegnò alla regina in nomadi
Benedetto XIV col solilo ceremoniale.
Tutto ricavai dai n.i 36i4, BGiy e 3643
del Diario di Romaàt\ i 740. Inoltre Be-
nedetto XIV per ulterior pegno di sincero
alletto verso il capitolodella metropolita-
na di Bologna sua patria, di cui era stato
arcivescovo, gl'indirizzo la celel)re lette-
ra, Quarta verlentiSyòti^m^vzoi'jSi,
per accompagnare iJ sagro donativo del-
ia rosa d'oro da lui benedetta nella do-
menica Laetare dello stesso anno, in cui,
essendo piena di ecclesiastica erudizione,
rimarcai che tacque la variazione da luì
operata nel tempo e nel giorno della be-
KOS 14,
nedizione, per quella della regina delle
due Sicilie. Elesse portatore della rosa il
nobile concittadino e suo cameriere se-
greto mg.** Paolo Zani, colle consuete ì-
slruzioni per adempire l' onorevolissima
commissione. Prescrisse che la funzione
si facesse nel giorno di s. Pietro titolare
della metropohtana,echepoi la rosa d'o-
ro si esponesse ogni anno nella IV dome-
nica di quaresima nell'altare maggiore,
nel tempo de' divini ufGci.
Clemente XIII ^valo ai veneziani suoi
concittadini per le dimostrazioni festive
fatte per la sua esaltazione, e pegli ono-
ri conferiti alla sua famiglia Rezzonico
(^.), volle donare al doge Francesco Lo-
redano lai.'' rosa d'oro da lui benedet-
ta a'25 marzo 17:19, in memoria di che
si ristampò l'opera del Baldassarri, con
molle giunte, e con un intaglio del piedi-
stallo e della rosa sovraimpostavi. Leggo
pertanto nel n." 6546 del Diario di Ro-
ma del i j 5^. » Colle lettere di Venezia
si è avuto ragguaglio delle solennità ce-
lebrate nell'occasione di ricevere l'insigne
donativo della rosa d' oro, fatto alla se-
renissima repubblica dalla Santità di N.
S. Clemente Xin, e speditale per mg.'"
Giuseppe Firrao napoletano (poi nunzio
di Venezia e cardinale), uno de'suoi ca-
merieri segreti (soprannumerario), da cui
ne fu fatta la presentazione alla delta sere-
nissima repubblica in nome della Santi-
tà sua, nella seg'iente maniera. A' 1 7 mag-
gio giorno di giovedì arrivò il prelato a
Venezia, eli 29 fu presentalo nell'eccel-
lentissimo collegio da mg."^ nunzio apo-
slolfco Antonio Colonna Ria nei fot te, do-
ve fece un'elegante esposizione de'pater-
ni sentimenti della Beatitudine sua verso
la serenissima patria daLei contraddistin-
ta con questo. dono prima d'ogni altro
principe. Nel giorno de'3 giugno, desti-
nato a questa funzione, andarono 4o ec-
cellentissimi senatori, tra' quali v'erano i
due eccellentissimi cavalieri Z. AlviseMo-
cenigo 4 K.,e Z. Antonio Diedo K., con
li peatoni alla casa di dello mg.*" nunzio,
l'i^. ROS
dove unitisi nell'Inlratla con esso n>g/
nunzio e colsig.i' Al)legato entrarono nei
pealoni e trasferitisi alla cliiesa di s. Mar-
co, mg.' nunzio visi trattenne per appa-
rarsi alla solennecelebrazione della mes-
sa, essendo mg r Firrao con la compagnia
degli eccellentissimi cavalieri e senatori
frattanto passato nel pubblico palazzo,
da dove colla serenissima Signoria fatto
regresso alla ducale basilica , fu cantata
nella più solenne forma la messa, al ter-
mine della quale fu letto il breve da un
circospetto segretario dell'eccellentissimo
senato, e posto il faldistorio sopra l'alta-
re, cui sedendo mg, r celebrante, recitate
le parole consuete di questa funzione, fece
la tradizione della rosa d'oro all'eccellen-
lissimo consigliere V. doge ivi genufles-
so, non ritrovandosi il serenissimo Prin-
cipe presente percbè indisposto. Termi-
nala la funzione ritornarono tutti al du-
cale palazzo, dove al luogo solito si con-
gedarono mg.r nunzio e l'Ablegato, ac-
compagnali dall' applauso di numeroso
popolo". Ma le cinque rose, oltre quella
di Alessandro III perita nell'incendio del
i23o, delle quali ho parlato, che il te-
soro di s. Marco si pregiava possedere ,
in un con altri preziosissimi oggetti, spa-
rirono fatalmente dopo la cessazione de!
veneto dominio. ClemenleXIP^nfi\\'/'/o
avendo ristabilita la concordia fra la cor-
te romana, e Giuseppe re di Portogallo
(/^.),con solei]nilà si portò a'24 settem-
bre alla chiesa de' ss. XII Apostoli , già
suo titolo cardinalizio, ove ilcardinalCo-
lonna intuon?) il Te Deiim in ringrazia-
mento all'Altissimo per l'ottenuta ricon-
ciliazione delle due corti. Quindi nelle o-
re pomeridiane con nobile treno il Papa
si condusse col s. collegio alla regia chie-
sa nazionale di S.Antonio, de'Porloghesi
(che descrissi al citatoarticolo), nella qua-
le sino dalla mattina era esposto il ss. Sa-
gramento con magnifico apparato. Ivi fat-
ta orazione coi cardinali, seguito da essi
si portò in sagrestia, ed assiso su ricco tro-
no, in pegno singolare del suo paterno a-
ROS
more verso il monaica della nazionepor-
toghese, donò a quella chiesa la rosa d'o-
ro ch'egli per la i.^ volta avea solenne-
mente benedetta nella domenica X^e^fl-
re del medesimo anno, la quale con for-
male consegna fu ricevuta dal cardinal
Neri M." Corsini ;7ro?e//ore del Portogal-
lo e di detta chiesa. Nel dì seguente là ro-
sa d' oro venne portata dal clero porto-
ghese di s. Antonio in processione, e restò
per tutto il giorno esposta nell'altare mag-
giore, come leggo nel portoghese Novaes
e ne' Diari di Roma. Essendo stato poi
rubato sì prezioso dono, e desiderando i
portoghesi vivamente di conservarne la
memoria, fecero farealtra simile rosa d'o-
ro, e supplicarono Pio Via benedirla. Di-
ce il n.° 2010 del Diario di Bontà del
1794, che il Papa essendo convalescente
a'3o marzo domenica L.^e/rt/e celebrò la
messa nella cappella privata del Vatica-
no, e dopo avere ascoltata quella d' un
cappellano segreto, benedì colle prescritte
ceremonie la rosa d'oro che la congrega-
zione nazionaledella regia chiesa avea (at-
to lavorare in sostituzione dell* involala
da molti anni. Terminata la funzione, il
Papa ammiseal bacio del piede nella stes-
sa cappella il can." Pereira governatore
della chiesa portoghese, il quale in nome
di tutta la nazione Io ringraziò per la be-
nigna condiscendenza usata con essa. A-
vanti di questo tempo Pio VI avea be-
nedetto a lire rose d'oro, ed anche donate.
Nel 1776 trasferendosi in Roma da Fi-
renze Maria Cristina arciduchessa d'Au-
stria, col duca Alberto di Saxe-Tescheii
luogotenente del regno d' Ungheria suo
marito, per visitare Pio VI e l'alma cit-
tà, il Papa non solo li ricevè con indici-
bileamorevolezza, ma per distinzione do-
nò all'arciduchessa la rosa d'oro benedet-
ta, come accennai nel voi. XLI, p. 272.
Aggiungerò, che il Papa nel ricevere i rea-
li sposi in udienza di congedo regalò am-
bedue di preziose corone di lapislazzuli
legate in oro, con cammei sagri per meda-
glie contornati di brillanti e rubini, con
ROS
breve che ne dichiara va le indulgenze, fa»
ttndo dare da mg/ maestro di camera
ai personaggi che gH acconipagnnvano,
ahre pregievoli corone legale in oro con
medaglie simili. Indi il maggiordomo A r-
chinto portò nel palazzo di Villa Medi-
ci la rosa d'oro all'arciduchessa, che la ri-
cevècon particolare ossequio e gradimen-
to. In appresso mg/ Avogadro segreta-
rio d'ambasciata e cameriere segreto par-
tecipante di Pio VI , in nome di questi
presentò all'arciduchessa ed al duca con-
sorte due nobilissime cassette coi corpi di
s. Augusto (nome dell'elettore di Sasso-
nia) e di s. Cristina^ ed altre due eguali
con Jgnus Dei benedetti; un quadro di
musaico rappresentante l'arco di Tito con
liellissima cornice di metaliodoralo; due
quadri d'arazzo, uno esprimente la B. Ver-
gine col Bambino del Cignani, l'altro s.
Cecilia del Guercino,con cornici di finis-
simi intagli dorati ; ed una cassa con le
vedute di Roma incise da tiranesi, nobil-
mente legate ini 5 volumi, oltre altra e-
guale colla raccolta de'rami e slampe del-
la calcografìa camerale, riccamente lega-
le in 12 tomi. De'regali ricevuti dai due
prelati parlai al luogo citato. Della rosa
d'oro donala da Pio VI nei 1780, con al-
tri regali, all'arciduca Ferdinando gover-
natore generale di Milano o Lombardia
austriaca, ed alla consorte M.^ Beatrice di
Modena, presentata la i .'dal maggiordo-
mo MancinforteSperelli,i secondi da mg.^
Avogadro, e di quanto essi riceverono, ne
trattai nel detto voi. XLI, p. l'ji. Ivi a
p. 273 riportai couìe Pio Vi in Roma dal
nipote Braschi niaggiordomo fece pre-
sentare la rosad'oro nel 1 784 all'arcidu-
chessa M.' Amalia sorella di Giuseppe II
e. moglie del duca di Parma e Piacenza
Ferdinando, e diversi donativi per mg.r
Avogadro, come de'regali che riceverono
i due prelati. Nel 1791 si recarono in Ro-
ma per assistere alle funzioni sagre della
settimana santa il re delle due Sicilie Fer-
dinando IV, colla consorte M.*^ Carolina
d' Austria, incontrati ai confini d'ordine
ROS j43
di Pio VI, ed a Viterbo da mg.^ maestro
di camera; indi nel palazzo Farnese il du-
ca Braschi nipote del Papa fece omaggio
d'uno sturione di i5olibbre,come appren-
do da'Dinri di Roma del i 79 1 , e dal n.**
1704 quanto qui riproduco. Dopo che
Pio VI fu a visitare i sovrani in detto loro
palazzo, in di lui nome il suo concittadi-
no ed elemosiniere mg.' Bandì arcivesco-
vo d'Edessa, in luogo del maggiordomo
Lancellotti indisposto, presentò alla regi-
na la rosa d'oro benedetta chiusa in va-
ga custodia (così Pio VI donò 3 rose a 3
arciduchesse d' Austria e sorelle), ed ac-
compagnata da pontificio breve.Indi mg.r
Malo cameriere segreto partecipante, in-
vece del segretario d'ambasciata mg.r A-
vogadro incomodato di salute, offrì al re
ed alla regina 4 quadri, cioè due di mu-
saico rappresentanti il Tempio di Mi-
nerva ed il Colosseo con eleganti cornici
di metallo dorato, e due arazzi esprimen-
ti la B. Vergine del Carocci, e la Madon-
na col Bambino del Cignani, eseguiti nel-
la solita fabbrica dell'ospizio apostolico
che que'sovrani aveano visitato, con va-
ghe cornici intagliate e dorate; due casse
nobili coi corpi de'ss. Pacifico e Cristina
martiri, ed altre due con Jgnits Dei be-
nedetti j più 6 casse con tutte le opere in-
cise ch'erano nella calcografia camerale,
massime del Piranesi , il tutto somma-
mente gradito dai due reali coniugi. Nel
congedarsi poi da PioVl,ilre ricevè una
preziosa corona di lapislazzuli legata ino-
ro, con cammeo per medaglia conlorna-
lodibrillanli,colleeffigiedella ss Annun-
ziata e di s. Gennaro; la regina una co-
rona di superbissimi niccoli legata pure
in oro, con cammeo contornato di bril-
lanti e rappresentante il Salvatore, e la
Croce: al nobile seguilo il Papa regalò co-
rone preziose alla cavaliera. Splendidi fu-
rono i doni che lasciarono i due sovrani
ai principali della corte, al generale delle
poste e al corriere pontificio, che si pos-
sono leggere a p. 44 ^'' detto Diario : so-
lo dirò che mg.r maggiordomo ebbe una
i44 i^os
scatola (l'oro smaltala, con giro di perle
e brillanli; altra mg.r maestro di came-
ra, con cifra e contorno di brillanti; altra
mg.r Malo con giro di perle, ed un anel-
lo con smeraldo contornato di brillanti;
ed a mg.i' elemosiniere presenlatore del-
la rosa, uno croce di smeraldi contorna -
tadi brillanti. Dalle mie ricerche falle nel
i835 sull'intiera e voluminosa collezio-
ne ò^' Diari dì Roma ^ nulla registrai sul-
le rose d'oro benedette da Pio VH, se non
che il n.° 24 del 1 806, riportando la be-
nedizione di quell'annOjOsserva: "La be-
nedizione della rosa d'oro fu surrogata
alle Clirai'i d'oro e d'argento (lo toccai in
principio e citai il mio articolo, anche a
schiarimento dell' asserto), che ne'tempi
andati solcano i sommi Pontefici inviare
a grandi personaggi. La rosa d'oro in lut-
to il tempo della solenne messa siede so-
pra l'altare a'piedi della Croce". Nel com-
pilare la biografìa di tal Papa, ne' suoi
storici non trovai memorie di rose d'oro
da lui donate, tranne quella regalala in
Roma nel 1 8 19 all'imperatrice d'Austria
Carlotta Augusta di Baviera, avendo de-
scritto il suo soggiorno in Roma e quel-
lo dell' imperatore Francesco I, nel voi.
LUI, p. i64eseg. All'articolo Ricci A, de-
scrivendo il santuario di Golloro, raccon-
tai che Carlo IV re di Spagna donò alla
B. Vergine 3 rose d'oro, che avea fatto
benedUe da Pio VII. INVvoI. XXXVIII,
p. 64, XLI, p. 277, narrai come in Ro-
ma nel 1825 Leone XII fece presentare
la rosa d' oro da lui benedetta, alla re-
gina vedova di Sardegna M.' Teresa, pel
maggiordomo Marazzani,ed il modo con
cui questi eseguì l'onorevole commissio-
ne. DiceArtaud nella Storia di Leone XII,
che il (tono consislelle in una grossa ro-
sa d'oro massiccio, mollo aperta e con-
tornata da 12 piccole rose egualmente d'o-
ro. Pio /III donò neli83o la rosa d'o-
ro benedetta alla città e cattedrale di Cin-
goli sua patria, eleggendo ablegalo apo-
stolico il concittadino mg.r Appignanesi
vescovo di Rìpalr ansane ^ nel modo e con
ROS
quelle parlicolaiità che riportai a tali ar-
licolie biografìa. Gregorio A/Vnel i832
regalala rosa d'oro benedetta alla regina
d'Ungheria M." Anna poi imperatrice, di
che trattai ne'vol.III,p, i42,XXIX,p,2 io
e al trove,non meno amabile per le sue vir-
Ui, che rispettabile per la sua dignità. Le
perdile delle rose d'oro fatte dalla nobi-
lissima città di Venezia, furono compen-
sale dal bellunese Gregorio XVI Cap-
pellari nel 1 833. Considerando questi Til-
lustre Venezia qual seconda sua patria,
per avervi in tenera età professala la vo-
cazione monastica nel celebre monastero
camaldolese di s. Michele di Murano, di
cui per le sue rare virtù e profonda dot-
trina divenne abbate di governo, quin-
di fitto lungo e piacevole soggiorno, ol-
tre di aver decoralo colla s. porpora il
patriarca Jacopo Manico, co'brevi Milli'
miis ad Patria rchaleni t. Marci (diretto
al paìv\avciì),Paternaecharitatii (indiriz-
zato all'ablegalo apostolico) de'5 ottobre
1 833, donò la rosa da lui benedetta nel-
la domenica Laetare alla patriarcale e
metropolitana basilica di s.Marco,col bre-
ve Paternae charilatis affectns [xi octO'
briSf dice la minuta originale del mede-
simo), diretto alle dignità, canonici e ca-
pitolo della medesima, del seguente teno-
re. " Sì giusta è la cagione per cui da
gran tempo rivolgevamo nell'animo di
testimoniare con alcun durevole monu-
mento la nostra benevolenza verso la cit-
tà di Venezia per tanti e sì grandi tito-
li insigne, e in cui fin dai primi anni te-
nemmo il corso della nostra religiosa e let-
teraria vita, che non ci permette di ricor-
darcene più oltre senza mettere la nostra
deliberazione in elTelto. Conoscendo noi
dunque, che lo splendore del principal
Tempio ridonda anche in decoro della
città , mandiamo a codesta basilica pa-
triarcale la Rosa, d'oro che nella IV do-
menica di quaresima abbiamo secondo il
rito dedicata ; e a questo intendimento
r abbiamo spedila al diletto figlio mg.^
Pietro Antonio Pianton nostra prolono*
ROS
tarlo, e colle nostre apostoliche lettere
ablegato, perchè da esso la riceviate. Voi
già sapete che la santità del mistero, cui
essa ricorda, è significala dal solenne ri-
to, con cui nella sua dedicazione l'ab-
biamo unta col crisma ( deve dire un-
guento o balsamo : nella citata minuta
non si parla di crisma, ma di solemni be-
nedicdonis Rosae ejusmodi caeremonia
a Deo supplices poslulai'inius : tuttavol-
ta ancorché nell'originale vi sia la paro-
la chrisma derivante dal greco, essa in
questo caso viene usata ^ev unclìo , un-
2ioue, tanto nel Forceliìni spiegandosi pel
vocabolo Chrisma^ come nel Du Mortier,
Eiymologiae sacrae graeco-latiiiae, ove
si definisce Chrisma, iinguentuniy iinclio)
e benedetta coU'acqua, per rammentare
il buon odore di Cristo, cui deono tutti
spirare, e massimamente coloro, i quali,-
addetti alla cura delle cose divine, uopo
è che splendano innanzi agli altri per a-
zioni e costumi composti a pietà ed a giu-
stizia, acciocché così si risvegli nel popo-
lo un maggiore e più intenso studio di
religione. Ciò chiaramente dimostra an-
che il giorno stabilito. alla sua dedicazio-
ne; il quale appressandosi le pasquali al-
legrezze, ci avvisa di dover affrettare la
spirituale nostra risurrezione, per ralle-
grarci con esso d'aver felicemente ripul-
sala la schiavitù del peccato. E' questo
il fiore del campo secondo il linguaggio
profetico, e il fior delle rose ne'giorui di
primavera, cui quest'aurea Rosa rappre-
senta. Ma di qua volge l' animo al soa-
vissimo pensiero di quella Rosa eziandio
che da Gerico mandò da principio fino
al cielo il suo odore, cioè la ss. Vergine
e Madre di Dio Maria, la quale è protet-
trice e sostegno e salutare madre di co-
desta città. Questa Rosa adunque insigne
per tanti misteri, e di cui i Pontefici pre-
sentar sogliono, come di un singoiar do-
no, oi principi i più benemeriti di que-
st'apostolica sede, o le chiese e le città
che sono loro più care, e che anche co-
desta città di Venezia ha veduto impar*
VOL. LIX.
ROS 145
tita a' suoi dogi Sebastiano Zìanr, Ago-
slino Rarbarigo, Sebastiano Venier,Ma-
rino Grimani ( forse il Papa gli piacque
nominarlo in vece della dogaressa sua mo-
glie, e forse ommise ricordare il doge Lo-
redano perchè effettivamente come im-
pedito non potè ricever quella di Cle-
mente XI 11, come notai di sopra); questa
Rosa appunto noi concediamo con pater-
no affetto a codesta sagra patriarcale e cat-
tedrale basilica, non solamente come un
testimonio della nostra benevolenza, ma
eziandio come un pegno dell' aiuto cele-
ste, per cui abbiamo a rallegrarci, che co-
desto popolo, siccome gli pregammo da
Dio nel benedir questa Rosa, sia dalla sua
bontà distinto, e dalla sua misericordia
protetto. Ed acciocché queste cose abbia-
no piì^i felice compimento e più pieno, se-
guendo gli esempi de'nostri predecessori,
schiudiamo a questo fine i sagri tesori del-
l'indulgenze, e concediamo in vigore del-
la pienezza dell'apostolica podestà plena-
ria indulgenza a tutti quelli che conve-
nevolmente muniti coi sagramenti della
penitenza e dell'Eucaristia, o avranno as-
sistito alla messa solenne che si celebrerà
dopo aver esposto pubblicamente per la
prima volta nell'altar maggiore la Rosa,
o almeno saranno andati in quel gior-
no a pregare in essa chiesa, e versando
calde preci avranno implorato il beni-
gnissimo aiuto di Dio per la prosperità
della Chiesa e dello stato. Ed acciocché i
detti misteri siano richiamati agli occhi
più volte in ciascun anno, sarà vostra cu-
ra, che nella IV domenica di Quaresima,
e nelle feste di Pasqua di Risurrezione,
dell'Assunzione della R.V. Maria, e final-
mente di s. Marco evangelista, al cui no-
me è dedicato codesto tempio, sia essa col-
locata nell'altar principale. Ci promettia-
mo poi. con ogni fiducia da voi, o figli di-
letti, e dal popolo intero, che vogliate ren-
derci di buon cuore il contraccambio che
solo desideriamo perla nostra benevolen-
za verso di voi , cioè che secondo i desi-
derii e la preghiera di noi e del piissimo
IO
i46 ROS
Imperatore e Re, fiorendo di ogni genere
di virtù rapprescntialea! vero hiRosa pian-
tata sopra i ruscelli delle acque, che in
mezzo ai fiori più scelti è la più bella a
vedere, e la più gioconda per la soavi-
tà dell'olezzo. Le quali cose mentre vi
preghiamo instantemente daDio ottimo
massimo, con tutto affetto impartiamo a
voi diletti figli, e all'intero popolo vene-
ziano, r apostolica benedizione ". 11 ri-
nomato, benemerito e valente tipografo
veneto Giuseppe A ntonelli, siccome caldo
di amore patrio e di divozione verso il Pa-
pa Gregorio XVI, per sì lieta circostan-
za, con lodevole intendimento e benefico
scopo, pubblicò nell'islesso anno co'suoi
bei tipi e decorosamente, la traduzione
tanto del breve di Gregorio XVI, che del-
l'erudita lettera di Benedetto XIV, sulla
Rosa d'oro, in uno al disegno e incisione
della bellissima rosa e suo ornato, vaso e
basamento che la sorregge, di quella dal
I .° data a Venezia, con questo titolo : Let-
tera del sommo Pontefice Benedetto XI V
al capìtolo e canonici della metropolitana
di Bologna j pubblicata nella faustissima
circostanza in cui la Santità di Grego-
rio XF /felicemente regnante decora la
patriarcale e metropolitana di Venezia
della Rosa d'oro. Le qua li traduzioni in i-
taliano dedicò rAntonelliall'lllmoe Rmo
patriarcale e metropolitano Capitolo di
Venezia , in cui dice che in ciò fu consi-
glialo dall'ablegato apostolico mg/ Pie-
tro Pianlon, abbate mitrato di s. Maria
della Misericordia , prelato domestico e
protonotario apostolico; rimarcando poi,
che la rosa d'oro di Gregorio XVI sor-
passa lutle quelle che già possedette Ve-
nezia, sia per ricchezza che per leggiadria
di lavoro. Ciò confermò l'aureo epigram-
ma latino dell'eccellente e benemerito li-
turgico rev. Biclich, che da lui po.i volta-
lo nel nostro idioma, dice così : Dalla ra-
pida potenza dell' igneo elemento, e dal
guerriero furore delle passale stagioni, ra-
pirci vedemmo quanti esistevano di bion-
da Rosa sagri doni, Gregorio nullameno
ROS
ai danni ripara dello spoglialo tesoro,glac-
che questa sola per tutte imporla le al-
tre Rose. Imperocché il foglioso ramo
del rosaio (sono 12 oltre la grande, nel-
le forme non minori delle naturali) sorge
da un vaso che posa sopra un piedistal-
lo di forma quadra : in questo sono 4 leo-
ni alati, alludenti a quello di s. Marco, a -
venti in mezzo l'arma del Papa quelli che
sono di fronte, e sulla fascia del sottopo-
sto zoccolo, precisamente sotto allo slem-
ma, si legge questa iscrizione: Rosam Au*
ream Mysterii In.tignem- — Basillcae Pa-
triarcali s. Marci — Gregorius XFI Pont.
Max. D.D. — An. Domini mdcccxxxi 11.
Vari emblemi di arredi ecclesiastici de-
corano le 4 faccie del piedistallo, essendo
l'ornato vaso abbellito di decorazioni, fo-
gliami, rabeschi e da una targa col cap-
pello e 3 stelle, insegna de'nobili Cappel-
lari di Belluno, sovrastato donde nasce il
ramo delle rose, da due colombe intiere,
siccome parte dello stemma camaldolese,
il quale è inquartato nel pontificio. L'an-
gelicopatriarca cardinal Monico, che Ve-
nezia giustamente ancor deplora , ai ij
febbraio 1834 con quella maschia e flui-
da eloquenza ch'eragli sì naturale, pub-
blicò colle stampe un editto o lettera pa-
storale , che leggo diretta al clero e po-
polo di Venezia, nella quale celebiando
le glorie di Gregorio XVI e le sue mu-
nificènze, per quella di paterna dilezione
verso Venezia e la patriarcale metropo-
litana basilica di s. Marco nel dono della
rosa d'oro benedetta, questa lodò sia per
l'importanza del dono, sia pel magistero
dell'arte, e chiamò regina de'lìori. Quin-
di toccò qualche cosa dell'antica sua ori-
gine, della pontifìcia consuetudinedi do-
narla, e con unzione de'suoi alti misteri,
come della simbolica Rosa della Vergine
immacolata Maria {Regina sine labe ori'
ginali concepta)y e quale felice presagio
dell'eterna e beata delizia. Manifestò poi,
che Gregorio XVI vieppiù impreziosì il
materiale collo spirituale dono dell'indul-
genza plenaria, da lucrarsi nel giorno di
KOS
sua solenne inaugurazione, pel quale sta-
bill r anniversario della consogiazione
(non si può dire, per quanto provai di so-
pra) della rosa, cioè a'g marzo i834> do-
menica Laelare , colla maggior pompa
possibile, invitando tulli a lucrarla, e ad
impiegare tutto il memorabile giorno in
religiosa esultanza di pietà e carità fra-
terna , e non con dimostrazioni di alle-
grezza profana , come espressamente gli
avea inculcato il Papa, nel breve a lui di-
retto nell'istesso giorno che fece il dona-
tivo. 11 cav. Mutiuelli, Annali delle prò-
vincie venete^ p. 432 eseg., non solo pub-
blicò i 3 menzionati brevi, ma con bel-
le parole riferisce di avere mgJ Pianlon
ab legato, trasportato processionalmenle
e con molta pompa la sagra rosa, dalla
chiesa di s. Moisè alla basilica di s. Mar-
co per consegnarla al capitolo, seguendo
i 4 chierici che la portavano, e che per
Venezia fu giorno solenne, di gaudio e di
gratitudine verso il magnifico donatore.
]Ve'vol.XXXn,p.323, L, p. i32,LlV,
p. 277, riportai come Gregorio XVI nel
1842, avendo fatto da padrino nel batte-
simo del reale duca di Èeja Gio. M." Fer-
nando Gregorio, donò la rosa d'oro bene-
detta alla madre regina di Portogallo re-
gnante Maria II, cui la presentò l'ablega-
to mg7 Stefano Vizzardelli perciò deco-
rato con ordine equestre, come indicai
nel voi. XXVII, p. 286. Il Papa che re-
gna Pio IX fece da padrino al battesimo
della real principessa M." Pia , nata dai
regnanti re e regina di Sardegna, alla qua-
le fece presentare la rosa d'oro benedet-
ta, di che parlai ne'vol. L, p.i32, LUI,
p. 193, facendo daablegato l'uditore del-
la nunziatura mg.*" Santucci. Nel 1849
a'7 agosto Pio IX nella cattedraledi Gae-
ta battezzò la real principessa M.^ delle
Grazie Pia, figlia de' regnanti monarchi
delle due Sicilie, re Ferdinando II e re-*
gina M.' Teresa d'Austria (figlia del ce-
lebre arciduca Carlo, di cui nel voi. LV,
p. 63), alla quale il Papa regalò la rosa
d'oro che avea benedetta nel precedente
ROS 147
anno in Roma nella domenica Lattare^
come accennai ne'vol. L, p. i32, LUI, p.
214. Aggiungerò quanto apprendo dai
n.i 54 e 61 del Giornale di Roma del
1849. Compreso il Papa da viva ricono-
scenza per l'ospitale e splendidissima ac-
coglienza che riceveva dal religiosissimo
re Ferdinando II, volle rigenerare al sa-
gro fonte la real figlia che avea dato alla
luce l'eccelsa jegina sua consorte, cui vo-
lendo dare una religiosa memoria di un
avvenimento di tanta soddisfazione al suo
cuore, dispose di offrirle la rosa d'oro be-
nedetta, per quella avita pietà singolare
che in essa risplende (mediante il breve
ISihil certe , dato nello stesso giorno del
battesimo e spedito secondo il consueto
dal prelato segretario de' brevi ai princi-
pi ). Per tale ceremonia il Papa destioò
a suoablegato Qìg.^ Giuseppe Stella ca-
meriere segreto partecipante e guardaro-
ba, il quale munito d' analogo breve a-
postolico a'2 settembre eseguì il distinto
incarico. A tale effetto portatosi nell'abi-
tazione reale,nell'oratorio privato celebrò
la messa, alla quale assisterono il re, la
regina e la famiglia reale, inclusivamente
alla principessa neonata. Sull'altare ven-
ne riposto il vaso colla pianta di rose d'o-
ro. Dopo Vite missa est, siederono l'ab-
legato e gli augusti personaggi, fu letto
il breve della legazione fitta da sua San-
tità dell'ablegato per offrire in suo nome
la rosa. Indi il conte Ludolf lesse il bre-
ve pontificio persua maestà la regina M.*
Teresa , e fu consegnato altro analogo
breve al re. Sollevato di poi il vaso dal-
l'altare, l'augusta sovrana vi pose la ma-
no in segno di sorreggerlo, e l'ablegato
pronunziò in latino il seguente discorso
o formola , che tradotta nella nostra fa -
velia , dice così. « Prendi la Rosa dalle
nostre mani, la quale noi ti consegniamo
per ispeciale commissione a noi data dal
santissimo Padre in Cristo e signor nostro
Pio IX per divina provvidenza Papajpcr
mezzo della quale s'indica il gaudio del-
l'una e dell'altra Gerusalemme, cioèdella
i48 ROS
Chiesa Irionfante e militante, per cui quel
fiore si manifesta bellissimo a tulli i fedeli
cristiani, essendo il gaudio e la corona di
tutti i santi. Accetti la Maestà tua, la qua»
le secondo il secolo è nobile , potente e
fornita di molta virtù, da Cristo Signore,
come Rosa piantala sopra ruscelli di ab-
bondanti acque, la quale grazia per sua
infinita clemenza si degni concederti Co-
lui il quale è Trino e Uno.pe' secoli dei
secoli. Così sia ". Baciata quindi la rosa
dalla regina, Tablegalo ficee conoscere per
parte del Papa, che veniva accordata la
indulgenza plenaria al re, alla regina e
a lutti della real famiglia , dopo che si
fossero confessati e comunicali. Data la
benedizione elettoTevangelofìnale, mg.r
ablegato si ritirò presso il Papa. Ecco la
descrizione della rosa d'oro donata a M.'*
Teresa regina delle due Sicilie. »> Questo
fiore sorge da un vaso che posa sopra un
piedistallo d'argento dorato, di forma ot-
tagona, alto centimetri 22 e largo io. E'
diviso come segue. Plinto sopra cui po-
sano 4 pilastri che nel mezzo hanno in •
cassato un ornato di bassorilievo rappre-
sentante rami di quercia intrecciati che
sorgono da un vaso. Tra i detti pilastri
vi sono4spartili, tutti contornati da una
cornice a foglia, che racchiudononel mez-
zo lo stemma del regnante sommo Pon-
tefice Pio IX; nelle due parti laterali sa-
gri trofei in bassorilievo, e nella 4«' fac-
ciata un ornato che richiama Taitroche
circondalo slemma suddetto. Sopra la ci-
masa, ov'è una gola parimente oltagona,
che contiene 4 festoni di fiori e frutti che
vengono a vicenda legati da 4 maschero-*
ni, il tutto riportato in argento dorato,
posa il vaso d'oro alto centimetri 26,6-
sanamente copiato da quello elegantissi-
mo di porcellana che si conserva nella bi-
blioteca Valicana,donato da Carlo X re
di Francia aLeone XII (F.y. i due mani-
chi che ai lati l'adornano rappresentano
un pavone, ed il lavoro che in quello è
dipinto, in questi è eseguito a cesello. Na-
sce dal vaso un ramo di rose d'oro alto
ROS
centimetri 46- Le rose sono 1 3, ed in quel-
la di mezzo si conserva il balsamo ed il
muschio che il santo Padre benedì ".
La rosa viene chiamata principe e re-
gina, non che fenice e onore de'fiori; roc-
chio, r annunzio, la messaggiera di pri-
mavera; la porpora e il sole de' campi,
r aura de' giardini , ove maestosamente
pompeggia. Sue singolari proprietà sono,
la forma elegante e bella, onde diletta e
riesce grata alla vista, anche pel colore
ordinariamente vermiglio; il fragrante 0-
dore che ricrea, il sapore che conforta e
solleva. Fiorisce principalmente nella pri-
mavera, nel maggio e nel giugno, ed e-
ziandio ogni mese,essendovenedi più spe-
cie e colori. Furono lodale le rose di Mal-
ta, dell'Indie, della Cina e di Gerico (P^.).
Il Terzi nella Siria sagra ricorda che la
celebrò Salomone : Quasi plantatio rosa
in JericOj e ne' suoi cantici la paragona
alla sposa. Le rose di Gerico dice che so-
no prodotte da una pianta spinosa simi-
le al primo; nel la forma e grandezza cor-
rispondono al fior del sambuco, varian-
do però nell'odore e colore per essere
fragrantissime ; sul principio vermiglia ,
diviene indi cerulea, colle fronde alquan-
to legnose, le quali diseccandosi, riten-
gono l'istesso odore incorruttibile, e ba-
gnate coll'acqua si riaprono. Fu la rosa
di Gerico paragonata alla verginità del-
la Immacolata gran Madre di Dio, che
appellasi ne'libri santi \^Rosa di Gerico ,
e che è pure invocata dalla Chiesa col ti-
tolo glorioso di Mistica Rosa, come quel-
la, checoll'odore soavissimo delle sue ra-
re prerogati ve,si attrasse le ineffabili com-
piacenze dell'augustissimaTriade; ripor-
tandone le testimonianze de'ss. Padri, Sar-
nelli nelle Lettere eccl. t. 7, lett. 49 • Isel-
la rosa di Gerico. La rosa essendo anche
simbolo della brevità della vita e della
•fiagilità umana, per la sua delicatezza e
pel corto tempo in cui appassisce. Ed è
perciò che furono scolpite sulle lapidi dei
sepolcri per denotare l'incertezza del vi-
vere , o quelli che morirono in fresca e
ROS
tenera eia. T romani e gli ebrei le spar*
gè va no uè Funerali^ F.) sui Sepolcri{ ^'.);
e molti gentili fecero disposizioni testa-
mentarie perchè nell'anniversario di loro
morte si spargessero ov*erano sepolti. Ci
si formarono Ghirlande , Corone ( F.) per
segnodi festae negli sposalizi, intreccian-
dosi con altri Fiori (F.). Cartari e Ricci
riportano il novero dique'corpi santi, da
cui uscirono rose fresche e odorose, altri
per virtù divina avendole fatte nascere
nel più crudo inverno, come di tanti si
legge nelle loro vite, e parlando della bea-
la Rita dissi perchè si dispensano rose
nella sua festa. A Pentecoste dichiarai
perchè chiamasi Pasqua Rosa o Dome-
nica Rosata j come per lo spargimento e
dispensa delle rose che si faceva in que-
sto giorno, per adombrare la discesa del-
lo Spirito santo. Nel voi. IX, p. 4o nai'-
rai come nella domenica precedente si
eseguiva con rose rosse dall'occhio della
Chiesa di s. Maria ad Mariyres ( F^.), col -
l'intervento del Papa che vi celebrava, per
cui poi ai canonici sono ancora in coro
dispensate delle rose nella festa della Pen-
tecoste, cioè venendo benedette in sagre-
stia dal sagrestano, ogni canonico trova
al suo stallo due rose; di che feci memo-
ria pure a Fiori, come di quelli che dal-
Talto si gettano nella basilica Liberiana,
insieme a rose bianche, nella festa di s.
Maria della Neve, dalla cupola della ma-
gnifica cappella Borghesiana, e prima an-
cora dai forami del nobilissimo soffitto :
si spargevano anche nella basilica Late-
ranense. II prelato Agostino Favoriti gra-
zioso poeta, ma di genio ben diverso da
quelli d' Anacreonte e di Virgilio inna-
morati delleroseede'rosai di Pesto, come
canonico Liberiano non avrebbe potuto
assistere allo spargimento delle rose bian-
che , per la sua invincibile antipatia al-
l' odore di questo flore. Prima di lui il
cardinal Oliviero Caraffa^ decano del s.
collegio e arcivescovo di Napoh, ebbe tale
avversione al soave olezzo delle rose, che
non polendo solhirne la fragranza, nella
»49
ROS
stagione di primavera ali* ingresso delle
sue camere teneva persone espressamente
incaricate di esaminare diligentemente
che ninno si presentasse da lui con rose
o in veruna maniera ne odorasse. All'ar-
ticolo Orsini famiglia, non solo parlai del-
la rosa come insegna principale di essa,
ma dissi perchè s. Leone IX ordinò che
ogni anno per la Pentecoste si benedisse
una rosa, e si dasse al primario barone
di tal casa. Alcuni dissero d' oro tal ro-
sa , altri semplicemente rosa naturale;
cosi Cancellieri nei Possessi b. p. 4^- os-
serva Cartari, che siccome colle rose fu
ornata la testa de'capitani vittoriosi, tan-
to fecero i romani con Primiano e Se-
condino Orsini nel loro ritornoin Roma
dopo la sconfitta de'tusculani, perlaqua-
le si può vedere Frascati. 11 p. Menoc-
chio, Stiiore 1. 1 , centuria 2, cap.9 1 , trat-
ta: Se avanti il peccato d'Adamo abbia
Dio creato l'erbe nocive e velenose, e se
a quel tempo le rose nascessero senza spi-
ne; conclude afiermativamente, come lo-
ro proprietà. Alessio Porri pubblicòinRo.
ma nel 1 569 un bel Discorso in lode del-
la rosa e delle sue virtù.
ROSALIA (s.), vergine. Figlia diSini-
baldo signore diRoses e diQuisquina,di-
scendenledalla famiglia imperialedi Car-
lo Magno, nacque a Palermo in Sicilia.
Una leggenda la dice nipote di Gugliel-
mo I re di Sicilia, e di meravigliosa bel-
lezza: di questa santa riparlo a Palermo,
ed a s.RosALiA congregazione di monache.
Fino dalla sua gioventù, disprezzando le
vanità del mondo, ritirossi in una grotta
sul monte Pellegrino, 3 miglia lungi da
Palermo. Quivi coll'austerità della peni-
tenza, izoi lavoro delle mani, e con una
continua orazione, si consagrò intiera-
mente a Dio. Mori nel 1 1 60, e le sue re*
liquie furono scoperte nel 162 5, nel pon-
tificato di Urbano VI IL La Sicilia attri-
buì alla prolezione di questa santa la ces-
sazione di una pestilenza, che in quel tem-
po faceva grandi stragi. La sua festa si
celebra il 4 settembre.
1 5o KOS
ROSALIA. Sede vescovile di Pisìdia
nell'Asia minore. Al presente Rosalia, /Jo-
salien j è un titolo vescovile in partibusj
sotto il patriarcato pure inpartibusdì Co-
stantinopoli, che Gregorio XVI nel ^\\x-
gnoi844<^<^"^*^^'' all'attuale vicario apo-
stolico di Tunisi, dal medesimo Papa no-
minalo , mg.^ Fedele Soler da Ferrara
cappuccino , il quale a' 29 settembre di
detto anno fu consagrato vescovo dal car-
dinal Fransoni prefetto di propaganda /?•
de, nella chiesa della congregazione di tal
nome.
ROSALIA (s.).Congregazione di nobili
monache istituita in Palermo, sotto l'in-
vocazione di s. Rosalia (^.). Professava
la città di Palermo (/^.) particolar divo-
zione verso s. Rosalia sua protettrice, n>a
non sapeva ovegiacesseil venerando suo
corpo, il quale scoperto nel 1 625, con so-
lenne pompa fu trasferito in città, la qua-
le essendoafflitta dalla pesle,ne restòpron-
tamente libera, e con essa altri luoghi di
Sicilia. Pertanto tra le altre, concepì un
grande amore verso la santa, d. Marghe-
rita del Carretto d'Aragona de'conti di
Gagliano, la quale ordinò con testamen-
taria disposizione,si fondasse colle sue so-
stanze un monastero di donne sotto il ti-
tolo di s. Rosalia, colla regola di s. Do-
menico. Ma poi ad istanza di d. Alderano
fratello della defunta d. Margherita, Ur-
bano Vili con sua bolla deli 634 gli as-
segnò la regola di s. Benedetto. 11 p. Ca-
scini gesuita^ avendo lasciato nel 1 636 al-
le monache la croce di lamina cJ'argentOj
della forma che dicesi patente, che fu tro-
vata sul petto di s. Rosalia, Urbano Vili
concesse alle monache di usarrie una si-
mile di tela bianca sullo scapolare e sul-
la cocolla nera, corrispondente al petto,
ad usanza degli ordini equestri ; indi nel
l638gli mandò i due abiti monastici da
lui benedetti e stabilì la clausura, che prin-
cipiò ad osservarsi solo nel 1 6^5, venendo
eletta per abbadessa Maria della Croce,
religiosa di singoiar viilìi, trasferita dal
monastero benedettino dell'Immacolata
R O S
Concezione della stessa città di Palermo.
Usano le monache l'abito proprio delle
religiose benedettine e nero; le novizie al-
quanto differiscono dalle professe, poiché
queste, oltre la tonaca e lo scapolare, han-
no la cocolla pur fregiala di detta croce,
il soggolo, il velo di tela in testa che lor di-
scende sulle spalle, sopra al quale aggiun-
gono altro velo di seta nera, ed usano ca-
micia di lana e sandali alti 5 dita; mentre
le novizie vestono la tonaca nera, e lo sca-
polare più stretto e corto sino alle ginoc-
chia, senza la croce,velo di tela bianca più
lungo, ed i medesimi sandali : le converse
poi vestono tonaca parimente nera, scapo-
lare lungo, ma senza l'insegna della croce,
con soggolo e velo del capo di tela, co' san-
dali. Le costituzioni di queste monache,
come il loro ceremoniale, furono pubbli-
cate dal p. d. Pietro Antonio Tornami ra,
decano benedettino cassinese. La loro son-
tuosa chipsa fu aperta alla pubblica vene-
razione neli yog, e vi professano partico-
lar divozione al ss. Sagramento. Tratta di
esse il p. Bonanni nel Catalogo degli or-
dini equestri^ p. 1 35 eseg., riportando le
figure della monaca nell' abito ordinario
con la cocolla monastica, quelle della no-
vizia e della conversa.
ROSAMIRANO, Cardinale. V. Ste-
FANO ROSAMIRANO.
ROSARIO (SS.). Rosariwn sanclissi-
munì. Preghiera, divozione, festa ed isti-
tuzioni che ne derivarono, equestri, di so-
dalizi e religiose. Fra le approvate ora-
zioni in onore della B. Vergine Maria.
(f'.), le più celebri e stimabili sono l' U/Zì-
zio (f^^.) detto parilo della Madonna^ e
il ss. Rosario, così dello quasi corona di
Rose che s'intessono alla medesima Ma-
dre di Dio. Inoltre dicesi rosario qualun-
que Corona divozionale (/^^.), e meglio
le corone composte dii5 poste, e quelle
simili corone di minuti grani che si ten-
gono al collo con piccola medaglia e l'ef-
ligie della B.VerginedelRosario, la quale
si suole rappresentare col divin Figlio in
braccio, tenendo ambedue iu mano il ss.
ROS
Rosario. In tale articolo dichiarai di che
si forma e compone la corona divoziona-
le, la quale serve a numerare! Paterno-
ster e VAve Maria^ onde facilitare l'ese-
cuzione di pratiche religiose, principal*
mente per la pia recita del s. rosario e
suoi dilìferenti modi-, essendo il rosario
composto di 1 5 decine di Ave Maria o
Salutazione Angelica ( F.\ di 1 5 Pater
noster (F.\ e di i5 Gloria Patri (F.)j
chiamandosi posta ogni decina di/^t'e/I/d •
n<2, meditandosi prima della recita'di cia-
scuna uno de' 1 5 misteri di cui formasi il
rosario, che dividendosi in 3 parti ciascu-
na composta di 5 decine d'imposte, nella
I .'si contemplanoi misteri Gaudiosi, nel-
la 2.* i Dolorosi, nella 3." i Gloriosi, i quali
misteri comprendono i principali tratti
della vita tanto diGesùCristo,che della sua
àWmBi 31 adre la Madonna (F.): ì misteri
gaudiosi si dicono il lunedì e giovedì, i
dolorosi il martedì e venerdì, i gloriosi il
mercordì , sabba to e domenica. Si pre-
mettono al rosario i versetti Deus in a-
djulorium[F.) e Gloria Patri^md'i seguo-
no quelle Giaculatorie {F.) secondo la
propria divozione; quindi si considera nel
i.° mistero gaudioso V Annunzi azione
dell' Angelo alla Beata Vergine che do-
vea concepire e partorire Gesù Cristo
(F.\ e si recitano oltre il Pater noster,
1 o Ave Maria, dopo le quali il Gloria
Patri, ripetendosi le giaculatorie, e ciò si
fa ad ogni posta delle i5 che compon-
gono il rosario. Nel 2.° mistero gaudio-
so si contempla la Visitazione di s. E-
lisahetta alla Madonna ; nel 3." il parto
della Vergine nel Presepio o nascita di
Gesò; nel 4-° la Purificazione della B.
Vergine, e \di Presentazione al tempio di
Gesù; nel 5.° il ritrovamento di Gesù nel
tempio fra* dottori. Queste 5 poste che
chiama nsi 3.' parte di rosario,colla medi-
tazione di que'misteri secondo gl'indicati
giorni , viene seguita da quelle orazioni
che accennerò dopo i misteri gloriosi. Nel
1 .** mistero doloroso si contempla Gesù
uqW Orazione dell'orto, ove cadde in a-
ROS
13
gonia e sudò Sangue j nel 2." Gesù Fla-
gellato ^WaiColonnajneX 3. "Gesù corona-
to di Spinej nel 4-*' Gesù condannato a
morte e caricato della Croce; nel 5.''Ge-
sù Crocefisso sul Calvario alla presenza
di sua divina Madre. Neh. "mistero glo-
rioso si contempla la gloriosa Risurrezio-
ne di Gesù; nel 2° l'Ascensione al cielo
di Gesù ; nel 3." la discesa dello Spirito
santo nel cenacolo ; nel 4° V Assunzione
in cielo della B. Vergine; nel 5.° la coro-
nazione in Paradiso della B. Vergi ne Re-
gina, e la gloria di tutti i Santi. Termi-
nata la recita d'una 3.* parte del rosario,
di duco di tutto il rosario, si dice la Salve
Regina {F.)^ terminata la quale le Lita-
nie Lauretane o della B. Fergìne Maria
(F.), che si sogliono finire coU'invocazio-
ne, Regina sine labe originali concepta,
ora prò rtoZ>w, seguita dalla triplice reci-
ta dell' Agnus Dei, e da quella del Sub
tuurn praesidium jco\ Fersetto, Ora prò
nobis sancta Dei genìtrixj ed il Respon-
soriOf Utdigni effidaniur proniissionibus
Chrìsti: Oremus [F.),S\ termina il rosa-
rio o una delle sue parli, colla triplice io-
vocazione : Regina sacratissimi Rosarii,
ora prò nobis j e col Nos cuni prole pia^
benedicat Firgo Maria. Amen. Comu-
nemente sì dice un Pater, Ave e Gloria
in onore di s. Domenico fondatore del-
l'insigne ordine de Predicatori (F.), cui
si attribuisce questa formola di Preghie-
ra{F.)che con ragione si reputa una delle
più stimabili perciòchein essa consiste e
per l'uso mirabilmente propagato e uni-
versale del cristianesimo, essendo forse la
più comune delle orazioni vocali che si
praticano da'fedeli, giacché non v'è par-
te del mondo ove esistono cattolici, in cui
non si conosca e non se n'eseguisca la reci-
ta: questa certamente colla quotidiana ri-
petizione d' una 3.^ parte almeno, richia-
ma la benedizione di Dio e la protezione
potentissima della B. Vergine nelle fa-
miglie che l'eseguiscono. L'eccellenza del
ss. Rosario si comprende dalla stessa di-
chiarazione e considerazione de'i 5 pria»
i52 ROS
cipali misteri della vita di Gesù Cristo e
della sua ss. MadrCjCome dalla recita del
Paler^ òcìVAve^ del Gloria ripetuta tra
l'uno e l'altro mistero. Dice il dòtto ve-
scovo di Fiesole mg.r Bronzuoli, IsLìtu-
zioni cattoliche^ sez. 38, § 2. » Il Rosario
è una forraola di preghiereapprovata dal-
la Chiesa in onore della Vergine madre
di Dio. Conoscevasi forse avanti l'epoca
del patriarca s. Domenico, ma in seguito
di una rivelazione fattagli (come dissi nel
voi. LV, p. 82) dalla slessa Vergine cer-
tamente, egli fu che circa il 1 202 mentre
in Francia nella provincia di Linguado-
ca faceva orribile strage l'eresia degli Al-
bigesij lo predicò e lo propagò con gran-
de zeloj e servì di difesa e di trionfo alla
Chiesa contro gli eretici summentovati...
Egli è perciò un compendio ddV Evan-
gelo^ una specie d'istoria della vita, pati-
menti e gloria di Gesù Cristo, e riesce u-
tilissimo per imprimere nella mente de-
gl'idioti un'idea delle verità principali
della Religione. Il fine per cui è istituito,
e il fruito che devesi rilevare da chi lo C'
seguisce, è di crescere in amore e grati-
tudine per Gesù Cristo che ci ha redenti,
di aramiraregli esempi di sue virtù equel-
li della divina sua Madre, e di essere più
solleciti ad imitarli; d'invocare con fi-
ducia Maria, e rendersi maggiormente
degni della sua protezione". Il beneme-
rito ab. Butler nella vita di s. Domenico,
osserva e fa considerare. « Duranti le sue
missioni, Domenico istituì la celebre di-
vozione del Rosario, che consiste nel re-
citare i 5 volte l'orazionedomenicale e 1 5o
la salutazione angelica, e che ha per fine
di onorare i 1 5 principali misteri del Sal-
vatore e della sua ss. Madre. Egli cono*
seca tutta l'eccellenza di queste preghie-
re. L'orazione domenicale contiene in ri-
stretto tuttociòche possiamo domandare
a Dio o sperare da lui. Recitandola pra-
tichiamo quelle sublimi virtù, per le quali
rendiamo a Dio l'omaggio de'nostri cuo-
ri. Colla salutazione angelica lodiamo e
ringraziamo Iddio de'misteri dell'incar*
ROS
nazione e della redenzione , che sono il
principio d'ogni bene, e queste lodi sono
espresse colle slesse parole dello Spirito
santo, le quali tuttoché indirizzate alla
Vergine santa, si riferiscono ben più al
Figlio di lei, cui riconosciamo come unico
principio e cagione della sua e della nostra
felicità. Imploriamo perciò l'intercessione
della Madre sì pel corso che pel fine di
questa vita; e per eccitare efficacemente
la sua compassione e quelladel Figliuolo
suo confessiamo la nostra miseria pren-
dendo il titolo umiliante di pecca tori. Que*
ste due orazioni sono nel rosario dispo-
ste per colai forma, che ci rammentano
l'istoria della vita e de'patimenti di Gesù
Cristo , che debbono essere il continuo
soggetto delle nostre meditazioni. Lodan-
do Iddio in ciascun mistero, domandia-
mo a un tempo le grazie che sono neces-
sarie e a noi ed al prossimo nostro. Fra
gli albigesi,altri ignoravano, altri bestem-
miavano i misteri che sono il fondamen-
to della religione. Domenico per rime-
diarea questi mali, chegli recavano gran-
de afflizione,insegnò ad onorare i misteri
con un metodo facile e idoneo ad ogni
sorte di persone. I più illuminali vi tro-
vano il mezzo di elevarsi alla più subli-
me contemplazione, e di produrre degli
atti delle più eroiche virtù. Il santo in-
trodusse poscia lo stesso metodo a Bolo-
gna, ed in altri luoghi". Ed io aggiun-
gerò in Roma nella Chiesadis.Sislo^y.),
ove il santo pe'suoi religiosi fondò il suo
i.*' convento dell'alma città e abitò, in-
troducendovi l'efficacissima divola prati-
ca del santo rosario, ed ivi per le prime
volte lo fece recitare pubblicamente nel-
la metropoli del cristianesimo, come pm*
notai nel voi. LV, p. 8*6. Nel voi. XII,
p. i44 raccontai, come nel 1600 s'intro-
dusse prima nel chiostro, poi nel 1623
nella Chiesa di s. Maria sopra Miner'
va (della quale anche nel voi. XXXII,
p. 275) de'medesimi domenicani, la re-
cita del rosario a due cori a vicenda, di
uomini e donne. Anche Cercaslel nella
ROS
Storia del cristianesimo t. i4, n.° 338,
allnbuisce a s. Domenico l'istituzione del
rosario, per implorare la protezione pos-
sente della B. Vergine per le sue fatiche,
nelle turbolenze e furiose guerre del pae-
se, in cui egli predicava per la conversio-
ne degli eretici e ulteriore propagazione
del cristianesimo. Approvarono la recita
del rosario e ne riconobbero istitutore s.
Domenico molti Papi, come Sisto IV nel
1481 insieme alle confraternite del ss. Ro-
sai io, Leone X, s. Pio V che tornò a con-
fermare le confralerniteerelle sotto il det-
to titolo nel 1569 colla bolla Consueve-
/7/«/, Gregorio Xlll, Sisto V, Alessandro
VII, Innocenzo XI, Clemente XI, Bene-
detto XIII, ed altri. Si possono consul-
tare gli annalisti Spendano e Bzovio, al-
l'an no 1 2 1 3; il p. Echard, Bibliolh. script.
Old. Praedicat. 1. 1, p. 352, t. 2, p. 27 i.
Tommaso Vincenzo Monegiia nella Dis'
sertazione deli' origine della sagra prece
del Rosario, Roma i 725. Benedetto XIV,
Defestis B. Mariae flrginis, cap. 1 3; De
Canoniz. Sanctorimi lib. 4, p3r.2,cap. i o.
Inoltre al eitalo articolo Corona divozio-
KALEj parlai ancora delle differenti opi-
nioni che si hanno sulla sua origine, so-
stituita dall'anlichità per quelli che non
sapevano leggere e tenere a memoria il
Salterio (P\), ed in luogo delle Ore Ca-
noniche (F.) ai religiosi Laici e Conver-
si {^F.). Dichiarai pure che il metodo di
recitarci 5 decine d'^ve Maria^ col Pa-
ter noster q Gloria Patri, al principio e
line d'ognuna di esse, in memoria dei
principali misteri e trionfi di Gesù Cristo
e di Maria Vergine, fu ad imitazione dei
1 5o Salmi, onde il rosario fu detto il Sal-
terio della ss. Fergine, e si deve a s. Do-
menico; dicendo de'critici che ne dubita-
no, pe'motivi che riportai, come de'Bol-
landisti, ^c^^ Sane torum, augusti diei4;
eMabillon,^c;^ Sanctorum Ord. Bened.,
praef. ad sàec. V, il quale è d' opinione,
che prima di s. Domenico fossero i mo-
naci autori della divozione del rosario.
Dissi eziandio delle ^c/ie£i?/z/(?/ii (r.)deU
ROS i53
le corone e rosari, e delle Medaglie bene-
dette (/'.)che vi si appendono,e finalmen-
te feci la descrizione di tutte le particola-
ri Corone divozionali ^ approvate dalla
Chiesa, comedi quelle del Signore, di s.
Brigida, de'VII Dolori della B. Vergine,
dell'Immacolata Concezione, degli Alti di
amore verso Iddio, del Sangue prezioso,
del sagro Cuor di Gesù, delle V piaghe
di Gesù Cristo, delle XII Stelle, e di tut-
te notai le indulgenze concesse dai Papi.
Moltissime sono anche le indulgenze par-
ziali e plenarie concesse dai l^api, a chi
recita almeno la 3.' parte del rosario; per-
chè poi riesca grato alla Beata Vergine,
torni a merito di chi lo dice, e questi ne
conseguisca l' indulgenza, fa d'uopo che
nel tempo della recita, la mente per Io
meno virtualmente attenda ai misteri di
Gesti e di Maria, o in generale si occu-
pi di pensieri religiosi, e che il cuore sia
ad essi rivolto con santi adetti. Sisto IV
nel 1483 concesse a quelli che recitas-
sero una 3.' parte di rosario, 5 anni e 5
quarantene d' indulgenza, la quale fu iti
seguito ampliata da Leone X, s. Pio V
domenicano, Sisto V , e Benedetto XII[
pur domenicano. Nella Raccolta di ora -
zioniper le quali sono state concedute dai
sommi Pontefici le s. Indulgenze, e che
si pubblica in R.oma coli' approvazione
della s. congregazione deU'indulgenze,pel
Rosario si legge.« Il fondatore dell'ordine
religioso de'predicatori s. Domenico, per
fare argine all' eresia degli albigesi , che
a'suoi tempi infestavano i popoli special-
mente della Francia, per rivelazione avu-
ta della B. Vergine, a cui per tale ogget-
to avea ricorso, circa l'anno 1206 istituì
ed efficacemente promulgò la divozione
del s. Piosario; e nel corso di più secoli se
ne videro mirabili successi nel cristianesi-
mo. Ad animare i fedeli lutti a ricorrere
spesso a Maria ss. con tal divozione, Be-
nedetto XIII col hveveSanctissinius, dei
i3 aprile 1726, concede a tutti quelli, i
quali con cuore almeno contrito recile-
raunoils. Rosario iatiero, cioè di 1 5 poste,
j54 KOS
ovvero la 3."parte, cioè 5 poste, i co giorni
iriudulgenza per ogni Pater nosler e per
ogni ^ve Maria. Se poi per un anno uè
recileiannoogni giorno almeno la 3.^ par-
te, confessali e comunicali in un giorno
ad arbitrio di detto anno, concede indul-
genza plenaria; quali indulgenze sono per-
petue, ed anche applicabili aìDefimù. Per
il conseguimento di tali indulgenze si ri-
chiede , che li rosari sieno benedetti dai
religiosi dell'ordine de'predicatori, e che
iieliecilareil s. Rosario si vadariflelten-
doai misteri della Nascila, Passione, Mor-
te, Risurrezione, ec. di N. S. Gesù Cristo,
secondo il decreto della s. congregazione
dell'indulgenze de* 1 2 agosto 1 7 26,appro-
vaio dallo stesso Benedetto XIII. Peral-
tro dichiarò nella sua costituzione Pre-
fiosus, de 26 maggio ' 727, § 4>che per le
persone idiote incapaci della considera-
zione de' divini misteri, basta che reciti-
no il s. Rosario divotamenle ".
Festa della B. Fcrgine del Rosario. Per
la strepitosa vittoria riportata dalle ar-
mi cristiane, pontificie, venete e spagnuo-
le della lega cattolica, nel golfo di Lepanto
a*7 ottobre i Sj i ,con memorabile disfalla
de'turchi, s. Pio V(F.)j per riconoscere
questo singoiar favore dalla protezione
della B. Vergine, siccome avvenuta ap-
punto nel giorno in cui la confraternita
del Rosario processionalmente lo recita va,
a perpetua memoria Io fece inserire nel
Martirologio romano,ordinòche nelle li-
tanie della B. Vergine si aggiungesse l'in-
^oz^TÀoneAuxiliuni Chris ti a no rum, e pre-
scrisse che a'7 ottobre si celebrasse la festa
della B. F ergine della littoria. Gregorio
XUI che gli successe, ammirando la mo-
destia del predecessore, il quale essendo
stalo domenicano, non avea voluto far
menzione del s. Rosario, per timore che
si credesse aver egli fatto onore piuttosto
al suo ordine, colla bolla Monet Aposto-
luSj del i.° aprile 1578, presso ilMaffei,
l^ita di s. Pio Vf comandò che in tulle
le chiese dell'ordine de'predicatori, ed in
quelle ove fossero istituite confraternite
ROS
del Rosario, ove però fosse altare o cap-
pella dedicala alla B. Vergine del Rosa-
rio, nella i.'* domenica d'ottobre, che fu
il giorno del trionfo sugli ottomani, se ne
celebrasse solenne uffizio di 9 lezioni con
rito di doppio maggiore, e con nuovo no-
me si dicesse Festa della B. Vergine dtl
Rosario f la quale non volle più che si ce-
lebrasse a*25 marzo, giacche nello stabi -
lito giorno coincideva la processione del
ss. Rosario, Clemente Vili confermò la
festa, e la fece inserire nel Martirologio
romano. Clemente X ad istanza della re-
gina di Spagna Marianna, con breve dei
26 settembre 1 67 1 , concesse lo slesso uf-
fizio per le Spagne a tulli gli ecclesiastici,
comechè non servissero a chiesa ove fosse
cappella del Rosario, la qual permissione
fu da poi accordala ed eslesa dallas. con-
gregazione de'riti a diverse altre diocesi.
Ad Innocenzo XII supplicò l'imperalore
Leopoldo I (come quello che ripeteva la
liberazione di Vienna,assediata da'lurchi,
dal patrocinio della B. Vergine, onde In-
nocenzo XI avea istituita la festa deliVb/«e
di Maria, V. ) che tale uffizio e messa
si estendesse a tutta la chiesa cattolica; ma
avendo la morte del Papa impedito l'ap-
provazione del rescritto già decretato dal-
la congregazione de'riti, il successore Cle-
mente XI tardò a confermarlo. Però a
motivo d'altra vittoria riportala sui tur-
chi dall'imperatore Carlo VI, nel 1716 a
Temeswar o Csanad a'5 agosto, preci-
samente nel giorno della Madonna della
Neve, in cui i confratelli del Rosario face-
vano una loro processione, e per la libe-
razione dall' assedio di Corfìi abbando-
nato dai turchi nella 8.' dell' Assunzio-
ne della Beata Vergine, vedendosi ma-
nifesto il patrocinio speciale della Beata
Vergine, mossero finalmente l'animo di
Clemente XI, con decreto presso il l. 8
del Bidl. Magno, ad accordare ai 3 ot-
tobre dell'istesso anno a tutto il cristia-
nesimo, per la I.' domenica d'ottobre la
festa della B. Vergine del Rosario con l'uf-
fizio e messa, con rito di doppio maggio-
ROS
re. Dopo di queste concessioni, si legge-
vano le a.* lezioni dell'uffizio del sermo-
ne di s. Agostino accomodate alla solen-
nità del ss. Rosario, ma non si faceva al*
cuna menzione dell'istituita festa; laonde
BenedettoXIII, tolto il titolodel sermone
di s. Agostino, fece comporre nuove le-
zioni pel 2.° notturno, le quali approvate
dalla congregazione de'riti a' io marzo
1725, il Papa le confermò a' 19 e deb-
bono recitarsi da lutti gli obbligati alle
ore canoniche, per averle fatte inserire
nel Breviario romano. Tanto ricavai dal
JVovaes, nella Storia de'Papi ricordati; e
da IZaccaria,D/5'5er^ecc/.diss.5,sulle feste
istituite ad onore della B. Vergine. Olim-
pio Ricci, De' giubilei universali a p. i o i
riferisce, che Gregorio XIII ordinò anco-
ra, che ogni I.' domenica di ottobre si fa-
cesse la solenne processione della B. Ver-
gine del Rosario, nella chiesa primaria
dell'ordine domenicano, di s. Maria sopra
Minerva di Roma, la quale tuttora si ce-
lebra con fervore. In questa insigne chie-
sa si celebra la festa del ss. Rosario so-
lennemente e con 8.^ tenendosi esposta
una grandiosa macchina nobilmente do-
rata,con divota ebellissima figura in ista-
lua rappresentante la B. Vergine del Ro-
sario sorreggendo in braccio il divin suo
Figlio(queste immagini essendodelle mo-
nache domenicane di s. Caterina da Sie-
na, di cui parlai nel voi. LV, p. i o5, con
particolari processionisi portano ogni an-
no per la festa alla chiesa de'domenica-
ni, e dopo 1' 8.^ si restituiscono alle mo-
nache), riccamente vestiti e ornati; ed al-
trettanto si pratica tanto nelle chiese del-
l'ordine, che nelle altre in cui se ne ce-
lebra la festa, portandosi come da detta
chiesa di Roma la macchina in proces-
sione con gran copia di lumi, e gran con-
corso del popolo divoto. Alcuni Papi si
recarono alla chiesa di s. Maria sopra Mi-
nerva a venerare la B. Vergine nell'S.^ di
sua festa, come Innocenzo XIII, e Bene-
detto XI li anche seguiva la processione.
LeggoneldiaristaCeccoDÌ,aU'annoi73 5.
ROS i5>
•j Solennizzandosi la festa de! ss. Rosario,
Benedetto XIII verso le ore 2 i si portò
in forma semipubblica a venerare la ss.
Vergine nella chiesa dis. Maria sopra Mi-
nervaj de'rev. pp. domenicani, ove ter-
minato il vesperOjSi diede principio alla
solenne processione colla solita macchina,
nella quale era la divotissima statua rap-
presentante la B. Vergine Maria, col suo
divin Figlio in braccio ess. Rosario in ma-
no. Andavano in essa processione lutti i
religiosi dis. Domenico,accompagnati da
un infinitoconcorsodi popolo d'ogni qua-
lità e sesso, che recitava assieme con quei
padri divotamente e ad alta voce il ss. Ro-
sario; essendosi dal sommo Pontefiqe este-
sa per questa sol volta la solita indulgen-
za plenaria, conceduta a'fralelli e sorelle
del ss. Rosario, ancora a tulli i fedeli che
pentiti, confessati e comunicati, avessero
accompagnalo la detta processione; ed in
ultimo dopo la macchina si vedeva con
esemplarissima umiltà e divozione (ser-
vito dalTeccmo duca di Gravina Orsini
principe del soglio pontificio e suo nipo-
te), il nostro ss. Padre a piedi con torcia
accesaecorona in mano,cheappoggialoal
suo bastoncello, seguitava la delta sagra
statua dellaRegina del cielo."Questa pro-
cessione si fa dappertutto,ed anche in C<i5-
slel Ganclolfojpev cui a quell'articolo no-
tai i Papi che la seguirono. In detta chie-
sa per tutta l'S.^ si fanno diversi pii eser-
cizi,oltre la recita del rosario che ha luo-
go in lutto l'anno, sermoneggiandosi in
lutti i giorni, ed aggregandosi alla />^i-
tuzione delVora del ss. Rosario, chi bra-
ma ascriversi. Obbligo degli ascritti è il
fare ogni anno dentro della 8. un'ora d'o-
razione e recitare in ginocchioni se po-
tranno tutto il ss. Rosario. Ne'primi mi-
steri Gaudiosi pregheranno per quelli che
sono in peccalo mortale; ne'secondi Do-
lorosi, per gli agonizzanti; ne'terzi Glo-
riosi, per l'animedel purgatorio. Poi diià
le litanie della B. Vergine per tutti i fra-
telli e sorelle, che esercitano questa di-
vozione. Qualora per infermità non si pos-
i56
ROS
sa fare l'ora d'orazione, si può commet-
tere ad altri; in morte o non volendosi
pitifar l'ora, si restituisce la polizza d'ag-
gregazione, annunziandosi dal puipitoes-
servi un'ora vacante per trovare chi la
prenda, acciò in essa non sia privata di
ìoiìe la B. Vergine. Alessandro VII a'i5
gennaio i663 concesse indulgenza ple-
naria una volta l'anno a tutti gli ascritti,
che confessali e comunicali reciteranno il
ss. Rosario nell' ora loro assegnata, colle
solite preghiere pel conseguimento delle
indulgenze: dipoi Alessandro VII accordò
di potersi applicare all'anime del purga-
Iorio, dovendosi però recitare altro rosa-
rio, ciò che confermarono Innocenzo XI
nel i685, e Clemente XI nel lyoS. Pio
VII col breve Ad augendam^ de'iG feb-
braio 1808, concesse indulgenza plena-
ria, applicabile all'anime del purgatorio,
a tutti i fedeli die confessati e comuni-
cali, neir ora loro assegnala reciteranno
divotamente il s. Rosario e le altre preci.
Questa istituzione e aggregazione è pro-
pagata per tutto il mondo cattolico; al-
trettanto dicasi delle confraternite, mas-
simamente ne'Iuoghi ove sono chiese e
conventi domenicani.
Ad Arciconfraternita DEL ss. Rosario,
eretta canonicamente nella chiesa di s.Ma-
ria sopraMinerva, nella cappella ove s. An-
tonino poi arcivescovo di Firenze, quan-
do era priore del propinquo convento vi
collocò il corpo di s. Caterina da Siena,
istituita nel 1481 da Sisto IV, la dissi con-
fermata nel [5^3 da Clemente VII; che
Gregorio XIII istituì la solenne proces-
sione; che nel iSyG Gio. Battista Marini
barone di Bomba lasciò un fondo per do-
tazioni, dovendosi preferire le zitelle del-
l'isola di Scio, il quale in progresso au-
raentatocon altre pie lasci te,aniiualmente
dal sodalizio sidistribuisconoa zitelle po-
vere ed oneste, per agevolarci loro mari-
taggi o monacazioni, ed ammantate devo-
no intervenire allaprocessionesolenne; e
che la confraternita celebrava pure altre
processioni nella i.'domeaica d'ogni mese.
ROS
Aggiungerò qualche altra notizia. Celebra
solennemente e con pompa la festa del ss.
Rosario, e nella processione manda il suo
stendardo colla immagine della B. Ver-
gine col figlio Gesìi in braccio, adornata
intorno col Rosario o Salterio della Ma-
donna ; gode molti privilegi e indulgen-
ze concesse dai Papi. Gli ascritti alle con-
fraternite del s. Rosario in qualsivoglia
parte del mondo e canonicamente erette,
fruiscono particolari indulgenze, recitan-
do il rosario e facendo altre opere pie,
come si apprende dai brevi d'Innocenzo
X.\,IViiper prò /7«rte, de'3i luglio 1679,
e di Pio VII, Ad augendafìij ^ì-d citalo.
Quanto alle benefiche dotazioni del so-
dalizio di Roma, innanzi le vicende che
insorsero nel declinar del secolo passato
e principio del corrente, eransi talmente
a u mei ita te, che per la festa se ne dispen-
savano 20 da scudi 20 l'una, e 100 di
scudi 3o. Di presente le doti sono dimi-
nuite, e tra le superstiti vi sono quelle
di 100 scudi per le monacande, e chia-
mate Giustiniane dal nome del benefico
fondatore. Del sodalizio romano tratta-
rono: Fanucci, Operepìedi Roma p.22 1,
e P'mzzsiy Eusevologio romano^ trat. 6 ,
cap. I I. Il p. Boaanni nel Catalogo degli
ordini equestri e militari p. 74» attribuì
con altri autori, e collo Scoonebeck, a s.
Domenico l'istituzione dell'ordine eque-
stre o religiosa milizia, sotto il titolo di
cavalieri di s. Maria del Rosario^ cui die-
de per divisa una croce colle estremità
terminanti in giglio, mezza bianca e mez-
za nera, nella forma simile a quella del -
l'ordine Costantiniano, ma in luogo del
nome di Cristo, nel centro d'un ovato pò -
se l'immagine della B. Verginecol s. Barn •
bino, ambedue in atto di distribuire il s.
Rosario, come vedesi nella figura del ca-
valiere riportata dal p. Bonanni, il quale
crede che l'ordine venisse approvato da
Innocenzo III, con concessione di privile-
gi, altri pretendono da Onorio III. I ca-
valieri aveano l'obbligo di guerreggiare
contro gli albigesi, e recitare il rosario.
ROS
Aggiunge, che cessate le guerre di quel
fanatici e crudelissimi eretici, si mutò l'or-
dine in sodalizio e confraternita, propa*
gandosi per tutto il mondo, onde onorare
la B. Vergine colla recita del rosario, e
implorare la sua valida assistenza per o*
gni bisogno. Anche il p. Andrea Mendo
narra l'istituzione d'altra sagra milizia del
Rosario sotto la regola di s. Domenico,
fatta da Roderico o Federico arcivescovo
di Toledo, per difendere la città dai mo-
ri; ma il p. Bonanni repula che fosse lo
stesso ordine equestre istituito da s. Do-
menico. Nondimeno i critici ritengono col
p. Helyot, che s. Domenico non mai isti-
tuisse ordine equestre del ss. Rosario, ma
piuttosto per tale si debbano intendere i
crocesignati, che guidati dal valoroso con-
te Simone di Monforl combatterono gli
albigesi vittoriosamente. Se s. Domenico
istituì gli ordini equestri di Gesù Cristo
o Milizia di Gesù Cristo ^ e di Gesìc Cri-
sto, s. Domenico e s. Pietro martire^ si
può vederlo in quegli articoli. Inoltre il
p. Bonanni, Catalogo degli ordini reli-
giosi par. 3, p. 28, riporta la figura della
monaca della ss. Vergine del Rosario, e
parladel suo istituto. Narra adunque, che
inPalmadiocesidiGirgenti,neli6ooven-
ne fondato un monastero dai Tomasi du-
chi di Palma, col titolo della ss. Vergine
del Rosario. In esso oltre la clausura s'in-
trodusse un tenore di vita molto ritirato,
ed a tale effetto furono fabbricate alcune
celle assai remote dal monastero, con ora-
torio e giardino, nelle quali potessero le
monache ritirarsi 8 giorni dell'anno, ed
ivi attendere a più perfetta unione con
Dio, facendo gli esercizi di s. Ignazio. Al-
cuni anni dopo, crescendo nelle religiose
il fervore, si determinarono alcune di se-
pararsi affatto dalle altre, e coi debiti per-
messi, colla piefetta e una conversa nel
1673 passarono nel detto ntiro, pren-
dendo il nome di Solitarie, e lasciando
libere due celle per le monache che aves-
sero voluto farvi gli esercizi spirituali. Si
proposero di osservare il silenzio, tranne
ROS iSy
in alcune conferenze spirituali; oltre i di »
giuni soliti, di mortificarsi con peniten-
ze, una delle quali chiamarono Rosario
penitenziale , per la sua durata di i5o
giorni, ne^quali quelle che lo volevano fa-
re,deposto il velo nero restavano col bian-
co e coronate di spine, ricevendo spesso
pubbliche correzioni dalla superiora; ol-
tre a ciò si esercitavano in azioni labo-
riose e umilianti, e per lutto quel tempo
restavano privedelconfortode'sagramen-
ti, se pure talvolta non le dispensava il
confessore. La loro veste era nera, ed e-
guale all'abito benedettino, tenendo per
distintivo sul petto l'immagine dell'Im-
macolata Concezione con Gesù bambino,
contornata da un rosario, ornato cogli
strumenti della passione del Signore. Ai
nostri giorni in Avignone la pia Maria
Poulin istituì una divozione del Rosario,
intitolala la Congregazione del Rosario
vivenle;ne divenne la presidente, e colla
protezione e zelo del cardinal Lambru-
schini nel i833 ottenne quella di Gre-
gorio XVI, che in Roma la ricolmò, in u-
no airistituto,di approvazione, d'incoràg-
gimenti , di grazie spirituali e di molle
indulgenze. L'istituto è diviso in associa-
zioni dette quindicine, cioè formate cia-
scuna di i5individui,di uomini o di don-
ne, diretti da un sacerdote, e si chiamano
Rose. Le quali persone sono unite spiri-
tualmente per recitare e meditare i i5
misteri del ss. Rosario: i consiglieri della
congregazione sono preti, e si denomina-
no coltivatori del Rosario. La congrega-
zione si esercita ancora in diverse opere
di pietà cristiana, come nell'adorazione
perpetua del ss. Sagramento, nella distri-
buzione di buoni libri, nel soccorrere le
chiese, onde edificò quella di Lauzanne,
in sostenere i pii stabilimenti, ec. Mera-
vigliosamente l'isliluzione deìRosario i'i-
vente si propagò per tutte le parrocchie
della Francia, principalmente, oltre Avi-
gnone sua culla, in Lione, Grenoble, Bel-
lay, s. Claude, per l'impegno de'rispettivi
vescovi, con parecchieceuliuaia d'associa-
i58 ROS
zioni; nella Savoia per lo zelo delTarci-
vescovo tìi Chainbery, anzi nello stesso
paese di Ferney, già famoso soggiorno di
"Voltaire;e persino nella capitale dellaSco-
zia Edimburgo, in cu; fu eretta unacap*
pelia sotto l'invocazione del Rosario w-
icnle,avtn(.\ovì contribuito Carlo Xquan-
óo vi dimorava colla famiglia reale di
Francia, che si ascrisse alla congregazio-
ne per la duchessa di Berry. Questo isti-
tuto ha prodotto un immenso bene, ed
innumerabili e prodigiose conversioni di
ostinali peccatori, per le benemerenze del
caldo e indefesso zelo deiristilutrice Pou-
lin. Sul ss. Rosario scrissero molti, ed io
riporterò i seguenti, oltre quelli che no-
minai. Amidenio, De pi età le romana p.
127. Ippolito Marracci, Pro Marianae
Coronae calculis in ecclesia s. Mariae
in Campi le Ili asservatis. Bernardo Von-
sandren, De Rosario, sive modoprecandi
Ave Maria et Pater nosler ad calcnlos,
1701. Gio. Michele Cavalieri, Giornale
perpetuo delle indulgenze del ss. Rosa-
rio^ Napoli 1 745. Tesoro delle grandezze
del ss. Rosario^ Napoli 1 745. Indulgence
da Saint Rosaire, par le p. Francois La-
roffédomenicain, 1673. Bullario Domi-
nicano: de Rosario È. M. V. Bovio, Ro-
sario della ss. F ergine, con la contem-
plazione de XV misteri e con alcuni e-
sempi, Roma 1734. Luigi di Granata,
Rosario della gloriosa Vergine Maria
figurato, con le meditazioni di Cicarelliy
Venezia 1578, Roma i585. Capoleone
Ghelfuccì, Rosario della Madonna, poe •
ma jMxìano 1606. P. Filippo Anfossi do-
menicano, Maniera di recitare con pro-
fitto il Rosario di Maria ss.^ disposta in
9 brevi sermoni, Roma 18 14. P. Euge-
nio Giacinto Pozzo, Eccellenza del ss.
Rosario, e guida pratica onde recitarlo
secondo il vero spirito di sua prima isti-
tuzione ^ Messandvìa 1835.P. De Nardis,
Le piaghe di Gesìi Cristo, considerale in
i5 Misteri del Rosario, 'Roma i83o.
ROSARIO Virgilio, Cardinale. DI
Spoleto^ dottore illustre in ambe le leggi,
KOS
fornito di singoiar prudenza e virtb, por-
tatosi in Roma fu fatto canonico di s. Ma-
ria ad Martyres, e nel i554 Giulio III
lo fece vescovo d'Ischia, indi d'Adria, e
poi arcivescovo di Manfredonia secondo
Ughelli, ma Cardella afferma che tranne
la i.^, delie altre chiese non fu pastore.
Nelle diverse cariche conferitegli avendo
dato indizio di severità e rigore, incontrò
il genio di Paolol V,chea'i 5 marzo 1 557
Io creò cardinale prete di s. Simeone, e
Vicario di Roma (/^.)j quando stabiFi che
questo rilevante uffizio fosse perpetua-
mente unito ad un cardinale, onde restò
nel s. collegio, come apprendo da Novaes;
quindi con altri 3 cardinali fa deputato
a giudicar la causa del celebre cardinal
Moroni. Essendo nel palazzo Vaticano,
gli si ruppe una vena in petto, ed in me-
no d'un'ora passò all'altra vita neliSSg,
in età di 60 anni e 2 di cardinalato. Fu
sepolto nella chiesa di s. Maria sopra Mi-
nerva, in avello di marmo bianco, in cui
si legge semplice iscrizione póstavi da Fia -
vio Rosario suo nipote.
ROSCHILD o ROTHSCHILD, Z?o-
schildia.C'illh vescovile di Danimarca nel-
l'isola di Seeland, ad 8 leghe da Cope-
naghen, in fondo al golfo del suo nome.
Vi è un castello reale, bellissima la chie-
sa già cattedrale che appartenne agli a-
goslinianijCon capitolo luterano,e coi se-
polcri di piti re e di diversi personaggi
celebri; stabilimento di donzelle, ospe-
dale e scuole. Durante una parte del me-
dio evo, fu la capitale del regno e la re-
sidenza de'rc danesi; ma dopo che si tra-
sferirono a Copenaghen[V .), la città sen-
sibilmente decadde, ed oggi è la 2.'' del la
Seelandia o Zelandia. Vi fu segnala una
pace tra la Svezia e laDanimarca nel 1 658.
La sede vescovile fu eretta nel 95o, e di-
chiarala sulfraganea di Lunden. Tra 'suoi
vescovi ricorderò il zelantissimo s. Gu-
glielmo (V.) inglese, che per4o anni edifi-
cò colle sue viriti la Danimarca, e volò al
cielo nel i 067. Finchèdurò il vescovato,
Roschild avea un crran numero di belle
ROS
cliiese, conventi e monasteri, i quali col
\escovato flirono soppressi dopo rintro*
duzione della prelesa riforma, riunendo-
si la sede a quella di Copenaghen.
ROSCO Giorgio, C^/'^wtìt/e./^.LiECH-
TENSTEIN.
ROSCOMMONoROSCOMAN. Città
d' Irlanda, provincia di Connaught, ca-
poluogo di contea e baronia del suo no-
me, a ì6 leghe da Gaiway. Di alta an-
tichità, ha un castello dei 1268. Vi fu
tenuto un concilio nel 1 158, evi vennero
stabiliti buoni regolamenti di disciplina
ecclesiastica. Arduino t. 6; Angl. t. i.
ROSEA, r. Rhoso.
ROSEA U [Eosensisj. Città con resi-
denza vescovile dell'America meridiona-
le, capoluogo dell'isola della Dominica,
una delle piccole Aniille o di Barloven-
lOj sulla costa occidentale, nella parte del
sud. Giace sopra una punta di terra, tra
le baie di Woodbridge al nord,ediCha^-
lotievilIe al sud, alla foce di 3 fiumi, ed
è edificata regolarmente, colle case di le-
gno dipinte di fuori. Ha il vantaggio di
comodo porlo e buono, con considerabile
arsenale. Il mercato è ben provveduto,
contando più di 5ooo abitanti; l'aria vi
è calda, ma salubre; la terra è fertile di
tabacchi, zuccari e buoni frutti. Come no-
tai ad America, il discoprimento di que-
st'isola lo fece Cristoforo Colombo a'3
novembre 149^ i>3 giorno di domenica,
per cui gliene impose il nome. Gl'indige-
ni caraibi che l'abitavano, originari del-
l'America settentrionale e della Florida,
vi conservarono in parte l'antica loro re-
ligione. In seguito gì' indigeni cedettero
una parte della cosla ai francesi, sotto i
quali Roseau fu più popolata. Sene im-
padronirono poi gl'inglesi nel I 76 1 ,e l'eb-
bero in pieno dominio, dopo che i fran-
cesi l'arsero nel 1781, pel trattato sti-
pulato a Versailles de'3 settembre 1783,
in cui fu conclusa la pace tra l'Inghilter-
ra, la Francia, la Spagna e gli Stali Uni-
ti. In seguito sotto Napoleone pali due
saccheggi, perchè gl'inglesi sempre con-
ROS 1^9
sidcrarono l'isola di Dominica come di
f^rande importanza per la sua posizione
fra le Antille francesi, sia dal lato politico
in tempo di guerra, che da quello com-
merciale in tempo di pace:n'è baluardo
il ragguardevole forte di Cashacrou, che
trovasi nell'estremità meridionale dell'i-
sola. L'isola con Roseau dipendeva dal vi-
cariato apostolico della Trinità nelle An-
tille inglesi, e quasi tulli gli abitanti sono
cattolici, con poche chiese e scarso clero,
secondo le ultime recenti notizie. A mi-
gliorarne la condizione, il regnante Pio IX
a*3o aprile i85o stabili la sede vescovile
di Roseau, la dichiarò suffraganea di Port
d'EspagnCj eielto contemporaneamente
in arcivescovato, e per i.° vescovo nomi-
nò l'attuale mg.*" Michele Monaghen.
ROSELLI Nicolò, C^zr^m^/e. Nacque
in Tarragona nella Catalogna da onesti
genitori nel i3i4> sotto il regno d'Ara-
gona, per cui fu detto volgarmente il car-
dinal d'^ìrrgona. In verde età e nel 1 327
si dedicò al servizio di Dio nell'ordine dei
predicatori, ove col suo ingegno e pro-
gresso negli studi fu poi capare d'insegna-
re le filosofiche e teologiche facoltà, nelle
cattedre più rispettabili dell'ordine. Me-
ritò quindi d'essere elettoprovincialed'A-
ragona, e inquisitore di quel regno, dove
scoprì e castigò i beguardi eretici, pur-
gando con incredibile celerità tutto quel
dominio da colai riprovevole setta. Inno-
cenzo Vlin Avignonea'igdicembrei356
lo creò cardinale prete di s. Sisto, sebbene
assente. Siccome per le sue virtù e dot-
trina erasi reso caro e ben accetto a Pietro
IV re d' Aragona, questi mal soflrendo
che si allontanasse dal suo fianco perpor-
tarsi in Avignone a ricevere il cappello e
le altre insegne cardinalizie, avanzò pre-
murose istanze al Papa, affinchè vole<se
degnarsi di rimettergli il cappello cardi-
nalizio in Aragona. Ma Innocenzo IV ri-
spose al re, che avendo sopra tal punto
richiesto il parere de'cardinali, gli avea
trovati uniformemente contrari al di lui
desiderio. Ne perquesto il monarca quia-
i6o KOS
tandosi, con produire l'esempio del car-
dinal Pietro Gomez, a cui fu mandato il
cappello in Francia; gli fu risposto dal
Papa, esservi disparità di ragioni tra un
caso e l'altro, mentre il Gomez era stato
inviato dalla s. Sede per concludere la
pace tra Francia e Inghilterra, e colà tro-
-vavasi in servigio della medesima, ragio-
ne che non militava in favore di Rosei li.
Questi si distinse colle sue opere, le prin-
cipali delle quali sono: Ada fjus inquisì-
toris in Al agonia generalis. Romanoriun
Poniificuni gesta j da s. Leone IX a Ce-
lestino V, opera stimata che Muratori
pubblicò nel t. 3, p. 277 e seg. Rerum
Jtal. Script. De quadrupli jurisdictione
Ttomanae Ecclesiae in regnuni utriusque
Siciliaey riportato nel t. i, p. 468 da Ba*
luzio nelle/1/ wce//rt/fee, edizione di Lucca.
Conimentariide rebus of'dinis. Conwien-
laril in Matlhaeunì. Una lettera ed un
testamento. Tranne le indicate, le altre
restarono mss. Pieno di meriti mori in
Majorca nel 1 862, d'anni 4^,6 fu riposto
dentroonorata tomba,sopra laporta mag-
giore della chiesa del suo ordine. Lasciò
tutte le sue suppellettili ed arredi di sua
cappella al conventoomonasterodi Mon-
te Sion di Barcellona da lui fondato, e
divise la scelta e copiosa sua biblioteca
tra diversi conventi, ai quali parimenti
lasciò somme considerabili, per compiere
le fabbriche delle loro chiese e conventi.
ROSiN AVIA (Rosnavien). Città con re-
sidenza vescovile in Ungheria, chiamata
pure Rosenau, ed in islavo /Jos^z^w^, li-
bera e regia, comitato a 6 leghe da Gomor
o Goraer capoluogo della contea ouioni-
ma, marca del suo nome, e sulla sinistra
del Sajo che vi riceve un fiumicello; la
marca occupa la parte settentrionale del
comitato. La cattedrale è antica e di so-
lida struttura; è sotto l'invocazione del-
l'Assunzione di Maria Vergine, col balli-
slerio, essendo l'episcopio, buon edifìcio,
non lungi da essa. Il capitolo si compone
di 6 canonici, 4 de'qualì sono le dignità
dei preposto, lettore, cantore e custode;
KOS
vi sono pure due stalli pel teologo e pel
penitenziere; più, altri i 2 preti e 32 chie-
rici pel divino servizio. La cura delle ani-
me si esercita da un parroco, assistito da
3 cooperatori. Nella città non vi e altra
chiesa parrocchiale, bensì esistono il con-
vento de'francescanijil ginnasio con 7 ca-
nonici regolari premostratensi per l'istru-
zione della gioventù, e l'ospedale. I lute-
rani vi hanno chiesa e liceo, poiché gli
abitanti sono composti di tedeschi, un-
gheresi e slavi, cattolici e luterani. Pos-
siede alcune manifatture di panni, car-
tiera, bel purgo di tela, e bagni d'acque
minerali: fìi qualche commercio di miele,
cera, grani, vini, frutti, idromele. Ne'din-
lorni sono ricche miniere di ferro, rame,
mercurio, cinabro e antimonio. Pio VI
ad istanza dell'imperatrice regina M.' Te-
resa, vi eresse la sede vescovile suffraga -
nea di Agria o Eriau, e lo è tuttora, di-
smembrandone il territorio dall'arcive-
scovo di Strigonia, mediante l'autorità
della bolla Apostolatus officii^àe i Smar-
zo 1 776, Bull. Rom. cont. t. 5, p. 206 ,
concedendone la nomina ai sovrani d'Un-
gheria.Per i.° vescovo preconizzò nel con-
cistoro de'iGsettembre 1776 Antonio de
Revay di Szucian diocesi di Strigonia, Ira-
slata ndolo da Mela in parlibus^ come ri-
cavo dalle annuali Notizie di Roma, in-
sieme ai seguenti successori. 1780 Anto-
nio Andrassay di Romanoba, diocesi di
Slrigonia.Pio Vlldichiarò nel 1 80 1 Fran-
cesco Szanyi di Torna, diocesi di Scepu-
sio; nel 1 8 14 Ladislao de'conti Esterha-
zy di Sopronio in Ungheria. Leone XII
nominò nel 1825 Francesco Laicsak di
Schemniz, diocesi di Strigonia; e nel 1 828
Giovanni Scitowski di Bela. GregorioX VI
preconizzò nel 1840 Domenico de'conti
Zichy de Vasonykeò diVienna;e neli 845
mg.'^ Adalberto de Bartakocvis di Felsi
Eleflinlh, diocesi di Nitria. Questi venen-
do a'3o settembre 1 85p dal regnante Pio
IX trasferito alla metropolitana d'Agria,
nel medesimo concistoro vi sostituì l'o-
dierno véscovo rog.^ Stefano Rollarcsik
ROS
<H Zsel)falvii, diocesi di Cassovia, cìiclove
eia canonico. La diocesi è ampia, e con-
tiene g6 parrocchie: ogni nuovo vescovo
è lassato ne'libri della camera apostolica
in fiorini 5no.
ROSPIGLIOSI FAMiGLiA.Nobilìssima
e romana, oriunda di Pistoia (/'.) nella
Toscana, si è sempre distinta pe'molti per-
sonaggi illustri che ne fìorirono,e che som-
mi onori recarono alle lettere, alla toga,
alle armi, alle ecclesiastiche dignità, ed
agli ordini militari ed equestri. Un Ro-
dolfo R.ospigIiosi,antenato di questa prin-
cipesca famiglia, viveva nel 1295. Tad-
deo Rospigliosi si rese molto benemerito
della patria, combattendo valorosamen-
te nel i33o contro i fiorentini per la di-
fesa della fortezza di Monte Calino. Gio-
vanni fu condottiere delle truppe fioren-
tine e pistoiesi che favorivano Papa Mar-
lino V Colonna, e nel 1420 prese a nome
suo le città di Orvieto e Narni. Giambat-
tista seguendo fin da giovane le militari
insegne della Francia, tante prove di va-
lore diede nella guerra delia Mirandola
e di Parma, che come ricordai nel voi.
XXVIII, p. 233, Paolo III lo dichiaròge-
nerale di s. Chiesa: questi dev'essere quel
Bali o Gio. Battista, di cui parla Mar-
chesi, che si segnalò alla difesa diMonte-
murlo, e sotto il maresciallato di Pietro
Strozzi nella detta guerra di Mirandola;
militò poi per la s. Sede da cui ottenne
in premio di sue prodezze la carica di am-
miraglio o generale della marina ponti-
ficia,e mori nel 1 56^- Nel i Sgg fiorì Gio.
Battista di LorenzoRospigliosi, cavaliere
del cospicuo ordine militare di s. Stefano;
nel i6ig lo fu ancora Francesco di Gio-
vanni Rospigliosi. Girolamo di Alessan-
dro Rospigliosi eresse un baliaggio di det-
to ordine in s. Miniato,ed ilfiglio Camillo
nel 1622 ne vesti l'abito cavalleresco col
fregio della gran croce. Nel 1664 di venne
cavaliere di s. Stefano Giovanni di Fran-
cescoRospigliosi.Machi aumentò losplen-
dore di questa eccelsa prosapia, fu Giulio
nato dal suddetto Girolamo e da Gate-
VCL. LIX.
ROS 161
lina Rospigliosi (da cui nacquero pure
Bartolomeo e Alessandro) a' 28 gennaio
1600 in Pistoia, che dotato di vasto in-
gegno, in Roma e nell'università di Pisa
attese con ardore allo studio massime del-
la giurisprudenza, e riuscì elegante nel-
lo scrivere in prosa e in verso: in Roma
nel seminario romano studiò le scienze
inferiori sotto i celebri gesuiti Famiano
Strada, Alessandro Donati, e Torquato
de Cupis; in Pisa fu addottorato, e inse-
gnò filosofia nella stessa università. Nella
sua puerizia si ammirarono in lui certi
tratti, che presagivano del meraviglioso.
Per conseguire da lui fanciullo qualun-
que cosa, bastava promettergli a premio
di ubbidienza un'elemosina da distribuir-
si a'poveri. Nel tempo delle vacanze, egli
si rattristava, perchè veniva interrotta la
sua applicazione. Ritornato in Roma,en-
trò nella corte del cardinal Barberini fra-
tello d'Urbano Vili, il quale ben presto
prese ad amarlo pel suo talento e mol-
teplice erudizione, che lo resero uno dei
pili celebri letterati del suo tempo. Per
tale lo celebrarono Fabroni, dichiaran-
dolo in docirina ex celle ntiitni, in Vitae
Clenientis /.Y, nelle Vilae Ttatoriimj ed
Hoffman,giurato nemico de'Papi, che nel
suo Lexicon hislor. ecco come parlò di
lui:»j FuitClemenslXPapa degenteRo-
spigliosiusvir commercio litterarum cura
omnibus Europaelilteratis inclytus. Fe-
runtur ejus insignes litterae, eruditionis,
et eloquentiae pleuae, quae inhexaustae
cum doctrina virumarguunt etc."Tra'
drammi che si recitarono nel teatro Bar-
berini, racconta No vaes che Giulio com-
pose fi a gli altri: // palazzo incantato.
L'armi e gli amori. La comica delcielo.
La vita umana. Del male e del bene. S.
Bonifazio e s. Alessio. Ammesso dipoi in
prelatura, ed esercitate quelle cariche che
riportai nella biografia di Clemente IX^
precipuamente di nunzio di Spagna, e go-
vernatore di Roma per elezione del s. col-
legio, segretario di stato e cardinale d'A-
lessandro VII nel 1657. Il cav. Corraro
I r
i62 ROS
nella «uà Relazione di Roma al senato
veneto, del cardinale così parlò. j> In pri-
oio luogo mi si offerisce la persona del
cardinal Rospigliosi primo segretario di
stato, di cui non potrei dir tanto bene,
che non meritasse se ne dicesse anche di
più, poiché non saprei quasi se miglior
natura d'uomo si potesse dare per empi*
re degnamente quel posto, e lo conosce
bene il Papa, che molte volte ha avuto
a dire di aver trovato un segretario se-
condo il suo cuore. Ha giudizio sincero,
sciolto affatto da ogni interesse, non s'in-
namora delle sue opinioni, e quando le
ha esposte ha gusto che sieno moderate
e censurate, se cos'i ricerca il servigio del
padrone: nudrisce sensi indifferentissimi,
e sebbene corre opinione, che sendo stato
nunzio in Ispagna ove si fece grandemen-
te amare dal re, e da tutta la corte, egli
possa propendere a'comodi di quella co-
rona, si ha per falso, tanto più, che si è
astenuto di frapporre il suo parere negli
interessi di quella. Non vuole altra occu-
pazione, che quella del suo carico, al qua-
le sta fisso con tutta Taccuratezza, por-
tando ogni sera i negozi digeriti a sua San-
tità, pigliando egli medesimo la briga di
far le minute delle lettere in quegl'inte-
ressi, ne'qualial Papa preme. "Morto A-
lessandroVII,dopoi 5 giorni di conclave,
64 cardinali a pieni voti elessero Papa il
cardinal Rospigliosi, a' 18 giugno 1667,
e prese il nome di Clemente IX: di tali
porporati, il solo cardinal Corsini die il
voto al cardinal Chigi. Pel suo possesso,
neil quale la nazione fiorentina per dimo-
strare la particolare divozione, lo servi
con 24 paggi riccamente vestiti, oltre i
43 paggi nobili romani, si pubblicò in R.O -
ma : // trionfale possesso preso da Cle-
mente IX della basìlica di s. Gio. in La-
terano il dì 3 luglio 1 667, con pieno rag-
guaglio degli apparati^ iscrizioni, cere-
monie fatte in detta basi lied, nomi de' ti'
iolatif ec. Pel resto e governo del ponti-
ficato, si veda Clemente IX, e più agli
arliooli relativi ove meglio ragionai delle
ROS
gesta di quest'ottimo Pontefice. A' is» di-
cembre pel I.** creò cardinale il degno
nipote Jacopo Rospigliosi (/^".), indi pas-
sata in Roma la famiglia del di lui padre
d. Camillo, il Papa suo fratello nel 1 667
lo dichiarò generale di s. Chiesa. Questi
dalla sua moglie Lucrezia Cellesi nobi-
lissima pistoiese, della cui famiglia tratta
Marchesi, ebbe i 7 figli, uno de'quali for-
mò due linee principesche, e due altri fi-
gli furono esaltati al cardinalato, il detto
e Felice; la famiglia indi fu ammessa alla
nobiltà romana, ed alla veneta del patri-
ziato nel i667e registrala nel libro d'oro,
come pure alla nobiltà di Genova e di
Ferrara. Della moderazione del Papa coi
parenti, ne parlai alla citata biografia;
deirullimoconcistoro tenuto nella came-
ra del letto perchè caduto infermo, e crea -
zione de'cardinali, ne trattai nel voi. XV,
p. 2o3, fra'quali Altieri che gli successe
col nome di Clemente X (onde questi poi
elevò al cardinalato l'altro nipote del suo
benefattore, Felice Rospigliosi, F.)^ e Laz-
Zìàvo Pallavicino genovese, cui conferì la
legazione di Bologna. Indi pochi giorni
dopo, a'c) dicembre 1669, Clemente IX
rese lo spirito a Dio, fornito di tante belle
virtù, quante per molti anni avanti non
si erano riunite in diversi successori di s.
Pietro.
Il suo pronipote d. Gio. Battista Ro-
spigliosi generale delle milizie pontificie,
non senza virtuosa ripugnanza dello zio,
sposò d. M." Camilla Pallavicino dama
genovese ereditiera, colla dote d'un mi-
lione di scudi , s' è vero quanto si legge
nella Sue cessio genealogica principum I-
taliae, Gratzi 730. D. Gio. Battista a'20
giugnoi668 comprò dai Ludovisi il feu-
do e ducato di Zagarolo[V,)^ e colle ric-
chezze della madre della sposa che l'ere-
ditò, e con quelle che pur gli lasciò il di
lui zio cardinal Pallavicino (F.) nomi-
nato, fu tenuto il più ricco signore di Ro-
ma, essendovi compreso tra'beni del por-
porato il feudo baronale e principato di
Gallicano (F.), ed anche 1' altro feudo
ROS
baronale e marchesato della Colonna (-P'.)
*creclutal'anlico Labico(V.). Alenoredel
fidecommisso di tal cardinale , al secon-
dogenito del principe Rospigliosi appar-
tengono i due feudi e signorie, colio stem-
ma e cognome di sua nobilissima stirpe,
oltre la prelatura Pallavicino , à\ ^ve-
sente goduta da mg.'^ Alerame Pallavi-
cino arcivescovo di Pirgi[F.), già Mag-
giordomo (f^^.). Altri nipoti del Papa fu-
rono d. Tommaso castellano di Castel s.
Angelo, d. Girolamo e d. Assalonne, ca-
valieri di s. Stefano, Vincenzo divenne
bali di Malta, generale delle galere e ma-
rina pontificia, non che generalissimo del-
l' armata cristiana nella guerra di Can-
dia: in questa, come notai nel vol.XLIII,
p. 29, le galere pontificie furono coman-
date dal fratello del Papa il bali d. Ca-
millo. Altri Rospigliosi cavalieri geroso-
limitani furono il commendatore Pom-
peo, e Felice; altri cavalieri di s. Stefano
furono Domenico del cav. Francesco Ro-
spigliosi, Francesco Saverio e MattiasMa-
ria di Lorenzo Rospigliosi. La principes-
sa d. M.^ Camilla nel 1710 assegnò ren-
dite per mantenere in Roma 6 pistoiesi
o genovesi allo studio delle belle arti; il
marito principe d. Gio. Battista morì ai
i3 luglio 1722, dopo avere acquistato in
Roma il palazzo Rospigliosi, di cui par-
lerò in fine. Questi nobili coniugi lascia-
rono il loro figlio d. Nicolò M." principe
Pallavicini, duca di Civitella e bafidi s.
Miniato, che sposato ad. M.' Vittoria Al-
tieri romana de' principi di Monterano,
morì senza figli; però l'altro figlio d. Cle-
mente duca diZagarolo, avendo preso in
moglie d. Giustina Borromeo , fu padre
d'altro d. Gio. Battista. Questi morto ai
20 maggio 1784, lasciò divisa la sua e-
redità ai due suoi figli d. Giuseppe e d.
Luigi. D. Giuseppe primogenito, nato in
Roma a* IO novembre 1^55, fu duca di
Zagarolo , maggiordomo maggiore del
granduca di Toscana regnante Leopoldo
II, cavaliere dell'insigne ordine delToson
d' oro e di altri non meno cospicui, mori
ROS ifi3
in Firenze a'28 dicembre 1 832. D. Luigi
secondogenito, nato in Roma a'9 ottobre
1 756, fu principe Pallavicini-Rospigliosi,
e signore di Gallicano e di Colonna : si
maritò a'20 aprile 1 780 ad. Ippolita fi-
glia del principe di Bisignano, dai quali
nacquero d. M." Camilla vedova del con
te Marefoschi di Macerata, d. Costanza
maritata al conte Pagani di Rieti, d, Giu-
stina maritata al conte Grizi di Jesi, ed.
M.^ Eleonora maritala al cav. Ricci di
Rieti, fiatello del cav. Angelo M." che ce-
lebrai a Rieli {V.) con isplendide parole.
D. Luigi essendo morto senza figli maschi
a'23 dicembre 1835, il cognome, stemma
e signorie Pallavicini si ereditarono dal ni-
pote, figliodel fratello d.Giuseppe,il qua-
le non ebbe altri figli maschi, e la figlia d.
Livia prese a sposo il conte Carradori. E'
questi il vivente e saggio principe d. Giulio
Cesare Rospigliosi Hallavicini,nato in Ro-
ma a' 16 novembre I 781, principe Rospi-
gliosi, duca di Zagarolo, decorato di vari
primari ordini equestri, ciambellano del-
l'imperatore d'Austria, già comandante
della guardia Civica [F,) di Roma, poi
brigadiere comandante generale della me-
desima eassai benemerito,finchè rinunziò
nel 1823. Ricostituita la guardia civica
nel luglioi847, '' Papa che regna lo no-
minò tenente generale comandante della
medesima, indi nel maggio 1848 sponta-
neamente si dimise, come notai nel voi.
LI II, p. 198. Il principe d. Giulio Cesar«
a' I 3 febbraio 180 3 si sposò a d. Marghe-
rila Gioeni Colonna (/"'.), principessa Ro-
spigliosi, e di Castiglione nel regno delle
due Sicilie : da questi illustri coniugi nac-
quero,a*i5giugnoi82 3d.ClementeFran-
cesco primogenito , a' 2 marzo 1828 d.
Francesco Cesare capo della 2.' linea Pal-
lavicini Rospigliosi. Il duca d. Clemente
nel 1846 si unì in matrimonio colla du-
chessa Francesca Giovanna figlia del du-
ca di Cadore Champagny. Nel citato voi.
a p. 196 riportai, come il principe d. Giu-
lio Cesare per speciale autorizzazione ot-
tenuta dal Papa Pio IX fino dal 5 aprile
i64 ti OS
1 848, quale amministratore della primo-
genitura Pallavicini, valendosi del dispo-
sto dell'articolo 19 del moto-proprio dei
6 higlioi8i6, a'27 novembre 1849 ^^^"
malmente rinunziò ai diritti baronali sui
feudi di Gallicano e di Colonna, cedendo
gratuitamente alla s. Sede i locali occor-
renti per la residenza governativa, perle
carceri e altri pubblici uffizi, per essere
governati eamministrati i duecomuni co-
me tutti gli altri luoghi dello slato ponti-
fìcio, sotto la presidenza di Roma e Co*
marca.
Lo slemma de'Rospiglìosi si forma di
4 mostaccioli, due d'oro e due d'azzur-
ro. Delia gente Rospigliosi trattano i ci-
tati Fabroni, e Marchesi nella Galleria
dell' onore. Fino (\a\ 1 704ÌI principe d.Gio.
Battista Rospigliosi pronipote di Clemen-
te ] X,acquislò in Roma il palazzo suìMon-
te Quirinale, V. (del quale parlai ancora
a Palazzo Apostolico Quirinale), poi au-
mentato in modo, che porzione spetta ai
principi Rospigliosi duchi di Zagarolo, e
porzione ai principi Pallavicini-Rospiglio-
si principi di Gallicano e marchesi della
Colonna, ciascuno avendo il proprio giar-
dino. Ri mane questo vasto e maestoso pa-
lazzo e adiacenti fabbricati sulla vetta del-
l'ameno e saluberrimo Quirinale, sopra
le rovine delle Terme di Costantino Ma-
gno (che furono le ultime fabbricate in
Roma), il quale ivi l'edificò ne'limiti della
regione VI, la quale comprendeva tutto
il Quirinale, circa il 826, informa qua-
drilunga e terminato da due gran semi-
circoli con portico arcuato e gradini per
lo stadio; con teatro, gran rotonda del ca-
lidario, del tepidario, del frigidario, ec;
queste Terme occupavano un'area lunga
circa 85o piedi e 4oo larga, ed esisterono
almeno fino al i.** periodo del secolo V,
in cui soggiacquero per incuria, e pei gua-
sti prodotti da dissensioni civili, sembra
nella sedizione contro Lampadio prefetto
di Roma nel 366, quando il popolo cor-
se in furia ad incendiare la sua casa si-
tuata in queste Terme. Avendo il senato
ROS
assegnalo una lieve somma per restau-
rarle, ciò non si potè effettuare in tultar"
l'ampiezza, che da PetronioPerpenna Ma-
gno Quadraziano prefetto di Roma nel
443 o prima. La medesima area delle
Terme è coperta dal palazzo Rospigliosi
e sue dipendenze, dal Palazzo dtlla Con-
sìdla (F.) , ed in parte dal giardino del
Palazzo Colonna (^.), e dal quartiere e
scuderie del Palazzo ^po$tolico Quiri-
nale (/^.), dietro alle quali gli avanzi so-
no ad uso di fienili, almeno di quel fal>-
bricato che dava comunicazionedalleTer-
me al Portico del medesimo Costantino,
ch'era sotto il Monte dal canto della Piaz-
za della Pj lotta {F). Nibby che nella Ro-
ma </ér/i838, par. a.'antica, p. 793, par-
la delle statue e monumenti ivi rinvenu-
ti, fra* quali la statua di Costantino tra-
sportata nel porticodella Chiesadis. Gio.
in Laterano (f^.)j* quelle de'due suoi fi-
gli Costantini, cioè l'Augusto o giuniore,
e il Cesa re,col loca te sulla Piazza di Cam-
pidoglio (F.), sulla balaustrata fra'sup-
posti trofei di Mario; i Colossi dell' OZ»e-
lisco Quirinale (F.), ed altri. Il cardinal
Scipione j^org'^e^enipotedi Paolo V, nel
pontificato di questi demolì buona parte
degli avanzi delle Terme di Costantino,
nell'edificare il palazzo al presente Rospi-
gliosi,per formare l'ampio cortile, nonché
demolì la chiesa e convento di s. Sai vatoie
de CorneliiSjCOSìdetta dall'adiacente Vi-
code'Corneli,de'girolamini,percui il Pa-
pa nel i6i2diè loro in compenso la chie-
sa de'ss. Vincenzo ed Anastasio, al modo
da me narrato nel vol.XLV,p. 192. Primo
architetto dell'edifìzio fu Flaminio Pon-
zio, cui successe Giovanni Vasanzio. Da-
gli eredi del cardinal Borghese, morto nel
1629 , avendolo acquistato il duca Gio.
Angelo Altemps (del quale parlo a Pa-
lazzo Altemps), questi per 70,000 scudi
Io vendè al cardinal Guido Bentivoglio^
morto nel 1 644» che per ampliarlo vi spe-
se altri 20,000 scudi. Indi per poco tem-
po passò in proprietà de' Lanle, che lo
venderono al cardinal Giulio Mazzarini
ROS
(cVi cui parlai pure nel voi. LIÌ, p. 210)
e pel quale prese il suo nome la contigua
via; dipoi ne furono eredi i suoi nipoti
Mancini. Tulli i mentovali nuovi padro-
ni del palazzo l'aumentarono, principal-
uienfeservendosi de'disegni di Ctirio Ma-
derno, che lo terminò d'ordine di Ma/za-
lini, e di Sergio Venturi; ma questa suc-
cessione di proprietari, i cambiamenti e
gl'ingrandimenli fatti al palazzo, a' corti-
li, ai giardini, anche posteriormente, por-
tarono tanta rovina alle Terme Costanti-
niane, che sopra terra più non se ne veg-
gono vestigia. Nel fare i fondamenti del
|)raccio nuovo dei palazzo Rospigliosi, sul
fine del cortile si scoprì un portico ma-
gnifico ornato nella volta e nelle pareti
di pitture istoriate, delle quali quelle che
si poterono tagliare si ammirano nella
galleria terrena di essopalazzo, e furono
pubblicate dal Caraeron , Descriplions
des bains des Roniains^ pi. 4o-53. Dopo
l'acquisto che ne fecero i principi Rospi-
gliosi l'ampioedifìzio fu successivamente
abbellito e ornato, insieme ai fabbricati
che ne dipendono, e per ultimo l'odierno
encomiato principe d. Giulio molto vi fe-
ce nel 1837. Alberto Cassio, Corso delle
acque antiche^ opera che fu pubblicata nel
1746, nella par. i." a p. 34 1, parlando
dell'acqua Felice (diche trattai a Fonta-
ne DI Roma) e della quantità diramata nel
bottino alzato sopra le rovine delle Ter-
me Costantiniane da Sisto V, per uso di
chi possedeva il palazzo, onde ornarlo di
varie deliziose fontane, riferisce ancora.
»* Godendolo di presente gli eccellentissi-
mi Rospigliosi con circa 1 4 l'bre della me-
desima acqua (al presente è residuata a
libre 3 e oncie 7), l'hanno ripai tita ne'due
giardini ameni pianter, divisa in due va-
ste peschiere , e in diverse fontane, una
delle quali è abbellita con grottesco e due
colossi di marmo , espressive del Tevere
colla Lupa lattante li due gemelli, d'Ar-
no col Toro allusivo a Pistoia, ove quel
fiume trascorre. Né vi mancano linfei, o
giuochi d'acqua per dilettare o spruzzare
ROS i65
grincauli spettatori. Visi ammira inoltre
una preziosissima tazza o conca di ver-
de antico (questa probabilmente è quel-
la che trovasi nel pianterreno del palaz-
zo) nel diametro larga 8 palmi, quale si
crede che'servisse per fontana delli stessi
bagni di Costantino." A p. 402 dicendo
poi della cisterna Rospigliosi, d'acqua na-
scente da vene del colle Quirinale o pro-
fondesue viscere, si esprime così. >» Fuo-
ri del maestoso palazzoe vasto cortile de-
gli eccellentissimi Rospigliosi nella strada
o vicolo in prospello di s. Silvestro dei
pp. teatini (ora de'signori della Missione^
/''.), si vede prossimo al forno un pozzo,
con cupolino custodito gelosamente per
più riguardi con chiave; anzi un'ampU
cisterna sferica con bocca in forma di poz-
zo, profonda più di i o canne, ciascuna di
8 palmi in misura e nel diametro i i cir-
ca, nella quale corre limpidissima acqua
sorgiva,, non mai soggetta a torbidume,
leggera, fresca, salubre e perenne, che si
ha trovato l'esito sotterraneo verso mez-
zogiorno; ed una piccola vena passando
nelle grotte del collegio degli alunni ir-
landesi(ctoè quando esisteva avanti il pa-
lazzo Grillo, nel vicolo obliquo incontro
<d monastero della ss. Annunziata), che
ne fanno uso mediante una bassa conca
artefatta, va tutta assieme con l'origina-
ria a sboccare a pie del Quirinale nelcor-
tile del palazzo già dell'eccellentissimo
Conti, oggi del marchese Grilli, uscendo
da una fìstola di circa un'oncia, che la
spandeenlro una lunga vasca, ed ivi pren-
de il nome dì Acqua del Grillo. Molti ne
ignorano Torigine. Non è però da porla
in dubbio, venendo io assicurato, che es-
sendo giltati molti grani di miglio nella
già detta cisterna, si sono veduti compa-
rire nella conca dei Grillo ... Acqua, che
per la squisitezza, si dà ai malati, come
sperimentata loro giovevole ". Lungo la
bella strada che conduce al palazzo apo-
stolico Quirinale ed a Porta Pia , a de-
stra sorge il palazzo Rospigliosi, essendo
il vasto cortile cinto d'alto muro i« cui
t66 KOS
s*apie il portone che mette a delta cor-
te, ove sono le stalle, le rimesse e il luògo
per la cavallerizza e scuola d'equitazio-
ne: questa corte che spazia innanzial pio*
spetto dell' edifizio riesce amenissima,
specialmente dopoché vi furono pianta-
ti n)oUissimi alberi disposti in filari assai
lunghi, nella memorata epoca degli ul-
timi restauri. Nella detta gran corte cor-
risponde, a sinistra entrando, il giardino
pensile, a cui è congiunta nell'edifizio in
forma di palazzetto una loggia coperta
e chiusa, o Galleria o Caffeaus^ con fi-
nestre rispondenti sulla piazza del Quiri-
nale, con maestosa sala, sulla volta delia
quale, nella parte piti cospicua, si ammi-
ra lo stupendo e famigerato affresco del
celebre Guido Reni, conosciuto col nome
di Aurora di Guidoj pittura grandiosa
chea tutta ragione si ritiene come il capo-
lavoro di quell'insigne maestro, e perciò
come pel sublime concepimento merita
bene una descrizione succinta, perchè si
comprenda la bellezza sorprendente d'o-
gni sua parte , e perchè ogni forestiere
colto che viene in Roma si procura il pia-
cere di ammirarla. Fu mente 'del Reni
xli rappresentare il sorger del Sole dalla
marina orientale, preceduto dall' Aui o-
ra, come immaginarono gli antichi poeti.
Si presenta agli sguardi nelTestremità si-
nistra del dipinto, un mare placidissimo
in cui mirasi rosseggiare l'orizzonte, qua
si ivi fosse la favoleggiata porta d'orien-
te, da cui al rinnovarsi di ciascun giorno
usciva il rilucente carro del Sole. Qui ve-
di librarsi nell'aria, sorretta e portata da
sottili nubi, l'Aurora che rimuove dal ca-
po il velo che la cuopriva, vestita di leg-
gere e variopinte vesti, cheagitatedalla
brezza mattutina formano acconci svo-
lazzi. Ella ha bionde le chiome sparse al-
l' aura e volge un poco il viso , come a
mirare il nascente Sole,a cui precede nel
celeste cammino, spargendo a piene ma-
ni ogni sorta di fiori molli d'odorate ru-
giade. Seguita subito dopo V Aurora il
carro aurato di Febo, tratto da 4 focosi
ROS
destrieri di fronte e di vario pelo, ad in-
dicare i 4 differenti gradi di luce che pre-
cedono l'apparir del Sole; e questi gene-
rosi corsieri mostrano di gittarsi a gran
corso negl'immensi campi dell'etere, mo-
vendo i passi sopra trasparenti e legge-
rissime nubi. Su di essi scorgesi un f ui-
ciullino alato e tutto nudo, esprimente il
crepuscolo mattutino o Espero, recante
in mano una facella ardente, figlia pri-
mogenita della luce, e segnale di quel fuo-
co celeste, che dissipando le prime tene-
bre, avviva eanima la natura tuttaquan-
ta. Mirasi poi il Sole sotto le sembianze
d'Apollo stesso seduto entro la sua qua-
driga, il quale con una mano governa a-
gevolinente il freno de' velocissimi corri-
dori, spingendoli innanzi per cacciar la
nebbia che ingombra l'aere, e lasciando
dietro a se una traccia di luminosissimo
splendore. Egli ha cinto il biondeggia n-
le capo da un abisso immenso di luce;
mezza la sua persona è nuda affatto, e l'al-
tra metà viene ricoperta da un manto sot-
tile retto dal balteo che gli attraversa il
petto, e un lembo di esso manto traspa-
rente dal vento, gli forma dopo le spalle
un ampio svolazzo. Circondano il carro
del maggior astro le Ore (però se ne ve-
dono sole 7), quasi corteggiandolo nel suo
viaggio ; e queste furono figurate sotto
r aspetto di vaghe e leggiadre donzelle,
le quali tutte ridenti gli vanno attorno in-
trecciando scherzevoli balli. Le Ore han-
no le chiome acconce in varie guise assai
gentili, e fra quelle sembra che penetran-
do il vento le scomponga alquanto, e ne
agiti le lunghe ciocche. Le vesti poi di
cui sono coperte, sono tutte variale nelle
fogge con vivace e trasparente colorito.
Esse si tengono amorosamente per mano,
formando di loro quasi una catena, espri-
mendo così il continuo succedersi d'ima
all'altra, dentro quello spazio di tempo
che di esse componesi, e che vien chiama-
to giorno. Questo meraviglioso affresco
in cui Guido superò se stesso, siccome a -
morevoledi Paolo V, credo che l'eseguis-
ROS
se pel cardinal Borghese. Fu disegnalo e
inciso più volte, e per ultimo stupenda-
mente da Pietro Fontana. 11 fregio che
gira attorno alla stessa sala dell'Aurora,
rappresenta con bellissime invenzioni il
trionfo d' Amore, e della Fama o della
Virtù, e l'eseguì a fresco Antonio Tem-
pesta. Nella camera seguente sono diversi
quadri di merito, fra'quali Adamo ed E va
nel paradiso terrestre del Domenichino,
Sansonechefa crollare il lempiode'fìlistei
di Lodovico Caracci , oltre un busto di
Scipione l'Africano in basalle.Nella 2.* ca-
mera sono 4 busti antichi, e parecchi buo-
ni quadri, primeggiando il trionfo di Da-
vide del Domenichino, i XII Apostoli in
mezze figure di Rubens; gli afireschi sono
di Paolo Brill, e vi sono pure una statua
di Diana, ed un cavallo antico di bronzo,
meritevoli di ricordo. L'appartamento
nobile del palazzo contiene una copiosa
raccolta di eccellenti quadri, tra' quali
nominerò i principali. Nella i." stanza 4
paesi di Wan-Bloemen, 4 battaglie di m.^
Leandre padre, 4 buoni quadri del Man-
glard, una caduta d'acqua di Claudio Ge-
lee detto il Lorenese. Nella 2.^4*^^^'^"^
e 4 vedute di paesi del Manglard , due
paesi di Wan Bloemen, la fuga in Egitto
del Lorenese. Nella 3.^ un paese del Brill,
la B. Vergine dell'Albano, Y Ecce Homo
di m.*" Valentin, un quadro di magico ef-
fetto di Gherardo Hundhorst detto delle
Notti, due quadri di Poussin, cioè la Ma-
donna, e il corso dell'umana vita, simbo-
leggiala nelle Stagioni che danzano all'ar-
monia della lira suonata dal Tempo ; la
B. Vergine col Bambino, opera stupenda
del divin Raffaele; una venditrice di frut-
ta diGuercino, un paese del Lorenese.Nel-
la 4-' la Maddalena di Michelangelo da
Caravaggio, il ritratto di Lutero di Ru-
bens, quello di Calvino di Tiziano, s. Gi-
rolamo diGuercino, altro ddiio Spagno-
lette, la Circoncisione o la Crocefissione
di Rubens di grand' effetto, Gesù avanti
Pilato di Preti dello il Calabrese, Giocon-
da nel bagno del gran Leonardo da Viu*
ROS 167
ci, Cristo morto di Rubens,due ritratti di
Tiziano, s. Gio. Evangelista di Vinci, la
fucina di VulcanodelBassano, un Angelo
di Guido Reni, il Presepio di Pietro Peru-
gino, Lot colle figlie d'Annibale Caracci,
s. Gio. Battista nel deserto del Parmigia-
nino, gli Amici fedeli di Guercino. Dentro
la K* stanza del piano terreno si vede una
grande e bella tazza di verde antieo, un
candelabro di squisito lavoro, diversi buo-
ni busti in marmo, 18 dipinti a fresco e-
slratti dalle ricordate rovine delle Terme.
Le altre stanze contengono alquanti buo-
ni quadri, come i bozzetti degli Evange-
listi eseguiti a fresco ne'4 angoli della cu-
pola di s. Andrea della Valle; ed il ritrat-
to di Clemente IX di Carlo Maratta. Al-
cune stanze furono decorate dalle pitture
de' fratelli Matteo e Paolo Brill d'Anver
sa, ed una da Giovanni di s. Giovanni, cne
fra le altre cose vi rappresentò il carro del-
la Notte. Tutte quante le indicale pitta-
re, sculture e altre rarità, insieme a mol-
te per brevità non nominate, sono descrit-
te dalle Guide di Roma ^ e principalmen-
te da Venuti, Vasi, Melchiorri e Nibby,
i quali tutti descrissero pure il gran pa-
lazzo Rospigliosi, ed il complesso de'suoi
fabbricati. Non si deve tacere che tra gli
oggetti preziosi che possiede questa nobile
famiglia, vi è una tazza a guisa di saliera,
in forma di conchiglia , del diametro di
circa un palmo, e d'oro massiccio, pregie-
vole pel magnifico lavoro che credesi ese-
guito dal celebre Benvenuto Cellini.
ROSPIGLIOSI Giulio, Cflr^mfl/tf. V.
Clemente IX Papa.
ROSPIGLIOSI Jacopo , Cardinale.
Nobile di Pistoia , avendo seguito lo zio
Giulio Rospigliosi arcivescovo di Tarso
nella nunziatura di Madrid, ebbe campo
di far conoscere al medesimo la sua aurea
indole, ed il raro talento di cui era fonii-
to, come pure ne die saggio nell'accade-
mia di Salamanca, dove apprese ad eccel-
lenza le scienze speculative e legali; quin-
di dovendo il nunzio per affare gravissimo
trasferirsi a Saragozza, edivi trattenersi
i68 ROS
per lungo tempo, aflìdòal nipote ì n6g07Ì
io corso e la vicegerenza della nunziatu-
ra. Jacopo corrispose all'espettazione del-
lo zio, con saviezza, abilità e valore, por-
gendo al medesimo proveevidenli e sicu-
ri argomenti d'uno spiritoeatlitudineca-
paci d'ogni più arduo maneggio. Resti-
tuitosi a Roma, venne ammesso nella cor-
te del cardinal Chigi nipote d'Alessandro
VII, in qualità di maestro di camera, e
mentre lo zio era divenuto segretario di
stato l'esercitò in diversi affari, e nello stu-
dio delle scienze. Altrettanto fece il car-
dinal Chigi, avendo rimarcalo in Jacopo
meravigliosoìngegno, per trattare e con-
cludere affari importanti e difficili. Dopo
la famosa differenza insorta Ira'soldati cor-
si, e la famiglia dell'ambasciatore di Fran-
cia Crecquy, fu mandato a s. Quirico in
Toscana,dovedaRoma erasi ritirato l'am-
basciatore , il quale lo accolse con segni
di particolare gentilezza, e la di lui savia
condotta riportò in quella delicata circo-
stanza l'approvazione del Papa, che stimò
bene di spedirlo a Luigi XIV re di Fran-
cia (/^.), prima che partisse da Roma il
cardinal Chigi destinato legato a lalere
a quel monarca, a flned' informarlo del
motivo e delle circostanze della prossima
legazione : essendosi in questo affare su-
scitate gravi difficoltà, Jacopo tornalo a
Parigi due altre volte, colla sua pruden-
za e destrezza tutte quante le appianò.
Dopo quest' ardua e gelosa incombenza
da luiegregiaraente compila, ebbe ordine
dì condursi a Brusselles col titolo d'inter-
nunzio, ed ivi pure dovette superare mol-
li e diffìcili ostacoli per mantenere l'au-
torità della s. Sede , con piena soddisfa-
zione de'regì ministri, e con applauso u-
iiiversale di que'popoli, che non cessava-
no di magnificare il suo merito. Eletto
Papa lo zio, nel tornare che faceva Jacopo
a Roma, mutato il cammino si condusse a
Parigi per trattare con Luigi XIV affari
rilevanti, nella quale occasione gli venne
fatto di gittarei primi semi di quella pa-
ce, che pochi mesi dopo, attesi i caldi e re*
ROS
plicali uffìzi del Papa, fu felicemente con-
clusa tra la Spagna e la Francia. Giunto
a Roma, lo zio Clemente IX lo accolse con
giubilo, e ne coronò i meriti nella i .'^ pro-
mozione de' I 2 dicembre 1 66^^ con crear-
lo pel i.° cardinale dell'ordine de'preti, e
conferendogli lo stesso suo titolo di s. Si-
sto, indi arciprete della basilica Liberia-
na, prefetto della segnatura , protettore
de'minimi ( per cui donò alla loro chiesa
di s. Andrea delle Fratte que'due Angeli
di marmo che sono all'altare maggiore,
scolpiti da Bernini pel Ponte s. Angelo,
/^.), e de'ministri degl'infermi, colla pie-
na e generale soprintendenza dello slato
ecclesiastico, ascrivendolo eziandio alle
principali congregazioni cardinalizie. Sol-
levato Jacopo a tanta eminente altezza
di grado, non alterò punto la sua natu-
rale affabilità, qualeseppe accoppiarecon
tal grandezza d' animo e integrila di co-
slumi, che lo inducevano a Irasandare i
propri interessi e quelli di sua casa, per
prestarsi ai desiderii e vantaggi del pub-
blico; onde dalla corte e dal popolo ronia-
no, anche dopo la morte di Clemente IX,
fu applaudilo e slimalo con raro esem-
pio; laonde gli scrittori che hanno parlato
di lui, concordemente affermano, che se
l'elezione del nuovo Papa fosse apparte-
nuta ai romani, senza dubbio sarebbe ca-
duta sul cardinale. Anche il s. collegio Ta-
vea in grande estimazione, e lo dimostrò
nel 1 670 pel conclave per morte dellozio,
ed elezione di Clemente X; imperocché
scrive Gregorio Leti, Livello politico t. 3,
p. 247, ch'ebbe 3o voti, e 33 nello scru-
tinio e due nell'accesso dice l'autore del-
la Storia de conclavi, essendo i cardinali
riuniti per l'elezione 62, per cui gliene
mancarono 7 per restar eletto. Il nuovo
Papa gli conferì graziosamente l'abbazia
millìus di Konantola, che il cardinale vi-
sitò due volte. Intervenne pure al concla-
ve d*InnocenzoXI,e nell'anno santo 167 5,
colla dignità di legalo a latere , i\\n\ e
chiuse la porla santa della sua basilica Li-
beriana. Amorevole colle monache salti«
ROS
siane, sonimlnisliò 4ooo scudi perchè
fossero inlrodolte in Roma , e più nea-
vrebbeconlribuili se un'immatura mor-
te da tulli siuceramentecompianla,non
Io avesse lapitodal mondo nel 1 684, "^^*
la robusta età di 56 anni, lasciando viva
e perenne presso i posteri T onorata sua
memoria. Il suo corpofn tumulato nella
tomba de'canonici di detta basilica, ove
nel 1748 fu posta una semplice lapide, in
cui si legge il suo epitaffio. Avendo fin da
fanciullo coltivato le amene lettere, anche
Iralegravicurecontinuòad amarle,mas-
sime l'oratoria e la poetica, imitando l'e-
sempio del degno zio, che arrivò a pareg-
giare.
ROSPIGLIOSI Felice, Cardinale.
Nobile di Pistoia, fratello del precedente
e nipote di Clemente IX, quantunque dal
zio quand'era cardinale fosse consigliato
ad abbracciare lo stato ecclesiastico, di-
venuto poi Papa si aslennedall'innalzar-
Io alla porpora , per timore d' incorrere
nella taccia d' essere soverchiamente at-
taccalo al proprio sangue, sebbene Felice
già fosse vice-legato di Ferrara e di Avi-
gnone, ed internunzioin Brusselles. Non
pertanto si sottomise di buon grado ai vo-
leri del Papa, anzi nel pontificato delsuc-
cessoreClemenleX,pregato di cedereil suo
luogo al cardinale d'EslréeSjl'eseguì pron-
tamente, senza rilegno o querela. Quindi
Luigi XIV re di Francia, cheavea por-
tato premura della promozione d'Eslre'es,
non cessò di supplicare Clemente X fin-
che Io creò cardinale diacono di s. Maria
in Portico, nella sua 4-" promozione, in
cui solo lo elevò alla porpora. Inoltre lo
dichiarò protettore de'cappuccini, ed am-
mise nelle congregazioni del concilio, dei
vescovi e regolari, dell'immunità e altre.
Concorse colsuo voto all'elezione d'Inno-
cenzo XI, il quale per morte del fratello
Io fece arciprete della basilica Liberiana, e
non prima come errando disse il diligen-
te Cardella. Una sollecita morte troncò la
carriera degli onori in Roma, a' c) mag-
gio 1688^ nella florida eia di 49 anni. Se*
ROS 169
polto nella tomba de'canonici nella me-
morata sua basilica, nel 174^ s' riparò
con un'iscrizione marmorea collocata sul
pavimento di quel tempio, a conservarne
la ricordanza. Fudicaratleredolcee man-
sueto, modesto nelle parole, moderatone!
discorrere, grave nelle sentenze, dotato di
eccellente ingegno,dotlo, ed erudito ino-
gni genere di letteratura , ma singolar-
mente nelle discipline fìlosofichee mate-
matiche , a cui si applicò con assiduità
troppo grande, rispettivamente alla deli-
cata sua complessione. Si diede eziandio
allo studio de'sagri canoni, nel quale riu-
scì mirabilmente, come lo die a divedere
nelle congregazióni alle quali fu ascritlo.
Desiderò di giovare al prossimo, benché
a motivo di sua ritiratezza rare volte glie
se ne presentasse l'occasione. In breve, ri-
splenderono in lui maniere gentili, affa-
bilità di tratto, e costumi angelici.
ROSS [Rosseiì). Città con residenza ve-
scovilee porto d'I rlanda,provinciadiMun-
ster,contea a i o leghedistante daCork,ba-
roniadiCarberi7,in fondo alla piccola baia
del suo nomeformata dall' Atlantico. L'an-
tica chiesa cattedrale è di mediocre goti-
ca architettura. Vi sono gli avanzi d'una
abbazia. Il porto era un tempo frequen*
tatissimo,ma essendosi ingombrato a poco
a poco di sabbia, fu quasi abbandonato,
onde la città molto decadde. Tuttavia vi
si tengono due fiere l'anno. L'apostolo
dell' Irlanda s. Patrizio v' istituì la sede
vescovile verso l'anno 435, e divennesnf-
fraganea diCashel. Commanvilleneir^/-
stolre des eveschez, la chiama Rossa e Ro-
5/7/M/r, e pretende che il suo vescovato
incominciasse nel VI secolo, e poi si riu-
nisse a quello di Cork. Ciò forse accadde
nel 1 43o, quando Martino V unì Cloyne
a Coik; altri ritardano questa unione al
i586. Certo è, che in progresso di tem-
po, tanto Cloyne, quanto Rosso Rosft fu-
rono unite, e separate da Cork. Ne furo-
no ultimi vescovi, come si legge nelle iVb-
tizie di Roma, i seguenti. Nel 1788 Gu-
glielmo Coppinger della diocesi di Cork,
lyo KOS
nominato da Pio VI, cioè eletto coadiu-
tore in detto anno,e divenuto vescovo nel
lyqi. Leone XII nel 1827 gli die in coa-
diutore e fece vescovo di Spigaz in par-
tibits Michele Collins , e gli successe nel
1 83 1 . Gregorio XVI nel 1 833 fece vesco-
ToDarloloraeoCrotty. Il regnanlePioIX
a'3 agosto 1849 ^'^^^^ l'attuale vescovo
di Cloyne nog/ Timoteo Morfy per am*
bedue le chiese. Laonde fino al presente
Ross restò unita a Cloyne (V.), ed am-
bedue le sedi erano e sono sufFraganee
della metropolitana di Cashel. Però nel
i85o lostesso Papa Pio IX tornò a divi-
dere Ross da Cloyne, ed a' 27 dicembre
"vi nominò per vescovo l'odierno mg/ Gu-
glielmo Reand , restando il precedente
soltanto vescovodi Cloyne. Le ultime no-
tizie, quando le due sedi erano unite, so-
no le seguenti, oltre quelle che riportai
a Cloyne. Parrocchie 54, con molte cap-
pelle. Preti 100. Monasteri di monache
5, il seminario, scuole gratuite, il conven-
to degli agostiniani di Ross, ove sono pu-
re alcuni ospizi. Il collegio delle missioni
in Youghal di recente fondazione, con rat-
tore, e di cui la congregazione di propa-
ganda yir/e ne accettò la protezione ; gli
alunni possono ordinarsi a titolo di mis-
sione, eia propagazione della fede di Lio-
ne gli somministrò de'sussidi. Sono me-
ritevoli di rimarco la cattedrale e l'epi-
scopio di Cloyne, ma in potere de'prole-
stanti.
ROSSANO {Rossanerì), Città con re-
sidenza arcivescovile della Calabria Ci-
teriore, nel regno delle due Sicilie, capo-
luogo di distretto e di cantone a più di
IO leghe da Cosenza e da Bislgnano, a
pie degli A pennini sopra un'alta collina
pietrosa, circondala da precipizi profondi,
ad una lega dal golfo di Taranto, residen-
za d'un giudice d'istruzione e di altre au-
torità. E' bene fabbricata, di grato aspet-
to, cinta di mura, e difesa da un forte ca-
stello munito. Le sue fortificazioni furono
un tempo celebrate al pari dell'amenità
delle fertili sue campagne, ove dispiega
ROS
tulle le sue bellezze la molteplice fami»
glia de' cedri, in mezzo alla copia di altri
fruiti, ed alle fiorentistime vigne. Al-
quanto magnifica è la cattedrale, sotto
l'invocazione della Beata Vergine Assun-
ta, incrostata di marmi lavorati, con un
grandissimo numero di altari, ove si ve-
nerano diverse reliquie, tra le quali un
braccio di s. Cristoforo, ed un'immagine
acheropita di Maria Vergine : vi è il fon-
te battesimale, collacurad'animecol par-
roco eletto per concorso e approvato dal
vescovo. Il capitolo si compone di 4 di-
gnità, I ^ delle quali è l'arcidiacono, di 20
canonici comprese le prebende del teo-
logo e del penitenziere, di 24 beneQcia*
li, e di altri preti e chierici addetti al ser-
vizio divino ; ne fanno parte anche 8 par-
rochi della città. Pio VII col breve Ex-
poninobiSj de'6 ottobre 1 8 1 8, Bull. Rom,
cont. t.i5, p. 126, concesse al capitolo e
canonici il privilegio di usare la mozzet-
ta. L'antico capitolo si componeva delle
dignità dell'arcidiacono, decano, arcipre-
te, cantore, tesoriere, del sotto-cantore o
succentorj i canonici erano 18, fra preti
e chierici si contavano 200 eccl^iastici
inservienti nella cattedrale, compresi 60
cappellani. Le parrocchie pure erano in
maggior numero, come i monasteri e con-
venti. L'episcopio è aderente alla metro-
politana. Nella città vi sono altrei4 chie-
se parrocchiali, senza il battisterio, essen-
do l'unico quello della cattedrale; un con-
vento di religiosi, un monastero di mona-
che, 3 confraternite, l'ospedale, il semi-
nario con alunni, il monte di pietà, ed
altri benefici stabilimenti, ed un tempo
vantava un'accademia. Vi sono ottimi e-
difizi di proprietari particolari. Fu pa-
tria di parecchi uomini illustri, come del
filosofo Paramato, di s. Nilo abbate ba-
siliano fondatore del celebre monastero
di Grotta/errata (F.), del dotto Papa
Giovanni VII, dell'antipapa Giovanni
Jt/^//citladino di Pavia e vescovo di Pia-
cenza, del giureconsulto Amarellis, del
poeta A. Greco. Ughelli dice che Papa s.
ROS
Zosimo fosse di Rossano, su di che può
vedersi la biografia. Nel lenitorio visi al-
levano molti bachi da seta. Questa città,
delta già Rosario, Roscianuin e Ritscia-
niuii, si pregia di molta antichità e dicesi
fondata dagli oenotriioda'sibariti: si vuo-
le colonia de'rodiani, certo è che i romani
vi dedussero una loro colonia. Questa si
vuole recata dal conquistatore Marco Pi-
nario Rusca, onde la città, il golfo, il pro-
montorio ed il fiume dicesi ne prendes-
sero il nome, e perciò detti Rusca^ Ru-
scamim , Ruschillum , convertili in se-
guito nel vocabolo Rossano. ^eWa cala-
ta in Italia del greco Belisario per cac-
ciarne i goti, vi pose una guarnigione, la
quale poi si dovette per fame arrendere
a Tolila re de' goti, che avendola presa
d'assalto, tutta la devastò.Entròa tarpar-
le delTappannaggio assegnato alla regina
Bona di Polonia, fi^liadelduca di Milano
Gian Galeazzo Sforza e d'Isabella nata da
Alfonso II d'Aragona. Di venne principa-
to e l'ebbe Giangiorgio Aldobrandini ni-
pote di Clemente VIH, indi l'ereditò la
figlia d. Olimpia, che si sposò prima a d.
Paolo Borghese pronipote di Paolo V, poi
ad. Camillo Pamphilj nipote d'Innocen-
zo X, nella cui famiglia trasferì la secon-
dogenitura di sua casa, ed il principato
di Rossano in quella de'Borghese. Nella
guerra di successione le fu tolto, e dato
nel 1 709 in feudo ai Caraffa; ma gli abi-
tanti,stanchi deldominio feudale,noa vol-
lero più riconoscere altra autorità che la
regia. Il principe Borghese fu quindi rein-
tegrato del titolo del principato, e tutto-
ra l'usa.
L'origine della sede vescovile èalquan-
to oscura, imperocché Ughelli e Barrio ri-
feriscono,che la sède vescovile di Rossano
ebbe origine col trasferimento di quella
di Turrio (/^.), il cui vescovo Giovanni
fu al 3. "concilio romano celebrato da Pa-
pa s. Simmaco, ma Turrio ebbe anco-
ra altri vescovi suoi propri. Nota Lucen-
zi , che prima assai di questo tempo si
trova negli atti del concilio di Cartagine,
ROS 1 7 e
Ira'vescovì cattolici nell'affare de'dona li -
stiOtlaviano Rossianensts del 4 1 1 j ed an-
che Vigilio Rossanensis del 484. Ughel-
li registra peri." vescovo di Rossano Va-
leriano, il quale intervenne nel68o al con»
cilio di Trullo in Costantinopoli, e che s'i-
gnorano i predecessori, e per molto tempo
i successori. Lucenzi crede che questo Va-
leriano fosse piuttosto vescovo di Sora ,
e che in vece un Saturnino vescovo di Ros-
sano sia stato presente a detto concilio.Lo
stesso Lucenzi quindi riporta Cosma del-
rSao, come risulla da undocumento. In
tempo dell'irruzione de'saraceni eneiggo
era vescovo N., dopo la morte del quale
il clero e il popolo elesse per vescovo il
concittadino s. Nilo basiliano, che per a-
moreallavila monastica e per umiltà ri-
cusò di accettare, per cui s'ignora chi gli
succedesse,non conoscendosi perdue seco-
li i pastori che governarono la sede.Circa il
1 o5o fu celebre il monastero di s. Maria
del Patire de'basiliani, fondalo da altroNi-
lOjUomosantissimo; monastero chediven-
ne celebre, fu arricchito di doni e di pri-
vilegi dai principi normanni, ed elevato
alla dignità di archimandrita, poscia com-
menda conferita anche a cardinali. Intan-
to nella sede vescovile s'introdussero pa-
stori i^recijinuno al rito nella città edio-
cesi di Rossano, che per far parte della
Magna Grecia {/^.) assai vi fiorì , onde
coH'autorità di Rodotà, Dell' origine del
rito greco in. Italia', 1. 1, p. 4^4) ^^^o a
parlarne. I più coraggiosi in tutte le pro-
vincia napoletane a mantenereilritogre-
co, a resistere con somma costanza al suo
precipizio, e ad esporsi a gravi tempeste
per sostenere il suo decoro, furono i ros-
sanesi. 11 duca di Puglia e di Calabria Rug-
giero normanno, avendo sottraila questa
sede dalla soggezione de'greci, la restituì
alla s. Sede, e dopo la merle del vescovo
greco, ne nominò uno latino. Il popolo
però palesò francamente i suoi sentimen-
ti , senza mancargli di rispetto , facendo
umili e contrarie rimostranze. Pertanto
dichiarò non potervisi soggettare, né ri-
,72 ROS
cevere (la lui leggi, se non gli concedeva
altro vescovo (li li logrecOjda cui bramava
essere governato, come Io era stalo fino a
(juel tenapo. Il duca vedendo che non gli
riuscì colle persuasive di far accettare un
vescovo latino, fu costretto concedere il
greco nel 1092. Quindi si mantenne con
rito greco la cattedrale di Rossano, sino
al secolo XV, composta di canonici gre-
ci,! quali cantavano gli uffìzi divini nel ri-
to orientale, e il popolo celebrava le sue
adunanze sagre nel medesimo. La catte-
dra del magistero, le funzioni del sacer-
dozio, e Tamministrazione de' sagri mi-
steri, erano una viva idea della chiesa
patriarcale di Costantinopoli. I canonici
secondo la disciplina di que' tempi eleg-
gevano il proprio pastore, il quale era con-
fermato coU'autorità del romano Ponte-
lice. 11 vescovo di Rossano fu soggetto al-
l'arcivescovo di Reggio in lutto il tempo
in cui le Provincie napoletane gemevano
sotto l'impero de'greci. Col correre degli
anni ebbe il merito di essere elevato a
maggiori onori, e la chiesa rispettata co-
me metropoli. Sebbene, come dissi, sieno
oscure le sue origini, è certo nondimeno
che il suo prelato era fregiato del titolo
di arcivescovo sino dal r 1 98, come appa-
risce dal privilegio concesso da Tancredi
re di Sicilia e duca di Puglia , e confer-
mato dall'imperatrice Costanza : per tale
lo conobbero Innocenzo HI , e Federico
11. Rimase vedova la-chiesa nel i265, ed
i canonici fissarono gli occhi in un certo
Angelo arciprete della cattedrale e lo pre-
sentarono a Clemente I V,il quale nel 1 265
in Viterbo Io confermò con diploma in
cui si legge, ut cimi ecclesia ipsa grnecuni
liniere A rchìepi scopimi consuevil. In un
istromentodel 1281, sottoscritto da 7 ca-
nonici in lingua latina, e da 4 in lingua
greca, il detto arcivescovo si segnò : E'
go Angelus Rossanensis Archiepiscopus
g^rflecw^.Fiori vano in questa diocesi 7 mo-
nasteri dell'ordine di s. Basilio, ancorché
ristretta tra angusti confini : il loro esem-
pio e studi contribuirono a mantenervi
ROS
lungo lempoìlciiltodivinonel rito orien-
tale, a dilfonderlo per ogni luogo, essen-
dosi conciliala alta stima per la loro vita
ritirata e austera, per cui di frequente e-
rano assunti all'arcivescovato per unani-
me consenso del clero e del popolo, ed ac-
colti da tutti con giubilo e contento. Gli
archimandriti del mona^^tero di s. Maria
del Patire, ornati per lo piìidi tutte quel-
le prerogative che si desiderano in un
buon vescovo, meritarono frequentemen-
te un tale onore. Inseguito i basiliani a-
vendo abbandonato lo studio dellegreche
discipline, e piegando al rito Ialino dopo
il concilio di Firenze, disposero il popolo
della città e di tutta la diocesi ad arren-
dersi ai voleri d' un suo arcivescovo. Fu
questi Matteo Saraceni di Reggio mino-
re (osservante, eccellente oratore, profon-
damente dotto, il quale nominato da Pio
li, non senza ripugnanza avea accettato
Iadignità,in premio diavere armatodue
galere, colle quali in Asia riscattò un co-
pioso numero di schiavi cristiani. Il Sa-
raceni s'accinse alla grande impresa inu-
tilmente tentata dal duca Ruggiero, d'in-
terdire solennemente dalla cattedrale e
dalla città di Rossano il rito greco. Pro-
fittò del discredito in cui erano i greci
dopo il concilio di Firenze, pegli errori
in cui erano ricaduti e per la guerra che
facevano alla suprema autorità della s.
Sede, non però que'della Magna Grecia;
quindi bandì dalla città e da tutta la dio-
cesi i riti e ceremonie greche nel i4^'»
in cui ristabilì il rito latino, ene pose me-
moria nella cattedrale con marmorea i-
scrizione. Altrettanto viene confermato
dal Barrio, nelle Antichità di Calabria.
Non vi rimase alcuna chiesa greca che ne
proseguisse il rito, tranne i basiliani a ca-
gione del loro istituto ne' 7 loro mona-
steri, ma in una forma diversa dall'anti-
ca e al modo che descrissi a Grottafer-
RATA, per l'adottato rito latino in molte
cose. Un monumento dell'estinto greci-
smo restò nelle greche lezioni della do-
menica delle Palme, in cui dato line nel-
KOS
la cattedrale alla funzione propria di quel
giorno, i ministri deirallaie e il restante
del clero si recano innanzi al convento
de' cappuccini in sito eminente, ed ivi si
leggono le divine scritture in lingua gre-
ca con gran decoro. Indi chi presiede al-
la funzione, con alcune preci porge voti
a Dio per implorare le divine beneficen-
ze sopra i fertili terreni sottoposti per lun-
go tratto, compartendo la benedizione
tanto bramata dal popolo. Ad onta del-
l'asserto dal dotto Rodotà, potei dire a
Grecia, parlando degl' italo-greci, delle
5 colonie greche che con chiese e col cle-
ro sono nell'arcidiocesi di Rossano, e del-
la popolazione che ne segue il rito. Si chia-
mano le colonie s. Demetrio, s. Cosimo,
Macchia, S.Giorgio con chiesa parrocchia-
le e due cappelle pubbliche, una del Ro-
sario, l'altra di s. Francesco; e Vacarizzo
ove la popolazione è per metà latina, e
perciò la chiesa parrocchiale di s. Maria
di Costantinopoli, con cappella pubblica
del Rosario e congregazione del medesi-
mo. In s. Demetrio ai latini i sagramen-
ti sono amministrati dal clero greco, per
cui molti latini passarono a quel rito.
Ritornando alla serie de'vescovi d'U-
ghelli, da cui m'era allontanato, ed all'e-
poca del vescovo N. successore di Cosma,
egli quindi registra N. arcivescovo di Ros-
sano di rito greco, che morì circa il j 092,
\avnde facta eltctioneaUerius latini grae-
ci reclamarunt. N. arcivescovo di rito la-
tino eletto nel i 092, per cui i greci re-
clamarono al duca Ruggiero, ed otten-
nero che del loro rito fosse l'arcivescovo.
Dionisio arcivescovo del 1 128, in tempo
del quale R.uggiero li re di Sicilia con-
cesseallachiesa di Rossanoprivilegi econ-
fermò quelli accordati da'suoi predecesso-
ri. Altro Cosma giàarchimandritadis.M.*
del Patire basiliano, era arcivescovo nel
1 1 Syjindi re Tancredi all'immagine della
• B. Vergine non fatta da mano umana,
trasportata nelyoo da Costantinopoli nel-
la cattedrale, assegnò 3 onde d'oro an-
nue in perpetuo per l'olio di sua lampa-
ROS 173
da,ciò che confermò l'imperatrice Costan-
za. Inoltre sotto di lui fu fondata in Co-
riolano un' abbazia di cistercensi, che di-
venne celebre. Pasquale arcivescovo del
I iqS ottenne da detta imperatrice un
privilegio per la sua chiesa ; ed Innocen-
zo HI accordò altro privilegio a s. Maria
del Patire. Basilio I nel 1218 fu eletto
arcivescovo dal capitolo, ed Onorio III
commise all'arcivescovo di Cosenza, di
confermarlo con autori tà apostolica, se ri-
conosciuto degno. A sua istanza l'impe-
ratore Federico II confermò i privilegi,
che godeva la chiesa di Rossano. Basilio
li gli successe nel 1240 pel suffragio dei
canonici, e Gregorio IX autorizzò l'arci-
vescovo di Cosenza di esaminare se l'ele-
zione fosse proceduta canonicamente, indi
l'approvò. Nel i 255Alessanclro IV confer-
mò l'elezione del capitolo, dell'arcivesco-
vo Elia archimandrita del monastero ba-
siliano di Carbone nella diocesi. Neh 265
Angelo sum mentovato: gli successero, nel
1 288 Paolo di Rossano, confermato da
Nicolò IVj nel i3oi Basilio 111 di Ros-
sano, che ricevè il pallio daBonifacio Vili;
nel iSoy Ruggero canonico della catte-
drale, in luogo di Tommaso archiman-
drita basiliano di s. Adriano che ricusò,
venendo confermato da Clemente V.Que-
sti fece altrettanto nel i3i2 coll'arcive-
scovo Gregorio, già arciprete; indi Gia-
como del I 338. Giovanni di Cosenza ca-
nonico di Rossano, eletto con altri, Be-
nedettoXII esaminata in Avignone la cau-
sa, lo confermò nel i338. Avendo il ca-
pitolo postulato Gregorio canonico deca-
no della cattedrale. Clemente VI lo ri-
conobbe nel 1348: eresse il fonte batte-
simale in detta chiesa nel 1 364- Ne fu-
rono successori, Isacco abbate benedetti-
no di s. Giovanni di Rossano nel i365,
indi Antonio, nel 1394 Nicolò traslato
daTricarico, ove ritornò per regresso con
autorità di Bonifazio IX. Nell'istesso tem-
po da Acerenza fu trasferito a questo ar-
civescovato Gerardo , che passato nel
1 899 a s, Severina, fu successo da Gio-
174 Ros
\anni arcidiacono della calledrale. Inno-
cenzo VII nel i4o5fece arci vescovo Bar«
tolomeo Gallula arciprete di Gaeta, po-
scia fu traslatoa Reggio, e da Gonza Mar-
tino V gli sostituì Nicola. Nel 14^9 da
Tricarico e Potenza venne a questa chie-
sa Angelo; nel i432 pure da Tricarico
fu trasferito Stefano Carrara di Padova.
Eugenio IV nel i434 nominò arcivesco-
vo Antonio Segerenlino deRauda;e nel
i44^ ^^ Umbriatico vi trasferì Nicola
de Martino. Nicolò V nel 1 44? c'osse il
suo cubiculario Giacomo deRatta de'con-
ti di Caserta, lodato per dottrina e tra-
slato a Benevento. Nel i45>2 Domenico
de Logonessa nobile e abbate di s. M.^ di
Gualdo di Benevento: per volere di Pio
li gli successe nel 1460 il memorato fr.
Matteo Saraceni di Reggio, che soppresso
il rito greco, restaurò il latino; zelante
pastore, edificò il sacrario della cattedra-
le. Nel 1481 Nicolò Ippoliti già vescovo
d'Ariano, poi di Città di Castello. Da dove
nel 1493 passò a questa chiesa Battista
Lagni patrizio napoletano, che edificò dai
fondamenti l'episcopio, e nella cattedrale
la cappella ornata dellaB. Vergine. Indi
l'ebbero inrommenda il cardinal Bernar-
dino Carvafal{F.)jne\ i5i i Gio. Fran-
cesco Fonseca spagnuolo, vescovo di Pa-
lencia; neh 525 il cardinal Pompeo Co-
lonna (/^.).Nel seguente mese Clemente
VII promosse a questa sede e consagrò
VincenzoPimpinella romano,di gran dot-
trina, nunzio in varie parti, in Boemia,
Ungheria, Germania, a Carlo V impera-
tore, per l'eresia luterana, e celebrazione
delconcilio.Nel 1527 AntonioCoppo man-
tovano; nel 1 533 Bernardo belga a istan-
za di Carlo V; nel i544 Francesco Co-
lonna romano nobilissimo, consagrato da
Paolo 111 e traslato a Taranto. Nel i544
Girolamo Feralli ( F.), poi cardinale, che
nel i55i rassegnò al nipote Paolo Emilio
romano celebre giureconsulto, indi nel
i553 vescovo di Capaccio: in vece fu ar-
civescovo Gio.Battista Castagna, poi car-
dinaleePapa£/r^tìr/io;^'"//(/^).Neli573
ROS
Lanceltolto deLancellotti romano, cano-
nico Lateranense, d'innocentissima vita;
consagrò la cattedrale,e introd usse inRos-
sano i minimi. Nel i58o Lelio Giordano
romano professore di giurisprudenza, tra-
slato da Acerno, probo e dotto. Nel i583
SilvioiS'<r7vc//i(/^.),poicardinale;neli588
Scipione Floccaro napoletano; nel 1592
hucìoSanseverino[P^.), poi cardinale, che
donò alla cattedrale preziose suppellet-
tili. Paolo V nel 1 6 r 2 nominòMarioSaSso
napoletano e referendario;gii successe nel
1 6 1 5GirolamoPignaltelli nobilissimona-
poletano, indi nel 16 19 Ercole Vaccari
bolognese e referendario, poi nel 1626
Paolo de'conti Torelli di Parma pronipo-
te dis. Pio V, votante di segnatura, dotto
e di egregie qualità, vicerèdi Sicilia. Nel
1 628 Pietro Antonio Spinelli napoletana
de'duchi diSeminarìa, benemerentissimo
per aver aumentate le rendite del capi-
tolo, fabbricato il magni fico sagrario del la
cattedrale, cui donò nobili suppellettili,
ingrandito e ornato il palazzo arcivesco-
vile. Nel 1646 Giacomo Caraffa napole-
tano de'principi di Roccella,sotto del qua-
le d. Camillo Pamphilj principe di Ros-
sano nella metropolitana eresse a s. Nilo
un elegante altare e lo dotò: intento l'ar-
civescovo al decoro di sua chiesa, fabbricò
la cappella del ss. Sagramento.Nel 1664
fr. Carlo Spinola nobile napoletano, dotto
religioso servila, edificante pastore, ag-
giunse belle suppellettili alla cattedrale.
Nel 1671 Angelo della Noce nobile na-
poletano di Massa Lubrense, celebre e
dotto abbate di Monte Cassino, pubblicò
la Cronaca Cassinese di Leone Ostiense,
coneruditissimi commentari; visitòla dio-
cesi, celebrò il sinodo, regalò alla catte-
drale suppellettili, pose la i.^ lapide al
con vento de'domenicani, promosse lo stu-
dio delle scienze, degno d'ogni elogio. Nel
1676 fr. Girolamo Orsaja minimo di s.
Gio. a Piro, dotto e generoso, per cui do-
nò alla cattedrale un prezioso calice e ric-
che vesti sagre pei pontificali, lasciando
un legalo per l'anniversario di sua morie.
KOS
Nel 1 685 Girolamo Compagnoni d'A ver-
sa e arcidiacono di sua pallia, dispose un
lascito per celebrazione d' annui suffra-
gi. Nel 1 688 Andrea de Rossi de'conli di
s. Secondo teatino, insigne teologo e pre-
dicatore, amante dei poveri, di singoiar ze-
lo e munificenza, restaurò ed ornò mtie-
ramente la cattedrale, vi fece dipingere i
XII Apostoli,ed istituì la confraternita del
Purgatorio nella cappella del ss. Sagra-
mento. Nel 1697 Andrea Diodali di Mo-
nopoli cassinese zelante, celebrò il sinodo,
rifece di nuovo nella cattedrale le cappel-
le del ss. Crocefisso, di s. Benedetto, e di
s. Andrea; di più nobilmente abbellì il
resto della chiesa e l'altare maggiore, ri-
fece il baltisterio, fu largo di magnifici
arredi e paramenti, aumentò l'episcopio
eie rendile della mensa,ed in morte nella
cattedrale istituì 7 cappellanie, e la festa
di s. Benedetto con decoro, beneficando
i suoi famigliari. Nel 1717 Francesco M.*
Muscettola napoletano de'duchi di Mi-
leto, prudente, integro, pio teatino, insi-
gne teologo e celebre oratore, limosiniero
e difensore dell'immunità ecclesiastica.
Con questi si termina neirUghelli,7tó//tì
sacra t. 9, p. 285, t. io, p. 325la serie
degli arcivescovi di Rossano, che compirò
colle Notizie di Roma. 1 788 Stanislao
Poliastro di Cosenza. 1762 Villelmo Ca-
maldari di Gallipoli. 1778 Andrea Car-
damone di Tramonti, diocesi d'Amalfi.
1818 Carlo Puoti di Napoli. 1827 Sal-
vatore de Luca di Napoli. 1 835 Brunone
M.'^ Tedesco della diocesi di Gerace, pre-
conizzato da Gregorio XYlj che per sua
morte, nel 1844 gli die in successore l'at-
tuale mg/ Pietro Cilento di Napoli pro-
fessore di teologia. L'arcidiocesi non ha
\escovi suffraganei, si protende per più
di 5o miglia, e contiene 4o luoghi. Ogni
nuovo arcivescovo è tassato in fiorini 3o8,
ascendendo le rendite a 2000 ducati.
ROSSE]VlBERGHPiETRo,C<z/Y/m«/e.
F. Orslm Pietro.
ROSSETTI Carlo, Cardinale. No-
bile di Ferrara, sino dai primi anni die
ROS 175
saggio di gran senno e vivacità di spiri-
to, e dimostrò una franchezza superio-
re alla sua età, per cui poi divenne di
gran talento e pelto nel maneggiaregli af-
fari. Portatosi in Roma, con tutto il fer-
vore si dedicò alle scienze, nelle quali fe-
ce meravigliosi progressi, e potè con ri-
putazione di 18 anni sostenere pubblica
conclusione di filosofia e teologia,alla pre-
senza del cardinal Francesco Barberini,
e di 22 altra nella metropolitana di Bo-
logna di legge, in cui con universale ap-
plauso fu laureato. Il cardinale Barberi-
ni concepì per lui amore ed ammirazio-
ne, lo prolesse e pose in buona vista con
Urbano Vili suo zio, il quale lo ammise
tra'referendari delle due segnaturCje poi
nei 1639 '° destinò ministro apostolico
alla regina d' Inghilterra Enrichetla, fi-
glia di quella di Francia che trovò insie-
me. In breve si guadagnò l'animo de'so-
vrani e di tutta la corte, colle sue gen-
tili e insinuanti maniere, non mancando
energicamen te di promuovere pressoCar-
lo I ben affetto verso i cattolici, ed i ve-
scovi,la religione romana, provando colla
ragione e cogli scritti l'immenso vantag-
gio che sarebbe derivato all'lrghillerra
se avesse riabbracciata la credenza cat-
tolica. Per le sue incessanti rimostranze,
cominciarono i cattolici a respirare dalle
sofferte persecuzioni, e niun sacerdote fu
allora più condannato all'ultimo suppli-
zio per causa di religione, al più multato
o esilialo, e molli fia'vescovi anglicani
per nìezzo di sua efiìcace eloquenza si di-
sposero a tornare in grembo alla vera
chiesa. l puritani, fieri nemici de'cattolici,
fremevano a queste novità, onde montati
in furore dierono l'assalto alla casa del
ministro apostolico per prenderlo e tru-
cidarlo. Vedendosi in pericolo di perdere
la vita, si confessò da un sacerdote suo
famigliare, e potè sottrarsi sotto mentite
spoglie alla rabbia de'furiosi fanatici, i
quali già aveano preparato il palco per
mozzargli pubblicamente la testa. Si ri-
fugiò nel palazzo della regina madre, nel
176 ROS
quale senza riguardo alla regìa maestà,
in un sol giorno fu dagli empi cercato a
morte. Vedendo frattanto che la sua in-
trepidezza l'avea esposto a gravissimo pe-
ricolo senza profitto delia Chiesa, col con-
senso del Papa parfj da Inghilterra col*
l'aiuto di Giovanni Giustiniani ambascia*
tore veneto, e si condusse nelle Fiandreo-
ve Urbano Vili lo destinò al congresso di
Miinstercol titolo di nunzio straordina-
rio, per concludere la pace tra' principi
cristiani. Iliraase due altri anni per nun-
zio in Colonia, dove trovò la regina di
Francia che in Londra gli avea accordato
benigno asilo, alla quale, ridotta agli e-
stremi della vita, potè amministra» e isa-
gramenti, assistendola in morte.Nel i643
Urbano Vili lo promosse a vescovo di
Faenza, ed a' 1 3 luglio di 28 anni lo creò
cardinalediacono di s. Cesareo, ed un me-
se dopo lo destinò legalo flt /tìt/ere al detto
congresso di Miinster edi Osnabruck, ma
senza effetto. Trasferitosi alla sua chiesa,
vi trovò le cose ridotte in pessimo stato,
laonde di proposito si dièalla riforma del
clero e del popolo, cominciando la visita
dalla città e proseguendola per la dioce-
si, in cui oltre l'amministrare i sagra men-
ti della Confermazione e dell'Eucaristia,
predicò il vangelo: affinchè la riforma fos-
se durevole, celebrò 9 sinodi e ne fece
stampare gli eccellenti decreti. Ordinò la
spiegazione della Scrittura nelle feste, le
conferenze sui casi di teologia morale da
tenersi di frequente dal clero, alle quali
interveniva, anzi per promuovere scien-
za SI utile e necessaria per le persone di
chiesa, provvide la città di uomini dotti
e capaci d'insegnarne le regole. Intento
al sollievo de'poveri, apri ospedali nou
meno nella città che nella diocesi, per ac-
cogliere e curare gl'infermi, e rinnovò i
monti di pietà. Dimessa la diaconia, suc-
cessivamente passò negli ordini de'preti
e de' vescovi suburbicari, e nel 1680 da
Innocenzo XI fu eletto vescovo di Porlo
(P.)s al cui conclave, ed a quello de'4
predecessori interveuue, terminando sau-
ROS
tamente i suoi giorni nel 168 1, di 76 an-
ni e 37 di cardinalato, e tra le lagrime
del suo popolo di Faenza, ebbe onore-
vole tomba nella cattedrale. Egli recò lu-
stro e decoro alla porpora; il suo zelo pa-
storale, la maturità del senno, la vita e-
semplare e diligente fu qual si conviene
a un principe della Chiesa. Co'poverie-
sercitò con profusione la liberalità; le sue
virtù furono ammirate anche dagli scrit-
tori, che con facilità censurarono le azioni
altrui. Oltre i sinodi e decreti episcopali,
scrisse una relazione delle cose d'Inghil-
terra, e alcuni commentari sulla Somma
di s. Tommaso d'Aquino.
PiOSSI(de)Leon ARDO, Can////<7/<?. Vedi
i voi. Ili, p. 212, XXVI, p. 95, 96.
ROSSI(de) Luigi, Cardinale. Patrizio
fiorentino, nipote di Leone X per canto
materno, educato con lui che sempre lo
riguardò con parziale affetto pel suo per-
spicace talento, maturo giudizio,rara pru-
denza nel maneggio degli affari, e per l'as-
sistenza e fedele compagnia che gli pre-
stò nella prospera e avversa fortuna, il
perchè nel 1.° luglio i5i7 lo creò car-
dinale pretedi s. Clementeedichiaròpro-
Datario. Questi onori poco godè, men-
tre la morte lo sorprese dopo 5.4 mesi in
Roma nel i5i9, nella florida età di 4^
anni. La sua mortale spoglia trovò riposo
nel Vaticano, con un'elegante iscrizione
composta dallo stesso Papa, donde dopo
alcuni anni fu trasferita a Firenze, e se-
polta nella chiesa di s. Felice, dove gli
fu eretto un' magnifico e nobile avello,
fregiato di breve epitaffio. Il satirico Ga-
rimberti colla sua maledica penna lo cen-
surò d'incontinenza, senza prove; ma al-
tri monumenti storici fanno fede di sua
specchiata onestà.
ROSSI (de) Ippolito, Car dinaie, ^^z-
que in Parma dai marchesi di s. Secon-
do eBarceto, ed applicatosi di buon'ora
agli studi nelle più celebri università d'I-
talia, trasferitosi in Roma fornito di scien-
za e di virtù, sotto la direzione di Gio.
Girolamo suo zio vescovo di Pavia e Co-
ROS
verna tore di Roma (il quale fu posto in
Castel s. Angelo e fu io procìnto di per-
dere la vita, calunniato dell'assassinio del
conte Alessandro Langoschi), divenne ca«
meiiere segrelodi Paolo 1 Vjindi nel 1 56o
da Pio IV fti dato in coadiutore nel ve-
scovato allo zio, il quale n'era stalo rein-
tegratodal suo amico Giulio 111. Con tal
grado nel i56i fu al concilio di Trento,
dove la penetrazione del suo ingegno e
la profonda sua dottrina lo resero ogget-
to d'ammirazione, mostrandosi dotto teo-
logo e valente giureconsulto. Tornato nel-
la sua chiesa, nel i56/\. l'ottenne in pro-
prietà, dipoi Sisto V a'i8 dicembre i585
lo creò cardinale prete di s. Maria in Por-
lieo, indi di s. Biagio dell'Anello. La por-
pora non fece altro cambiamento in lui,
diedi renderlo più sollecito e impegna-
lo nell'adempiere l'apostolico ministero.
Colle sue mani distribuiva le rendite eccle-
siastiche e le patrimoniali fra'miserabili;
con aiuti e consiglio consolava le vedove
ed i pupilli, onde si acquistò il nome di
imitatore ed emulodis.CarloBorromeo.
Fondò in Pavia il seminario e lo spedale,
uni al capitolo della cattedrale la collegia-
ta di s. Maria delle Pertiche, decorando il
prefetto di essa col titolo di decanodel ca-
pitolo. Sollecito dell'istruzione del pro-
prio gregge, introdusse in Pavia le scuole
della dottrina cristiana, da insegnarsi nei
dì festivi nelle parrocchie, dove con as-
sidua ed esemplar frequenza si trovava
presente. Celebrò diversi sinodi, visitò la
città e diocesi con gran profitto delle a-
nime,spiegando egli stesso l'evangelo. Fe-
ce editti di tanta saviezza, che sebbene
giovane, da tutti veniva giudicato pru-
dente vecchio. In tempo del contagio,non
solo ricchezze e roba, ma sagrificò la sua
persona aserviziodegl'infermi.Si mostrò
geloso e intrepido difensore de'diritti di
sua chiesa, come tra le altre cose lo fece
vedere in una controversia ch'ebbe con
s. Carlo Borromeo, il quale nel 1 565 l'in-
vitò co' vescovi suoi suifraganei al conci-
lio provinciale. Dispiacque ciò ad Ippo-
VOL. LIX.
ROS 177
lite, non solo per non dipendere la sun
sede da quella di Milano, ma pel modo
tenuto d'imperiosa citazione; laonde si
recò da s. Carlo, e con bei modi lo pregò a
rivocare l'intimazione lesiva all'antichis-
sima esenzione della sua chiesa Ticinese,
che pe'decreti del concilio di Trento era
in libertà di eleggersi quel metropolita-
no viciniore chele fosse piaciuto, propen-
dendo per quello di Genova; non doversi
considerare a lui soggetto perchè nel ci-
vile e nel temporale Pavia dipendeva
dalla provincia di Milano, su di che s.
Carlo fondava le sue ragioni. Il vescovo
di Pavia gli fece considerare, che tale po-
litica economia soggiaceva a variazioni,se-
condola condizione de'tempi, delle guer-
re e delle conquiste, non cosi succedeva
nella spirituale ed ecclesiastica giurisdi-
zione. Non volendosi persuadere s. Carlo,
il vescovo dichiarò che come particolare
l'onorava e riveriva, ma qual pastore di
Pavia, secondo il costume de'predeces-
sori, non si riconosceva che unicamente
soggetto alla s. Sede, a questa appellan-
dosi con protesta e atto legale. Ad onta
che i signori pavesi s'intromisero, con
molte opportune considerazioni, s. Carlo
non si rimosse dal suo proponimento,
laonde si ricorse al Papa, rammentan-
dosi die simile causa nel 700 era stata
giudicata a favore di Pavia da Papa Co-
stantino, la quale non doveva riconosce-
re che las. Sede per superiora. Morto Pio
IV zio di s. Carlo, questi si quietò. Il car-
dinale impiegò considerabili somme nel-
l'erezione dell'episcopio e della sagrestia
delia cattedrale, che pure restaurò, ed in
cui fece fare con vago lavoro i sedili del
coro, dipingere la volta e le pareti, arric-
chendola di preziose suppellettili; inoltre
vi fondò la sontuosa cappella di s. Cateri-
na, con cospicua dote. Dopo essere inter-
venuto ai conclavi per Urbano VH e Gre-
gorio XIV, nel 1591 di 60 anni in Ro-
ma fu chiamato da Dio a ricevere il pre-
mio delle sue virtuose azioni. Ebbe sepol-
tura nel suo titolo, e poi fu trasferito in
12
178 ROS
s, Carlo a'Colinarì, aYanli raltare di $.
Anna,con un rKagnifìco elogio postovi dai
cardinali Gianvincenzo e Scipione Gon-
zaga suoi amici. Di bell'aspello, traeva o-
gniino ad ammirarlo e venerarlo, per la
maestà che traspariva in luijco'suoi sguar-
di commoveva, e sebbene si mostrasse
grave, fu sempre cortese, benigno e af-
fabile con tutti. Bella e tenace ebbe in
modosingolarela memoria, bastando l'a-
ver parlato una volta con qualunque per-
sona, perchè egli ne ricordasse il nome e
la condizione. Di casti costumi, d'integru
■vita, fn generoso e degno d'ogni elogio.
ROSSI (de) Ferdinando Maria, Car-
dinale. Nobile romano, nacque in Cor-
tona a'4agosloi 696, e fu educato nel ro-
mano liceo, indi compili gli studi lodevol-
mente, nel 1781 fu scelto per compagno
da Federico Marcello Lante poi cardina-
le, quando Clemente XII lo destinò a por-
tare le Fascie benedette in Francia , ab
Delfino figlio di Luigi XV. Quindi fu
fatto canonico Liberiano, ed ammesso nel
seguente anno in prelatura. Il detto Pa-
pa nel 1789 lo fece arcivescovodi Tarso
in partibus^ e trascorsi 3 anni Benedetto
XIV lo dichiarò vicegerente di Roma, e
poscia neli75i patriarca di Costanlino-
poIi.ClementeXlH a'24 settembre 1759
ne premiò le virtù, con crearlo cardina-
le dell'ordine de'prelì, ed a' 19 novembre
gli conferì la chiesa titolare di s. Silvestro
in Capite, come leggo nelle Memorie di
essa del Galletti a p. 208, titolo che però
cambiò poi con quello di s. Cecilia. Lo
annoverò alle congregazioni del s. offizio,
de'vescovi e regolari, dell'esame de' vesco-
vi, delle ripe e Tevere, e prefetto di quella
delconcilio. Inoltre lo fece protettore del-
l' ordine cistercense riformato, dell'acca-
demia teologica, del collegio di S.Bernar-
do alle Terme, dell' arciconfralernite di
s. Giovanni della Pigna, delle ss. Orsola
e Caterina a Tor de'Specchi, del ss. Sa-
cramento e Gesù Maria in s. Simone pro-
feta; dei monasteri dis. Cecilia, e di Mon-
te di Nove, del consevvalorio delle Vipe-
ROS
reschc; di alcune università artistiche; di
Spello, Massa Lombarda,Collescipoli, Ca-
stel s. Pietro; del collegio Lucarini di Tre-
vi, nonché direttore perpetuo della Tla
Crucis nel Colosseo. Intervenne al con-
clave per l'elezione di Clemente XIV, e
morì nella sua sede vacante e conclave,
inRomaa'4 febbraio 1 77 5,d'anni 79 non
compili, nelle stanze del suo palazzo. Fu
praticalo quanto descrissi a Funerale, se
non che per nìotivo della sede vacante e
secondo il consueto vi furono negli onori
funebri le seguenti variazioni, che rilevo
dal n.°i 2 del Diario di Ronia di tale an-
no, insieme a quanto aggiungerò. Fu e-
sposto nella cbiesa titolare di s. Cecilia
sul solilo letto, ma i consueti 100 ceri e 4
torcieche lo circondavano, invece di esse-
re di cera gialla, perchè tempo di sede va-
cante, giusta il solito furono di cera bian-
ca. Vi pontificò la solenne messa, in luo-
go d'un cardinale, mg.*' Orazio Mattei ar-
civescovo di Colossi , accompagnala dai
cappellani cantori pontificii, coroesempre.
Fu ivi tumulato con quella semplice iscri-
zione, composta dal defunto stesso e ripor-
tata dal citalo Carlelli, il quale nota che
d. Cesare Cozzi caudatario del cardina-
le, ne scrisse le memorie. Dal suo testa-
mento si conosce, che dispose la celebra-
zione di 7,000 messe in suffragio della
propria anima; costituì erede fiduciario
con facoltà illimitate il principe Altieri,
cui donò 5 anelli, più un anello a mg.'^
Lascaris patriarca di Gerusalemme, altro
al mentovato mg.»^ Malici. Alla basilica
Liberiana lasciò il servizio dorato di sua
cappella; alla chiesa di s. Cecilia la croce
pettorale, gioiellala di zaffiri e brillanti ;
al marchese Raggi tutto il mobilio, com-
preso il baldacchino nobile e parati; il sa-
lario intiero a loro vita durante, ai 4 più
antichi famigli; al resto della famiglia il
lutto o covuccxo e quarantena, olire la so-
lita divisione di scudi 2000; dichiarando
inoltre, che di quanto avanza, l'erede fi-
duciario ne disporrà secondo i fogli della
fiducia.
KOS
ROSTACA. Sede vescovile de' caldei,
sotto il metropolitano d'Adiabene.Gabrie-
le suo vescovo neh 281 intervenne all'è*
lezione del cattolico Jaballha HI. Orìens
cJir. t. 2, p. 139.9.
ROSTOW o ROSTOF, Roslovium.
Città arcivescovile di Russia in Europa,
governo a 1 4 leghe da Jaroslaw, capoluo-
go di distretto, situala in luogo basso e
paludoso, sulla spontla del lago Nero. E'
grande, cinta da un terrapieno e da una
fossa, con sobborgo. Residenza d'un arci-
vescovato greco non cattolico, uno de'piìi
antichi della Russia, come antichissima è
la cattedrale riccamente ornala, che con-
tiene i sepolcri di più vescovi. Vi sono al-
tre 24 chiese, e 3 monasteri, uno de'qua-
lì di monache : quello d' Abramo fu fon-
dato nel 990 da Vladimiro il Grande; l'al-
tro di S.Giacomo è frequentato dai divo-
li, anche di parti lontane. 11 palazzo ar-
civescovile è vastissimo, con seminario, 5
chiese, ed ampli appartamenti ove alber-
gano i sovrani quando recansi in questa
città. Ignota n'è l'origine, e lungo tempo
prima del regno di Rurik aNowgorod, era
la capitale d'un piccolo slato, che posse-
devano i meri o ciudi. Ebbe principi che
dipenderono dalla Russia, talvolta da es-
sa separati furono sovrani particolari; i
tartari la presero nel 1237, la rovinarono
e massacrarono i capi; però rimase in-
dipendente sinoali 328, che venne riuni-
ta alla Russia dal duca Ivan T Danilovitch
o Ralita.La fede cristiana vi fu predica-
ta nel secolo X,e la sede vescovile dicesì
eretta da s. Vladimiro, che nel secolo XII
divenne arcivescovile. Tra'prirai vescovi
del secolo XIII, Isaia e Leonzio sono dai
russi venerati per santi, e ne celebrano
la festa deli.° a' 1 5 maggio, del 2.°a'2 3:
de'successori tratta VOriens dir. t. i, p.
1309. Altre notizie riporterò a Russia.
ROTA ROMANA. /^.Uditori della
s. Rota Romana.
ROTARI A . Sede vescovile di Numldia
nell'Africa occidentale, sotto la metropo-
li di Girla. Felice suo vescovo fu al con-
R O T 1 79
cìlio di Cirta nel 3o5; Villore altro vesco-
vo fu alla conferenza di Cartagine nel 4 ' f •
Africa dir.
ROTHEMBURGO ( RoUemburgen ).
Città con residenza vescovile nel regno di
Wilrtemberg, nella provincia del Reno
superiore, nel circolo della Selva Nej-a, ca-
poluogo di baliaggio, a 4 leghe da Reut-
lingen, sul Necker che la divide in\lue
parti, delle quali quella della sponda de-
stra chiamasi Ehingen e formava altre
volte una città distinta. Racchiude uni
bella casa della città, diversi notevoli c-
difizi particolari , la piazza del mercato
spaziosa , larghe pure essendone le vie.
Possiede fàbbriche di birra, concie di pel-
li, fabbriche di merletti, cartiere. La cat-
tedrale di gotica struttura è sagra a Dio,
sotto l'invocazione di s. Martino vescovo
e confessore, con fjute battesimale, e cu-
ra d'anime affidata al rettore, coadiuvato
dai prebendati. 11 capitolo ha la digni-
tà del decano, con 6 canonici compresi il
teologo e il penitenziere, 6 beneficiati o
prebendali, ed altri chierici e preti addet-
ti alla divina ufficiatura. Non lun°[i dal-
la cattedrale vi è 1' episcopio sufficiente-
mente ampio e decente. la Ehingen vi è
altra chiesa parrocchiale,munita del sacro
fonte, ed un ginnasio. Vi sono alcuni so-
dalizi, l'ospedale ed il seminario. Ne' voi.
XXIX, p. io4, LUI, p. 168 e 182, narrai
come Pio VII neli82 i eresse la sede ve-
scovile di Rothemburgo, e la dichiarò suf-
fraganea dell'arci vescovo di F/7Z>«rgo{ A"),
ciò che fece eseguire Leone XII, il quale
nel concistoro de'28germaio 1828 perr.*^
vescovo di Rothemburgo nominò Gio.
Battista Giuda Taddeo de Keller della
diocesi di Costanza, trasferendolo da E-
vara in partibiis. Prima dell' istituzione
della sede vescovile, già avea chiesa cat-
tolica, con residenza del vicario genera-
le ; altre simili chiese aveano Gravenek
e Lomberg. Per morte di detto vescovo,
il regnante Pio IX, nel concistoro de'i 7
dicembre 1847 8^* sostituì l'odierno ve-
scovo mg.' Giuseppe Lipp di Holzhauseii
i8o ROU
diocesi di Rolhemburgo, già professore e
rettore del ginnasio d'Ehingen, non che
decano del capitolo rurale e parroco di
Eliingen stesso. La diocesi di Rothembur-
gosi estende per tutto il regno di TViir-
temherg (V.) con diverse parrocchie, e
molti luoghi. Ogni nuovo vescovo è tas-
sato ne'libri della camera apostolica in fio-
rini 490, ascendendo le renditedella men-
sa a 10,000 fiorini, moneta del paese.
ROUEN (Rothomagen). Città con re-
sidenza arcivescovile, una delle più gran-
di, delle meglio popolate, delle più com-
mercianti, marittime e ricche di Francia,
già capitale della Normandia [f^.), in og-
gi capoluogo del dipartimento della Sen-
na inferiore,di circondario e di 6 canto-
ni. Questa città è in una bellissima situa-
zione, sul dolce pendio d'una collina, so-
pra la destra sponda della Senna, chequi-
'vi forma una leggera curva, distante 3o
legheda Parigie 26 da Caen.K sededel-
le autorità della provincia, del tribunale
di i.'^ istanza e di commercio, conserva-
zione deiripoleche, direzioni del registro,
de! bollo, de'demanì, delle dogane, delle
contribuzioni, della zecca, camera e bor-
sa di commercio, di concistoro protestan-
te, d'agenti consolari stranieri, di accade-
mia universitaria, ec. E' di forma ovale,
alquanto irregolare,determinataaltre vol-
te da bastioni che hanno ceduto il luogo
a magnifici baloardi piantati d*olmi, che
la ricingono da tutti i lati , tranne verso
iì fiume dove domina un'importante ri •
iriera. Li sobborghi Bouvreuil e Beauvai-
sine, s. Ilario, Martinville,Eauplet, s. Se-
vero ilpiùinteressante^e Cauchoise, dan-
no accesso alla città, la quale veduta dal-
le colline circostanti presenta un aspetto
pittoresco, soprattutto offrendo la monta-
gna di s. Caterina il quadro più curioso,
perchè di là l'occhio spazia sopra Rouen,
rinserrata tra alture imboscate ed il lar-
go letto del fiume, signoreggiata da nu-
merose torri d'un bell'effetto, e le cui case
tetreenere, alternano piacevolmente col-
la Terdura che cuopre i dintorni, e pria-
ROU
cipalmenle la va-^ta pianura che si stende
sulla sponda sinistra della Senna, e dove
osservasi il borgo di s. Severo,il quale per
la sua grandezza sembra una seconda cit-
tà. E' lungi l'interno di R.oueii dal cor-
rispondere a siffatta magnificenza; la ri-
tagliano per tutti i versi vie lunghe e assai
diritte, ma strettissime, con cattive abita-
zioni; nella parte occidentale trovnnsi bel-
le strade, adorne di case di pietra, e si può
considerare il punto centrale di Rouen.
Nella parte orientale si comprendono i
quartieri più inferiori, meno ariosi e più
popolati, e vi scorrono il Robec e l'Au-
bette, che vanno a congiungersi alla Sen-
na, e sono della massima importanza pe-
gli opifici stabiliti sulle sponde, con nu-
merosi ponticelli quasi avanti ogni abi-
tazione. La Renelle, altro gro«o ruscello,
utilissimo per concie e fabbriche di birra,
partedallasorgentedi Gaalor al sobborgo
Bouvreuil, scorre coperto e scaricasi nel
fiume presso la borsa. Nel centro della
città si fa distinguere la via Grande eh 'è
frequentatissima e porta anche il nome
del grande Orologio, a motivo d'una tor-
re gotica che vi si trova nel mezzo col-
l'orologio della città e la campana della
guardia. Le piazze pubbliche sono irre-
golari quanto le vie, ad eccezionedel Cam-
po di Marte vasto e piantato, e di quella
del Boulingrin, nel sobborgo Beauvaisi-
ne dove si tiene il mercato de* cavalli e
altri bestiami: sono pure rimarchevoli le
piazze s. Oven, della Cattedrale, del Mer-
cato nuovo adorna di graziosa fontana
in forma d'obelisco, del Mercato vecchio,
$. Severo, della Pulcella decorata da fon-
tana colla statua di Giovanna d'Arco^ e-
retta nel sito medesimo in cui quell' e-
roina o Pulcella d' Orleans fu arsa viva
dagl'inglesi a'3 1 maggio 1 43 1 , come de-
scrissi a Francia. Questa città possiede
bei modelli di stile gotico, ed in prima la
cattedrale metropolitana dedicata alla B.
Vergine Assunta, ricostruita sotto Riccar-
do I duca di Normandia, e preceduta dal-
la frequentatissima memorala piazza, la
ROD
cui poca e$teiKÌone oppriove l'imponente
frontespizio di 1 70 piedi di l'accia, del go-
tico più leggiero e più elegante, e sormon-
talo da due lonidiaichiletluredilFeren-
tieaite23o piedi : quella di sinistra chia-
masi tonedi s. Romano, è terminata da
un tetto coperto d'ardesia, dicesi cliecon-
ta la data del 628, al tempo dell'ingran-
dimeuto, per opera di s Romano, della
I." cattedrale che avea s. Mellono fonda-
ta nel 260 : la torre del Burro a destra,
costruita dal cardinal d'Amboise (sicco-
me anticamente per le dispense di man-
giar di latticini in quaresima, si prescri-
vevano limosineealtre opere buone, que-
sta torre fu fabbricata colle pie oblazio-
ni fulte alla cattedrale, in cambio della
permissione di mangiar del butirro nella
quaresimadeli4Bq, che l'ai'civescovo ot-
tenne da Innocenzo Vili per la sua dio-
cesi, onde ne prese il nome), sopporta tuia
graziosa galleria a foggia di corona; ivi
primadella ri voluzioneera la famosa cam-
pana detta Giorgio d'Amboise, fusa nel
1 5o I e fessa nel i 786 quando passò per
Rouen Luigi XVI: nel 1793 il suo me-
tallo fu fuso pei cannoni. Si fanno pur
distinguere i prospetti laterali, soprattut-
to quellodelsud sulla piazza della Calen-
dre;dal mezzo delTiiicrociatura lanciavasi
a 896 piedi dal suolo una guglia magni-
fica, mirabile per eleganza e sveltezza : u-
nica in Francia per la sua forma, dava
alla città un aspetto particolare e scopri-
vasi da 7 in 8 leghe lontano; se non che
il fulmine la distrusse a' i5 settembre
I 822, ma si dovea ricostruire. L'interno
della cattedrale è lungo 4^8 piedi, pre-
senta una vasta nave 83 piedi larga e 84
alta, accompagnata da ale laterali che
guarniscono le cappelle, e le quali prolun-
gandosi intorno al coro, conducono alla
cappella della B. Vergine, ornata di su-
perl30 quadro di Filippo di Champagne,
del sepolcro in marmo bianco de'cardi-
nali d'Amboise, curiosissimo monumen-
to del secolo XV, e di quello del gran si-
niscalco L. de BrezégoveruatoiediRoueu
ROU i8r
e marito della famosa Diana di Poitiers,
il cui ceootaflo in marmo nero sostiene
una figura del defunlo,scolpitadaGoujon;
diverse altre tombe, tra le altre quella di
Riccardo Cuor di Leone e del duca di Bed-
fordjdecorano questa magnifica raetropo-
litana,che possedeva un tempo una biblio-
teca, alla quale sali vasi per graziosa scala
gotica che ancora esiste: di dietro sorge
l'ampio palazzo arcivescovile, che ha una
superba galleria detta degli Stati, dove si
vedono 4 l^^i quadri di Robert. Il capi-
tolo metropolitano si compone di 3 di-
gnità, I ." delle quali è il decano, di 9 ca-
nonici, di diversi altri onorari, de pueri
de choro, e di altri preti e chierici, assi-
stendo alle sagre funzioni gli alunni del
gran seminario. Un canonico titolare e-
sercita la cura d'anime nella cattedrale,
ov'è il batlislerio. L'antico capitolo for-
ma vasi di 9 dignitari, di 5i canonici , e
di altri 8 che però non aveano voce in
capitolo, di 4 collegi di cappellani o can-
tori. Uno de' privilegi di questo insigne
capitolo, era quello tli liberare ogni an-
no vm condannato nel giorno dell'Assun-
ta, esponendo la cassa o fieri di s. Roma-
no contenente le sue ossa, la quale por-
tava il liberato nelfca processione; la tra-
dizione fa derivare il privilegio detto del-
Viirna di s. Romano dall' avere il santo
ucciso un orribile serpente coH'aiuto d'un
omicida : i duchi di Normandia e molti
re di Francia confermarono il privilegio.
A Uri credono che fosse accordato per aver
s. Romano liberato Roueu dall' inonda-
zione; altri fanno risalire a lui il privile-
gio concesso dai re della i.* stirpe ai ve-
scovi, di porre qualche volta in libertà i
prigionieri. A Presepio parlai di quelloche
si faceva nella notte di Natale in questa
chiesa, in cui nella funzione 5 canonici
figuravano da pastori. Dopo la cattedra-
le, tra'uionumenti gotici, si deve ricorda-
re la chiesa e già abbazia della congrega-
zione di s. Mauro (/^.) di s. Audoeno o
Ouen, incominciata nel 1819: si ammi-
rano i vetri dipinti, la nave la cui volta è
i82 ROU
adorna di lanleHìiniJa facciata ineridio-
naie che offre quanto vi è di più grazio-
so nello stile gotico, e le due magnifiche
rose che terminano la crociera, dal mez-
zo della quale parte una bella torre di 1^0
piedi d'elevazione, la cui cima traforata
a giorno forma una corona. Vi si vede il
sepolcro di Berneval, che ne fece il dise-
gno, essendo lungo Tedifìzio 4 '6 piedi.
Attigui al nord si trovano i fabbricati del-
Tantica abbazia, che presentemente ser-
vono di casa della cillà,ed in cui ammi-
rasi una scala arditissima; colà si sono
riuniti la biblioteca pubblica di più di
3o,ooo volumi e di 1,100 mss., ed il mu-
seo che contiene delle statue, e quasi 3oo
quadri,parecchi de'quali de'massimi mae-
stri; contiguo vi è un ameno giardino, a -
pertoal pubblico. Osservasi quindi la chie-
sa di s. Maclodio per la stia architettura
leggera e per le porte coperte di bassori-
lievi di Goujon. Quella di s. Godard, per
la larghezza e arditezza delle sue volle; le
altre di s. Gervasio e di s. Maddalena nel
sobborgo Cauchoise, la i." per la sua cap-
pella sotterranea di costruzione romana,
la 2." di moderno stile per le sue colonne
corintie e la venusta cupola; quella di s.
Komano che contiene il sepolcro di que-
sto vescovo; l'altra di s. Paolo che crede-
si costruita sulle rovine d'un tempio d'A-
done, e la chiesa di s. Severo mal fabbri-
cala nel 990. Le chiese parrocchiali sono
i3 , tulle munite del s. fonte. Il palazzo
della Hagione,lerminato nel 1499 pel par-
lamento di Normandia , è vasto e d' un
golico sommaraenle delicato e nelTesecu-
zinne arditissimo. Vi si distinguono par-
ticolarmente le finestre del colmo, la tor-
re del gabinetto dorato, che graziosi or-
namenti olfreall'esterno, e la sala de'pro-
curatori, lunga 170 piedi con 5o di lar-
ghezza, e la cui volta di lutto sesto in le-
gname rappresenta pei fellamente il gu-
scio d'un vascello rovescialo. La caserma
Martinville, sulla piazza del Campo di
Marte, ha una facciata imponente; dcvc-
6Ì pur citare quella di s. Severo che fòr-
n o a
mail lato occidentale della piazza di que-
sto nome e si estende lungo la Senna; l'o-
spedale Hotel Dieu, vasto e ben ventila-
to, nel sobborgo Cauchoise, e sopra tul-
io i mercati coperti, ossia halle, che han-
no fama de'più belli di Francia dopo quel-
li della capitale; circondano essi da 3 luti
la piazza dell'Alta Torre Vecchia, che trae
il nome da una grossa torre dell'antico
palazzo de'duchi di Normandia di cui oc-
cupa il sito, sono comodamente distribui-
ti e in prossimità alporto, e dividonsi in
più parli. Egualmente meritano ricordar-
si, pel loro stilegolico, l'antico olllzio del-
le finanze, l'antico edifizio della corte dei
conti, l'ostello del Dorgo Theroude che
offre bei bassorilievi, egli avanzi del Ca-
stel Vecchio costruito da Filippo Augu-
sto, e in una torre del quale fu chiusa la
sventurata Pulcella d'Orleans, la cui n)e-
moria fu poi ristabilita, coraechè trova-
ta del tulio innocente e sagrificala dal-
l'odio degl'inglesi. Sparse ne'di versi quar-
tieri di Rouen Irovansi 35 fonlanealimen-
late da belle sorgenti : primeggia quel-
la di Lisieux, che rappresenta il Parna-
so; quella della Croce di Pietro, sormon-
tala da un obelisco, e quella della Grosse
riescono curiosissime; non mancano sor-
genti minerali. La riviera che sotto di-
versi nomi domina lungoil porto per più
dimezza lega, è osservabile pei belli viali
chela terminano, perla vista animala che
presenta, e pei stabilimenti pubblici che
visi trovano o ne sono vicini, come la pre-
fettura, la zecca che vanta l'origine nel-
r 864, la dogana, la borsa che possiede
una sala terrena vastissima e sostenuta da
volta arditissima, il teatro delle Arti, le
halle, l'orto botanico, ec. Racchiude que-
sta città due teatri, il nominalo e il fran-
cese, e parecchi stabilimenti di beneficen-
za e d'istruzione, diverse case religiose di
ambo i sessi, confraternite, due ospedali,
il monte di pietà, il gran seminario, olire
il piccolo nel suburbio. In passalo avea
56 case religiose de'due sessi; in tutta lu
diocesi si contavano 24 abbazie , fra le
ROU
quali quelle delle Canonichcsse regolari
di Roueriy e de Canonici regolari dis. Lo
di Rouen (F.). Nel 1666 madama Mail-
lefer v'istituì la congregazione delle dame
di s. Mauro. luollre vi sono la chiesa con-
cistoriale, la sinagoga, la facoltà teologi-
ca^ scuola di medicina, collegio con ga-
binetti di storia naturale e di fìsica^ due
biblioteche pubbliche, 4o scuole d'inse-
gnamento primario, di disegno, di pittu-
ra, di navigazione, bell'orlo botanico con
sene calde, accademia di scienze, lettere
e arti, società centrale d'agricoltura, so-
cietà libera di emulazione, altra pe' pro-
gressi del commercio e dell'induslra, com-
missione d'antichità; più società di com-
mercio, d'agricoltura, di medicina, di far-
macia e di carità materna; società bibli-
ca protestante, offizio centrale di benefi-
cenza, cassa di risparmio, 3 caserme, l'Ho-
tel Dieu, l'ospizio generale pei poveri, dei
mentecatti, de'lrovalelli; case di arresto,
di giustizia, di correzione riunite nellosta-
bilimento della Bicétre, bagni pubblici.
La Senna, la cui profondità a Rouen è di
1 1 metri, vi forma parecchie isole, tra le
altre l'isola La Croix o della Moucque; vi
trascorre essa dall'est all'ovest, e visi va-
lica per due ponti, uno di battelli e l'al-
tro di pietra, che uniscono questa città col
sobborgo di s. Severo; altro ponte in pie-
tra di recente costruzione è alla punta oc-
cidentale di detta isola, in faccia alla via
Mulpalu, magnifico monumento che per
la sua situazione ingrandisce dii5o me-
In il porto marittimo, ornato di belle co-
lonne all'estremità, e che riesce di mas-
sima utilità per Rouen, in cui il passaggio
della Senna non sarà piti interrotto in
nessun tempo dell'anno. La città, sebbene
male fabbricata, offre grato soggiorno, e
la circolazione attiva che regna per le stra-
de, sul porto e sul fiume, le dà un' aria
d'allegria che contrasta coi vecchi edilìzi
tetri che racchiude , frequentatissimi es-
sendo i suoi passeggi, come il gran Cor-
so. Lo spettacolo che ogni giorno ha luo-
go nel teatro delle Arti, le numerose bot-
ROU i83
teghe delle «Irade che vi stanno vicine,
dove si fanno principalmente distinguere
i brillanti magazzini, ed i caffé delle vie
Ponte Grande e de'Carmelitani, danno a
quella parte della città, specialmente al-
la sera, un aspetto animatissimo. Spinta
ad alto grado é l'operosa industria mani-
fattrice in questa città, la quale tiene in
Francia forse il i.° posto per la fabbrica-
zione delle stofle di cotone, e che si è di
sovente paragonata a Manchester ed a
Glasgow; i suoinanchin sono particolar-
mente pregiati, anche all'estero, ove se ne
fa grande esportazione. Lungo sarebbe a
dire il numeroso novero di sue manifat-
ture e fabbriche di moltissimi generi. Pro-
fi ssioni particolari hanno adottato diver-
si quartieri della città , il cui centro so-
prattutto èconsagratoalcommercioal mi-
nuto; l'alto commercio occupa le parti che
accostansi al porto verso l'ovest; al nord
ne' contorni delle chiese di s. Ouen e s.
Patrizio, e nel nuovo quartiere del sob-
borgo Cauchoise, vivono lungi dal rumo-
re e dall'agitazione, la nobiltà e la magi-
stratura. Quantunque perlegiravolte del-
la Senna, si trovi Rouen a 28 leghe dal
mare, assai fortemente vi si fanno sentire
il flusso eriflusso, e conducono navidi 25o
e 3oo tonnellate nel suo porto, ch'è como-
dissimo e dal ponte di pietra separato in
due parti,unadellequali all'est é destinata
a'grandi battelli che risalgono il fiume, e
l'altra all'ovest serve ai bastimenti di ma-
re. La facilità colla quale questa città co-
munica colla capitalee colle città principa-
li di Francia, sia per la navigazione, sia per
le belle strade che vi mettono capo, e la sua
prossimità a Parigi, l'hanno resa fioren-
te, e fatto vi hanno nascere un commer-
cio di deposito, di spedizione e transito
estesissimo, che comprende un'infinità cU
articoli, coU'America, col Levante e eoa
diverse parti d'Europa : posta fra Pari-
gi e Londra, Rouen è l'organo interme-
diario di quelle due immense piazze. Il
commercio coH'interno viene alimentato
dai prodotti del suolo e delle mauifatlu»
i84 ROU
re. Numerose compagnie d'assicurazioni
mariltime e contro gli incendii \\ furono
stabilite. Vi sono bei cantieri di costru-
zione. La cittàsi divide in 6 cantoni, sud-
divisi in 12 sezioni, ascendendo la popo-
lazione a più di I 00,000 abitanti , fra i
quali moltissimi lavoranti impiegali nelle
sue fabbriche. Piouen si gloria d'aver da-
ta la luce ad una moltitudine di perso-
naggi che illustrarono la Francia: olire
al gran Pietro Corneille, che basterebbe
alla sua celebrità , vide questa citlà na-
scere suo fratello Tommaso Corneille,
Fontenelle, Pradon, i poeti Benserade e
Hicher , i dotti gesuiti Brumoy e Sana-
don, il giureconsulto Casnage, l'orienta-
lista Bochart, l'architetto Blondel, a cui
Parigi deve le porte s. Martino e s. Dio-
nigi; i pittori Jouvenet e Restoul; Cuve-
lier de la Salle, che scuoprì la Luigiana,
il navigatore Paolo Lucas, madamigella
Champmeléartista drammatica, le signo-
re du Boccage e Leprince de Beaurnont,
ec: si conservano con cura le case che vi-
dero nascere Corneille e Fontenelle. Mol-
tissimi pure fiorirono in santità di vita
e nelle dignità ecclesiastiche. Non è insa-
lubre il clima di Rouen, ed i tanti cam-
biamenti operati nell'inlerno l'hanno sen-
sibilmente migliorata. I dintorni sonori-
nomati per la loro bellezza; le amenecol-
lineimboscateche la circondano,la vasta
pianura di s. Severo coperta di piali ri-
denti, le belle valli di De ville e di Darne-
tal, numerose case di villeggiatura , più
manifatture, offrono da tutti i canti un
quadro svarialissimo e delizioso : nella co •
&la di s. Caterina dirupalissima e alta 1 26
metri, si notano gli avanzi d'un forte di-
strutto da Enrico IV, e racchiude gran
quantità di fossili , parecchie specie dei
quali non si trovano che colà.
Rouen è chiamata anche Roano e Ro-
han^ in latino Rolhomunij Rolhomagus
e Rolliomagum. Chenu, Archiepiscopo-
rum Galliae historia, p. y5, dice che
Rouen fu denominata Rolhomagus, a ver-
lo Rodi nonisn sumil,quae siaUia co loci
ROU
antìquiuis adorabalur; che attcrròs. Mel-
lone, ed invece del suo tempio ne costruì
uno al vero Dio, ove fu eretto il priorato
de'canonici regolari di s. Lo. Aggiunge
che Rolh era figlio di Samoteo/^nm/ cel-
taruni et tolius Galliae, Rolhomagensis
urbis fundatoris, nomea Rothomagutn e-
mnniwil. Comman ville chiama Rouen
la 2." citlà del regno di Francia, ed il
magazzino di Parigi. Giulio Cesare non
fa un' %\jiQ\ Commentari oXcymyi menzione
di questa città, la quale al suo tempo non
era certamente che una meschina borga-
ta della Gallia Belgica, nel paese de' ve-
liocassi,de'quali divenne appresso la ca-
pitale;dovelte nondimeno essere assai im-
portante sotto gl'imperatori che ne for-
maronola metropoli della2.^Lionese:por«
lava allora il nome di Rolhomagus, che
conservòsinoalla conquista de'famosi po-
poli avventurieri del nord o Normanni
[f-)» i quali lo mularonoin quellodi Roa-
no. Nel 111 secolo non comprendeva che
una sola via, la quale stendevasi dalla via
attuale de'ciabattini, dietro la cattedra-
le, sino alla torre del grand'Orologio, e
la Senna veniva a battere alla piazza delle
Calendre; neir84o ancor non occupava
che uno spar.io bislungo pochissimo va-
sto. Rollone i.°duca di Normandia l'in-
grandì verso il sud, respintone il letto del
fiume. Ne'secoli XII e XllI, sotto Filippo
Augusto, Luigi Vili e s. Luigi IX, si ac-
crebbe verso il nord, e nel mezzo del se-
colo XIV verso l'ovest : da quest'ultimo
tempo sino alla metà del secolo decorso,
non ebbe incremento sensibile; ma allora
per la distruzione delle forti mura fian-
cheggiale di torri e di larghe e profonde
fosse che la circondavano, e delle 2 i por-
te, 16 tra esse dal lato della Senna, per
le quali vi si perveui va, tro vossi Roano le-
gato a'suoi sobborghi che si sono coperti
di belle case e graziosi giardini. Questa
citlà già tanto importante, e che prima
della rivoluzione eia la capitale di Nor-
mandia, ed in particolare dell'Alta Nor-
mandia e del Veiin Kormanno, attrae
ROU
altresì l'allenzione pegli avvenimenti po-
litici de'quali è siala leàlro : i primi se*
coli della monarchia oilVono pochi falli
iiolabili; però nel 56 1 morlo Clolario I,
i suoi 4 ^^g'' se ne divisero gli stali, ed il
regno di Soissons, di cui Roano formava
pnrte, toccò a Giilperico 1, il quale ripii-
iliala Auduera, vi sposò nel oyo Galsuin-
da figlia primogenita d'Analagildo re dei
visigoti, e sorella della fomosa Drunechil-
de; 6 anni dopo, caduta questa in potere
di Fredegonda, vi fu rinchiusa, e libe-
rala poi da AJeroveo figlio diChilperico
I, che la sposò nella chiesa cattedrale.
Dopo la morie di Chilperico 1, nel 584
Aeune Fredegonda a risiedere a Roa-
no, dove in breve fece assassinare il ve-
scovo Preleslalo, cui gli abitajili aveauo
richiamato dall'esilio da lui incorso per
aver maritato a Meroveo Brunechilde;
l'indignazione chele colpe di questa don-
na contro di lei sollevarono, la sforzò fi-
nalmente a lasciar la città, la quale più
tardi ebbe mollo a patire perle irruzioni
de'uormannijla i .Melle quali accadde nel-
l'84i , sotto Carlo I il Calvo. Distrutta aU
lora da capo a fondo, cominciava soltan-
to a riaversi, quando nel 9 i o si trovò co-
stretta ad arrendersi al famoso Raoul 0
Rollone, al quale due anni dopo fu con
tutta la Keuslria ceduta da Carlo III il
Semplice, di cui sposò la figlia, e che ne
i'ece la capitale del novello suo stato: bat-
tezzalo dal vescovo Francone, prese il no-
me di Roberto I; indi altri normanni con-
quistarono Napoli e la Sicilia (^.), e di-
vennero feudatari della s. Sede suprema
signora di que*regni. SottoGugliehiioLuu-
guspada,a lui figlio, sopportò un attacco
per parte di parecchi vassalli ribellali.
Luigi IV d'Oltremare se ne impadronì
durante la minorità di Riccardo I, ma
battuto alquanti mesi dopo, vi fu con-
dotto prigioniero; riposto indi in libertà,
tornò ad assalirla nel949 con Ottone 1 im-
l)eralore di Germania, ecol conledi Fian-
dra, e dopo più di sei mesi di sforzi fu
costretto a lilùarsi. Pgco si liseuli Roa-
llOU
18:
no degli avvenimenti che in seguito agi-
tarono la Normandia, e Guglielmo il Con -
quislatore vi morì nel 1087; 7 anni ap-
presso fu presa dai ribelli. IN'el i 126 fu
totalmente rovinala da un orribile incen-
dio. Il Papa Innocenzo II, per Io scisma
dell'antipapa Anacleto lì, nel i i3i pas-
sò in Francia e da Orleans si trasferì a
Rouen, donde andò aChartres. Nel 1 174
indarno Luigi VII il Giovane l'assediò. In
una delle torri del palazzo di questa cit-
tà, nel i2o3 Giovanni Seuza-Terra as-
sassinò il giovane Arturo suo nipote, che
avea giuste pretensioni sopra il ducato,
delitto che indusse la guerra impresa da
Filippo Augusto, al quale Rouen aprì fi-
nalmente le porte il 1.° giugno 1204, do-
po ostinata resistenza: la presa di questa
città decise la sommissione di tutta la
Normandia, che dopo di essere stata go-
vernata da 12 duchi, tornò allora alla
corona di Francia, da cui era stala se-
parala da 292 anni. Nel 1294 vi scoppiò
grave sedizione, ed è in questa città, che
reGiovanni II arrestò per tradimentoCar-
loHil Malvagio re diNavarra. Nel 1882
e i4i6gli abitanti si ribellarono contro
Carlo VI, che loro perdonò, dopo avervi
soppresso le autorità. Profittando delle
dissensioni che laceravano allora la Fran-
cia, Enrico V re d'Inghilterra dopo la bat-
taglia d' Azincourt venne il 1 4 luglio 14^7
a porre l'assedio davanti a Rouen, di cui
s'impadronì a' 18 gennaio seguente, per
tradimento del governatore Guy leBou-
teiller, dopo eroica difesa,durante la qua-
le si fece distinguere sopra ogni altro il
celebre Alano Blanchard capo de'borghi-
giani, il cui supplizio, vergognoso pei vin-
citori, seguì da vicino la dedizione della
piazza. Gl'inglesi dopo avervi giuridica-
mente sagrificalo l*innocefite e valorosa
Pulcella d'Orleans nel 1 43 i, conserva-
rono Rouen sino al 1 449» che Carlo VII
dagli abitanti aiutato la riprese, indi ai
1 5 novembre vi convocò un'assemblea
de'nolabili del regno. Luigi XI vi si recò
pei' ripigliare la Normandia, che il Uat-
i86 KOU
tato di s. Mauro les Fossés nel i465 a
vea dato a Carlo suo fratello invece del
Beny, e vi commise delle crudeltà. Quivi
Carlo Vili nel i485 tenne un letto di
giustizia, nel quale confermò i privilegi
della provincia. Successivamente visita-
ionoRouen,nel 1 5o8 Luigi Xn,nel 1 536
Giacomo V re di Scozia, e 4 a""» dopo
Francesco I, nel i55o Enrico II e Cate-
rina de Medici. Le guerre quindi di re-
ligione non tardarono ad insanguinare
la città: nel i56osi suscitarono tra'pro-
testanti ed i cattolici varie turbolenze che
presto il maresciallo deliaVielleville quie-
tò;ma nella notte dal i5al 1 6 aprile 1 562,
i calvinisti ugonotti giunsero ad impadro-
nirsene quasi senza resistenza, vi commi-
sero grandi disordini, e sostennero poco
dopo con buon successo un assedio con-
tro il duca d'Auraale. Troppo importan-
te era questa piazza, e troppo vicina a Pa-
rigi, perchè la corte non tentasse di ri-
pigliarla; quindi Carlo IX mandò contro
«li essa un esercito, comandato da Antonio
di Borbone re di Navarra, che vi rimase
mortalmente ferito: il re e sua madre si
trasferirono al quartiere generale, eflnal-
niente dopo diversi attacchi infruttuosi
il duca di Guisa la prese a'26 ottobre del-
lo stesso anno, e per 8 giorni l'abbando-
nò al più terribile saccheggio. Il re di Na-
varra, benché non guarito, vi volle en-
trare per la breccia fatta nell'assalto, por-
talo dagli svizzeri sulle spalle. Quivi nel
i563 fu Carlo IX dichiaralo maggiore
prima dell'età prescritta, dal parlamento
di Normandia, che vi avea istituito Luigi
Xn nel i499- Nuovi torbidi vi si desta-
rono nel 1571, e alquanto più tardi il
giorno di s. Bartolomeo venne a funesta-
re anche Rouen per la strage degli ugo-
notti, sebbene l'umanità del governato-
re Francesco di Monlmorency risparmiò
non poche vittirae.Nel 1 588Ennco III,do-
po la giornata delle barricate, forzato ad
abbandonar Parigi, venne a riparare a
llouen,e vi firmò il famoso patto d'unio-
ne che gli dettò il duca di Guisa. Alla sua
ROU
morte gli abitanti ricusarono di ricono-
scere Enrico IV di Borbone redi Navar-
ra, il quale agli 1 1 novembre 1591 vi po-
se l'assedio; ma l'avvicinarsi di Alessan-
dro Farnese duca di Parma, e generale
dell'esercito della lega che gli voleva in-
terdire la corona di Francia come ugo-
notto, lo forzò a levarlo a'20 aprile 1592:
solo Rouen lo accolse come re, dopo la
sua abiura nel 1 598, e dopo che la rieb-
be dal signore di Villarsche l'avea occu-
pala, mediante lo sborso contestuale d'un
milione e 200,000 lire tornesi, oltre l'an -
nua pensione di 60,000 lire. Enrico IV
per qualche tempo vi fece la sua residen-
za. Da quell'epoca in poi la città godè pa-
ce, e fiorì nel commercio e nell'industria:
vi contribuirono la distruzione degl'im-
mensi suoi baluardi, che l'avevano resa
una delle più forti piazze di Europa; così
venne posta al sicuro dai mali che soffro -
noi luoghi muniti, comechè segno agli at-
tacchi. Dipoi in Rouen vi convocarono as-
semblee di notabili, Enrico IVneli596,e
Luigi Xlll nel 1617, il quale la visitò
nel 1620. Nell'agosto 1639 vi scoppiò la
sedizione de'vas nus-pieds, a motivo del-
l'aumento dell'imposte, prontamente re-
pressa, ed in seguito alla quale il parla-
mento di Normandia fu per un anno in-
terdetto, indi ristabilito nel 1641. Duran-
ti le turbolenze parigine della Fionda ,
vi soggiornò colla corte Luigi XIV; il suo
gran ministro Colbert protesse molto le
manifatture della città, che più tardi ri-
sentì gli effelti della rivocazione dell'e-
dillo di Nantes. Luigi XV vi passò allor-
ché andò all'Havre nel 1749» sotto del
quale Rouen vide incominciare i suoi ab-
bellimenti e lamigliorazione del suo sta-
to sanitario, per le cure di Thiroux de
Crosne, intendente della provincia. Fu
pure visitata nel 1777 dall'imperatore
Giuseppe II, e nel 1782 da Paolo I erede
dell'impero russo; Luigi XVI vi passò
nel 1786, reduce da Cherburgo. Per la
carestia a' 1 2 luglio 1 789 insorse sommos-
sa, che riunovossi nell'agosto, indi soffo-
ROU
cala dalla forza. Nel 1 790 Rouen (Iìtco-
necapoluogodel dipartimento della Sen-
na inferiore, e neiristessoanuosi celebra-
rono splendide feste per la federazione
delia guardia nazionale. Forlunataniea*
te la rivoluzione fece poche vittime in que-
sta città; però scoppiarono parecchie som-
mosse nel 1792, 1793 e 1795 con sin-
tomi gravissimi. Nel viaggio intrapreso
dairimperaloreNapoleoneneli8io,aca-
gione dell'importanza di Rouen, fu ordi-
nata la costruzione del ponte di pietra.
Affezionali gli abitanti alle istituzioni co-
stituzionali, alla fine di luglio i83o pei
primi mandarono una colonna di volon-
tari a Parigi, appena seppero gli avveni-
njenti delle 3 giornate.
La fede cristiana vi fu promulgata nei
primi tempi del prislianesimo. Divenne
presto sede vescovile: Commanvllle nel-
V Ilisloirt de tous les Archeveschez^ dice
nel IH secolo, quindi nell'VllI divenne
il suo pastore arcivescovo, e da s. Bonifa-
cio legato apostolico ricevette il pallio, e
prese il nome di primate diNeuslria eNor-
mandia;che S.Gregorio VII voleva sotto-
mettere il suo arci vescovo alla primazia di
Lione, ma gli arcivescovi di Rouen pro-
varono con pontifìcie bolle la loro indi-
pendenza. Erano a suo tempo sulh'aga-
nei della metropolitana di Rouen, i ve-
scovi di Bayeux prolotrono, Avranches,
E vreuXjLisieux, Coùtances, Séez. Chenu
nella gerarchia ecclesiastica della Gallia,
qualifica Rouen metropoli della provin-
cia Lionese 2.*, cioè dopo Lione, coi no-
minati sufTraganei.Di presente sono sol-
lauto 4, cioè Bayeux, Evreux, Coùtan-
ces, Séez, le altre due non essendo più
sedi vescovili, li i.° vescovo di Rouen fu
s. Nicasio (^'.), martire sotto Dioclezia-
no del 284; furono fatte molte opposi-
zioni e difiìcoltà per negargli il i.° rango
Ira'pastori di Rouen, ma i dotti autori del-
la nuova edizione della GalUa Christia-
na nel t. I, dimostrano essere senza fon-
diimeulo le obbiezioni. Gli successe s.ilit'/-
loìio (/^.), da Roma mandato da Papa s.
ROU 187
Stefano I nel 257 a predicare nelle Gal-
lie l'evangelo, indi nel 260 vescovo di
Rouen,secondoquelli che pretenderebbe-
ro escludere per 1 .° s. Nicasio; gli si attri-
buisce la fondazione della primitiva cat-
tedrale. Indi s. Avidiano o Aviciano che
fu al concilio d'Arles nel 3 1 4; poi Severo
nel 3 2 5, Eusebio nel 34i, Marcellino nel
366, Pietro nel 385,s. /^i7/r/c/o(A'.) nel
4o5, gran promulgatore della fede e fa-
migliaredi Papa s. InnocenzoI, che pare
lo destinasse a questa sede. Nel 4 1 7, se-
condo Chenu, fu vescovo s. Innocenzo;
nel 426 s. Esodio (f'-)i nel 43o s. Sil-
vestro, nel 44^ Malsino, nel 45» i Germa-
no, nel 4^9 Crescenzio, nel 5 1 I interven-
ne al concilio d'Orleans s. Gildardo^y.),
e il vescovo S.Flavio gli successe. Fiori nel
549 s. P retestato [V.), nel 582 Melanzio,
nel 594 lldolfo, nel 626 s. Romano [F.\
nel 640 s. Audeno(V.)t o Audoeno,0-
doeno e volgarmente s. Ouen. Nel 683
Auberto oAnsherto (^.)j nel 698 Grip-
po, nel 719 Rotolando oBalilando, nel
722 s. C/g^o(^.), cugino di re Pipino, in-
di Roberto o Ratberto, nel 733 Grimo,
nel 739 Rangefrido,nel 745 s. Remigio
(F.), figlio naturale di Carlo Martello e
fratello di re Pipino, introdusse il canto
romano nel paese, e contribuì perchè Car-
lo Magno facesse altrettanto, insieme ai
riti della chiesa romana, in tutta la chie-
sa Gallicana. Nel 772 Memardo o Me-
dardo,nel78oGilberlo,neir829Piagnoar-
do, uell'838 Gumbaldo, nel 849 Paolo,
neir859 Vuando, neir8ò8 Adalardo,nel-
1*869 I^'culfo, neir872 Giovanni, nel-
r875 Vitto,e nell'istesso anno Franco o
Francone che battezzò Rollone duce nor-
njanno; nel 919 Goulario, nel 942 Ugo
monaco di s. Dionigio, nel 989 Roberto
e48 anni governò l'arci vescovato. Gli suc-
cesse nel 1037 il nipote Malgerio figlio
del duca Riccardo, ricevendo il pallio ar-
ci vescoviledu Papa S.Leone IX. Nel i o55
Maurizio o Maurilio che compì e dedicò
la cattedrale, neh 079 o prima GioNunni
figlio del conte di Bayeux, traslato a que-
i88 ROU
slameliopolilnna da Avranches. Nel voi.
XXXVllI, p. 23o narrai come s. Gre-
^rio VII riuipioverò r arcivescovo di
llouen ed i suoi suffraganei, per avere
onjmessa la visita de'sagri Limina. Poscia
Guglielmo Cadomeiìsis, che governò 32
anni, ornò la cattedrale, rinnovò dai fon-
damenti l'episcopio, e ripose in preziosa
urna le ossa di s. Romano. Dopo di lui
nel Ilio Gaufrido o Goffredo, nel 1 1 3o
Ugo abbate clujiiacense, nel 1 1 64 Retro-
do, nel I i83 Gualtero, nel 1207 Rober-
to Pollo, nel 1222 Teobaldo, nel i23i
Maurizio già vescovo di LeMans,nel 12 36
Pietro diCollemedio,nel 12.4.7 Oddo ab-
bate di s. Dionisio, nel i 248 fr. Oddo o
Odone Reginaldo Rigault{l^^.)y^aHoar-
fi vescovo da Innocenzo I V, e secondo al-
cuni anche cardinale. Nel 1 278Guglielmo
«le Flava, trasferito da Langres, nel i 3o6
Bernardo da Vasconia nipote di Clemen-
te VI, nel 1 3o7 Egidio Bellamera poi av*
i:ìvesca\od' Avignone j ove notai che sem-
bra non abbia accettatoil cardinalato; nel
I 3 I 8GfiglielmoDurofoi*te,nel i 33oPie-
Iro Roger poi cardinale e zio di Gregorio
Xl,indi Papa Clemente FI(P\).^q\ 1 338
Aimerico Guenaut, traslato d'Auxerre,
nel 1342 Nicola Roger nominato dallo
zio Clemente VI, che nel i347 gli sosti-
tuì Giovanni de Marigniacotraslatandolo
daBeauvais. Neli352 da Parigi Clemen-
te VI vi trasferì Pietro Foresi (A^.), che
])oi creò cardinale. Nel i356 fu arcive-
scovo Guglielmo de Flava, indi Filippo
iVAlencon (F.), poi cardinale; nel 1376
Pietro Giudice* già di Narbona, nel 1 376
Guglielmo de Lestrangi, nel 1378 Gu-
glielmo di Vienna, nel 1 386 Lodovico de
llaricuria, nel 1424 Giovanni Rupescis-
sa (/^.), poi cardinale, nel i432 Ugo de
Orgis vescovo di Chalons, nel 1 436 Lo-
dovico de Luxeiuburgo^f^.), poi cardina-
le, nel 1443 Rodolfo Roussel canonico di
Rouen,elelto dal capitolo.NicolòV fece ar-
ci vescovo nel 1453 il cardinale Guglielmo
i\' Eslouteville (F.), Nel 1482 Roberto de
Croismarecauonico di Roueu, eletto dal
ROU
capitolo. Nel i494 Giorgio A' An>h9Ìsc
(/'.), poi cardinale, nel 1 5o9 il nipote
Giorgio d*y^^;jZ>owe(^.), poi cardinale, nel
1 55i il cardinal Carlo di Borbone (F^.),
e amministratore di Beauvais, che dalla
lega cattolica fu acclamato re col nome
di Carlo X. Il di lui coadiutore e ni-
pote cardinal Carlo di Borbone [F.) di-
\enne effettivo nel i Sgo. Morì nel 1 594
e gli successe Carlo di Borbone fratello
naturale d'Enrico IV. Nel 16 io il car-
dinal Francesco di Gio/osa{F.)^ nel 1 6 1 5
Francesco Harley deChamualon nobilis-
simo, col quale Chenu termina la serie
degli arci vescovi diRouen. Nel 1 65 1 Fran -
Cesco de Harley deChamualon nipote del
precedente, col quale la Gallia Christia-
na dell' edizione antica finisce la crono-
logia degli arcivescovi, alcuni altri ripor-
tandone la 2." edizione di Coignard, Lu-
teliae Parisiorum lyiS, t. i i,p. ili e
seg. Harley fondò il gran seminario e
quello di Porto Grazie, introdusse varie
monache e religiosi, e celebrò il sinodo.
Nel 1671 Francesco Rouxel de Medavi,
che fondò il piccolo seminario. Nel 1680
gli fu dato in coadiutore Giacomo Nicolò
Colbert arcivescovo di Cartagine, che di-
venuto effettivo nel 1691 celebrò il sino-
do due volte. Nel 1607 Claudio Mauro
d'Aubigne, traslato da Noyon. Nel 17 19
Arnaud Bazin deBezons. Nel 1723 Luigi
de la Vergne di Tressau, traslato da Nan -
les; nel 1733 gli successe il cardinal Ni-
colò Sanlx (F.)^ traslato da Chalons. Qa i
terminala 2.^ edizione della Gallia chr.,
onde aggiungerò gli altri colle iV^o^/s/e di
Roma. Nel 1 759 il cardinal Domenico de
la Rochefoucauld (F.), già di Alby. Per
sua morte nel 1802 il cardinal Stefano
Uberto de Cambaceres[F.), Nel 1 8 1 9 da
Alby vi fu trasferito il cardinal Francesco
de Pierre du Btrnis (F.). Nel 1 823 Gu-
stavo Massimiliano Giusto de'principi di
Croy Dolmen, nato nel castello Hermita-
ge, parrocchia del vecchio Condé, diocesi
di Cambray,a'i2 settembre 1 7 73,già ve-
scovo di Strasburgo, che Leone XI l creò
ROU
cardinale prete di «. Sabina, come dissi
nel voi. XXXVllI, p. 65 (e siccome ivi
dissi chi fu ablegato per la berretta, qui
noterò che la guardia nobile cav. Ferdi-
nando de Cinque gli portò colla notizia
dell'esaltazione il berrettino caidmalizio,
e fu fatto óa Carlo X ofiiciale della legio-
ne d'onore), ma non potei farne biogra-
fia, perchè il volume che avrebbe dovuto
contenerla Io pubblicai nel 1 843, ed egli
morì d'anni 71 nel i844 '' i. "gennaio
in Rouen, e fu esposto e sepolto nella me-
tropolitana. Solo aggiungerò, che appar-
tenne alle congregazioni del concilio, di
propaganda fide^ de' riti, della ceremo-
niale, delle indulgenze e s. reliquie. Fu
grande elemosiniere di Francia, interven-
ne ai conclavi del 1829 e del i83o-3i,
ne'quali contrasse affettuosa amicizia col
cardinal Cappellari, ed ebbe il contento
di vederlo eletto Papa col nome di Gre-
gorio XVI. Ebbe a vicario generale e con-
clavista il fondatore dell' odierna congre-
gazione de Picpus [F .), Bello e maestoso
della persona, si distinse per alfabilitàdi
modi, che sperimentai io stesso; fu zelan-
te pastore, ornato di virtù e di egregie
qualità. Gregorio XVI nel concistoro dei
17 giugno 1844 g'' t^iede in successore
l'aituale arcivescovo mg.' Lodovico Ed-
mondo M." Blanquart de Bailleul, nato
in Cala is diocesi d'Arras, trasferendolo da
Versailles,alla qual diocesi l'avea dato per
pastore nel 1 83?.. L'arcidiocesi compi-en-
de il dipartimento della Senna hi feriore,
nella lunghezza di i5 miglia e 20 in lar-
ghezza, contenendo diverse città e molli
luoghi. Ogni nuovo arcivescovo è tassato
in fiorini 55o : anticamente ne pagava
I 2,000, ma avea 80,000 lire di rendila.
Vi è la Storia degli arcivescovi di Roiien^
di Pommeraye.
Concila di Rouen.
Ih." fu tenuto nel 584, relativamen-
te all'abbazia di s. Luciano di Beauvais.
II 2.° nel 65o sulla disciplina e la rifor-
ma de'costumi, e si fecero 16 canoni. Il
3. 'nel 682 o 689 0 692, ovvero nel 693,
ROU 189
ed in cui sì confermò l'esenzione dell'ab-
bazia di Fescamp, e furono fatti molti sta-
tuti. Il 4.*^ neir8i3 circa, per la fede e
la disciplina ecclesiastica. Il 5. ''nel 1026,
ignorandosi quanto si fece. Il 6° nel 1048
o 1049 P'csiedulo dall'arcivescovo Mal-
gerio, che fece una lettera ai vescovi ed
ai fedeli della provincia ecclesiastica di
Rouen, conlenente regolamenti di disci-
plina ecclesiastica.il 7.° nel io55 sotto
l'arcivescovo Maurizio, per la continenza
de'chiericie l'osservanza de'canoni. For-
se si fece una professione di fede, in cui
dichiarossi.cheil pane e il vino nella con-
sagrazione si cambiano nel Corpo e San •
gue di Gesù Cristo, ed anatema adii at-
taccava questa credenza. L'S." nel io63
per la dedicazione della cattedrale, e fu
pubblicata secondo altri la detta profes-
sione contro Berengario. Il 9.° nel 1067
per l'elezione dell'arcivescovo. Ilio.° sul-
lo slesso argomento. L'ii.° nel 1071 o
1072 e fu proibito mangiar in quaresi-
ma, prima che fosse passata l'ora di no-
na, e cominciata quella di vespero. Il 1 2.''
nel 1074 presente Guglielmo I re d'In-
ghilterra, a motivo di certo tumulto ac-
caduto nella i^hiesa di s. Ouen, e si con-
dannò la ribellione di que'monaci. Il i 3."
nel 1091, in cui Serlone fu eletto vescovo
di Séez. Il i4-° nel 1096 presieduto dal-
l'arcivescovo Guglielmo, assistito dai suf-
fraganei, per esaminare il conciliodi Cler-
mont e riconoscere leortlinanze del Papa
Urbanoll. Ili5.°nelF io8sui bisognidel-
la Chiesa. Il 1 6.° nel r 1 1 8 a'7 ottobre, in
cui Enrico I re d'Inghilterra vi trattò la
pace del regno coi baroni. Rauldo di Can-
lorbery e Goffredo di Rouen vi tiallaro-
no gli affari della Chiesa con 4sn{rraga-
nei e molti abbati. Il cardinal Coirado
legato di Gelasio II si lagnò dell'impera-
tore Enrico V e dell'antipapa Gregorio
Vili, domandando alle chiese di Norman-
dia il soccorsodelle loro preghiere esus-
sidii. 11 17.° neh 128 presieduto dal car-
dinal Matteo d'Albano legalo d' Onorio
II, il quale dopo aver conferito con Eq-
190 ROU
lieo I re d* Ingliillena sui bisogni della
Chiesa, di suo ordine radunò i vescovi e
abbati di Normandia, e fece molli rego-
lamenti, presente il re. Il i8.° neh i54.
1119." neh 189, e furono fatti 82 canoni,
co'quali fu prescrittoalle chiesedella pro-
vincia, che si conformassero alla metro-
poli per la lettura e per la salmodia. Fu
ordinalo che non si consagrerebbero va-
si d'oro e d'argento senza necessità; e che
non si porterà mai la ss. Eucaristia sen-
za lumi, senza croce e senz'acqua bene-
detta. Piùsi fecero regolamenti pel clero
secolare e regolare. Il 20." nel 1 199 per
la Terra santa. Il 2 i.°neli2 i4 presiedu-
to da Corcione legalo apostolico, e furo-
no decretati regolamenti eguali al conci-
lio di Parigi deh 2 1 2. Il 22.° nel 1 228, e
furono fatti 19 canoni, ossia un compen-
dio di queliodiLaterano. Il23.°neh23i
con 49 canoni di disciplina, 22 de'quali
riguardano l'ordine monastico e l'osser-
vanza della regola di s. Benedetto; gli al-
tri le parrocchie, i vicariati , le sedi va-
canti, gli ebrei. Il 24.*' neh 290 agli i i
febbraio, in cui l'arcivescovo Guglielmo
vi fece co' suffraga nei e molti abbati 82
canoni, la maggior parte ripetuti ne'con-
cilii precedenti. Il 25.°nel 1 299 a'28 giu-
gno coi medesimi nel monastero di Don-
ne Nouvelle presso Rouen, che stabiliro-
no un decreto diviso in 7 articoli sulla dis-
solutezza del clero, perchè molti del me-
desimo comparivano in pubblico in abi-
to corto e colla spada al fianco, tenevano
in casa concubine e altre femmine sospet-
te, ed esercitavano cariche nella giusti-
zia secolare. Per ognuno di simili ecces-
si fu ordinata la perdila d' un anno dei
fruiti de'beoefìcii ecclesiastici, e se non si
correggevano la perdita de'beneficii stes-
si. Gli altri articoli riguardano la giuris-
dizione ecclesiastica, che i secolari si sfor-
zavano di restringere. Il 26.° nel i 3 i o sui
templari. Il 27.'' neh3 i 3 nel monastero
di BonneNouvelle e presieduto dall'ar-
civescovo, riguardante i canoni de'prece-
denti concilii.ll 28. "nel 1 82 r ,in cui si vuo-
ROU
le fosse compilalo un catalogo di casi ri-
servati. II 29." nel i335 nel monastero
di Donne Nouvelle, e furono formati i3
canoni di disciplina ecclesiastica. Il 3o.'
neh 342 dai vescovi della provincia, es-
sendo assente il metropolitano: furonosco-
mnnicali quelli che usavano violenze agli
ecclesiastici, di qualunque rango. Il 31."
neh 343 sulla riforma del clero. Il 32.'*
neh 347 sulla traslazione del concilio di
Basilea a Ferrara. Il 33.° neh 44^ ^'^
dicembre,presieduto dall'arci vescovo Ra-
dolfo co' suffraga nei : vi si fecero 4' ca-
noni, molli de'quali condannarono la be-
stemmia, i libri di magia, i giuramenti, le
invocazioni del demonio;allri riguardano
le disposizioni per ricevere gli ordini sa-
gri, e annunziare la parola di Dio; fu proi-
bito ricevere nulla pei sagramenti, bene-
dizioni, lettere di ordinazioni e buoni co-
slumi; che si esaminassero con diligenza
gli ordinandi, chedoveano avere un pa-
trimonio o un benefizio. Di nuovofu vie-
tato agli ecclesiastici dicoabitare con don-
ne. Si condannò la superstizione di quel-
li,che colla mira d'un qualche lucro,dan-
no nomi particolari alle immagini della
D. Vergine , per rimuovere la credenza
che in tali nomi si comprendano virtù di-
verse.I134.°neli5o8,incuifustabilitoche
la feria dopo Pentecoste sarebbe giorno
di lavoro, e si considererebbe festa la sola
4.^ feria dopo Pasqua. Il 35.° nel i522
per un sussidio da accordarsi al re, e so-
pra alcuni punti concernenti le libertà del-
le chiese. Il 36.°neh52 7,e furono accor-
date al re 4 decime. Il 87.° nel 1 58 1 a'2
aprile, presieduto dal cardinal di Dorbo-
ne, assistito dai vescovi della provincia.
In I 2 capitoli si compendiò tuttociò che
riguarda il domma e la disciplina. Si co-
minciò da una professione di fede sul sim-
bolo, r autenticità della s. Scrittura, i 7
sagramenti, il cullo de'sanli, le indulgen-
ze : si trattò di quanto riguarda il divin
servigio, i sagramenti, i doveri de'vescovi,
de'canonici, de'curati, degli ordini religio-
si, gli ordini sagri, la giurisdizione cecie-
ROV
siaslica. Si rinnoTarono gli statuii intor-
no il governo de* seminari e delle scuole.
Bessin, Condì. Normand.j Reg., Ardui-
no, Labbé, Mansi.
ROVERE Famiglia. Questa celebre,
potentissima e nobilissima famiglia, fìorl
ne' secoli XV, XVI e XVII principalmen-
te per due gran Papi, Sisto IF e Giulio
II (F.), pei duchi d' Cibino Prefelii di
/?6mrt(^.),epel seguente novero di car-
dinali. Per unità di argomento e per evi-
tare ripetizioni, trovo più opportuno di
Irallare di sua origine e grandezza, come
delie notizie de'suoi duchi sovrani nell'ar-
ticolo Urbino. Qui piuttosto darò qualche
cenno su di chi ne ereditò il cognome, le
insegne e le superstiti fortune, cioè della
romana nobilissima famiglia Lanle del-
la Piovere. Questa ebbe la sua origine in
Pisa {F.), ove godette de' primi onori di
quella celebre e possente repubblica, in-
di trasportala in Roma da Pietro Lan-
te fallo senatore di RomaweX i38o; ivi
morì nel i4o3 e fu sepolto nella chiesa
di s. Maria d'Araceli, nel pavimento del-
la piccola navata a sinistra, prossimo al-
le ultime due cappelle, ov' è effigialo a
bassorilievo, in abito senatorio di quel
tempo, con Taimi gentilizie de' Lante e
con iscrizione intorno mollo onorifica. E-
gli fu prima inviato dalla sua repubblica
all'imperatore Vences!ao,di cui si guada-
gnò talmente il favore, che lo dichiarò no-
bile con tutta la sua progenie e marchese
sovrano di Massa di Lunie suo territo-
rio, che gli fu tolta indi a non molto dai
genovesi acerrimi nemici de'pisan»; riten-
nero però sempre i Lante il titolo di mar-
chesi di Massa di Luni , fino ad Ippolito
che fu ili.° duca di Bomaìzo. Il p. Ca-
simiro da Roma nelle Memorie d'Ara-
celi^ p. 1 86, riporta la suddetta iscrizione
del senatorePietro,narrando che nel 1 366
fu fatto vicario pel doge di Pisa, e che at-
tesa la sua gran prudenza e sapere venne
impiegato in affari importantissimi e in
molle ambascerie, specialmente a Papa
Gregorio XI dopo il suo ritorno in Roma.
ROV 191
Indi Urbano VI e Bonifacio IX lo stima-
rono molto e favorirono. Trovasi anno-
veralo tra gli avvocali concistoriali dal
Cartari, Adi'ocat. s. Consistoriiy p. 16, e
tra i marescialli del popolo romano, non
di s. Chiesa come pretende Marchesi, G^Z-
leria dell'onore^ t. 2, ove parla de'Lan-
te, di diversi cavalieri di s. Stefano e di
altri ordini equestri , e di Francesco ve-
scovo di Bergamo nel i4oi. L'Amyde-
nio ancora parla di Pietro e della fami-
glia Lante, nella cui arme gentilizia si ve-
dono 3 aquile bianche coronale in campo
rosso. L' alluale formasi di dette aquile
d'argento con corona d'oro, colla quercia
con ghiande d'oro che è lo stemma Ro-
veresco. Un Lorenzo de' Lauti sanese fu
senatore di Roma nel 1496, nel i497»
nel i5o2 e i5o3, nel qual anno essendo
morto compì l'esercizio del senatorato un
Antonio de'Lanti e fu confermato da Giu-
lio II per un semestre nel i5o4. Abbiamo
dal Zoli e pubblicati a Forfi: Cenni sto-
rici della casa de' duchi Lante della Ro-
vere. Da Pietro pisano per varie genera-
zioni discese Michele Lante , che attesa
la sua industria, divenne uno de'più ric-
chi signori di Roma. Fu padre di Lodo-
vicOjil quale neli558 acquistò \\ Palaz-
zo Lanle (F.)^ che tuttora possiede e n«
bita la famiglia, e da Lavinia MafFei eb-
be numerosa prole, e le sue figlie furono
collocale nelle primarie famiglie. Virgi-
nia specialmente fu sposa di Gio. Ballista
Borghese, fratello di Camillo poi Paolo V,
che neh 6o6creò cardinale il celebreMar-
cello Lante (F.), fratello di della sua co-
gnata, che divennedecano del s. collegio,
ed impiegò le sue grandi ricchezze in o-
pere pie che tuttora esistono, benché per
la sua rara modestia non volle che ad es-
se fosse posto il suo nome; fu tale la sua
liberalità, che erogò in limosine, fonda-
zioni e restaurazioni di chiese, e cose si-
mili, un milione di scudi : morì vecchis-
simo e la sua pompa funebre fu accom-
pagnata dalle lagrime di tutta Roma, col
seguito di mai veduta moltitudine. De-
19^ ROV
gli altri suoi fraJelli, si dlslinsero Anni-
bale e Marcanlooio, che militarono valo-
rosamenle in Fiandra sotto le bandiere
del celebie Alessandro Farnese duca di
Parma, edili.°morì nella battaglia del-
le Dune, il 2.° ritiratosi in Roma, sposò
Lucrezia della Rovere de' duchi d'Ur-
bino, la di cui sorella Livia (di cui parlai
nel voi. LI I, p. 202) era consorte del suo
cugino carnale Guid'Ubaldo 11 duca di
Urbino, avo di Vittoria della Rovere ulti-
ma superstite della famiglia sovrana ema-
rilala in i /nozze a Ferdinando II gran-
duca di Toscana (della qualee di quanto e-
ledilò, lo dissi nel citalo luogo), ed in se-
conde ad un arciduca d'Austria. Laonde il
marchese Marcantonio Lanle pel suo ma-
trimonio potè vantare strette parentele
con vari sovrani d' Europa, e come tuie
ne'suoi viaggi fu riconosciuto e distinto.
Siccome il cognome della Rovere per mor-
te del duca Francesco M." II padre di Vit-
toria, in questa andava ad estinguersi e
in Lucrezia Laute, il ricco abbate di s.
Lorenzo in Campo, Giulianodella Rove-
re de'marchesi di s. Lorenzo e Monte Leo-
ne, zio e prozio rispettivamente di am-
bedue, fondò una primogenitura a favo-
re di casa Laute, col ritratto della quale
fu comprato il cospicuo feudo di Bomar-
zo,già Polimarzio[f'^.)c\Uhi vescovile, con
l'obbligo di assumere il cognome e lo stem-
ma gentilizio della Rovere, perchè sussi-
stesse almeno chi insignito del medesimo
facesse ricordare le glorie di Sisto IV e
Giulio li, la dominazione sovrana del du-
cato d'Urbino, la di cui corte fu delle più
colte e brillanti che fiorissero nel secolo
XVI. Fu Innocenzo X che eresse Bomar-
zo in ducato, ed il i.° duca fu Ippolito
figlio di Marcantonio, che sposò Cristina
d'Altemps.Daqueslo matrimonio nacque
Antonio diesi uni in matrimonio a Lui-
sa Angelica de la Tremoille, d'una delle
principali famiglie di Francia, unita con
vincoli di sangue alla real casa di Borbo-
ne, oltre all'essersi in essa estinta la real
casa d'Aragona de're di Napoli, per cui
ROV
portarono anche il titolo dì principi di
Taranto. In'occasionedi tale matrimonio,
Antonio fu dichiarato principe romano
dainnocenzo XI,mentre vi vea ancora suo
padre il duca Ippolito. La sorella di Lui-
sa fu la rinomata Maria Annade la Tre-
moille vedova del principe Talleyrand de
Perigord , poi duchessa di Bracciano o
principessa Orsini, come vedova di Fla-
vio Orsini, quando fu destinata maggior-
doma maggiore della regina M.' Gabriel-
la di Savoia i." moglie di Filippo V re
di Spagna. Per l'ascendente che prese su
questo, governò per molti anni la corte
di Spagna , ed i Laute ne conseguirono
non pochi vantaggi. 11 principe d. Anto-
nio fu dichiarato grande di Spijgna dii .*
classe per se e suoi discendenti primo-
geniti in perpetuo, non che gentiluomo
(li camera con ricca pensione, venendo
decorato da Luigi XIV dell'ordine dello
Spirilo santo. Il suo figlio primogenito
d. Luigi ottenne coi maneggi della prin-
cipessa M." Anna sua zia, d'impalmare la
ricca erede dei principi Vaini, dalla qua-
le la casa Laute ebbe il principato di Can-
talupo in Sabina^ e fu egualmente gen-
tiluomo de! redi Spagna con ricca pen-
sione. Il secondogenito d. Alessandro fu
chiamato in Ispagna dalla zia, che gli fe-
ce sposare la ricca erede de'conti di Prie-
go, della distinta famiglia di Cordova, da
cui non ebbe prole maschile, e le femmi-
ne furono maritale ai primi signori del-
la monarchia. La principessaM.''AnnaOr-
sini chiamò ancora a se d. M.** Laute so-
rella de'suddetti, e la situò presso la re-
gina, indi la sposò al duca d'Haurè ca-
pitano delle guardie Vallone, della fami-
glia de Croy, che sussiste ancora in Fran-
cia con grandissimo lustro : il figlio di que-
sta Laute sposò una Monlmorency, e le
figlie furono congiunte coi primi signori,
il perchè si propagò la parentela di casa
Laute in Francia colle più illustri fimi-
glie. Il 3° fratello d. Federico Marcello
Lanle (T.), fu alììdato dalla zia princi-
pessa Orsini al cardinale de la Tremoil-
RO V
le suo fratello e ministro di Francia in
Rama, e che n'ebbe luUala cura, e sic-
come era inizialo nella via ecclesiastica,
ollenula col loro appoggio la natura-
lizzazione francese, lo fecero provvedere
di ricche prebende ecclesiastiche, e nel
1743 fu crealo cardinale da Benedetto
XIV. Ne qui si fermarono le affettuose
premure della principessa Orsini verso i
Laute, poiché li dichiarò eredi de' suoi
beni in Italia, come notai nel vol.XLIX,
p. i52. In forza del suo testamento e del-
le ragioni acquistale per cospicue riven-
dicazioni, ottenne nel i 754 il duca d. Fi-
lippo, da Carlo di Borbone re delle due
Sicilie, poi Carlo III redi Spagna, l'inve-
stitura del ducalo e feudi di s. Croce di
Magliano ed annessi , Maglianello, Civi-
Iella, e s. Vito nel regno di Napoli, nella
provincia di Molise. Dal duca d. Filippo
e da d. Virginia Altieri, nacquero d. Lui-
gi, d. Antonio Lanlt (/^.), fatto cardinale
da Pio VII, e d. Cristina maritata al du-
ca Salviati,ava de'defunti principi d. Ca-
millo e d. Francesco Ì3orghese. Da d. Lui-
gi sposato in prime nozze a d. Enrichet-
la Caelani, nacquero d. Lodovico che mo-
rì per disgrazia a Ponte Molle, ed. Ma-
rianna che fu maritala a d. Alessandro
Falconieri, e fu madre di d. Orazio e did.
Chiarissimo odierno arcivescovo di Ra-
venna [F.) : di poi d. Marianna supersti-
te reclamò dal patrimonio Lanle la dote
materna di scudi 3o,ooo, quindi nel 1 8 1 9
ottenne per transazione il feudo di s. Cro-
ce di Magliano ed annessi. Non avendo
dunque d. Luigi avulo altri figli, gli suc-
cesse nel principio del secolo presente il
fratello d. Vincenzo, del quale eccone l'o-
rigine e la discendenza. Dallo stesso duca
d. Filippo e da d. Faustina Capranicaio
seconde nozze, nacquero il duca d. Vin-
cenzo, d. Alessandro Laute [V.) celebre
tesoriere e cardinale di Pio VII, ed altri
figli. 11 duca d. Vincenzo si maritò ini.^
nozze con d. Elisabetta de'conti Sassi del-
la Tosa di Fireiìze, ove nacque nel 1789
Fattuale duca d. Giulio Laute della Ro-
\0L. LIX.
ROV 193
vere; fu sua unica sorella d. Carolina, ma-
ritata al duca d. Francesco Massimodi Ri-
gnano, da cui nacquerogli odierni d. Ma-
rio duca di Rignano , e d. Guglielmina
Buoncompagno principessa di Piombino.
11 duca d. Vincenzo sposò in 7..^ nozzed.
Margarita Mariscotli, e nacquero d. Lui-
sa maritata al marchese Santasilia di Na-
poli, d. Filippo, d. Lodovico, d. Angela
sposa in prime nozze dello zio d. Pietro
Laute, ed in seconde di un tale Dari pit-
tore, d. Virginia morta nubile,d. Marian-
na sposa al barone Gavotti, e d. Giacinta
sposa al conte Antonio Mariscotli. Il du-
ca d. Giulio nel 18 18 sposò d. Maria fi-
glia del conlestabile Colonna (/^^.) , e fu
decorato del grado di grande ufficiale del-
la legione di onore da Carlo X, e di gran
croce de'ss. Maurizio e Lazzaro dal re Vit-
torioEmanuele: dal loro matrimonio nac-
quero d. Carlotta, d. Livia maritata al
marchese Giovanni Nagliati di Ferrara,
e d. Caterina a*i5 aprile 1847 sposò d.
Pio Grazioli patrizio romano e residente
in Roma nel suo Palazzo Grazioli^ ba-
rone di Castel Porziano e duca di Ma-
gliano, che lo fece padre di d. Mario, di
d. Giulio, e d. Riccardo. Di Castel Por-
ziano, l'antica Laurento, parlai nel voi.
XXXVII, p. 219 e seg., dicendo come
Gregorio XVI vi si recò^ ricevuto deco-
rosamente dal barone d. Vincenzo e ba-
ronessa d. Anna genitori di d. Pio, e da
questi, il quale vi ha con lodevole divi-
samento operato interessanti scavi sulla
villa degli Antonini, e promosso l'arte a-
graria e la pastorizia, siccome intento al-
la fondazione d'una colonia per popolare
quelle celebri parti, ed ove dopo le glorie
anlichedella metropoli del Lazio gl'im-
peratori Antonino, Commodo e Lucio Ve-
ro si godevano l'amenità de'campi, delle
selve e della deliziosa spiaggia marina. Nel-
la restaurala chiesuola di s. Angelo, desti-
nata a cimiterio della coloniaPorziaua, an-
cora si ammira in bella parete un mira-
bile affresco dell 494- Magnifica è poi la
nuova via, che dal castello conduce al li-
i3
194 ROV
ilo di Torre Paterno, ed aperta per le «uè
cure. Quanto al modo come l'ex fendo e
ducato di s. Croce di Magliano ed annes-
si, divenne signoria e proprietà de'baroni
Grazioli, debbo qui riportarlo. Il ducato
essendo passato neh 8 19, al modo indi-
calo, dai duchi Lantc, a d. Marianna Fal-
conieri, questa con testamento deli 833
avendo isliluitoerede universale il suo se-
condogenito cardinal Chiarissimo Falco-
nieri, lasciando la sola legìttima all'altro
figlio d. Orazio, del ducato diventò signo-
re il cardinale. Per vistosi crediti che il
l>arone d. Vincenzo Grazioli avea colla
famiglia Falconieri, nel i835 n'ebbe in
solutum dall'erede cardinal Chiarissimo
Falconieri, col consenso e intervento del
fratello d. Orazio, la cessione del suddet-
to ex feudo di s. Croce di Magliano, u-
nilamente a tutte le prerogative, titoli e
onorificenze inerenti a quella proprietà.
Il glorioso Ferdinando 11 re delle due Si-
cilie riconobbe il barone d. Vincenzo Gra?
zioli di Roma insieme al rispettivo figlio
d. Pio, e confermò loro e discendenti il ti-
tolo di duca di s. Croce di Magliano ed an-
nessi, con decreto de'27 settembre 1 85 r.
Si legge nel n.° 1 del Giornale di Roma
i852 il riconoscimento del reale decreto
per parte del regnante Pio IX, il quale
benignauienle si degnò permellere , che
il barone Grazioli possa fare uso dell'ono-
rifico lilolodi duca anche negli stati pon-
tifìcii. Nel citato articolo Laurento aven-
do descritto Castel Porziano baronia dei
Grazioli, darò un cenno del ducato di s.
Croce di Magliano, nella provincia di Mo-
lise, illustre contadoche equivale alla par-
te migliore del celebre Sannio [F.) pro-
priamente detto. 1 geografi lo qualificano
capoluogo di cantone, quasi tre leghe da
Larino suo distretto e città vescovile che
descrissi in quell'articolo. E in bella pia-
nura, cinto di mura, essendo la principa-
le chiesa ornata di belli stucchi: vi si ten-
gono fiere a'25 luglio e 9 agosto, e conta
circa 4000 abitanti, fra i quali molti os-
servano il rito greco, ma ciò però uon si
ROV
verifica daia5 anni, per quanto vado a
narrare con 1' autorità di Rodotà , Del-
V origine del rito greco in Italia lib. 3, p.
5i e 93. Il terribile e spaventoso terre-
moto che nel i456 afflisse tutto il regno
di Napoli, portola desolazione in ogni sua
parte, per l'immense rovine che produs-
se, colla morte di circa 4o,ooo persone,
laonde moKi luoghi rimasero spopolati
o dalla fuga o dalla morte degli abitan-
ti. Quindi quegli albanesi d^ Albania e
ò' Epiro, che in grande quantità evasi dal-
le loro patrie occupate da turchi, e rifu-
giati in seguilo nel regno di Napoli, si re-
carono ad abitare i luoghi abbandonati
e vi portarono il rito greco, resero a po-
co a poco comodo il loro soggiorno^ me-
diante industri e laboriose Fatiche. Tra i
luoghi lasciali pel terremoto nella dioce-
si di Larino, vi fu il castello di s. Croce
di Magliano, in cui verso il 1470 soprag-
gkjutivi gli albanesi vi sì stabilirono (e
nella stessa diocesi più tardi e in diversee-
poche, emigrazioni greche si domiciliaro-
no a s. Elena e Colle di Lauri, a Porto-
cannone e Campomarino, a Ururi,a Chi-
ruli). Ritornate poi in s. Croce di Maglia-
no alcune famiglie indigene, fu diviso il
castello in due quartieri, e secondo glia -
bitanti, uno fu detto d e 'g^rm, l'altro dei
latinij però il rito greco lestò soppresso
neh 727,6 la superstite chiesa greca è of-
ficiata col rito latino. Nel cospicuo castel-
lo di s. Croce, e nell'adiacente pingue te-
nimentodi Magliano, sì rinvengono tutto-
ra molte vestigia delle città degli antichi
e famosi sanniti.
R^OVERE (della) Francesco, Cardi-
naie. V. Sisto IV Papa.
ROVERE (della) Giuliano, Cardina-
le. V. Giulio II Papa.
ROVERE (dell 4) Cristoforo, Car-
dinale. Nacque in Torino da'signori di Vi-
conuovo, per la sua singoiar perizia nella
giurisprudenza, dì cui ottenne la laurea
neir università di Bologna, fu promosso
alla chiesa di Tarantasia, ed aprefettodi
Castel s. Angelo da Sisto IV,probabilmen-
ROV
le suo parente, il quale a' io dicembre
1477 lo creò prete cardinale di s. Vita-
le, dignità che tenuta da lui appena un
mese, gli fu rapita dalia morte in Roma
nel 1478, ed ebbe sepoltura nella chiesa
di s. Maria del Popolo, nella cappella di
s. Girolamo, nella quale gli fu eretto un
magnifico avello sul gusto di quell'epoca,
in cui si vede la statua vestita di abiti pon-
tificali giacente sul feretro, sotto di cui se
ne legge l'elogio. Il Papa nell'istessoanno
creò il fratello Domenico cardinale.
ROVERE BASSO(della) Girolamo,
Cardinale. Di Albizzola diocesi di Savo-
na, nipote per canto materno di Sisto IVj
che lo fece canonico di Savona, nel 1472
vescovo d'Albenga, nel 1476 vescovo di
txecaiiad (^.), e nel 1477 a' io dicembre
cardinalepretedis. Balbina,prolettoredei
carmelitani e della s. Casa di /^ore/o(/^.),
indi neli4'32 amministratore di Gubbio.
Comechè uomo assai dabbene e dotato
di gran fondo di religione e d'incompara-
bile innocenza e piacevolezza di costumi,
si mostrò mollo propenso verso le persone
oneste, che si studiava di aiutare secon-
do le sue forze, le quali però erano assai
limitate, essendo scarso di rendite eccle-
siastiche e poco provveduto di beni pa-
trimoniali. Ciò non ostante compì la ba-
silica di Loreto cominciata da Paolo II,
ne accrebbe le suppellettili e provvide di
sacerdoti e di abili cantori, e vi stabili con
autorità d' Innocenzo Vili i carmelitani
per ascoltar le confessioni de'fedeli, e fece
scavare nel mezzo della piazza una vasta
cisterna a vantaggio del popolo. Sotto il
parente Giulio li nel i5o3 passò al ve-
scovato di Sabina, e dopo essere interve-
nuto a 3 conclavi, neh 507 morì in Fa-
brica nella diocesi di Civita Castellana, e
trasferito in Roma fu sepolto nella chie-
sa di s. Maria del Popolo, dove nel coro
gli fu da Giulio II eretto un magnifico e
sontuoso mausoleo, lavoro del celebre An-
drea Sansovino, adorno di eccellenti sta-
tue, fra le quali quella del cardinale ve-
stito pontificalmente e giacente sull'urna
ROV 19^
sepolcrale, fregiala di breve, ma signifi-»
eante elogio.
ROVERE(dell a) Domenico, Cardina-
le. Di Torino, de'signori di Viconuovo,
fratello del cardinal Cristoforo, canonico
di Losanaedi Jura,epriore dis. Andrea,
in premio di sua dottrina, integrila di co-
stumi e straordinaria prudenza, Sisto IV
suo parente lo destinò nunzio alla corte
di Savoia, prefetto di Castel s. Angelo, ca-
nonico Vaticano, ed a'io o 11 febbraio
1 478 lo creò cardinale prete di s. Vitale,
donde passò al titolo di s. Clemente, e ar-
ciprete della basilica Vaticana, presso la
quale fììbbricò un magnifico palazzo, che
passato ad altri proprietari, ne divennero
poi gli attuali Penitenzieri Vaticani i^F.),
il quale per metà lasciò all'ospedaledi s.
Spirito. Nel 1 479 lo elesse arcivescovo di
Tarantasia, e nel 1 483 lo trasferì a Gine-
vra, non paredi Torino come vuole Car-
della , dicendo pure che dai fondamenti
riedificò la mehopolitana. Inoltre già e
verso ÌI14B0 lo avea nominato Sisto IV
vescovo o amministratore di Monte Fìa-
scone (/^^.), e diversi scrittori lo fanno mu-
nifico autore del principio di quella cat-
tedrale, ma siccome l'architetto Sanmi-
cheli in quel tempo era fanciullo, può a-
vervi contribuito co'mezzi che a taleefiet-
lodispose.Fu pure legalo al duca di Savoia
e nelle parli del Piemonte. Intervenne al -
le elezioni d'Innocenzo Vili e Alessandro
VI, in tempo del quale neli5oi morì in
Torino, o meglio in Roma, ed ebbe sepol-
tura nella chiesa di s. Maria del Popolo,
nella cappella da lui fondata io onore del-
la B. Vergine e di s. Girolamo doltore,
nella stessa tomba del cardinal fratello,
con breve iscrizione.
ROVERE GROSSO(della)Clemeit^
TEjCardinale. Di Savona, nato da una so-
rella di Sisto IV, professò nell'ordine
francescano,indi ottenne l'abbazia di Buo-
nacomba nella diocesi di Rhodez;neli 483
lo zio Papa lo fece vescovo di Mande, ed
il suo cugino Giulio II nella i." promo-
zione de'29 novembre! 503 lo creòciu*-
196 ROV
dinaie prete de' ss. XII Apostoli, ma do-
po 8 mesi morì in Roma nel 1 5o4, non
senza sospetto di veleno. Ebbe tomba nel-
la basilica Vaticana, nella cappella di Sì'
sto IV.
ROVERE FRANCIOTTI(della)Ga.
LEOTTO, Cardinale. V. F'ranciotti Ga-
leotto, Cardinale^ e il voi. XII, p. 275.
ROVERE GROSSO (della) Leonar-
do, C^rc?//i^/e. Nacque in Savona, fratel-
lo al cardinal Clemente e perciò nipote
di Sisto IV, dotato d'integerrimi costu-
mi e assai perito nella scienza d' ambo le
leggi, fu fatto canonico di s. Pietro. Nel
1 49 1 Innocenzo VI 1 1 lo fece vescovo d' A-
gen, ed- il cugino Giulio II il r.° dicem-
bre 1 5o5 lo creò cardinale e agli 1 1 pub-
blicò prete de'ss. XII Apostoli e peniten-
ziere maggiore; nel i5i i arciprete della
basilica Liberiana, e legato della provin-
cia del Patrimonio per soli 5 giorni, indi
▼escovo di Lucca, chiesa che rinunziò al
parente cardinal Raffaele Riario ( ^.).Fra
tutte le virtù di cui andò fregiato, spiccò
soprattutto un amor grande per la giustì-
zia, e ne die evidente contrassegno, quan-
do uno de'suoi camerieri assai avanzato
nella sua grazia, avendo presentato una
supplica nella quale si raccomandava al
cardinale un affare che non era conforme
alla giustizia, sebbene spettante al pro-
prio fratello, egli sdegnato trattò il came-
riere da poco onesto, per aver concepito
il pensiero d'indurlo a violar le leggi del-
la giustizia, quasi avesse dovuto aver e-
gli più riguardo a suo fratello che all'e-
quità e rettitudine dell'operare, oude sul
momento lo licenziò dal suo servigio. Fu
inoltre caritatevole e misericordioso coi
poveri, e terminò di vivere in Roma nel
i52o, dopo essere stato nel numero de-
gli elettori di Leone X. Venne sepolto
nella sua basilica Liberiana, cui donò al-
cune sagre suppellettili, e buon numero
di libri musicali e di canto fermo in per-
gamena per servizio del coro, e valutali
molto.
ROVERE GARA (della) Sisto, Car-
ROV
dinaie. Di Savona, e non di Lucca come
vuole Ciacconio, fratello uterino del car-
dinal Franciotti e nipote di Giulio II per
parte di sorella, questi agU 1 1 settembre
i5o8 lo creò cardinale prete di s. Pietro
in Vincoli, e vice-cancelliere di s. Chiesa,
con tutte le rendite e ricchezze lasciate dal
defunto Franciotti. Oltre a ciò gli fu con-
ferito il priorato di Malta in Roma, e nel
medesimo anno le chiese di Lucca, di Be-
nevento,e di Vicenza da cui nel 1 5og pas-
sò a quella di Padova, per le vertenze in-
sorte col senato veneto, che bramando a
Vicenza un connazionale, vi avea intru-
so Jacopo Dandolo. Intervenne ai comi-
zi per Leone X, e come era assai trava-
gliato dalla podagra, usava di viveie in
campagna, lungi dallo strepito della cor-
te. Nella sua assenza il Papa con cortese
lettera l'invitò al concistoro, e siccome
se ne scusò essendo ai bagni per salute,
il Papa gli domandò in iscritto o per fi-
data persona il suo sentimeoto, come lo
avrebbe esposto in concistoro, sulla crea-
zione che intendeva fare de'caidinali Lo-
renzo Pucci, Giulio Medici, Divizi daBib-
biena, e Innocenzo Cibo. Morì io Roma
nel marzo 1 5 1 7, di 44 an«>> e fu sepolto
nella chiesa del suo titolo con onorevole
epitaffio. Paride de Grassis e Giovanni
de Vigo, riferiti da Marini, Archiatri t.
I, p. 3o2, scrissero di questo cardinale,
che non sapeva né leggere, né scrivere,
essendo affatto idiota, //e(yMe/o^wi valga-
rem sermonemj seniper infirmus ,ab uni-
bilico ad plaiilas peduin totus perdilusy
onde era impedito di camminare e stare
in piedi.
ROVERE FELTRE (della) Giulio,
Cardinale. ^.Feltre della Rovere Giu-
lio, Cardinale.
ROVERE (della) Girolario, Cardi-
nale. Nobile di Torino delia celebre fa.
miglia de'precedenti cardinali, si applicò
nell'università di Padova e di Parigi con
tal fervore allo studio delle lingue greca
e latina, come dell'eloquenza, che in te-
nera età potè pubblicamente perorare e
ROV
scrivere poesie di molti e diversi metri.
Il Cardano afferma, che di 9 anni dispu-
tò nell'università di Padova, e ch'egli sles-
so avea veduto stampata l'orazione da lui
pronunziata, e che nelle lingue avea co-
gnizioni superiori di molto alla sua età.
La Raccolta di poesie latine fu stampa-
ta a Pavia nel 1 54o, e divenuta rarissi-
ma fu ristampata a Ratisbona neh 683.
Datosi quindi allo studio delle leggi, di-
venne un prodigio d'ogni genere di let-
teratura, sommo ed eccellente oratore.
Trovandosi inviato del duca di Savoia
nella cortedi Francia, fu incaricato ne'fu-
nerali di Enrico II e di Carlo IX (o me-
glio Francesco II) a recitare l' orazione
funebre, colla ricompensa del vescovato
di Tolone che nel 1 559 gli conferì Paolo
IV (perciò prima della morte di France-
sco II), donde Pio IV nel 1 564 'o trasferì
a Torino. Quivi coU'esempio e colla pa-
rola estirpò gli abusi, celebrò il concilio
provinciale e lo pubblicò colle stampe ,
v'introdusse la riforma secondo i decreti
del concilio di Trento, e chiamando ne-
gli aiuti spirituali i gesuiti, ch'egli amò
singolarmente, onde per le sue insinua-
zioni il duca di Savoia edificò a' gesuiti
i collegi di Torino e di Chambery. Ad
istanza del duca di Savoia Carlo Ema-
nuele I, a' 17 dicembre 1 586 Sisto Vie
creò cardinale prete di s. Pietro in Vin-
coli, titolo eh' egli abbellì di vari orna-
menti, arricchì di molti sagri arredi, e ri-
fabbricò quasi daTondamentiecon gran-
dissima spesa il contiguo palazzo che mi-
nacciava rovina. Fu protettore de' con-
ventuali, si trovò in Roma a'conclavi per
Urbano VII, Gregorio XIV e Innocen-
zo IX, in tempo del quale e nel 1 592 vi
lasciò la vita, di 64 anni, ed ebbe sepol-
tura in detta sua chiesa, presso il famoso
mausoleo di Giulio II, ove fu eretto alla
sua mecnoria un monumento sul gusto
antico, fregiato d'illustre elogio postovi
dai nipoti Lelio e Giulio. Possedette scel-
ta biblioteca, abbondante di codici non
meno greci che latini, la quale divenne
ROV 197
proprietà del duca d'Urbino, e sotto A -
lessandro VII trasportala in Roma, fu
collocata parte nella biblioteca Vaticana
e parte nell'Alessandrina. Tutte le sagre
vesti le lasciò alla chiesa di Torino, oltre
una gran quantità di moneta, di cui volle
che porzione si dividesse tra i famigliari
ed i poveri. Mentre governava la chiesa
di Torino, ebbe la consolazione di veder-
la decorata della ss. Sindone e delie ossa
di s. Maurizio.
ROVERELLA Bartolomeo, Cardina-
le.Dì nobilissima prosapia che fioriva già
neir Vili secolo, onde vanta un nume-
roso stuolo di uomini illustri, nacque in
Ferrara, o come altri vogliono in Rovigo,
esortìdalJa natura finissimoingegno, per
cui divenne dotto legista e profondo teo-
logo.Da chiericodel vescovo di Modena,
e cappellano del patriarca d'Aquileia, Eu-
genio IV lo fece suo segretario, nel 1 444
vescovo d' Adria , e nel declinar del se-
guente anno lo trasferì all'arcivescovato
ili Ravenna. Si conciliòaulorità nella cor-
te pontificia e gran flima e riputazione,
massime coirimperatoreFedericoIII,che
con suo diploma, in cui lo chiamò amico
carissimo , accordò a lui e alla sua casa
onorevoli e cospicui privilegi. Nicolò V
gli affidò i governi di Perugia e d'Anco-
na, donde lo spedì nunzio in Inghilter-
ra, ove tanta gloria si acquistò, che Pio II
ne'suoi Commentari lo celebra uomo per
dottrina e integrità di vita chiarissimo,
ed a cui furono affidali i più gelosi affari
della s. Sede, nominandolo nel 1 460 nun-
zio a Ferdinando I re di Napoli, per pro-
mulgare la crociata contro il turco, e rac-
cogliere denaro per quella guerra , indi
governatore di Benevento. Dopo avere
con applauso esercitato tante onorevoli
commissioni, Pio II a' 18 dicembre 146 1
Io creò cardinale prete di s. Cleraente.Per-
severò per alcun tempo nel governo di
Benevento, che in quelle circostanze di
pericolose rivoluzioni e sconvolgimenti
avea d'uopo di preside valoroso e di sen-
no. Nel 1462 dopo la celebre vittoria ri-
198 ROV
pollata a' 18 agosto presso Troia, da Fer-
tlinando I , nuscì al cardinale di stacca-
ve dal partito angioino il principe di Ta-
ranto Gio. Antonio Orsini, e indurlo a
pacificarsi col Papa e óol duca di Milano;
quindi si può dire che per la sua attività
e destrezza, con felice successo riuscì a Pio
lidi mantenerelacorona sul capo di Fer-
dinando I. Fu in seguito incaricato di pa-
recchie relazioni, le quali a se stesso re-
carono gran lustro e decoro,ed alla santa
Sede immensi vantaggi. Colia forza delle
armi ricuperò Viterbo occupata dal con-
te Everso d'AnguiIlara,ed in Barletta in
nome del Papa impose la corona reale su
Ferdinando 1, a cui la sua opera fu piìi
v.ilidosostegno contro gli sforzi del duca
d'Angiò per impadronirsi del regno, che
il denaro e gli eserciti de'principi. Di poi
leprovinciedellaMarcaedeirUmbriapo
terono ammirare la sua prudenza, quan-
do in qualità di presidente vegliò al loro
governo; nel qual tempo benedì le nozze
di Eleonora figlia del re Ferdinando J,
Nella sua morte avvenuta in Roma nel
1476, di 70 anni, perde la Chiesa una
salda colonna, e un amoroso padre la sua
domestica famiglia, che chiamò erede di
tutta la sua ricca e doviziosa suppelletti-
le, e rimase sepolto nel suo titolo presso
la cappella di s. Gio. Battista, ove gli fu
eretto un nobile e magnifico mausoleo,
lavorato secondo lo stile del suo tempo,
ed adorno di eccellenti statue di marmo
bianco, con quella del cardinale giacente
sul feretro vestito degli abiti sagri, con e-
leganle e onorevole iscrizione. Interven-
ne a due conclavi, e meritò gli alti elo-
gi del rigido é maledico censore Garim-
berti.
ROVERELLA. Aurelio, Cardinale.
Nobile ferrarese, nacque in Cesena a'2 i
agosto I 748, di felice ingegno fornito con
successo fece gli studi in Roma, massime
nella giurisprudenza in cui riuscì peri-
tissimo. Dedicatosi al servigio della s. Se-
lle, Pio VI suo concittadino a' 5 luglio
j 785 lo fece uditore di rota, quindi per
ROV
la stima chene concepì, nella fine di mar-
zo 1789 lo dichiarò suo uditore, laonde
si guadagnò vieppiù la sua particolare af-
fezione, per cui a'2 1 febbraio r 794 lo creò
cardinale prete de'ss. Giovanni e Paolo,
annoverandolo alle congregazioni del s.
offizio, della concistoriale, del concilio,
dell'esame de' vescovi in s. canoni, e di
Loreto. Nel febbraio 1795 lo promosse a
pro-datario, indi nel 1797 essendo il Pa-
pa caduto indisposto, gli conferì tutte le
facoltà, come narrai nel voi. XIX, p. 1 4o,
che rinnovò quando a'20 febbraio 1798
fu da'francesi strappato da Roma e pri-
gioniero portato in Francia. Proclaniala
in Roma la repubblica, occupato tutto lo
stato pontifìcio dai francesi, il cardinale
ne partì e poi si recò a Venezia pel con-
clave. Eletto nel marzo 1800 Pio VII, al-
tro suo compatriotta, lo confermò nella
cospicua carica di pro-^datario, quindi ai
2 3 maggio lo dichiarò uno de'3 legati a
Intere che mv'ìo in Roma per assumerne il
governo sino alla sua venuta; in seguito
ebbegrande influenza negli affari di quel-
l'epoca memorabile, e si acquistò col suo
talento buona riputazione. Nel 180B fu
costretto ad abbandonare Roma cogli al-
tri cardinali nati nel regno d'Italia, e re-
stò in Ferrara. Intanto nel 1809 ai 17
marzo Pio VII lo fece vescovo suburbi -
cario di Palestrina. Successivamente era
stato nominato superioredella casa echie-
sa del Gesù di Roma, e protettore di quel-
la congregazione della Natività della B.
Vergine; protettore de'conventuali, vai-
loral3rosani, e del monastero delle oblate
de'7 dolori; dell'ospedaledis. Gallicano,
delle arciconfraternite del Gonfalone, de-
gli Agonizzanti, del Nome di Maria, del-
la ss. Annunziata e del ss. Rosario nella
chiesa di s. Maria sopra Minerva ; della
chiesa e ospedale di s. Maria dell'Orlo;
delle monache del ss. Bambino Gesù, a-
vendo parlato del suo possesso nel voi.
LV, p. 328, ed essendosi con esse dimo-
strato amorevolissimo. Fu pure protet-
tore delle maestre pie, del conservatorio
ROV
deile mendicanti, di altri j 3 sodalizi di
Ruma e dello stato, dell'ospedale di San-
Severino, delle monache di s. Caterina di
Todi e di s. Antonio di Cascia; delle città
d'Osinio,Viterbo,Piperno, Sezze,Cori, A-
scoli,Jesiedii i tetre dello stato. Deporta-
to Pio VII da Ruma a'6 luglio 1809 dagli
imperiali fi'ancesijSoggiacqueroallastessa
sorte i cardinali, che furono condotti in
Francia, così il Roverella che fu costretto
di andare da Ferrara a Parigi verso il fine
di detto anno. Ivi spaventato dalle Vio-
lenze che vedeva fatte al Papa, ai cardi-
nali e al clero romano, o guadagnato dal-
le lodi che ricevette dai ministri dell'im-
peratoreNapoleone,si mostrò di una con-
discendenza eccessiva per le pretese di
quel governo: fu di quelli che assistero-
no al matrimonio di Napoleone coU'impe-
ratrice M.'Luisa, al modo che narrai nel
voi. LUI, p. i44> ove a p. i45 dissi del
famoso e malaugurato breve da lui com-
pilato, con sentimenti tutti favorevoli a
Napoleone, e pregiudizievoli alla s. Sede,
che perciò fu lacerato e biasimato. La sua
condotta fu disapprovata dal cardinal
Pacca, nelle Memorie storiche, che cita-
rono il com m/ kviaudfStoria di Pio f^II,
t. 2, p. 188 e 189, ed il barone Henrion,
Storia universale della Chiesa^aW anno
181 1 , rampognandolo del tenuto con-
tegno. Dappoiché il cardinale, al diredi
tali storici, fu il principale autore e con-
sigliere degli atti d'imprudenza e d' in-
consideratezza che commisero molti dei
suoi colleghi durante il loro soggiorno a
Parigi, che denominali cardinali rossi
enumerai nel luogo citato. Essendo stato
spedito a vSavona nel 181 i, ove dimora-
la Pio VII, insieme coi cardinali Giu-
seppe Doria, Dugoani, Ruffo e Latier de
Bayanne, non che a mg.' Bertazzoli, egli
non corrispose alla distinta opinione che
si aveva di lui, ed alla fiducia che Pio VII
aveva riposta nel suo sapere, e lo spinse
co'suoì consigli a quelle determinazioni
che costarono tante lagrime al Papa. I
cardinali Durian Duguaui troppo timidi,
ROV ,99
ttiecainente come a)g.*' Bertazzoli, segui-
vano il cardinal Roverella. Il cardinal La-
tier de Bayanne ottuagenario, aggirato
dai vescovi cortigiani di sua nazione, ap-
provava tutte le risoluzioni del governo,
li cardinal Ruffo, ch'avea mostratograu-
de ingegno nel governo del regno di Na-
poli, nelle cariche di pubblica economia,
confessava non essere né teologo, né ca-
nonista. Col famoso breve, di cui fu prin-
cipale autore il cardinal Roverella , Pio
VII non solo approvava tuttociò ch'era
slato decrelalo dall'assemblea de' vescovi
di Parigi (f'^.)^ tenuta senza il suo inter-
vento o quello d' un suo legato incari-
calo di rappresentarlo, ma se ne com-
piaceva come d' un avvenimento felice,
riconoscendo il suo fatale decreto tutto
conforme alle sue intenzioni e alla sua vo-
lontà, e lo riguardava ben anco come una
novella prova del filiale ossequio della
chiesa di Francia alla cattedra di s. Pie-
tro. 11 decreto conteneva in sostanza la
clausola che si doveva aggiungere al con-
cordato, che il Papa nell'anno preceden-
te avea costantemente rigettata per mol-
ti giorni, siccome altentatoria a'sagri di-
ritti della s. Sede. Niente meno il conci-
lio avea preteso di decidere, che i vesco-
vati e gli arcivescovati non potrebbero
rimanere vacanti più d'untanno; e che 6
mesi dopo la domanda dell' istituzione
canonica falla al Papa, s'egli non l'aves-
se conceduta, il metropolitano, ed in as-
senza di lui r anziano de' vescovi della
provincia ecclesiastica, procederebbe al-
l'istituzione del vescovo nominato. Per
telegrafo i vescovi francesi della prece-
dente deputazione, e ch'erano ancora in
Savona, mandarono aParigi la notizia del-
la vittoria conseguila sulla chiesa roma-
na, quando Iddio permise, che contro l'e-
spettazionedichi aveva ottenuto il breve,
euesperavaelogi e ricompense, Napoleo-
ne non lo accettasse, per alcune espressioni
e condizioni che non gli piacevano, e più di
tulio perché esigeva che si abbandonasse
dal Papa e dal s. collegio ogni speranza di
200 ROV
ricuperare il dominio temporale di cui a-
•veali spogliati, e si aderisseal oiiovo ordine
dicosedalui voluto,e fìnalmentedi dove-
re ri pigliare il governo dellaChiesa in qua-
lità di sudditi soggetti all'ini pero francese,
come pare che ne lo avesse lusingato la
deputazione de'cardinali.Àvvezzoa trion-
fare sul campo di battaglia, Napoleone
voleva anche in questa lotta trionfare di
ogni ostacolo e completamente. Insorse-
ro poi dubbi su di ciò; ma dopo la mor-
te del cardinal Roverella, Irovossi nelle
sue carte una lettera del ministro de'cnl-
ti Bigot, la quale non permette più che
si dubiti di questo accordo. R.itiratosi
il cardinale ai bagni di Bourbone nella
Sciampagna, vi morì a'5settembrei8 1 2,
di 64 anni compiti, e.fu esposto e sepol-
to nella sua chiesa parrocchiale.
ROVEPiO Giambattista, Cardinale.
Nacque di generosa stirpe in Pralormo,
feudo di sua casa, nella diocesi d'Asti nel
riemonte, applicatosi agli sludi in Tori-
no e in R^oma, e per ultimo nell'universi-
tà di Pisa, ne riportò la laurea di dottore
nel diritto cesareo. Condottosi quindi di
nuovo a Torino, fu fatto canonico della
metropolitana, indi arcidiacono e consi-
gliere dell'arcivescovo, il quale si valse
di lui nella decisione delle cause tanto ec-
clesiastiche che! civili di sua diocesi. A-
•vendo acquistato straordinaria riputazio*
ne, si guadagnò la grazia di Vittorio A-
madeo II re di Sardegna, che lo nominò
al vescovato d' Aqui, il quale gli fu con-
ferito da Benedetto XIII nel 1727 e lo
consagrò. Accintosi al governodisuachie-
sa, non mancò di correggere i vizi, e pro-
muovere con ardore la disciplina del cle-
ro, in modo che non si potè giammai in-
durre in tutto il tempo del suo episcopa-
to, né per impegni, ne per istanze di per-
sonaggi i più autorevoli e potenti, a vole-
re ordmare soggetti, ne'quali non risplen-
desse gran probità di costumi e pari ec-
cellenza di dottrina. Erano in lui eguali
la religione veiso J3io, la carità co'poveri,
U compassione pel prossituo. Trasferito
ROV
da Benedetto XIV nel i 744»l^'^^'cive6CO-
vatodiTorìno, per beneficenza di re Car-
lo Emanuele III gli fu aggiunta la ricca
abbazia di s. Maria di Casanova, e per
le preghiere di tal sovrano, lo stesso Be-
nedetto XI V^ a'5 aprile 1756 lo creò car-
dinaledell'ordinede'preti, e gli trasmise
la berretta cardinalizia per l'ablegatoa-
postolico mg.'^ Millo. Morto il Papa nel
1758, si recò al conclave in cui fu eletto
Clemente XllI, che per titolo gli conferì
la chiesa di s. Grisogono, e lo annoverò
alle congregazioni cardinalizie de' vescovi
e regolari, riti , immunità, indulgenze e
s. reliquie. Si restituì subito alla sua chie-
sa, dove perseverò nell'adeinpiere le parti
di sollecito e vigilante pastore fino al 1766
che fu l'ultimo di sua vita e 1*83.° di sua
età. Fu sepolto con semplice iscrizione
nella chiesa de'carmelitaui scalzi, nell'or-
nare la quale avea impiegato considera-
bili somme di denaro.
ROVIGO, Rhodi'gium. Città vescovile
nel regno Lombardo-Veneto, capoluogo
della provincia del Polesine, che ne pren-
de pure il nome, e d'un distretto, distante
circa 22 miglia da Ferrara e 25 da Pa-
dova, in paese fertile sull'Adigetlo, ramo
dell'Adige, che vi si valica sopra 4 ponti
di pietra. E' l'ordinaria residenza del ve-
scovo d'Jdria, che vi ha l'episcopio, ciò
che gli fa dare il titolo di città vescovile,
per cui in quell'articolo fui breve,riservan-
domi in questo di dare altre notizie sui
vescovi. E pur sede d'una delegazione go-
vernativa,di tribunale di i ." istanza, d'un
ingegnere in capo, e di vari altri uffizi
provinciali e municipali.Lesue mura fian-
cheggiate da grosse torri, sono presente-
mente in gran parte distrutte, e le fosse
convertite in belle ortaglie; conserva non-
dimeno 6 porle, ed è assai bene fabbrica-
la, con una gran piazza decorata da alcu-
ni belli edifizi : ivi esiste una colonna di
pregevole marmo, sulla quale un tempo
vi era il Leone di s. Marco. Nel Castel-
lo si conserva un'altissima e grossa tor-
re quadrala, alta metri ^2 e ceutimeUi
ROV
90, la quale pochi anni sono venne re-
staurala nelle merlature.Neirislessa piaz-
za è il palazzo del municipio, quello non
luai compilo della nobile famiglia Ron-
cale con maestosa facciata architettata da
Sanmicheli,e quelli de'nobili Angeli, Ve-
iiezzi, e il recente di Cristoforo Gamarini
edificato con lusso massime nell'interno.
Inoltre nt'lla piazza maggiore vi è l'anti-
chissima, scientifica e riputalissima acca-
demia de' Concordi, il cui fabbricato è
di semplice ma bella architettura. Vi è u-
Ila vasta sala, nella quale si conserva la
ragguardevole galleria di quadri, già ap-
partenente alla nobile famiglia de'contì
Casilin},e donata alla città dopo la morte
ckl conte Nicolò ultimo della n)edesima.
L'accademia possieda pure un graziosoga-
binettoornitologico, opera e dono del ro-
digino LuigiGiro; come ancora è foi^iitadi
ricca biblioteca, la quale fu ampliata non ha
molto mediante l'acquisto della scelta li-
breria del già suo bibliotecario sac.d. Giu-
seppe Gnocchi. Oltre a ciò, in questa ac-
cademia, anni addietro fu istituito un ga-
Jjinetlo di lettura. Il duomo o collegiata
insigne è una bella chiesa, sotto l'invoca-
zione di Papa s. Stefano I martire, ov'è
la cattedra col baldacchino vescovile, ed
il battisterio. Il candelabro di bronzo pel
cereo pasquale, che si ammira nell'alta-
re maggiore, è pregiatissima opera del
5an<>ovitjo. Il capitolo si compone delle di-
gnità dell'arciprete, dell'arcidiacono, di
10 canonici, di 8 mansionari, e di altri
preti e chierici: nel 1782 al capitolo furo-
no concesse la cappa magna ed il rocchet-
to, ed il senato veneto gli die la croce d'o-
ro stellata. Ivi è pure la confraternita del
ss. Sagramento. Altra chiesa parrocchia -
leèquellade'ss.Francescoe Giustina ver-
gine e martire, la quale mediante pie lar-
gizioni venne da poco tempo intieramen-
te rifabbricala in forma moderna e in più
vaste dimensioni della precedente.LaRo-
tonda è un bel tempio ottagono circon-
dalo esteriormente da una galleria soste-
nuta du uu coiuuuato, sotto i'invocazio*
ROV 201
ne della R. Vergine del Soccoi*so, ed ap-
partiene alla città. L'edifizio fu di recen-
te restaurato, nell'interno ornato nelle pa-
reti di quadri votivi tributati alla prodi-
giosa immagine della Madonna che si ve-
nera nel solo suo magnifico altare, deco-
rato da pregiatissimi intagli in legno. Vi
sono altre chiese, ma non più gli antichi
conventi di religiosi e monasteri di mo-
nache: i cappuccini dopo 4o anni che a-
veano dovuto allontanarsi dal loro con-
vento, il i.° giugno i85i furono ripri-
stinati, rientrando processionqlmenle nel-
la loro chiesa di s. Michele, ove il defun-
to vescovo Squarci na pronunziò un com-
movente analogo discorso, e si cantò il
Te Dciini fra il religioso tripudio de'cit-
tadini. Il locale de'cappuccini si sta at-
tualmente rifabbricando per lezelanti cu-
re dell'odierno e benemerito provinciale
p. Ignazio de'conti Fidia d'Asolo. Prima
eranvi pure gli Olivetani, i girolamini, i
conventuali; le monache agostiniane con
clausura, domenicane, e del 3.** ordine di
s. Francesco. Il seminario fiorisce con a-
lunni, e fu istituito nel 1592, indi riedi-
ficato nel 1 779. Non manca di altri luo-
ghi e stabilimenti d'istruzione, pii e be-
nefici. Vi è l'ospedale, il monte di pietà,
l'orfanotrofio. La casa di R.icovero che
fiorisce per quanto in suo favore operò
l'encomialo vescovo, e per la munificen-
za del cittadino Giacomo Giro che le do-
nò il grandioso locale già monastero de-
gli Olivetani di s. Dartoloraeo: il nobile
Domenico Angelo con isplendida genero-
sità la dotò d'una tenuta del valore di cir-
ca lire 1 00,000 austriache; ed a suo van-
taggio nel i85f il nobile Lodovico Cezza
lasciò 3ooo lire. In questa pia casa di
Ricovero, da alcuni anni vi sono alcune
sorelle della Carità. Vi sono anche due
teatri, uno de'quali di recente costruzio-
ne e molto grazioso. Rovigo è il centro d'un
gran commercio di grani, ed i prezzi dei
suoi mercati sono uno de'fondamentidel
ragguaglio legale nella valutazione de'ce-
reali. Vi si trafilca parimtìnli di pelli e
ao2 ROV
cuoi, prodotti delle sue concie, di bestia-
mi, legna, lino, canape, tele, lane e sa-
le. Anche la pescagione è un significante
articolo del suo commercio. Vi si depo-
sitano le merci che giungono al portodel-
la Boara, sull'Adige, o direttamente nel-
la città. Importante, benché non quanto
una volta, è la fiera che vi si tiene dal 20
al 28 ottobre di ciascun anno, massime
di bellissimi poliedri. Compresi gli ebrei,
ì suoi abitanti ascendono a più di 9,000.
Dalle molte sue faoiiglie nobili e illustri
uscirono non pochi a onorare la patria,
nelle armi, nelle lettere e nelle dignità ec-
clesiastiche; molti individui delle mede-
sime furono insigniti di decorazioni eque-
stri, fra le quali nella famiglia Roncale da
Ennco 111 re diFrancia fu concesso a tutti
i primogeniti il cavalierato di s. Michele,
ed in quella de'Manhedini fu accordato
il cavalierato de'ss. Maurizio e Lazzaro.
Si distinsero due marchesi Manfredini,
Gio. Battista e Marco suo figlio, quali va-
lorosi militi; cosi AlessandroCampo, per
le sue benemerite azioni nelle guerre di
Levante; Marco Brun Roncale, governa-
tore militare delle migliori piazze della
possente repubblica di Venezia; il conte
Sartorio Casilini, di gran merito milita-
re; Ercole dalle Carti, e Mauro condot-
tieri d'armi; Ognibene Catti, uno de'più
bravi colonnelli del suo tempo, partico-
larmente nella formidabile guerra diCan-
dia; Francesco Campagnella, che si di-
stinse contro gli ottomani con prodezze;
Alessandro e Primo Silvestri, che glorio-
samente combatterono in mare contro
gl'infedeli, meritando così il titolo di con-
ti per loro e discendenti. Antonio Cam-
jjagnella tenente colonnello nella marina
veneto; Ottavio Durazzo comandante del
reggimento fanti chiamato/ioWgo,per non
dire d'altii benemeriti militi. Fra quel-
li che maggiormente risplenderono nelle
lettere, ricorderò Lorenzo Molino, uno
de'più rinomali medici del suo tempo; Ce-
lioRicchiero celebre erudito, ch'C per an-
tonomasia fo dello il Rodigino, autore
ROV
di 3o libri su vari argomenti. I due fra-
telli can." Camillo e Rinaldo conti Silve-
stri; il I.** come col lettore d'una biblio-
teca di proprietà di quella famiglia, scrit-
tore e poeta, traduttore di Giovenale e
di Persio, che meritò l'orazione funebre
da Celio; il 2.° quale raccoglitore della
Pinacoteca Silvestri. Antonio Mazza, che
ebbe letteraria corrispondenza cpl famo-
so Celio Calcagnini,la cui illustre fami-
glia sotto il dominio degli Estensi passò
ìa Ferrara e vi fu onorata al modo che
descrissi in quell'articolo. Giovanni Bo-
nifacio insigne giureconsullo e storico di
Treviso; Tommaso Maria Minadois, uno
de'più ragguardevoli medici di sua epoca,
perlacuidottrinaTimperatoreRodolfolI
lo creò conte palatino; Antonio Riccoboa
sapientissimo giureconsulto e professore
nello studio diPadova,autored'opere pub-
blicate; Girolamo Frachetta, autore egre-
gio dell'opera, // seminario dcgovertiidl
stato e di guerra j Ipsicratea Monti,onore
del suo sesso e degna nipote del Rodigi-
no, die alla luce moltissime orazioni; la
dottoressa Cristina Roccati, distinta fra
le poetesse del secolo decorso, essendone
stato precettore l'ab. Bertaglia, erudito
retore e poeta ; il giureconsulto Grotto
illustrò la patria nella carriera giudizia-
ria. Bonaventura e Paolo Emilio contiCa-
silini; Giovanni Maria nobile Avanzi fisi-
co e letterato; Andrea Nicolio che fece la
Storia di Rovigo^ Raimondo Lupati ca-
valiere e distinto poeta; Nicolò Casilini fi-
losofo; Giovanni Torelli cavaliere e vaio-
rosogiureconsulto; il conte Camillo Silve-
stri,autore di erudite opere stampate;il suo
figlio conte Carlo Silvestri autore egual-
mente di opere, come àtW HistoriaAdria-
naruni paluduin,Yeiìéius lySS; Lettera
informativa circa la vera condizione del-
la città diRovigo, presso il Galogerà, /J^c-
colta d'opuscoli t. io,p. 36 1. Fra'più re-
centi aggiungerò il protomedico Marco A-
vanzi, pronipote del nominato ; i fratelli
nobili Annibale e Pietro Toielli-Minadois
liaaiio eziandio diritto ad onorevole ri-
ROV
cordanza, l'uno per la non comune eru-
dizione nelle belle arti, l'aUi'o pei lumino'
si servigi prestati ne'pubblici impieghi al*
10 stalo e al proprio paese, oltre al genio
poetico che lo distinse. Nelle dignità ec-
clesiastiche, ed eziandio nelle scienze, fra
tanti nominerò il cardinalljartolonieofio-
verella (^.), vescovo d'Adria e poi arci-
vescovo di Ravenna; Lorenzo suo fratel-
lo, il quale dopo essere stato impiegato
dalla s. Sede in diverse legazioni a'prin-
cipi d'Europa, fu fatto vescovo di Ferra-
ra ; il loro nipote filasio fu arcivescovo
di Ravenna. BaldassareBonifcicio vescovo
diCa pò d'Istria.Zaccaria detto il/?or//^mo,
che per la sua gran cognizione delle leggi
fu fallo uditore di rota. Di questo celeber-
rimo e sagro tribunale di presente è udi-
tore pro-decano, e perciò vicino ad essere
ornato della porpora cardinalizia, il de-
gnissimo mg.'' Pietro de'conti Silvestri,
che fa onore alla sua patria Rovigo. I con-
ti Silvestri in questa città tengono aperta
al pubblico una biblioteca d'oltre 36,ooo
volumi, e posseggono pure una buona gal-
leria di quadri, non essendo di minorpre-
gio l'altra di proprietà de'conti Casilini.
11 territorio di Rovigo racchiuso fra il Po,
l'Adige e l'Adigetlo, sebbene paludoso e
frastagliato da un gran numero di canali,
è feracissiu)0 specialmente in riso, ed of-
fre pingui pascoli al bestiame bovino ed
alle mandrie de'cavalli. Abbiamo di Fran-
cesco Bartoli, Le pitture^ sculture e ar-
chUelture della città di Rovigo^ Venezia
1793.
Rovigo ne'primi secoli dell'era nostra
era conosciuto col nome di Buon J^ico
ossia di Rodige , cioè luogo composto di
molte case, le quali formavano una me-
diocre popolazione. Era cinto di paludi,
e dove per la terraferma non poteasi giun-
gere se non per la parte del nord. In que-
sto sito, come ottimo, e forse uno de'piìi
frequentati, che in poca distanza dalle pa-
ludi, anticamente dette A drianert^^<://'iVz
Tuscoruni Co/o/zzVz,fossero posti, era Buon
Vico, quando il vescovo d'Adria Paolo,
ROV ao3
non potendo più trattenersi in quella cit-
tà (che avendo dato al mare presso cui
sorgeva con rinomato porto il nome d'A-
driatico, e per essersi questo ritirato,da
marittima era divenuta lerreslre),«eguito
da pa r te d i quel clero e da alcune di quel -
le più nobili famiglie, in esso si portò ad
abitare e circa il 920 o 924 vi piantò un
fortissimo castello: questo poi efficacemen-
te gli servì per mettersi al sicuro dai cat-
tivi cristiani che allora esistevano in A-
dria , e dalle frequenti scorrerie che ia
quegl' infelici tempi, massime ne* luoghi
più litorali, facevauodiversenazioni bar-
bare, i saraceni e gli ungheri. Il vescovo
ciò fece, anche per la decadenza d'Adria
e sua aria umida, previo il consenso di Pa-
pa Giovanni X del 914, che gli permise
di stabilire la sua residenza in Rovigo, nou
solo come supremo capo della Chiesa, ma
quale signore nel temporale de'due luo-
ghi, siccome appartenenti ^W Esarcato di
Ravenna (/-^.j dominio temporaledella s.
Sede, per ispon tanca dedizione de'popoli
sino da'primordi dell'VIllsecolo. Nel di-
ploma perciò rilasciato da Giovanni X a
favoredel vescovo Paolo, e riferito dal ci-
talo Nicolio, Storia p. i3,si legge: Ut II'
ceat tibi in diclo loco Rodige Castruni
constriiere, ad servanduni popnlwn san-
ctae tuae Ecclesìae^ tani a paganis, quam
a perfidia christìanin^ etc. Il Borgia nel-
le Memorie di Benevento^ nel t. r, p. 18,
nel riportare i diplomi di re Pipino, di
restituzione, ampliazione e conferma del
principato temporale della romana chie-
sa, osserva che in quello di Lodovico I
il Pio suo nipote, sono specifica le e com-
prese altre città, come Adria, forse non
prima restituite al Papa da Astolfo re dei
longobardi. Indi soggiunge: «Quanto al-
le città nominate nel diploma di Lodo-
vico I, cioè Adria, Fossombrone,ed il ter-
ritorio Valvense, delle quali sebbene noi
non sappiamo se fossero restituite dal re
Desiderio (successore di Asitiilfo); ad ogni
modo è certo, che dopo la disfatta de'lon-
gobardi furono conoeguate al supremo
2o4 ROV
dominio ónWa sniila Sede, insieme con
tutte le altre città dell'Emilia non an-
cora restituite nlla chiesa romana, e con
quelle eziandio che le avea di nuovo u-
surnato il re Desiderio. Terminiamo la
presente nota con avvertire il lettore, che
Giovanni X nel 920, concedè la città di
Adria con tutto il suo territorio a Paolo
vescovo della medesima, il quale territo-
rio abbracciava Rovigo, e giungeva fino
al fiume Tartaro, e gli trasmutò l'annuo
censo iielTobbligodi rifabbricare la chie-
sa di quella città". Il diploma di Giovanni
X co! privilegio concesso al vescovo Pao-
lo, lo riporta Ughelli, Italia sacra t. 2,
p. 4oi} in Adiienses Episcopi. D'aWova
in poi \a storia incominciò a parlare di
Rovigo^ comechè divenuta sede de' vesco-
vi d' Adria e nobile castello, e successi-
vamente r accrescimento di Rovigo non
fu prodotto con porzione degli abitanti
della città d'Adria, da cui in que' tempi
egli dipendeva come sua madre, ma col
traspoi to di tutto il più nobile di quella
città, cioè del proprio vescovo che n'era
padrone, e parte di quel clero con alcune
delleprincipalifamiglie,quali tutti in Ro-
vigo si stabilirono, dimodoché mutata la
primiera condizione, lo fecero divenire
quasi una nuova Adria. Siffatta trasmi-
grazione fu quasi simile a quella che fece
il patriarca Elia, il quale da Aquileia se-
co lui condusse nell'isola di Grado (F.)
ì primi soggetti di quella cospicua città,
chiamando poi quelloNuovaAquileia.Con
tal esempio dunque si può dire, che anco
in Rovigo da quel vescovo fu trasfusa
quella figura di città, che quasi del tut-
to per sua fatai disgrazia era rimasta e-
tìlissala in Adria. La posizione vantag-
giosi! di R.ovigo, r amenità del sito, e la
prog tediente decadenza dell'antichissima
Adria, concorsero ad obbligare i succes-
sori del vescovo Paolo a dimorare per lo
più in Rovigo. 11. vescovo Florio lo fece
circondare delle memorale grosse mura
e forti torri, a guisa delle primarie città
d'Italia, ed a decoro dello stabilito seggio
ROV
vescovile: di conseguenza colla quasi per-
manenza in Rovigo de' vescovi d' Adria,
gradatamente si andò accrescendo tanto
nel materiale che nel formale, a segno che
figurò tra le prime de'doniinatori Esten-
si e Veneti. In seguitoRovigo divenne ca-
poluogo della provincia di Polesine o Po-
lesine di Rovigo. Variano gli scrittori in-
torno all'origine del nome Po/e.?//2e, alcu-
ni derivandolo nella corruzione della pa-
rola latina Peninsula, altri dalle parole
nazionali Po ed Este ^ in vece di Adige,
e finalmente alcuni dalle molte quasi iso-
le formale dai rami dell' Adige ed altri
corsi d'acqua della provincia. Sembra pe-
rò più verosimile che dall'antica palude
Padusa, che occupa per l'appunto la mag-
gior parte del terreno di questa provin-
cia, a lei derivasse colla corruzione della
lingua latina il nome di Polesine, assai na-
turale essendo che il terreno della detta
palude diseccato si chiamasse primiera-
mente Àger PadusinuSy indi dopo le ir-
ruzioni de'popoli settentrionali, ne'secoli
di mezzo, mutato il nome di Padus in
quello di Po^ corrottamente prevalesse il
nome di Palesino ^ poi Polesine^ invece di
Padusiiius. La quale opinione, quantun-
que sorla dopo 1' altre e ad esse contra-
ria, sembra che più di tutte si accosti al-
la verità. Anticamente non fu la provin-
cia del Polesine né abitata né conosciuta,
ed è nata ne'secoli di mezzo dell'era cri-
stiana. Al tempo de' romani era noto il
paese sotto il nome di Paludi Adriane^
o Palude. Padusa j\Qc[\\d\\ si stendevano
non solo sopra buona parte dell'odierno
Polesine di Rovigo, ma di più anche sul
basso Padovano, sul territorio d'Adria e
gran parte della legazione di Ferrara, che
essendo dominio della s. Sede, questa pri-
ma concesse Rovigo con Adria a' vescovi,
e poi per investitura il Polesine con Fer-
rara agli Estensi, a' quali come narrai a
Ferrara e poi accennerò lo tolsero la re-
pubblica di Venezia. Muratori nelle Aii'
lichità Estensi di^ev{myc\ie Rovigocol suo
contado e Polesine fu signoreggiato dopo
ROV
il I ooo dagli Estensi. Pare propriamente
che la provincia di Polesine si comincias-
se a stabilire poco innanzi all' irruzione
degli ungheri sotto l'imperatore Berenga-
rio I.i quali la scorsero sino alle spiagge
dell'Adriatico. Altri pretesero che Rovigo
con altre terre delPolesine fosse donata ad
Alberto Azzo I marchese d'Esle, dall'im-
peratore Ottone I per dote di sua figlia :
mentre Rovigo restò sotto il dominio E-
slense, fu governata in nome di que'mar-
chesi e duchi da un visconte^ e seguì in
un al Polesine i destini di Ferrara e di
altri domini! degli Estensi, comeModena,
Reggio, ec, laonde si ponno vedere que-
gli articoli in cui li narrai con dillusio-
ne. Dopo diverse politiche vicende, il mar-
chese Obizzoneli 191 fu rimesso in pos-
sesso di Rovigo e suo contado , essendo
slato diviso cogli Estensi di Germania e
di Baviera. Neh igSjClettoPapa Innocen-
zo DI , col fermo intendimento di ricu-
perare alla romana chiesa i suoi dominii
usurpati da diversi prepotenti, dagl'im-
peratori, 0 dispensati da questi per consi-
derare tutto appartenente all'impero, che
pure doveano riconoscere dalla s. Sede che
Io avea ristabilito, con censure avvalorate
dalle armi volle ripetere la provincia di
Polesine di Rovigo, siccome appartenen-
te all'Esarcato di Ravenna. Tultavolta
con patti d'infeudazione e col Ferrarese
continuarono a dominarla gli Estensi. La
repubblica di Padova più lardi, avendo
alcune ragioni sopranna parte della pro-
vincia, le cedette nel 1 3 1 7 al marchese Ri-
naldo III d'Este. La sua casa continuò a
possedere il Polesine di Rovigo per quasi
un secolo, finche gli fu tolto da France-
sco II da Carrara il Novello signore di
Padova (/^.), nella guerra da lui mossa
contro il marchese di Ferrara Alberto di
Este, il quale potè coU'inlerposizione del-
la repubblica di Venezia ricuperarlo me-
diante sborso di buona somma di dena-
ro. Ritornato così il dominio del Polesine
diRovigo nella casa d'Este, il marchese Ni-
colò Ili l'impeguò ai veueiiiani per5o,ooo
ROV tio-y
ducnti o fiorini nel 1 395,troTandosì in ne-
cessità di denaro.Rolla intanto neh 4o4
la guerra tra la repubblica di Venezia e
Francesco II da Carrara per l'acquisto di
Vicenza, e pei tagli fatti dai veneziani del-
l' Adige ad Anguillara, donde nacque il
lago di Vighizzuolo nel Padovano, Fran-
cesco lì sedusse il genero marchese Nico-
lò III a romperla cor veneziani, per cui
le truppe ferraresi e padovane facilmen-
te s'impadronirono del Polesine di Rovi-
go. Ma i veneti presentata un'armata na-
vale innanzi Ferrara, costrinsero Nicolò
III alla pace, ed a restituire la provincia,
cui dovette accedere anche il Carrarese.
Il marchese avea restituito soli 18,000
fiorini, quando nel 1 438 la repubblica ve-
neta per distrarlo dall'alleanza del duca di
Milano, contro di cui ardeva la guerra in
Lonìbardia, a mediazione di Papa Euge-
nio IV che trovavasi in Ferrara, gli resti-
tuì il Polesine di Rovigo. Neh 482 aven-
do Ercole I duca di Ferrara cacciato da
questa città il visdomino o console vene-
to, violato gli antichi accordi, fondato sa-
line in Comacchio, alzato torri sui con-
fini col Veneto; la repubblica dopo gra-
vi rimostranze passò ai tàtti^ invase tutto
il Polesine di Rovigo, e altre terre del
Ferrarese. Neh 484 fu stipulata la pace,
colla condizione che la provincia del Po-
lesine di Rovigo restasse perpetuamente
annessa al dominio veneto, col patto e-
spresso di restituire la repubblica al du-
ca, Adria, Ariano, Comacchio , Mellara,
Castel Nuovo, Figheruolo, Castel Gugliel-
mojla Bastia del Zaniolojla Riviera di Filo,
ed ogni altia terra presa dai veneziani, il
palazzo in Venezia, i beni d'Este; ma Mu-
ratori rileva, che non tulio fu restituito
al duca dalla repubblica. Di poi per la fa-
mosa lega di Catnbray (^^.), i collegati
occuparono il PolesiuediRovigo, indi nel-
la pace di Bologna l'evacuarono e restitui-
rono ai veneziani, per cui d'allora in poi
Rovigo e il Polesine fece parte de'fasti e
degli avvenimenti cui soggiac^jue la re-
pubblica di Feneùa (F.), e vieppiù fio-
2o6 ROV
ri pel suo ben regolalo municipio, e pei
collegi de' giureconsulti e de' nolari. La
repubblica decorò la città, i nobili ed i
cittadini di non poche prerogative. Uni
al suo territorio Castel Guglielmo e la
"Villa di Ponteccbio, la considerò sempre
non solo per città, ma l'onorò del titolo
ài Fedelissima città, le partecipò i prin-
cipali fasti della repubblica, e la fece rap-
presentare nella sala ducale di Venezia
Ira le 12 principali città del suo vasto do-
minio; facendola governare da podestà,
da capitani e da provveditori. Nel 1797
il Polesine di Rovigo divenne dominio in
un a Venezia dell'imperoauslriaco, quin-
di in poi seguendo le sorti delle altre ag-
giacenti provincie.Nel i 8o5 fece parte del
regno Italico, e formò un circondario del
dipartimento del Basso Po, dipendente da
Ferrara, e vi risiedette un vice- prefetto.
L'imperatore Napoleone conferì il titolo
di duca di Rovigo a Savary ministro del-
la polizia generale dell'impero francese.
Nel 18 1 4 ritornata Rovigo col Polesine
alla dominazione austriaca, nel 18 16 eb-
be il titolo di città regia, formandosi la
sua provincia degli 8 distretti d' Adria ,
Badia, Crespino, Lendinara, Massa, Oc-
chiobello, Poiesella e Rovigo. Nell'an-
no 18 i5, mediante il trattato di Vien-
na, come toccai a Ferrara, e nel voi.
XXIX, p. 208, per la protesta formale e-
messa dal cardinal Consalvi e ratificata
da Pio VII, dal congresso venne ceduta
all'Austria la porzione della legazione fer-
rarese situata sulla riva sinistra del Po
che apparteneva alla s. Scóe, e che pri-
ma dell'invasione de' repubblicani fran-
cesi confinava cogli stati della repubblica
di Venezia. Questa porzione di territorio
ha principiosuperiormenle dalla Pila co-
sì detta Ferrarese, e si prolunga in varie
estensioni sino al mare, contenendo i se-
guenti paesi, di alcuni de' quali parlai a
Ferrara. Melara, Bergantino, Massa, Ce-
neselli, Calto, Giacciano, Zelo, Trecenta,
Bagnolo, Salara, Ficarolo, Gaiba, Stien-
ta, Caselle, Occhiobello, s. Maria Mad-
ROV
dalena, Canaro^ Vallice, Garofolo, Cre-
spino, Papozze, Canalnuovo,Villanova, e
buona parte dell'Isola di Ariano, formata
dai due rami del Po, 1' uno denominato
Po Grande 0 di Venezia, e l'altro Po di
GorOjin cui si trovano la terra detta Punta
di s. Maria d'Ariano,Ariano,Riva e altre
piccole ville. Poiesella e Guarda sul Po ap-
partennero sempre a Venezia. Tutti i luo-
ghi nominati appartengono alla diocesi
d' Adria, ad eccezione de'paesi compresi
nell'Isola di Ariano,che spettanoalla dio-
cesi di Chioggia : gli abitanti ascendono
a circa più di 4o,ooo.
La fede cristiana fu promulgata in A-
dria e nella diocesi, da s. Apollinare di-
scepolo di S.Pietro principe degli aposto-
li. L'origine della sede vescovile propria-
mentenon si conosce, fu suffraganea del-
ia metropolitana di Ravenna, ed ora lo
è del patriarca di Venezia. Si vuole che
i.° vescovo fosse s. Epafrodito discepolo
degli apostoli e vescovo diTerracina.L'U •
ghelli incomincia la serie con il b. Gal-
lionislo, che intervenne nel 649 al conci-
lio di Laferano, celebrato da s. Martino
I Papa. Il vescovo d' Adria mg.' Spero-
ni registra i.° vescovo s.Coliano, sull'au-
torità de'Boliandisti, indi il b. Gallioni-
sto,poi Bono fiorilo nello stesso secolqVII,
quindi Giovanni, non conosciuti dall'U-
ghelli. Leone o Leopertodeir86o o86r,
Teodino dell' 877 , Paolo del 920 che
stabilì il suo domicilio in Rovigo e ne
aumentò i fabbricati, come luogo salu-
bre, edificando il castello per difendersi
dagli ungheri che devastavano l'Italia : il
vescovo Speroni riporta il diploma di Gio-
vanni X più completo dell'Ughelli; indi
Rovigo si accrebbe nella popolazione e nel
clero, e sperimentò i benefici effetti del -
l'amore de'suoi vescovi. Tra i successori
ricorderò i più rimarchevoli. Astolfo ro-
mano del 972, il quale concesse le deci-
me del territorio all'abbazia benedettina
di s. Maria de Gavello, per suffragio dei
predecessori e per l'anima sua. Benedet-
to bolognese del i o5o, pose lefondamen-
RO V
la alla callediale di Rovigo, fu virtuoso,
ed ottenne privilegi dall'imperatore En-
rico III. Tutone che Ughelli chiama Athó
0 Panzo milanese del 1067, che terminò
la fabbrica della cattedrale. Pietro di Fo-
ligno del 1078 dichiarò collegiata lacat-
tedrale di s. Stefano I, ed istituì il capi-
tolo di canonici, cui attribuì le decime
del territorio. Nel i tiS Gregorio che
edificò il castello di Fratta presso Rovi-
go, e fu sepolto nella chiesa di s. Marti-
no, poi di s. Bellino vescovo di Padova,
patrono della diocesi, pel corpo che ivi si
venera : questa chiesa fu riedificata nel
1640, era collegiata, poi arcipretale.Nel
1 i38 Florio veronese, del quale scrive
mg.*^ Speroni : » Nicolius p. 8 1 in Histo-
ria Rhodigina de hoc episcopo refertjni-
mirum illum aedificasse praedictae civi-
latis moenia anno 1 1 Sgquae modo etiam
existunt. Haec tamen opinio omnino in-
certa videtur viro eruditissimo Silvestrio
p. 157; propterea nimirum, quiaeviden-
ter non apparet usque ad illud .tempus
Episcopos Adrienses tenuisse temporale
Rhodigiidominiumjscribitenim Anlistes
Adrienses dominium spirituale et tempo-
rale totius Policìnii regionis solummodo
habuisse usque ad finem X, veladsum-
mum usque ad initium subsequentis sae-
culi j quo tempore Estenses marchiones
ejusdem regionis dominios potilos fuisse,
traditidem auclor; Episcopis vero solum-
modo spirituale dominium remansisse,
nec tamen subdit quomodo, vel qua de
causa temporale dominium amiserint '*.
Pellegrino canonico di Arquada fu eletto
nel 1277 dal senalìi clericorum Adrieii'
5m/72_, e Nicolò IH l'approvò. Ollolino mo-
naco camaldolese e priore di Braida , e-
letto dal capitolo nel 1280, fu conferma-
to da Bonifacio arcivescovo di Ravenna.
Nel vescovato di Bonifacio deli 286 scris-
seUghelIiche i saraceni distrussero Adria,
ma mg.*' Speroni lo corregge dicendo es-
sere Adria di Puglia confinante col terri-
torio di Fermo, o Atri del Piceno, celebre
e florida eittà ch'ebbe la zecaa e un na-
R O V 207
vale castello in latino Hadria. Neh 348
il b. Aldobrandino Este figlio di Rinaldo
III, traslato a Modena e assai dotto, lo-
dalo pastore. Ugo Roberti di Reggio del
1887, passò a Padova nel 1892, ed in
vece da questa chiesa fu trasferito ad A-
dria Giovanni Anselmini padovano, as-
sai caro a Bonifacio IX che gli die il go-
verno di Terni. Bartolomeo Roverella ori-
ginario rodigino e ferrarese nel 1444??^'^
amplissimo cardinale: nel i44^ g'' suc-
cesse Giacomo Oratori dottore in ambe
le leggi. Nel 1487 Nicola M.^ d'Este fer-
rarese nipote del duca Ercole I, cui scris-
se Innocenzo Vili per partecipargli di a-
ver dato in commenda a Leonello Trotti
fei rarese la celebre abbazia di s. Maria
Vangadizza de'camaldolesi, situala nella
diocesi d'Adria. Nel i5o7 Bellrando Con-
testabili ferrarese canonico Valicano, let-
terato insigne, ed oratore del duca di Fer-
rara a Leone X. Questi nel 1 5i9 fece ve-
scovo il cardinal Francesco Pisani (./^.)
veneto; ma dopo 3 mesi cede la* sede iu
amministrazione al cardinal Ercole jRfl«-
gonì{^V.),v\t\ \ 524 traslatato alla sua pa-
tria Àlodena. Nel i528 amministratore
il cardinal Gio.Domenico de Ciipis (^'.).
Gli successe nel r SSZ qual vescovo il car-
dinal Sebastiano Pighini [F.).ì^g\ i554
Qf\u\\oC anani (V.) ferrarese, poi cardi-
nale e trasferito a Modena. Nel 1591 fr.
Lorenzo Loreto venelo carmelitano, dot-
tissimo teologo al concilio di Trento, di
eccellenti virtù dotato, assai celebralo.
Nel 1598 Girolamo Alfonso Purliliari dei
conti Porzia di Concordia, nunzio aposto-
lico in Francia e Germania, operò molti
restauri nell'episcopio, e dai fondamenti
eresse l'atrio, ottimo pastore. Nel 16 r 2
Lodovico Seregi nobile veronese di esi-
mia erudizione, sapienza e prudenza, go-
vernatore di diverse città dellostalo pon-
tificio, vicario della basilica Liberiana,
chiaro per virtù; per lo più assente, co-
me nunzio nella Svizzera. Gli successe nel
1628 Ubertino Pappafava nobile pado-
vano della celebre famiglia Carrara, e-
2o8 ROV
gregio legista, sollecito vescovo oeiebrò il
sinodo nella collegiata di s. Stefano I, ove
promulgò utilissime costituzioni che fu-
rono stampate in Rovigo nel 1628, aven-
dolo impiegalo la s. jSede negli affari di
Germania e dlBaviera.DaFellre nel i63g
TJ fu traslocato Gio. Paolo Savio veneto,
istituì il penitenziere nella cattedrale d'A -
dria,e l'unì all'arciprete, e il teologo che
stabilì nel canonico antiquioredopo delta
dignità. Restaurò dalle fondamenta e or*
nò la suddetta chiesa di s. Bellino, il cui
corpo collocòin sito piùcospicuo;indi re-
staurò la cattedrale d'Adria, e la consa-
grò ne! 1 644> ristabilendo nel pristino sta -
to la coliegiala di Rovigo, con due altri
canonici, e dichiarandola 1/ dopo la cat-
tedrale d'Adiia, e fu vigilante pastore. Nel
1 65 1 Gio. Battista Brescia nobile veneto,
prò- legato d'Urbino, indi traslato a Vi-
cenza. Dopo 5 anni di sede vacante, A-
lessandro VII la fece occupare da Boni-
facio de'conli Aliardi nobile bergamasco,
preposilo generale de' teatini, autore di
opere stampate, celebrò il sinodo ove de-
cretò ottime leggi nel iGSy, aumentan-
do in ciascuno de'capitoli d'Adria e di Ro-
vigo due canonici, e fu sepolto in s. Stefa-
no!. Nel 1682 Innocenzo XI nominòCar-
lo Labia patrizio veneto teatino, già ar-
civescovo di Corfù, restaurò ed abbellì
l'episcopio di R.ovigo, visitò la diocesi che
con zelo governò, e con esimia erudizio-
ne pubblicò alcune dotte sue produzioni :
nel 1696 pose la i.^ lapide alla collegiata
di s. Stefano I nel rifabbricarla magni-
ficamente, ove poi fu sepolto lodatissimo.
Da Parenzo Clemente XI nel 1 7 1 7 vi tra-
sferì Antonio Vaira veneto, professore di
canoni in Padova, zelante della discipli-
na ecclesiastica e de'dirilti di sua chiesa,
onde provocò dal doge di Venezia la di-
chiarazione, che nella vacanza dell'ab-
bate commendatario di Vangadizza, que-
sta dovesse riconoscerlo per superiore spi-
rituale, e nel temporale l'economo da lui
eletto per sì insigne abbazia: autore d'o-
pere, lasciò la sua biblioteca al semina-
ROV
li 0, prò ohlalione et Uhi m inntione an ima e
suae. Giovanni Soflìetti di Scio de'chierici
minori, nel 17 33 traslato da Chioggia, ri-
stabilì la disciplina, visitò la diocesi, am-
pliò il seminario,restaurò e ingrandì il pa-
lazzo vescovile d'Adria, ove fece la torre
campanaria, e fu sepolto nella collegiata
di Rovigo. Nel
1747
da Feltre passò a
questa chiesa Pietro M.' de'marchesiSua-
rez trevisano, eccellente vescovo, riformò
gli statuti de'capitoli d'Adriaedi Rovigo,
e ripristinò i vicari foranei. Gio. France-
sco IMora patrizio veneto, eletto nel i 758
da Clemente XIII, giti di Famagosta, ri-
formò il clero, eseguì la visita pastorale,
fece fare accurata indagine sui beni e pri-
vilegi di sua sede, come tenace difensore
di quanto le apparteneva : ampliò il pa-
lazzo vescovile d'Adria, nella cattedrale
fondò 3 mansionari e vi fu tumulato, fa-
cendo suo erede il seminario. Nel 1766
ClementeXlIIconsagrò vescovo nella cap-
pella Sistina Arnaldo Speroni Alvarotli
patrizio, padovano, monaco cassinese, fat-
to prelato domestico e assistente al soglio
pontificio: restaurò ambedue gli episco-
pi, in Adria rifece la tribuna della cat-
tedrale, riedificò il seminario nel 1779,
nella diocesi consagrò molte chiese, come
s. Giustina di Rovigo nel 1776, e quella
di s. Agostino del seminario nel i 7 84, ed
anche il nuovo altare nell'episcopio diRo-
vigo, dedicando la cappella a s. Nicolò ve-
scovo di Mira. In Padova pubblicò nel
1 7 8 S,Adriefis{um Episcoporum series hi-
storico chronologica nionumentis illustra-
ta, aitctore Arnaldo Speronio de AlvU'
rottis episcopo A drìensi, ed anche per que-
sta bella opera fu benemerentissimo di
sua chiesa. Per sua morte restò la sede
vacante circa 8 anni, e Pio VII vi trasferì
da Apollonia in parlibiis nel 1807 Fede-
rico M." Molin di Venezia, cui successe-
ro : nel 1 82 i Carlo Ravasi di Crema mo-
naco cassinese; nel 1 834 Anton M.^ Cal-
cagno di Chioggia per dichiarazione di
Gregorio XVI. Questo Papa per sua mor-
te, nel concistoro de'2 7 gennaio 184^ vi
RUB
trasferì da Ceneda l'ottimo ezelante ve-
scovo mg.r Bernardo Antonino Squam-
ila di Vicenza, dell'ordine de'predicatori,
da lui conosciuto personalmente e assai
stimalo. Per sua morte il regnante Pio
IX nel concistoro de'27 settembre i852
preconizzò successore l'attuale mg.*" Gia-
como Bignotti della diocesi di Mantova,
già di quel seminario professore di teo-
logia e gius canonico, arciprete e parroco
della cattedrale, e vicario generale della
diocesi. In Adria la cattedrale de'ss. Pie-
tro e Paolo negli ultimi anni fu di nuo-
vo e solidamente restaurata in elegante
forma e con ordine corintio, per le inces-
santi cure del benemerito e zelantissimo
attuale arciprete can. d. Lorenzo Avanzi
deirillustree nobile famiglia del celebre
rodigino Gio. Maria: ha il fonte battesi-
male, con cura d'anime che si esercita da
un canonico assistito da 4 cappellani: il
capitolo ha la dignità dell'arciprete e 1 1
canonici, compresi il penitenziereeil teo-
logo, 5 cappellani, ed altri preti e chieri-
ci addetti al servizio divino, essendo l'e-
piscopio presso la cattedrale. Inoltre in
Adria vi è l'altra chiesa parrocchiale di
s. Maria della Tomba, col sacro fonte,
due conh'aternite, ospizio pe' poveri, e
l'ospedale. In Rovigo tuttora i vescovi e-
sercitano ordinariamente le sagre funzio-
ni, processioni e ordinazioni, esamie con-
ferimenti di beneficii ecclesiastici, ed al-
tro spettante all'autorità episcopale; per
cui diversi scrittori chiamano questo ve-
scovato Rovigo^ così il vescovo, ed è per-
ciò che credetti diffondermi più in questo
articolo che in quello di Adria, in am-
bedue le città avendo comodi e decenti
episcopi. La diocesi si estende in ampio
lerritorio,con 78 parrocchie. Ogni nuovo
•vescovo è tassato ne' libri della camera
apostolica in fiorini 200, componendosi
la mensa di circa e più di 3, 600 scudi.
RUBlCARIA.SedevescoviledellaMau-
ritianaCesariense. 11 vescovo Paolino nel
484 fu esiliato da Unnerico re de' vanda-
li, per avere ricusato nella conferenza di
VOL. LTX.
RUB 209
Caitagìne di sottoscrivere l'erronee pro-
posizioni de'donatisti.
RUBINI Gio.BATTisTA,Crtrrfmfl/e. No-
bile veneziano, laureato e canonico di Pa-
dova, prò- nipote per canto materno del
cardinal Ottohoni pro-datario (come ni-
pote della sorella Cristina), il quale gli
procurò la provvista di molti pingui be-
nefizi, onde potè agevolmente vestire l'a-
bito prelatizio e intraprendere la carriera
de'governi, quali amministrò con fama
d'integrità e giustizia, prima in Fabria-
no, poi in Spoleto, donde passò a quel-
lo di Marittima e Campagna, dell'Um-
bria e della Marca; quindi nel 1684 da
Innocenzo XI nominato vescovo di Vi-
cenza. Nell'ottobre 1689 divenuto lo zio
Alessandro Vili, subito lo scelse a segre-
tario di stato, ed ai i3 febbraio 1690 lo
creò cardinale preledi s. Lorenzo in Pa-
ne e Perna, che poi cambiò col titolo di
s. Marco, e lo ascrisse alle primarie con-
gregazioni cardinalizie di Roma. Il Papa
negli ultimi di sua vita gli conferì la le-
gazione d'Urbino, quale compiuta, si re-
cò alla sua chiesa e nel 1 702 la rinunziò,
morendo poi inRoma a' 1 7 febbraro 1 707,
d'anni QS non compiti. Fu sepolto nel ti -
tolo, avanti la cappella del ss. Sagramen-
to, in elegante avello eretto dal nipoteGio.
Battista, coll'effigie del cardinale scolpita
in marmo biancOjCon onorevole iscrizione.
Intervenne all'elezioni d'Innocenzo XII
e Clemente XI, e di lui tratta anche il
Quirini, Tiara et Purpura veneta p. 282 .
RUBRICA, Rubrica, ^eì senso gram-
maticale questo vocabolo significa un'os-
servanza od una regola scritta in carat-
teri rossi, perchè così erano scritte le mas-
sime principali ed i titoli del diritto ro-
mano. In oggi chiamansi rubriche le re-
gole,secondo le quali devesi celebrare la
liturgia e l'uffizio divino, perchè ne' mes-
sali, ne' bit viari, ne' rituali, e negli al-
tri libri di chiesa furono comunemente
scritte con lettere rosse, per distinguerle
dal testo delle preghiere. Rubrica si dice
ancora un argomento di libro o di qual-
i4
2J0 RUD
siasi sua parie; un brevissimo compen-
dio o siinlo di libro, odicnpiloli di libro.
Il Magri neWa Notizia de\>ocal>oli eccle-
sinslicij dice che Rubrica vien chiamala
la regola, colla quale si prescrive il modo
di recitare l'ufiSzio divino, ed esercilare
le altre funzioni ecclesiastiche, perchè si
suole scriverecon caratteri rossije /i/^^n-
ca sfdice quell'argilla o terra rossa, colla
quale anticamente si scrivevano i titoli dei
libri. Zaccaria neWOnomasticon Rituale
definisce la Rubrica: terra rubri colori s,
qua librorum tituli^et legum capita prae-
notahantur. Omnia fere legum capita mi-
nio scripta erantj unde Rubricae dictae.
rJinc vero Rubricarum nomen ad Rilua •
lescum Missae, tum offìciileges^ velsal-
tem ad earum capita , quae rubro litulo
scribi solent, translatumfuit. Anticamen-
te le regole delle poi rubriche sì scrive-
vano su libri pailicolari chiamati diretto*
rii, rituali, ceremoniali, ordinari. Gli an-
tichi sagrameutali, i messali mss. ed an*
che i messali stampati contengono poche
rubriche. Agostino Piccolomini Patrizi,
dottissimo maestro delle ceremonie pon-
tificie, ne'pontificati di Paolo li, Sisto IV
eInnocenzo Vili, in parteaiutato da Gio-
\anniBurcardo celebre maestro delle ce-
remonie pontifìcie solto Innocenzo Vili,
Alessandro VI, Pio IH e Giulio II, fu il
1 ° che scrisse per esteso nel 1 4B8 l'ordi-
ne e le ceremonie della messa nel Ponti-
ficale, Sacrarum caerimoniarum rituuni^
stampato a Venezia nel iSiy da Cristo-
foro Marcello, ed in Roma nel i58o. Il
Bnrcardo ci diede il Sacerdotale pubbli-
cato in Roma nel iSog, in Venezia nel
1 S'jifiweroOrch prò informatione Sa-
cerc?o/«w.Furonoaggiuntequeste rubri-
che all'ordinario della messa in alcuni
messali, e s. Pio V le fece mettere in or-
dine e sotto qne'titoli che sussistono. Da
quell'epoca le rubriche fu 10 ilt) poste nei
messali per osservarsi nella celebrazione
della messa, come ne' rituali quelle da se-
guire nciramminislrareisagramenli,nel
bcnedire,ec.;ne'pontificali quelle prescrit-
RUB
te nelle funzioni episcopali, col riti spet-
tanti all'ufficio de* vescovi; e ne'bre viari
quelle da osservarsi nel recitare e nel can -
tare l'uffizio divino. Queste regole sono
necessarie per stabilire 1' uniformità nel
culto esteriore; per prevenire i manca-
menti e le indecenze, in cui i minislii del-
la chiesa potrebbero cadere per ignoran-
za o per negligenza; per dare al servigio
divino la dignità e la maestà conveniente
e per eccitare cos'i il rispetto e la pietà
del popolo. Quindi coloro i quali consi-
derano le rubriche come regole di poca
importanza o superstiziose, sono in erro-
re grave. Iddio prescrisse deltagliatamen-
le le più piccole ceremonie del suo culto
nella legge di Mosè, e più d'una volta pu-
nì colla morte gli errori in questo gene-
re, che a taluno sembrano leggieri; per
conseguenza il culto istituitoda Gesù Cri-
sloe dagli Apostoli, cui poi fecero oppor-
tune aggiunte i Papi, i concilile i vesco-
vi, non è meno rispettabile, ne meno de-
gno d'essere scrupolosamente osservato.
La bolla di s. Pio V, che leggesi in fronte
di tutti i messali, ordina in virtù di s. ub-
bidienza a tulli i sacerdoti di celebrare
o di cantare la messa secondo il rito, la
maniera e la regola che prescrive il mes-
sale. Benedetto XIV, Della s. Messa, in-
culca l'esalta osservanza delle rubriche.
Pertanto, chi in materia di rubriche, co-
me in qualunque altra materia, commet-
te un'ommissione, od alterazione di sua
natura veniale^ può diventare mortale
per ragione del disprezzo, dello scandalo
o dell'intenzione criminosa. Il dotto can.°
Raffaelli di Cingoli, nella Lettera sopra
opuscoli //V^rgfW, dichiara che il fonda-
mento della Liturgia (F.) sono le rubri-
che dalla s. romana chiesa stabilite, gui-
data sempre dallo Spirito santo, e gli au-
tentici decreti della s. congregazione dei
Riti (f^), istituita appositamente da Si-
sto V, le cui decisioni approvate dal Pa-
pa hanno vera forza di legge, cui si deve
la slessa ubbidienza che ogni fedel catto-
lico deve prestare alle costituzioni ponti-
RUB
(Icie. Il concilio di Trento pronunzio l'a-
Materna contro quelli che non osservava-
no i sagri riti, col can. i3 della sess. 7,
De Sagra mentis j e con quanto presciisse
nel can. 5 della se&s.i^jDe SacrificioMiS'
sae. Sisto V colla bolla, Immensa aeterni
Dei^òeii gennaioi 588,dichiaròdi qua-
le reato giavissiiiio si facciano responsa-
bili avanti Iddio, lutti quelli che poca o
niuna stima mostrano delle rubriche, e
de'decreti della s. congregazione deVili,
e quanto vadano lungi dal vero coloro
che li sliuiano contraddittori!. Su ciò ha
chi uso la bocca a tutti il celebre mg.^Gar-
dellini nella prefazione della Decreta au-
ihentica congregationis s. Rituiun, Per lo
che è da condannarsi l'asserzione di alcu-
ni moderni, essere cioè un'opinione pro-
babile, che senza peccatosi possano om-
mettere le rubrichete scientemente senza
causa, eziandio in materia leggiera. Os-
serva Magri, che i teologi distinguono le
rubriche in precettive edireltive, e dico-
no che solamente le precettive obbligano
sotto colpa mortale o veniale; con lutto-
ciò si deve fare grandissimo conto di qual-
sivoglia rubrica, ancorché minima, come
inculcò il citato concilio di Trento. Il Ma-
gri aggiunge la sua sorpresa, che certi re-
ligiosi, per altro osservanti della loro re-
gola, facciano tanto poca stima delle ru-
briche ordinate dai s. concilii, dai ss. Pa-
dri, dai sommi Pontefici, e piene tutte di
profondissimi misteri; rigettando e biasi-
mando r introduzione che essi facevano
di nuove ceremonie e di stravaganti riti,
e non approvali dalla s. Sede. L'ab. Di-
clich, nel Dizionario sacrO'lilurgìcOj al-
rarticolo Rubriche parla delle precettive
e diretti ve. Le precettive,secondoGavan-
lOjObbligano sotto peccato mortale,ad os-
servarci riti dallemedesirae prescritti. Le
direttive poi non impongono alcuna ob-
bligazione, essendo piuttosto consigli ed
istruzioni. Dice Gavanto, che quando nel-
le rubriche vi è questa voce gravissime,
o.gravitcr peccai, è cosa certa che si trat-
ta di peccato mortale; la quale voce 7 voi-
RUB 211
te si ritrova dove parlasi de'difetti della
Messa (^.)j ed in ognuna di esse si pecca
mortalmente. Quando la materia della
rubrica appartiene all'integrità del sagra-
mento o del sacrifizio, la rubrica si deve
riputare così essenziale, che il tralasciarla
sia peccato mortale; come sarebbe quello
che viene prescritto al pane, al vino, all'ac-
qua, all' intenzione, alla forma, all' assu-
mere ambedue le specie, le quali cose tut-
te si devono osservare come sono prescrit-
te dalle rubriche. La parola enim nella
consagrazione del pane e del vino, non si
puòvolontariamen te tralasciaresenza pec-
cato mortale, benché sia stata aggiunta
dalla Chiesa, come vuole Merati. Il Diclich
ancora dichiara, che oltre alle rubriche
del messale, vi sono pure i decreti della
s. congregazione de'riti,i quali si devono
considerare parimenti comeregola invio-
labile delle sagre ceremonie, tanto della
messa privala, che della solenne. Avverte
poi, che non tutte le dichiarazioni della
s. congregazione né sono, né chiamar si
devono decreti rigorosi, ancorché consti
in forma autentica de'medesimi; imper-
ciocché le dichiarazioni della stessa s. con-
gregazione si devono riputare solamente
decreti obbligatorii,quando escono in for-
ma di decreto rigoroso, od almeno hanno
nel fine qualche clausola di decreto, co-
me avvisò Merati, ed obbligano ^ViM/rcxjr^e
foro. Se poi le dette dichiarazioni sieno
solamente risposte, o risoluzioni di dub-
bi proposti, non essendovi aggiunta clau-
sola alcuna di decreto rigoroso, che proi-
bisca o comandi qualche cosa, pare, giu-
sta la sentenza di molti, che sieno regole
solamente direttive, le quali non levano
la probabilità alla sentenza contraria. Per
altro in tal caso la decisione della s. con •
gregazione si dovrebbe preferire all'opi-
nione d'ogni altro che sentisse il contra-
rio, come opinò il celebre Ursia, Discepf.
eccles. t. i,p. i,n.°7. Quelle rubriche,
che i dottori convengono essere di mate-
ria grave, e che obbligano all'osservanza
sotto pena di peccato mortale, sono pre-
\
2 12 R U C
cetlive, come sarebbe di non celebrare i-n
luogo proibito, di servirsi della mensa con*
sagrala, di adoperare il lume, dell'ora di
celebrare, della disposizione dell'anima
e del corpo, del ministro, del messale, del
calice, della patena, del corporale e della
palla,di recitare il canone intiero, di pren-
dere la prima purificazione del vino, del
numero, della mondezza e integrità delle
Testi sacerdotali, e della benedizione delle
medesime, come si legge in Ga vanto. Fi-
nalmente tutte le altre rubriche, quan-
tunque sieno direttive, non si debbono
però disprezzare, perchè il dispregio e lo
scandalo che causerebbe al popolo il tra-
lasciarle, potrebbe divenir peccato grave;
e questo si potrà giudicare o dalla materia
o dall'intenzione del sacerdote.
RUCUMA. Sede vescovile dell'Africa
occidentale nella provincia Proconsolare,
sotto la metropoli di Cartagine. Luciano
suo vescovo assistette nel 2 55 olla con-
ferenza di Cartagine, e Massimo fiori nel
64^- Morcelli, Afn. chr.
RUDNAYDIVEKUIFALU(de)Ales.
8AWDR0, C^rc?mtì[/e. Nobile ungarese, nac-
que a*4 ottobre 1 760 in s. Croce o Szent*
Retestz nell'arcidiocesi diStrigonia, della
cui metropolitana divenne canonico. Pio
VII nel concistoro degli 8 marzo 1 8 1 6 lo
fece vescovo di Transilvania o Weissem-
burg,ed in quello de' 17 dicembre 181 9
lo trasferì all'arcivescovato di Strigonia,
onde divenne anche primate d'Ungheria.
Pe'suoi meriti, zelo pastorale e altre vir-
tù, ad istanza dell'imperatore d'Austria
Francesco I, Papa Leone XII nel conci-
storo de*2 ottobre 1826 lo creò cardina-
le dell'ordine de'preti, e nell'altro de'i5
dicembre 1 828 lo pubblicò. Nel n.° 5 del
Diario di Roma del 1829 si legge. >» Il
dì 23 dicembre 1828 giunse in Gran o
Strigonia il conte Filippo Neroni di Ri-
patransone, guardia nobile di sua San-
tità, come corriere di Roma^ per recare
a sua Altezza il principe arcivescovo di
Gran e primate d'Ungheiia la notizia del-
la sua nomina a cardinale, seguila nel coq-
RU D
cisloro segreto del 1 5 dicembre. Entralo
l'inviato pontificio nella sala di udienza,
già disposta pel suo solenne ricevimento,
e dove il principe primate, circondato dai
canonici e da scelta adunanza lo atten-
deva, annunziò egli a sua Altezza lo «copo
della sua missione e le consegnò il pon-
tificio diploma di nomina (ed il berretti-
no cardinalizio); unitamente alle lettere
di congratulazione di parecchi cardinali
e del nunzio apostolico di Vienna. Il prin-
cipe primate ringraziò, in una breve ri-
sposta, per l'alta dignità che il sommo
Pontefice si era degnato conferirgli, non
che il conte Neroni medesimo per la sua
cura a recargli questa nomina. Gli astan-
ti quindi fecero un triplice evviva di giu-
bilo. Sua Altezza eminentissima il prima-
te passò poscia nel suo appartamento, per
vestirsi cogli abiti della sua nuova digni-
tà. Ritornato che fu nella sala, il rev. ca-
nonico di Gran e vescovo Pietro de Ur-
meny prese la parola, e diresse un discor-
so latino al nuovo cardinale in nome del
ca pitelo, manifestandogli i sentimenti d'e-
sultanza dell'arcicapitolo medesimo per
questa sì ben meritata distinzione confe-
ritagli da sua Santità. Il principe primate
e ca4dinale rispose con viva commozione,
ch'egli risguardava questa distinzione co-
me un dono di Dio; ch'egli l'impieghe-
rebbe unicamente ad onore di Dio stesso,
a salute e benedizione della Chiesa e del-
leanimea lui affidate, ed a vantaggio del-
la cara patria ; e raccomandò ai membri
deirarcicapilolo di pregare Iddio per l'e-
secuzione di questo suo proponimento."
Inoltre Leone XII dichiarò abiegalo a-
postolico a presentargli l' insegna della
berretta cardinalizia mg.*" Domenico Luc-
ciardi (ora cardinale e vescovo di Siniga-
glia) suo cameriere segreto soprannume-
rario, ed uditore della nunziatura di Vien-
na (il quale avendolo poi Gregorio XVI
nominato ablegato apostolico a presenta-
re in Vienna la berretta cardinalizia al-
l'eminentissimo Spinola, come notai nel
voi. V, p. 162, è uno de'pochi esempi,
RUF
cheun medesimo soggello adempisse l'o-
norevole commissione di due simili able-
gazioni). II cardinale poco dopo si recò
iu Vienna, ed a' 4 gennaio 1829 gli fu
imposta solennemente incapo la berretta
cardinalizia dall'imperatore Francesco I,
nella qual funzione pontificò la solenne
messa il nunzio mg-^'-Spinola arcivescovo
di Tebe. Ne'd uè concia vi i Sage 1 83o -3 1
il cardinale non vi si portò, laontie non
essendosi mai recato in Roma, non rice-
vette ne le altre insegne della dignità, né
il titolo. Indi morì in Strigonia a'i3 set-
tembre 1 83 1 , d'anni 7 1 , fu esposto e se-
polto in quella metropolitana, compian-
to per le sue egregie qualità.
RUFFEC, Roffìaciim. Città di Fran-
da, dipartimento della Charente, capo-
luogo di circondario e di cantone, a circa
I o leghe da Angouléme e 1 4 da Poitiers,
sul Lien alla destra del Charente, e sulla
strada da Parigi a Bordeaux. Sede di au-
torità, è ben fabbricata in forma d'anfi-
teatro,conranticocastello in un'isola del
Lien, senza però le fortificazioni che lo
fiancheggiavano. Antichissima, fu capo-
luogo d'una delle più belle terre dell'Au-
gumese,ed ebbe successivamente i titoli
di baronia, viscontea e marchesato. Vi si
tennero 3concilii. Ili.^a'ai agosto 1 258
da Gerardo di Maleraort arcivescovo di
Bordeaux. Visi pubblicò un regolamen-
to di IO articoli, principalmente risguar-
dante gl'interessi temporali della Chiesa.
Furono scomunicati quelli che si colle-
gavano per restringere la giurisdizioneec-
ciesiastica, e per impedire a' chierici che
trattino le loro cause ne'tribunali eccle-
siastici. Il 1° nel i3o4pi'esiedulo da Ber-
trando de Got arcivescovo di Bordeaux,
che nel 1 3o5 divenne Clemente V e sta •
bill la pontifìcia residenza in Avignone.
Il 3-" nel 1327 convocato da Arnaldo de
Chateloup arcivescovo di Bordeaux. Vi
si pubblicarono due canoni: il i.° coman-
da che si cessi dall'ulfizio divino, in quei
luoghi dove i giudici laici, che avranno
carcerato chierici, ricusassero di metterli
RUF 2i3
in libertà, essendone avvisati; il 2.° per-
mise ai chierici di ricorrere ai tribunali
secolari per le chiese e le persone eccle-
siastiche. Labbé t. 1 1, Arduino t. 8.
RUFFliN A e SECONDA (ss.), vergini
e martiri. Romane, figlie di Asterio, uo-
mo di stato senatorio. Furono fidanzate
l'una ad Armentario, l'altra a Verino, i
quali professavano il cristianesimo; ma
sopravvenuta l'anno 2^7 la persecuzio-
ne di Valeriano e di Galieno, apostata-
rono, e tentarono indurre Rudìna e Se-
conda ad abiurare anch'esse la fede. Ri-
gettarono esse con orrore tale proposta,
e fuggirono dalla città; ma vennero pre-
se e condotte dinanzi a Giunio Donato
prefetto diRoma, che dopo aver fatto loro
patire molte torture, le fece decapitare
in una foresta 12 miglia lungi dalla cit-
tà, ove rimasero sepolte. Fu poi fabbri-
cata sulla loro tomba una cappella, che
Papa s. Giulio I convertì in una magnifi-
ca chiesa, formandosi nel luogo una città
che fu detta Selva Candida^ e divenne
sede vescovile, della quale ne tratto, ri-
portando pure le notizie delle ss. Ruffina
e Seconda, nel vol.LIV, p. 222. La loro
festa si celebra a' io di luglio.
RUFFINA (s.), martire. /^.Giusta e
RUFINA (ss.).
RUFFINA (s. Rufinae).V,VoKio,\Q'
scovato suburbicario.
RUFFINA e SECONDA (ss.). Con-
gregazione o monastero di monache Or-
soline in Roma, non più esistente, delle
quali parlai nel vol.XLIX, p. 180 e 181,
ed a Sagro Cuobe di Gesù , congregazio-
ne di religiose.
RUFFINI Filippo, Cardinale. Roma-
no del rione Pigna o Parione, nacque da
nobili genitori, vestì l'abito di s. Dome-
nico, dottissimo teologo e famoso predi-
catore,fu fatto penitenziere minore della
basilica Vaticana, e da Clemente VI ver-
so il 1 347 vescovo d'Isernia,da dove Ur-
bano V nel 1367 Io trasferì a Tivoli, in
cui nel 1 369 celebrò il sinodo. Nel con-
clave per l'elezione di Urbano VI ufi fu
2i4 i^ur
custode del popolo romano , coi vescovi
di Marsiglia e di Todi; essendo di cuor
grande e raagnaninao, il Papa a' 1 8 o 28
settembre 1878 Io creò cardinale prete di
s, Susanna,e nel seguente anno lo spedì col
cardinal Orsini vescovo d'Aversa, legalo
a laure per tutta Tltalia sconvolta dalle
fazioni e dallo scisma dell'antipapa Cle-
DienleVII,permantenerei popoli nell'ub-
bidienza del legittimo Urbano VI; com-
missione che eseguì con gran saviezza e
valore, dando principio alla sua legazio-
ne dalle città di Pisa e Lucca, e prose-
guendo poi nelle altre parti a perorare
con robusta eloquenza dai pergami con-
tro l'antipapa, ed in difesa e favore di Ur-
bano VI. Questi conferì a lui e al cardi-
nal Orsini ampia facoltà di alienare, ven-
dere e dare in pegno i beni delle chiese,
tranne i castelli e i feudi, anche senza il
consenso de' vescovi e de'capitoli,oye lo
avesse richiesto la necessità della s. Sede.
Fatalmente morì dopo due anni di cardi-
nalato nel i38o in Roma, ed ebbe ono-
revole sepoltura nella chiesa di s. Sabina.
RUFFINO e VALERIO (ss.), marti-
ri. Avevano la soprintendenza del patri-
monio imperiale presso Vesle, nel terri-
torio di Soissons; professavano ambedue
la religione cristiana, e versavano gene-
rose limosine in seno ai poveri, dando e-
ziandio prove della loro pietà colle mor-
tificazioni che praticavano. Avendo Rizio
Varo prefetto del pretorio nelle Gallie
cominciato a perseguitare i cristiani, se-
condo gli ordini dell'imperatore Massi-
miano Ercole, ed avvicinandosi a Sois-
sons, Ruffino e Valerio si rifuggirono in
un bosco; ma essendo stati scoperti ven-
nero condotti dinanzi il prefetto, il qua-
le li fece distendere sul cavalletto e lace-
rare a colpi di staffili impiombali. Poscia
per la loro costanza nel confessare la fede,
furono uccisi non lungi dalla strada mae-
stra che conduceva a Soissons, riportando
così la palma del martirio nel 111 secolo.
Sono nonìinali negli antichi martirologi
sotto il i4 di giugno.
RUF
RUFFINO (s.), martire. V. Wulfado
e Ruffino (ss.).
RUFFINO, Cardinale.Baì vescovato
di Nola nel i i85 fu trasferito a quello
di Rimini, indi Clemente IH nel setlem-
brei 190 lo creò cardinale prete di s.Pras-
sede. Confermò colla propria soscrizione
le bolle di Clemente III a favore del mo-
nastero d'Ognissanti di Bari, e di s. Be-
nedetto di Mantova. Siccome in una bol-
la di Clemente 111 del i.° giugno 1 188,
si legge: Ego Ruphinus tiliili s. Praxedis
Presb. Card, e non trovandosi in que'tem •
pi altri cardinali di simile nome, sembra
doversi anticipare a detto anno almeno
la sua promozione. Si trovò presente all'e-
lezione di Celestino III, e viveva nel 1 194
in cui egli intervenne alla canonizzazio-
ne di s. Gio. Gualberto, secondo Cordel-
la. Ma Nardi, nella Cronolassi de' vescovi
di Rimiui, afferma che fu il suo succes-
sore.
RUFFO Pietro, Cardinale. Patrizio
napoletano, nel i.° marzo 1 1 18 da Ge-
lasio 11 fu creato cardinale diacono di s.
Maria in Cosmedin, in Gaeta, nel giorno
stesso in cui il Papa ricevè la pontificale
consagrazione, e fu l'unico cardinale da
luicreato. Essendo il Papa fuggito da Ro-
ma per sottrarsi dall'insidie d'Enrico V,
per maggior sicurezza passò in Francia
col cardinale, che gli riuscì carissimo. Do-
po essere intervenuto in Clugny all'ele-
zione diCelestinoIl,morìneU 122 O I 123.
Cardella rigetta le asserzioni di Ciacco -
nio, sulla durala del cardinalato di Ruifo,
così quelle del Mansi, per certa sottoscri-
zione di P. Rufus Presb. Card, del 1 1 3o,
che forse sarà di altro non conosciuto dai
biografi de'cardinali.
RUFFO oRUFI Raimondo, Cardina-
le. Nacque in Cahors dell'illustre fami-
glia di Napoli^ nipote o parente di Gio-
vanni XXII, ciò che altri negano, 0 al-
meno concittadino per essere il Papa di
Cahors; essendo prolonotario apostolico,
a'20 dicembre i320 in Avignone locreò
cardinale diacono di s. Maria in Cosme-
RUF
dio, e poi secondo alcuni prete di s. Gri-
sogono. Morì in Avignone nel 1 342, e fu
sepólto nella chiesa degninoli. Nondinne-
1)0 Contelori vuole che morisse nel 1 325,
diacono e non prete, e Cardella Io crede
più probabile.
RUFFO Tommaso, Cardinale. Ebbe
per patria Napoli, dove nacque di chia-
rissimi e illustri genitori, e rendutosi per
tempo segnalato nelle scienze, e singolar-
mente in quella dell'uno e dell'altro di-
ritto, portatosi in Roma a compiere la sua
educazione nel collegio dementino, me-
ritòda Innocenzo XI ladeslinazioned'in-
teruunzio a Brusselles, carica che per viep-
più profondarsi nello studio , modesta-
mente ricusò. Più tardi dal concittadino
liuìocenzo XII accettò la vice-legazione di
Ravenna, dove per 1* assenza del legato,
dovendo egli solo presiedere al governo
di quella provincia , ebbe campo di far
risplendere la sua integrità e prudenza,
che gli conciliò le lodi del Papa e del le-
galo, gli applausi de'popoli, e l'approva-
zione di alcuni vescovi , sebbene avesse
sostenuto contro di loro controversie giu-
risdizionali. Trasferito inquisitore a Mal-
ta, col credito eh' erasi acquistato, colla
sua industria e destrezza, riconciliò quel
sovrano ordine gerosolimitano colla re-
pubblica di Genova, tra cui erasi accesa
fiera discordia, degenerata in aperta rot-
Ima. Gli fu quindi affidata la nunziatura
di Toscana , dove molto si adopero per
mantenere illesi non meno i diritti della
s. Sede, che quelli dell'immunità eccle-
siastica, in addietro malamente bersaglia-
la. In tal tempo gli furono offertele nun-
ziature di Vienna e di Spagna, e mentre
si apparrecchiava per la 1.^ , Innocenzo
XII Io fece suo maestro di camera, ed il
successore Clemente XI Io confermò nella
carica, e dopo due anni lo proiùosse ad
arcivescovo di Napoli, che non accettò.
Continuando nel palatino uffizio di Mae-
stro di camerayCome notai inquell'arti-
coloj Io funse con tanto zelo, assiduità e
minuta precisione, che compilò un libro
RUF 2 1 5
mss. d'Istruzioni pei successori, continua •
to da mg.'^Pignattelli, di cui possiedo co-
pia e ne profittai , ed è importante noti
solo pei maestri di camera, ma pei tanti
e diversi ceremonialiche contiene, sebbe-
ne molti andati in disuso. A* 17 maggio
r 706 Clemènte XI lo creò cardinale pre-
te di s. Lorenzo Pane e Perna, e legato
di Ravenna, poi di Ferrara dove pagò cir-
ca 3oo,ooo scudi di debiti e sgravò la cit-
tà da 3 gabelle. Restituitosi a Roma, ed
essendo vacata la chiesa di Ferrara, fu ob-
bligalo nel 17 17 dal Papa ad accettarne
il governo, e così dovette sottoporsi a quel
peso che a vea già ricusato. AFerr ARA nar-
rai quanto fii benefico e generosissima ,
come legato e come vescovo, nella città e
nella diocesi, che per lui fu elevata ad ar-
civescovato, per terminare le competenze
con Ravenna, onde ne fu il i.°arcivesco-
vo. Aggiungerò qualche altra nozione.
Compì la fabbrica della cattedrale, perla
quale destinò le proprie renditedella men-
sa; l'arricchì di preziose reliquie, di belli
e ricchi parati, e di gran copia di sagri
arredi. Il seminario, l'episcopio e due vil-
le suburbane, sono al tri grandiosi suoi mo-
numenti. Innocenzo XIII l'incaricò della
legazione di Bologna, che Benedetto XIII
prorogò ad altro tiiennio, nel qual tem-
po aumentò le rendite del pubblico ad
annui scudi 6,000, e togliendo il dazio del
macinato. Ritornato in Ferrara, di nuovo
fu eletto legato, onde altri benefizi le com-
parii, come avea fatto con Bologna, e le
accrebbe l'entrate e tolse qui pure la det-
ta gabella. Permotividisaluteeper l'età,
rinunziò nel 1738 l'amata chiesa, con ri-
serva di pensione e della nomina de'be-
nefizi. In Ferrara erasi formato una col-
lezione di quadri, per cui ivi nel 1 7 34 A-
gnelli pubblicò : Rime e prose sulla gal-
leria di pitture del cardinal Tommaso
Riiffo. Già nel 1726 era divenuto vesco-
vo suburbicario di Palestrita, dove visi-
tata la diocesi, celebrò il sinodo e lo pub-
blicò. Nel 1740 passò a quello d'Ostia e
Velletri, dove si mostrò munifico,istitueii-
2i6 RUF
do nella 2/ città le maestre pie, che prov-
vide d'abitazione e di mobili, di venuto de-
cano del s. collegio. Ivi ebbe a uditore Gio.
Angelo Braschi, e ne promosse l'elevazio-
ne, che poi lo condusse al pontificato, col
nome di Pio VI [V.). Largo e profuso
co'poveri,nonso!osomministrava loro ab-
bondanti limosiue, ma eziandio le medi-
cine se infermi. Intervenne a 4 conclavi,
nel 1 74^ fu fatto vice-cancelliere di s.Chie-
sa e segretario del s. oflìzio. Con qual pom-
pa nell'anno santo 1 7 5o aprì la Porta san-
ta di s. Paolo, lo notai a quell' articolo.
Finalmente dopo tante fatiche sostenute
con somma gloria e fama del suo nome,
in vantaggio della Chiesa, passò agli eter-
ni riposi in Roma nel 1 753 a' 1 6 febbraio,
d'anni 90 e 46 di cardinalato. Ebbe se-
poltura nella sua basilica di s. Lorenzo in
Damaso, nella tomba eh' erasi apparec-
chiata nella cappelladi s. Nicolòda lui fon-
dala, con marmorea lapide, in cui è scol-
pito il suo nome. Il Muratori ne'suoi /4n-
naliy lochiamo degnissimo del triregno.
Per la sua famiglia avendo istituito una
prelatura , a questa assegnò io Roma il
Palazzo Ruffo (F.).
RUFFO Antonio, Cardinale. Di an-
tica e rispettabile famiglia di Napoli, ven-
ne alla luce in Bagnara nella Calabria,
feudo di sua nobilissima casa. Condottosi
ìnRomadii4 anni, fu collocato nel colle-
gio dementino, dove fece non ordinari
progressi nelle scienze, essendo totalmen-
te diretto dal precedente cardinal Tom-
maso suo zio. Nel [716 intrapresa la car-
riera prelatizia, Clemente XI lo nominò
vice-legato di Piavenna, e nel i 720 inqui-
sitore di Malta.Dopog anni richiamato in
Roma da Benedetto XIII, colla provvista
d un chiericato di camera colla presiden-
za della grascia , che quantunque quasi
sempre cagionevole, esercitò con tale sol-
lecitudine e vigilanza, in tempi difficili e
circostanze scabrose, che meritò i giusti
applausi del pubblico. Clemente XII nel
1 789 lo promosse alla cospicua carica di
uditore generale della camera, e per la
RUF
sua integrità e giustizia. Benedetto XIV
a'9 settembre 1743 lo creò cardinale pre-
te di s. Silvestro in Capile, ed ascrisse al-
le congregazioni di propaganda, de'ritie
altre. La nuova dignità accrebbe in lui
maggior lustro alla piacevolezza, benigni-
tà, cortesia, e altre virtù come pietà e il-
libati costumi, e lo leggo pure nel Carlet-
ti, Memorie di s. Silvestro in Capite, p.
206. Afflitto dalla podagra, in cui l'arte
e r ingegno da vansi per vinti, trasferi-
tosi nel luogo di sua nascita per riaversi
dal male, dopo il suo arrivo per l'aumen-
tata violenza vi soggiacque, perdendo la
vita dove l' avea ricevuta, a'22 febbraio
1753, 8 giorni dopo la morte dello zio,
d'anni 65, e rimase sepolto nella chiesa
de'cappuccini di Bagnara senza funebre
memoria.
RUFFO Fabrizio, Cardinale. Nacque
nella terra di s. Lucido, feudo di sua il-
lustre famiglia napoletana nella Calabria
Citeriore, de'duchi di Bagnara e Baranel-
lo. Sino dalla sua infanzia dimostrò una
grande vivacità d'ingegno, ed un carat-
tere fermo e deciso di voler superare tut-
ti gli ostacoli qualunque fossero. Non an-
cor compiti 4 anni fu portato in Roma
per esservi educato sotto gli auspicii del
di lui zio cardinal Tommaso decano del
s. collegio. Trovavasi nella corte di quel-
l'insigne porporato, in qualità d'uditore
Gio. Angelo Braschi di Cesena, il quale
per far carezze al fanciullo lo prese sulle
ginocchia. Volea Fabrizio giuocare colla
bellachiomadelBraschi,ma sempre venne
impedito; finalmente infastidito di quel-
l'ostacolo, colla mano bambina gli tirò
una guanciata. Le amorevoli cure dello
zioperl'educazioneestudi del nipote, non
furono senza grande elFetto. Superò egli
di molto l'espetlalivache si avea de'suoi
sublimi- talenti; e nell'età ancoi- giovani-
le avea già acquistato fama di mollo sa-
perenelle scienze filosofiche e specialmen-
te nelle fisiche, ed in quelle di economia
pubblica; e perciò gran nome di se lasciò
ael nobile cillustre collegio ClementiuOjiu
RUF
cui passò più anni quale alunno. Divenu-
to il Braschi Pio VI^ non si era dimen-
ticato della guanciata e spesso con paro-
le benevole lo ricordava a Fabrizio, indi
tanto pel suo merito personale, quanto
come notai altrove per gratitudine alla
memoria del zio cardinal Tommaso , lo
ammise in prelatura tra i referendari del-
le due seguature,eueli78i tra'chiericidi
camera in luogo di mg/TiberioRu(l*o suo
parente, e nel 1784 lo promosse a teso-
riere generale, commissario generale del
mare, e soprintendente di Castel s. Ange-
lo, in un tempo in cui la carica era incer-
to modo la i.'' di Roma, perchè oltre il
ministero delle finanze , allora riuniva
molta parte delle attribuzioni de'ministe-
ri dell'interno, della milizia e della ma-
rina. Appena incominciòad esercitare of-
fìzio sì grave e vasto, che diede sviluppo
alle sue estese cognizioni in lutti i rami
di pubblica economia, facendo molte u-
tili operazioni, che accennai nella biogra-
fia di Pio VI^ e negli articoli relali vi, come
a Dogane. Solo ricorderò, che essendo in
Roma scarsezza di Moneta in paragone
delle fatali cedole o carta monetata (del-
le quali parlai anche a Roma, descriven-
done il fine), ne dava argomento il iJ/ow-
ledi pietà con suo scapilo, perchè si ac-
cattavano prestanze per lucrare con ripro-
vevole monopolio sul cambio della mo-
neta e suir interesse delle prestanze. Il
Papa deputò una congregazione di cardi-
nali e prelati, ma il tesoriere ne fu l'a-
nima, laonde fu stabilito, che il monte e-
sigesse il 5 per 100 sui pegni eccedenti gli
scudi 1 5, che si ponessero in corso picco-
le cedole da scudi i o a 5, che si potessero
cambiare a denaro in una stanza del mon-
te istesso, rimovendo cosi per allora le
sanguisughe delle arpie pubbliche, ed il
più deplorabile mercimonio, che ben pre-
sto immoralmente si rinnovò e molti di-
vennero signori. Per diminuire poi il cu-
mulo della carta monetata o cedole, eres-
se un monte di porzioni vacabili pel va-
lore d'uQ milioDe e mezzodì scudi] lepor-
RUF 217
zioni erano di scudi 180, il frutto scudi
5. Protesse e incoraggi T agricoltura, le
arti, la fabbrica delle telerie e calancà di
Termini, il commercio della suola uno
de'principali articoli del Irafficodi Roma,
le filiere di rame e di fcrroj condonò il
6.9 della gabella sui carichi portali dai
legni nazionali, favorì la coltura della ca-
napa, accordò un paolo di premio per o-
gni pianta di olivo, promosse la coltura
del cotone lungo il Mediterraneo, compi-
lò la famosa tariffa generale tassativa sul-
le mercanzie che passavano per le do-
gane, incoraggi le fabbriche di terraglie
anche a uso inglese, assegnò il premio di
scudi 8 per ogni rubbio-di terreno col-
tivalo a guado per l'indaco delle tintorie,
aumentò il dazio sulle paste estere, isti-
tuì 6 annui premi per la miglior filatu-
ra nel contado di Fermo a favore delle
telerie, fu il promotore del libero com-
mercio sulle manifatture e generi grez-
zi delle provinciecon Ferrara. In una pa-
rola, si può dire che il regolare sistema
finanziero di Romagrandemente miglio-
ralo si deve al genio di Fabrizio, secon-
dalo da quello di Pio VI , anzi vi sono
scrittori che alfermano non esservi affatto
prima di lui. Certo è che non v'erano Do-
gane sulla linea de'confini, e si esigeva-
no il dazio e gabelle soltanto nell'interno
da feudo in feudo: egli le abolì nell'inter-
no, e le stabilì sui confini; regolò i dazi
a seconda de'bisogni del commercio, pro-
mosse eflìcacemenle l'industria interna,
ed aggravò la mano sull'affluenza de'ge-
neri esteri. Le sue teorie nelT economia
pubblica erano semplici e sicure, produ-
cendo buo« effetto. Diceva che la prote-
zione del governo a favore dell'agricol-
tura, dovea consistere nel togliere gli o-
slacoli, ed a procurare che i prodotti a -
vesserò uno spaccio facile e spedi lo a prez-
zi medii: ma i privilegi egli abusi feu-
dali allora vigenti, opposero insorraonla»
bili ostacoli al vantaggio dell'agricoltu-
ra, massime dai proprietari de'grandi la-
tifondi, i quali perla maggior parte da-
2i8 RUF
vano in appallo per annuali pieslazioni
le rendile lerriloriali e industriali , con
pregiudizievoli legami coattivi sulla coltu-
ra delle terre e sui pascoli. Trovò la ma-
niera di assicurare nella sua totalità la
rendila camerale, proveniente dall'appal-
to di Castro e Ronciglione (^^.), ed il Pa-
pa volle che si applicassero le medesime
provvidenze enfiteutiche alle vaste tenu-
te camerali che egualmente si affittava-
no, e pei feudi de'corpi morali. Con mol-
teplici operazioni abolì col fatto molti a-
busi feudali, sebbene appartenente a fa-
miglia ricca di feudi nel regno di Napo-
li. Nuovi metodi pivi facili e meno dispen-
diosi adoperò con instancabili cure, per
condurre a fine le utili opere idrauliche
delle bonificazioni delle Paludi Ponùne
(F.), per tenere incassate le acque alla
navigazione del Tevere, e per espurgare
e rendere navigabile il fiume Aniene dal
ponte Lugnano a Roma. Trovandosi un
j^iorno in una di quelle selve , si caricò
sulle spalle un infelice lavoratore attac-
cato da febbre maligna, e così per più di
un mìglio lo portò al luogo della carroz-
za, e con essa l'accompagno a Roma per
farlo curare e guarì. Ciò prova la sua u-
manilàe carità che sentiva pel prossimo.
Quando nel 1789, per la rivoluzione di
Francia che misein disturbo lutto il mon-
do, fu costretto Pio V I di formare un cor-
po di Milizia (F^.) atta a difendere i suoi
stati e per impedire i tumulti de'malinten-
zionali, Fabrizio mostrò cognizioni an-
che nell'arte militare, poiché con istupen-
de teorie di economia organizzò in bre-
ve tempo le truppe, fortificò i presidii di
Ancona e Civitavecchia, e le Torri lungo
lespiaggie. A tal uopo inventò fornelli,
che davano maggior facilità a prendere
le palle infuocate e imboccarlecon minor
pericolo ne'cannoni, per cui destò l'am-
mirazione del suo re Ferdinando IV. A-
mava gli uomini di scienza, godeva d'invi-
tarli spesso a mensa, e per lo più la loro
conversazione versava in isciogliere pro-
blemi di pubblica economìa. Visitava i
RUF
pubblici stabilimenti per allontanare gli
abusi, e le fabbriche particolari per im-
pegnare i lavoranti alla perfezione delle
mnnìfattnre.Economo e severo neldispor-
re il denaro del tesoro, del proprio fu li-
béralissimo, distribuendo larghe e fre-
quenti limosi ne, specialmente ai vecchi
ed ai malsani. Per un complesso di me-
riti e di commendevole condotta, il te-
soriere Ruffo divenne sommamente po-
polare in Roma e nello stalo, e tuttora si
celebra per eccellente tesoriere di vasta
mente, e animo nato fatto percose gran-
dì. Pio VI pubblicamente ne lodava la
condotta, rìnlendimenlo,il zelo, il corag-
gio, lo adoprava negli affari più rilevan-
ti, rigettando le censure de'malcontenti.
Questi erano i colpiti dalle leggi e siste-
mi doganali, ed i baroni o altri proprie-
tari de' feudi, i cui privilegi avea egli a-
bolìli. I cardinali legati stessi avendo per-
duto ogni influenza nella protelloria dei
corpi morali e nel ramo amministrativo,
alzarono la voce contro tultociòche chia-
mavano novità, imbevuti degli antichi si-
stemi e pregiudizi. I suoi nemici giunsero
ad accusarlo d' usura a favore della ca-
mera apostolica, nelle operazioni relative
alla minorazione delle carte monetate. Fi-
nalmente Pio VI annoiato dì qtieU'ingiu-
sta persecuzione, disse: Ebbene, levere-
mo Ruffo da tesoriere, ma lo faremo car-
dinale. La sua illibatezza non aveagli per-
messo di formare un peculio per suppli-
re alle indispensabili spese del correda
cardinalizio, mentre altri in poco tempo
da poveri erano divenuti ricchi. Gli con-
venne perciò prendere il denaro con in-
teresse, ipotecando i beni della prelatu-*
ra Ruffo, mediante chirografo pontificio.
11 Papa a'26 settembre 1 79 1 l'avea crea-
to cardinale diacono e lo pubblicò a* 2 1
febbraio i794,conferendogli per diaconia
hi chiesa di s. Angelo in Pescaria, dalla
quale successivamente passò a quelle di
s. Maria in Cosmedìn,cdis. Maria in Via
Lata quando più tardi divenne 1." del-
l'ordine de' diaconi. Inoltre lo annoverò
RUF
olle congregazioni tle! buon governo, del-
l'acque, di Loreto, ed economica. In segui-
lo divenne prolellore de'niinimi; dell'ai'-
ciconfralCinite dello Spirito santo diiVrt-
^Wnn Roma, di s. Maria detta di Costan-
tinopoli, del ss. Sagramcnto in s. M.^in
Cosmedin;del collegio de'fabbricalori dei
drappi di Lanaj ócì conservatorio della
divina Provvidenza, e della città di Orte;
non che protettore del regno delle due
Sicilie presso la s. Sede. Fra le altre con-
troversie Ira la corte di Roma e quella
delle due Sicilie, nel declinar, del secolo
passato vi fu quella delie abbazie ««//iV^.?
e concistoriali, dichiarate di jegio patro-
nato per sentenze della curia del cappel-
lano maggiore. Per tali dill'erenze il car-
dinale non ebbe provvista per sostenere
in Roma con decoro la dignità della s.
porpora, mentre Taveano conseguitegli
altri cardinali nazionali. Pio VI conoscen-
do il bisogno del cardinale, gl'insinuòdi
raccomandarsi direttamente a Ferdinan-
do IV, ed avendo il cardinale detto al
Papa: Ma se mi si darà qualche badia di
quelle in controversia, come dovrò rego-
larmi? Prendete tuttociòche vi daranno,
rispose Pio VI. L'operato dal cardinale
in Pi.oma e V eslese sue cognizioni invo-
gliarono il re delle due Sicilie ad invita-
re il cardinale di recarsi a Napoli sua pa-
tria. Governava in questo tempo il regno
da primo ministro il famoso generaieGio-
'vanni Aclon, il quale sommamente ge-
loso del suo potere, teneva lontano dal
governo chiunque de' nazionali avea ta-
lento e cognizioni. Laonde il cardinale
giunto a Napoli, solo ottenne la nomina
d' intendente di Caserta, coli' incarico di
migliorare e accrescere le fabbriche e ma-
uifatture specialmente di seta, nella vici-
na colonia di s. Leucio, che il re avea i-
stituitocon molto impegno e particolari
leggi che furono amraii ale. Quindi Fer-
dinando IV concesse al cardinale la ricca
badia di s. Sofìa di Benevento, la quale
era stata dichiarala di regio patronato. In-
tanto in Roma i nemici dei cardinale l'ac-
RUF 219
cusarono a Pio VI di aver tradito la s.
Sede con accettare la controversa provvi-
slaj e di avere avvilito la dignità del car-
dinalato, assumendo la carica subalterna
d'intendente. Il perchè il cardinal prò se-
gretario di slato scrisse al Rurtb una spe-
cie di monitorio, pieno di rimproveri e
di minacce. Ma il cardinal Rudb nella sua
sagacitàdiretlaraei.te scris.se a Pio Viri-
cordandogli, che neir accettar l'abbazia
avea seguito il suo consiglio: Prendete
tuttociòche vi daranno. Che per la cari-
ca d'intendente di Caserta e s. Leucio, e-
quivaleva a quanto gli altri cardinali fa-
cevano in Roma col nome di Protettori
(/^.).Tuttavolta, se voleva che rinuncias-
se carica e badia, era pronto ad ubbidire,
nella speranza che l'equità pontificia a-
\rebbe pensato alla congrua o Piatto Car-
dinalizio (f^^-)i dopo aver tanto faticato
per la s. Sede. La rettitudine di Pio VI
impose silenzio ai malevoli ^ e rispose al
cardinale con lettera autografa piena di
paterna alTezione, corroborata dall' apo-
stolica benedizione. Mentre il cardinale
colla sua attività e zelo corrispondeva in
s. Leucio pienamente alla fiducia regia,
la Francia democratizzata invase quasi
tutta l'Italia, lo stato pontificio e Roma,
ove proclamata la repubblica fu detro-
nizzato Pio VI, ed a'20 febbraio 1798 por-
ta lo altrove prigioniero, morendo nel fi-
nir d'agosto 1 799 in Valenza. Alla rivo-
luzione di Roma seguì poi quella di Na-
poli,gli avvenimenti popolari, lecongiure,
i massacri e la proclamazione della repub-
blica, che indusse Ferdinando IV alla no-
mina del cardinale in vicario generale del
regno di Napoli che ricuperò, indi fece
occu[)are Roma per restituirla al Papa.
L'impresa del riacqtuslo del regno di Na-
poli mostrò il cardinale non meno abile
nella politica, che nella guerra, ponendo-
si egli stesso e armato alla testa delle trup-
pe, e gli meritò la stima del più gran ca-
pitano che abbia avuto il mondo moder-
no, Napoleone Bonaparte, non che elogi
e decorazioni equestri dal suo re e da al-
220 B U F
Ili sovrani. Mn (juesli a vverii menti appar-
tengono alla storia di NapoU^ di Sicilia,
di Fonia (^■)- Solo dirò qui, che il car-
dinale seppe formare un'armata di rea-
jisli fra gli stcisi nemici, la provvide di
sussistenze col minoraggravio delle popò-
Jazioni, la istruì e guidò alla vittoria; scon-
fisse in più azioni i figli ribelli della pa-
tria, espugnò le fortezze, discacciò dal re-
^no di Napoli un estero potente nemico,
vi ripristinò la monarchia sotto la legit-
tima dominazione de'Borboni, liberò Ro-
ma, e la rimise sotto il dominio della s.
Sede; tutto operando in nome della con-
culcata religione e nella fiducia del salu-
tifero segno della S. Croce. Intanto adu-
natosi il conclave in Venezia, vi si recò
il cardinale, e nel marzo 1800 fu eletto
rio VII, il quale non andò guari che vi-
de nuovamente invaso lo slato dellaChie-
sa dalle armi imperiali francesi, come lo
fu il regno di Napoli; per cui Ferdinando
IV si ritirò in Sicilia^ seguendolo il be-
nemerito cardinale, donde fu spedito in
diplomatica missione a Parigi all' impe-
ratore Napoleone. Nel luglio 1809 an-
che Pio VII soggiacque a penosa depor-
tazione , venendo confinato in Savona,
mentre i cardinali furono chiamati in Pa
rigi , e molli rilegali in diversi luoghi di
Francia. Fra quelli che si trovarono pre-
.*;enti al 1° matrimonio di Napoleone, vi
fu anche il cardinal Ruffo, come dissi nel
•voi. LUI, p. i44' Inoltre il cardinale fe-
ce parte de' cardinali spediti in deputa-
zione da Napoleone a Pio VII in Savona,
conseguenza di che fu il deplorabile bre-
ve .compilato dal cardinal Aurelio Rove-
rella (f^.)j ma il cardinal Ruffo in que-
.sto malaugurato affare^ lealmente prote-
stò di non intendersene,, non riconoscen-
dosi ne per teologo, né per canonista. Pe-
regrinò poi per la Svizzera e per l'Italia,
e fece ritorno in Napoli quando il re col
nome di Ferdinando I fu reintegrato del
regno, continuando a prestargli utilissi-
mi servigi. In Roma poco vi fece residen-
za nel resto di sua vita. Nondimeno Pio
RUF
VII lo nominò soprintendente della de-
putazione annonaria e della deputazio-
ne della grascia, e nel 1 8 1 7 gli conferì il
gran priorato di Roma dell'ordine Gero-
solimitanOy e poi anche la prefettura delle
acque, paludi pontine e chiane nel 1 82 1 ,
quando diventò i.° diacono, cariche cbe
conservò fino alla morte. Per quella di
Pio VII nel 1823 si recò al conclave ia
cui fu eletto Leone XII, e nel suo ponti-
ficato terminò la sua luminosa carriera,
morendo in Napoli a' 1 3 dicembre 182 7,
d'anni 84; e fu esposto nella chiesa di s.
Domenico maggiore, e tumulato nella se-
poltura gentilizia di sua casa. Questo car-
dinale fu segno delle calunnie cui vanno
soggetti gli uomini di stalo, massime ia
tempi di politici sovvertimenti, in che si
segnalarono Vincenzo Coco, condannato
a 20 di esilio dalla giunta di stato del
1799, per delitti di opinione politica, nel
Saggio storico sulla rivoluzione di Na-
poli j Carlo Botta conosciuto per le sue
opinioni politiche, che riprodusse le men-
zogne di Coco nella Storia d' Italia j e
Pietro Colletta ingrato col suo re e rivo-
luzionario, laonde fu esiliato nel 1821,
nella Storia del reame di Napoli, nella
quale alle falsità di Coco, altre ne aggiun-
se pili ingiuriose. Vendicò il celebre car-
dinale il suo affettuoso segretario, testi-
monio oculare di sue azioni nelle sue gran-
di imprese, e possessore di originali do-
cumenti, cioè l'ab. Domenico Sacchinel-
li, Memorie isLoriche sulla vita del car-
dinaie Fabrizio Ruffo, con osservazioni
sulle opere di Coco, di Botta e di Col'
letta, Napoli i836.
RUFFO-SCILLA Luigi, Cardinale,
Napoletano de' principi di Scilla, duchi
di s. Cristina, nacque a'25 agosto 1750
in s. Onofrio, feudo di sua illustre fami-
glia, nella diocesi di Mileto. Ebbe dalla
natura eccellente indole e talento, che fu
secondato da una saggia educazione scien-
tifica e morale, che lo fece decidere ad
abbracciare lostato ecclesiastico, ed a de-
dicarsi al servigio della s. Sede. Pio VI
nuF
nel concistoro degli 1 1 aprile 1785» lo di-
chiarò arcivescovo d' Apamea inparlibuSf
e nunzio apostolico di Firenze; quindi in
premio della sua mirabile condotta e et*
titudine alla diplomazia ecclesiastica, nel
1795 lo promosse alla primaria nunzia*
tura di Vienna presso l'imperatore Fran-
cesco li. Nel concistoro de' 2 3 febbraio
1801 Pio VII lo creò cardinale dell'or-
dine de'preli, e nominò ablegato aposto-
lico a portargli la berretta cardinalizia
mg. ''Velluti Ghilini. Recatosi poi il car-
dinale in Roma a ricevere il cappello e
le altre insegne di sua dignità, il Papa gli
conferì per titolo la chiesa di s. Martino
ai Monti , che ritenne finche visse, e Io
annoverò alle congregazioni de'vescovie
regolari, propaganda fide, indice, e disci-
plina regolare. Per nomina di re Ferdi-
nandoIV,nel concistoro de'9 agosto 1802
Pio VII lo preconizzò arcivescovo di Na-
poli. Leggo nelle Memorie storiche degli
arcivescovi della s. chiesa Napoletana,
di d. Lorenzo Loreto, che a' 19 agosto da
Roma giunse nella sua metropolitana, nel
qual giorno in suo nome prese possesso
il can. d. Nicola CapeceMinutolo.il car-
dinale passò a visitare la cattedrale ed
il palazzo arcivescovile, e si ritirò in quel-
lo del principe di Scilla suo fratello. Nel
mese successivo di settembre si retò nel-
l'episcopio, ed a'i3 fece la sua entrata.
A*2 ottobre i8o3 apri la visita, e poiché
trovò la cattedrale quasi ridotta per me-
tà, perchè si era chiusa la crociera con
grandi muraglioni sino alla sommità de-
gli archi, credendosi patiti e in gran pe-
ricolo; così si affrettò per ridurla nello
slato da potervi esercitare le funzioni. In-
teso dipoi il parere di diversi architetti, ed
avendo il maestro fabbricatore religioso
conventuale di s. Lorenzo, coU'architetto
Emmanuele Ascione, dichiaralo non es-
servi cosa positiva negli archi, ma tutto
apparente nel solo esterno, determinos-
si di rimettere tutti gli stucchi tolti, e
tutto l'altro guasto fatto, come pure di
accomodare alcuni danni cagionali dal-
RUF 221
l'orribile terremoto de' 26 luglio i8o5.
Tanto fu eseguito, e ne4 maggio 1 806 tut-
to venne terminato, ed il cardinale potè
celebrare sull'altare maggiore coll'espo-
sizione del glorioso s. Gennaro e degli
altri santi patroni, essendo la festa della
traslazione: per questa operazione il car-
dinale spese 9,000 ducati. Considerando
il zelante cardinale non esservi ancora
un luogo atto e decente per la sepoltura
degli arcivescovi, determinò di farla den-
tro la sagrestia, ma le politiche vicende
ne ritardarono l'effettuazione. Nel 1806
stesso il regno fu occupato dai francesi,
e si mutò il governo politico. Per alcune
differenze co'principali del nuovo gover-
no, il cardinale a'26maggio fu costretto
a partire per Roma, indi passò in Gaeta,
e poi di nuovo in Roma. Dopo poco tem-
po i fiancesi lo fecero partire per Parigi
nel 1809, e per le nevi delle Alpi perde
l'udito. Narra Pistoiesi, Fitadi Pio VII
t. 2, p. 3o. « Sull'arcivescovo di Napoli
il cardinal Ruffo Scilla la persecuzione di
Napoleone esercitò pel primo il suo impe-
ro. Il cardinale fedele al capo della reli-
gione e al suo legittimo re, ricusò di pre*
stare il giuramento di fedeltà a Giusep-
pe, che sedeasi sul trono delle due Sici-
lie. Fu tolto dall'arcivescovile sua sede e
trasportato a Parigi per dare un grande
esempio di giustizia ai napoletani. L'im^
peratore mescolando al rigore l'oltraggio
e la derisione, ordinò di chiuderlo nello
spedale de'pazzi a Charenton; ma un tal
ordine non fu peròeseguito. Nel suo esilio
a s. Quintin, in sulle cose del nord gli fu
offerta una pensione, nella speranza che
abbattuto dalle disgrazie cederebbe final-
mente alla necessità, ma egli la ricusò co-
me avea fatto d'ogni altra offerta. Fu in-
terrogalo sopra i mezzi di sussistenza, e
di dichiarare le persone che lo assisteva-
no con le elemosine; rispose : Io non ho
che rispondervi ; quale viltà mi propo-
nete! Egli non prendeva per alimento che
il panede'poverijdivìdendocogl'indigenli
i soccorsi della carità". Noterò,che fu rile-
221 RUF
gaio a s. Quintino nel 1 8 io,per non avere
assistito al 2." matrimonio di Napoleone.
Di là fu mandato prima a Fonlainebleau,
indi a Grosse, e poscia con altri cardi-
nali a Savona con Pio YIl, e dopo qual-
che tempo, crollala la potenza di Napo-
leone, seguendo il Papa tornò in Roma
nel maggioi8i4« R.ipristinato in Napoli
re Ferdinando IV col nome di I, il car-
dinale vi fu richiamato, ed a* io giugno
i8i5 si restituì nei seno di sua amata
chiesa. Ristorato nell'affranta salute, nel
1817 celebrò il sinodo e lo pubblicò col-
le slampe. Riassunta V idea del sepolcro
pegli arcivescovi, fece incominciarlo nel
settembre 1 8 1 8, e fu terminato nel dicem -
bre 18 19. Si credeva che sotto il piano
delia sagrestia fosse vuoto, ma fu trovato
pieno di sfabricina, con molte antichità,
come alcune monete dell' antica repub-
blica napoletana, dell'imperatore Massen-
zio, ed altre. Si rinvennero due cadaveri,
che al contatto dell'aria si ridussero in poi •
vere Si trovò pure l'antico battisterio, pel
quale si discendeva per 5 gradini; alcune
lucerne, ed un vaso di terra colta. La se-
poltura riuscì sommamente decente, con
scala di marmo bianco magnificamente
costruita con ringhiere di ferro e di otto-
ne: nel i.° piano fu posta l'arme del cardi-
nale, con analoga iscrizione. La lunghez-
za e larghezza della sepoltura è quanto
la sagrestia; è illuminala dal sole, con ma-
gnifico altare dedicato a s. Lorenzo mar-
tire, di cui vi è il quadro. Di fronte al-
l'altare vi fu eretlo il deposilo di marmo
pel cardinale, colle consuete 3 casse, ed
onorevole iscrizione. Terminata la sepol-
tura, vi fece trasferire i cadaveri de' pre-
decessori Filangeri e Mooforte, ch'erano
nella chiesa in modo ignobile; li fece ri-
vestire , e porre a ognuno lodevoli iscri-
zioni. Vi fece poi pure tumulare le spo-
glie mortali de'cardinali Diego Ionico Ca-
racciolOy e Giuseppe F/r/YZo, sebbene non
arcivescovi. Inoltre il cardinale rifece il
salone deirepiscopio,lastricandolo di mat-
toni e ornandolodi pitture. INIiglioròqua-
RUF
si tutti I fondi della mensa, colla spesa di
più che 24,000 ducati. Dopo il suo ritor-
no dall' esilio, per la morie di Pio VII,
Leone XII e Pio VlII,al conclave de'qua-
li intervenne, e di Ferdinando I e Fran-
cesco Ire delle due Sicilie, come per quel-
la .di Luigi XVIII redi Francia, ed ezian-
dio pel possesso di detto Francesco I e suo
ritorno da Vienna , non che pel possesso
del regnante Ferdinando II, in tutte que-
ste lugubri o liete feste, che furono ese-
guite colla massima eleganza, spese circa
6,000 ducati. Nondimeno a fronte di tan-
ti straordinari dispendi, mai diminuì l'e-
lemosina a'poveridi quasi 5,ooo ducali,
oltre le straordinarie sovvenzioni. Cor-
redò la cattedrale del bisognevole, e nel
gennaio i83o divenne i.° dell'ordine dei
cardinali preti. Questo edificante cardinal
arcivescovo, dal principio del suo gover-
no, colla parola, coH'orazione ecoU'esem-
pio, esercitò sempre le funzioni episcopali
con mirabile esattezza e decoro, e cammi-
nò sulle orme de'suoi lodevolissimi pre-
decessori, curando continuamente l'osser-
vanza della disciplina ecclesiastica. Onde
cosi operando, piacque al Signore chia-
marlo a se di 82 anni passati, in Napoli
a* 16 novembre i832,fu esposto nella me-
tropolitana e tumulato nel memorato
luogo.
RUFINIANA. Sede vescovile della Bi-
zacena nell'Africa occidentale, sotto la me-
tropoli d'Adrumeto. Mariano suo vesco-
vo nel 4i I trovossialla conferenza di Car-
tagine, e vi sostenne l'unità cattolica. Do-
nato fu esiliato nel 484 da Uonerico re dei
vandali, per avere ricusato di sottoscri-
vere gli errori de'donalisti. Morcelli, Afr,
dir.
R.UFINIANO (s.), vescovo di Bayeux.
Succese a s.Esuperio che fu il i.° vescovo
di Bayeux. Sembra che fiorisse nel IV
secolo, ma mancano le notizie della sua
vita. E' onorato a''5 di settembre, e non
si celebra la sua festa che dall'anno 1688.
RUFO e ZOSIMO (ss ), martiri. Di-
visero i patimenti e la prigionia con s.
RUF
Ignazio ve.«5COvo d'Antiochia, e come lui
morirono per Gesiìi Cristo, sotto il regno
ti i Traiano, circa l'anno ii6. Ignorasi
s'essi abbiano predicato il vangelo ad An-
tiochia o a Filippi, e in quale città del-
l'oriente abbiano sofferto il martirio. S.
Policarpo nelle sue lettere ai cristiani di
Filippi li addita loro ad esempio. Il mar-
liioìogio romano ne fa menzione a'i8 di
dicembre.
RUFO (s.), i.° vescovo di Avignone.
Sembra che fosse romano di nasci la, e che
fiorisse nel III secolo. Kpoco nolo quanto
egli fece in sua vita. In Avignone si so-
lennizza la sua festa ai 1 4 di novembre;
ma ne'martirologi di Reda, di Adone, di
Usuardo, non che nel romano è nomimi*
to ai 2 dello slesso mese. Una celebre con-
gregazione di canonici regolari presso A-
vignone portava una volta il nome di s.
Rufo.
PiUFO (s.), vescovo di Metz. Fiorì ver-
so la fine del IV secolo, fu 1*8.° vescovo
di Metz, e si mostrò degno imitatore del-
le virtù de'suoi predecessori, i quali sono
onorati con cullo pubblico. E' nominato
rei martirologio romano e in allri mar-
tirologi a'7 (li novembre.
RUFO (s.). Congregazione di canonici
regolari nel Delfinato, ed '\nAvìgnone{V.)y
dalla quale derivarono quelle d' Italia,
Spagna, Portogallo, ec. che descrissi a Ca-
nonici REGOLARI.
RUGGIEROoROGERIO,C:rtr^ma.
le. Monaco di Monte Cassino, meritò che
Alessandro HI nel dicembre! 178 in Fra-
scati lo creasse cardinale prete di s. Eu-
sebio, e nel 1 1 79 arcivescovo di Reneven-
to. Concesse indulgenza d'un anno a quel-
li che avessero visitata la basilica di det-
to monastero. Alla sua metropolitana fu
largo di favori, ornando di preziosi mar-
mila sua facciata, fornendola di sagri ar-
redi, ed accordò ai beneficiati dell'arci-
diocesi diversi privilegi. Nella chiesa di s.
Rartolomeo fondò una pia unione o con-
fraternita, per suffragarci fedeli defunti,
alla quale si fecero ascrivere parecchi ve-
RUM 223
scovi, magnati, e altre persone distinte*
A suo tempo furono in Cenevento, S.Fran-
cesco d' Asisi, e dicesi s. Domenico fon-
datore de'predicatori, il quale ottennecol-
le sue orazioni la tanto bramata pioggia.
Ad Innocenzo 111 fu accusato di gravis-
simi delitti, che i giudici dal Papa depu-
tati trovarono falsi e calunniosi. Morì nel
1 222,dopo 44 3nni di cardinalalo.A fron-
te dell'accennate memorie e di altre, Car-
della dubitò dell' esistenza di questo car-
dinale, poichènon lo trovò registratone!
catalogo de'sagri elettori de'7 Papi, che a
suo tempo fiorirono.
RUGGIEROoROGER10,Crtr^/Virt-
le. Alemanno di nazione, per l'eccellente
perizia nelle facoltà legali, che gli meri-
tarono il titolo di maestro, nel marzo o
dicembre! 2 o5 Innocenzo III lo creò car-
dinale prete di s. Anastasia, indi nominò
legato inSicilia a Federico II, a cui era ben
accetto e gradito; indi di Danimarca, do-
ve col cardinal Crescenzi fu inviato alle
preghiere di re Valdemaro li, che lo do-
mandò al Papa per quietare le discordie
suscitate in quel regno dalle dissensioni
del clero. La medesima istanza fecero,Pre-
mislao Ottocarol re di Roemia, e Suer-
cherollredi Svezia, per introdurre l'ec-
clesiastica disciplina in quelle chiese,cbe
neaveano estremo bisogno. Discusse di«i
legali e ben esaminate le causede'chierici
danesi,e tolto di mezzo qualunque fomen-
to di discordia, poterono agevolmente ri-
conciliarli col re. Ciò eseguito e ritorna-
ti in Roma, il cardinal Ruggiero nel 1 2 1 3
compì felicemente i suoi giorni, dopo a-
ver sottoscritto parecchie bolle d' Inno-
cenzo III.
RUMENIvoNE, Cardinale. V. Regai-
caoN, Cardinale.
RUMORE (s.), vescovo. S'ignora qual
fosse la sede occupata da questo santo ve-
scovo, né si hanno notizie sul particolare
di sua condotta, perchè la di lui vita an-
dò smarrita ne'furori delle guerre. Per-
altro il suo cullo è molto antico a Ta-
vislock nel Devonshiie, ove il conte Or-
224 RUN
dolfo gli eresse una chiesa nel 960. Il suo
nome è notalo a'4 di gennaio nella 2.'' e-
dizionedel raartii'ologio di Wilsonjil qua-
le aveva inleso da quelli del paese lutto
ciò che riguardava questo santo.
RUiNCARl o RUNCARIANI. Eretici
usciti dalle sette de Faldesìe Patarini,\\
cui nome e origine si attribuisce nel i ig6
a certo Runcario loro capo. Altri dico-
no che gli fu datOj o perchè si riunirono
in un luogo vicino al Po chiamato /J^m*
calia o Roncaglia {iW cui nel vol.LlI, p.
253), ovvero perchè tenevano le loroa-
dunanze in un villaggio detto Runcaria,
oppure in mezzo a folle macchie, le qua.
li nella bassa latinità erano chiamate run-
caria,i\a mncare^et^inpaveVeihe nocive.
RUPERTO o ROBERTO (s.), vesco-
vo di Worms, poscia di Salisburgo. Usci-
to del sangue reale di Francia, praticò fi-
no dalia sua giovinezza la mortificazione,
seguì esemplarmente la castità, e fu libe-
rale co'poveri. Per le sue eminenti doti
venne innalzato alla sede episcopale di
Worms; ma gli abitanti di questa diocesi,
per la maggior parte idolatri, mal tolle-
rando il di lui zelo, gli fecero ogni sorla
di oltraggi e lo discacciarono. Teodone
duca di Baviera l'invitò a recarsi nel suo
paese, ed egli andò a Ralisbona nel 697,
ove fu ricevuto assai onorevolmente. Ivi
ravvivò la fede spenta dalle superstizioni
e dalle eresie introdottesi dopo la morte
di s. Severino, che 200 anni prima avea
predicalo il vangelo in quelle contrade.
Convertì Ragintruda sorella di Teodone,
e questa conversione fu seguita da quella
dello stesso duca e di tutla la Baviera. Id-
dio confermò con molti miracoli la dot-
trina che predicava Ruperto, e il di lui zelo
propagò la religione anche nelle nazioni
vicine. Quindi stabilì la sua sede vescovile
a Juvava, città allora rovinata, ma che
venne poi rifabbricata e prese il nome di
Salisburgo, contribuendovi il duca Teo-
done. Ruperto fece un viaggio in Francia,
affine di procurarvisi dei missionari ca-
paci di coadiuvarlo nelle sue fatiche opo-
RUP
stoliche, e ne condusse seco 12, con s. E-
renlruda sua nipote, cui diede il governo
del monastero diNunberg,dalui fondato.
Morì alcuni anni dopo nel giorno di Pa-
squa, che in quell'anno cadeva a'27 di
marzo (alcuni dicono nel 7 1 8), poco do-
po celebrata la messa e predicato. In tal
giorno è ricordato nei martirologi: in Au-
stria e in Baviera se ne fa la festa ai 21
di settembre, giorno in cui si trasporta-
rono le sue reliquie, le quali si vedono
a Salisburgo nella chiesa che porta il suo
nome.
R.UPERTO (s.). Ordine equestre e mi-
litare. Neh 701 l'istituì Gio. Ernesto di
Thun arci vescovo diSalisburgo, sotto l'in-
vocazione di s.R.uperlo i ."vescovo di quel-
la città, ed apostolo di Baviera al diredi
Baronio , acciocché i cavalieri in esso a-
scritli, fossero pronti a prendere le armi
per la difesa della fede cattolica , e del-
l'arcivescovato di Salisburgo (F^.). L'ar-
civescovo dopo averne ottenuta l'appro-
vazione dell'imperatore Leopoldo, a' i5
novembre festa di s.Leopoldo,creò 12 ca-
valieri della più cospicua nobiltà de'suoi
stali temporali, fra i quali due nipoti. La
solenne ceremonia si fece nella nuova
chiesa della ss. Trinità, ed a ciascuno dei
cavalieri l'arcivescovo impose una colla-
na d'oro, da cui pendeva una croce smal-
tata di color violaceo, con in mezzo l'im-
magine di s. Ruperto, e nel rovescio una
croce rossa. Seguì alla ceremonia magni-
fico convitOj al quale furono ammessi i
canonici della metropolitana e molti rag-
guardevoli personaggi : nel tempo del
banchetto, nella fontana posta sullo piaz-
za dell'episcopio, zampillarono due fon-
tane di vino a pubblico vantaggio e per
lieta dimostrazione. Nel dì seguente altro
splendido pranzo imbandì il conte Erne-
sto di Thun,unode'nipoli dell'arcivesco-
vo e da lui decorato del nuovo ordine,
dopo il quale seguì una caccia d'orsi e di
lori. Inoltre il prelato istitutore fondò al-
cune commende per distribuirsi ai cava-
lieri, che per 12 anni avessero militalo
RUP
negli csercUl dell'impero. Pei cavalieri poi
(li giovanile efèi e non alti alla guerra, l'ar-
civescovo fondò un collegio, ove fossero
alimenfati e istruiti per 12 anni negli e-
sercizi propri de' cavalieri, ed anclie per
apprendervi le scienze. 11 p. Conanni, Cn-
tnlogo degli orrfini equestri e militari, p.
100, riporta la figura d'un cavaliere del-
l'ordine di s. Ruperlo nello stato di Sa-
lisburgo, ma lo dice originato nel lyoS.
RUPESGI SS A Giovanni, Cardinale.
Francese nato in Roche-Taisle piccolo ca-
stello lungi 2 miglia da Lione, fin da fan-
ciullo chierico di coro nella metropolita-
na di Lione, poi dottore dell'una e dell'al-
tra legge, divenne canonico di Rouen e
oflìciale di quella curia arcivescovile. Nel
i4i 5» promosso al vescovato di s. Papoul,
Martino V lolrasfena quello di Ginevra
nel 1422 con titolo d'amrainistralore per-
petuo, dichiarandolo tale anche di Pari-
gi. Alcuniriferiscono,cheneli423oi424
passò all' arcivescovato di Rouen , e nel
tempo stesso fu scelto a consigliere del
dipartimento ecclesiastico, ricevendo da
detto Papa nel 14*29 l'arcivescovato di
Besancon. Dopo essere stalo al concilio
di Costanza qual vescovo di s. Papoul e
deputato per la nazione fi ancese, contri-
buì col suo suffragio all'elezione di Mar-
tino V che lo decorò ancora del lilolodi
patriarca di Costantinopoli: non pare che
lo fosse d'Aquileia. Volendo Martino V
trasferire il concilio da Pavia, ove l'avea
intimato a tenore de'decreli di Costanza,
a Siena, per l'introdotta peste nella i .^ cit-
tà, si prevalse di lui per conferire coi se-
nesi intorno alla celebrazione del conci-
lio e sua piena libertà. Finalmente a'24
maggio o 23 giugno 14*^6 Martino V lo
creò cardinale prete di s. Lorenzo in Lu-
cina , dove propinquo fabbricò un ma-
gnifico palazzo per comoda abitazione dei
cardinali titolari; non che vicecancellie-
re di s. Chiesa e arciprete della basilica
Liberiana. Eugenio IVgliaffidòla lega-
zione di Bologna, ove morì nel i437, e
trasferito il corpo a Lione ebbe tomba
VCL. iix.
RUR 2i^
nel coro metropolitano con magnifico e -
logio.
ÌMJPlTSm.Evelicì Donatìsli{f^.),co^
sì chiamati dal latino riipes, montagne,
rocce, perchè essi attraversavano le mon-
tagne per portarsi a spargere le loro cat-
tive dottrine.
RUREMO]NDA,.ftoerwo72r/. Città ve-
scovile Aq' Paesi Bassi [f^.) nella provin-
cia e vicarialo apostolico di Limburgo,
di cui parlai nel vol.L, p. lyS insiemeal-
lo stato attuale di Ruremonda quanto al-
l'ecclesiaslico-Quesla cittadelle Fiandre,
nell'antico ducato di Gheldria, è capoluo-
go di circondario e di cantone aio leghe
da Maestricht, sulla sponda sinistra della
Mosa, che vi accoglie la Roer. Sede di tri-
bunale di r .^ istanza, e residenza d'un co-
mandante di piazza, è circondata da un
terrapieno con fossa, ed assai bene febbri -
cata con gran piazza pubblica, collegio,
manifatture. Il commercio e la navica-
zione vi sono attive. Vi fiorirono alcuni
uomini illustri, come il geografo Gerar-
do Mercatore, che altri fanno nascere a
Rupelmonda.Ruiemondanoneracheun
villaggio, che Ottone III detto lo Zoppo
contedi Gheldria fece circondardi mu-
ra nel 1290. Il principe d'Orange la pre-
se d'assalto contro gli spagnuoli nel 1572,
e loro la rese poco tempo dopo. Gli olan-
desi se ne impadronirono nel i632, e 3
anni dopo la ripigliaronogli spagnuoli. La
maggior parte ne fu distrutta nel i665
da un incendio. Gli alleati ne scacciarono
gli spagnuoli nel 1 702,6 gli olandesi la con-
servarono sino al 1 7 1 6 che la consegna-
rono agi' imperiali; divenne allora la ca*
pitale della Gheldria austriaca, e Gfusep-
pell la fece smantellare, l francesi se ne
resero padroni a' io dicembre 1792, la
perderono nel 1793, ma l'anno appresso
la ripigliarono : riunita allora alla Fran-
cia, fu capoluogo d'un circondario del di-
partimento della Mosa inferiore, sino al
i8i4- Eravi un tempo un'abbazia fon-
dala nel 1 370. Per le suppliche di Filip-
po Il le di Spagna, Paolo IV colla bolla
i5
226 Pi U S
Super univèrsa, de* r 2 maggio 1 55»9, isti •
tm il vescovato di Ruremonda suflpraga -
neo delta metropolitana di Malines : gli
assegnò per territorio t 00 terre^ in 56 mi-
glia di lungo e 3o di largo, compresavi
Tà contea Hornense, e gli assegnò 3,ooo
ducati d'oro per mensa, da ricavarsi dal-
le decime,ei5oo ducati da somministrar-
si dal re , a cui die il diritto di nomina
del vescovo. La collegiata delio Spirito
santo l'eresse in cattedrale, trasferita poi
nel 1 66 1 nella chiesa di s. Cristoforo, e per
1 .** vescovo Pio IV preconizzò il celebre
e dotto Guglielmo Zym<^^wo (/^.) di Dor-
drecht, consagrato a Brusselles neh 563,
che Sisto V trasferì a Gand nel 1.588.
Quanto ai successori, fino aFrancescoLui -
gi Sanguessa, consagrato nel 1722, vedasi
la Gallia chr. t. 5, p. 573, nuova edizio-
ne. Ne compirò la serie colle Notizie di
Roma.x'j^'i Giuseppe Werbroveck d'I-
pri. I 746 Gio. Antonio daRobiano diBrus-
selles. 1769 Enrico Gfo. Rerens di Mae-
stricht. 1775 Filippo Damiano di Hoen-
broeck di Ruremonda. 1794 G^»o- Batti-
sta Roberto Van-Veldedi Brusselles. Pio
VII neh 801 riunì il vescovato di Rure-
monda a quello di Liegi (^.).
RUSADO,RUSAZO oRUSADITA-
NO. Sede vescovile della MauritianaCe-
sariense, nell'Africa occidentale, sotto la
metropoli di Giulia Cesarea, forse la sles-
sa di cui parla s. Agostino weW'Epist. 87,
n." IO, in cui narra che fu consegnala
da un vescovo donatista al tiranno Fer-
mo. 11 vescovo Idonio nel 4^4 ^^ esiliato
da Unnerico re de' vandali, il quale nella
conferenza di Cartagine sostenne i dona-
tisti contro i cattolici. Morcelli,/^//. c/tr.
RUSCONI Antonio Lamberto, Cardi-
nale. Patrizio bolognese, nacque in Cen-
foa'io giugno 1743 da illustre famiglia
denominata promiscuamente Riisca dei
Rusconi, che già nel secolo XIl era tale
in Como, vi signoreggiò, e poi anche in
Bellinzona e Lugano, e nella quale fiori-
rono piii personaggi che si resero celebri
nelle armi, nella toga, per insigne pietà,
RUS
è nelle dignità ecclesiastiche, e tale fu An-
tonio ornamento AtWovò^mQ francesca-
no^ che ne fu eletto ministro generale per
opera di s. Bernardino da Siena e confer-
mato da Eugenio IV, dal capitolo com-
posto di 2000 frati, come leggo nel p. Be-
noffi, óVor/rt minoriticap. 180, e nellaiSìf-
ries Episc.Forocorneliensium t.2,p.2 78,
che ricorda pure Vincenzo e BealriceRu-
sconi de'conli Casali, dell*istesso ordine,
che meritarono di essere posti nel cata-
logo de'beati: Nicolò Rosea de'Rusconi
arciprete di Sondrio, ebbe la gloria del
martirio nel 1 6 1 8 peropera de'cal vinisli.
Furono cardinali Pietro del titolo di s.Su-
sanna,e Giorgio vescovo di Trento, che
non riportato da Cardella non ne feci bio-
grafia. Altri vescovi sono, s.Eutiche, Gio-
vanni e Valeriano di Como; Giovanni di
Verona, Girolamo di Cattare, Giovanni
di Parma, e Lamperlo o Lamberto arci-
vescovo di Milano, oltre Pier Dionigio
vescovo d' A matunta neh 801. Questa fa-
miglia, pel cardinale di cui parlo, in vari
tempi fu aggregata alla nobiltà di Bolo-
gna, di Ravenna, Anagni, Alatri, Feren-
tino, Veroli e Foligno, come apprendo
da Cancellieri eruditissimo, nella dedica
a questo porporato, che l'eccitò a compi-
larle (essendone stato governatore e be-
nemerito, siccome narra Cancellieri, che
riporta il noverode'suoi provvedimenti),
delle Notizie i storiche delle chiede di s.
Maria in Julia, di s. Gio. Calibita nel-
l'isola Licaonia, e di s. Tommaso degli
spagnuoli o della Catena, detta poi dei
ss. Giovanni e Petronio de' bolognesi, ec,
Bologna 1823. 11 medesimo m'istruisce,
ed anche nel .Mercato a p. 284 su questa
opera : Robi Rusca il Rusco, ovvero del-
l' FI istoria della famiglia Rusca Rusco-
ni, Venezia 1677, con che mi tengo di-
spensato di dire altro. Il padre Bartolo-
meo, siccome dotto e pio, fu sollecito e vi-
gilante dell'educazione morale e scienti-
fica di A ntonio, contribuendo allo svilup.
pò del suo ingegno, nel fargli apprende-
re in Bologna le scienze; ed egli vi corri-
KUS
spose lii moflo, che ricevè il grado di dot ■
tore nel gius pontificio e cesareo. Portalo
si in Roma per dedicarsi a disposizione
della s. Sede, a motivo deirinciinazione
che avea per lo stalo ecclesiastico, il suo
giusto encomiatore Cancellieri incomin-
ciò a conoscerlo dal celebre p. Giulio Ce-
sare Cordara gesuita, ed ivi imparò pre-
sto ad ammirarne non solo le sue singo-
lari virtìie la sua edificante condotta, ma
ancora l'assidua applicazione allo studio,
pel di cui più facile esercizio, subito prin-
cipiò a formare una scelta biblioteca, dal
suo finissimo gusto poi sempre ampliata,
ed arricchita di nuovi e preziosi acquisti.
Clemente XIV lo ammise in prelatura, e
tragliabbreviatoridi parco maggiore, co-
me trovo nelle Notizie di Romaj e poscia
PioVI lo dichiarò poncntedel buon gover-
no,nellaqualerappresentanzagli fu com-
messa la visita di variecomunitàdellosta-
to, cioè le provincia di Sabina, Marittima
e Campagna, Pontecorvo e Benevento;
onde potè dare prove della sua abilità e
del suo impegno pel pubblico bene. In se-
guito di slraordinarie e gelose commis-
sioni egiegiamente eseguite, lo slesso Pio
VI lo promosse a uditore del camerlenga-
lo, carica già dal Pupa esercitata, e nella
quale gli si apri più largo campo di fare
risaltare la già sperimentata perizia nelle
materie legali ed economiche, trovandosi
a contatto del camerlengo cardinal Carlo
Rezzonico nipote di Clemente XIII. Di
poi nel 1801 a'i5 dicembre Pio VII lo
accettò uditore della s. romana rota, per
la città di Bologna che lo nominò; per
cui il prelato per mostrarsi graloed alfet-
tuoso cittadino, fece trasportare dal suo
palazzo in Bologna a quell'istituto delle
scienze, secondo i replicati voti degli ar-
cheologi bolognesi, l'intatta egregia sta-
tua di Nerone giovinetto, non ancor de-
pravato ne'coslumi, che arringando nel
senato romano in favore de'bolognesi nel-
la disgrazia d'un rovinoso incendio, ot-
tennea favor di Bologna un generoso sus-
sidio degnodellaoiunificenza di quell'au-
R U S 227
gusto consesso. Dopo le f;ilali vicendedel-
la l' invasione francese, nel i8i4 P^'' '*
reintegrazione della sovranità pontificia,
prima che Pio VII ritornasse a Roma sua
sede, commise a mg/ RÌK'arola[V .\è\ ri-
pristinarvi il papale governo, coadiuvato
da una congregazione di slato, membro
della quale il Papa nominò Antonio. In
premio di tante fatiche, ed in singolare
attestato di vera estimazione e fìducia,non
solo Pio VII nel concistoro degli 8 marzo
1 8 1 6 lo creò cardinale dell'ordine de'pre-
ti, ma eziandio vescovo d'Imola, eh' era
la chiesa diletta chegovernata nel suo car-
dinalato, fino a quel giorno a vta ritenu-
ta, per cui il cardinale che avea nella sua
modestia ricusato i vescovati diComo don-
de traeva origine la sua famiglia, e di Cre-
ma, pel grande onore e distinzione che gli
si compartiva l'accettò. Il Cancellieri ap-
plaudì a questa duplice promozione nell'o -
puscolo: Prose, iscrizioni e ver^/^Roma
18 16. A'29 aprile il Papa gli conferì per
titolo la chiesa de'ss. Gio. e Paolo, al qua-
le il cardinale, oltre varie altre beneficen-
ze, a sue spese rinnovò la campana fatta
già dal cardinal Camillo Paolucci, e con
sua iscrizione e stemma solennemente la
benedì. Inoltre Pio VII lo annoverò alle
congregazioni de' vescovi e regolari, del-
l'esame de' vescovi in sagri canoni, del con-
cilio, dell'indulgenze e s. reliquie; quindi
lo consagrò egli stesso vescovo nella cap-
pella segreta, in uno al cardinal Riganti
vescovo d'Ancona, ciò che rilevo nel n."
3 3 del Diario di Roma del 181 6. Nel n."
41 poi è detto. >» Lunedì mattina partì
da questa metropoli Tem." R.usconi alia
volta d'Imola, per assumere le pastorali
cure di quel vescovato. Reca esso a quel-
la cattedrale 4 calici, uno de'quali d'oro,
ed un reliquiario, pregiatissimo per il va-
lore non meno, che per l'eccellenza del la-
voro, doni tutti trasmessi alla detta cat-
tedrale dall' animo munifico e tenero at-
taccamento del s. Padre per quella giàsua
particolare chiesa vescovile, essendosi an-
che degnato accordare alle dignità e ca-
228 R U S
nonici del dello capitolo onorlficenlissi-
raedistinzioni. Il sig.*'Gio. Camillo Rusco-
ni (figlio del) germano fratello del lodalo
em.''e maggiore della truppa urbana di
Bologna, con pontificio breve è stato de-
corato del titolo di marchese, per la co-
stante fedelissima adesioneal principato."
Oltre l'errore che ho emnndato tra le pa-
rentesi, noterò che il titolo di marchese
non fu concesso al nipote Gio. Camillo,
ma bensì ai due fratelli germani del car-
dinale, Pier Dionigio primogenito e Do-
menico cadetto. Nell'articolo Imola, oltre
di aver toccato di tali doni, indicai come
nel tempb dell'invasione francese in Bo-
logna e Cento i Rusconi ospitarono i mi-
seri, de'sacerdoti e de'canonici Vaticani, e
tra essi Rusconi si distinse il march. Giu-
seppe fratello cugino del genitore del card i-
nale(e padre del vivente rispettabiFe mg.*^
Giovanni Rusconichiericodi camera, con-
sultore di stato per le finanze^ già vice-
maggiordomo, ministro delle armi, e dei
lavori pubblici del Papa regnante). Ivi an-
cora narrai le principali benemerenzedel
cardinale colla diocesi, e come per cura
dell'elegante penna del eh. ab. d. Dome-
nico Marsella, fece decorosamente pub-
blicare le memorie de'vescovi predeces-
sori nella sunnominata SeriesAÌ cardina-
le non risparmiò fatica per promuovere
il maggior bene della sua vasta diocesi,
■visitandola in ogni parte ancorché alpe-
stre, eccitando popolo e clero all'esecuzio-
ne de'propri doveri, non solo con l'esem-
pio, ma con fervorose omelie e zelanti no-
tificazioni. Decorò la cattedrale di maesto-
so altare maggiore, tutto di scelti marmi,
proporzionato alla magnificenza de! tem •
pio. Nella diocesi colla spesa di circa5,ooo
.scudi edificò la chiesa parrocchiale e an-
nessa canonica in Poggiolo, indi la con-
sagrò; avendo così liberata dalla parroc-
chia la chiesa unita al casino de'vescovi,
nella villa di Torrano, rinnovando la fab-
brica, aumentandola e fornendola di mo-
bilio. Ristabilì i cappuccini in Imola e in
Ltìgn:! minori osservanti riformati in I-
RL S
mola, nel subuibano santuario della Ma •
donna di Piratello, e in Massa Lombar-
da; le monache domenicane in Imola e
in Castel Bolognese, e nella i.' anche le
francescane, nel magnifico luogo abitato
prima dalle Slefane, donde le alunne di
s, Giuseppe trasferì nell'adatto locale del-
le cappuccine, poi occupato dal semina-
rio, al cui lustro e incremento dedicò la
sua sollecitudine pastorale. Con diverse
iscrizioni abbellì Imola, sia nella chiesa
del monastero delle domenicane, in lode
di Pio VII suo immediato predecessore,
che in altri modi. Pio VII nel 1820 lo
dichiarò legato di Rai'enna,o\eco\\ocò\-
scrizioni al piedistallo della statua in bron-
zo di Alessandro VII, eretta sulla piazza
di s. Francesco; ed altre nell'aula del pa-
lazzo apostolico della legazione, dove nel-
la volta fece dipingere lo stemma genti-
lizio di Pio VII, e tìeile pareli rinnovò
quellide'cardinali legati, dal tempo diGiii-
lio 11, a quello del proprio predecessore,
già cancellati nelle commozioni politiche.
Per l'aniore che avea per la scienza epi-
grafica, la quale coltivò con successo, a-
vendo unito una doviziosa collezione di
antiche iscrizioni, ne fece generoso dono
al museo lapidario Vaticano, con piacere
del Papa e degli archeologi romani, co-
me leggesi neWEUnco dé'soggetti esisteii'
dnclMuseoì^aticano^^nhhWc^io dai d'E-
ste nel 182 1; e nella prefazione del Mt-
seo Chiaramonli de.ficrillo e illustralo ila
F. A. Visconti, e G. A. Gtiattani. Morto
Pio VII nell'agosto 1828, gli celebrò so-
lenni funerali, e pubblicò una lettera pa-
storale per eccitare lutti a pregare Dio
per la sollecita elezionedel successore. Por-
tatosi in Roma al conclave, scelse per Da-
pìfero il Cancellieri. L'eletto Leone XII
subito lo confermò nella legazione di Ra-
venna, che continuò a governare con lo-
devole prudenza, mediante la quale gli
riuscì definire la vertenza sulla strada
Faentina, inceppata da 3 anni, e da lui
fatta proseguire, e ridurre quasi al suo ler-
minecon applauso comune.Intanto giua*
RUS
to il cardiiinleairetà di Scanni compiti,
siamrnulò d'infermità infiammatoria, ed
in Imola passò al riposo de'giusti il i.° a-
gusto del 1825. Nella cattedrale gli fu-
louo celebrale decorose esequie, ed ivi re-
stò sepolto col compianto de' diocesani.
Sarà perenne la memoria di questo am-
plissimo cardinale, per le molle virtù eh»
rifulsero in lui, e lo accompagnarono in
tutti i nobili impieghi, che con somma lo-
de sostenne in tempi scabrosi. 11 n° 62
del Diario di Roma del 1 825, ne annun-
zia la perdita con parole di elogio.
RUSGONlA,RUSGUNlAoRUSCO-
^'I A. Sede vescovile della MauritianaCe'
sariense, nell'Africa occidentale, sotto la
metropoli di Giulia Cesarea. Si chiamò
Colonia Augusta Rusconia, perchè si cre-
de che fondasse la città Marco Pinario
Rusca pretore romano, che conquistò la
Sardegna, pose in rotta i corsi nel 569 di
Roma, e per aver soggiogali i popoli del-
la Magna Grecia si vuole aver dato il no-
me a Rossano. Prese poi il nome d'Au-
gusta probabilmente per la colonia che
vi dedusse Augusto o qualche altro im-
peratole romano. Si conoscono due ve-
scovi: JVumerìano che nel 4^9 ^" ^1 con-
cilio di Cartagine, legato de' vescovi di sua
provincia; e Bonifacio esiliato nel 4^4 dal
re de' vandali Unnerico, per non avere sot-
toscritte l'erronee proposizioni de'dona-
tisti nella conferenza di Cartagine. Mor-
celli, Jfr. dir.
RUSiCADEoRUSICCADIA.Sedeve-
scovile di Numidia nell'Africa occidenta-
le, sotto la metropoli di Cirta. Ebbe 3 ve-
scovi: Verulo del 255, Vittore del 3o5,
Faustiniano del 4 ' ' • Morcelli, /4fr. chr,
RUSIO. Sede vescovile della Tracia,
eretta nel Y secolo sotto la metropoli di
TraianopoIi,e nel IX divenne arcivesco-
vato onorario, chiamala anche Topiris.
Ebbe pure vescovi latini, tra 'quali si co-
noscono, Giovanni di Chartres, rinomato
teologo domenicano, fallo vescovo da Ur«
bano V nel 1 368; Enrico morto nel 1 3g i ,
bui finir del quale aauo per sua morie
RUS 229
Bonifacio IX elesse Enrico Ringourt dei
frati minori. Oriens dir, t. 3, p. 1098.
RUSPA. Sede vescovile della Bizacena,
nell'Africa occidentale,sotto la metropoli
d'Adrumeto, che si vuole corrisponda a
Elfagua borgo della reggenza diTunisi in
Barberia, o situata tra il castello Acoli -
tano e il municipio d'Usilla. Si conosco-
no 4 vescovi: Stefano esiliato nel 484 da
Unnerico re de' vandali, per aver profes.
salo le verità cattoliche contro i donati-
sti; Fulgenzio distinto per la sua pietà e
dottrina, consagrato vescovo nel 5o8 e
morto santamente nel 533; Feliciano che
gli successe fu nel 534 al concilio di Car-
tagine, nel quale si trattò de'privilegi dei
monaci; e Giuliano che sottoscrisse la let-
tera del concilio Bizaceiio nel 64 ^ all'im-
j)eralore Eraclio, condannando gli errori
de'monoteliti. Morcelli, Afr, dirisl.j Ar-
duino, Condì, t. 3. Ruspa, Ruspenjèoviì
un titolo vescovile in parùbus, sotto l'ar-
civescovato in parùbus d'i Carlagine,che
conferisce il Papa. Gregorio XVI a'2 7 lu-
glio 1839 lo conferì a mg."^ Romualdo Xi-
nieno domenicano della provincia del ss.
Rosario, e coadiutore del vicario aposto-
lico del Tunkino orientale, che fu consa-
giato in quella regione, con tutte le cere-
monie della chiesa cattolica, come ripor-
ta il p. Guglielmotti, nelle Memorie delle
missioni cattoliche nel regno del Timdii-
nOj p. 241 e seg.
RUSPlNAoRUSPlTA. Sede vescovi-
le dell'Africa nella provincia Bizacena, il
cui vescovo Secondo nel 4i ' f«J alla con-
ferenza di Cartagine tenuta dai cattolici.
IMorcelli, Àfr. christ.
RUSPOLl Bartolomeo, Cardinale.
De'principidiCe/ve^er/,naloinRomaa*25
agosto 1 697 di chiaro sangue, di cui par-
lai nel vol.XLl,p. 190; allorché fu in età
di vestire l'abito prelatizio, Clemente XI
ue'primi del i7i9rammise tra'protono-
lari apostolici, e per sua morte meritò càie
il s. collegio lo scegliesse a Governatore
del Conclave ; incarico eh* egli esercitò
con lauta vigilanza e splendidezza, che
23o RUS
Teletlo Innocenzo XIII, suoaflìne, lo pro-
mosse alla carica di segretario de Memo-
riali^ e dopo il di lui breve pontificalo
Benedetto XIII non gli diede subito al-
cuna provvista, finche avendo il proprio
nipote duca di Gravina sposato la sorella
del prelato, a*28 novembre 1 724 lo fece
segretario della s. Congregazione di pro-
paganda/ideyeneì seguente anno il Papa
si portò a consagrare la chiesa di Vigna-
nello, feudo della famiglia, nella delega-
zione di Viterbo (F). Clemente XII a'2
Ottobre 1780 lo creò cardinale diacono
de'ss. Cosma e Damiano, e gli assegnò le
congregazioni de* vescovi e regolari, dei
riti, di propaganda, del concilio, della rev.
fabbrica di s. Pietro, di consulta, del buon
governo, dell'indice, della concistoriale,
delle acque, e de'confìni. Nel 1734 lo no-
minò gran priore dell'ordine g:^ro5o///72i-
iano in Roma. Indi successivamente lo
fece protettore dell'ospizio apostolico di
«.Michele, dell'ordine de'cappuccini, del-
le arcicoofraternite del ss. Crocefisso, del
Carmine in s. Grisogono, di s. Angelo in
Borgo, degli Agonizzanti, del ss. Sagra-
inento in s. Francesco di Paola, di s. Eli-
gio de'Ferrari, della confraternita di s.
Maria in Via, e dell'università de'mer-
canti. Lo fu pure della chiesa e ospedale
di s. Giacomo, delle monache cappucci -
neal Quirinale, delle maestre pie, de'mo-
nacidiMouteLibanoiuss. Pietro e Mar-
cellino, del collegio germanico ungarico.
Fu del numero de'cardinali elettori diBe-
«edetto XIV, e finì i suoi giorni in Vi-
gnanello a'2 1 maggio 1 74 1 ,d'anni 44 "O^
compiti, compianto per le sue belle qua-
lità,e per vederlo rapito in robusta età. Il
corpo fu trasferito in Roma, ed ebbe se-
poltura nell'ingresso della chiesa de'cap-
puccini, a tenore della testamentaria sua
disposizione, sotto una lapide marmorea
e adorna delle insegne cardinalizie, eoa
semplicissima iscrizione.
RUSSI A, Russica. Il più vasto impero
della terra, nell'Europa settentrionale,
immensa monarchia che i geografi dicono
RUS
comprendere la 9.' parte circa del con-
tinente orientale e quasi la 28.^ di tutto
il globo abitabile, e perciò vuoisi supe-
rare di molto l'ampiezza del romano im-
pero, che pure stendeasi dall'isole Britan-
niche sino all'Eufrate. Dispiegasi nel nord
dell'emisfero boreale tra 36" 20' e 78**
2.5' di latitudine nord, e tra il 1 7°di lon-
gitudine est, e 1 32°di longitudine ovest, il
che forma una longitudine totale dÌ2 1 1 **.
Slendési questo gigantesco e colossale im-
pero nel nord dell'Europa, nel nord e nel-
l'ovest dell'Asia, e nel nord ovest dell'A-
merica settentrionale. L'Oceano Ghiac-
ciale artico lo limila al nord; all'ovest so-
no i suoi confini segnati i.^ dalla Tana,
dai monti Dofrini e dal Torneo, dal lato
della monarchia svedese; poi dal Baltico
e dagli stati prussiani; dal Niemen, dalla
Bobra, dalla Narew e dal Bug, verso lo
stalo di Polonia; dalla provincia austria-
ca di Gallicia, da cui lo separa in parte
la Podhorce;dalPrut e dal Danubio ver-
so la Turchia europea. Alsudsonoil mar
Nero, la Turchia asiatica, la Persia, colla
quale il monte Ararat e l'Arasse servono
di limite; il mar Caspio, la Tarlarla in-
dipendente, verso la quale segnano per
assai gran tratto la frontiera il fiume U-
ral, rUi, ilTobol, l'Abuga, il logo Den-
ghiz-K-ul, ed il Gorkila-Atzu; l' impero
Cinese, il cui confine taglia il lago Balkac
e siegue il Piccolo Aliai, i monti Sanyask,
l'Argun ed i monti Stanovoi; finalmente
il giand'Oceano boreale. All'est la Rus-
sia tocca la nuova Bretagna, cioè i pos-
sedimenti inglesi dell'America settentrio-
nale. La più grande lunghezza di questo
impero è di circa 3, 000 leghe, e trovasi
verso il 55" parallelo; la massima lar-
ghezza tanto in Europa, compresi tulli
i paesi Caucasii, sotto il ^/\° caendìano^
come in Asia il 'j5° o sotlo il 100", è di
700 leghe; la superficie totale può salire
a 1 ,0 r 7,400 leghe quadrate, delle quali
261 ,000 per l'Europa, 684,000 per l'A-
sia,e72,4oo peri' America. Altri diminui-
scono di molto tale enorme cifra, ed affer-
RUS
mano contenere l'impero russo 347,000
miglia quadrate, delle quali 47,000 iu
Europa, 276,000 in Asia, 24,000 in A-
inerica. L'impero romano al tempo della
sua maggiore grandezza, si dice che non
sorpassò 3oo,ooo miglia quadrate,e l'im-
pero cinese non ne ha che 128,000. 11
tedescoletterato Wichmann nella sua de-
scrizione della monarchia russa dà un'i-
dea della vastità di questo impero para-
gonandolo con diversi stati nel seguente
modo. La Russia è più grande della Fran-
cia 28 volte, dell'Austria 29, della Sve-
zia 38, della Confederazione renana 82,
dell'impero Ottomano 5, di quello Cinese
4 778, della Persia 7, del Giappone 39.
Osserva l'avv. Castellano, che nell'am-
pia estensione dell'impero russo si nove-
rano 1 263 città e circa 268,000 villaggi,
mentre quasi altrettante città si conten-
gono nel regno di Francia, che si calcola
34 volle più piccolo^ e 5 IO se ne anno*
verano nel regno de'Paesi Bassi, il quale
forma una 3oo.a parte del russo impero.
Dirò poi con altri geografi, il vastissimo
impero della Russia racchiude nel suo
seno i deserti più aridi e i paesi più de-
liziosi; che sovente nel tempo medesimo
è ingombro da ghiacci ed avvivato dalla
più rigogliosa vegetazione; che mentre la
neve copre le immense paludi della Si-
beria, il paradiso delle rose alle radici del
Caucaso rimane avvizzito dall'estivo ca-
lore; offre nel suo moudo morale, siccome
in quello della natura, una sterminata
varietà di popoli, di costumanze, di usi,
di civiltà, di linguaggi, di religioni. L'a-
spetto generale della Russia offre piuttosto
una superficie piana che montuosa, né
vi sono che 4 catene di montagne impor-
tautissi me:ilCaucaso,i monti Urali,i mon-
ti Stanovoi o lablonnoi, e finalmente u-
na catena, che nella Russia americana
fiancheggia la costa del grand'Oceano. Le
altre alture denominate montagne, non
sono quasi in realtà che colline: le mon-
tagne vulcaniche della penisola delKamt-
sciatka sono osservabili per una maggior
RUS 23i
elevatezza, e soprattutto pe'loro vulcani.
Le acque di quest'impero Irovansi distri-
buite tra 5 grandi bacini;cioè dell'Ocea-
no Ghiacciale, del Baltico, del mar Nero,
del Caspio e del grand'Oceano. Più esteso
è il i.°, comprendendo in Europa3 fiumi
principali, la Dvina del nord, il Mezen e
la Pelsciora; in Asia l'Obi, il lenisci, l'O-
lenek, la Lena,rindihirka e la K.olyma.
1 1 Torneo,la Ne va, la Dvina del sud o Du-
na, e il Niemen sono i tributari più no-
tabili del Baltico. Nel bacino del mar Ne-
ro, sono in Europa ilDniester, ilDnieper
o Nieper o Borìstene, il Bug, il Don che
cade nel mare d'Azov, il Ruban , ed in
Asia, il Rioni o Fasi. La parte europea
della Russia manda al Caspio il Volga,
che è il maggior fiume dell'Europa; la
parte asiatica offre nella dipendenza di
questo mare il Rur che riceve l' Arasse.
11 bacino del grande Oceaaoè pochissimo
esteso e presenta soltanto in Asia l'Aua-
dyr^ tributario del mare di Bering, ed in
America il fiume di Rame o del Control-
lore. 11 maggior lago di Russia é il Baikal
verso il sud della Siberia, nel bacino del-
rienisei, il Ladoga, rOnega,rilmen ed il
Peipus, che sgorgano nel golfo di Finlan •
dia; il Belo che appartiene alla parte su-
periore del bacino del Volga; l'Enara e
rimandra, vicini all'Oceano Ghiacciale,
ed il Bolchei che manda le sue acque al
mare d'Azov, sono i laghi più rimarche-
voli della parte europea: tra gl'innume-
rabili laghi de'quali è gremita la Finlan-
dia, sono più osservabili il Paejiane e il
Salma. Ingenerale i territorii bassissimi
che circondano il mar Bianco ed il Bal-
tico, e quelli che trovansi verso i limili
de'bacini di quest'ultimo, del mar Nero
e del Caspio, racchiudono una moltitu-
dine straordinaria di laghi, e qua e là
grandi paludi, come quella di Pinsko o
del Pripet. Il Tchany e il Samy, nel sud-
ovest della Siberia, stanno vicini all'Ir-
iisch; il Piasino neiuiord comunica coU'O-
ceanoGhiacciale mediante laPiasina.Nel-
Tovest della Russia americana, vi è il la-
23a R U S
go Chelckhovo. La piana superfìcie della
Kussia, i mari che l'accerchi auo, i mae-
stosi fiumi, i grandi laghi hanno agevo-
lato la costruzione di canah navigabihche
mantengono dall'una estremità all'altra
-vive le comunicazioni, ed il traffico fio-
rente. Un triplice sistema di navigazione
trovasi stabilito tra il Baltico e il Caspio,
j)er mezzo de'canali di Maria, di Tikhvin
e di Vychnei-Volotchok che fanno comu-
nicare il Volga co'liighi Onega, Ladoga
e llmen: ai quali 3 sistemi si congiungo-
no parecchi altri canali, come quelli di
Ladoga, diJNovgorod o diSievers, diSvir
e di Sias. 11 canale di Kubensk o del du-
ca Alessandro di Wurtemberg è destina-
to a riunire i bacini de'mari Bianco, Ca-
spio eBaltico; il canale del JNordoSeve-
j o lekaterinski mette in comunicazione i
))rimi di detti bacini. Le acque tributarie
da un latodelgolfodiFinlandia,edairal-
tro del golfodi Livonia, stanno unite me
diante i canali di Fellin, di Verro e di
Velikia-Luki. La congiunzione dei bacini
del Baltico e del mar Nero formasi con i
canali della Beresina e di Lepel, d Ogin-
ski e Royal; fece Pietro I incominciare
quelli della Hamyschinkaed'lvauov, per
unire il mar Caspio al mar Nero a mezzo
del Don e del Volga, li nome di Russia
desta Tidea d'una temperatura fieddissi-
ma; in fatti se si consideri l'altezza della
latitudine nella massima parte di questa
contrada, si deve trovarvi un rigido cli-
ma. Anzi a latitudine eguale, il freddo è
quivi maggiore che non nella più parte
degli altri paesi d'Europa, e cresce gene-
ralmente d'intensità a misura che si pro-
gredisce verso il nord : il paese accosto al
marBaltico gode d'una temperatura mo-
derata, a paragone delle immense pianu-
re che distendonsi tra il Volga ed i monti
Urali, e de'deserti della Siberia; in quasi
tutte le parti di questa il freddo è abba-
stanza violento nell'inverno per far gela-
re il mercurio. A Taganrog, porlo del ma-
re d'Azov, più meridionale di Parigi e
Àilualo più di 1 a" al sud di Piclrubui go,
RUS'
il termometro scende bassO quanto in que-
st'ultima città, cioè abitualmente a 1 5" e
20°R. e talvolta a 26" e 3o°. Il freddo
che predomina nelle contrade più boreali
della Russia non è sopportabile se non da-
gli abitanti che vi sono accostumati, e le
cui razze piccole e gracili, conosciute sot-
to il nome di Laponi e Samojedi, errano
sulle spiaggiedeirOceano Ghiacciale: co-
là notti d'alquante settimane, ed anche
di qualche mese succedono a giorni assai
lunghi', una rapida estate basta appena
allo sviluppo d'una meschina vegetazio-
ne. All'altra estremità dell'impero, laBes-
sarabia, la Crimea e le regioni Caucasie
godono d'un clima delizioso; ma men sa-
lubre vi è l'aria che non nelle altre parti,
andandovisi soggetti ad epidemie assai
frequenti. Lo scorbuto e l'emorroidi sono
malattie endemiche in Russia. Se si eccet-
tuino la massima parte della regione si-
tuata al di là del 60.° grado di latitudi-
ne, e le parti montuose, la Russia è un
paese fèrtile che potrebbe alimentar mol-
to maggior numero di abitanti che non
ha : sopra questa porzione capace d' u-
na coltura vantaggiosa , la metà è data
all'aratro e somministra ancora al di là
del necessario al consumo. Tra i prin-
cipali ostacoli al perfezionamento dell'a-
gricoltura devesi porre la schiavitù dei
contadini, e la incuria che dulia loro con-
dizione risulta. 11 suolo non entra quasi^
per niente nella stima de' beni fondi; si
valutano dal numero d'uomini che in es-
si vivono attaccati alla gleba. 11 grano è
la prima ricchezza vegetabile della Rus-
sia ; abbonda soprattutto in Europa nei
governi del centro : le raccolte principali
sono quelle di segala e a vena, poi in meno
quantità il frumento, l'orzo, il miglio, il
saraceno, il maiz. La ledianka o il frumen-
to di ghiaccio, è una specie di grano che
coltivasi nelle regioni settentrionali, uè te-
me il freddo. La canapa coltivasi con at-
tenzione, e ne produce abbondante quan-
tità. Il rabarbaro di Siberia è ricercato;
cumuuc il lupulp e il lubuuco. lu geuciu-
RUS
le i fruiti sono luediocri; delle nocciuole
^e ne fa pt-odigio!>oconsun)o;ia varie par-
ti le uve sonueccelienli, come iu Giorgia
e in Astrakan; il governo va incoraggian-
do l'economia rurale. I boschi sono pre-
cipuamente composti di pini, abeti ,quer-
tie, pioppi, ec: in alcune parti sono selve
immense, in altre se ne manca. In ragio-
ne de'di versi climi che ne abbracciano l'e-
stensione, la Russia ha un regno anima-
le svarialo quanto il vegetabile. 1 cavalli
si trovano da per tutto, tranne nella zo-
na ghiacciale; sono agili e forti, ed alouiie
l'uzze sono bellissime. 11 cammello serve
a^sai di movente da cavalcatura agli abi-
tunti delle steppe; ne'ghiacci del nord il
rangifero serve da bestia da tiro, da soma
e da alimento. La specie bovina e la pe-
corina è mediocre, eccettuale alcune par-
ti. I porci sono comunissimi; vi sono pure
capre. Abbondanti sono le bestie selvati-
che, cosi la selvaggina, massime i volati-
li, per le svariate penne, e le caccie pia-
cere favorito della nobiltà. Animali im-
portanti pel commercio delle pelli sono
le martore , i zibellini, ed ì castori della
iìiberia; le lontre, le volpi, gli scoiattoli,
gli eruieilini,ec.: in Siberia si trova il mu-
schio. La pesca è una sorgente immensa
di ricchezze per la Russia; copiosa e mol-
teplice è la qualità de'pesci, essendovi an-
che le balene. L'educazione delle api è ge-
neralmente accuratissima; quella de'ba-
chi da seta antichissima nel Caucaso , si
è propagata trai russi. 11 coccus poLoìio-
rum somministra bel colore cremisino.
La Russia è uno de' paesi più ricchi di mi-
nerali; produce il platino, abbondanti mi-
niere d'oro, che nel 1 84? dierono 87,030
libbre romane;rainiered'argento,di rame,
di stagnOj di piombo, di ferro, di mercu-
rio, d'antimonio, di zinco, di granilo, di
marmi d'ogni colore, di ardesia, di gesso,
di serpentino, di terra da porcellana, d'a-
mianto, di diaspro, d'alabastro, di cristal-
li,di lapislazzuli, di rubini, di topazi,d'ac-
que murine, d'amelisli, di berilli, di gra-
uale, di muiachile, di aiàoiili; di zaillri,
RUS 233
di smeraldi, di opali, di calcedonie, d'o-
nici, d'agate, di corniole, di diamanti.
Tanto è ricco il regno minerale, che lun-
go sarebbe a indicare le parti che danno
le accennate produzioni ; certamente la
Siberia n'è feracissima produttrice. Vi so-
no sorgenti salse e laghi , che sommini-
strano sale bianchissimo. Grande quan-
tità di petrifìcazioni si rinviene in Sibe-
ria. Questo interessantissimo e immenso
regno non è una terra incognita per le
visite che vi fecero gli scienziati, ma per
una ben piccolissima parte nefu percorsa
la superfìcie. Nella primavera del 1802 si
disse che il conte AnlonioDemidofl'avea
preparalo una grande spedizionescientifi-
ca nella Siberia, a sue spese e sotto la per-
sonale sua direzione. L'alta importanza
della Siberia, per la descrizione fisica della
terra, fu dimostrala da Alessandro Hum-
boldt nella classica opera, l'^^ta Centrale, i
Chiunque si reca a visitare il museo mi-
neralogicodi Pietroburgo, o il gabinello
del duoa diLeuchlenberg,non può a me-'
nodi restareattonito all'aspetto delle pre-
ziose rarità che dalla Siberia provengo-
no, tanto rinomata per le sue miniere di
metalli preziosi. La California e il Brasi-
le sai anno più abbondanti d'oro, ma per
la mineralogia e per lo studio delle pie-
tre non ponno stareal confronto della Si-
beria, la quale è inoltre importante per
la botanica e la zoologia: le più mirabili
rarità zoologiche del museodi Pietrobur-
go provengono dalla Siberia. Vedasi Fi-
scher, Storia della Siberia, Pietroburgo
j 774Svariatissima,come opulentissima
è l'industria russaj come ne'corami, nel-
le telerie, cordaggi, fabbricazione d'armi,
ne'lavori di metalli e di ferro, vetrerie,
cartiere, raffinerie, stoffe di cotone e se-
ta, di panni,distillerie pel consumo enor-
me di liquori, manifatture di cristalli, di
arazzi, fiorendovi l'orificeria, come l'arte
monumentale del musaico nel grandio-
so stabilimento fondato dal regnante im-
peratore JN'icolò I, la cui organizzazione
affidò al celebre professore romano Viu-
234 ^^^
cenzo Raflfaelli : la primitiva introduzio-
ne de'musaici di Roma si deve a Lomo-
nosow, eccellente poeta e distinto dotto
russo. Le manifatture nazionali sono pro-
tette e guarentite da un sistema severo
di proibizione per quelle straniere, e da
da diverse provvide misure. Non affatto
nulla era l'industria in questa contrada
durante il medio evo, che anzi fiori va con
certo splendore in parecchie città, come
Novgorod, Mosca, Klovia [F.). Parve
poiché retrocedessesino al regno del czar
Alessio Michelovitzche risolvette di rial-
zarla, chiamando nel paese artisti e fab-
bricatori forestieri; ma verso il cadere del-
lo stesso secolo, Pietro I il Grande le die-
de un impulso ben vigoroso e le fece pren -
dere in Europa un grado: nuova chiama-
ta si fecea'talenti forestieri, e grandi pri-
\ilegi furono agl'industriosi concessi. Pie-
tro 1 lasciò morendo 2 i grandi manifat-
ture, senza contare i4 glandi fabbriche
di tele assai grossolane; i primi suoi suc-
cessori non seguirono la strada da lui
tracciata, e a torto o con ragione, sop-
pressero i privilegi ; nondimeno molto
crebbe l'industria in estensione, ma non
toccò l'altezza della perfezione maggiore
a cui sarebbe forse pervenuta, seguendo
la direzione impressa dal genio di Pietro
I il Grande. Il commercio interno viene
favorito da grandi fiumi e da un sistema
ben inteso di canali; commercio tanto più
attivo che più vasto paese è la Russia j ed
abbonda per conseguenza di climi e pro-
duzioni più svariate. Perfarsi un'ideadel-
l'indoledi questo commercio, basta tener
presenti le ricchezze delle diverse parti
dell'impero. Pietroburgo e Mosca costi-
tuiscono due centri di consumo, verso i
quali si dirigono i prodotti dai punti più
lontani, e che reciprocamente diffondono
le ricchezze loro radustriali sopra tutta
quanta la superfìcie^i sì immenso paese.
Pietroburgo è il centroprincipaledel com-
merciale movimento chesi opera per mez-
zo della navigazione, e Mosca di quello
che si fa per le vie di terra : a facilitare
RUS
il traffico fra le diverse provincie, si ten-
gono in più siti fiere o mercati di cousi>
derazione; la fiera di Novgorod'Nijni(y.)
è una delle più celebri d' Europa. Rag-
guardevole è il commercio che fa la Rus-
sia coll'esterno; ma al pari de' rami pri-
mari dell'industria, anche l'alto commer-
cio trovasi specialmente in mani stranie-
re : i nazionali sono attissimi ai piccoli ne-
gozi mercantili, che formano l'occupazio-
ne loro favorita. Nel 1788 in Parigi fu
pubblicalo di Gio. Benedetto Scherr, Isto-
ria ragionata del commercio della Rus-
*/V2,anticoe moderno, le manifatture sta-
bilite da Pietro I, parlando ancora de'pe-
si, misure e monete dell' impero e del-
l'ingegnosa aritmetica russa, che si esegui-
sce per conteggiare con macchina che
sembra invenzione d* un cieco , essendo
formata in una tavola fornita di molti fili
di metallo paralleli, in ciascuno de'quali
trovansi infilati 9 globuli simili, che cor-
rispondono alle nostre cifre numeriche.
Ivi si dice che sì fatto modo di conteg-
giare r usarono molti popoli antichi e
grandi, e se ne esaltano i vantaggi. L'at-
tenzione del pubblico trafficante si volge
con interesse verso le crescenti relazioni
della Russia colla Cina. Nel quadro del
commercio russo del i845 si rileva, che
nel totale si elevò in valore a 7 1 3 milio-
ni di merci, ed in trasporti marittimi a
2,200,000 tonnellate. Tuttavolta in con-
fronto de'suoi 65 milioni d'abitanti, se-
condo la più comune sentenza, sembra
poco importante tale cifra, e rappresenta
appena il 3.° del commercio francese, o
un poco più di quello de'4 milioni d'abi-
tanti del Belgio. Ma il governo russo pre-
vede benissimo l'estensione che non pon^
no mancare di prendere le sue relazioni
coU'Asia. Posto tra la vecchia Europa e
l'estremo Oriente, esso vede dalla parte
dell' Asia immense contrade aprirsi alle
abitudini e ai bisogni di consumo, e pre-
parare incessanti vie di sbocco ai prodot-
ti delle manifatture russe. Ond' è che ha
quasi interdetto per terra sul suo terri-
RUS
torio il transito delle merci d'Europa, ed
inoltre ha investito le sue manifatture di
una protezione, sotto la quale esse fecero
ultimamente grandi progressi. La legis-
lazione commerciale russa ha eziandio il
vanlaggiojch'essa assicura alla popolazio-
ne agricola un lavoro costante, ed abba-
stanza largamente retribuito, quando ter-
mina la coltura delle terre e la raccolta
de'loro prodotti. La Russia negli ultimi
tempi ha fatto trattati commerciali con
parecchi stati esteri, aprendogli i suoi por-
ti. Possiede la Russia sui diversi mariche
la bagnano 3o porti, ma quello solo di
Pietroburgo [V.) fa idue terzi del traffi-
co; i più importanti sono poi Rìgn(F'.)^
situato nel Baltico come Pietroburgo; O-
dessa {T'^.) sul mar Nero, di cui fa qua-
si solo il commercio; Arcangelo sul mar
Bianco; Astrakan (y.) presso la foce del
Volga è l'emporio del commerciodel Bal-
tico. La Russia asiatica ha i porti di Pe-^
tropavlovsk, e d'Okhotsk,di poca impor-
tanza. Le isole KadiakeSilka sonoi so-
li punti commercianti della Russia ame-
ricana. Le strade ferrate introdotte anche
in Russia, grandemente giovano pure al
commercio, ad onta delle gravi difficoltà
che presentavano le costruzioni per le ma-
nutenzioni, a motivo del clima, della ne-
ve, del disgelo di questa, e quando i fiu-
mi, torrenti e ruscelli crescono a conside-
revole altezza. Ma non perciò si atterrì il
governo, e l'imperatore Nicolò I che con-
siderò di qual peso crescerebbe la prepon-
deranza del suo grand' impero , ove col
mezzo di strade ferrate agevolasse la coe-
sione delle sue principali parti e le rav-
vicinasse così ai confini dell'occidente, ne
decretò l'esecuzione. Se ne tentò il i ° sag-
gio da Pietroburgo a Tzasrkoeselo, ed a
Pavlovsk,e riuscì egregiamente nel 1 838.
La gran linea da Pietroburgo a Mosca,
che unisce le due gran metropoli, inco-
minciata nel 1842, nel suo 25.° anni ver-
sano la percorse l'imperatore, come notai
nel voi. LUI, p. 44» a'20 agosto 1 85 1. Ai
28 luglioi846 fu aperta quella del Don
RUS
235
e del Volga. NcllaRussia meridionale s'iu-
cominciòuna linea fra Odessae Sebasto-
poli. Vi è il progetto di congiungere con
ferrovia, Pietroburgo aCronstadt,di gran»
de ardimento, ma pieno di utilità: Cron-
stadi è porlo militare nel golfo di Fin-
landia, ed insieme è porlo mercantile di
Pietroburgo; ivi arrivano tulle le merci
destinale all' impero. Indi si fece quello
di spingere la linea fino a Porto Baltico,
percorrendo le splendide ville imperiali
PelerhoffeOrianenhaum. Altro grandio*
so disegno sta per essere messo in opera,
il prolungamento della strada ferrata da
Mosca a Chartaw capitale dell' Ukrania,
e da Pietroburgo a Teodosia o Caffit
[F.) nella Crimea; così il Mar Nero sa-
rebbe congiunto col Baltico, ed abbrevia-
ta l'immensa distanza che li separa. Uno
de' rami principali di questo gran tronco
di ferrovia, che da Pietroburgo condurrà
a Varsavia {^F.) è incomincialo. Le prin-
cipali e piti comuni monete russe sono i
rubli d'argento ed i rubli d'oro. Il rublo
<r argento equivale a 4 franchi, ossia a
bai, 74 i?2 romani. Il rublo d' oro equi-
vale a 5 rubli d'argento, corrispondente
a 20 franchi, vale a dire scudi 3 e bai. 73
^1 romani.
L'impero diRussiasi di vide secondo al-
cuni geografi in 5i governi che quasi tutti
portano il nome de'capoluoghi, suddivisi
in 4i I distretti; comprende di più il gran-
ducato diFinlandia diviso in7goverui,che
hanno la loro amministrazione particola-
re, e I o Provincie, 2 distretti ed un paese,
che la loro poca importanza impedì di am-
mettere al grado di governi. La Russia
americana forma una divisione a parte,
la cui sovranità è affidata aduna compa-r
gnia di negozianti. In vece Balbi ecco co-
me divide l'impero Russo: io grandi di-
visioni, comprendenti 54 governi, ciascu-
no de' quali è diviso in più circoli o di-
stretti; più il regno di Polonia (F.). Le
Provincie e le capitali o capoluoghi che
riporterò in carattere corsivo, hanno ar-
ticoh in questa mia opera, i." divisione.
236 RUS
La Russia Bellica o provincie del Balli-
co, che comprendono le provincia e go-
verno di Ingria, con Pietroburgo pei- ca-
pitfile; Finlandia, con Abo(di cui nei voi.
LIV, p. 77); Estonia, con Revel (ne feci
cenno a Pietroburgo); Livonia (meglio
a Prussia), con Rigaj Curio ndia, con Mit-
tuLi. 2/ La Russia Granchy con Mosca
per capitale; vSmolensko,con Suiolenskoj
Psliow,coa Pshowo PleskoWy Twer, con
Iwerj^oyv^ovoàyQ.onNo'W^orodl^'eUki',
Olonelz,conl^elrozavodsìij Arcangelskoi,
con Arcangelo;Wologda,con Fologdaj
Jaioslaw, con Jaroslaw; Kostroraa, eoa
Kostioma; Vludmir,con F^ladfiiirj Kish-
nei Nowgorod , con Nishnei Nowgorod ;
'ta\nhow,coaTamhow,Ke7.an,coiìRezan-f
Tuia, conTulaj Raluga, con Kaiuga; O-
reì, con Orel; Rin sls., con Ruisk; Voro-
uez, con Voronez o Voronces. 3.'^La Rus-
sia Piccola (altri la chiamano Rutena
altri Rossa, della quale fanno capitale ol-
tre Riovia, Lembeig o Leopoli), Riovia,
con Kiovia per capitale; Tschernigow,coa
Tschernigowo7ec/ier/2/gow;Pultava,coa
Pultava; Slobods Ucrania, con Rarkow.
4." La Russia Meridionale o Nuova Rus-
sia, Ekaterinoslaw, con Ekaterinoslaw,
Rerson, con Rerson o Cfierso (anche nei
voi. LI,p. 234, e LIV, p. 77), ed OdeS'
sa; Tauride(o Tauris nella Crimea, di
cuiapERsue nel vol.LlI, p. i3o; laTau-
rideall'erezione dell'arcivescovato di /I/o-
hilow fu assoggettata alla sua giurisdi-
zione spirituale), con Simferopol, e Caf-
fu j Cosacchi Donski o del Don, con
Tcherkash ; Bessarabia (della quale a O-
dessa), con Bender. 5.^ La Russia Occi-
dentalcy Lituania, con Pp^ilnaj Graduo,
con Grodno; Bialystock, con Bialyslock.
6/ La Russia Nera e Russia Bianca (o
Rutena),Witepsk,con Witepsk o Witep-
scojMQ\i\\oYf,cof\Mohilows Minsk, con
Miiisk;y oXìm-A f^onZiloniirj Podolia, con
Kaininieck. 7.' La Russia Orientale, re-
gno di Casan o Rasan nell'antica Bui-
garia^CASHiì, con Casan (di cui a Mosca);
Wiaclka,coa Wiactka; Perin con Perni j
RUS
Sinibirskjcon Simbirsk; Pensa,con Pensa.
8."// regno d' Astracan, Saralow, c.ouSa-
ratow(i\\c\x\[\ Mosca e nel voi. Li, p. 3 24);
Astracan, con Astracan (di cui a Mosca);
Caucasia(di cui nel voi. XL V, p. 1 54),coii
Ekalerinograd; Oremburgo , con Ufa ;
Grusia o Curia (delia quale nel voi. XXX,
p. 261) in Giorgia,coiì Ti/Iisj Rirghi-
si, nella Tartaria: sotto raniminislrazio-
ne del regno d'Astracan sono pure lutti
i nuovi conquisti dalla Russia falli sulla
Persia, come Erivan (di cui riparlai a
Patriarcato Armeno e Persia, e se ne
formarono i governi di Grusia nomina*
la e corrispondente alla Giorgia, e d' I-
merezia;i'1/mg:re^ftì!(nel quale articolo par-
lai ancora d'imerezia o Imirelta, del Cau*
caso, contrade in tutto o in parie corri-
spondenti all'antica Colchide) ; Circassia
(di cui a Mingrelia) e Cabardia popolata
dagli antichi cosari; Ossezia, ed altre prò-
vincie e luoghi soggetti alla Russia o per
tributi. Le provinciearmenesi dividono
in Provincia Armena, nel Chirvan o Scir-
van, inJakoulsk, Imerezia, Mingreliacol-
1' Abasia, ed Omsk. 9.' Russia Asiatica
0 Siberia (della quale a MoscA),e Toboisk,
con Tobolskj Tomsk, con Tomsk; Jenis-
seisk, conRrasnojarsk, Jakoutsk, con Ja-
koulsk, Irkoulsk, con Irkoutsk, e la pe-
nisola Ramtschatka, le isole Rutili, A*
leulizie o Aleuziane, Siudow, la Nuova
Zembla o Terra Nuova grand' isola, la
Nuova Siberia altra giand'isola del mar
Ghiacciale, io." Russia Americana sco-
perta nel 1 7 1 8 da Behering e neli 74B da
Tchirikofj divisa in5 grandi provinciecho
prendono nome dalle tribù che l'abila-
no, cioè Roniagi, coU'isola Radiak, Re-
naitzi, Tciugatzkaia, Ugalaki, Roliugi,
coir isola Silka e con Nuova Arcangelo.
Bisogna confessare, che per l'eslensione
immensa di quest'impero, di cui moltis-
sime parli sono remole e con denomina-
zioni dilfeienli , per quanto riportano i
geografi, riesce penoso il doverne daie
un puro cenno, possibilmente meno ine-
salto. Ripelerò, che non solo feci artico-
RUS
li per le provlncie e città vescovili che ri-
mnrcai in corsivo, ma altri ancora che
appartengono a quesl'impero,oIlre quel-
li che appartengono a Polonia, Lima'
/7/«, Z^i-Vo/z'VZjec.e ne'quali riportai nfiol*
tissioie notizie storiche, sia riguardanti la
storia civile dell'impero russo, sia ri-
guardanti la ecclesiaslica antica e moder-
na. Negli ultimi 4 secoli dell'impero rus-
so, con tutte le vicende continue di guer-
re intestine e straniere, di rivoluzioni e
d'innovamenti, grandissimo èstato l'au-
menfo tanto del territorio di questa mo-
narchia, quanto de'sudditi governati. Le
memorie più certe del 1462 non davano
alla monarchia stessa che un solo milione
di miglia quadrateinglesi, e la misura del-
fa superficie latta nel declinar del i85i,
porta sino a qualche cosa di più di 11 mi-
lioni di tali miglia. La popolazione del
1462 tultoalpiùgiunseaGmilionid'ani-
me, mentre nel i85i venne computala
di 65 milioni: dùnque Testensione del
suolo dominato è divenuta 22 volte mag-
giore, e la popolazione 11 volte più nu-
merosa. Se nella Russia il popolo fosse di-
stribuito con qualche eguaglianza nel va-
sto lerritoriodeirimpero,il risultato detto
poc'anzi argomenterebbe, che per contra-
rio di quanto avviene nel resto dell'Eu-
ropa e del mondo incivilito, la popolazio-
ne vada scemando in modo spaventevo-
le. Ma la conseguenza è lungi assai dall'es-
sere giusta, poiché nell'impero russo quel-
le poche Provincie che sono state sempre
e sono tuttavia popolose, va imo anch'esse
aumentando in coltura ed in gente: tutto
il resto, come le parli asiatiche, in gene-
rale sono vasti possedimenti di terra, più
o meno squallidi e deserti, secondochè più
i*adi o meno vi si trovino i coloni, che
quasi ne sono gli unici abitatori. Gli sforzi
fatti dai czar in diverse eia, per popolare
questi loro lenimenti, riuscirono di trop-
po piccolo vantaggio , se si considerino
gli allettamenti succennati d'ogni specie,
e gl'inviti e le promesse fatte ai forestieri
che vi si volessero stanziare: viaggio gra-
RUS 237
tuito, casa da abitare, strumenti, bestia-
me, semenze, e campi da coltivare, esen-
zione della leva militare, e tutti i favori
e privilegi possibili a conciliarsi colle leg-
gi del paese. Le colonie riuscite a prospe-
rare, con queste sì ampie concessioni, so-
no le alemanne; tanto quelle fermatesi
sulle sponde della Molochna al di là del
Dnieper, quanto le altre stabilitesi nelle
adiacenze di Odessa. I moldavi e i bulgari
delle Provincie ottomnne, sono forse i più
antichi coloni entrati nella Russia,cd han-
no seguito le condizioni guerresche de'lo-
ro paesi nativi: ogni occupazione russa
originava colonie, ogni trattato di pace
le restituiva al turco. Gli alsazi tentarono
ancor essi a cercarvi fortuna, ma furono
sventura li, e scorso qualche anno dovero-
no partirne miseri più di quando v'en-
trarono. Il sistema coloniale fu coadiuva-
to dalle concessioni di terreno, fatte o per
ragione di premio, o per incoraggimento
d'industria ai sudditi russi, equesti hanno
contribuito assai più che i coloni a di-
minuire gli steppi a forza di faticose col-
tivazioni. Verso il centro della parte eu-
ropea, la popolazione è più compatta e
cresce con maggiore rapidità: la provincia
che offra maggior numero d'abitanti per
lega quadrata èMosca,che ne conta2,323;
quella che ne ha meno è Arcangelo, nella
quale non se ne trovano più di 16 per le-
ga quadrala. 1 governi di Mosca, Tuia,
Kursk ePodolia, posti per la maggior par-
te nella zona temperata dell'iinperocen-
trale, godendo del più bel clima, hanno
la più forte popolazione nella Russia eu-
ropea, e contano tutti oltre2ooo abitan-
ti per ogni miglio quadrato: all'incontro
le Provincie del Caucaso, ed i 3 governi
dell'alto Nord, Wologda, Olenetz,e Ar-
cangelo la piùdebole^ in essi conlansi per
ogni miglio quadrato molto menodi 200
abitanti, e nell'ultimo soli yo. Altri cal-
coli riferiscono che la popolazione della
monarchia cresce in proporzione mollo
maggiore dell'estensione; e che nondime-
no la Russia è ancora lontana dall'avere
538 RUS
un numero d'abitanti in relazione colla
sua grandezza e co'suoi mezzi. Inoltre la
popolazione di quest'impero componcsi
di elementi sommamente eterogenei: la
grande maggioranza appartiene alla raz-
za slava, che da se sola conta 44 "bilioni
d'individui; razza che comprende de'rus-
si, de'polacchi, de'buigari e de'serviani.
1 primi in numero di circa 42 milioni for-
mavano un tempo una quantità di tribù
di diversi nomi, ed oggi ancora si distin-
guono in grandi russi,che abitano la par-
te centrale della Russia europea e sono
i pili numerosi, e in piccoli russi, nel no-
vero dei quali pongonsi i russniaci sparsi
nelle provincie occidentali, e la maggior
parte de'cosacchi. Di questi, per l'interes-
se che destarono, dirò qualche cosa. I co-
sacchi saporoghi, cioè quelli che abitano
al di sotto delle cataralte del Dnieper,
dagli antichi chiamato Boristene, benché
in principio non fossero che pochi masna-
dieri, raccolti e riuniti insieme dalla spe-
ranza del bottino che facevano sui tur-
chi, sui russi e sui polacchi, in mezzo ai
quali si trovavano, crebbero poi a segno
di poter formare numerose armate di più
di 1 00,000 uomini, i quali fecero tremare
i czar di Moscovia, i re di Polonia ed i
gran sultani sui loro troni. E tanto più
si rese ammirabile l'accrescimento di lo-
ro popolazione e formidabile potenza, in
quanto che tali barbari escludevano le
doniìe dalla loro società, e non risarciva-
no le loro perdile che co'malviventi edi-
sertori di tulle le nazioni, che accorreva-
no fra loro, invitati o dalla fama de'Ioro
ricchi saccheggi o dalla gloria delle loro
armi. Dalla metà del IX secolo in poi essi
fecero gran figura in tutte le guerre del
nord, e la vittoria quasi sempre gli accom-
pagnò.Tuttavolta la nazione propriamen-
te più non esiste, dopo che gl'imperatori
russi tolsero ad essa il paese che abitava.
La loro storia militare non presenta che
feroci e luttuosi quadri d'incendi, di de-
vastazioni, di stragi, di orrori, che più o
aieno accompagnarono tutte le guerre.
RUS
Singolari furono gli usi de'cosacchi sa-
poroghi, che più non esistono, ed anche
de'Ioro fratelli i cosacchi dell'Ukrania 0
piccola Russia, che eccettuatone lo statu-
to di non aver donne fra loro, nel resto
non differiscono gran fatto dai saporoghi.
«Questi saporoghi portavano per loro di-
stintivo una lunga ciocca di capelli, non
più grossa del cannello d'una penna, la
quale scendeva dalla cima del capo, men-
tre il resto era affatto raso. Questa coda
in loro lingua chiamavasi sciubra, e ne
facevano tanto caso, che se un cosacco la
strappava per qualunque accidente ad un
altro, dovea pagargli 5 rubli. Nella pic-
cola Russia alcune volte il signore d'un
villaggio fa ballare i suoi contadini di-
nanzi al suo castello, ed egli stesso colla
sua moglie ed i suoi figli non isdegna bal-
lare con loro. Ora dee sapersi che i vil-
laggi dell'Ukrania sono per lo più attor-
niati da folti boschi, ove i contadini, te-
mendo le incursioni de'tartari, vanno ad
appiattarsi in tempo di estate. Benchèque-
sti contadini sieno servi, hanno però da
tempo immemorabile il diritto di rapire,
ballando, una fanciulla, quand'anche fos-
se la figlia del loro signore, puichè all' uso
degli antichi spartani lo faccianocon gran
destrezza, poiché altrimenti sarebbero ro-
vinati. Riuscendo dunque loro l'impresa,
portano via la loro preda e vanno ad a-
scondersi ne'vicini boschi. Se possono ri-
manervi ascosi per 24 ore, vengono asso-
tuli dal loro ratto, e possono sposare la
fluìciulla, purché essa vi acconsenta; ma
se son presi dentro le 24 ore, senz'altra
forma di processo perdono la testa. "Nella
Russia piccola erano severissime le leggi
controia fornicazione, l'adulterio e l'omi-
cidio. Se una fanciulla partoriva dande*
stinamente, si legava coi capelli alla por-
ta della chiesa, e chi v' entrava le sputa-
va in faccia e ricolmava d'improperi. Se
una maritata era colta in fallo, si seppel-
liva viva sino al collo, e si lasciava morir
di fame e di sete. Quando un cosacco a
caso premeditalo uccideva alcimo, si le-
R L S
gava vivo solfo la bara ckl cadavere di
sua vitliraa, e ambedue così uniti sisep-
pellivano. Ad onta della loro ferocia,! co-
sacchi saporoghi erano ospitalieri: le loro
kurme o case erano sempre aperte ai vian-
danti, i quali potevano entrare e man-
giare, ancorché niuno fosse in casa, ma
non potevano portarevia nulla. Abbiamo
^W Annali della Pìccola Russia fissi a isto •
ria de Cosacchi Saporoghi e de' Cosac-
chi deirUcrania, dalla loro origine ai
nostri tempi, seguita da un compendio
dell'istoria degli Etmanni de' Cosacchi ,
tradetti con cole da Gio. Benedetto Sche-
rer, Parigi 1 789. 1 polacchi si trovano nei
governi di Volinia, Podolia , Grodno, e
nella provincia di Bialistok. Non si con-
tano che circa 80,000 bulgari e servia-
ni, nel governo di Kerson. La razza letto-
li tuania, composta di quasi i,5oo,ooo in-
dividui, è sparsa ne'governi dell'occiden-
te. La razza fìnnese, una volta numerosis-
sima, non annovera presentemente più
di 3 milioni d'individui : predomina nel-
la regione boreale, ed i popoli de'quali si
compone sono i finlandesi o suomi, gli e-
stouii, i livi, i krivini, i laponi, i siriani,
i permii, i voguli,i ciuvasci otchuvachi, i
ceremissi o tcheiimissi,i morduani,i medi-
ceriaki o mechtcheriaki, i lelperi e gli o-
stiaki. La razza samoieda, che abita più
di tutto le coste dell'Oceano Ghiacciale in
Asia, pare che si confonda colla preceden-
te. Trovansi in Siberia alcune tribù del-
le razze mongola e mandsciù, quali ikal-
ka ed i tungusi. La razza turca conta due
milioni d'individui. Fra le popolazioni che
ne dipendono, osservansi i tartari di Ka-
zan e d'Astrakan, i nogai, ikirghiz, i ba-
ckiri, i bukari,ì iakuti. Comprende la raz-
za Caucasia de'giorgiani, degli armeni, e
•vari piccoli popoli; circa due milioni d'a-
nime. La razza valaca in Bessarabia più
non conta di 100,000 individui. All'estre-
mità orientale della Siberia incontransi
de'kamtsciadali, de' kurili, cìucolci ossia
tchuhotchi. Notansi nella Russia ameri-
cana i kitegui, i kovicagi, i keaaiti, i ciu-
RUS 239
gaci otchugalchi. Vi sono circa 4oo>ooo
tedeschi, sparsi sopra tutta la superficie
dell'impero; compongono essi la cittadi-
nanza eia nobiltà de'goveriii di Estonia,
di Livonia e diCurlandia,edin parte del
governo di Pietroburgo; formarono essi
delle colonie sulle due sponde del Volga.
Molti svedesitrovansi in Finlandia e nel-
r Estonia. Tra gli altri stranieri stabiliti
in Russia,sipossonocontare2 1,000 greci,
1 5,000 lajiki, 6,200 arabi, 6,000 francesi
e inglesi, 1 200 danesi, 1 0,000 iodi e boemi.
Quando si ha idea della varietà delle raz-
ze e della moltitudine de'popoli agglome-
rati in questo impero, si può apprende-
re senza stupore che vi sono in uso 4^
linguedìfFerenti,e chea queste lingues'in-
nestano in follai dialetti particolari. Sen-
za entrare nella nomenclatura di tutti sif-
fatti idiomi, dirò che que'della razza sla-
va in Russia parlano sopra tutto due lin-
gue, il russo ed il polacco, derivate da
una fonte comune, l'antico slavone, la
quale è lingua madre accresciuta o modi-
ficata dal cristianesimo, che vi ha intro-
dotto una nìoltitudine di vocaboli greci,
dalla dominazione de' tartari, che la ca-
ricò di termini turchi e mongoli, e si è a
poco a poco trasformata in russo. L'idio-
ma primitivo rimase pertanto come quel-
lo delle scienze e della liturgia sino al tem-
po di Pietro I, in cui prevalse ne'libri il
russo, come avea già prevaluto nell'uso
comune: a tal tempo, un passo immenso
nell'incivilimento occasionò l'introduzlo-
ne d'un gran numero di voci nuove, pre-
se dalle altre nazioni europee; finalmen-
te, tra le mani di alcuni abili letterati la
lingua si stabili. L'alfabeto composto pri-
ma di 43 lettere, fu ridotto a 87, tra le
quali parecchie sono prese dal greco ed
altre dal latino; alcune riuscendo diffici-
lissime da pronunziare agli stranieri. Non
sono le forme grammaticali troppo fissa-
te, e le coniugazioni sopra tutto molto ir-
regolari. Del resto, è la lingua russa ric-
ca, sonora, flessibile, ed ha ingenuità ed
eleganza: notabilissima si rende la varie-
24o R U S
ìli delle lerrainnzìoni. Vi Iinnno in Rus-
sia pochi (iialelti volgnri; il lingnaggiodel •
le campagne quasi non differisce da quel-
lo delle ciflà. Esistono però 3 principali
dialetti, quelli di Pieirobuigo, di Mosca
e d'Arcangelo. Il piccolo russo usitato nel
sud-ovest, differisce sotto alcuni rappor-
ti dal russo propriamente dello o gran
russo. Dell'idioma russo lrattarono:Gar-
pen'ier, Elemens de la Inngue russe, s.
Pelersbourg i 768. Dizionarietto russo,
Odessa 1846. P. Gioacchino, Grammati-
ca della lingua cinese pe' russi, Pi et re -
burgc?i838. Holstandiges, Deutsch Rus-
sisches lexicon, s. Pelersbourg 1 798. Giu-
seppe Kavalerski, Ristretto della gram-
matica mongolia in russo, Kayeni835.
Memorski , Grammatica russa , Mosca
1823. WeistmanUj Dizionario russo, la-
ttnOf tedesco, Pietroburgo I78'2. G. Zo-
ritsch, Exercices lUéoriques etpratiques
pour la traduclion du russe enfrancaiSf
s. Pelersbourg i83o.
La popolazione dell'impero russo è par-
tita in 4 classi : la nobiltà, il clero, il 3.°
slatode'cittadinio uomini liberi, ed i con-
tadini o servi della gleba o schiavi. Sono
circa 1 5o,ooo le famiglienobili, il che può
dare più di 750,000 individui,nel qual nu-
mero se ne calcolano 4^ooo residenti a
Pielroburgo ei5,ooo a Mosca. Formico-
lano i nobili nelle provinole polacche; in
Podolia segnatamente se ne conta quasi
uno imo uomini, ma la piùparle vivono
nella miseria , essendo le proprietà con-
centrale nelle mani d' alquante famiglie
potenti. Inqueste medesime provincie, co-
me anche nelle provincie tedesche,solo i
nobili ponno posseder beni fondi a titolo
ereditario; non è lo slesso nel rimanente
della Russia. I diversi titoli di nobiltà so-
no quelli di kniazo principe assai comu-
ne, di boiardo, okolnitch, conte, ec. ; nel
goi?erno di Tuia meglioche 100 famiglie
godono il titolo di kniaz: tutti i membri
d'una famiglia ereditano il titolo stesso.
1 privilegi della nobiltà consistono nell'e-
senzione dall'imposta personale e dalser-
R U S
vigio militare, e neirimmnnità dalle pene
corporali; negli alFari contenziosi va sog-
getta a giudici tratti dal suo seno. Le prero-
gative e condizioni del clero, le dirò in se-
guito, con quanto pubblicò il filippino te-
desco p.Theiner rinomato perle sue ope-
re, insieme ad altre generali nozioni assai
importanti.il 3.''slato compo>to degli uo-
mini liberi, non appartenenti ne ai nobili
né al clero, è diviso in due classi : gli abi-
tanti delle città, mechcianin o cittadini,
e quella degli abitanti de' borghi e dello
campagne, raznocinlzi,cioè gente di vn-
rie condizioni. Gli abitanti delle città go-
dono d' alcuni privilegi generali; i mer-
canti forestieri o di un'altra città hanno
pure i loro particolari, come ne hanno gli
stali inferiori. Tra le genti di condizione
libera si ponno contare intiere popolazio-
ni, sebbene soggette alla Russia, tali sono
i cosacchi, i calmucchi, i backiri, ec, le
quali popolazioni non vanno soggette al-
la capitazione o testatico, somministran-
do soltanto un contingente in truppe e
talvolta unaconlribuzionein denaro. Tor-
lemente lassati sono gli ebrei, e dal 1 82G
in poi soggetti al reclutamento. Final-
mente i contadini astretti alla gleba o
servi, sono quali schiavi proprietà delli
corona e de'nobili, al modo che dirò col
citato p. Theiner ; imperocché la civil-
tà non è ancora in Russia avanzatissi-
ma. Prima di tutto è essa inegualmente
ripartita, in ragione della differenza delle
posizioni geografiche: i popoli della ge-
lida Siberia sono tuttora, almeno in graa
parie, mezzo selvaggi, mentre le popola-
zioni dell' occidente partecipano ai lumi
europei. Ma la Russia occidentale istessa
non si è posta che lardi tra le nazioni in-
civilite; poco ella creò, più agevole trovan-
do il prendere dagli altri a prestito il frut-
to delle loro fatiche: dal che ebbe a ri-
sultare che le alte classi si sono illumina-
te a pochissime spese ed in tempo bre-
vissimo, mentre leclassi inferiori rimase-
ro immerse nelle tenebre più dense; e lì'è
parimente risultalo che la civiltà russa
RUS
prese un carnllere superficiale e d' imi-
Inzione, tranne pochissime eccezioni. Dice
Schnilzler. « La nobiltà e le classi indu-
stri parlano le principali lingue d' Euro-
pa, soprattutto il francese; conoscono le
invenzioni e le scoperte che si fanno sopra
tulli i punti del globo; non restano estra-
nee ai perfezionamenti che vi si apporta-
no air economia domestica e rurale , ai
processi tecnici, alla sfera del pensiero; se-
guono i dibattimenti politici di tutte le
nazioni; adottano quanto in tulli i luoghi
si aggiunge ai comodi della vita; quindi
loro non isfuggealcuna variazione nel ve-
stir de' parigini, e son sicure di subodo-
rare tutti i segreti della gastronomia, dai
quali ponno ripromettersi nuovi diletti.
I membri di tali classi recano nella vita
comune un'attitudine, un tatto, un'aggiu-
statezza di vedute ammirabili , pongono
urbanità e modi eleganti nelle loro rela-
zioni sociali; hanno grazia e dignità nel
contegno, facilità, sino pieghevolezza nel
caratlere. Ciò che si può loro rimprove-
rare si è di starsene alla superficie delle
cose, di toccar di volo gli oggetti ne'qua-
li si occupano, di non conoscere delle scien-
ze se non il peristilioo le parli usuali, quel •
le negligendo che formano il carattere,
che nobilitano l'anima, che la nostra spe-
cie aggrandiscono a'suoi propri occhi; si
è di sagrificare la sostanza alla forma, la
solidità allo splendore, il bello all' utile,
l'utile stesso al piacevole. 11 nucleo delia
scienza ei lo disdegnano; amerebbono be-
ne i risultati, ma danno addietro all' a-
spetto de'sagrifizi". Intorno al caratlere
russo, aggiunge Schnilzler. » Il russo è
buono, preveniente, servizievole, ed emi-
nentemente ospitale; la sua gentilezza gli
dà una cert'aria di buon tuono che par-
la in suo favore; gioviale,altivo, petulan-
te ancora, la sua fisionomia annunzia del-
l'intelligenza. Coraggioso sino alla teme-
rità, è paziente al più alto segno; se ha
poca perseveranza ne' suoi lavori, riesce
ad un bisogno di una costanza a tutte pro-
ve. Del pari che appena conosce il limo-
VOL. LIX.
RUS 24f
re, si lascia pur di rado impacciare ; ha
vivace la risposta, il giudizio giusto, e lo
spirito suo fecondo noi lascia mai sprov-
veduto; son sempre a sua richiesta mille
spedienti,e la destrezza n'è mirabile. Som-
messo alle leggi del suo paese , quando
pur pesano sopra di lui , è fedele al suo
principe, ed ama la patria, di cui si van-
ta, e che l'ignoranza gli fa riguardare co-
me infinitamente superiore a tutte le al-
tre. Religioso, ed esatto nella pratica dei
doveri dalla chiesa prescritti, distribuisce
pure fiequenti elemosine a'poveri, ed o-
nora i defunti di cultoscrupoloso. Abbor-
da senza tema il suo signore, ed ardisce
parlargli francamente, ne manca di cer-
ta facondia; il suo linguaggio è metafori-
co ed insinuante, tenendo spesso della poe-
sia. Celansi infondo al cuore passioni ar-
denti, che sono terribili se scoppiano, la
vincono facilmente sul capitale di bontà
che incontrastabilmente nel russo si ri-
trova; allora e la sua gentilezza e le ma-,
niere distinte danno luogo ad una bruta-
lità chesi esala ne'discorsi più crudeli e più
abbietti : supera il suo giurare in rozzez-
za quellodegli altri popoli; fecondo in in-
vettive ributtanti, le vomita con tanto mi -
nor riserva che di rado deviene a vie di
fatto. Tuttavolta quella sua fierezza ap-
parente sì umilia al minimo bagliore di
possibile lucro; bacia il lembo della veste
e il braccio a quelli cui vien supplicando;
tocca la terra colla punta della mano in
segnodi sommissione, ediscende eziandio
sino al prosternarsi appiedi colui cheso-
pi'a di lui tiene qualcheautorità. L'amor
del guadagno lo predomina, e n'è ecces-
siva l'avidità, siche per appagarla niente
gli pesa. Disse la signora di Slael, che il
furto è in Russia quasi tanto frequente
quanto l'ospitalità : e vi danno come vi
prendono, secondo che la malizia o la ge-
nerosità parla alla loro immaginazione'*.
Scrivono gli storici » che i russsi diven-
tano tanto più pericolosi, poiché sono ine-
sauribili in artifizi, e nascondono l'astu-
zia sotto un'apparenza d'onestà e bona-
i6
242 Rus
lieta, alla quale uno si lascia agcTolmen-
le cogliere. 11 carallere russo è quale de-
v'essere in un popolo energico e ben do-
tato dalla natura, ma sul quale non an-
corai lumi hanno esercitato il loro impe-
ro, ed a cui non ha per anco infuso il sen»
timento della propria dignità una mora-
le illuminata. Si traspira ciò che può un
giorno questo popolo diventare; possiede
esso tutte le qualità che formano i popo-
li grandi, tranne forse la profondità del
sentire, alla quale sembra che trattenere
il debba dal pervenire, uno spirito trop-
po esclusivamente pratico e troppo spe-
culatore ".Si può vedere Gerakow, Z?e/-
la fermezza dì spirito de'russif Pietrobur-
go i8o4- Per V Ospitalità riissa^ il poe-
ma dell'italiano cav.Filistri, stampalo in
detta capitale. Le scienze sono obbligale
alla Russia d'importanti lavori; ma piut-
tosto al governo che le ha favorite, che
non alla stessa nazione, tranne poche ec-
cettuazioni di qualche nobile che se ne
mostrò generoso. Tra*nomi che si sono re-
si illustri in Russia in servigio delle scien-
ze, non sono i nomi indigeni i più nume-
rosi; le matematiche vi sono state tratta-
te con luslrodaEulero,Bernouviily,Schu-
bert, Fuss, Struve; le scienze fisiche qui-
vi hanno dovuto importanti scoperte a
Pallas, Scherer, ai due Fischer, a Parrot,
Ledebour, Trinius; grandi lumi ricevelte
la geografia dell'Asia dai viaggi di Pal-
las, de'due Gmelin,di Giorgi, di Gulden-
sladf, Hyacinle, MimkovskijMeyendorf,
Muraview e Klaproth; cita la geografia
marittima i nomi di Golovnin, Beliings-
hausen,Rrusenstern,Kolzebue,diWran-
gel. Lo studio delle lingue e della storia
è uno dc'più floridi : sono europei i no-
midiFraehnediAdelung;quellidiMuller,
Scerbatov,Schlaetzer, Lehrberg, Karam-
sin, Kriig, Evers eKaehler sono univer-
salmente noli. La letteratura russa tiene
un posto onorevole in Europa; già presso
gli antichi slavi aveano le lettere giltato
una certa luce eh' ebbe per aurora l'in-
Iroduzione del cristianesimo; non si cono-
RUS
scono altri monumenti di quella lettera-
tura fuor di alcune poesie cavalleresche,
delle quali sono ignoti per la più parte
gli autori, e gli Annali dei monaco Ne-
store del famoso monastero delle Grotte
di Kiovia, celebrato padre della storia
russa, e morto avanti ili 1 16. Venne l'in-
vasione de'tartari ad arrestare i progres-
si della luce, e la Russia ripiombò in una
barbarie profonda,dalla quale non ha in-
cominciato ad uscire se non sotto i Ro-
raanow. Esprimentossi la rinascente let-
teratura con deboli opere drammatiche,
e verso il cadere del secolo XVII e sul
principio delXVlII, con pallide imita-
zioni degli autori stranieri e soprattutto
francesi. Nel corso del XVI 11 Lomono-
sow, che da misero pescatore divenne il
i.'' poeta e il dotto più distinto russo, più
da'posteriche da'suoi contemporanei ap-
prezzato, costituì co' suoi precelti e col-
l'esempio una letteratura nazionale; Su-
marokw a grande altezza sollevò l* arte
drammatica, ed il poema la Russiade è
assai conosciuto non meno che celebrato :
la Russia vanta pure il suo Roselo, nel
celebre Wolkow. A conlare da quel tem-
po una moltitudine di scrittori venne ad
illustrare in tutti i generi dall'epopea si-
noall'idillio ed alla favola, ne lo splendo-
re della letteratura si è per niente ai gior-
ni nostri attenuato, fiorendovi non meno
valentissimi uòmini : un Platone, che bea
vale l'antico; un Wielleorsky, che può dir-
si l'Euripide russo; un Karamsin, che ac-
coppia il genio di Pindaro a quello di E-
rodoto, hanno ormai sparsa la fama del
loro nome in Europa. Tra gli altri nomi
che la Russia pronunzia con orgoglio, si
citano quelli di Petrov, Kostrov, Derja-
vin , Oserov , Rriakovski , Sciakhovski ,
Dmitriev, Jukovski, Batiuchkov, Gnedi-
lch,Rozlov,Pouchkin,ScichkoveGretsch.
In Russia si pubblicano più di 75 giorna-
li o raccolte periodiche, compilati in 12
e più diverse lingue, e consagrali alla po-
litica, alle scienze, alle lettere. Il i ."torchio
di Russia fu stabilito a Kiovia neh 55 1 :
RUS
da ultimo eranvi 6i stamperie, 21 delle
quali dipendevanodalle diverse ammini*
strazioni: eranvi 82 librerie, e 9 fonde*
rie di caratteri. Gli scritti che vengono in
luce nell'impero, e quelli che provengono
dal di fuori sono soggetti ad una censura,
la jcui severità varia secondo le circostan-
ze o le idee del sovrano. Finalmente non
è in Russia trascurata la coltura delle bel-
le arti, ed in architettura sono lodati Ka«
kaurinov, Starov,Voronikhin, Mikhailov
e Sakharov; nella scultura Sciubin, Sce-
drin e Martos; nella pittura Losseuko ,
Sokolov,ScedrÌD,Alexiev, Ignatius, e tra
gl'incisori Utkìn. I russi poeti, isloriografl
e autori di drammi sarebbero in maggior
pregio in tutta l'Europa se fossero più no-
li. I presenti progressi nelle scienze, nel-
le lettere, nelle arti sono mirabili. A sup-
plire al novero degl' illustri russi nelle
scienze, nella letteratura, nelle arti, ricor-
derò le seguenti opere. Biblioteca degli
antichi msy. russiy Pietroburgo 1667. Bo-
chdanowilch. Proverbi russi\ Pietrobur-
go lySS.Cul ma nn. Raccolta completa di
poesie riisse^ tedesche e italiane, Pietro-
burgo iSSg. Saggio sopra la letteratura
russa, contenente una lista di letterati rus-
si dopo il regno di Pietro I il Grande^
Li vorno 1 7 7 1 . Livre de leclure russe, ou
recueil de pieces choisies en prose, et en
vers tirées des meilleurs auteurs russes ,
Riga i8o5. Lomonosow, Raccolta delle
sue opere, Pietroburgo 1 784 : Raccolta di
varie composizioni , ivi 1804. Slroeffe
Kalaidowitz, Descrizione de mss. russo-
slavi che si trovano nella biblioteca del
conte Tolsioy, Mosca 1825. Wostokow^
Descrizione de' mss. slavi e russi che si
trovano nel museo del conte Rumansow,
Pietroburgo 1842. Boydanowitch , La
Psiche versi j Mosca 1 8 1 5. Giukousky, O-
pere complete, Pietroburgo! 835. Goyal,
Com/7ie^/>5 Pietroburgo 1 836. Raramsìn,
Opere va rie ^ Mosca 1 8o3: Istoria dell'im-
pero russo, Pietroburgo i843. Ratleoa-
zevsky. Traduzione dell'Eneide nella lin-
gua piccola russa, Pietroburgo 1 798. Ko-
RUS 2\Z
slovf,Po«/e,Pielroburgo 1 827,Pouschki-
ne, La fontana di Bantchisaray, poesie.
Mosca 1824: Poesie, Pietroburgo i838.
Raccolta di canzoni popolari russe, ac-
compagnate da note musicali, Pietrobur-
go 1 79o:Z>/ varie composizioni russe,V\e-
troburgo 1 84 1 .Sumarokw, Tragedia, ]?\c^
troburgo 1 7 5 1 . Saggio di dizionario stori-
co degli scrittori russi, Pietroburgo 1772.
Eugenio metropolita. Dizionario storico
degli scrittori russi ecclesiastici, Pietro-
burgo 18 18. Sopra queste due opere il
prof. Strahl compilò il suo pregiato lavo-
ro. La Russia dotta, Lipsia 1828. Evan-
geli in lingua russa e slava, Pielrobuigo
i84i- Toustoy, Dissertazione sui sagri
antichi libri russi. Mosca 1829. Fac-si-
milide'mss. russi dal secolo XV alla fi-
ne del XFni,Moscai%i5. G. A. Tour-
gueneff, Historica Russiae monimenta ex
antlquis exterarum gentium archivis et
hihliothecis deprompta, Petropoli 1 84 1 . 1
documenti per quest'opera egregia furo-
no estratti dagli archi vi della s. Sede, rac-
colti con somma industria e discernimen-
to da mg/Marino Marini prefetto degli ar-
chivi Vaticani. Se gli scrittori russisi vor-
ranno istruire in quest' importantissimo
lavoro, le loro storie non saranno più tan-
to riboccanti di falsità e di menzogne ob-
brobriose, quando trattano de'vicendevo-
li rapporti della chiesa russa colla romana.
La Russia possiede biblioteche e mu-
sei in cui sono chiuse grandi ricchezze per
le scienze, per la letteratura eperlearti.
La biblioteca imperiale di Pietroburgo,
ch'è la più importante, contiene 3oo,ooo
volumi stampati, e 12, 000 mss., il museo
Romanow è pieno di antichità nazionali,
e di curiosità d'ogni specie; ivi sono acca-
demie di scienze, gabinetti e quanto no-
tai al suo articolo, ed altrettanto a Mo-
sca , ed a tante altivj primarie città del-
l'impero di cui altresì feci articoli, come-
chè vescovili antiche. In tali articoli feci
menzione delle collezioni, gallerie e musei
doviziosi che hanno, di oggetti apparte-
nenti alle scienze e alle arti^ come in pit-
244 Rus
tuia e scultura, ed eziandio di pregievoli
anticaglie. Sussistono in Russia da 2G dot-
te società, fra le quali primeggiano l'ac-
caderaia imperiale delle scienze in Pietro-
burgo, ed ivi pure l'accademia imperiale
russa, Taccademia imperiale di Vilna, la
società imperiale di mineralogia, quella
de'naturalisti a Mosca; di più in questa
e in Pielrobiu'gp sonori le decorose acca-
demie di belle arti. In Roma il governo
mantienediversi nazionali studenti di bel-
le arti, per apprenderle o perfezionarsi^
ed in questa metropoli e maestra delle
belle arti fiorirono non pochi eccellenti
artisti russi, e da ultimo il valente pittore
Carlo Bruloffdi Pietroburgo, il quale co-
me altri russi di bell'ingegno, aprì studio
in Roma e vi si mostrò sempre ardente
studioso delle opere de'grandi maestri i-
taliani, e si commoveva allo spettacolo che
presenta l' antica capitale del mondo, la
cui terra come altri suoi connazionali ne
accolse la spoglia mortale, presso la pira-
midedi CaioCestioa Porla s. Paolo (F.).
A proposito di Roma, in questa città han-
no chiesa e ospizio i cattolici di Polonia
e i Ruteni (F.), diversi de'quali ivi ripo-
sano. In Russia le società d'oggetto pra-
tico influiscono più direttameute sui pro^
gressi dell'incivilimento, rimarcandosi tra
esse la società imperiale filantropica , 3
società d'economia rurale, la società bìbli-
ca che fece stampare la Bibbia in 29 lin-
gue usale nell'impero. Sotto il rapporto
dell'educazione pubblica, trovasi la Rus-
sia divisa in 7 circondari universitari, cia-
scuno de'quali comprende un maggiore 0
minor numero di governi, diretti in com-
plesso dal ministro della pubblica istru-
zione. Vi sono inoltre un gran numero di
scuole alte, le quali per la maggior parte
non dipendono da detto ministero, e sono
consagrale a rami speciali di sludi, come
la letteratura, la teologia, la giurispruden-
za, la medicina. L'istituto centrale peda-
gogico di Pietroburgo è destinato a for-
marci giovani che si dedicano all'insegna-
re. Le lingue orientali, il commercio, la
RL S
tecnologia, hannoscuolespeciali,e vi han-
no parecchie scuole militari. In 2.° gra-
do, nella gerarchia universitaria, trovan-
si de'ginnasi : ve n'ha uno in ogni capo-
luogo di governo, e se ne trovano eziandio
in alcuni capoluoghi di distretto. Sulla
slessa linea si pongono parecchi stabili-
menti speciali, ed alquante case di educa-
zione per le fanciulle, tra le quali sono da
ricordare l'istituto del convento Smolnoi
e la grande scuola di Riga; havvi più di
25o dozzine particolari, che tulle sono
soggette alla censura universitaria. Ven-
gono in 3.° grado le scuole primarie che
devono essere stabilite in lutti i capoluo-
ghi di distretto; ma il numero è lontano
dal trovarsi completo: in questa categoria
si ponno classificare vari stabilimenti, tra
cui sono la casa degli orfani militari , la
casa de'trovatelli e d'educazione di Pie-
troburgo. Le scuole centrali d'appannag-
gio e le scuole di villaggi d'appannaggio,
decretatene! 1828, sono destinate,quanlo
alle prime, a formare maestri di scuola
perle campagne, rispetto allealtre, ad il-
luminare possibilmente la classe de'con-
tadini, ed a formare individui capaci di
servire come scrivani nell'amministrazio-
ne delle campagne. Finalmente vi sono
scuole elementari o parrocchiali, ma ra-
rissime, se non sia tra la popolazione te-
desca, soprattutto in quella delle sponde
del Volga. Si può considerare come sta-
bilimento desti nato all' istruzione,non me-
no che alla religione e alla politica, il con-
vento che il governo russo mantiene a Pe-
kino, in virtù del trattato 1 4 giugno 1728,
ove ogni IO anni si rinnovano i io laici
mandati a studiare le lingue mancine ci-
nese, ed acquistare nozioni esatte intorno
alla Cina. Il governo dell'impero di Rus-
sia é monarchico assoluto: l'imperatore
prende la qualificazione di Samodergetz
cioè Autocrate, e nessuna costituzione ne
tempera il potere. L'atto di elezione del
161 3, che portò sul trono la dinastia di
Romanow, consagrò formalmente il po-
tere assoluto. Tuttavia nel 1 8 1 1 Alessuu-
RUS
dro I procIatuòaltaineDte il principio che
Ja legge sia sopra il sovrano. Conforme-
mente ad un regolamento di successione
dovuto a Paolo 1, la corona è ereditaria
di maschio in maschio, per ordine di pri-
mogenitura e sino alla totale estinzione
del ramo mascolino, in difetto del quale
soltanto sono le femmine chiamate alla
successione , esclusa soltanto quella che
fosse regina di Svezia, onde impedire che
la corona imperiale russa passi giammai
nella dinastia svedese. Un ukase di Cate-
rina I dispone che per succedere al trono
bisogna professare la religione greca-or-
todossa, e che ninno possa esservi ammes-
so che già portasse una corona. L'impe-
ratore si fa consagrare dal metropolitano
di Mosca; i fratelli e i discendenti di lui
portano il titolo di gran principi o gran-
ducliì: ill.° de'suoi discendenti riceve il
titolo particolare di nassiaiduik o erede.
I sovrani hanno successivamente portato
i nomi di Veliki-Kniaz o Gran Principi,
di Veliki-Gossudar o Gran Signore, e di
Tzaro Cz^r(l^.), vocabolo sull'etimolo-
gia del quale non si va d' accordo e che
rammenta quello di Cesare : comunque
sia,Basilio Ivanovitchlo tradusse nel 1 5 1 6
colla voce latina Imperator (F.). Altri
dicono che il nome e titolo di Cz^fr è sla-
vo ossia schiavone, e significa /?e, e che
ili.°ad assumerlo fu Giovanni Wasilie-
witz o Ivan IV, al cominciar del secolo
XVI, dopo la conquista del regno di Ka-
zan. Accettò Pietro I il titolo d'impera-
tore che tutto il suo popolo gli conferì
nel 1 72 1 , e lo conservò a malgrado di tut-
ti i richiami delle potenze. In oggi l'impe-
ratore s'intitola nel modo seguente: iV". per
la grazia di Dio Imperatore ed Autocra-
te di tutte le Russie , di Mosca j Kiovia,
Fladimir e Novgorod; Czar di Kazan,
Czar d'/éstrakariy Czar di Polonia^ Czar
di Siberia^Czar del Chersotieso Tauricoj
Signore diPskow o Pleshow; e Gran Prin-
cipe diSniolensko^diLituania^diFolinia^
diPodolia e di Finlandia j Principe d'E-
itonia^ di Livonia^ di Curlandiac Semi-
RUS 245
gnllìa^ di 'Saniogizìa,di Bialislok/li Care'
Ha, di T\'er, dUngria, di Perm, di Fialka»
di Bulgaria e di piìi altri paesij Signore
e Gran Principe del territorio di Nijni'
JVovgorod, di TchernigoVf di Rìazan, di
Poloskoy di Rostov, d'Iaroslai',di Belo-
zersky d' Udoria, d Obdorìa, di Rondi-
nia, di Fitepsco, di Malislav, e Domi-
natore di tutta la regione Iperborea j Si-
gnore del paese d'Iveria^ di K'artfdiy di
Giorgia, di Kabardinia, e dH Armenia;
Signore ereditario e supremo de^ principi
Circa»sij di quelli di Daghestan e d! al-
tri ancora j Erede della Norvegia^ Duca,
di Schleswig-Holsteìn , di Storman, di
Dithmarschen e d*Oldemburgo. Le armi
della monarchia russa presentano princi-
palmente un'aquila di due teste, con sul
petto uno scudo rosso, dove vedesi rap-
presentato S.Giorgio che abbatte un dra-
go. Brillantissima e la corte, ma esente
da rigidezze e da etichette rigorose ; le
primarie sue cariche sono quelle del gran
cancelliere ch'è il primo ufficiale dell'im-
pero, de'due gran ciambellani, del graa
coppiere, del gran cacciatore, del graa
scudiere, del gran maresciallo della cor •
te e del gran maestro dì ceremonie, de-
gli aiutanti di campo generah, e degli a-
iutanli di campo dell'imperatore: nel
1820 tntto.il personale della corte saliva
a 3858 individui. Punto centrale di ogni
autorità l'imperatore, ne delega quanta
gli piace ai corpi deliberativi, ed agl'in-
dividui che formano la gerarchia ammi-
nislraliva. In cima sono posti 3 collegi,
che sono: i.° il consiglio dell' impero j
composto del presidente e di un numero
illimitato di' membri: tutti gli affari im-
portanti , tranne quelli che riguardano
alla politica esterna, sono di competenza
di questo collegio, che dividesi in 4 di-
partimenti, ciascuno col suo presidente e
denominati della legislazione, della guer-
ra, degli affari civili e religiosi, dell'am-
ministrazione e delle finanze. 2.° Il se-
nato dirigente, composto d'un centinaio
di membri, senza limili precisi] diviso in
246 R U S
8 dlparlimenli,i primi 5 risiedono a Pie-
troburgo, ed a Mosca gli alili 3; non ha
altro presidente che l'imperatore, il qua-
le si fa io ciascun dipartimento rappre-
sentare da un alto procuratore. Emana
questo senato degli ukasi che hanno for-
za di leggi come quelli dell'imperatore,
questi però può sospenderne l'effetto. È
il custode delle leggi, veglia all'esecuzio-
ne di esse, domanda conto di loro gestio-
ne a tutti gli alti funzionari dello stato;
invigila r impiego de' denari pubblici e
la riscossione delle rendite, pensa a'mo-
di di soddisfare a tutti i bisogni del pae-
se; le leggi e gli editti emanati dall' im-
peratore, vengono da esso promulgati ;
nomina al massimo numero di cariche;
pronunzia nelle materie contenziose, ed
è la corte sovrana dalla quale dipendono
lutti i tribunali dell'impero. 3." Il Santo
Sinodo, autorità suprema della chiesa
greco-russa, del quale poi tratterò. Il po-
tere supremo si esercita, sotto gli occhi
deirimperatore, da 7 ministri segretari
di stalo, la cui riunione forma un 4-° col-
legio, subordinato ai tre gran corpi dei
quali ho parlalo : sono questi 7 ministri
quelli della guerra, della marineria, de-
gli affari esteri, della giustizia, dell'in-
terno, delle finanze e dell'istruzione pub-
blica. Tutti i summentovali governi e
Provincie, si ripartono tra 1 4 governi ge-
nerali, i quali si amministrano da mili-
tari insigniti almeno del grado di luogo-
tenenti generali, e che comandano in pa-
ri tempo la divisione delle truppe in tali
circoscrizioni stanziate : tulli gli uffiziali
civili sono loro subordinali ..Un semplice
governo è amministrato da un governa-
tore, che vi rappresenta il governatore
generale, con funzionari subalterni per
tutti i rami.I distretti sono amministrati
da capi e da diversi funzionari. Le cit-
tà vengono rette da un sistema partico-
lare, ed hanno per ciascheduna due consi-
gli, l'uno e l'altro presieduti dal capo del-
la cittadinanza chiamato borgomastro, e
da 4 consiglieri almeno ; magistrato non
RUS
salariato, eletto per 3 anni da'suoì con-
cittadini ; i quali consigli amministrano
le rendite comunali , vegliano alla pace
e sicurezza della città, al mantenimento
e costruzione delle fabbriche pubbliche,
al buon ordine del commercio e dell'in-
dustria : si compongono di tutte le classi
de'cittadini, da esse eletti. Ogni città ha
pure una corte orale, pei creditori e al-
tri affari di minore importanza. La po-
lizia è bene organizzata e notevoli sono
le sue disposizioni pegl'incendi; ma l'il-
luminazione pubblica ed il lastrico so-
no ancora imperfettissimi. Il potere giù-,
diziario è in gran parte amalgamalo col-
l'amministrazione propriamente detta :
ogni governo ha un'alta corte criminale
di giustìzia, una corte d'equità, ed una
corte inferiore; la corte del distretto for-
ma quella d'appello civile e criminale. A.
ciascun tribunale sono addetti numerosi
avvocati; generalmente si censurano!
giudici di negligenza. La legislazione rus-
sa è un caos di leggi antiche e nuove; se
ne trova il nucleo nel Dlritlo russo 0 sla-
vo dato ai Novgorodii nel io 17 o 1018
da Jaroslaw I : nel 1649 ^l^ssio Miche-
lovitz promulgò un codice, qualificato
bizzarro e crudele, che sotto Pietro I era
già caduto in disuso. Questo principe i-
slitui una commissione di leggi, che al-
cuni pretendono, almeno in parte, duri-
no ancora. Da ultimo gli ukasi e le de-
cisioni giudiziarie furono riunite in col-
lezione. Si può vedere la Rivista dt la-
vori per la compilazione del nuovo codi-
ce criminale, Pietroburgo 1846. Mollo
è diminuita la barbarie delle pene; la tor-
tura l'aboPi Caterina li. La pena di mor-
te è rara, nondimeno i grandi delitti so-
no puniti con 5o a 100 colpi di verga,
e i delinquenti spesso spirano solto i col-
pi del carnefice. Le pene più gravi sono
i lavori forzati , e la deportazione nelle
miniere di Siberia, precedute dal sangui-
noso e crudele supplizio del knut. Le fi^
nanze della Russia sono coperte d'un ve-
lo,chenon è agevole d'alzare; nondimeno
RUS
dalle sorgenti delle pubbliche rendile, si
calcola in totale franchi 313,197,000;
altri portano tal cifra a 4oo, ed anche
a 45^0 milioni, ed è probabile; altri a cir-
ca 90 milioni di scudi. Nel 1824 il debi-
to attivo era di 847 milioni di franchi,
altri opinano /{.jS milioni di scudi ; fio
dal 18 17 vi è una commissione d' am-
mortizzazione, che intendeadiminuireed
estinguere il debito , come a ritirare la
carta 0 biglietti monetati guarentiti dalla
banca nazionale.
L' impero russo proporzionatamente
alla sua gigantesca colossale ampiezza, è
altresì formidabile nella potenza milita-
re, terrestre e marittima, che il p. Thei-
iier nel 1846 fece ascendere al nurae-
10 di 600,000 uomini Tarmata attiva.
Questa enorme potenza, avendo fondato
il suo vasto impero colla sola forza delle
su« armi conquistatrici , ha bisogno di
mantenere un esercito enorme, per guar-
dare gl'immensi suoi confini d'una mo-
narchia, della cui estensione dicesi mai
fu l'eguale al mondo; non che per difen-
dersi dalle orde de'popoli ribelli, o non
ancora immediatamente soggetti al suo
possente dominio; per tenere eziandio in
soggezione la Turchia e la Persia, le quali
non tarderanno forse molto a diventare
Provincie russe, secondo i prognostici ed
i calcoli dì alcuni politici uomini distato;
ed in fine per conservarsi nel complesso
de* suoi grandi dominii , e far valere in
Europa la sua preponderanza. Di questa
la Russia vieppiù ricevè incremento do-
po gli scompartimenti della Polonia, e gli
acquisti fatti sulla Turchia da Caterina
II; gradatamente aumentò, quando con-
tribuì allo scioglimento del fortissimo im-
pero francese; di recente allorché prese
parte a frenare i mòli nazionali della Ger-
mania, e per ultimo nel 1849 in concor-
rere a vincere la tremenda rivoluzione
ungarica ; ne' quali memorabili avveni-
menti fece sentire il bisogno della sua a-
zione immediata , per T indipendenza e
incolumità de* legittimi potentati contro
RUS 747
qualunque orgogliosa usurpazione. Per
tulli i «uccennati molivi, alla Russia non
bastano gli eserciti di terra, il perchè tie-
ne flotte importanti, sia forse per aprirsi
un giorno la strada ne'Dardanelli,sia per
varcare lo stretto del Sud, donde ne con-
seguilerebbel'impero de'mari. Il ch.prof.
Giambattista Crollalanzada Fermo,men-
tre con arditoe vasto concepimento è in-
tento a compiere la compilazione dell'in-
teressantissima e laboriosa inedita sua o-
pera; La storia, il costume e la statisti'
ca militare di tutte le nazioni del globo,
non escluse neppure le pili remote e le più
piccole, frutto di costante e lodevole ap-
plicazione, d' instancabili ricerche, come
di paziente perseveranza, ha voluto ar-
ricchire la repubblica letteraria d'un sag-
gio di SI studioso lavoro, col pubblicare
nel i85i in Bologna: La potenza mili'
tare della Russia : storia degli eserciti e
delle flotte di questa nazione ^ descrizio-
ne del loro costume e ordinamento^ e sta-
tistica delle medesime in tutti i tempi. Il
lodato scrittore preferì pubblicare intan-
to la parte che riguarda l' impero rus-
so wcome quella che può riuscire più in-
teressante ed accetta, essendo questa na-
zione la prima potenza militare del glo-
bo e forse la meno conosciuta dell'Euro-
pa". Perciò mi duole l'animo, che io qui
non possa giovarmi dell'opportunità, per
inserirvi un opportuno, breve e chiaro
sunto di tale bellissima descrizione, a ca-
gione del molto che mi resta a dire, seb-
bene compendiosamente,sulle notizie sto-
riche ecclesiastiche e civili della chiesa e
impero russo, come pure per la natura e
condizione di questa mia opera. Nullame-
no sfiorerò sì ricco argomento per rica-
varne un semplice e generico cenno. La
formazione degli eserciti ordinati e sta-
bili in Russia, è un'altra gloria di Pietro
I il Grande, che fu il primo a introdurre
nell'agguerrite sue truppe la disciplina,
il vestiario e l'armamento degli altri eu-
ropei, ch'egli avea potuto ammirare nei
suoi istruttivi viaggi. Già a* tempi d'Ivan
248 R U S
lY esisteva in Russia la milizia perma-
nente degli slrelizzijche nel 1 545> surrogò
all'antica feuclale,con fine di tener in fre-
no la prepotente nobiltà. Avanti il suo
regno la Russia non conosceva milizie re-
golari, poiché i nobili erano obbligati al
servizio militare, ed i principali fra essi
funziona vano da generali col nome di voe-
vodi ; gli altri servivano come semplici
soldati: i più ricchi erano tenuti farlo a
proprie spese, gli altri ricevevano tennis-
sima paga o de' feudi détti pomestiè. I
possessori de'feudi erano seguiti dai pro-
pri contadini, quasi nudi, male armati e
senza disciplina : a proporzione di loro
potenza, conducevano il numero decan-
ti e cavalieri. Ne* casi di necessità erano
chiamati alle armi anche i cittadini e i
mercanti; somministrando pure il clero
uomini e cavalli in siffatte contingenze.
Dipoi miglioi'ò la disciplina militare lo
czar Alessio Michelovitz. Di venuti gli sire-
lizzi col nome di fanteria della corte, co-
me guardia del corpo, indisciplinati e se-
diziosi, Pietro I li sciolse, punì gl'insor-
ti e gli altri incorporò nelle truppe che
andava formando con ulHciali stranieri,
i quali insegnavano ai russi la loro tattica
militare , distinguendosi il ginevrino Le
Fort che ispirò al czar il gusto per le ar-
mi : lo istruì facendogli percorrere tutti
i gradi nella compagnia modello, dalla
quale derivò l'attuale numerosa e polen-
te fanteria russa. Successivamente sempre
aumentarono i diversi corpi dell'esercito
russo, a cui Paolo I die un regolamento
in vigoVe, ponendolo sul piede dell'eser-
cito prussiano, che re Federico II avea
reso mirabile e temuto. Alessandro I do-
po il 1807, seguendo le tracce di Napo-
leone, fulmine di guerra e genio milita-
re, v'introdusse vari utili cambiamenti,
che furono in seguito modificati e perfe-
zionati dal fratello Nicolò 1 regnante, col-
ia nuova organizzazione dell 833 e 1834.
Dallo specchio delle forze militari del-
rim[)ero russo, da Pietro I sino a'tempi
nostri si rileva. Che Pietro l nel 1 689 ebbe
RUS
sul piede di pacei5,ooo soldatijneliyio
sul piede di guerra 3oo,ooo, circa metà
de' quali lasciandone in sua morte nel
1 725. Sotto l'imperatrice Anna nel 1 740
in tempo di pace 1 70,000; in egual tempo
nel 1 771 sotto Caterina 11 198, 107, men-
tre nel 1791 per la guerra l'aumentò a
465,525, e ne lasciò morendo 525,24 1.
Nel 1800 essendo in pace Paolo I ebbe
368,7 ' ^ soldati. Alessandro I per le guer-
re contro Napoleone tenne armati , nel
180 5 da 52 1,01 4 uomini, nel 1810 da
639,4 1 5, nel 1 8 1 2 da 596,000, nel 1 8 1 4
alla fine della grande campagna degli al-
leati 879,308; finalmente pe'moti poli-
tici del 1 82 I , pervenne l'esercito russo a
1,039,1 17. L'odierno imperatore tenne
nel 1826 sul piede di pace 6 10,000 sol-
dati, subito accresciuti a 1,080,000: nel
1 83o eziandio sul piede di pace747,557,
indi nel 1 83 1 su quello di guerra 868,85 1
che poi accrebbe nel i833. La Russia è
ripartita in 3 governi generali militari,
Pietroburgo, Mosca, Varsavia, suddivisi
in 36 governi militari subalterni. L'eser-
cito russo si forma di contadini e borghe-
si, ammogliati o scapoli che hanno me-
no di 4o anni, per lo piìi in ragione di 4
o 5 individui per ogni 1000 maschi; le
reclute si eseguiscono ordinariamente o-
gni 3 anni, da cui sono esenti parecchie
tribù, la maggior parte de'tedeschi e le
classi privilegiate; dal 1827 gli ebrei non
più godono r esenzione, l cosacchi non
soggiacciono al reclutamento, ma forni-
scono ogni 5 anni 5 uomini su 1000, ed
il loro servizio dura i5 anni : le truppe
cosacche sono com poste di cavalleria e ol-
trepassano 100,000 uomini. Le reclute
provengono principalmente dai servi o
vassalli della corona e de'nobili; entran-
do però nell'esercito, ogni soldato divie-
ne libero. La durata del servizio militare
è più lunga di tutte le altre nazioni eu-
ropee, sebbene accorciata nel 1827, cioè
di 20 anni nella guardia imperiale, di 22
nelle truppe di linea. L'imperatore è il
capo supremo ddl'esercilo. Lo slato matj-
RUS
giore si compone di 3 feldmarescialli, e
d'un gran numero di generali. Gli stipen-
di di questi oflìciali superiori, ed anche
degli oniciali subalterni sono assai modi-
ci : la paga d'un soldato arriva appena a
3o lire l'anno, sulle quali han luogo di-
verse riduzioni: il costo annuo d'ogni sol-
dato di fanteria è di 120 franchi : però
cresce a dismisura, se portalo fuori del-
l'impero. Per diventar officiale bisogna
dar prove di nobiltà, e di avere apparte-
nuto ad un istituto militare; possono col
valore di venirci i soldati, ed i più alti gra-
di sono accessibili anche a que'di bassa
condizione. L'esercito russo si divide in
esercito aUivod^ operazione oùvmaia mo-
bile in Europa, ed in esercito di riserva
nell'interno, al quale debbonsi aggiunge-
re le colonie militari. Vengono poi il cor-
po separato del Caucaso, il co/'/?o sepa-
rato di Siberia, il corpo d'Oremburgo, il
corpo di Finlandia^ i Cosacchi^ h trup-
pe fuori di linea. La Russia e l'Austria,
fra le grandi potenze europee,sonolesole
che abbiano le colonie militari o stabili-
menti ove gli agricoltori sono a un tem-
po militari, e formano per lo stato una
risorsa militare di somma importanza.
Colonie militari di questo genere risalgo-
no in Russia al regno d'Anna del 1780,
in cui i coloni difendevano i cuuOni del-
l'impero dalle incursioni de' tartari e dei
turchi ; restate abbandonate sorsero a
nuova vita per le cure d'Alessandro I, in-
di riformale da Nicolò I e chiamate Di-
stretti di soldati agricoltori. E' conside-
rata colonia militare la milizia greca de-
gli Arnauli, che custodisce le coste della
penisola di Crimea ; l'origine risale alla
guerra contro i turchi nel 1769, ed è o-
riginaria dell'Arcipelago. Dal prospetto
generale delle diverse armi che formano
la forza dell'aimata russa, risulta: fante-
ria, 796,740 ; cavalleria 2io,744i a^li*
glieria 49>5>49i li'uppe del genio e lavo-
ranti 1 9,o5 1 ; totale i ,076,084. Le fortez-
ze, piazze forti e luoghi fortificati che di-
fcuduao le froutiere e lulelano riuterna
R U S 249
sicurezza, sono più di 600, e le più im-
portanti si ritengono, Cronstadt baloardo
principale della metropoli e una delle più
forti del globo, Narva, Riga, Dioaburgo,
Sveaborg o Gibilterra del Ballico,eSmo-
lensko : la cittadella di Mosca è il rino-
mato Rremlino. Pei trattali stipulati col-
la Porta ottomana, la Russia ha il diritto
di far stanziare 10,000 uomini ne'prin-
cipati Danubiani, cifra che nel 1849 sali
a 3o,ooo. Non vi è forse in Europa po-
tenza che possegga stabilimenti d'istru-
zione militare come la Russia, riorganiz-
zati e ampliati da Nicolò I : la sala d' e-
sercizio per la fanteria a Mosca ^ sta nel
palazzo del senato , ed è la più vasta di
quante si conoscano, come rimarcai a Pa-
dova. Immensi sono i deposili d'armi, ar-
tiglierie e munizioni. Vi sono stabilimen-
ti di manifatture militari, arsenali terre-
stri, fonderie di cannoni e di bombe (sot-
to Ivan I si conobbero in Russia le ar-
tiglierie , ed a'tempi d' Ivan IV ancora i
russi non sapevano ne fonderle, né bea
servirsene), fabbriche d'armi, di polveri,
d'istrumenli chirurgici per l'esercito. Non
mancano istituti di beneficenza militare
per le truppe di terra. Possiede 6 stabi-
limenti ippici pe'cavalli, i quali neh 832
erano 7643. Si pubblicano due giornali
militari. Della marineria militare russa ne
fu tentata la creazione da Alessio Miche-
lovitz, ma la vera sua istituzione risale
al 1692, e si deve a Pietro I, che dopo es-
sersi istruito praticamente in Olanda e In -
ghilterra della formazione de' vascelli, li
fece fabbricare sotto la sua direzione. Già
nel 1690 avea preso Azofai turchi, con-
tribuendovi un veneziano; indi nel 1702
riportò la i.^ vittoria navaleconlrogli sve-
desi sul Baltico. Quando mori quell'eroe,
la marina militare russa era già potente,
e si componeva di 4o vascelli di linea, 2 1
fregate, 240 galere. Trascurata dai suc-
cessori, il genio di Caterina II la ritornò
in fiore, e nel 1769 la flotta russa che nou
era mai uscita dal Baltico , andò ad at-
taccaiei turchi nell'Arcipelago : alla mor-
2D0 RUS
te dell' iraperalrice nel 1796 la marina
militare russa si trovò composta di 5o
vascelli di linea, 8 de'quali coni io can-
noni, 22 con 74, 20 con 66; piii27fre-
gateda 283 44 cannoni; ed inoltre4 bom •
barde, 2 prame, 1 7 cutters, 4 brulotti, 200
galere. Nuovamente negletta, la marina
militare fu da Alessandro I ristorata e re-
sa formidabile ne* due mari in cui domi-
na esclusivamente la Russia. Nicolò I la
ricostituì più potente,e nel 1839 compren-
deva 36 vascelli di linea , 28 fregate, 8
cutters,6 1 schooners, 27 galere, 1 72 scia-
luppe cannoniere, 32 battelli a vapore.
Tutti questi legni erano armati da 7400
cannoni. Al medesimo imperatore si deve
principalmente in Russia l'istituzione del-
la flotta a vapore, e l'attuale organizza-
mento dell'intiera marineria militare,di-
visa in 5divisioni militari, 3 nel mar Bal-
tico, 2 nel mar Nero, oltre 2 piccole di-
visioni nel mar Caspio e nel mar Bianco.
Oltre i suoi porti militari, fuori dell'im-
pero e in Grecia, la Russia mantiene in
Porosuna piccola squadra. Nel complesso
il materiale della marineria militare russa
comprende 702 navi d' ogni classe con
9683 bocche da fuoco, le quali sono cosi
classificate : vascelli di linea 56^ fregate 5o,
legni minori 108, scialuppe cannoniere e
lance 4oi, batterie galleggianti 2 5, legni
a vapore 42, legni avvisi 3o. Però si qua-
lificano le navi russe corte e pesanti, ed i
loro ponti sono poco velieri: inoltre han-
no due terribili nemici che le logorano,
i geli del Baltico, e il teredo navalis del
mar Nero, impercettibile vermicello di-
struttore di sV grandi emaeslose moli; per
cui mentre la durata media de'legni fran-
cesi e inglesi è di r5 anni, a 8 si calcola
quella de'russi. Gli arsenali e i magazzi-
ni sono vasti, comodi, ben situali e meglio
forniti. Tutta volta sì riconosce, che la flot-
ta russa è solo destinala a regi»are sul Bal-
tico, e finché la Russia non sortirà dai suoi
attuali limiti , i vascelli da guerra sono
giudicati di trastullo ai loro monarchi, se
pure non sono uniti e coadiuvali da flot-
RUS
la amicarsela sarebbe impotente a soste-
nersi in uno scontro con una squadra in»
glese, francese e fors'anche olandese. Me-
schini sono gli stipendi annui del persona-
le della marineria militare russa; pel re-
gnante sovrano le navi sono comandate
da'russi,avendone rimossi gli ulfiziali stra •
nieri, massime inglesi e olandesi, ma stra*
nierisonoancora diversi ammiragli e vice-
ammiragli. Gli uomini d'equipaggio delle
flotte e flottiglie russe si calcolano 7 1,062.
Anche la marineria ha ì suoi istituti d' i-
slruzione militare, così di costruzione na-
vale e di beneficenza. Termina il prof.
Crollalanza il suo libro, col seguente rias-
sunto generale , sulla forza di terra e di
mare dell'impero russo. Governi genera-
li e militari 3. Governi militari 36. Eser-
cito di terra, uomini 1,076,084- Cavalli
237,325. Pezzi da campagna [872. Man-
tenimento dell'esercito, franchi 160 mi-
lioni. Cantonieri militari i5o,ooo. For-
tezze 600. Ordini militari 5. Stabilimen-
ti ippici 6. Ammiragliati 6. Porti milita-
ri 14. Legni da guerra 702. Bocche da
fuoco in batteria 9682. Personale della
marineria 71,062. Mantenimento della
marina, franchi 4o milioni. Totale degli
uomini militari di terra e di mare, com-
presi i cantonieri militari, i ,297, 1 46. Ag-
giungerò altri cenni, che appresi da altri
studi. La Russia nel corso di poche set-
timane è presentemente in grado di con -
centrare sul suo confine un formidabile
esercito, completamente armato ed ap-
provvigionato, o in espettazione di even-
tualità che fossero per presentarsi, o per
marciare secondo il bisogno lo richiede.
L'organizzazione dell'esercito russo è ta-
le, che anco le maggiori eventualità non
coglierebbero questa potenza alla sprov-
veduta. Alle stazioni della ferrovia tra
Varsavia e Vienna, cominciarono teste i
lavori preliminari per l'istituzione d'una
linea telegrafica, che deve entrare in at-
tività nella prima metà del i853. Var-
savia va così ad essere congiunta a Vien-
na e ad altre capitali dell'Europa; con-
RUS
giunzione questa ciie sarà di somma im-
portanza allorquando, compiuta la linea
ferrata da Varsavia a Pietroburgo, an-
che queste due capitali saranno congiun-
te mediante il filo elettrico. Un fatto di
alta gravità di recente si è prodotto nel-
l'ultima composizione del gabinetto rus-
so, e fu la nomina del secondo figlio del-
l'imperatore il granduca Costantino, al
ministero della marina, quando si riflet-
ta che l'imperatore Nicolò I è un sovrano
eminentemente prudente e logico. Dal-
l'epoca di Pietro 1 il Grande, la Russia
tendeadivenirepolenza marittima di pri-
ni*ordine,per esercitare influenza sia nel-
l'oriente, sia nell'occidente. Tulli i suc-
cessori di quel sovrano sono stati fedeli
a questa tendenza, ma ninno vi spiegò
tanta perseveranza ed energia quanto Ni-
colò 1. Al suo innalzamento al trono egli
trovò la marina dell'impero in istato ro-
vinoso, perchè dovutasi trascurare da A*
lessandrolcomechè tuttoquanto assorbi-
to nella guerra continentale. Puniti i pre-
varicatori che dilapidavano gli arsenali,
Nicolò I animò tulle le stazioni marilli-
me. Amplificò i porli, scavò docks, elevò
e moltiplicò nuove caserme, arsenali, of-
ficine e magazzini ; riformò i corpi e le
scuole, ricostruendo pure le dogane di
Cronsladt, Kerson, Ismael, Nicolaef, Se-
bastopoli : laonde il Baltico e il mar Ne-
ro si coronano d'uno splendore insolilo.
Organizzò meglio il ministero della ma-
rina, con numeroso e ben regolato per-
sonale. Creando un ministero così vasto
e completo, l'imperatore si pose eviden-
temente in mano una leva irresistibile, e
ne fece un uso meraviglioso; le stazioni
marittime rinnovate e la flotta restaura-
la. Dacché regna Nicolò I incredibile è
Tatlività de'suoi cantieri : tutti i vecchi
bastimenti furono rimpiazzati, ed una
flotta giovane e brillante solca le acque
del Baltico e del mar Nero. Quando l'a-
bilità de'costruttori nazionali mancò, fu-
rono chiamali de' forestieri ; e da varie
parti arrivarono de'bastimenti completi
RUS !ì5i
e armati, a prender posto fra quelli russi.
La flotta russa si presenta oggi d'un ef-
fetto imponente, siccome composta di 5o
vascelli di linea, 3o fregale, 90 corvet-
te, brick, golette ec, e più di 60 battelli
a vapore in servizio ordinario e straor-
dinario; in tutto 190 bastimenti che por-
tano insieme 8,000 cannoni e 70,000 ma-
rinari, di cui 45,000 perla flotta del Bal-
tico e 25,000 per la flotta del mar Ne-
ro. Nel 1832 la flolla russa non contava
più di 80 bastimenti ! La scelta del gran-
duca Costantino promette alla marina
russa un ulteriore movimento progressi-
vo, e sviluppo come formidabile poten-
za eziandio marittima. Da molto tempo
grande ammiraglio della flotta dell'im-
pero, il granduca Costantino, unisce ad
alta intelligenza e sorprendente sagacità,
un ardore di lavoro infaticabile, posse-
dendo tutte le scienze che sono di com-
petenza del marinaio. Così la marina rus-
sa entrò in una nuova fase, il perchè l'or-
ganizzazione sarà veramente completa,
per cui la marina russa spiegherà la sua
mossa colossale, con maestà degna del
grand' impero cui rappresenta. Osserve-
rò ancora, che dal i8o3, quindi da 5o an-
ni in qua, 55 navi russe fecero il giro del
mondo, e non è da negarsi che laRussia
è grandemente benemerita del progresso
delle scienze naturali, in ispecialilà degli
sludi telegrafici e linguistici.
Cenni sulla chiesa cattolica Rutena o grc'
ca-unita, della Latina ^e dell' Armena
nell'impero unito di Russia e Polonia.
Notizie compendiate della chiesa gre-
ca-scismatica russa 3 secondo le più
recenti nozioni j cioè del co fi delio San -
to Sinodo dirigente ossia tribunale di
detta chiesa nazionale, e delle sue re-
lazioni sinodali all' Autocrate impe-
ratore : de'suoi vescovi, del clero re-
golare e del clero secolare ; del suo
gregge, della schiavitù, delle sette re-
ligiose j delle sue istituzioni ecclesiasti-
che, e delle sue niissionij degli ebrei,
islamiti e pagani esistenti nell'impero
253 RUS
russo, e degli affari di questa chiesa,
colle estere coinunioniorientali scisma-
tiche.
Tra le religioni che si sparlono l'anli-
£0 continente, poche ve ne sono che non
abbiano in Russia seguaci e settatori; pe-
rò i cattolici sparsi nell'impero riunitoci!
Russia e Polonia, ascendevano a circa 1 2
milioni, secondo la celebre dichiarazione
del cardinal Luigi Lambruschini segre-
tario di stato di Gregorio XVI , e fatta
it)suonoraea'2 2 luglio 1842. La religio-
ne dominante è il Cristianesimo modifi-
cato dallo scisma de' Greci (V.) : è essa
ingiustamente denominata dai suoi fe-
deli, religione Ortodossa , mentre è E'
Uirodossa (/^.), ed i russi pretendono an-
che d* appellarla religione Cattolica, l
punti principali di sua fatale dissiden-
za colla chiesa romana sono : di non ri-
conoscere il Primato (F.) e la suprema-
zia spirituale del Papa, e d'interdire ilce-
libato ai preti, interdizione tanto rigoro-
sa, che colui il quale perde la moglie non
deve più continuare nelle sue funzioni.
K proibito a'greci russi di passare ad al-
tra credenza, ed é comandato dalla legge
di educare la loro prole proveniente da
Matrimoni [F.)m\%i\ nella religione rus-
4»o-greca scismatica. Osserva Rinaldi ne-
gli Annali ecclesiastici ,d\V awììo 1 5o 5,n.°
33. « Quanto alla setta de' russi , tiene
quasi gl'istessi errori, che la greca, sicco-
me è manifesto per la lettera di Giovan-
ni metropolitano di Russia, scritta al Pa-
pa Giulio II; imperocché invitato a rein-
tegrare l'antica unione colle due chiese,
accusò lavomana, perchè confessa nel sim-
bolo lo Spirito santo procedere dal Pa-
d re e dal Figliuolo; perchè consagra l'Eu -
caristia nel pane azzimo; perchè non per-
mette ai sacerdoti il cresimare, ma riser-
va ciò ai vescovi; perchè non amnietteal
sacerdozio gli uomini che hanno moglie;
perchè non aggiunge una settimana al
digiuno quaresimale; e perchè osserva il
digiuno delsabbato". Incominciando dal-
la Chiesa Rutena cattolica in Russia, giù
RUS
con diffusione narrai a Kiovia quanto qui
trovo indispensabile accennare, per evita-
re ripetizioni. Kiovia culla della chiesa rus-
sa e città arcivescovile, già residenza dei
granduchi di Riewe dell'arcivescovo me-
tropolitano delle due Russie pei Ruteni
(F.) o russi di rito greco-unito cattolico,
è ora sede d' uno de' 4 metropolitani e-
terodossi russi ed'un vescovo di rito gre-
co scismatico come il metropolitano sino
dal 1640. E denominata la c/f^à^tìEAz^fl per
le sue reliquie e catacombe de'santi, pei
molti edifizi religiosi che possiede, e per-
chè vi si converti al cristianesimo Vla-
dimiro! o Wladirairo il Grande co'figli,
tutta la sua armatae diversi popoli. Ru-
rik già vi avea fondato l' impero russo,
stabilita la sua potenza, e divenne Kiovia
la capitale della Russia meridionale, e nel
1087 la capitale di tutte le Russie per Ja-
roslaw I, onde idi lui successori vi ten-
nero la corte sino ali 157. Raccontai pu-
re come la conversione delle Russie alla
fede cristiana si effettuò dai promulga-
tori del vangelo , mandati da s. Ignazio
patriarca di Costantinopoli, onde vuoisi
che lai." chiesa ivi si "erigesse neir867 »
che la conversione della gran principessa
Olga, che assunse il nome di Elena, mi-
rabilmente produsse la cessazione della
persecuzione contro i banditori della dot •
trina di Gesù Cristo e di quelli che l'ab-
bracciavano, come il ricevimento del bat-
tesimo di Wladimir© I e degli altri no-
minati. Che Michele ne fu ili." vescovo
con 12 chiese suftiaganee , ed ebbe quei
successori che con serie riportai : alcun e
di dette chiese in progresso di tempo fu-
rono elevate al grado arcivescovile, con
nuove sedi suffraganee, e ne feci di tutte
speciali articoli, ne' quali vi sono notizie
importanti alla storia delle Russie, sì ci-
vile che ecclesiastica. Il celebre monaste-
ro delle Grotte in Kiovia nacque verso il
io5o: divenne seminario di scienza e di
virtù, e montò in Russia alla medesima
rinomanza io cui erano saliti i monaste-
ri di Monte Cassino, di Westminster, di
nus
Tours, di Corbeia, di Fulda, dì s. Gallo.
Da questo chiostro uscirono gli uomini
più dotti e più \irtuosi,clie si acquista-
rono meriti immortali nell'incivilimento
della Russia: esso fu culla e cnpo di tut-
ti i monasteri dell'impero. Nel loSy di-
ventò Riovia metropolitana di tutte le
Russie, unita alla chiesa romana, come lo
erano allora i patriarchi di Costantinopo-
li {f^.). Questi ultimi essendosene poi di-
visi, nondimeno la chiesa russa continuò
nell'unione cattolica colla s. Sede, anzi
scomunicò Cerulario patriarca di Costan-
tinopoli cheavea fatto lo scisma separan-
dosene. Che indi Riovia ebbe per tempo
pure i vescovi latini; che s. Giacinto do-
menicano propagò la fede cattolica in
Prussia e Russia. Che neli4i5i accadde
lo scisma tra la chiesa di Russia e quel-
la di Costantinopoli, onde Riovia fu chia-
mata madre di tutte le chiese di Russia,
le quali d'allora in poi furono governa-
te dai metropolitani di Rinvia e di Mo-
sca. AK'ioiiìas'ÌDCovporai'oiìo diverse dìo-
cesi, e perseverarono nell'unione colla
chiesa romana sino e verso ili52o.Che
nel 1437 avendo il patriarca di Costan-
tinopoli nominato metropolitanodi tutte
le Russie Isidoro (P^.) cardinale, Mosca
fu riunita a Riovia, quando il cardinale
volle in Mosca pubblicare il decreto di
nuova unione de'russi alla romana chie-
sa, fatto nel concilio di Firenze da Papa
Eugenio IV; ma per la contrarietà del
gran principe RasilioIII e del popolo, non
fu accettata. Indi Basilio 111 senza con-
sultare il patriarca di Costantinopoli, dai
vescovi della metropolitana di Mosca, per
questa fece eleggere il metropolitano. Nel
pontificato d'Alessandro VI incominciò
loscisma di Riovia , e intieramente si con-
sumò nel tempo indicato. Nel 1 5Sg il pa-
triarca di Costantinopoli creò il patriarca
di Mosca per tutta la Russia, indipendente
daseeda'suoi successori.il nuovo patriar-
ca di Mosca, maltrattando il metropolita-
nòdi Riovia Michele,questi co'suoi vesco-
vi ruteni si riunì neh 5^3 alla s. Sede, pre-
RUS
2 '73
stando ubbidienza alPapaClemenle Vili,
colle condizioni statuite da Eugenio IV
nel concilio di Firenze, e poscia l^pisco-
palo ruteno per la chiesa romana fu di-
pendente dalla s. congregazione di pro-
paganda fide: ma i vescovi scismatici, ac-
canto alle sedi cattoliche conservarono le
loro sedi eterodosse, e quello di Riovia
si sottopose alla giurisdizione del patriar-
ca di Mosca. Ne'tratlati della Poloniacoì'
la Russia, gli scismatici o greci non uniti
furonone'diritti politici eguagliati a'callo-
liei o greci uniti, i quali nullameno diven-
nero segno alla persecuzione de'russi scis-
matici.Indi i basiliani,gih benemeriti della
chiesa russa rutena, si mostrarono nella
disciplina monastica rilassati, e bramosi di
dominare il clero secolare, impadronen-
dosi di tutte le dignità ecclesiastiche, ad
onta delle replicale ammonizioni della s.
Sede. La persecu-zione de'russi eterodos-
si aumentò a danno della chiesa cattoli-
ca russa , e fecero di tutto per ridurre i
russi ortodossi all'unione con loro. Ad on-
ta del mantenimento della libertà del cul-
to, giurato dai sovrani diPiUSsia e da Ca-
terina li , questa abolì il metropolitano
di Riovia, e altre sedi vescovili cattoliche.
In seguilo Pio VI ne ottenne in parte la
ripristinazione da Paolo I. Allora insor-
se contro delle sedi rutene ristabilite, non
solo il così dello Santo Sinodo scismati-
co, ma ancora il nuovo arcivescovo la-
lino e cattolico di Mohilow, l'ambizioso
Siestrencewicz, per dominare eziandio la
chiesa rutena cattolica di rito greco, on-
de questa 2." finì col divenire parte del-
la scismatica, per l'apostasia del vescovo
Siemaszho, che formò il deplorabile di-
segno di ridurre allo scisma tutta quan-
ta la chiesa greco-unito-cattolica in Riis-
sia ; e nel i838 e iSSg in Plosko ebbe
luogo il falalissimo decreto d'unione dei
ruteni cattolici a'russi scismatici, ad onta
che questo non fosse l'unanime sentimen-
to del clero e popolo ruteno. Qui noterò,
che prima di tale apostasia e non com-
preso il regno di Polonia^ la popolazio-
254 R u s
ne latina e rutena nell' impero russo tli-
cesi che fosse di più che cinque milioni
eggOjOOo di cattolici. Dissi flnahnenle a
KioviA,quanto energicamente operòGre-
gorio XVI in favore de'callolici russi. E-
giialmente per evitare repliche in questo
articolo ed aumento superfluo, brevissi-
mamente ricapitolerò qui appresso, quan*
to analogamente riportai in altri artico-
li , ove se ne ponno leggere i dettagli e
particolarità. A Plosko, città arcivescovi-
le della Russia Bianca o Rutena, di rito
greco-ruteno unito cioè cattolico, oltre-
ché parlai de'suoi vescovi e notizie rela-
tive, raccontai come Caterina II surrogò
l'arcivescovo a quello di Kiovia, mentre
divisava di sottoporre i cattolici ruteni e
latini all'arcivescovo di Mohilow, e po-
nendo in Poloskoun vescovo scismatico.
Come Pio VI nell'impero di Paolo I pro-
curò di riordinare la scomposta gerarchia
ecclesiastica, ed in qual modo. Narrai la
nuova alterazione prodotta nel 1825 e
1 828, anzi nel 1 833 vi fu ripristinato un
vescovo del culto dominante greco ete-
rodosso. Riprodussi i modi comesi pro-
cedette a rendere la chiesa rutena catto-
lica semplice parte della scismatica , re-
si pubblici nel i835 e j838, e con atto
formale nel 1839. A Mosca, città metro-
politana di Piussia, che racchiude il teso-
ro imperiale e molti monumenti glorio-
si de' czar, nella cui cattedrale si consa-
grano e coronano gl'imperatori, e prima
vi si seppellivano, dissi che perla sua cen-
trale posizione fu la naturale capitale del-
le Russie e residenza de'monarchi; Trattai
de'suoi metropolitani di tutte le Russie e
delle contrade settentrionali, vale a dire
de'russi eterodossi© scismatici, nominati
anticamente dai gran principi edal clero,
ma istallali da'patriarchi scismatici di Co-
stantinopoli. Che divenuto l'arcivescovo
patriarca, fu dichiarato indipendente da
quello di Costantinopoli , e occupava il
2.° posto nell'impero; ma per aver trop-
po esei citato influenza sullo stato, Pietro
I il Grande ne aboh la dignità, elesse un
RUS
arcivescovo, ed istituì il sedicente San-
to Sinodo^ che dichiarai in che consiste.
Fu allora e nel 1702, che Pietro I radu-
nati i vescovi per procedere a tale elezio,
ne, dichiarò loro di essere egli medesimo
il patriarca della chiesa russa; ne il clero
fece mostra di resistere, e sia d'allora l'au-
torità temporale è pure slata l'autorità
spirituale, delegando l'imperatore la sua
autorità all'assemblea del Santo Sinodo
residente in Pietroburgo, che dirige lut-
ti gli affari religiosi. Perciò l'imperatore
di Russia dicesi Aglio primogenito di sua
chiesa, ed Autocrate 0 Auctocrate^ o Sa-
modergelz, voce greca che significa, che
ha libero e pieno potere, derivante dal vo-
cabolo Autocrazia^ potere indipendente,
che trae tutta la forza da se 5;e550. Equesto
vocaboloanche sinonimo di Dc.v^o/^(/^.);
i greci chiamavano autocrate l'imperato-
re romano. Il titolo ó* Autocratore fu con-
cesso ai duci supremi d'Alene, indicante
essere se stessi esenti dal render conto del-
la loro amministrazione nelle cose di guer-
ra : lo ebbero Aristide, Nicia, Alcibiade,
Demostene, Lamaco e tanti altri, al dir
di Plutarco; tra'greci lo aveano pure gli
ambasciatori plenipotenziari. A Mosca
parlai eziandio de'principali santi che ve-
nerano i moscoviti, i quali come la mag-
gior parte de'russi hanno una particola-
re riverenza e culto perle s. Immagini^
In fine notai lo stalo passato e presente
del cattolicismo di Mosca e de'Iuoghi che
ne dipendono. A Pietroburgo la descris-
si città capitale dell'impero russo, resi-
denza dell'imperatore, del senato, de'mi-
nislri, delle primarie autorità dello sta-
to, del denominato Santo Sinodo àWxs^tix-
te gli affari generali della religione greca
eterodossa, di cui è autocrate lo stesso im-
peratore, e dell'arcivescovo metropolita-
no. Fondata da Pietro I il Grande, ne fe-
ce la capitale del colossale suo impero, ed
i successori, inclusivamente all'imperato-
re che regna,ne aumentarono gli splendi-
di monumenti. Indicai le notizie religio-
se, tanto eterodosse, che ortodosse, e que-
RUS
stecol collegio ecclesiastico cattolico sot-
to la giurìsdizionedeirarcivescovo di Mo-
hiloWy sul quale riportai altre notizie in
seguilo di quelle che registrai a Mohilow.
Di questa città nrcivesicovile di Russia, già
vescovile, ragionai al suo omonimo arti-
colo, colle principali sue nozioni : quanto
fece Caterina II, come Pio VI eresse Mo-
hilow in arcivescovato, con giurisdizione
ordinaria e delegata su tutte quante le
chiese cattoliche di rito latino dell'impe-
ro, e perchè vi cooperò il cardinal pre-
fetto di propaganda l'imperatrice lo re-
galò. Parlai di nunzi e legati oamhascia-
tori pontifìcii perciòspeditì inRussia, cioè
ArcheAlieLilta(V.) poi cardinali, al tem-
po di Caterina li e Paolo I, pel riordina-
mento delle coseecclesiasliche del callo-
licismo, concedendo Pio VI all'arcivesco-
vo di vestire a modo di cardinale, ma con
quelle restrizioni che ivi notai. Indi del
nunzio Arezzo (P^.) poi cardinale, de'suoi
arcivescovi; del contegno tenuto dal go-
verno imperiale coi cattolici Ialini e ru-
teni,elagrimevoli conseguenze, anche pel
grave argomento òg' Matrimoni misti, e
di ciò che operarono Pio VII, Leone XII
e Gregorio XVI, citando la celebre allo-
cuzione di quest'ultimo propugnatore a-
cernmode'dirilti de'caltoliciedella s. Se-
de. Per ultimo, dello stato dell' arcidio-
cesi di ]Mohilow,avendo riprotlollo a Po-
lonia ilcoucordaloconcluso trai regnan-
ti Pio IX e Nicolò I , a vantaggio delle
chiese di rito latino nella monarchia di
tutte le Russie. In virtù di questo narrai
a Patbiarcato Armeno, come il Papa
provvide al governo spirituale del grnn
numero degli armeni cattolici esistenti in
Russia, eh' erano privi del proprio vesco-
vo nelle diocesi di Camenieck o Kami'
niecky e di Cherson o Kerson , in cui e-
resse la sede vescovile con suffraganeo in
Saralow. A Polonia riportai tutte quan-
te le notizie di quelle chiese cattoliche
latine e rutene, e le gerarchie ecclesiasti-
che delle superstiti chiese latine e rutene,
e di questa ultima meglio aRuTENi. A Gre-
RUS -x^^
CIA poi riprodussi le notizie compendia-
te sulla sua storia ecclesiastica, de'di versi
scismi de' greci colla chiesa romana, dei
russo-greci scismatici, dall' origine delia
chiesa russa sinoeincIusiveali842. Ten-
ni altresì proposito de'riti greci, e loro di-
sciplina ecclesiastica; del Sinodo perma-
nente nell'attuale regno di Grecia, mo-
dellato sulle norme di quello di Russia o
Pielroburgo,e perciò brevemente descris-
si il chiamato Santo Sinodo , il quale è
denvato da quello de'palriarchi di Co-
stantinopoli. Nel voi. LV, p. loi notai,
che in Russia il principale sostegno della
fede cattolica sono i domenicani, i quali
vi hanno 53 conventi, e ne indicai i luo-
ghi. Quanto finora in questo lungo pe-
riodo ho tratteggiato, avendolo desunto
dagli articoli KioviA , Plosko, Mosca ,
PiETROBUBGOjMoHiLow, PATRIARCATO AR-
MENO, PoLONi A, G REGI A, nel Compilar questì
ebbi ancora presente, come negli articoli
PoLONiAealtri riguardanti le Russie, l'o-
pera del p. Agostino Theiner : Vicende
della Chiesa cattolica di ambedue i riti
nella Polonia e nella Russia da Cateri'
na II sino a' nostri dìj precedute da un
rapido cenno suW origine e sulle rela-
zio ni dt Ila Chiesa Russa con la s. Se-
de sino a' tempi di Pietro IH Grande.
Ora farò un laconico estratto di altra
dotta opera del medesimo autore, qua-
le necessario supplemento alla preceden-
te. Comprendo che il sunto riuscirà sner-
vato, senza la forza che danno i parti-
colari e le prove; tutta volta servirà a
dai ne una semplice idea , a ciò essendo
imperiosamente tenuto dal dovere di
stretta brevilà.Ed appunto a supplire tan-
ta deficienza, e perchè s'intenda meglio
il poco che dirò, premisi unriassuntodei
memorati articoli. La detta 2.^opera è in-
titolata: La Chiesa scismatica Russa de-
scritta secondo le più recenti relazioni del
così detto Santo Sinodo, Lugano 1 846.
Esclamerò prima con fraterno zelo reli-
gioso, col p. Theiner. « 11 Signore che nel-
l'alto consiglio della sua divina provvi-
256 KOS
(lenza regola i destini degli uomini e dei
popoli, e li modem contro alla volontà
degli uni e degli allrij Quegli che seppe
fare del persecutore Saulo un apostolo
dellegenli,sapràfare eziandio il simiglian-
le, quando gli parrà tempo, della Chiesa
Russa , e ricondurrà pure tutte le altre
società religiose , che hanno smarrito il
sentiero della salute, al seno della loro ve-
ra madre, ch'è la Chiesa Romana, acciò
si flìccia com'Egli predisse, un gregge ed
un pastore, o che si riabbraccino tutti i
popoli della terra come fratelli nell'uni-
ca e vera fede della Chiesa Cattolica, can-
tando inni di gloria al Signore dal na-
scere del sole fino al tramonto. Destati
quindi,© sventurata figliuola di Sion, dal
tuosoiinodi morle,così diciamo allaChie-
sa Russa, e ritorna al seno della tua ma-
dre, per partecipar con essa alla medesi-
ma fede. Noi ricordiamo i tuoi a wilimen*
ti e i tuoi travagli mossi non da passio-
ne, ma da profondo dolore sulla dura sor-
te che li toccò per parte de'tuoi oppres-
sori. R.iguarda la schiavitù vergognosa in
cui ti trovi gittata, e pensa che hai per-
duto ogni splendore, ogni lume ed ogni
vita per esserti allontanatadal centro del-
l'unità, dalla sede di s. Pietro, da cui de-
rivano vita, verità e salute. Riunisciti fi-
nalmente con sincerità a questa s. madre
Chiesa, alla Romana, della quale tu me-
desima ne'tuoi sagri volumi riconosci la
santità e la supremazia sulla universale
Chiesa di Cristo, con encomiarvi e l'una
e l'altra ".
Le relazioni sinodali, loro origine e ini'
portanza. Il modo di procedere del go-
verno russo in fatto di religione, non me-
no che i suoi immensi sforzi rispetto i di-
segni dtlla sua politica, formano il sub-
bietto di genera le attenzione.Lemol te pre-
mure che usa per dilatar la sua chiesa ,
potrebbero far supporre in essa stato flo-
rido e vigore per poter dovunque spie-
gare lo stendardo di sua fede, non meno
nelle città cattoliche, che sulle rovine del-
le sette scismatiche e protestanti dell* o-
RUS
riente e dell'occidente. Con arr/>ganza si
sono arditi i venali panegiristi d'intuona-
re l'inno del le future vittorie di una chie-
sa , che rassoderà il dominio universale
russo, echerovescieràcol suo popolo or-
todosso l'attuai ordine sociale, travngiia-
to già da morbo religioso edainfermitìi
politiche, per riordinare poscia la società
civile, e rianimarla colla rugiada di cele-
sti benedizioni e di santificazione. La chie-
sa cattolica dell'occidente è giunta, secon-
do la loro opinione, al termine della sua
missione, e dovrà cedere il luogo alla chie-
sa russa, alla più giovine sua sorella ba-
starda, cbeoltre allo scisma, da immon-
do potere temporale è stata più orrenda-
mente guasta , la quale proseguirà nella
grandiosa missione, e la compirà per la
felicità di tutti i popoli dell'universo, e
alla salute del genere umano. Amando
l'imperatore Alessandro! sapere ogni an-
damento e progressi delle riforme da lui
proposte, il ministro dell'interno prima,
e il ministro dell'istruzione pubblica poi,
gli presentavano a quando a quando tut-
ti i particolari di quanto erasi operato.
Volle imitarli con simili rapporti il su-
premo procuratore del s. Sinodo j nelle
famose relazioni in cui si dichiara Io zelo
dell'autocrate e le sue indefesse cure pel
bene della chiesa nazionale. Il triumvi-
rato di questi 3 ministri pare essersi sta-
bilito per Teserei zio dell'onnipotenza rus-
sa, coir intendimento però dell'assoluto
volere dell'autocrate, che deve produrre
il glorioso avvenire della Russia, sotto la
triplice egida del dominio universale, del-
la popolarità e dell' ortodossia. Delle re-
lazioni del supi'emo procuratore del Si-
nodo, valoroso militare che regge la chiesa
e il clero, secondo le massime dell'auste-
ra disciplina militare russa, l'autore fa
un deplorabile quadro,qualificandole pie-
ne d' invenzioni, ingannatrici il popolo,
e con manifeste contraddizioni : ne sono
compilatori, non già i metropoliti e arci-
vescovi membri del Sinodo, ma uno o due
officiali subalterni e secolari, che abbel-
RUS
lendo li delincalo quadro co' più splea-
denti colori, ne riportano l'approvazione
dell'autocrate. 1 metropoliti, gli arcive-
scovi e i vescovi riferiscono ai Sinodo o-
gni avvenimento di loro diocesi, ciò che
serve di materiale ai procuratore supre-
mo per le sue re4azioni. — Ss. Sinodo diri-
genie ossia Tribunale supremo della Chie-
sa nazionale Russa. All'abolito patriar-
cato moscovita successe il Sinodo, il quale
giusta il fine della sua istituzione dovea a-
vere quelle medesime attribuzioni e quel-
la stessa influenza, che dai patriarca era-
no state esercitate. Con eguali vedute po-
litiche e religiose era stato sostituito il pa-
triarcato al metropolita di Mosca; e Boris
Gudunow fondatoredel patriarcato, non
altrimenti di Pietro I che eresse il s. Sino-
do, erano mossi da eguali principii nelle
loro innovazioni ecclesiastiche, per così
sottomettere in modo più sicuro la chiesa
e il clero. Esaminando l'origine e progres-
si della chiesa russa, si conosce che la tra-
scurata sorella settentrionale della chiesa
greco- orientale ha dovuto soggiacere in-
sieme colla chiesa di Costantinopoli alla
stessa sorte. Tanto l'una quanto 1' altra
non furono che stromento da giuoco nel-
le mani del potere temporale, al cui ca-
priccio restarono soggette, per aver pre-
ferito di essere piuttosto schiave de'prin-
cipi, che libere all'ombra felice dell'im-
mobile sede di s. Pietro. Il Sinodo ha pa-
tito da Pietro 1 in poi molte mutazioni.
Secondo le prime disposizioni dovea esser
composto d' un presidente col nome di
procuratore supremo, di due vice- presi-
denti, di 4 consiglieri nelle deliberazioni
e di 4 assessori. Il procuratore supremo
era sottoposto alla giurisdizione de' suoi
colieghi,e non dovea avere che un solvu-
to. Assessori potevano essere i metropo-
liti, gli arcivescovi, i vescovi , archiman-
driti, igumeni e i protopopi o prolopapi :
i membri del Sinodo doveano nominar-
si dall'autocrate. Possono aspirarvi i me-
tropoliti di Kiovia, Mosca e Pietroburgo,
un metropolita litolare, uuo o due arci-
VOL. LIX.
RUS 257
vescovi, il confessore dell'imperatore, e il
cappellano maggiore degli eserciti e del-
l'armata navale. I membri del Sinodo ap-
partenenti all'alto clero debbono fare le
funzioni di turno per 6 mesi, acciò l'am-
ministrazione delle loro diocesi non abbia
a soffrire. Nel 1839 il Sinodo si compone-
va de'melropoliti di Novgorod, di Pietro-
burgo, e come più anziano era presiden-
te, di Kiovia, di Mosca e d'altro titolare,
dell'arcivescovo di Kasan, di due proto-
popi, uno de'quali era confessore dell'im-
peratore. N'erano membri assenti gli ar-
civescovi di Pskow e di Twer. Il Sinodo
ha 3 commissioni filiali : quella sinodale
di Mosca diretta dal metropolita; quella
sinodale di Grusia diretta dall'arcivesco-
vo di Tiflis; quella sinodale della Russia
Bianca e perla Lituania eretta neli836
e presieduta dall' arcivescovo Siemazko
famoso apostata. L'andamento degli af-
fari nel 1839 fu diviso in 4 dipartimen-
ti :i.°s. Sinodo; 2.° Istruzioni; 3." Ammi-
nistrazione; 4'° Segretario del supremo
procuratore. Nell'esame che partitamen-
le fa l'autore di questi dipartimenti, dice
che il s. Sinodo non è altro che istrumen-
to della suprema volontà del potere tem-
porale, relativamente a tutti gli affari ri-
guardanti la chiesa , ed in esso si ricon-
centra la vita e l'intiera esistenza dell'u-
niversale chiesa nazionale russa. Propria-
mente non siede e non ha voce ài sinodo,
che il solo imperatore che dispone e co-
manda, e commette i suoi ordini al su-
premo procuratore, il quale li comunica
ai vescovi esortandoli alla puntuale ese-
cuzione, e sorveglia e punisce i disubbi-
dienti e gl'indolenti. L'imperatore quin-
di è il vero sole della chiesa russa, la sua
anima, il suo regolatore e sostegno. 11 Si-
nodo è anche l'esecutore di tutte le deci-
sioni superiori, che in nome dell'autocra-
te si rilasciano dagli alti dicasteri dell'im-
pero e riguardanti l'interesse delle chiese.
11 supremo procuratore fa pompa nelle
sue relazioni sulla pienezza delle benedi-
zioni, che per mezzo del suo dicastero si
'7
258 RUS
spandono sulla chiesa. I membri del Sino-
do nulla decidono o concludono, solo ese-
guiscono. Rispetto al 2." diparliiiiento,
esso riguarda le scuole ecclesiastiche. Il
3.° forma V amministrazione su tulli gli
aftìiii ecclesiastici che esigono dispendi,
o riguardano gl'introiti : questi derivano
dalla vendita delle candele, dalla vendi-
ta delle corone da spose, da quella d^'sal-
vacondotli per 1' eternità co' quali s' ac-
compagnano i trapassati al sepolcro, ed
ancora il ricavatodalle oblazioni nelle cas-
selle alle porte delle chiese, e dalle collet-
te che si fanno diiranle i divini uffici. Fi-
no ad Alessandro I ogni diocesi. poteva
disporre di queste entrale, ma dal 1809
i vescovi debbono inviarne il risultato al
Sinodo, che le ripartisce alle chiese secon-
do i bisogni. Il 4.^ dipartimento forma il
segretariato del supremo procuratore, ed
il maremagno degli affari della chiesa rus-
sa, e perfino la cassa si conserva da que-
sta sezione. Conclude l'autore, essere il s.
Sinodo un dicastero di stato meramente
secolare, pel cui organo deve la chiesa ri-
cevere gli ordini imperiali, e de' vari mi-
nisteri di stalo : che i pastori della chie-
sa sono semplici esecutori dell'altrui vo-
lontà , e solo è rimasto loro il potere di
conferire gli ordini sagri, per provvedere
la chiesa de'necessari ministri, che tutta-
via non dipendono da loro, ma bensì dal-
l'autorità temporale. — Devescovie delle
diocesi ossia Eparchie. La chiesa russa
ha ora 47 vescovi, al numero de'quali so-
no d'aggiungere i due della Russia Bian-
ca e della Lituania, che nel 1839 furono
tolti alla chiesa greco unita per essere in-
corporati alia scismatica. 11 numero è mol-
to ristretto in proporzione alla popolazio-
ne ed all' immensa estensione delle con-
trade della Russia. Più recentemente so-
no state divise le sedi vescovili in 3 ordi-
ni, il che pure si è praticalo relativamen-
te ai conventi o monasteri. Ali. "appar-
tengono le 4 metropolitane di Kiovia,
Novgorodf Mosca, Pietroburgo. Al 2.° 1 6
sedi, le quali quasi (ulte hanno il grado
RUS
arcivescovile, del qual ordine fanno par
te i due vescovati ruteni nominati e tol-
ti alla chiesa greco-unita. Di 3.° in fine
sono 26chiese vescovili, compresi i 4 vi-
cariali eretti fino dal 1 832, cioè di f^ar-
savia per la Polonia, di Riga per la Li-
vonia,di P/o^/foperlaCurlandia^ di Poe -
zajew o Volinia pei' la Lituania. Gli ar-
ci vescovi comunemente aggiungono al lo-
ro titolo quello d'un vescovato, ed alcuni
vescovi portano il titolo di due vescova-
ti. L'autocrate regola il collegio episco-
pale, traslocando e promuovendo i vesco-
vijcon pieno arbitrio; inoltre eleva le chie-
se a grado maggiore, o le degrada ad or-
dine inferiore. Stimò Pietro I che le di-
gnità ecclesiastiche di grado elevato po-
tessero tornare pericolose al governo tem-
porale, per cui non volle ne metropoliti,
né arcivescovi, limitandosi alla sola crea-
zione di vescovi : questi principii si tro-
vano tuttora in vigore. Ne' tempi di Ca-
terina Il erano governale le chiese me-
tropolitane da arcivescovi, e le arcive-
scovili da vescovi. Con un solo cenno
dell'autocrate le chiese metropolitane e
arcivescovili possono essere precipitale
da quella gerarchia ecclesiastica che da
più secoli occupano. Si è traslocato il
principio della milizia alla chiesa; il me-
tropolita ha il grado di generale in ca-
po, r arcivescovo di tenente generale, il
vescovo di generale di brigata. I vesco-
vi tremano innanzi al potere temporale;
è loro interdetto di predicare con liber-
tà l'evangeliche verità; le prediche di cor-
te furono abolite. Diceva Pietro I, un buon
ecclesiastico deve ubbidire alla voce del-
l'autocrate, come il soldato a quella del
capitano o al suono del tamburo. L' as-
segno de' vescovi è scarso e limitato: non
vi è chiesa forse iii tulio il cristianesimo
che sia rimasta così povera e spogliala,
quanto la russa, menlregià possedeva tan-
te smisurate ricchezze. Ivan 111 neh 5 00
pel I .Vi mpossessò de'beni ecclesiastici, pe-
rò fienaio dalla gran fermezza del metro-
polita Simeone, minacciaudolo delle ma-
RUS
ledizloni di s. Vladimiro e rammentan-
dogli la pia di vozionede'Kan gentili. Ca-
terina II s'impadronì delle proprietà sa-
gre, che ascendevano ai5o 20 milioni di
franchi all' anno, dovendo contentarsi il
clero d'annui franchi 149, 586 secondo lo
stabilito da Pietro III, cioè il metropoli-
ta e r arcivescovo franchi Sooo, e il ve-
scovo 3ooo, ch'èil misero assegno che a
tutt' oggi ricevono. I monaci ebbero la
peggio; le smisurale ricchezze e i tesori
in oro e argento colarono nel tesoro im-
periale , ricevendo i religiosi 4o franchi
annui pel mantenimento. Molti di tali be-
ni di chiesa Caterina II die a'suoi favo-
riti numerosi. Ne a vea dato l'esempinlvan
IV, che distribuì i beni de'monaci ai fe-
deli ministri di sue crudeltà. La Polonia
eziandio fu spogliata di tutti ì beni del
clero, iuciusivamente alla chiesa cattoli-
ca, non volendo l'ortodossia russa chea-
postoli miserabili. Alla chiesa russa non
è rimasta altra risorsa die 1' elemosina,
derivante dalle cassette poste alle porte
delle chiese, dalle collette di questua, dal-
le spontanee oblazioni.
Del clero regolare ( il quale segue la
regola di s. Basilio ,cim le monache). An-
che in Russia, non meno che in tutto l'o-
riente, il clero regolare si acquistò, come
in tutti i paesi della chiesa latina d'occi-
dente, grandi meriti per la propagazio-
ne della religione cristiana, per l'incivi-
limento e per la coltura delle scienze. In
nessun altro luogo però ha potuto mài
esercitare nel medesimo tempo un così
assoluto dominio sul clero secolare, come
segnatamente nella Russia. Quivi il cle-
ro secolare ebbe a coltivare col sudore del
suo volto il mistico campo della Chiesa,
insieme ai pochi palmi di terra che for-
mavano la sua eredità, per avere uno scar-
sissimo vitto, mentre il regolare non ad
altro attendeva che a consumare nella
perfetta separazione dal mondo le sue im-
mense ricchezze, poco curandosi in gene-
rale delle orazioni e delle meditazioni, e
forse ancora meno delle scienze, lascian*
RUS 219
do di buon grado al clero secolare ogni
fatica. Ne'conventi russi, come pure io
quasi tutti i conventi della chiesa green,
non erano che pochi sacerdoti, e d'ordi-
nario in sì scarso numero che appena ba-
stavano per l'ufiizio divino, tranne qiifi
monasteri in cui è unita la sede vescovi-
le. La cagione per-cui il clero regolare fti
ed è tuttora in sì alto stato, tanto nella
chiesa, che nella società civile, deriva clie
tutti i dignitari nella gerarchia ecclesia-
stica si eleggono dall'ordine de'regolari.
Non deve tacersi, che i regolari ripetono
dal solo celibato il loro più alto stato, co-
me il clero secolare deve attribuire il di-
spregio in <:m si trova alla condizione
coniugale. Perchè chiaramente apparisce
che questogiammai non ha potuto riscuo-
tere quella venerazione e quella fìdugia,
che si ha in quello dal popolo, quantun-
que si trovi in altissimo grado. Ancora a
questi giorni il Sinodo fa pervenire con-
fessori da'Iontani conventi delle provin-
cie alla metropoli, perchè le persone gen-
tili si rifiutano di confessarsi a preti am-
mogliati, sebbene vi sieno fra loroalcuni
non al tutto ignoranti. Ne'secoli passati
trovandosi tutte le ricchezze della chiesa
russa nel potere de'monaci, ne venne gran
danno a'monasteri, poiché da que'vene-
randi luoghi in breve tempo fu sbandita
ogni arte buona, e non fu più in essi ve-
duto ne sapienza, né fiore alcuno di bella
cristiana onestà. Nel secolo XI non pochi
monaci si erano dati al vizio dell'ubbria-
chezza : questa, la crapula, la dissolutez-
za e altre brutalità procurarono bandire
zelanti vescovi, ripristinando il rigore del-
l'istituto; io che si distinsero i metropoliti
Simeone nel 149^, Macario del 1 542, per
la riforma de'conventi. Ne'concilii di Mo-
sca dal i5o3 al i55i si scorge lo stato
lagrimevole d'indisciplinatezza, in cui tro-
vavasi la vita claustrale. L'immoralità e
l'ignoranza crebbero ogni giorno, mas-
sime nelle rivolturè civili ch'ebbero luo-
go dopo la morte d'Ivan IV. Lo czar A-
lessio Michelovilz del 1 645, ed i patriar-
9.6o RUS
clii Giuseppe I del 1 642, Micene del 1 652,
e Giuseppe li del 1 666 si ndoperarono per
impedire Ja generale corruzione ne* mo-
nasteri, ma senza felice successo, essendo
la dissolutezza in vigore tra'religiosi dei
due sessi. Le monache non si vergogna-
vano di dare ricetto pubblicamente nei
loro monasteri ai propri amanti, ch'era-
no nella maggior parte monaci, mante-
nendo pure in essi i frutti delle loro dis-
solutezze, i quali poi fatti adulti erano ri-
cevuti ne'monasteri a'quali secondo il lo-
ro sesso appartenevano. Si fatta genera-
zione si pose ordinariamente ad imitar
l'esempio de'genitori, onde in breve i mo-
nasteri furono popolati da gente quasi tut-
ta nata da sagrilego concubinato. Pietro
I voleva introdurre una riforma ne'mo-
nasteri, togliendo loro i fondi, e nel 1 724
mandò ad effetto rigorosi provvedimenti,
proibì nuove fondazioni e donazioni; al-
cuni conventi furonosoppressi, altri si riu-
nirono in uno solo per diminuirne il nu-
mero. Eziandio le monache non andaro-
no esenti dalle sue riforme; dovettero ado-
perarsi con fatiche, per rendersi utili alia
società civile. Fu inoltre loro raccoman-
data rigorosa clausura, e che nelle chiese
fossero nascoste dietro alle grate. Egli si
servì per queste operazióni di Baskakof
capitanodellaguardia imperiale, oud'eb-
bero luogo le più assurde e crudeli rifor-
me. Caterina 1 voleva mandar pienamen-
te ad effetto le intenzioni di Pietro I suo
marito, ed i successori le continuarono,
finche Pietro III nel 1762 dichiarò i beni
de'conventi proprietà della corona, fissò
un misero soldo tanto ai monaci che ai
vescovi, ma l'ardita impresa gli costò la
vita. Sua moglie Caterina II ne cassò i
decreti, ma rassodata nel soglio nel 1 764
mandò in esecuzione quella medesima
confisca. Così l'istituzione monastica rice-
vè un colpo mortale, e la sua influenza nel-
la società ci vilefu annullata; quindi fa sta-
tuito,che per entrare negli ordini religio-
si l'uomo deve aver passato i 40 anni, la
donna almeno i 5o,ollre altre restrizio-
RUS
ni per le ammissioni. Si dispensa premu-
rosamente pei giovani di belle speranze,
per sollevare l'abbattuta condizione degli
istituti regolari: questi giovani facilmente
sono eletti professori nelle accademie e u-
niversità, archimandriti e vescovi, le sedi
de'quali sono serbate pei regolari. I pri-
vilegi de'religiosi conservati sono in so-
stanza apparenti e di poco momento; tut-
to viene regolato dal Sinodo, che prescri-
ve il numero de'conventi ordinari e stra-
ordinari, in un al numero degi' individui
che ne fanno parte. Quelli de'primi ri-
cevono dal governo 4o franchi, i religiosi
de'conventi straordinari non hanno nien-
te, si mantengono del proprio o di iimo-
sine: il loro numero è piccolo in confron-
to ai soppressi nella confìsca, essendosi
conservati quelli che godevano opinione
d'onestà. Tali conventi sono di 3 specie,
quanto ai numero degl' individui che de-
vono contenere; cioè quelli di i.° ordine
da 20 a3o,quelK di 2. "da 12 a 20, quelli
di 3.° da 6 a 12. Inoltre vi sono 4 lavre
o laure in Mosca, Pietroburgo, Riovia e
Poczajew già celebre monastero ruteno
de'basiliani e tolto nel i833 ai cattolici,
ed è la più bella e più ricca; in ognuna
delle quali è permesso un maggior nu-
mero di religiosi, per cui in ciascuna ve
ne sono circa da 100 a 120. Eguale fa-
coltà hanno 7 stauropigie, pure il nume-
ro de' religiosi di ciascuna era di 33 : di
cfueste stauropigie, 5 sono in Mosca, una
in Arcangelo, l'altia a Rostow. Alle lau-
re e alle stauropigie hanno solo diritto i
religiosi di merito, e d'ordinario i profes-
sori de'seminari diocesani, quando a ppar •
tengono al clero regolare. Le laure delle
metropolitane formano anche la residen-
za del metropolita e la sua commenda,
che perciò è parimenti detto archiman-
drita della laura. Ad esse son pure riu-
nite le accademie ecclesiastiche. Alla ca-
tegoria de'conventi appartengono ezian-
dio le così dette case vescovili, de Ile (juali
trovasene una in ogni diocesi ossia epar-
chia: il vescovo non è assistilo se non dai
RUS
monaci che sono i suoi consiglieri e for-
inauo il suo capitolo, poiché il cullo di-
vino nella cattedrale è solamente affidato
alle loro cure. Quindi il vescovo può con-
siderarsi il yerosuperiore oarchiuiandri-
ta del suocouvenlOjeordinariamenlecon-
linuano i vescovi a vivere monaslicameu-
te, ma con miglior vitto. Pare che ai ve-
scovi spetti il mantenitnento de'monaci
delle loro case. Ogni convento ha i suoi
laici o conversi, mantenuti dai monaci.
Ogni con vento dipende dalla giurisdizio-
iiedel vescovodella diocesi incuièsiluato;
le laure e le stauropigie sono immediata-
mente soggette al Sinodo imperiale. 11 po-
lerede'vescovi sui conventi, come io ogni
altro ramo di giurisdizione temporale, è
una lieve ombra, né può dirsi giurisdizio-
ne. Il Sinodo ovvero il supremo procura-
tore regola tutti i conventi, giusta il suo
beneplacito, cosi tutte le nomine a uffici
vacanti, come le traslazioni, senza punto
domandare il parere de* vescovi, i quali
neppui e hanno il potere di allontanare o
punire alcun monaco colpevole, senza
l'autorizzazione delSlnodo.l vescovi in so-
stanza non sono che deputati del Sinodo,
per vegliare se i suoi ordini sono eseguiti
ne'conventi.Ora i monaci hanno perdu-
to 1» cura delle anime nelle parrocchie,
contro il genio della chiesa orientale e la
consuetudine di quasi io secoli; il perchè
fra più di 3ooo religiosi, appena si tro-
vano 600 sacerdoti, il governo russo da
Pietro J si è adoperato di promuovere
il clero secolare, secondo le.massime del
protestantismo, a spese del regolare, con
discapito della morale nel popolo. Però
nelle armate navali il governo affida la
cura delle anime ai religiosi : forse par-
rebbe strano se si vedesse ne' vascelli da
guerra il cappellano starsi colla moglie
e cw'fìgli, mentre tutta la ciurma è celibe
o divisa per necessità dalle proprie mo-
gli. Pei cappellani della flotta del mar
Nero, il governo fondò il collegio de'mo-
naci sacerdoti o ieromonaci, nel mona-
stero di s. Gregorio pressa Sebastopoli
V.VS 261
nella Crimea: i membri di quel collegio
sono i discoli e scapestra ti de'conven ti del-
le varie eparchie, quindi è che i coman-
danti comunemente mettono il cappel-
lano 24 ore prima del cullo divino in pri-
gione, per essere sicuri che non si presen-
ti ubbriacoall'altare. Ogni monaco in ser-
vizio della flotta ha 1000 franchi di an-
nua paga; quelli restati al collegio la metà.
Eccettuati i suddetti pochi giovani pre-
posti all'istruzione e al governo de'prin-
ripali monasteri, l'istituzione de'regolari
trovasi nella più misera condizione, riu-
scendo deforme ricevere uomini divenuti
inutili alla società umana, e donne non
più capaci di partorire figliuoli, gli uni
e le altre privi del sublime pregio della
verginità, vero e necessario fondamento
d'ogni istituto regolare. Pel salario annuo
di 4o franchi ai religiosi e di 24 alle re-
ligiose, ne'chiostri russi non potranno mai
trovarsi persone dì gentil condizione e
d'ingegno: in tulli i conventi d'ambo i
sessi si grida: dobbiamo quasi morirci di
fame; il prodotto de' lavori manuali ser-
ve per alleggerire la loro miserabile esi-
stenza. Mancandosi di concorrenti a sì pe-
nosa vita claustrale, si deve dagli archi-
mandriti accettareindividui d'ogni sorte,
ed i figli del clero secolare, così le mona-
che. In ogni anno si calcolano 3oo vo-
cazioni religiose, iu4o milioni di cristia-
ni. iVel i836 si contavano 197 conventi
ordinari o salariati, e i63 non salariati
o ritiri; 90 monasteri di monache sala-'
riate, le quali hanno pure delle aspiranti
in grande quantità. I monasteri delle fem-
mine non salariale, sono meglio provve-
duti di professe, che i non salariati con-
venti degli uomini: in 12 di tali mona-
steri nel 1837 si trova vano 929 professe,
essendo per loro le leggi d' ammissione
meno rigorose che per gii uomini, per-
meltendo l'illimitato numero di novizie
o belizze, che si mantengono a proprie
spese, e possono essere anche giovani, pur-
ché non professino prima di 5o anni. La
chiesa nazionale russa possiede de'mona»
2i}i avs
stet'i di uomini 225 salariatile i6i non
salariati; di femmine loo salariati, ei 3
lìou salariali : in lutto 499 monasteri e
conventi scismatici, i quali si aumenta-
rono coi tolti nel iSSy alla chiesa rute-
na cattolica; anzi più della metà di essi
apparteneva alla chiesa cattolica, prima
che la Polonia cadesse sotto il dominio
russo. I regolari in Russia fanno lunghi
e rigorosi digiuni, essendo loro proibiti i
cibi grassi; male poche pesche ch'essi e
i vescovi aveano salvato dal comune nau-
fragio, furono loro tolte.
Del clero secolare. Questo in Russia
comunemente chiamasi c/ero ///VzAico, poi-
ché il regolare si denomina clero nero ,
e ciò non per ragione del vestiario che
di ambedue è nero, distinguendosi i re-
ligiosi dal clero secolare, per un velo ne-
ro che portano voltato addietro sopra le
loro berrette. Forse la denominazione di
clero bianco ha origine, perchè i preti se-
colari si trovano più in relazione colla so-
cietà civile, quindi più in mezzo ai pia-
ceri ch'essa presenta; mentre il regolale
per sua istituzione è destinato a perfet-
ta separazione dal mondo , per pregare
Dio pe'vivie pe'morti. Alla categoria del
clero secolare appartengono tutte quelle
persone chesono necessarie al serviziodel-
la chiesa nella celebrazione de'divini uflì-
zi, come sarebbero gli arcipreti o protopo-
pi o protopapi, i preti o popi,i diaconi,i let-
tori, i cantori,! sagrestani, i campanari. Se
il clero secolare da tempi remotissimi si-
no a noi ha sempre avuto nella chiesa
greca orientale un' autorità assai subor-
dinata, tuttavia non si è trovato mai in
alcun paese della chiesa greca in una con-
dizione così umiliante, e così spogliata di
ogni influenza nella chiesa come in Rus-
sia. La cagione sembra lo slato loro con-
iugale, che debbono contrarre prima di
ricevere gli ordini maggiori, ma espres-
samente con una vergine. La moglie è il
principio d'esistenza, e parte integrante
del sacerdozio greco-russo. Per la gene-
rale corruzione de'costnaji in Russia, il
RUS
vincolo matrimoniale è divenuto più fra-
gile che altrove, e non pertanto non vi è
prete che ardisca separarsi dalla sua San-
tippe, per quanto gli sia grave e molesta,
perchè col divorzio sottoscriverebbe la
sentenza della sua morte civile, giacché
per separazione oper morte della moglie
cessa dal sacerdozio. Quindi le donne dei
preti russi sono d'ordinario trattate assai
bene dai mariti, i quali se non l'amano,
le riveriscono , coraeché formano 1' esi-
stenza e la durata del loro sacerdozio. Il
proverbio russo: Essa è fortunata quan-
to una popessa, cioè quanto la moglie di
un prete, indica abbastanza la relazione
di queste donne verso i loro maritij ma
nella società civile non godono riputazio-
ne alcuna. Morta al prete la moglie, de-
ve ricoverarsi in un convento per condur-
vi vita laicale, dovendo però rigorosa-
mente osservare tutti i riguardi dovuti
al proprio suo stato per non esserne cac-
ciato. Da qualche anno la chiesa russa ha
concesso ad alcuni preti vedovi l'eserci-
zio sacerdotale, che nella dimora in case
religiose menarono vila lodevole. Già si
disse che tutti i ragguardevoli gradi ec-
clesiastici sono interdetti al clero secola-
re, e riservali pel prete celibe e religioso,
onde un sacerdote secolare non può giun-
gere che alla semplice dignità di parroco
odi arciprete. JNe'concilii non ha né voce
lié grado, quantunque in essi si Uattino
cose che lo riguardino. Insomma il pre-
te ammoglialo russo è privo d'ogni im-
portanza taqto ecclesiastica che sociale ,
non avendo né nella chiesa, né nella so-
cietà civile alcuna rappresentanza legale.
I lamenti che i metropoliti in ogni tem-
po hanno fatto contro l'immoralità e l'i-
gnoranza del clero secolare sono noli:gran-
di furono gli sforzi di Cirillo 111 del 1249,
di Pietro del 1 3o8, di Teodosio del 1 4^ i •
Erano così ignoranti i preti, che la mag-
gior parte di essi sapeva appena le orazio-
ni della chiesa, e pochi le potev<#io inten-
dere. 11 coraggioso Teodosio mise mano
con gran zelo all'opera della lirorinadcl
R U S
clero, stnza raggiungere il bramalo fine;
ad onta che nella sua discrezione solo do-
mandasse al clero, onesta e illibata con-
dotta, e che i preti sapesseroleggei e escri-
vere per poter con decenza recitar le o-
razioni della chiesa : fu costretto sospen»
derne molti, ripetendo il detto da Cirillo
III in somigliante circostanza nel conci-
lio di Vladomirdel ii'j^^che un solo buon
sacerdote valeva mollo pitiche i ooo catti-
vi.Rimasteil maggior nunierodellechiese
senza preti, il popolo depravatosi dolse
del rigore del supremo pastore, protestan-
do di amare più di a veie cattivi preti che
esserne privi affatto: il metropolita avvi-
lito dalla poca religione del popolo e dal-
l'indegna turba degli ecclesiastici, per non
aggravar la sua coscienza rinunziò alla
dignità. Da qualche tempo in poi T im-
moralità crebbe ancor più, e l'ignoranza
del clero secolare si è fatta più stranamen-
te generale e meravigliosa: i metropoliti
che vennero poi non poterono più ripa-
rare alla generale corruzione. Ivan HI che
con assoluto teocratico potere volle go-
vernar la chiesa, non senza vigorosa re-
sistenza da parte del metropolita Simeo-
ne, fece tuttavia causa comune con es-
so per la riforma del clero : nel concilio
di Mosca del i5o3 si stabilirono alcune
salutari disposizioni , ma il male era si
grande ch'ebbero pochissimo effetto, e lo
provano iroo articoli 5o anni dopo de-
cretati dal crudele Ivan IV nella mede-
sima riforma del clero. La descrizione che
fece lo czar del clero è veramente spaven-
tevole, perla dissolutezza nefanda e cras-
sa ignoranza, avendo trasformato la re-
ligione cristiana in un orrendo miscuglio
di sacrileghe e superstiziose ceremouie;
intiere provincìe tornarono all'antico e
orrendo culto de'gentili, cantando lodi al-
la divinità di Odino e di altri riprovevo-
li numi, insieme co' canti della chiesa. I
tempi turbolenti succeduti in Russia col-
la caduta di P».urik, pregiudicarono ezian-
dio alla condizione morale e scientifica
del clero, che restato in istato selvatico,
RUS 263
neppur le malintese riforme di Pietro I
furono capaci di poterlo rimuoveie. Qui
l'autore p. Theinerfa una patetica e stra-
ziante pittura della peggiorata condizio-
ne del clero secolare russo, tranne pochi
uomini d'ingegno, come ìmmoralissimo e
privo di cognizione e di scienze , perciò
spregiato da'propri fedeli russi; non che
descrive le oppressioni da cui viene gra-
vato dal governo, essendo divenutala suc-
cessione del clero una casta separata, poi-
ché i soli figli de'preti o di altri subordi-
nati membri del clero , si dedicano allo
slato clericale e succedono ai loro padri
nell'ufficio: rari sono i casi che alcuno di
civil condizione abbracci lo slato chieri-
cale, previa autorizzazione. In generale i
matrimoni de' preti si fanno con donne
della medesima casta, tanto più che oltre
l'essere non curata dal governo, non sti-
mata dalla società, colla morte del prete
resta la vedova co'figli nella più squalli-
da miseria, d'ordinario dovendo col lavo-
ro delle proprie mani , e colla pietà del
prossimo, provvedere alla sussistenza, ov-
vero entrare nel novero della classe degli
schiavi di qualche nobile ricco , il quale
deve ridonare la libertà a que' figli che
hanno trovato chi si prenda cura di loro
per ritornare alla casta sacerdotale, o far-
si scrivere nella classe de'sudditi liberi o
cittadini, la 3.^ classe essendo quella dei
nobili. Talvolta pochi franchi per fami-
glia assegna ilSitìodo, dai fondi destinati
al mantenimento del clero, delle chiese
e delle scuole. L'autore esamina lo stato
sociale e civile del clero russo , come la
sua condizione economica, che veramen-
te è degradante e infelice; rigetta il suppo-
sto suo stato florido, ed analizza l'insigni-
ficante unico privilegio che gode, di esen-
zioni da gabelle e dalla leva, mentre di
tanto in tanto ilSinododomanda un do-
no gratuito di alcune migliaia di figli dei
preti per V esercito. Discute gravemente
ancora le leggi di pene afililtivé cui sog-
giacciono colla famiglia, ad onta che uà
privilegio apparente gli esenti e si ridu-
264 R u s
ce al solo nome , avvertendo che da sif-
fatte esenzioni sono esclusi i figli nati in-
nanzi allo stalo clericale del padre, e ne
fa lagrimevoli considerazioni. Deplora la
condizione de'figli degli ecclesiastici, po-
chi essendo quelli che giungono ad una
fortuna, come il celebre conte Speranski,
che figlio d' un campanaro, pervenne ai
pi ù alti gradi dell'impero. Dice che la con-
dizione del clero tiene la via di mezzo, fra
fjuella degli artigiani e degli schiavi. Se
gli ecclesiastici non sono nobili, non pos-
sono acquistar né possedere bene stabili
con schiavi, come non lopossonoi citta-
dini dell'infima plebe. Passa quindi l'au-
tore a provare, quanto alla condizione e-
conomica, che in tutto il mondo forse non
vi ha clero così miserabilmente dotato e
così scarsamente salariato quanto il rus-
so. Le sorgenti di sua sussistenza sono :
le spontanee oblazioni de'fedeli, le collet-
te fatte nelle chiese in tempo de' divini
ijfìlci, l'entrate de' beni stabili rimasti di
proprietà ecclesiastica, divenute, limita-
tissinae dopo il seguito spoglio di Pietro
J e Caterina II : nulla perciò contribui-
sce l'erario pubblico perla dotazione del-
le chiese e mantenimento del clero. Il cle-
ro russo nel 1837 aveaib6,io2 persone
in servizio attivo, cioè 82,000 protopo-
pi e preti, 1 5,202 diaconi, e 58,836 co-
stituiti in gradi minori. L'entrata totale
importava rubli in carta del valore di
franchi 8, i 75,o52, la qual somma divisa
in parti eguali, dava 77 franchi per te-
sta. Nelle diocesi di Raluga e di Woro-
nesch o Vorònces ogni ecclesiastico ebbe
fu 49 annui, diOrel 4^, diKasan28,di
Rurks29,di Smolensko 28, di Novscher-
kask i4, e finalmente di Caterinoslaw fr.
1 1 a testa.Eppure tutte questediocesi sono
situate in grosse e ubertose contrade. Con
quesliassegni,nelleproporzionilaparledei
chierici di n)inor grado non potrà impor-
tare che pochi soldi all'anno, se pure non
we sono privi. Essendo la sorgente della
sussistenza del clero la carità de' fedeli ,
deve sicuramente derivare dalle classi fi-
li US
bere delle città, alle quali 3 de'4o milioni
della popolazione scismatica russa appar-
tengono, gli altri 37 componendosi della
classe degli schiavi e de'servi della gleba
cui non è permesso possedere proprietà, i
quali pei pesi da cui sono gravati e per lo
scarso guadagno di pochi soldi nel corso
della settimana, si reputa alcuno felice se
nella domenica può comprare una can-
deletta per accenderla innanzi l'immagi-
ne delia B. Vérgine o di qualche santo.
Indi passa l'autore aconsiderare la condi-
zione delle chiese nella Russia, per le qua-
li il governo non sborsa neppure un soldo
per la loro conservazione, e per quanto
possa fardi mestieri al culto divino. Tut-
to quello che a questo abbisogna , deve
uscire da stabilite questue, che in ogni an-
no si fanno. Nel 1837 la somma di simile
questua fu di franchi i ,5o i ,925 e 3o cen-
tesimi, la quale divisa in parti eguali tra
le 25,968 chiese parrocchiali, rimango»
no fr. S'] per ogni chiesa. Con questa mi-
serabile dotazione, sono tenuti i preti a
mantenere anche il lastricato avanti le
chiese e alle lorocase.Dunque ninna me-
raviglia, se ormai non si vuole abbracciar
più lo stato ecclesiastico, nemmeno da'fi-
gli de'medesimi ecclesiastici, che nel 1 836
erano 1 27, 794.Nella relazione sinodaledi
tal anno si dice mancare nel clero 1 6,3o6
individui, cioè 283 1 preti, 2263 diaconi,
11,212 chierici di minor grado. Nella
relazione del 18 39 mancavano 1944 W^'
topopi e popi, 2 1 6 1 diaconi, i o, 1 74 chie-
rici minori. Risulta perciò dalle tabelle
sinodali, che non vi èeparchia che abbia
il prescritto numero di preti, e che buo-
na parte de' fedeli resta senza assistenza
spirituale. Neil 836 il numero delle par-
rocchie vacanti fu sì gronde, che i fedeli
non poterono soddisfare ai doveri religio-
si; per cui il s. Sinodo fece conferire gli
ordini sacerdotali a'diaconi, quantunque
non avessero le necessarie cognizioni teo-
logiche, contenlo se avessero buone qua-
lità di cuore, la cognizione della parola
di Dio e la pietà, e che a vesserò non me '
RUS
no di 3o anni; quindi decretò provviden-
ze per adoperare monaci e sacerdoti seco-
liiri, delle diocesi che n'avessero di sopra-
vanzo; ma deve tenersi presente, che non
avvi diocesi o eparchia che avesse il nu-
mero completo, e che il numero de'mo-
paci è più scarso del clero secolare j in-
fine dispose il 8. Sinodo, che per sup-
plire alla deficienza de'preti, si prendes-
sero'gli alunni delle scuole inferiori e dei
seminari ; i quali ancora non hanno im-
jiarato i principi! delle cognizioni teolo-
giche. Grande è la sproporzione tra il po-
polo e il numero del clero, tra le chie-
se e gli ecclesiastici, ed i fedeli anche con-
siderali in modo geografico. Le conse-
guenze che necessariamente debbono per
necessità derivare da simile sproporzione
di parrochi e di chiese relativamente ai
fedeli, non possono essere se non gravis-
sime, sia per distribuire la parola di Dio,
sia pe'baltesimi, che pe' matrimoni. Af-
fliggenti sono i calcoli e le prove addotte
dall'autore. In quanto poi all'interna co-
stituzione della chiesa russa, essa si trova
molto al disotto dell'esterna, ad onta di
IO secoli di esistenza. Tutto trovasi nel
più umile grado di coltura. INon ha vi-
cari foranei in qualità di delegati del ve-
scovo diocesano, ed essa è persino man-
caule d'un ben regolaloordinamenlo par-
locchiale. In un rapporto sinodale del
1 SSyracconta il procuratore supremo che
in molle parrocchie non vi sono registri
de' battezza ti, de'matrimoni e de'defuuli,
t he tutto è nella sua infanzia,e che pare che
la chiesasi trovi nel suo primo incomin-
ciamenlo. Quali provvedimenti vi prese
il s. Sinodo li riporta l' autore, ma non
gli sembrano plausibili; come la disposi-
zione che tutte le chiese, prive affutlo di
mezzi, si procurino librerie per istruzio-
ne de'loro ecclesiastici ; e siccome i preti
non si poterono procacciare i catechismi
voluti dal s. Sinodo, questo fece loro di-
stribuire l'opera catechetica del celebre
metropolita e fiero scismatico Pietro IMo-
^ilu^ eia prQfcssÌQuedi fc'dedc'4 putriar-
RUS 265:
chideirorienledel 1 728, cheognuna con-
tiene un volume di pochi fogli. Tristo è
il quadro de'preti che mangiano e bevo-
no a crepapanza,eportano alla famiglia
nffainala, ne'baltesimi, ne'inalrimoni, nei
fimerali;è poi del tutto desolante l'annua
1 ifra di quelli degradali per delitti infa-
mi, oltre i condannali a diverse pene, in
gran numero.
Del gregge. Il gregge o iljiopolo rus-
so dividesi per rapporto religioso gene-
ralmente in 3 ordini, cioè in sedicenti or-
lodossi, in sellar i o separa tis li, e in fine in
non crislianiyCÌoè ebrei, seguaci dell'isla-
mismo e idolatri. Nel considerare l'auto-
re p. Theiner questi ordini, tiene sempre
di vista l'influenza che il governo vuole
esercitare e va esercitando per mezzo del
suo clero. La condizióne moraled'un cle-
ro ordinariaBiente può servire ad espri-
mere la condizione morale del popolo;
quindi da quello indicato sul clero rus-
so, l'autore ne fa un quadro terribile, par-
lando sempre coll'autorità delle relazioni
sinodali del s. Sinodo, il quale nelle sta-
tistiche morali da esso pubblicate falrop-
po chiaramente conoscere a qual grado
nefando d'immoralità si trovi un popo-
lo, che appena è giunto ali.^sladio d'un
sociale e cristiano incivilimento. L'auto-
re considera la massa totale del popolo,
ne'suoi due ordini di liberi e di schiavi,
in che sventuratamente si divide, e pri-
mamente non gli sembrano giusti gli elogi
del s. Sinodo, e de'panegiristi del gover-
no, sì russai che stranieri, nell' esaltare la
pietà della sagra Russia eia sua divozio-
ne alla chiesa nazionale, non solamente
per mancanza d'unità in fatto di religio-
ne, ma per l'esercizio di quel dovere che
in fàccia alla chiesa forma l'idea d'un buon
cristiano, cioè di purgare almeno una vol-
ta l'anno la propria coscienza da'peccati,
e di ricevere poi la s. Eucaristia pel pre-
cetto pasq.uale; atti che sono il fondamen-
to di tutte le altre virtù del cristiano, e
che lo stesso s. Sinodo deplora trascura-
li, qome risu'.lii dulie slalislithe siuoda-
266 II U S
li che riporta il p. Theiner, nel farne la di-
samina sceverandole da evidenti esagera-
zioni nel complesso, e rimarcando che l'in-
dilFerentismo e Tirreligioi'.e sono entrali
pure ne'russi. Imperocché dalle relazio-
ni sinodali si rileva che la chiesa negò la
conuuiioiiea 2, i 36,83o persone, che per
malaUie e altre cause non riceverono i
sagramenti 91,289 fedeli, che 749 indi-
vidui del clero tralasciarono il precetto
pasquale, cioè 3 1 o di sesso mascolino, 489
di sesso femminino, oltre 655 persone del
clero che per negligenza si resero colpe-
voli d*inadempimento al precetto cristia-
no della penitenza e dell' altare. Discen-
de poi r autore a ragionare sulle cause
che producono la violazione di sì princi-
pali e più santi doveri del eristiano. Parla
degli .-ìtabilinienti pe'baslardi,testimoaidi
immoralità e dicorruzione,fondati da Ca-
terina II permettere un argine a'nume-
losi infanticidi, e dice che i bambini che
ili essi si recano appartengono tutti alle
condizioni superiori della società civile o
almeno alla classe degli uomini liberi, non
mai agli schiavi e servi della gleba. Dalla
tabella del ministero dell'iriterno,dari822
a tutto 1 83 1 nelle due case degli esposti di
Mosca e Pietroburgo erano stati ricevuti
9 1 ,663 individui, de'quali soli 89, 1 1 4 in
Pietroburgo. Le brutaUlà che si commet-
tono dai prepotenti signori sulle misere
schiave, ripugna l'accennarle e sono com -
messe impunemente, non potendo ricor-
rere Tollraggiala né ali* autorità tempo-
rale, né all'ecclesiastica, poiché la legis-
lazione russa nega ogni diritto allo schia-
vo ne'fori civile ed ecclesiastico. Commet-
tendo gli schiavi orrendi delitti, é interes-
se del padrone il nasconderli , affinchè i
rei non sieno puniti con suo pregiudizio
di mantenerli senza che lo servino. L'auto-
re fa ascendere la massa degli schiavi a 4o
milioni circa, la quale perciò trovasi sot-
tratta dall'influenza del potere della chie-
sa. Qui l'autore con zelo umano ed ec-
clesiastico rampogna i prelati del s. Si-
nodo/i c|aah giammai veisaioao unagoc-
RUS
eia di salutevole balsamo sulle feriteci-
vili e religiose di quella enorme moltitu-
dine, colla quale professano la medesima
fede, e che dovrebbero governare quali
padri e pastori. Quantunque la legisla-
zione non conceda al padrone il diritto
di morte sullo schiavo, pure le uccisioni
sono dichiarate omicidi involontari e pu-
nite con pene ecclesiastiche, da espiarsi
colla reclusione in un convento o mona-
stero, per uno o piùanni. Si deve notare
che il s. Sinodo pubblica le sole condanne
delle persone libere. — Della schiavitù.
L'autore in questo doloroso argomento
esamina l'indole della schiavitù russa, e
vi ravvisa un contrario elemento al cri-
stiano incivilimento, anzi oltre alla più
cruda barbarie del paganesimo, vi scorge
la più squisita e studiata crudeltà conce-
pita pe^molti lumi del secolo, congiunta
colla più sozza immoralità che possa im-
maginarsi. Rimprovera alla chiesa russa
l'aver stabilito per legge nel concilio di
Mosca del i5^5 la schiavitù, che un an-
no prima avea introdotta il gran princi-
pe Boris Godunow, col quale mezzo ef-
ficacissimo si pose tra crudeli e nefandi
ceppi una grande nazione, già stata libe-
ra fino a detto crudosovrano, mentre in
tutto il resto dell'Europa per opera della
religione cattolica la schiavitù era al tut-
to fino da 4 secoli sbandita e quasi già
dimenticata. Non senza orrore si leggo-
nole disposizioni rispettoaglischiavijcon-
tenute nel codice d'Alessio Michelovilz,
le quali nondimeno furono confermate
dal patriarca de' metropoliti e da tutto
l'alto clero, non che da'boiari (o boiardi,
signori e senatori) della nobiltà; princi-
pio disumano che domina ancora, e che
i panegiristi russi colla loro ingegnosa e-
loquenzalo rappresentarono dal lato me-
no odioso, chiamandolo impudentemen-
te religioso vincolo di famiglia, che con
dolci legami riunisce la vasta popolazio-
ne vantata ortodossa in una sola immen-
sa famiglia, nella quale alcune migliaia
di nobih stanno in luogo di padri. Que-
RUS
sti panegiristi con arte tacquero le scia-
gure che opprimono gl'infelici. che tla co-
sì umiliante vincolo si trovano legati. Lo
schiavo russo è un essere senza diriilo;
appartiene intieramente, co'beni, la mo*
glie e i figli in lutto al suo padrone, ed
è tenuto ubbidirgli in tulio, tranne con-
tro le leggi dello stato e la persona del
sovrano. Dissi già, che Io schiavo non è
ascollato in alcun foro; se ardisce levar
la voce al trono, viene punito colla san-
guinosa knuta e coll'esilio in Siberia, co-
me decretò Caterina li. Tremenda fu nel
1 773 la sollevazione degli schiavi,che im-
piccarono i loro padroni per la gola ai por-
toni de'propri palazzi. Quella sollevazio-
ne fu una vera guerra degli schiavi, come
l'ebbe Roma nel declinar della repubbli-
cà,capitanatidaImmelianoPutgalschew,
chevoleva estirpare la schiavitù e ne restò
vittima. Pietro 1 mostrò umanità^ e per
porre un argine alle brutalità contro gli
schiavi, nel 1 714 stabilì una commissio-
ne per giudicare e punire simili delitti, la
quale diede memorabili esempi. E' proi-
bito a'possidenli degli schiavi, di restituir
loro la libertà in forza di testamenti. Po-
chissimi sono gli schiavi ricchi; ma essi di-
pendono colle loro ricchezze dal capriccio
del padrone5Coniene dipendono gli schia-
vidivenuti negozianii e artisti. Il padrone
può ridurre la moglieelefìgliedelloschia-
vo a sue serve, a sue concubine; può ven-
derlo coll'intiera famiglia, co'suoi averi o
senza; rompe i sagri legami del matrimo-
nio.In alcuni casi è più infelice la condizio-
ne de'servi di gleba della co,rona,che quel-
la degli schiavi particolari, specialmen-
te quando si converte un villaggio in co-
lonia militare, che incominciarono (o me-
glioslabilitee regolarizzate) nel 18 19, isti-
tuzione che produsse scene sanguinose.
L^autore téme i funesti effetti di queste
colonie; le chia^na vulcani che presto o tar-
di scoppieranno con tremenda eruzione: il
metropolita Serafhio di Pietroburgo fS'ov-
gorod le visitò nel 1824, ebenedì i cep-
pi della schiavilìi. La religione cristiana
RUS 2G7
dichiarò Io schiavo eguale al Iibero,ene
spezzò le catene: la chiesa d'occidente, la
8. Sede sempre sostenne lotta magnanima
in vantaggio degli ASc74/tì!vi(/^".), difenden-
do gli oltraggiati diritti di questi suoi figli.
Per ultimo GregorioXVI allo alzò la vo-
ce a prò degli schiavi negri, ed in nome del
vangelo e delTumanilà condannò l'infa-
me traffico, che l'avidilà e l'ingordigia va
facendo di que'sventurati. — Delle selle re-
ligiose nella Chiesa nazionale Russa. '^oa
havvi religione che sia stata morsa e la-
cerata, come la chiesa russa,dal dente del-
l'eresia: sono qtiesle d'un'indole tutta par-
ticolare e sono al lutto diiferenli da quel -
le che il Protestantismo (F".) nel suo se-
no ha ingenerale. Nel considerarle l'au-
tore p. Theiner attentamente, vi trova
grande rassomiglianza coll'eresie che la-
cerarono la chiesa greca de'primi secoli.
Ancora a questi giorni, comene'passati,
si reca ogni anno un gran numero di* rus-
si, i quali col pretesto d'un pellegrinag-
gio a Gerusalemme, vanno a farsi inizia-
re ne'vituperevoli misteri dQ^WOrigenisti
(/^'.), divenendo evirali, poiché in R.ussia
sono vietate tali mutilazioni, quantunque
frequentemente accadano, n>assime negli
ordini inferiori de'negozianti e trafficanti,
e malgrado la vigilanza della polizia. Co-
nae nella chiesa greca,così nella russa, dai
conventi o monasteri trassero origine qua-
si tutte le eresie; e Pietro 1 fece bruciar
tutti quelli in cui erano nate. Le sette rus-
se, non meno delle orientali, prendono vi-
gore dalle nefandezze, dalle superstizioni,
dalTateismo. Ritiene il p. Theiner, che il
3. "quasi della popolazione russa scisma-
tica sia travagliala dall'eresia, la quale si
distende daHe montagne dell' Ural sino al
mar Caspio, e dalle regioni del polo set-
tentrionale per tutta la Siberia fhio al ma-
re d'Azow e al mar Nero, dove passando
di là pel cuoredellaPiussia si giugoe sino
alle Provincie che il Baltico bagna, che
è quanto dire per tutte le Russie. La di-
latazione dell'eresia, là crede l'autore de-
rivata dalla schiavitù; l'eresia peròèmol-
268 II U S
to aulica in Russia, ed incominciò poco
dopo l'iulrotluzione del cnslianesimo. Si-
no dal ioo3 il monaco Anckea incomin-
ciò a propagare i suoi sediziosi errori, con
Je vaisi apertamente contro la gerarchia
ecclesiastica, facendo insieme guerra al
culto delle s. Immagini, e altre disposizio-
ni ecclesiastiche. Somiglianti errori predi-
cò il monaca) Demetrio, che poco dopo
preso dal metvopolita Niceforo 1 del 1 006,
e fatto chiudere in prigione vi mori. Gran-
di torbidi e movimenti cagionò l'eresia,
che Leone vescovo di Roslov^^ diffuse con-
tro il digiuno: il granduca Andrea Rogo-
lubski lo discacciò dalla sede, toccando
egijal sorte ad Antonio vescovo d'ischer-
iiigow che crasi unito all'eresiarca. Più
gravi furono le conseguenze dell' eresia
predicata pubblicamente in Novgorod nel
j 375 da Rasp Strigolnik:egli giltò i fon-
damenti della famosa setta de Strigolniki^
che tuttora esiste,ma denominata Raskol-
Jiikij l'eresiarca però col diacono Nicita e
seguaci, gittati dal ponte nel fiume, affo-
garono. Novgorod da quel tempo in poi
pare che sia divenuto centro e capo del-
l'eresia. Dopo la metà del secolo XV l'e-
breo Zaccaria si fece pure a propagare la
sua, che attaccando di fronte la religione
cristiana, diede nel medesimo tempo la
più forte scossa alla chiesa russa, come
l'autore narrò nelle Vicende della chiesa
caLlolica nella Polonia e nella Russia p.
128. Questi settari giudaizzauti negava-
no la divinila di Cristo, il domma delta
ss. Trinità, sprezza vano le immagini e sta-
tue de'sauti chiamandole tronchi insen-
sati, sputavano sulle croci, bestemmia va-
no Cristo e la B. Vergine, rigettavano i
sagramenli, negavano finalmente il re-
gno celeste e la risurrezione de'morti,chia-
mando queste sante dottrine della fede,
fivole ed invenzioni del diavolo; inoltre
asserivano Iddio non aver avuto bastante
potenza di liberare Adamo e gli altri pa-
tiri dairinferno; gli angeli,! profeti e gli
.'litri giusti essere stati troppo deboli per
a ver sempre fallo la volootudiPioicper-
RUS
ciò aver dovuto Dio medesimo venire in
questo mondo a patire da misero, e de-
ludere così il nemico infernale; non esse-
re conseguentemente stato punto decoro-
so per un Dio onnipotente l'aver operato
in tal guisa. Questoabbominevole mescu-
glio di giudaismo sfigurato, e della più
fradicia empietà, attentòalla rovina della
chiesa russa, per cui fu combattuta e con-
quisa la setta, col fuoco e colla spada. Nuo-
vo vigore prese poi l'eresia nell'incomin-
ciar delsecoloXVI,di che ne furono pre-
cipua cagione l'introduzione delia schia-
vitù e la riforma de'libri liturgici che sem-
brava necessaria, per essere stati orribil-
mente guastati dall'ignoranza de'copisti.
In quest'impresa divenne ragguardevole
nel 1 55o il monaco greco Massimo del
monte A tos, nondimeno le sue fatiche non
furono coronate da felice esito. I patriar-
chi Giobbe Filarelo e Giuseppe I si adope-
rarono intorno a questo subbielto con lut-
to il loro potere, e fecero pubblicare alcu-
ni libri liturgici al lutto riformati. Ma que-
ste loro sollecitudini vennero di gran lun-
ga superate dalle incessanti cure del pa-
li iarcaNicone.Poichè per ordine dello czar
Alessio convocò egli nel 1 654 ^^ conciho a
Mosca,alqualeintervennero il patriarca di
Antiochia, il metropolita di Servia, e 36
vescovi, parte russi e parte orientali, per
deliberare una riforma uaiversale di lutti
i libri liturgici, e tornarli alla purità del
rito greco-slavo. Le dissensioni nate tra lo
czare il patriarca furonocagione che l'im-
presa non avesse il bramato eifetto. Giu-
seppe che nel 1667 gli successe, la conti-
nuò in forza di decisione del concilio di
Mosca del.i 666. Quel concilio, perchè pre •
sieduto dallo czar,ebbe la viltà di pronun-
ziar la deposizione del patriarca Ni cone,
e di condursi in tutto secondo la volontà
e arbitrio dello czar, anche nella riforma
de'libi'i liturgici, ad onta che oltreil pa-
triarca d'Autìochia, vi fossero Inter venuti
vari metropoliti e arcivescovi orientali.
La riforma trovò grandi ostacoli sì nel
clero, che nel popolo: tatti preferivano
R U S
glianllclii Ulìii quantunque mutilali, poi-
ché nella riforma appariva chiararaenle
J'eresia che distruggeva l'antica religione
cìe'Ioro padri. La conlesa concitò gli ani-
mi, e minacciava gran male per tulio il
popolo. La liforma non poteva andar dis-
giunta da cambiamenti nelle ceremonie
ecclesiastiche, la quale cagionò fiere dis-
sensionijche da quel tempo in poi non han-
no cessalo di sconvolgere e mettere sos-
sopra la chiesa russa. I seguaci dell'antica
usanza perseguitarono con odio impla-
cabile i membri della chiesa nazionale,!
quali chiamarono Niconianì, da Nicone
autore della riforma de'libri. Questi per
contrario dierono a quelli l'odioso rfome
di Raskolnichì cioè separalisli o seismo-
tìcìj nome che poco loro piaceva, il per-
chè vollero dirsi Starowicrezi o di anti-
ca credenza, ed eziandio ortodossi. Per-
ciò questa denominazione trovò opposi-
zione ne'membri delia chiesa nazionale,
i quali vogliono ancora far credere che
sieno uomini d'antica credenza e ortodos-
si; e per questa ragione furono delti di-
poi Starobradezi , cioè gente che ossen>a-
no le antiche usanze. Cosi la riforma dei
libri liturgici fu il terribile segnale d*un*e-
resia, che in varie forme sì propagò per
tutto r impero, attaccò il domma, il sa-
cerdozio, e a poco a poco rovesciò ogni an-
tico buon principio di vera religione. Nac-
que presto un' immensità di selle, per le
quali furono ricordale le più mostruose
dottrine degli antichi eresiarchi della chie-
sa orientale. Non pertanto la maggiorpar-
tedi così fatte selle non hanno lapporlo
colla riforma de' libri liturgici, essendosi
prodotte indipendentemente da quell'im-
presa. Dopo il 1654 l'eresia si propagò
a guisa di terribile incendio per tutto
l'impero; tutta la chiesa nazionale diven-
ne preda del comune contagio, e non si
potè reprimere né dagli anntemi de've-
scovi, né dalle pene severe de'czar. Ripete
l'autore la sua ferma convinzione che dal-
la schiavitù del popolo russo si debba ri-
conoscere il riboccante numero de'.' ellari,
RUS 2(ì()
dichiarando la schiavitù madre fecondo di
sette; si meraviglia come gli scrittori del-
l'ostinatezza e propagamento delle sette
in Russia, non abbiano presa in conside-
razione tale circostanza, provandolo con
ragionamenti; indi rimprovera la chiesa
russa che non seppe combattere i settari
e le eresie che colla spada e col fuoco, non
per mezzo della verità con cui si rintuz-
zano gli errori, e ne riporta parecchi e-
sempi che trae dalla storia. Pietro I inu-
tilmente creò una segreta inquisizione, etl
innumerabili furono le vittime che quel
tribunale immolò al fanatismo religioso.
Il principio di persecuzione si propagò in
tutto Usuo rigorene'governi susseguenti,
ma senza efficacia ; finché si adottò la
tolleranza, onde le sette di vennei*o poten-
tissime, e la chiesa russa temette di sua
esistenza, e bisognò riprendere sanguino-
se misure per la loro estirpazione. Le set-
te furono quindi ridotte in due categorie
principali : in selle cioè che ammettono
il sacerdozio e i sagramenli; e in selle
che non ammettono nèl'uno negli altri.
I seguaci delle prime sono chiamati Po-
poTvski {pretari), e i seguaci delle secon-
de chiama nsi Bespopowski {non pretari).
Ciascuna si divide in un numero più o
meno grande di sette subordinate 0 secon-
darie, ed il Sinodo ne procura la conver-
sione, al modo che narra l'autore e soste-
nendo sempre che una 3.^ parte della po-
polazione scismatica russa è infetta d'ere-
sia, inclusivamente a monaci e monache.
Nel t. 8, p. 680 della Civiltà Cattolica
del i852 si legge. " La chiesa greco-sci-
smatica tituba sulla validità del battesi»
mo. A proposito della questione anglica-
na su questo, un dottore protestante si
è rivolto ai due patriarchi di Costantino-
poli e di Gerusalemme, per sapere qual
sia la fede della chiesa greca sulla dottri-
na del battesimo, e in ispecie se i greci
ammettessero il battesimo d'immersione
come il solo valido; o concedessero anche
la validità a quello d'aspersione, siccome
i russi scismatici hanno concedulo sino-
270 RUS
la. I due patriarchi stiddelli, con molli
vescovi della Grecia e della Turchia, lian
risposto non riconoscere essi altro batte-
simo che quello d'immersione; gli altri-
menti battezzati dover essere ribattezzati
con quel rito se vogliono entrar nella chie-
sa; usar di loro arbitrio i russi se tengo-
no altra dottrina, ma i greci non ammet-
terla. Al cospetto di queste definizioni
tanto contrarie aliar verità, quanto oppo-
ste alla pratica e alla fede russa, molti al-
tri vescovi greci han dichiarato di volere
rimanere neutrali, quasi si trattasse di
dibattimenti incerti e indifferenti, ne'qua-
li tanto giova il prò quanto il contra. Or
tuttociò offende altamente la chiesa rus-
sa, la quale sebbene ora per provvedi-
menti di disciplina usi battezzare per im-
mersione, pure per dogma tiene la vali-
dità dell'altro battesimo; ne mai ha ri-
battezzato chi non fu per quel modo tuf-
falo nelle sagre acque. Anzi vi è ancor
di più : siccome nella piccola Russia vi è
stato sino a poco tempo addietro il costu-
me di battezzare per aspersione, e di colà
sono usciti fra tanti eqclesiastici anco i
due famosi Saworski e Procapowitch,che
per circa mezzo secolo sono stati alla testa
dell'episcopato russo; in conseguenza del-
la dottrina de'greci la chiesa russa sareb-
bestata governata da capi neppur cristia-
ni, la imposizione delle mani su tanti ve-
scovi e preti russi l'avrebber fatta uomi-
ni fuori del cristianesimo, e non sarebbe
così facile in molli siti provare chi sia cri-
stiano, chi no. Non può certo il contegno
de' vescovi greci. fare a meno di non de-
stare una viva e giusta indignazione nei
russi, e forse apriranno molti gli occhi a
guardare l'unico centro di verità e di sal-
vezzalasciatodaGesùCristoallasuaChie-
sa , dal quale ogni deviamento mena o
presto o lardi allo scetticismo circa ogni
vero, anche il più inconcusso."
Dell'istruzione ecclesiastica. Non vi è
nazione cristiana, la quale per quanto sia
piccola non abbia una letteratura sagra,
più estesa e abbondante del grande e po-
RUS
tente popolo di Russia, dice il p. Theiner.
Fino alla metà del secolo XVIll tutti i
suoi scrittori appartengono al clero; solo
al tempo di Caterina II, {secolari furono
veduti anch'essi coltivare lescienze. Novi-
kov e il metropolita Eugenio affermano
che2i Sscrittori produsse la chiesa russa
nel primoscorcio di ioooanni,madi molti
di essi appena si conosce il nome, e le po-
che opere loro sono quasi tutte insignifi-
canti e non meritarono d'essere stampa-
le. Quasi due terzi degli scrittori del clero
russo sono stranieri, poiché lra'2 r 3 scrit-
tori, soli g4 sono russi di nascila; il mag-
gior numero appartiene alla nazione gre-
ca calla rutena, e perciò a popoli estra-
nei. La serie degli autori prende il suo in-
corni nciaraento dal! X secolo in onore del-
la chiesa cattolica romana dai due fratelli
i ss. IMetodio e Cirillo (de'quali tratt.ii in
più luoghi, come a Moravia e Olmùtz),
da Papa Giovanni Vili mandati a' ^^fZ-
gari^ chefurono i veri padri e creatori del-
la lingua sagra slava inRussia. Quella chie-
sa è debitrice a'medesimi de'suoi libri li-
turgici, che con piccoli cambiamenti an-
cora a lutt'oggi usa nel suo culto divino.
Gli ecclesiastici che ne'secoli appresso illu-
strarono la chiesa russa cogli scritti e colla
parola sono pure stranieri, la maggior par-
te greci, come Giovanni II il Buono, Ni-
ceforo I, Giovanni III, Cirillo I e Teogno-
ste, lutti metropoliti di Russia. Quanto ai
metropoliti Cipriano e Gregorio, era il
I .° di Servia, il 2.° bulgaro: i metropoliti
Fozio e Isidoro erano greci, e sulla fine
del secolo XV fiorì Pacomio Logoteta del-
la Servia, monaco del monte Atos, poeta
liturgista e autore di molte vitede'sanli
russi. Il secolo XVI, o l'VIII della chiesa
russa, parimenti fu illuminato da un gre-
co, dal monaco Massimo del convento Va-
topadico sul monte Atos, che fu il vero
restauratore dellescienze e maestro di tut-
ti quelli che a quel tempo si acquistarono
nomee fama. 1 grandi uomini che nel se-
colo XVII resero chiara e illustre la chiesa
col lume delle scienze furono egualmen-
RUS
le stranieri e la maggior parte ruteni, co-
me Zaccaria Kopuistenski arcliimandri-
ta del monastero delle Grotte a Kiovia,e
PambaBerunda, prima monaco in Geru-
salemme, poi protonotario di quella sede
patriarcale, in fine ispettore della tipogra-
fia slava di Riovia^ dove si acquistò tanta
fama che fu fatto i .° tipografo della chie-
sa russa. Kiovia fiori al tempo de're di
Polonia, e fu già il centro dell'erudizio-
ne sagra, che diradava co'suoi raggi le te-
nebre della chiesa moscovita. Il re Sigi-
smondo III fondò pei suoi sudditi non uni-
ti in Kiovia un'accademia, la quale per
sollecitudine e cura di Pietro Mogila va-
lacco, grandemente fiori e divenne semi-
nario di grandi uomini, sì nella chiesa ru-
tena e sì nella chiesa russa: da archiman-
drita del convento delle Grotte di Kiovia,
fu fatto eparca del patriarcato di Costan-
tinopoli, e finalmente metropolita di Kio-
via, ma fiero nemico della chiesa catto-
lica ch'è la vera ortodossa. La sua profes-
sione di fede e il suo catechismo sono an-
cora la base dell'istruzione religiosa nella
chiesa russa. Da quel tempo in poi i mo-
scoviti sono andati sempre debitori della
loro erudizione a'polacchi ruteni, che de-
rivarono la loro superiorità scientifica
dalle due università di V ilna e di Craco-
via. 11 perchè i moscoviti furono costretti
confessare, che in iscienze e cognizioni era-
no di gran lunga superati da'polacchi del-
la Russia minore e da'ruteni, essendo ob-
bligati cercar tra loro il tesoro della sa-
pienza, che nella propria chiesa avrebbe-
ro cercata invano. Non altrimenti che nel
principio del secolo XVI dovettero chia-
mare il monaco MassimOj così lo czar A -
lessio chiamò Michelovilz, e il patriarca
Giuseppe I il dotto geromaco di Kiovia
Epifanio Slavinski a Mosca, perchè fon-
dasse una scuola ecclesiastica perl'istru-
?ione della gioventù russa. Presto Io czar
mandò da Kiovia e da a Uri luoghi di Po-
lonia 3o monaci, perchè si occupassero
•ilia traslazione delle principali opere gre-
che in lingua slava. Il di voto principe Teo-
RUS 271
doro MichelovitzRatilschew fece edificar
loro nelle vicinanze di Mosca un magni-
fico romitorio detto della Trasfigurazio-
ne, ove dierono piincipio al loro lavoro
e istruirono quelli che nel medesimo seco-
lo e nel seguente formarono il decoro della
chiesa. Quali meriti non si acquistò per
quella chiesa il nobile e dotto Simeone
Polozki ruteno polacco, che avea avuto
la direzione delle università caltolidie
della sua patria? Egli è il padre della
nuova lingua russa e della sua letteratu-
ra: Lomonosow, il più celebre poeta rus-
so, è debitore a lui della purità di sua
lingua e della grandiosità di sua poesia.
Gli uomini che nel secolo XVllI dettero
lustro e splendore alia chiesa russa furo'-
no stranieri: Stefano Javorski di Leopoli
e Teofano Procopoviz ruteno di Kiovia
ch'erano stati educati nelle scuole di Po-
lonia e d'Italia; Eugenio Bulgar arcive-
scovo di Caterinoslaw, eNiceforoTeotoki
suo successore, ambo greci,eranostati per
molti anni in Italia. Questi 4uomini han-
no avutala maggiore influenza sulle co-
se ecclesiastiche di Russia nel detto secolo,
ed hanno recato il maggior splendore al-
l'impero sotto Pietro 1 e Caterina lì. Di-
chiara il p. Theiner, che in nessun paese
sono mai state tanto trascurate le scienze
quanto in Russia: più di tutte ancora fu-
rono lasciate in abbandono le teologiche,
e quindi molto più rimase dimenticata
la coltura del clero. Pietro I immaginò
nel 1720 la riforma delle scienze eccle-
siastiche e degli studi, che voleva intro-
durre in tutte le diocesi: fondò pertanto
l'accademia ecclesiastica di Pietroburgo,
e pose sotto a'suoi occhi un gran semi-
nario, che dovea essere d'esempio ai semi-
nari di tutte le diocesi; similmente vole-
va fondar scuole per tutto l'impero; ma
nella disastrosa congiuntura in cui furono
rapiti al clero tutti i suoi beni, ancora
non si era pensato né a scuole, né a semi-
nari. Nel 1767 tutti gl'istituti d'istruzio-
ne dell'impero, dal seminarioclericaleal-
la scuola elementare erano 28, per 6000
272 RUS
scolari. Il clero qunnd'era colmo di rie*
chezze, per liberalità de'grandi e de'po*
tenti, mai ebbe il pensiero di fondar scuo-
le pel popolo, ne seminari pe'chierici; non
spedali, non orfanotrofi, non oratorii pel
culto divino, non fece nulla: la maggior
parte de'templi e monasteri sono proprie-
tà della chiesa cattolica, che il governo
le tolse. Caterina II si fece vedere bra-
mosa della coltura del clero, ne propalò
il divisamento, senza avere in animo la
volontà di efietluarlo, avendo per prin-
cipio, che l'istruzione del popolo russo po-
teva nuocere al polerej quindi non die-
de esecuzione al pubblicato con eclatan-
za, per sostenere opinione grande della
Rqssia e sua coltura nella mente de' fo-
restieri. In queste incredibili millanterie
imitò altri e fu imitala: l'autore riporta
quanto fecero Pietro I e altri predecesso-
ri suoi, non che i successori della mede-
sima imperatrice. Inoltre osserva, che in
realtà non si fece nulla per l'educazione
del clero e del popolo, da Pietro I sino al
principio del governo attuale, rilevando-
Io dalle relazioni sinodali, ove pure si af-
ferma che l'educazione trovasi tuttoranel-
la prima sua infanzia. Possiede la chiesa
russa o impero ne'4 circondari 3 accade-
mie, di PietroburgOjMosca, eKiovia alla
quale venne unita quella di Rasan, con
5i professori e 343 alunni; ha ^i semi-
nari (i quali saranno stati aumentati, do-
po l'ultima convenzione fatta colla s. Se-
de), i3i scuole distrettuali, e i5i scuo-
le parrocchiali o elementari; in lutto 386
scuole o collegi d'ogni genere, con i yo2
maestri, e 60,644 scolari. Ogni scolare ha
l'obbligo di frequentare prima le scuole
elementari, e gradatamente passare al se-
minario, poi all'accademia. L'autore cre-
de che tutte queste cifre sieuo alterate;
nondimeno e tenute per vere, conclude
che risulta dalle relazioni, che la coltura
scientifica del clero russo si trova nel i .^
grado del suo nascimento, e che al più
coll'andar del tempo potrà sviluppare e
perfezionare, per poter dare frulli uellon
RUS
taiio avvenire. Tutte le opere speltanli
alla religione e alla chiesa debbono usci-
re dalle tipografie del s. Sinodo in Pietro-
buigo e in Mosca; parimente pe'torchi
del s. Sinodo e per suo privativo conto lu-
crativo, si pubblicano tutti i suoi decreti,
e gli ukasi imperiali, quando trattano di
cose spettanti al clero o alla chiesa; cosi
pure i messali, libri de' vangeli, breviari,
libri liturgici, registri parrocchiali de'bat-
tezza ti, matrimoni e morti, patenti de'pre-
ti e diaconi, le carte glorie, le patenti ma -
trimoniali, le preghiere dell'indulgenze,
i passaporti de'defunti e letessere del sod-
disfatto precetto pasquale. Passa quindi
l'autore a vederel'attivilà tipografica del-
le due nominate tipografie, ed il lucro
che se ne ricava, facendo parola d'alcu-
ne opere. Aggiunge che la pietà e l'istru-
zione religiosa del clero e del popolo si
promuovono per mezzo di due giornali
religiosi della chiesa russa, i quali deb-
botio soddisfare ai bisogni di 4o milioni
d'anime. I due giornali sono la Lettura
cristiana di Pietroburgo, la Lettura fé-
stiva di'Kiovia; ambedue sono poveris-
sima cosa, e non contengono che storiel-
le del leggendario russo; di scienze non
se ne trova segno in alcuno de'due. Parla
della professione di fedede'patriarchi del-
l'oriente, e della spiegazione dell'ortodos-
sa fede che mandarono a Pietro I, dopo
essere stati da questo avvertiti della fon-
dazione del s. Sinodo. Questi due docu-
menti danno una giusta idea della pochez-
za de'patriarchi e dell'alto clero in folto
di teologia, l medesimi patriarchi con let-
tera che riporta ammonirono il clero rus-
so di stare in guardia dai dissenzienti in-
glesi, che pareva avessero concepita l'idea
di una riunione colla chiesa russa, e di ri -
manere costante nella dottrina della chie-
sa orientale. Dopo avere l'autore dimo-
strato il deserto campo, e l'infelice stato
di coltura del clero russo, resta sorpreso
delle ridicole lodi che alcuni letterati na-
zionali gli danno, e per coltura e sapien-
za lo vogliono ragguagliare a qualunque
altro (li qualsivoglia nazione, sognando
che abbia esso ricevuto la missione di rin-
novare il cristianesimo e di renderlo for-
tissimo, essendoché al loro modo di pen-
sare, sta per cadere nella più deplorabile
rovina tanto in oriente, quanto in occi-
dente! Indi l'autore senza fatica ribalte
le ampollose asserzioni e fatidici voti di
Cheviref letterato russo, il quale osò dire.
« Dalla sola Russia si può sperare il ve-
ro sviluppo del cristianesimo, spogliato
de'pregiudizi europei e dell'impietrito e-
goismo della Chiesa Romana, come pure
de'principii di disperdimento del prote-
stantismo. // clero russo occupa il pia
allo grado delle scienze teologiche. Poi-
ché il clero si segnalò sempre in Russia
per solidissimi sludi classici. Che oltre di
essere versali quasi tutti i nostri preti, e
tutti i nostri monaci, che sono proniossi
alle sedie vescovili,nelle lingue moderne,
sono dotti ancora al più alto grado nella
hngua ebraica (?), greca (?) e latina (?)".
Invece il p. Theiuer asserisce, che quasi
tutti i vescovi russi non conoscono altra
hngua europea se non la russa, appellan-
dosi ai connazionali; imperocché solo a
Pietroburgo e Mosca si trovano pochi re-
ligiosi e preti che parlano alquanto tede-
sco e francese : di altre lingue non havvi
conoscenza! — Delle Missioni della Chie-
sa nazionale Russa : degli Ebrei, degli
Islamiti, de' Pagani. Non vi é paese in
Europa, dove i figli A' Israele sieno tenuti
in così grande dispregio, e dove sempre
abbiano dovuto soffrire tante angherie e
crude persecuzioni, quanto in Russia: essi
potrebbero scriverne le più commoventi
lamentazioni. Con vessazioni e promesse
di temporali vantaggi, il governo invita
gli ostinati Ebrei, perché entrino nella
sua chiesa. Resta interdetto agli ebrei d'e-
sercitare qualunque mestiere o di far traf-
fico nelle provincie interne della Russia.
La recezione d'un ebreo nel seno della
chiesa nazionale è sbrigativa, per cui ac-
cade che molti a tempo opportuno ritor-
nano alla sinagoga, cioè dopo aver fatto
VOL. LIX.
quel lucro che prima éragli vietalo, ma
fuori di R.ussia,allrimenli sarebbe punito
colla knuta e inviato nelle regioni glaciali'
di Siberia. Secondo le relazioni sinodali,
dal 1 836 al I BSgnella popolazione ebrai-
ca di circa un milione, si convertirono
1618 individui. Iseguaci óeW Islamismo
o Maomettani, superbi della libertà che
il governo russo suo malgrado ha dovu-'
to loro lasciare, sono più ostinati de' fi-
gli d' Israele, in non voler professare la
fede russa. Il governo volentieri si ser-
ve di loro pe'suoi eserciti, lasciando in-
tatta al maomettano la sua mezzaluna;
se poi entra nella milizia in qualità di
cambio,allora deve divenire per forza or-
todosso e ricevere il battesimo. L'istru-
zione e la conversione procede in modo
e fa si che il battezzato maomettano s'in-
china.con egual riverenza alla moschea,
come nel farsi il segno della croce. Nelle
sole Provincie Tauriche, dove gl'islaraiti
ascendono a circa i25,ooo,essi non so-
no soggetti alla coscrizione, ma ponno fa-
re i detti cambi che producono le con-
versioni che figurano nelle relazioni si-
nodali, nelle quali in 4 anni arrivarono
a 1600. Tranne gl'indicati casi, mai av-
viene che si converta un maomettano; né
la dolcezza, né la persecuzione del governo
poterono rimuovere gl'islamiti dalla loro
credenza. Il Muftì della Crimea regalalo
dal Sinodo, d'ordine d'Alessandro l, d'u-
na j5/Z>Z»/^ araba elegantemente legata, in-
vitandolo a farsi cristiano russo, rimeritò
quel dono con un più eìe^anle Alcorano ,
che inviò all'imperatore, come se volesse
tacitamente invitarlo ad accettar la fède
di Maometto! Ma.mentre il governo con-
sidera inviolabili le loro moschee e beni,
si appropria le chiese e i beni di tutte le co-
munioni cristiane. — De' Pagani. I trion-
fi della chiesa cattolica d'occidente sono
troppo grandi e noti, prosieguono tutto-
ra in ogni parte del mondo, che narrai ai
loro luoghi ed a Missioni pontificie; la
sola chiesa romana può operare il gran-
dioso miracolo delle sue missioni presso
18
274
RUS
i |)0[)o!i cristiani «gentili, perchèanima*
la da vita misteriusa nell'unità della fe-
de e della disciplina. La chiesa greca in
generale si é sempre mostrata incapace
della grande opera delle missioni, e di più
dopo che si è allontanata dall'unità ch'è
hi sede di s. Pietro. La sua forza morale
si fiaccò col matrimonio de'suoi preti, o
collo stalo stazionario e impietrito de'suoi
religiosi privi quasi d'ogni vita. Quali mis-
sioni poi ha intrapreso la chiesa russa, per
la liberazione dell' umanità dalla schia-
\itù delle tenebre? Risponde il p. Thei-
ner: non solo non predicò a'iontani pa-
gani la dottrina della redenzione, ma nep-
pure si è curata di quelli, che dividono
con lei la medesima patria, e che tutl'ora
sulle medesime soglie delle sue porle ge-
mono nelle tenebre della più abbomine-
■vole superstizione, e negli orrori di nefan-
da idolatrìa. Alla chiesa russa deve attri-
buirsi l'onta che l'Europa nel secolo XIX
abbia ancora in mezzo di se un gran nu-
mero di pagani: intere popolazioni e prò-
vincie che da più secoli sono unite all'im-
pero russo, sono tuttora pagane, benché il
governo ordini al clero di occuparsi con o-
gnisludio alla conversione de'pagani del-
la patria comune. Ma quali missioni, sog-
giunge l'autore, si possono aspettare da
un clero tanto decaduto com'è il russo,
che non ha lena di mantenere il lume del-
la fede neppure presso a'propri fedeli; da
unclerochea cagione della propria igno-
ranza e della sua immoralità ha perduto
ogni forza e ogni influenza; quali missio-
ni,ripelo, si possono aspettare da cosi fat-
to clero,e quali eiFetli potrebbero esse pro-
durre? Il clero russo quindi none al ca-
so di convertire i pagani suoi compatriot-
li, se non unisce alla parola di Dio, la per-
suasione col grave peso della knula: la for-
za morale della parola gli è affatto ignota.
Questa tremenda persuasione della knuta
la sperimentarono i cattolici Rultni (F.)
della Poloìiia e Lituania {V.\\t\ occasio-
ne della loro deplorabile e forzata riunio-
ne alla barbara chiesa. Colle nerbate dei-
RUS
la knula, i preti russi tennero fermi i kab
muki o calmucchi (ove non si ha memo
ria che vi sieno siali cattolici) novella-
mente battezzati, per tener loro sempre
viva la fede che gli aveano fatto abbrac-
ciare. Nel 1 838 procurando i missionari
la conversione de'buriali sul Iago di Bai-
cai e che hanno 1 5o,ooo maschi, essi ab-
bandonalo il buddaismo, abbracciarono
il lamaismo. Quantunque riesca da quan-
do a quando agl'ignoranti missionari di
combinare qua e là alcuna conversione
tra'pagani, tuttavia ordinariamente ac-
cade che i neofiti ritornano presto alla la-
sciata idolatria. Fino da tempi remotis-
simi si sono trovate le missioni russe in
siffatta condizione; e sulla metà del seco-
lo passato si trovarono ancora paesi in-
tieri nell'interno della Russia, dove gli a-
bitanli da molto tempo aveano abbrac-
ciato la religione cristiana, continuando
però ad adorare i loro idoli nella stessa
guisa cheadoravanoGesùCrislo. Un ebreo
battezzato della religione cristiana altro
non avea imparato che la parola Catecu-
meno. Ad un turco battezzato il popò di-
menticò d'insegnargli che non dovea ado-
rare Maometto, egualmente che GesùCri-
sto. Le prove di queste narrazioni, come
di lutto il da me compendialo, si riporta-
no dal p.Thfeiner, come protestai in prin-
cipio. Dalle relazioni sinodali si appren-
dono le dissensioni de'neofiti malamente
istruiti, onde si ordina di non affrettare
il battesimo ai catecumeni; di più che i
battezzati pagani nelle provincie abban-
donavano la chiesa nazionale per unirsi
ai sellini. Per far neofiti si suol donare
una pelliccia e una.camicia; ma questi pa-
gani così convertiti per cuoprir le loro
nudità, presto ritornano al culto impu-
ro degl'idoli. In 4 anni dal 1 836 al i83f),
si riportano 1 0,289 conversioni di pagani.
Degli affari esteri della Chiesa Russa
colle esterne comunioni orientali. Anche
il titolo di questa sezione fa parte delle
relazioni del s. Sinodo di Pietroburgo,
laonde esso viene considerato come uà
Il US
ministero di stato che esercita le sue fuu-
zioni tanto nell'interno clell'impero,quan-
to all'esterno nelle comunioni straniere
orientali, col vincolo della fede edell'amo-
re.Però riflette rautore,che le relazioni del
Sinodo colle altre chiese scismatiche orien-
tali, pare che si restringano solo a pochi
doni di libri e di denaro. In fatti dallo stes-
so Sinodo si apprende, che la mancanza
di libri per l'insegnamento della sedicente
Tera fede della chiesa, molto lamentata
da'pretesi ortodossi fratelli d'oriente, de-
terminarono l'autocrate imperatore di far
stampare alcune opere in lingua greca,
per farle distribuire dai patriarchi d'o-
riente agli ecclesiastici e secolari. Fu quin-
di mandata al clero della Grecia l'opera
del metropolita Mogila, e si preparò la
spedizione delle lettere di Pietro I,e della
suaccennata risposta circa l'erezione del
s. Sinodo, come si legge nelle relazioni si-
nodali del i83g. Da queste si ha pure i
doni in denaro inviati in oriente. La chie-
sa d'Alessandria ebbe 10,000 franchi, ed
insieme a quella d'Antiochia ricevette in
arredi sagri un valore di 80,000 franchi,
cioè quando a favore de'due patriarchi
contribuirono il metropolita di Pietro-
burgo fr.5,5oo,Ia contessa Orlow fr.6000,
il negoziante Malutinfr. 3ooo. Anche il s.
Sepolcro di Gerusalemme ebbe fr.3o,3g2
prodotti dalle questue delle diocesi o e-
parchie dell'impero: che la Russia pro-
tegge i greci scismatici del s. Sepolcro, lo
toccai nel vol.LV,p. lyS. Altra questua
fu concessa pel convento russo del monte
Atos, onde edificare una nuova chiesa in
onore di Mitrofanio i ." vescovo di Voro-
nesch, il quale da ultimo fu fatto santo
dall'imperatore. Queste sono le relazioni
pubbliche che si mantengono pel bene
della Russia, dal ministro di slato del Si-
nodo imperiale colle altre chiese scisma-
tiche. Quanto alle relazioni segrete, il p.
Theioer dice non ignorare « come per-
corrono i suoi emissari laGallizia,la Tran-
silvania, l'Ungheria, le provincie sul Da-
nubio, la Macedonia, laGrecia e laTur-
RUS 27 >
chia fino in oriente, per animare e con-
fortare gli scismatici nella propria cre-
denza, e persuadere gli uniti, perchè si
separino dalla s. Sede, e preparare que-
sti e quelli a rendere anticipatamente o-
maggio a'trofei russi, se il destino li fa-
cesse entrare in que'paesi. " Termina la
sua opera il p. Theiuer, con descrivere
l'infausto avvenimento della violenta u-
nione della chiesa rutena cattolica alla
nazionale russa, del quale, oltre il già ac-
cennato, tratto a Ruteni; e con riprodur-
re 4 estratti delle relazioni sinodali, ri-
sguardunti la scismatizzazione della chie-
sa cattolica rutena. Avendo incominciato
o premesso a questa digressione i focosi
voti del p. Theiuer, la terminerò con al-
tra sua dichiarazione. >» Per mezzo della
sola riunione alla chiesa romana potrà
ottenere la Russia il vero incivilimento
de'suoi popoli. Allora contribuirà pur es-
sa alla ripristinazione della smarrita pace
con Dio, mediante una continua pace nel
mondo." Ulinam!
Dopo che Pietro I, abolita la dignità
dì patriarca di cui era goloso, stabili pel
governo della chiesa russa il cosi detto s.
Sinodo, riserbandosene la presidenza e fa-
cendosi capo supremo e autocrate della
medesima chiesa nel 17 19, fissò la cre-
denza e la disciplina ecclesiastica con un
regolamento che fece sottoscrivere dai
principali del clero, ed anche da tutti i
principi dell' impero, ed è il documento
per conoscere la religione de'russi. D'al-
lora in poi il clero russo,intierainenlesog-
getto all' autorità del suo sovrano, non
ebbe più che un'influenza secondaria sul-
la popolazione. Il regolamento fu poi tra-
dotto in latino e pubblicato col titolo di
Statulum canonicnm seu eccleslastìcuni
Pelrì Piagni, per cura del principe Po-
temkin, a Pietroburgo nel 17 85. Quanto
al domma,fu fatta professione di conside-
rare la s. Scrittura come regola di fede,
aggiungendo, che per intenderne il vero
significato è d'uopo consultare le decisio-
ni de'concilii, e gli scritti de^Padri della
276 liVS
Chiesa, per conseguenza la tradizione.
Quanto a'misleri della ss. Trinità e del-
l' Incarnazione, sono i teologi invitati a
consultare le opere di s. Gregorio Nazian-
7.eno, di s. Atanasio, di s. Basilio, di s. A-
gostino,di S.Cirillo d'Alessandria, e la let-
tera di s. Leone 1 a Flaviano sulle due na-
ture di Gesù Cristo. Non è fatta alcuna
parola dell'errore de'greci, riguardante la
processione dello Spiri to sanlo.Per ciò che
concerne il peccato originale e la grazia,
fu seguita la dottrina di s. Agostino con-
tro i pelagiani. Parlasi pure d' una ma-
niera ortodossa della confessione aurico-
lare, della penitenza e dell' assoluzione,
della s. Messa, del Viatico portato agli arn -
inalati, della benedizione nuziale, del cul-
to de'sanli, delle s. immagini, delle reli-
quie, della preghiera pe'morti. K racco-
mandalo ai vescovi d'invigilare sulla pu-
rità del culto, di sbandire le favole ed ogni
specie di superstizione. Quel regolamento
riconosce la gerarchia composta de'vesco*
\i, de'preti, de'diaconi, e vi aggiunge gli
archimandriti e gli eugumeni ; stabilisce
l'autorità de' vescovi, la podestà che han-
no di scomunicare e di riconciliare i pec-
catori colla Chiesa; raccomanda però loro
di usarne con molta moderazione, e di
consultare il s. Sinodo in tutti gli affari
di maggior importanza o dubbi. Statui-
sce le pene contro gli eretici e gli scisma-
tici. Fa menzione de'monaci e delle reli-
giose, de'voti, della professione monasti-
ca, della clausura. Ordina agli uni e alle
altre di eseguire la loro regola, di soddi-
sfare ai digiuni, alla preghiera, alla comu-
nione, e. proibisce loro d'uscire dal mo-
nastero. Vi sono particolari regolamenti
pe'confessori, pi'edicalori, professori dei
collegi; pe'seminari e studenti, per la di-
stribuzione dell'elemosine, e per repri-
mere la mendicità; vi è espressamente
condannalo l'abuso delle cappelle priva-
te in casa de'grandi. L' articolo però in
cui quel regolamento si allontana dalla
fede cattolica, è il rifiuto di riconoscere
la giurisdlzioue del somm.o Pontefice su
RUS
tulla la Chiesa; siccome non riconosce
quella del patriarca diCostanlinopolijbia-
simandodel pari l'una e l'altra; né devesi
dimenticare l'accennatosilenziosulln pro-
cessione dello Spirito santo. Questa com-
pendiata esposizione della credenza della
chiesa russa è confermala dal catechismo
composto nel 1642 da Mogila arcivesco-
vo scismatico di Riovia, per prevenire il
suo gregge contro gli errori de'proleslan-
li, venendo aiutato in quel la voto da Por-
firio metropolita di Nicea, e da Sirigo dot-
tore della chiesa di Costantinopoli. Que-
sto libro slantpato in lingua schiavona,
fu tradotto in greco e in latino, ed ap-
provalo solennementeda4 patriarchi gre-
ci. Fu chiamalo Confessione ortodossa
de' russi, e in seguito i greci lo intitola-
rono Confessione ortodossa della chiesa
orientale. 11 p. Le Brun ne pubblicò alcu-
ni estralli nella Spiegazione delle cereiìio-
nic della messa t.4> art. 5. 1 russisi ser-
vono della medesima liturgia della chiesa
greca di Coslanfinopoli,celebrano la njes-
sa in lingua schiavona, sebbene non sia
quesla la lingua volgare di Russia. 1 gre-
co-russi osservano 4 quaresime,la pili lun-
ga delle quali e più rigorosa è quella di
Pasqua che dura 6 settimane. Fanno nu-
merosi pellegrinaggi, specialmentea Kio-
via, o ad altre città che posseggono re-
liquie e immagini miracolose. Le imma-
gini de'sanli nelle chiese non possono es-
sere se non lineari, assolutamente escluse
statue e bassorilievi. I canti ecclesiastici
non sono accompagnati da veruna mu-
sica islrumenlale, e l'uffìzio divino si fa
in lingua slava ossia schiavona. Le più
i iuomale chiese e cattedrali per venera-
zione sono s. Sofia a Kiovia, l'Assunzione
a Novgorod, la Visitazione e l'Arcangelo
a Mosca, della B. Vergine a Vladimir, e
di s. Alessandro Newski a Pietroburgo.
La religione greca, identica a quella dei
greci dell'impero ottomano e del regno
di Grecia, è la dominante nell'impero.
Tulle le altre religioni vi sono non solo
tollerate, ma professate liberaaiente,però
RUS
non senza eccezioni. Degli ebrei,rpaomet*
tani e pagani parlai di sopra, come dei
carolici Ialini, armeni e ruteni; vi sono
arjcora armeni scismatici. Sonovi luterani
e altri protestanti, calvinisti, lierrnhutti,
mennoniti, ec. Dissi già che non è per-
messo d'abiurare la fede greco russa per
abbracciare un'altra credenza: come pu-
re, che allorquando i genitori apparten-
gono alla religione greco russa, o soltanto
] un de'due, è ad essi ingiunto d'allevare
il» questa religione i figli. Il Giornale di
Pietroburgo del i85o conteneva il se-
guente ropporto officiale, sul numero di
tulli gli abitanti delle Russie che non
appartengono alla chiesa nazionale. Nel
1848 ascendeva a 8,785,719 d^ambo i
sessi, de'quali la metà cristiani. 11 numero
de'cattolici romani ascese a 2,760,704,
con 2264 chiese; degli armeni cattolici a
20,000, con 44 chiese; degli armeni Gre •
goriani a 354,5*2 i , con 1017 chiese; dei
luterani a 1,732,244» con goo chiese;
de* pretesi riformati a 36,407, con 33
chiese; degl'israeliti a 1,188,1 1 i,con63o
sinagoghe; de'maomettani a 2,1 86,833,
con684 oioschee;de'buddaisti a2 1 5,2o4,
e altri pagani 1 53,343. In un'altra sta-
tistica lessi, che il numero de' ministri
della chiesa cattolica era il piti copioso
e ascendeva a 3o,ooo; mi pare esagerato,
almeno per lo slato presente; che i pro-
testanti conlavano 1000 pastori,edi mao-
mettani g,ooo ministri. Ecco il novero
degli ordini equestri e cavallereschi di
Russia, compresi quelli di Polonia. i.^Di
s. Andrea /"rotor/e^P^ istituito dallo czar
Pietro 1 a*3o novembre 1698. Ha unaso-
la classe, e quello al quale viene conferito
riceve nell'istesso tempo gli ordini di s. A-
lessandro Newski e di s. Anna, insieme al
grado di luogotenente generale. Insegna
cle'cavalierièlacrocedis.Andrea,coirihi-
magine del santo e le lettere iniziali S.A.
P, R. che significano : Sanctus Andreas
Palronus Russiae. Nell'altra parte l'isti-
tutore vi pose V epigrafe : Czar Pietro
Conservatore di tutta la Russia. Ora so-
RUS 277
pra una linea si legge in lingua russa :
Per la Fede e la Fedeltà. La croce pen-
de da un cordone di seta bianca, e negli
angoli vi è l'aquila con due teste, e un
cavaliere armato. La festa dell'ordine si
celebra nel giorno della fondazione.Come
particolarmente addetto alla casa impe-
riale, i gran principi lo ricevono al mo-
mento del battesimo. Quest'ordine è il
primo dell'impero, e dà un grado mili-
tare a chi lo riceve. Voog, negli Atti di
s. Andrea apostolo, v'ipovla interessanti
notizie degli ordini, delle pie società e del-
le? confraternite istituite in onore di s. An-
drea apostolo fratello di s. Pietro. 2.° Di
s. Caterina, istituito dall'imperatore Pie-
tro I a'6 dicembrei7 14 in memoria del-
la presenza di spirito, con la quale l'im-
peratrice Caterina T contribuì alla pace
di Falkzi de'23 luglio 1711 co'turchi, i
quali sulle sponde del Pruth 1' avevano
circondalo coni5o,ooo uomini, e perla
I." ne volle fregiare l'amala e valorosa
consorte. Da principio si ricevevano nel-
l'ordine anche gli uomini, ma poi fu con-
ferito alle sole dame d'alta nascita. L'im-
peratrice è la gran maestra dell' ordi-
ne, la quale lo conferisce a suo piacere.
L' ordine si divide in due classi, cioè la
croce grande e la piccola. La decorazio-
ne delle cavalieresse è appesa a un gran
nastro di seta amaranto, e consiste in una
piastra d'oro di forma ovale coll'imma-
giue della santa da un lato in ismalto, so-
pra una croce simile rossa,col motto: Pro
Fide et Patria. Nel rovescio sono le pa-
role : Ae(juat munia compariSj poste so-
pra emblema rappresenlanleun nidod'a-
quilotli sudi una rozza lorre,a'piedi della
quale sono due aquile aventi ne' rostri dei
serpi, e spieganti le ali verso l'alto, quasi
per portarli in cibo a'ioro figli. La decora-
zione si porla sulla spalla destra a guisa
di sciarpa, e sulla manca parte del pet-
to. La festa dell'ordine si celebra nel di
della fondazione. 3.** Di s. Alessandro
Newski (^.), e per esserne decoralo bi-
sogna avere almeno il grado di generale
27^^ RLS
maggiore. 4'' T>e\V y4ff itila Bianca (F).
Quest* ordine di Polonia, per un ukase
dell* imperatore Nicolò I de* 29 aprile
i83 i,fa parte di quelli deirirnpero russo,
indi neli835 slabiri che i cavalieri di s.
Alessandro Newski avranno pure questa
decorazione, e quelli della 1/ classe del-
]*ordinedi s. Anna, che saranno insigni-
ti pur delTordine di s. Stanislao, porte-
ranno accanto della croce del i.° ordine
l'altra, sospesa al collo. 5.° Di s. Giorgio
(^.), il solo puramente militare perchè
precipuamente fondato pegli ofBciali mi-
litari di terra e di mare. 6." Di s. Vla-
dimiro (F.) civile e militare. y.^Dì s. An-
na, fondato da Carlo Federico duca di
Schlesvrig- HolsteinGottorp in Kiel a* 1 4
febbraio 1 7 35, in onore e memoria di sua
moglie l'imperatrice Anna Petrowna fi-
glia di Pietro I il Grande e di Caterina I.
L'imperatore Paolo I suo nipote, come
nato dal figlio Pietro 111 e da Caterina
II, volendo ricompensare il merito dei
suoi sudditi, dichiarò l'ordine nazionale
russo. Il suo primogenito Alessandro! nel
1 8 1 5 aggiunse alle 3 classi dell*ordine la
4.^ pei militari, con decorazione smalta-
la verde, e da portarsi sull'elsa della spa-
da. La decorazione delle altre 3 classi
consiste in una croce di forma quadra ,
smaltata in rosso, e ricamata di fiamme
d'oro; nel suo centro è l'immagine di s.
Anna, e dall'altro lato la leggenda : /^m^Az-
tibus jiistiliamjpietaleniyfidem. Il nastro
da cui pende la decorazione è di seta di
colore amaranto filettato giallo. I più an-
lichi cavalieri della r." classe, es'^endo ri-
guardati pei più meritevoli, godono an-
nua rendita. La solenne festa dell'ordine
celebrasi nell'anniversario di sua istitu-
zione, corrispondente a' i5 febbraio se-
condo il nuovo stile. 8." Di s. Stanislao
[F.) del merito militare, già polacco, poi
reso russo. Q.^Del Merito militare: vedi
il voi. XLIV, p. 243. Il regnante Nicolò
I, a'3 settembre 1827 destinò una Fib-
bia pei servigi irreprensibili^ resi dagl'im-
piegati civili e militari, la quale si con-
RIJS
cede a quelli che hanno servito attiva-
mente peri 5 anni in una maniera irre-
prensibile, e si distribuisce a'3 settembre,
giornoanniversariodellacoronazione del-
l' imperatore. Questo monarca ha inol-
tre fondato la Croce d'onore di Maria,
destinata particolarmente a ricompensa-
re le donne che si fanno distinguere ne-
gli istituti di beneficenza o d'educazio-
ne. Vi è finalmente l'ordine sovrano Ge-
rosolimitano (F.), divìso in due priorati,
l'uno russo greco, l'altro russo- cattolico.
Indicazione storico-cronologica de' primi
popoli che abitarono la Russia, e del
progressivo ingrandimento dell'impe-
ro russOi dalla sua origine a oggidì.
Dell'introduzione e propagazione dtl
cristianesimo tra i russi j della loro u-
nione alla Chiesa Romana e posterio-
re separazione dalla medesima. Serie
de' suoi Gran Principi, Czar ed Impe-
ratori, da Rnrik al regnante impera-
tore Nicolò /inclusive, e loro relazio-
ni colla s. Sede, con altre notizie sulle
Chiese Cattolica, e Nazionale.
Sotto il nome di sciti-iperborei e sau-
romati conobbe l'antichità confusamente
le genti tutte che popolavano il setten-
trione dell' Europa. La scitica tribù dei
Moschi limitrofa agli albanesi ed agl'i -
beri del Caucaso, die all'antica capitale
di questo impero i nomi di Mosca e di
Moscovia, e dai TVaregiens scandinavi
che si dissero Rossì/Rutzi, Ruteni, i quali
insieme cogli Schiavoni (F.) vi si stabili-
rono, ebbe la denominazione di Russia,
che prevalse a indicare quest'antica por»
zione della Sarmazia europea. Si può ve-
dere qiianto dissi nel voi. XLVII, p. i i,
sulla razza e il nome de Moscoviti. Molto
poco conoscevano gli antichi i paesi che
oggi formano l'impero di Russia, e ne de-
signavano vagamente il complesso sotto
il nome di Scizia. Tuttavia i greci ebbe-
ro, in Jempi molto remoti, relazioni coi
cimmeri, popolo situato sulle coste set-
tentrionali del mar Nero, e fondarono in
que* siti fiorenti colonie. I sauromati o
RUS
saimali, il cui nome era già da Erodoto
conosciuto, furono di sovente dagli auto-
ri antichi confusi cogli scili; però forma-
vano un popolo distintissimo, abitante la
parte sud-ovest della Russia attuale, ed
anche una parte della Polonia; erano co-
storo divisi in pili tribù : gli alani, i ba-
stami, i iazigi, i Roxolani ed i venedi. I
Russi os^\di Ruteni discendevano dai Ras-
solanij di cui parlano Strabone, Plinio e
Pomponio Mela. Dagli.stessi scrittori si ri-
cava che i Rossolani erano il popolo più
settentrionale della Scizia europea, che
conoscessero i romani, essendo il paese
ch'essi abitavano posto al di là del Nie-
per o Dnieper o Boristene, dietro a quello
de' geli , o daci come li chiamarono gli
antichi scrittori latini, e ad occidente del
territorio degli alani. Pare adunque che
originariamente si chiamassero Roxi o
Rossi Alani. Il vocabolo rosscia significa
dispersione, in lingua russa; mentre ro5
significa sparsi e seminati in lingua sla-
va. Cosi per iR//^« intendevano un popo-
lo che vivea disperso ne'boschi e nelle
campagne, cambiando spesso d'abitazio-
ne, come facevano i nomadi, e come fan-
no anche i tartari al presente. Ed ecco
perchè Procopio, De hello Gothico, lib.
3, e. r4>^^ lo^'O '" greco il nome di Spori
che suona il medesimo in questo senso
che quello di Russi. Si trovano buone ra-
gioni di questa etimologia in Herberstei-
nius, Commenl. rerum Uloscovit.j'in Hofif-
man, Lexic.jed in mg.'^ Giuseppe Asse-
mani, Orig. Slavorum e. 3. Gli scrittori
del IX e X secolo cambiarono il nome di
Rossolani in quello di Russi o Ruteni^
ch'era più dolce. Questi popoli sono così
chiamati da Luitprando vescovo di Ve-
rona, dall'autore degli Annali di s. Berli-
no, e da'greci come Niceta, Fita s. TgnaL;
Metrafaste,CA/o/7.^e dal continuatore di
Teofme. Bayer scrisse sull'origine degli
J OD
sciti, Commcnt. Acad. Petropolit.\.i^\i.
390, poiché non avvi nulla di più esalto
delle sue Origines Russicae. Dagli slavi 3
pgteuli regni ebbero origine, il ìJm^^o, il
U U S 0.79
Po/r/rco,il^oemo.VedasiArteniesl,Co//i.
pendio di geografia, Pietroburgo i832.
Nowischow, Istoria de* Sci ti, Mosca 1 787.
Ziablovski, Geografia dell'impero russo,
Pietroburgo 1 8 1 o. Un cronografo rute-
no molto antico riferisce, s. Andrea (del
quale meglio parlai nel voi. LV, p. :ì6i)
apostolo aver predicato l'evangelo ai tra-
ci, agli sciti, ai russi; ma dal concilio IV
di Costantinopoli, da Stefano, Gregorio
e altri autori apparisce la Russia essere
siala una principale città della Tracia,
alla qualecertamente avrà portato il van-
gelo il fratello del principe degli Aposto-
li, discepolo del precursore s. Gio. Batti-
sta, e I.* discepolo di Gesù Cristo, per
lo che i greci lo chiamavano Prolocleto,
cioè primo chiamato. A della d'Origene,
Ap. Euseb., s. Andrea predicò il vangelo
nella Scizia. Sofronio quasi contempora-
neo di s.Girolamo,lo fa apostolodellaSog-
diana e dellaCoIchide;al tri dicono che pre-
dicò in Grecia e nel Ponto. I moscoviti
credono che s. Andrea recasse il vangelo
nelle loro contradesino all'imboccatura
del Boristene, alle montagne ove ora è
Riovia, e alle frontiere della Polonia, co-
me riportano a'3o novembre Herberstei-
nio eCulcinió. Se gli antichi, i quali po-
sero nella Scizia il teatro delle fatiche di
s. Andrea, intesero la Scizia europea, la
loro testimonianza sarebbe favorevole al-
la pia credenza de'moscoviti e russi; ma
a seconda de'greci in Synaxaerio et Me-
noeis parlasi della Scizia al di là di Se-
bastopoli nella Colchide. Si potrebbe tut-
tavia intendere della Scizia europea, poi-
ché a quello che ne dicono gli stessi greci,
s. Andrea piantò la fede nella Tracia, e
specialmente a Bisanzio poi Costantino-
poli. Certo é che s. Andrea è il patrono
principaledella Russia, comeho detto par-
lando del suo cospicuo e nobilissimo or-
dine equestre. Che la chiesa greco-russa
pretende ripetere la sua originedai tempi
apostolici, lo dissi già nel voi. XXXII, p.
i4i, insieme al ritorno al cristianesimo
per opera di vescovi cattolici. II p. Thei-
28o nus
ner nelle Vicende della Chiesa cattolica
in Polonia e Russia^ chiama vaga tradi-
zione l'origine della chiesa russa da'tempi
apostolici, e da s. Andrea che annunziò
la dottrina evangelica sul Don nel Cher-
soneso e nelle contrade di Kiovia; con-
viene però ch'è fuor di dubbio che il cri-
stianesimo erasi propagato fino dai primi
tempi in varie parli della Russia meri-
dionale; ma nelle grandi emigrazioni del
V e Vr secolo si diseccarono ben presto i
germi del cristianesimo nel cuore de* rus-
si, i quali ritornarono al loro culto ido-
latrico. Quanto alla nazione scita sparsa
nel nord dell'Europa e dell' Asia, pare che
dal suo seno sia uscita la.gran massa degli
C/rtm,che sotto la condotta del famoso At-
tila piombò sull'impero romano, e ere-
desi riconoscere il nome di questi unni
o uni, in quello di finnesi o funni. Nel IV
secolo dell' era cristiana vedesi compari-
re il nome dì slavi, e prendere il luogo
di quello de* sarmati ; non si è d* accordo
intt)rno alla sua. etimologia, gli uni consi-
derandolo come sinonimo di schiavi, gli
altri facendolo derivare dal vocabolo in-
digeno slavay gloria, o slavo, parola; se-
condo quelli che danno quest'ultima spie-
gazione, sembra che i popoli in discorso
chiamassero se medesimi iparlanli^ede-
nominassero mw^i tutti colorode'quali non
intendevano la lingua. Altri pensano che
i finnesi o finnici abitassero le regioni rus-
se avanti che la gente slava vi fermasse
domicilio, convenendo che mescolati con
loro vi fossero i Goti (^.), finche ne fu-
rono cacciati dagli unni; che da qui fe-
cero le loro irruzioni in Europa, piutto-
sto che dalla Scandinavia, ove recaronsi
posteriormente espulsi gli abitanti. Ag-
giungono che' in quel tempo istesso che
comparvero i goti, comparvero ancora gli
slavi; tennero essi nel principio le parti
australi, indi come i goti si distesero in
altre parti. Che i superiori slavisi mesco-
larono coi goti e i finnici , eleggendosi
nn re di razza gotica, ed unitisi con al-
tr^ nazioni formarono un sol corpo, ope-
RUS
rando molte gloriose azioni, e. soggiogalo
il restante degli slavi, tennero la maggior
parte del paese lungo il Boristene,coMi.
presa Kiovia. Ma nascendo dispule tra i
goti egli slavijche da'primi avevano scel-
to il loro re,questi cacciarono quelli,e die-
rono il possesso di Novgorod loro capi-
tale a Gostomyslo, che secondo le me-
morie russe era slavo. Altri popoli della
stessa nazione elessero altri principi, che
però da Gostomyslo superali, riconobbe-
ro poi per loro gran principe Rui ik capo
de'varegui verso l'anno 85o o più tardi,
il quale fissò la sua sede a Ladoga Vec-
chia oStaroi che fu cinta di mura, ed ora
borgo presso Ladoga Nuova o No vaia, fon-
data da Pietro ! sul Volkhov. Stabilì la
sua potenza in Kiovia, e sottomessa nel-
1*862 Novgorod Veliki, ne fece la sua resi-
denza ordinaria, lulanloche questoscan-
dinavo fondava un trono sul quale sa«
lir dovevano 5o gran principi della sua
dinastia, due suoi compagni, Oscoldo e
Diro, s'impadronirono di Kiovia e la tol-
sero al suo polere.Morlo Rurik ueir879,
Oleg fu tutore del Hglio Igor, col titolo di
gran principe o reggente, e ricuperò Kio-
via, facendola capitale degli stali d'Igor
e da Novgorod trasportandovi la residen-
za della corte. Dall'annalista R.inaldi al-
l'anno 886, n.° 6 apprendo, che l'impe-
ratore greco Basilio I il Macedone si al-
leò coi russi e gl'indusse a ricevere il bat-
tesimo, mandando loro un arcivescovo, il
quale a richiesta de'russi posto il libro del
vangelo in una fornace ardente, estinto
il fuoco fu trovato illeso. Già come vado
a narrare la fede cristiana vi era stata pre-
dicata d'ordine di s. Ignazio : questa mis-
sione deve essere stata parziale,© meglio
Rinaldi cadde con altri in abbaglio , di
confondere quanto accadde sotto Basilio
li, in Basilio I imperatore. Dipoi Oleg
marciò su Costantinopoli, impose un tri-
buto all' imperatore Leone VI, ritornò a
Kiovia colle truppe cariche di bottino, e
nel 912 colla stessa Costantinopoli con-
cluse un trattato di comuitrcio. Dopo di
KUS
lui nel 913 salì sul Irono Igor I, che me*
glio stabilì la residenza sovrana in Kio-
via, portò la strage in parecchie provin-
cie dell'impero d'oriente, e terminò con
un trattato con quell'imperatore, indi pe-
rì nel c)4^ nella guerra contro i drevlia-
ni. Assunse le redini del governo colia qua-
lifica di reggente Olga sua vedova, du-
rante la minorità del proprio figlio Svia-
toslaf I, e governò con sa viezza e coraggio,
vendicando la morte dello sposo con vin-
cere i drevliani. A Kiovia narrai, come
per opera de* missionari di s. Ignazio pa-
triarca cattolico di Costantinopoli, e vi-
vente Ruriksi convertì parte della Piussia
alla fede cristiana; che poi la chiesa catto-
lica durò fiUica a mantenersi nella pro-
cella di varie persecuzioni che si suscita-
rono, ond'ebbe i suoi martiri, per cui non
si potè dilatare nel regno. Spuntò un bel
raggio di speranza per la con versione del •
laRussia,per quella della savia Olga, aven-
do secondo alcuni tollerato il marito l'in-
trodotto cristianesimo con larga indulgen-
za (ma narra Rinaldi all'anno g4i, n.° 6,
che nella gueri a contro i greci furono arse
miolle chiese, e trapassale con acuti chio-
di le teste de' sacerdoti cristiani, i quali
però vinsero). Dopo avere consegnalo al
figlio il governo, nel 955 Olga essendosi
recata in Costantinopoli, vi fu istruita nel-
la religione cristiana, e ricevette il batte-
simo dal pio patriarca Teofilatto col no-
me di Elena, per divozionealla santa ma-
dre del gran Costantino. Ritornò con un
prete aKiovia,ovesi mostrò zelantissima
per la propagazione del cristianesimo, e
fu al dire del celebre annalista Nestore,
precorritrice della fede cristiana che do-
\ea diffondersi in Russia. Ma indarno es-
sa cercò d' indurre il figlio Sviatolasf I
alla religione cristiana, morendo in fama
di santità nel 969, dopo avere avuto re-
lazioni con Papa Giovanni XII. Non fu
il superbo e ambizioso patriarca Fozio sci-
smatico, come si vantò di aver convertito
i bulgari e gli slavi (i quali devono il lume
delia fede a' ss. Cirillo e Mdodio inviali
RUS 281
dal Papa , i quali dopo la loro missione
tornati in Roma ivi morirono), che intro-
dusse il cristianesimo in Russia,come pre-
tendono gli storici russi con gra vissiiìio sca-
pito della verità e disdoro della chiesa rus-
sa; ma bensì il virtuoso s. Ignazio unito
col capo supremo della romana chiesa,
che neirSGy mandò i primi banditori e-
vangelici nella Russia, come e con ragio-
ne validamente sostiene il p.Theiner, con-
tro le false asserzioni de'mentovati scrit-
tori, riportandone prove e testimonianze,
anche per togliere il pregiudizio e danno
che alla fede russa recano i suoi storici,
volendo escludere il merito a s. Ignazio,
decoro e ornamento della chiesa orien-
tale e occidentale, per fare oltraggio alla
madre di tutte le chiese la romana, pre-
ferendogli il ribaldo e scellerato Fozio.
Vedasi mg.^ Stefano Vizzardelli (di cui
nel voi. XXVI, p. 286), Disscrtatio de
origine chrìstianae religionis in Russiae^
Romaei826. Mg.^ Assemanni, Or/^mes
ecclcs. Slavon. p. 2,cap. 1 : Kalendaria
ecclesiaeunìuersae,p. 227 e 265. 1 gesuiti
d'Anversa, De conversione et fide Russo-
rum dissertano^ lìeW'Jcta ss. septeni. 1.2.
Quindi cadrà intieramente quanto scris-
se Karamsin succitato, e Stralli che lo se-
guì nella Storia della chiesa russa, di a-
ver cioè nelI'SGó Fozio mandati i primi
banditori del vangelo nella Russia, e poi
fatto altrettanto nell* 867 s. Ignazio, di
una missione facendone due, per Ja pue-
rile ragione, che Fozio era V uomo più
dotto del suo tempo. Sviatoslaf I ingran-
dì il suo impero verso il sud a spese dei
bulgari, quindi lo spartì tra'sùoi 3 figli,
laropolk, Oleg e Vladimiro I il Grande.
Nel 973 morto Sviatoslaf I, cacciò laro-
polk i due fratelli, ma Vladimiro I tornò
in breve alla testa d'una banda di vare-
gui, tolse di mezzo l'ingiusto fratello e nel
980 si assise solo nel suo trono. Fatta
la conquista della Crimea, domandò a-
gl'imperatori greci Basilio II eCostantino
Vili in consorte la loro sorella Anna, e
r ottenne dopo abbracciala la religione
282 RUS
greca caltollca, e dopo essere stalo caldo
idolatra, riell'imniolare molto sangue li-
mano alle sue false divinità slave. Se il
matrimonio colla bellissima Anna fu per
Vladimiro I una ragione decisiva di ab-
bracciare la religione, trovo nella sto-
ria ch'egli già vi era inclinato, dopo a-
ver conversatocon Costantino greco e fi-
losofo cristiano. Vladimiro I fu rigene-
rato col santo battesimo nel 988 in Cher-
son diXauride per mano di quel vesco-
vo, e venne imitato dai suoi boiari , in
uno ai suoi 12 figli; per cui la religione
cristiana in Russia riportò piena vittoria
sul gentilesimo, e divenne la religionedo-
minante del paese. Egli non ne/u meno
zelante, di quello fosse stato del cullo i-
dolalrico. Arrivato appena a Kiovia, fe-
ce ovunque atterrare, stritolare e disper-
dere le statue degl'idoli. Il primario tra
gl'idoli russi Perun, venerato prima so-
pra ogni altro da Vladimiro I , il quale
liceo d'ornamenti e col capo d' argento
coi baffi d' oro dava superba mostra di
se, e primeggiava in Kiovia, e in Novgo-
rod su d'un sagro colle presso al castello
ducale, venne precipitalo dal riverito suo
piedistallo, e legato alla coda d'un caval-
lo, battuto da 12 uomini con noderosi ba-
stoni, alla presenza della folla che inar-
cava le ciglia alla novità del fatto, fu git-
tato nel fiume Nieper. Il popolo piangen-
doamaramente la rovina delle sue divi-
nilàj Vladimiro I mandò araldi per tut-
to il regno e fece bandire: » Ciascuno com-
parisca nella giornata di domani sulle
sponde del Nieper, ricco e povero, padro-
ne e servo, il popolo tutto, e facciasi bat-
tezzare, s'egli non vuole essere da me te-
nuto in conto di nemico". Mentre si e-
seguivano questi ordini , gli abitanti di
Kiovia esclamarono : La deve essere ben
santa e savia la novella'fede, altrimenti
il granduca e i boiari non l'avrebbero ab-
bracciata e preferita al culto del Perun.
Il popolo accorse a torme alle sponde del
Nieper, e aspettò anziosamente 1' arrivo
del sovrano. Il pio Vladimiro I comparve
RUS
corteggiato da splendidi boiari, e da ve-
nerandi sacerdoti cristiani che avea a lui
concessoli patriarcadi Costantinopoli Ni-
colò Cri sobergo (fra i quali vuoisi Miche-
le che fu I." metropolita di Kiovia), e co-
mandò che a un dato segno il popolo en-
trasse nel fiume per ricevere il s. batte-
simo. L'annalista Nestore ci lasciò una
commovente descrizione della grandiosa
solennità di questo memorando giorno :
il popolo tuffato nel fiume (dicesi in nu-
mero di 20,000), i preti stavano sulle zat-
tere e leggevano le orazioni del battesimo.
Vladimiro I inginocchiato alla riva pre-
gava e ringraziava Dio, con fervorose pa-
role. La conversione pertanto della Rus-
sia, de' sovrani Olga e Vladimiro l, come
di tutto il popolo, fu operata da preti cat-
tolici della chiesa greca provenienti da
Costantinopoli, e in quel tempo in cui la
chiesa greca era unita alla latina col più
intimo vincolo di sommissione e rispetto,
come attesta il contemporaneo Luitpran-
do vescovo di Verona , ambasciatore in
Costantinopoli. In Kiovia Vladimiro I e-
resse la chiesa di S.Basilio, e della B. Ver-
gine ove fece deporre l'ava Olga : fece ve-
nire da Costantinopoli musaicisti, e fece
ornare la cupola con immagini che sino
a noi pervennero, se pure ciò non debba
attribuirsi a Jaroslaw I. Nella biografia
di s. Bonifacio camaldolese martire, ar-
civescovoe denominato Vapostolo di Rus-
sia , narrai come essendo discepolo di s.
Romualdo, a questi domandò e ottenne
il permesso di predicare il vangelo agl'in-
fedeli. Recatosi a Roma da Papa Giovan-
ni XVI II per riceverne la missione, lo con-
fermò nel zelante desiderio,e per rendere
più autorevole e fruttuosa la sua voca-
zione, lo munì d' un breve per farsi or-
dinare arcivescovocol pallio, onde lo con -
sagrò Taymont arcivescovo di Magdebur-
go. Entrò quindi nella Prussia a prodi -
carvi il vangelo agl'idolatri, con qualche
successo; ma credendo di poter più pro-
babilmente incontrare il martirio nella
Russia, entrò ne' suoi confini, imprese a
RUS
convertire quelli che ancora erano avvol-
ti nelle tenebre clell'idolatria, e perciò fie-
rissimi. A fronte del divieto, egli conlinnò
Io sue predicazioni, e pei prodigi operali
in lui da Dio, il sovrano d'una piccola pro-
vincia si fece istruire nel cristianesimo e
ricevè il battesimo con molti suoi vassal-
li. I barbari montati in furore pei grandi
progressi che faceva nelle conversioni, col
fratello del principe e i grandi del reame
Io minacciarono di naorte, se non usciva
dal paese; egli non curandoli e ardendo
del desiderio della loro eterna salute,pro-
seguì nel suo apostolico ministero. Allo-
ra gl'idolatri vieppiù inferociti, lo prese-
io e decapitarono nel 1009, con .nitri 18
cristiani o compagni ( alcuni de' quali si
diceche fossero camaldolesi) a* 19 giugno
in cui se ne celebra la festa. Il martiro-
logio romano inoltre lo nomina a'i5 ot-
tobre, sotto il nome di s. Brunone,col qua-
le pure viene chiamato, senza dubbio per
qualche traslazione di sue reliquie. Iddio
illustrò il suo servo colToperazione di mol •
fi miracoli, tra* quali si può annoverare
quello della stupenda conversione del sud-
detto fratello del re e di altri, i quali a-
veano contribuito al suo glorioso marti-
rio, come attesta s. Pier Damiano che ne
scrisse la vita. Rinaldi riporta all'anno
1 008, n.° 5 e seg. belle notizie della pre-
dicazione del santo, che chiama Brunone
e d'alto lignaggio, apostolo de'prussiani
e vescovo de'ruteni, ma lo crede erronea-
mente diverso da s. Bonifacio apostolo dei
russi, di cui pure narra le virtuose azioni,
di uno facendone due. Anzi aggiunge, che
altro fratello del re non avendo voluto
abbracciare la fedecrisliana, fu ucciso dal-
lo stesso re, per cui l'altro fratello fece de-
collare il santo con altri alla sua presen-
za, perciò punito da Dio colla cecità, men-
tre gli altri perderono l'udito e la loque-
la. Il re fu inconsolabile della morte di s.
Bonifacio, e voleva far tngliare a pezzi il
fratello e gli altri complici e uccisori, se
non che preso da stupore dal castigo di-
vino da cui erano stati colpiti, fece co-
R U S 283
gli altri fedeli vive preghiere a Dio che
ad intercessione del santo restituisse loro
le perdute facoltà, ed essendo stati esau-
diti, piangendo i colpevoli i loro falli, su-
bito vollero battezzarsi , edificando una
chiesa sul corpo del martire. Avendo s.
Romualdo inteso il martirio di s. Bonifa-
cio, si accese di gran desiderio di spargere
il sangue per Gesii Cristo, come notai nel
vol.VI,p. ^90, è s'incamminò con 24 mo-
naci camaldolesi per 1' Ungheria; giunto
però ai confini, pel piale non potè prose-
guire il viaggio, lasciando in libertà chi
voleva proseguirlo. Ciò fecero 1 5 religiosi,
i quali patirono schiaviti^ e flagellazioni.
Dopo s. Bonifacio si recarono nella Rus-
sia diversi camaldolesi della congregazio-
ne eremitica, tra i quali fiori ronoi ss. mar-
tiri Benedetto, Giovanni, Matteo, Isacco
e Cristino, che sparsero il loro sangue per
diflondere la fede di Gesù Cristo, ed il
3Iartìrologio Romano Vi registra a' 12 no-
vembre. In appresso nella Russia e Polo-
nia furono fondati diversi eremi di mo-
naci camaldolesi, che rammentai nel det-
to voi. p. 3o4. Nella Russia in seguitosi
adoprarono a tutta possa i granduchi e i
primi metropolitani per estendere in tut-
to il regno e mettere in fiore il cristiane-
simo. Vladimiro I morì nei ioi5, alcuni
storici dicono prima, e meritò il litolodi
.santo come l'ava, e due suoi figli s. Roma-'
no (/^.) es. Davide martiri patroni di Mo-
scovia, avendo all'articolo Mosca detto di
altri santi russi. Per le gesta di s. Vladimi-
ro!, che Butler chiama UladofuirOj le sue
grandi virtù, e la protezione che die al
commercio e alle arti, dalla posterità gli
fu attribuito il nome di G rande j ed an-
che di A postolo e Salomone della Russia.
Lasciò i suoi stati ai propri 12 figlia fra i
quali i ss. Romano eDavide,primachiama-
ti Boris e Hliba, i quali d'ordine del cu-
gino Svialopolk furono trucidati, anche
per zelo religioso. Nelioi5 Svialopolk t
nipote di Vladimiro I usurpò il Irono e
lo contrastò per alcun tempo ai nume-
rosi figli delio zio, ma finì coli' esserne e-
284 ^^^
spulso nel 1018. Jaroslaw Io laroslaf,
uno de'figli di Vladimiro F, essendo so-
pravvissuto a'fratelli, riactjuistò il trono,
e portò il gran principato di Russia ad
alto grado di potenza e di prosperità; eb»
be lunghissimo regno, e morì grande in
guerra e in pace nel iò54- Lomonosow
ci diede : HisLoire de la Russie ec, o Sto-
ria della Russia dall' origine della nazio'
ne sino alla morte del granduca Jaroslaw
I, Dijon 1 772»Di versi matrimoni tra prin-
cipi cattolici erano seguiti in questi tem-
pi, lo che mostra le pacifiche e religiose
corrispondenze de'sovrani russi con quel-
li d'occidente. Sviatopolk I avea sposato
la figlia di Boleslao 1 duca di Polonia, il
di cui primogenito impalmò una figlia di
Vladijniro I. Casimiro I già monaco,asce-
so il trono di Polonia, sposò Maria sorella
di Jaroslaw I: questo erasi unito in ma-
trimonio colla pia Indegarda, figlia del sa-
vio re di Norvegia Olao e dalla Chiesa ve-
nerato per santo. Anna olanka, altra fi-
glia di Vladimiro I, fu sposata da Enrico
1 re di Francia, che nel io5i la fece co-
ronare in Reims: per l'esimia sua pietà
e saviezza si acquistò l'amore e la vene-
razione di tutta la nazione francese. Colla
dote paterna e del consorte fondò a Sen-
lis un bel monastero in onore della ss. Tri-
nitàa prò dell'anima del genitore, del ma-
rito, parenti, amici, e della vecchia e nuo-
va patria. Ritornata in Russia si segnalò
in opere di pietà. Jaroslaw I ebbe di verse
relazioni con PapaBenedelto Vni,al qua-
le domandò e ottenne vescovi cattolici,che
furono tutto ardore per la conversione
completa della Russia al cristianesimo. Fu
Benedetto Vili chead istanza di Jaroslaw
I istituì la chiesa -vescovile latina di Kio*
via. Ma lo spartimento degli stati che fece
Jaroslaw I fra' 12 suoi figli, fu sorgente
di disoidini; gli successero nel i tì54 Isias-
laf I o Isaeslaw che prese in moglie la so-
relh di Casiìniro I di Polonia, e sebbene
questi regnasse, iu altre parti incominciò
neli 073 adominare Svialoslaf II. Intanto
continuava l'unione cattolica della Russia
RUS
c<illa chiesa romana, concordia e pace che
mantenevano i metropoliti russi di Rio-
via ed i granduchi,mentres. Sofia di Rio-
via per opera di Jaroslaw I era stata eret-
ta in metropolitana, collo stesso nome di
quella di Costantinopoli ; «nzi la chiesa
russa mantenne più a lungo l'unione col-
la s. Sede, che la sua sorella la greca, indi-
pendentemente dalla quale, cotnechè di-
venuta infetta dallo scisma di Michele Ce-
rulario, senza consultarla nel concilio di
Riovia dai vescovi russi venne eletto il
metropolita Ilario russo. Ad onta della
separazione di Costantinopoli con Roma,
a questa e al Papa continuò l'intima unio-
ne, conì.«si comprova da due fitti. Diso-
norando Cerulario la sedia di Costanti-
nopoli, a questa inviò Papa s. Leone IK
i legati Umberto cardinale e vescovo di
Selva Candida, Pietro arcivescovo d'A-
malfl,e Federico diacono e cancelliere deb
la romana chiesa poi Papa Stefano X nel
1057. Questi legati convinsero pubblica-
mente de'suoi delitti il Cerulario autore
dello^cisma tra le due chiese, e lo scomu-
nicarono in Costantinopoli nel io54. Al-
lora il perfido Cerulario tese ai legati lac-
ci ed insidie, per cui avvisati dall'impe-
ratore Costantino IX amico della s. Sede,
fuggirono in Russia e vi ebbero cortesis-
simo ospizio. Cerulario per giustificare le
sue eresie col popolo, falsificò la bolla dei
legati pontifi<:ii sulla scomunica lanciata
contro di lui, onde l'imperatore mandò
a chiedere ai legati un autentico esem-
plaresulla scagliata censura. Gli venneri*
lasciato dalla eittàjSiccomei legati si espri-
mono, de'Russi, sotto il cui nome dobbia- 1
mo ragione volmente credere, giusta il lia- |
guaggio d'allora, la città di Riovia,mentre
questa chiesa metropolitana viene chia-
mata dagli annalisti di quel tempo, per
eccellenza /'/ vescovato de russi. L'acco-
glienza amichevole, de'legati pontificii in
Russia, i quali in questo punto venivano
da Costantinopoli, forma la più irrefra-
gabile prova che la chiesa russa di quell'e-
poca era totalmente aliena dal malaugu-
RUS
rato scisma che separava la chiesa greca
di Coslantinopoli dalla romana, ed a que-
sta la russa era congiunta in islretta ami-
cizia. Altro forte e convincente argomen*
to di sì piena armonia Io som ministrò più
lardi il metropolita di Russia Efiaimo, il
quale verso il logS istituì a'g maggio co-
me festa universale della Russia la trasla-
zione delle ossa di s. Nicolò, da /l//m(/^^.)
a Bari in Italia, avvenuta nel medesimo
giorno nel 1087. La chiesa greca non a*
dottò *nai tal festa, e si celebra soltanto
dalle chiese latina, e russa tanto unita che
disunito. Sviatoslaf 11 terminò di regna-
re nel 1076, ma prima di questo tempo
l'altro fratello, il crudele Vsevolod I o
Wscslow attentò al trono del gran prìn-
cipe Isiasluf 1 0 Isaeslaw, meglio conosciu-
to col nome di Demetrio, il quale si rivol-
se al gran Pontefice s. Gregorio VII, da
cui implorò protezione ed aiuto contro
il fratello. Suo figlio stesso si recò in Ro-
ma a presentare al Papa le umili preci
del padre,come suo ambasciatore, assicu-
randolo della risoluzione in che era di ri-
conoscere la sua spirituale e temporale
autorità sulla Russia, di accettare il re-
gno qual feudo della chiesa romana, e di
riceverlo dalle sue mani come dono di s.
Pietro, se egli si degnava coU'efficaciadi
sua mediazione ottenergli protezione ed
aiuto contro i suoi sudditi ribelli. Grego-
rio VII con quell'amore e zelo che segnò
tutte le magnanime sue azioni, prese con
impegno la sorte dell'angustiato princi-
pe. Immantinente spedì i suoi legati al
granduca e al re di Polonia Boleslao II;
ristabilì la concordia tra lui' e l'indegno
fratello,dimodochèpotè Isiaslaf 1 oDeme-
trio in poco d'ora rientrare nel principa-
to, e gli venne fatto altresì per mediazio-
ne del Papa di pacificarsi col re polacco,
cui scrisse VEpisL 7 3 del lib. 2, presso il
Regesto Faticano di Gregorio Vll^m cui
lo pregò di trattare con ogni amorevo-
lezza il re de'russi, e di restituirgli i te-
sori ch'egli e i suoi gli avevano tolti. In
risposta poi a Demetrio, il Papa accom-
R U S 285
pagnò il giovane principe colla seguente
lettera,ch'è la 74 di detto Regesto, in data
1 5 aprile 1075, e riportata dalMansi,C'oZ-
lectìo condì, t. 20, p. i83, e dal Jager,
TxeW Introduzione alla Storia diGregorio
VII à\ Voigt. » Vostro figlio visitando
i sepolcri degli Apostoli, venne da noie
col più profondo ossequio ci ha dichia-
rato ch'egli intende di ricevere dalle no-
stre mani la sua real dignità, e che voi
medesimo nutrite lo stesso desiderio. Ora
adunque, o sia perla vostra brama, o sia
per la divozione e pietà del supplicante,
noi crediamo giusto di arrenderci ai vostri
voti, e vi conferiamo da parte di s. Pietro
il governo della vostra nazione ". E nel
medesimo scritto si rileva il perchè De-
metrio volesse dall'assoluto suo dominio
discendere al vassallaggio di Roma, per
ottenere cioè quella potente prolezione
della s. Sede, colla quale il Papa promet-
te di difenderlo, qualunque volta fosse
il re venuto nella necessità d'invocarla.
Raccomandò a Demetrio di accogliere
con amore ed ossequio i legati della s. Se-
de, riverire -in essi gli ambasciatori di s.
Pietro, prestar loro piena credenza in tut-
to ciò che esporranno intorno alle com-
missioni loro affidate, e finalmente di ve-
nire all'uopo in loro soccorso con larghez-
za di cuore. Così s. Gregorio VII confe-
rì a Demetrio la dominazione sopra la
Russia con titolo reale, pregando Diodi
conservarlo col figlio pacifico possessore
del trono sino alla fine della vita, e loro
compartire nell'altra la gloria eterna. Da
questo memorando avvenimento,pelqua-
le la Russia in certo modo divenne un
regno sommesso e tributario alias. Sede,
nuova conferma si ha dell'unione che pro-
segui va perfettissima, tra la chiesa russa
eia romana cattolica d'occidente, conser-
vandosi aliena dallo scisma greco. Con le
testimonianze di Muratori, Novaes e al-
tri, ne'vol. XXXII p. 23o,eXXXVIir,
p. 23o, parlai dell' obblazione che fece
Demetrio re de'russi del suo regno alla
s. Sede, e della visita che de'sagri Limi'
286 II U S
ni fece il principe figlio. Tulio confermu
Binaldi all'anno 1075, n.° 29, parlando
tìclla legazione a Roma di Demetrio re
cle'russi, e dell'offerta del suo regno a s.
l^ielro,promelteudogli fedeltà, e come s.
Gregorio Vll^li concesse il governodel
reame. 11 p. Tlieiner da tale glorioso av-
venimento riconosceun certissimomonu-
inenlo, die la cjiiesa russa non avea an-
cor partecipato al lagrimevole scisma dei
greci, e cjii' era intimamente unita alla
chiesa cattolica romana. Aggiunge, che
siffatta unione colla chiesa latina si con-
servò in mezzo a un variar di vicende si-
no al secolo XV ; ma avanti, a mala pe-
na si scorgerebbe qualche vestigio di sci-
sma dichiarato tra Tuna e l'altra chiesa;
al più s'incontra in alcune persone par-
ticolari. I pili saputi e i più eminenti tra
i russi, ecclesiastici e secolari, si sono lam-
)>iccati il cervello per far rimontare a
tempi remotissimi la loro disgraziata se-
parazione dalla chiesa romana. Ma i do-
cumenti da essi addotti sono per lo più
supposti, falsificati, e lavorio di tempi po-
steriori, in cui r odio della chiesa greca
contro la latina si era pur troppo trasfu-
so per sua sventura nella chiesa russa.
11 p. Theiner nelle Vicende della chiesa
cattolica^ p. 46 e seg. fa l'analisi del suo
asserto, e lo prova colla storia e altri do-
cumenti. Neil 078 cessò di regnare Isia-
slrjf I, egli successe Vsevolod 1, il quale
concesse la sua pia figlia Agnese o Anna,
o Adelaide o Prassede, in isposa a Euri-
col V imperatoredi Germania[F.).Que'
sto scostumato e irreligioso principe, che
s. Gregorio VII (J^.) non potè rendere
migliore, malmenò la virtuosa principes-
sa al modo che toccai ne' voi. XXIX, p.
1 37, Lll,p. 260, perchè ad essa non reg-
geva più l'animo di comportare le sozzu-
re della brutale sua libidine, e i|on inor-
ridì Enrico IV di gittarla nella prigione
di Verona. La gran contessa MaÌdde(F.)
eroina della s. Sede e propugnatrice dis.
Gregorio VII, appena informala della tri-
ste sorledeirinfclice imperatrice, confur-
KUS
za armata la tolse all'obbrobrio del car-
cere e se la fece condurre al suo Castello
di Canossa nel Reggiano. Agnese inisgra-
vio di timorata sua coscienza, recò giuste
e gravi lagnanzedegli affronti ricevuti dal
consorte, ne'concilii di Costanza e di Pia-
cenza. Papa Urbano li che presiedeva il
2.° accolse amorevolmente, e con esso la
numerosissima assemblea de'padri, le ri- J
mostranze della buona imperatrice, e in- \
tenerito a tanto infortunio, confermò la
di lei separazione da Enrico IV, ♦di giù
pronunziata dai vescovi alemanni, e l'as- !
solse d'ogni peccato, in cui violentata dal j
suo bestiale consorte potesse essere cadu- j
la. Tutto si può vedere nel citato Mansi
p.8oo,e ntW Annalista Baronio. Pare che
il Papa la consigliasse di ritirarsi in un
chiostro, ed infatti ella ritornò subito in
Russia, ove fu accolla con gran distinzione
dal clero edal popolo; vi prese il velo mo-
nastico, e divenne badessa del monaste-
ro fondato in Kiovia dalla pia sua sorel-
la o zia Anna o lanka già moglie d'En-
rico 1 re di Francia, e perciò detto laii-
kino o d'Anna. Quivi le due principesse
aprirono una sduola per nobili donzelle
e vi ammaestravano oltre 3oo nella dot-
trina cristiana, leggere e scrivere, ed in
lavori femminili. Agnese vi terminò i gior-
ni neh 109 in fama di santità, benedetta
dal cielo e dalla terra, come dalla poste-
rità, quel madre della patria.
NehogSpermortedi Vsevolod I, di-
venne gran principe di Russia Svialopolk
jl, ch'ebbe a soffocare discordie intestine,
e respingere i turchi. Nel 1 1 1 3 gli successe
Vladimiro li detto Monomaco^W quale
portò con felice successo l'armi sue al nord,
all'ovest ed al sud; sicché l' imperatore
greco Alessio I Comneuo si affrettò a cer-
carne l'amicizia, mandandogli le insegne
imperiali di Costantino lXMonomaco,di
cui Vladimiro II era per parte di madie
nipote; insegne colle quali si fece coro-
nare nel I I 16, e tuttora si conservano a
Mosca. Successivamente regnarono, nel
I ii'j Msllislaf I, nel I i3i laropolk lì,
RUS
nel II 38 Viaceslaf J, nel ii54 Vsevo-
loci n, nel 1 146 Igor II, nel 1 1/^6 an^
che Isiaslaf II che nel 1 147 restò solo.
Balzato dal trono per opera de' principi
ribellati, Isiaslaf II fu ripristinato con l'a*
ÌMto degli ungheri e de'polacchi, regnan-
do sino al 1 1 54. Intanto nel i 1 49 luii o
Iouriolurie(Giorgio)Dolgoruki continuò
la recente fondazione di Mosca e visse si-
no ali 157. Dopo di lui regnarono, Isia-
slaf III sino ali 161, mentre che Rotislaf
che dominai/a in altra parte di Russia si-
no dal 1 1 53, termina di vivere nel 1 1 64*
Andrea I malcontento di suo padre luri
Dolgoruki e del suo governo tirannico,
neh i55 si ritirò nel ducato di Suzdal o
Susta], di cui ingrandì la capitale Yladi-
mir, fondata dall'illustre avo Vladimiro
1. Morto il genitore nel 1 157, Andrea I
conlento del suo retaggio lo governò sag-
giamente, mentre il resto della Russia era
in preda all'anarchia ed a tutti gli orrori
della guerra ci vile. Mstislaf e Vassileosuoi
fratelli , avendo suscitato turbolenze , li
mandò colla madre e co' siguori che ne
seguivano le parti a Costantinopoli , ac-
colti con grande onore da Alessio Lindi
Andrea I riportò vittorie sui bulgari, ne
distrusse diverse città, e s' impadronì di
Briachimof. Rivolte learmi contro il gran-
duca Mstislaf, prese d'assalto Kiovia ch'e-
ra stata fino allora la capitale dell'impe-
ro russo e della Russia Rossa; per 3 giorni
lasciò in preda al saccheggio quella città,
che rovinò; indi trasferì la sede dell' im-
pero a Vladimir, come il più potente tra
i principi russi, onde die principio alla 2."
dinastia di Rurik, ed alla serie de' gran
principi ogranduchi di Vladimir o PVla-
dimiria (F.), e della Russia Bianca. Riu*
ni sotto disc i governi attuali, oltre Wla-
dimiria, di Jaroslaw, di Coslroma, di Mo-
sca, di Novgorod Njini, di Tuia , di Ca-
luga, di Kiovia, di Rezan, di Murom, di
Sraolensko, di Polosko e di Volinia. In
tutto il suo regno fu sempre occupato in
sedare le guerre intestine, e venne ucciso
neh 174 o 1 175 da 20 sicari pagati dai
RUS 287
suoi parenti. Dopo la sua morte i di lui
stati restarono abbandonati al saccheggio,
commettendo il popolo infinite enormità
contro i magistrati; a sedarlo, i sacerdoti
corsero le vie vestiti degli abiti sagri. Fu
principe coraggioso, amicodella giustizia,
e fu detto il secondo Salomone. Frattan-
to continua va perfetta unione tra la chie-
sa russa e la romana, come notai a Kio-
TiA, avendo il metropolita Giovanni scrit-
to a Papa Alessandro HI, con affettuosis-
sime e rispettosissime forme, di parole cal-
de del più vivo zelo, pel desiderio che a-
vea di vedere unita la chiesa greca di Co-
stantinopoli colla s. Sede. Egli fece men-
zione di passaggio degli antichi punti di
distinzione d'ambedue le chiese, per lo più
in cose di disciplina , supplicando umil-
mente il Papa di comporre una volta l'in-
felice discordia, con lo seri vere ai patriar-
chi di Costantinopoli e ai metropolitani
d'oriente, per conciliare di buon accordo
ogni vertenza, e lo assicurò ch'egli avrà a
grandissimo onore se degnerassi scrivere a
lui il minimodi tutti. Aggiunse in fine rive-
renti salutazioni di lui,di tutti i vescovi rus-
si, del rimanente del clero, de'granduchi,
de'boiari, e de'magnati del regno. Altra
prova della gran concordia vigente della
chiesa ru«sa colla latina,furistituzioned'»i-
na scuola fatta dal principeRotisiafdiSmo-
lensko, nella capitale del suo principato,
in cui venissero informali alle lettere i
chierici, e in un colla greca vi s'insegnas-
se la lingua latina. Neh 175 divenuto gran
principe di Vladimir Michele o Mikhail I,
neh 177 ebbe a successore Vsevolod III
o Swewolod. Sebbene la chiesa laissa an-
dava esente dagli errori e dall' odio fiero
dell'orgogliosa chiesa Coslanlinopolìtana,
contro la s. Sede, siccome però ne seguiva
il rito, e ne conservava la gerarchia, pare
che perciò venisse riguardala come fuo-
ri della vera chiesa daRoma,la quale senza
posa mostrò instancabile zelo per richia-
marla all'unità. Laonde Papa Clemente
I ! I nel 1 1 88 mandò legati inRussia,per in-
vitare il granduca Vsevolod HI a concor-
288 R U S
l'ere alla 3.^ crociata, mentre sembra che
alle altre i russi non avessero contribnilo,
comechè influenzati dai greci che di mal
occhio vedevano le crociate e n'erano ge-
losi. Quest'invito apostolico del Papa par
che trovasse eco presso iprelali russi, poi-
ché i monaci che ancora non erano ordi-
nati, si unirono co'fedeli di Novgorod al-
le schiere de'crocesignali, e si alfieltaro-
no alla liberazione diGerusalemme. 1 suc-
cessori di Clemente III furono animati dal
medesimo amore per la chiesa russa. Il
grand'Innocenzo IH potè riunire alia chie-
sa romana l'imperatore greco Alessio III,
ed il patriarca di CostantinopoliGiovanni
Lomatero; quindi con lettera enciclica del
1." ottobre 1209 invitò i pretati di Rus-
sia a rientrare nell'unità; dicendo agli ar-
civescovi, vescovi, a tutto il clero e popo-
lo di Russia: Sebbene voi finora siete sta-
ti lontani dal seno della vostra madre,
quasi come figli stranieri, ciò nondimeno
noi nell'uffizio di supremo pastore per gui-
dare il popolo nella via della salute, non
possiamo non nutrire per voi sentimenti
paterni, ne tralasciar di adoperarci con
esortazioni e ammaestramenti salutevoli
per riunire voi membri col vostro capo.
A persuaderli del primato della chiesa ro-
mana, ricordò loro le parole del Salvato-
re, colle quali dichiarò Pietro suo succes-
sore, affidandogli il governo della chiesa
universale. Inoltre gli esortò di ritornare
al centro dell'unità, qual si èlachiesa ro-
iiiana,adducendo loro le innumerevoli te-
stimonianze delle divine scritture e de' ss.
Padri, perchè vi sia un solo ovile e un so-
lo pastore, anco per esservi ritornato qua-
si tutto l'impero e chiesa greca. Perciò
inviava loro il cardinal Guglielmo o Gre-
gorio di s. Vitale, personaggio assai di-
stinto ; ed affinchè egli riconduca i figli
alla madre ei membri al capo, disse lo-
ro di averlo munito di piena autorità, per
fare nella Russia quanto convenisse. Ma
notai nel voi. XXXV, p. 264, che ai rus-
si erasi aumentata l'alienazione dai lati-
ni, dopo la presa di CostaiiUnopoli ( P' .)
RUS
fatta dai crociati latini e l'erezione dcH'im-
pero Latino (V.). Nel 1 2 i 3 fu gran prin-
cipe di Vladimir lurie li, e nel 12 17 o
1218 anche Costantino il Saggio j ma lu-
rie II innalzò il gran principato a maggior
possanza, a spese degli altri principati rus- j
si. Indi a poco i granduchi di Russia si
rivolsero al celebre, dotto e pio Guglielmo
(/^.) vescovo di Modena e poi cardinale,
il quale neh 22 5 era stato inviato da O-
norio III per legato ai cavalieri dell' or-
dine Teutonico, in P/7^?5m e L/Vo/zjVz (/"".),
e lo pregarono a passare in Russia, af-
finchè per la sua mediazione venissero
riuniti alla chiesa romana madre e mae-
stra della verità, dalla quale si erano al-
lontanati soltanto per mancanza di sa-
cerdoti e di predicatori. Papa Onorio IH
accolse con allegrezza tale domanda, e gli
esorlò con lettera de'27 gennaio 1227 a
perseverare nella santa risoluzione. Jaro-
slaw Wladimirowicz principe di Pskow,
pare realmente che passasse alla chiesa
latina, poiché richiestone da Gregorio IX,
concesse ai cattolici latini de'suoi slati il
libero esercizio del loro culto, e lasciò in
testamento alla cattedrale di Dorpat dei
teutonici la metà de'suoi averi, al dire del
p.Tlieiner. Rinaldi all'anno 1 28 i,n.° 43,
riporta la lettera di Gregorio iX a que-
sto principe, ove gli dice, che avendo sa-
pulo dal vescovo ruteno che per divina
ispirazione voleva accostarsi divotamen-
te all'ubbidienza della s. Sede, lo confor-
tava a ricevere le sane dottrine latine con
cuore divoto, e osservarne i riti e le con»
suetudini , sottomettendosi col reame al
soave dominio della chiesa romana ma-
dre di tutti i fedeli. Nell'anno poi 1 233,
n.° 57 e 58, Rinaldi racconta, che Grego-
rio IX energicamente invitò i vescovi po-
lacchi a frenar la tirannia de'baroni, i cui
vassalli per disperazione passavano ai rus-
si, co'quali proibì i matrimoni alle catto-
liche, giacché esse a persuasione de'mari-
ti si lasciavano ribattezzare e seguivano i
loro errori. Quindi- esortò i domenicani
a procurare la salute eterna de' russi , a
uus
conful.irreiesie, ed a riclune i monaci ru-
teni all'osservanza religiosa. Di più,incari-
cò gii stessi domenicani alla conversione e
ammaestramento nella fede cristiana, dei
russi p^igani che aveauo desiderato il s.
battesimo. Con lettera il Papa si rallegrò
con questi,e gl'invito a mandar ambascia-
tori alla s. Stde. Ma ben presto si conob-
be la loro simulata mal vagità,a vendo mo-
strato tal vocazione allorché furono vin-
ti dai cavalieri teutonici, per cui impri-
gionarono il vescovo di Prussia, e feriro-
no quelliche l'accompagnavano per som-
ministrar loro il battesimo. AllorailPapa
impose ai domenicani di predicar la cro-
ciata contro si crudeli nemici della fede,
incoraggiando poi i crociati a domarli. A-
vendo lurie 11 veduto i tartari invadere la
Russia, abbandonò Vladimir, la quale
con più altre città fu data al sacco. Batu-
Ran alla testa de' barbari perseguitò il
gran principe, e lo ruggiunse nel paese di
Tver : appiccossi la battaglia a'4 marzo
1238, e lurie II vi perì con quasi tutto
il suo esercito. Sali sul trono il fratello Ja-
roslaw 11 col beneplacito di Batu-Kan, il
quale proseguendo le stragi si diresse so-
pra Novgorod, ma gli furono impedimen-
to all'accostarsi le selve e le paludi:Kio-
via però fu presa, e di colà il barbaro se-
guitò il suo cammino verso l'occidente.
Allora No vgorod ch'era sfuggita all'orda
asiatica,ebbe a difendersi con tro gli svede-
si, i lituani, ed i cavalieri di Prussia; se
non cheAlessandrol che vi regnava, trion-
fò in più battaglie di tutti i nemici. Ja-
roslaw 11 mori nel 1245^, dicesi avvele-
nato da Batu-Kan in un banchetto. Indi
SviatoslafllI e Michele 11 non fecero che
apparire; laonde il trono fu contrastato
da due fratelli figli di Jaroslaw 11, che pre-
sero ad arbitro il gran kan de' tartari ,
il quale aggiudicò ad Andrea Vladimir,
e INovgorod ad Alessandro I; avendo An-
drea disgustato imprudentemente il con-
quistatore, fu nel suo luogo posto Ales-
sandro 1 . Questo principe di Sustal o Suz-
dal, celebre sotto il nome di s. Alessandro
VOL. LIX.
R U S 289
Ncws'ki ^ e celebrato il più grande eroe
del suo tempo,nuove vittorie riportò so-
pra gli svedesi, danesi e diversi altri po-
poli che l'inquietavano dal lato del nord;
ma per allora non valse a sottrarre il suo
paese airumiliazione dell'imposta dai tar-
tari stabilita, e dalla quale solo il clero
andava esente. Nella sanguinosa battaglia
in cui vinse e feri il re di Svezia, siccome
il fatto avvenne presso la Nevka, venne
a questo prode e valoroso principe l'o-
norevole soprannome diNewski: altri di-
cono che il medesimo o altro trionfo A-
lessandro I lo riportò sui tartari, in riva
a tal fiume. L'amiciziade'granduchirus-
si colla s. Sede, e il loro desiderio di u-
nirsele col santo vincolo di comunione
religiosa, andò vieppiù crescendocol pro-
gredir di questo secolo; ed il savio prin-
cipe d'Halitz o Halicia, Daniele Roma-
nowicz, fece i più nobili sforzi per unirsi
col suo popolo alla chiesa romana, sotto
Innocenzo IV. Questo Papa avendo spe-
diti i francescani ai tartari per indurli ad
abbracciare il cristianesimo, in Vladimir
capitale di Daniele essi ebbero vari col-
loqui con questo principe, co* vescovi e
boiari dell' impero. Tutti si mostrarono
disposti a riconoscere il Papa come loro
signore e padre , e la s. Sede come loro
madree maestra. Laonde Daniele mandò
a Innocenzo IV ambasciatori con lette-
re, per trattar l'unione. Appena il Papa
fu informato di si lieta notizia, sì affrettò
di spedire il pio e dotto fr. Giovanni di
PlanoCarpino francescano a Vladimir,
colle necessarie facoltà. Consimile pienez-
za d'autorità ebbe Alberto arcivescovo
di Prussia, che andò quale pontificio le-
gato nella Russia meridionale, fornito di
varie lettere d'Innocenzo IV, di commen-
datizie ed esortatorie ai principi e vescovi
russi, spediti nel 1246 e 1247. Daniele e
suo fratello Wasili o Basilio, si unirono
alla chiesa cattolica; il t .° ottenne dal Pa-
pa il titolo di re d'Halitz, e fu coronato
cogli ornamenti reali dagli stessi legati in
DrugiUchin^Gon solenue pompa, alla pre-
19
ago Pt L^ S
senza di numerosa adunanza di vescoYi,
di preli,diboiariedi popolo. Rinaldi che
luUo narra all'anno i i^G, n° 28 e seg.,
diceche l'insegne reali l'impose il pontifì-
cio legalo Opizo abbate di Mezano. A ri-
chiesta del re Daniele, il Papa con sua let-
tera del 1^47 confermò ai vescovi russi
tutte le ceremonie e riti della lorochie-
sa,purchèDon ripugnassero a'dbinmi cat-
tolici. Innocenzo IV inoltre dispensò Wa-
sili di sposare Debrowna figlia del prin-
tipediSustaljSua parente in 3.°o^° gra-
do. Anche Jaroslaw II ardendo del desi-
derio di mettersi nella via della sulule, già
erastato riunito col suo popolo alla chie-
sa romana da fr. Giovanni, sebbene per
la morte del principe i suoi russi non ef-
fettuarono la promessa. Amorevolissima
lettera Innocenzo IV indirizzò pure al-
l'incomparabile Alessandro I, invitandolo
ad eseguire la paterna promessa nell' u-
nirsi alla chiesa cattolica, che si può leg-
gere nel p. Theiner a p. 63, veramente
apostolica : però sene ignora l'effetto. Ma
Daniele dopo pochi anni abbandonòl'u-
nione e ritornò allo scisma, con dolore di
Innocenzo IV, e di Alessandro IV che nel
I aSy ne scrisse gravi lamenti, come rife-
risce Rinaldi : questo Papa ammonì Da-
niele con sua lettera, dicendogli a vere or-
dinato ai vescovi di Olmiilz e di Wrati-
slavia, che se non avesse riprovalo il gran
tallo di sua apostasia, invocaSi:ero contro
di lui il braccio secolare de'cattolici. Lon-
gino, Hist. Polon. Iib.7, attribuì lacon-
\ersione di Daniele, all'ambizione di pi-
gliare il titolo di re, essendo possente e ric-
chissimo. Nondimeno si vuole che i di lui
figli Romano e Leone, e vari principi ru-
teni, si mantenessero fedeli alla chiesa ro-
mana. Alessandro I stabilì una lega di for-
ti lungo la riviera Schelonia , sconfisse i
tartari e liberò la Russia dal tribulo da
loro imposto, e morì nel 1 263 a Grodetz
poco lungi daNovgorod : la gratitudine e
l'ammii azione de'suoi compatriotti Io po-
se nel novero de'santi. Dipoi Pietro I fon-
dò nelle viciuauze di Pielrcyburgo un ma-
RUS
gnifico monastero, nel sito stesso in cui
Alessandro I avea riportato la piìi glo-
riosa delle sue vittorie, ed istituì l'omo-
nimo ordine cavalleresco.
Jaroslaw III figlio e successore d'Ales-
sandro I, fece la guerra ai livonii; ma nel
1266 il palatino di Cracovia ruppe com-
pletamente i russi, ed i tartari loro allea-
ti, per cui i russi restarono tanto abbat-
tuti, che per lungo tempo non più osa-
rono fare le loro scorrerie per la Polonia.
Questa vittoria si attribuì al divino aiu-
to, poiché i russi coi tartari erano 4 ^'ol-
te pili de* polacchi, come si ha da Rinaldi
a detto anno, n.° 4o> restando i russi an-
che afflitti per la morte del re Daniele. In-
di la Moscovia fu intieramente guasta. Nel
1270 diventò gran principe di Vladimiria
Basilico Wasili I, fratello di Jaroslaw III,
che fu espulso dai novgordini ; Basilio I
guerreggiò co'lituani.Sotlodi lui fiorì Pa-
pa Gregorio X, che in una bolla del 1 272
fa menzione del medesimo, del hatelloe
di altri principi russi probabilmente uniti
alla chiesa romana : pare che ancora lo
fossero i loro metropoliti, e solo separati
per la diversità del rito; anche la chiesa
greca era ritornata all'unità per le solle-
citudini di Gregorio X (F.). Certo è, che
d'ora in poi i vescovi e i preti, russi e la-
tini, vissero l'uno accanto all'altro, e col-
tivarono da buoni vicinila gran vigna del
Signore nella loro patria, l repubblicani
della potente Novgorod, sempre incostan-
ti, si sollevarono contro Basilio I, e porta-
rono al trono Dmilri o Demetrio 1 pri-
mogenito di Alessandro I che vivea nel ri-
tiro; ma per le minacce del fratello Basi-
lio I, forte dell'aiuto de'lartari, tornò alle
sue terre di Peieslavia; vi dimorò sino al-
la di lui morte, e nel 1277 montò sul lio-
no in Vladimir. I novgordini gli offriro-
no il granducato della loro città, ed egli
vi entrò trionfante. Insorse però il fratel-
lo Andrea II secondogenitoe duca di Go-
deretz;aspirò al potere,erecalosi alia cor-
te del gran kan de' tartari di Rnptak, ne
guadagnò il favore, eie nominò capo dei
RUS
princìpi russi suoi feudatari. Convenne a
Dinihi I fuoo;iie, tentò iniililmenle di ri-
cuperaie la corona, e fini con implorare
la prolezione dell'altro kande'lartari del-
l' Ucrania e paesi circostanti. Questi gli
accordò l'investitura delgranducato,ecoi
suoi aiuti cacciò A ndrea 11, che inutilmen-
te in vari tempi procurò di abbattere il
Tratelio, col quale poi si pacificò, e gii suc-
cesse nel 1294. Ben presto ebbe a dispu-
tare co' nipoti; vennero alle mani, e per
l'interposiiione de' vescovi e del kan dei
tartari si fece un accomodamento, e Da-
niele nel I 2g4 slesso fu duca di Mosca fi-
no al 1 3o3, e l'abbellì. Fino all'invasione
de'tarlari, quando moriva un granduca,
il più vecchio della famiglia regnante gli
succedevo, ed il ducato di Riovia era ad-
detto alla sovranità; gli altri principi a-
veano degli appannaggi. Avendo i tartari
dislrutta Riovia, ed i lituani essendosi im-
padroniti della città, i granduchi ferma-
rono la loro dimora in Mosca. Quando
uno di essi moriva, i principi subilo reca-
vansi dal gran kan, e quello che supera-
va gli altri in bassezze e presenti era ri-
Gonosciulo : però i'azione de'tartari ven-
ne meno a poco a poco. Morto nel i3o4
Andrea II,avendolurieIIl riunito il prin-
cipato di Novgorod a! granducato di Vla-
dimir, formò capitale dell' impero Mosca
nel i32o, cessando quest'onore a Vladi-
mir. In altra parie di Russia dal i3o5 al
1 327 regnò Michele II. lurielll cacciògli
svedesi dalla Cardia, ma perde il grandu-
cato di Riovia , che con varie altre città
del sud cadde in potere del gran principe
di Lituania. Altro gran principe di Vladi-
mir fu Alessandro II, clie regnò dal 1 327
al 1339, e perì d'ordine del gran kan Uz-
bek. Prima di questo tempo, gli ardili e
valorosi genovesi penelraronoco'loro ba-
stimenti ne'lidi russi, dal mar Nero e di
Azof, fino all'imboccatura del Don. Nel-
la Tarla ria o Crimea la repubblica di Gè-
nova (F.) piantò varie colonie commer-
ciali, le quali acquistarono importanza,
massime Coffa. I genovesi da per lutto e-
RUS 291
rano seguili da ferventi e pii missionari,
i quali propagarono la luce del vangelo a
que'popoli, o pagani o scismatici greci : es-
si trovarono in Russia cortese accoglien-
za; ì granduchi, iboiari, il clero, il popo-
lo assai gli amarono, e si può dire che di-
pendessero dalle loro labbra. II numero
de'caltolici crebbe tanto, che Papa Gio^
vanni XXII con bolla d'Avignone de*20
febbraio! 322 eresse in sede vescovile la-
tina Calfa sulle porte di Russia, con am«
pia giurisdizione, che dalla Bulgaria sie-
slendeva fino al Volga, al mar Nero e al
paese de'russi. Caffa divenne una 2.* Co-
stantinopoli pel floridissimo suo commer-
cio. Intanto il paese primitivo dell'impe-
ro russo, cominciando da Novgorod sino
a Riovia, cadde sotto il dominio dell'in-
trepido eroe Gedimino gran principe di
Lituania. Sebbene pagano, permise a'cri-
stiani di qualunque rito il libero eserci-
zio del loro culto. 1 francescani erano sem-
pre con lui, e indefessi esercitavano l'a-
postolico ministero co'russi da loro con-
verlili,senz'inconlrare opposizioni dal cle-
ro russo. Gedimino scrisse ossequiosamen-
te a Giovanni XXII, di farsi cristiano e
bramare siu)i legati : il Papa gli spedì nel
i324 l'arcivescovo di Riga, e altri muniti
d'ampie facoltà; ma vedendosi combattu-
to dai cavalieri teutonici di Prussia, per-
severò nel paganesimo. Tullavolta restò
inclinalo alla s. Sede, e fece battezzare i
figli Olgherdo e Liubarto. Dopo la tras-
lazione fatta dal metropolita Pietro, del-
la sede di Riovia a Mosca dopo il 1 3 1 8, cui
successe Teognoslu, quantunque scisma-
tici, conservarono buona armonia con Ro-
ma, e riuscì tale passaggio di forte aiuto
alla dilatazione della chiesa latina, e alla
riunione ad essa della russa: i metropoli-
tani che sì succedettero, più o meno fu-
rono uniti alias. Sede; ed Alessio succes-
sore di Teognosto è venerato per santo
dalle due chiese. Ivan 1 Basilowitch inco-
mincia la serie de'grao principi di Mosca;
essendosi guadagnata la grazia del gran
kanUzbek, dopo la morie del fratello lu-
292 R u s
rie III avvenuta nel 1 328,pervenne a con-
solidare la sua autorità nell'interno, ed a
ristabilire in gran parte l'unità della mo-
narchia russa, ch'era stata distrutta dal
sistema delle divisioni introdotte da Vla-
dimiro!. Riunì dunquei principati diVIa*
dimir, di Mosca, diNovgorod ; il principa-
to di Tver toccò a Costantino, perchè era
nell'interesse de'tartarì che la Russia fosse
ripartita. Ivan 1 continuò a risiedere in
Mosca , r ingrandì e circondò di nuove
mura. Sentendosi avvicinare il suo fine,
entrò nello stato sacerdotale, secondo il co-
stume d' allora : fu detto Kalita, per la
borsa che portava alla cintura per far li-
mosina,senza che la divozione cancellas-
se in lui ì vizi del suo secolo. Mori nel
1 340 e gli successe il figlio Simeone, che
continuò l'opera del padre nel consolida*
mento del regno. Neh 353 il figlio Ivan
II gli succede per sua morte, ed i tartari
lo riconobbero sovrano di Mosca; indicol-
le loro contese e raggiri s' indebolirono
negli statiche domina vano,preparando la
grandezza del principal sovrano di Rus-
sia. Dopo ricevuta la tonsura monacale,
mori Ivan II nel 1 359, avendo dato sag-
gio di quella fermezza, che contro i tar-
tari invasori dovea distinguere i succes-
sori. Vi fu un anno d'interregno, indi sa-
\\ ai trono Dmitri lì, che nel 1 362 depo-
sto (morìnel i384)dalkan Murad, que-
sti sostituì Dmilri III, il quale tentando
scuotere il giogo de'tartari, riportata vit-
toria sul Don, fu forzato poi alla sogge-
zione dal kan Toklamuch, che entralo
in Russia con innuraerabile esercito, de-
vastò il paese, presee arse Mosca. Ne! pon-
tificato d'Urbano V Filoteo di Costanti-
nopoli ealtri patriarchi orientali, coll'im-
peratore Giovanni I Paleologo, abiurato
Io scisma e i loro errori, furono ricevuti
nel grembo della chiesa romana, mandan-
do la professione di fede al Papa che l'ap-
provò con lettera de'6 novembre 1 367 ;
per cui i russi e Dmitri HI riconobbero
la cattolica s. Sede. A questo principe nel
1389 successe Basilio II suo primogeni-
RUS
to, cui impose la corona ducale 1' am-*
basciatore del kan. Disponendosi il kan
Toktamisch a guerreggiare Tamerlano,
si amicò Basilio II con cedergli due prin-
cipati già appannaggi, cioè Novgorod ^ji-
ni, e Sustal. Avendo Tamerlano vinto il
kan, per vendicare gli aiuti che gli avea-
no dati i russi marciò su Mosca, quando
poi inaspettatamente cambiò pensiero ,
con indicibile piacere de' principi russi
eh' erano in preda al terrore. Questo si
rinnovò nella terribile invasione di Edi-
geo luogotenente del conquistatore, e con
pena Mosca si salvò col denaro e il valo-
re di Vladimiro. Con l'aiuto del suocero
Viloldo granduca di Lituania, nel i^iS
aBasiliolI successe Basilio III il Ciecosuo
figlio; durante il suo regno la Russia fu
il teatro di guerre disastrose intestine e
forastiere,ecadde in grande avvilimento;
la peste, i terremoti e la carestia vi fece-
ro stragi, fii forse l'epoca più funesta del-
l'impero. Basilio III ebbe a fiero compe-
titore lo zioYouri, e si tenne amici i tarta-
ri con pagar loro il tributo. A Riovia nar-
rai come il metropolita Pimen turbò la
concordia con Roma, e che i semi del suo
scisma ripullularono grandemente sotto il
turbolentissimo Fozio, che in un concilio
di Riovia del 1 4 1 4 ^" deposto, ma venne
protetto dal patriarca di Costantinopoli.
D'allora in poi la sede metropolitana di
Russia fu divisa, in quella di Riovia e di
Mosca; lai. "governò gli esarcati o vesco-
vati del mezzogiorno, la 1.' quelli del set-
tentrione. Ciò preparò l'unione, nonché
i metropoliti di Riovia, i quali furono
protetti dai principi di Lituania e dai re
di Polonia; quelli di Mosca vennero spal-
leggiati dai granduchi. Divenuto 75iWoro
(F.) metropolilanodi Russia nel 1437, la
sede di Mosca fu unita a quella di Rio-
via, e agevolò l'unione della chiesa russa
alla romana. Isidoro si recò a Mosca e
d'accordo col patriarca di Costantinopoli,
v'indusse Basilio III, il quale però mal
volentieri lasciò che partisse pel concilio
di Firenze {r.) , in cui Eugenio IV so-
uus
Jennemcnle riunì la chiesa greca alla la-
tina, creò cardinale Isidoro e lo dichiarò
legato a lalere in Russia, Lituania e Li*
vonia. Tornato in Russia ben accolto, Ba-
silio Ili non volle approvare l'unione,
Io fece iniprigionare,e poi riuscì a Isido-
ro di fuggire, tutto avendo detto a Kio-
via; come pure, che Basilio III non voi*
le riconoscere il successore consagrato da
Eugenio IV, e fece nominare altro, di-
videndosi nuovamente Mosca da Kiovia,
la quale restò unita alla chiesa romana.
Basilio III mandò poi in Costantinopo-
li a protestare di quanto V imperatore e
il patriarca aveano fatto nel concilio di
Firenze, ma l'inviato non potè eseguire la
sua missione, perchè i turchi s'impadro-
nirono della città e dierono termine al-
l'impero greco. Papa Calisto 111 avendo
deciso di frenare la formidabile potenza
ottomana con poderosa guerra, inviò pre-
dicatori per tutta Europa, ed in Russia
per sollecitare i principi a prendere le ar-
mi contro il comune nemico; inoltre man-
dò missionari ai russi, per richiamare al
cattolicismoi dissenzienti. I tartari di Ka-
san avendo fatta un'invasione in Russia,
fecero prigione Basilio I II, e per le loro di-
scordie poi lo rilasciarono. Giunto in Rus-
sia trovò che i figli di Youri aveano sor-
preso Mosca, e presolo gli cavarono gli oc-
chi. 1 moscoviti concitati da tanta atro-
cità, costrinsero alla fuga gl'iniqui cugini
del loro signore, e questo ri posero sul tro-
no, a cui associossi il primogenito Ivan
III il Superbo e morì nel 1462. Ivan HI
fu uno de'più grandi sovrani che regnò
in Russia, ed il suo regno segnalò un'e-
poca memorabile. Da due secoli essa ge-
meva sottoil giogo de'tartari,e la discor-
dia tenendo divisi taliconquistatori,aveali
resi deboli; quindi occorreva un principe
che sapesse profittarne, e far conoscere
la forza de'russi, ciò che eseguì Ivan III.
Marciò su Rasan e fece tributario il kan
Ibraim. Fluttuando Novgorod tra lui e il
redi Polonia, l'assediò airimprovviso,ma
dovette combattere 7 anni prima di sog-
R U S 293
giogare sì possente e antichissima città,
che sempre era stata d'imbarazzo ai pre-
decessori. Dalle sue ricchezze ricavò 3oo
carri d'argento, oro e vermiglio, che man-
dò a Mosca; ne ingrandì il Kremlino o
cittadella, e fece venir d'Italia il celebre
architetto Aristotele Fioravanti bologne-
se, per rifare il muro di cinta sormontato
di merli che sussiste. Poco dopo avendo
Akmetkan mandato al van IH inviati per
chiedergli il tributo e romaggio,egli tran-
ne uno li fece scannare, ordinando al su-
perstite che tornasse dal suo signoreegli
dicesse come ubbidiva ai di lui ordini.
Il kan adunate immense forze corse alla
vendetta, ma il terrore come la discordia
essendo passata dai russi ni tartari, restò
disfatto in diversi combattimenti. Ivan HI
allora concepì più vasti disegni; si unì in
seconde nozze con Sofia nipote di Tom-
maso Paleologo fratello dell'ultimo impe-
ratore greco, peracqiiistar diritti sul crol-
lato impero d'oriente, e consideratosene
erede, adottò per arnie di Russia l'Aqui-
la nera da due teste. Siccome Tommaso
avea donato al Papa Pio II la testa di s.
Andrea apostolo, e riceveva in Roma col-
la famiglia magnifico ospizio,ivi Ivan HI
spedì splendida ambasceria di boiariedi
principi, per impetrar da Papa Sisto IVil
permesso di poter sposare Sofia.Qli amba-
sciatori in nome del loro sovrano deposero
a'piedi del Papa isoliti omaggi,gliene ma-
gnificarono molto la propensione all' u-
nione e la volontà di efficacemente pro-
muoverla ue'suoi stati. Sisto IV acconsen-
tì agli sponsali, e le ceremonie si celebra-
rono nella basilica Vaticana, in presenza
degli ambasciatori de'potentati stranieri
ili.° giugno 1472. Il Papa fece ricchi pre-
senti agli sposi. A' 12 giugno gli amba-
sciatori furono ammessi in concistoro,ove
rinnovarono le proteste del granduca per
l'unione, Sisto IV fece loro splendidi re-
gali, e li fece accompagnare dal vescovo
latino Antoliio suo legato, il quale ebbe
l'incarico di presentare a Ivan IH le pon-
tificie congratulazioni, e di promuovere
294
RUS
l'unione delle due chiese. Gìunlo a Mo-
sca il nunzio, coli' assenso del sovrano e
de'boiari, vidovea fai e il suo ingresso col-
le insegne vescovili latine, preceduto dal-
la croce inalberala. Ciò però assai dispiac-
que al superbo metropolita di Mosca, che
quando Ivan III gliene domandò il per-
messo, arditamente disse: Che differendo
In chiesa russa ne'dommi dalla romana,
non potevansì permettere siffatti onori.
Che se il nunzio in tal guisa fosse entrai
te in Mosca, egli paslor supremo di Rus-
sia sarebbe uscito per altra porta. Per cui
Antonio vi entròcorae privato, fra il ma-
gnifico corteggio di Sofia; e malsicuro di
sua vita, tosto abbandonò la città. Inve-
ce riportai a Riovia, come quel metro-
polita cattolico si recò da Sisto IV a far-
gli omaggio di fedeltà, e tornato in Rus^
sia potè promulgarvi il giubileo del cele-
hvato anno santoli'/ 5. Ivan III nutrì ma-
nifesta inclinazione pei cattolici Ialini, e
fece venire da Italia diversi artefici per
dipingere e abbelli r le chiese; e dal suddet-
to Fioravanti fece erigere la magnifica
chiesa dell' Assunzione nel Kremlino di
Mosca, capolavorod'archileltura, ed uno
de'più grandiosi ornamenti di Russia. Ivi
tuttora si conserva il palladio dell'impe-
rOj cioè la famosa madonna di Wladi-
miria,chedicesì dipinta da s. Luca, detta
perciò l'Efesina. Già venerata in Costan-
tinopoli, fu donala dall'imperatore Ema-
nuele Comnenoedal patriarca Luca Cri-
sobergo, alla pia granduchessa Eufrosi-
na che la recò a Wladimiria,donde nel
1 3g5 fu trasportala solennemetite a Mo-
sca. Sempre intraprendente fortunato, I-
canili battè i lituani, congiunse ai suoi
dominii il principato di Tver e il duca-
to di Severia. 1 cavalieri di Prussia e Li-
■vonia, aSmolensko gli opposero le arti-
glierie, e quella cavalleria tedesca che i
russi chiamavano uoniiaidi ferro. Giun-
to colle sue vittorie al più allo grado di
gloria edi potenza, cintodi splendida cor-
te, riverito dalle ambascerie dc'principi,
nel i486 assunse il titolo di sovrano di
RUS
tutte le Russie: con fermezza abbassò l'or-
goglio de' boiardi, organizzò 1' ammini-
strazione della giustizia, con intrepidez-
za e pazienza pel i .° disciplinò i russi, e ne
fece de'soldati; morì nel i5o5. Sua figlia
Elena avea sposato Alessandro I re di Po-
lonia, il quale ebbe la dispensa dalla s. Se-
de, sotto la giurata promessa di far tulio
il possibile per indurre la moglie ad ab-
bracciare la religione cattolica; avendo-
ne poi perduta la speranza, chiese ed ot-
tenne da Giulio II l'assoluzione dal giu-
ramento, con ingiunzione di cogliere o-
gni occasione per ricondurre Elena nel
grembo della vera chiesa, fuori della qua-
le non vi è la salute eterna; e per buona
ventura il matrimonio fu sterile. Impe-
rocché la regina dedita di tutto cuore al-
la chiesa russa, procurò di procacciarle
sudditi in ogni luogo della sua nuova pa-
tria; protesse assai gii scismatici, e loro ot-
tenne di fabbricare chiese e monasteri in
pietra. Perici gli scismatici ebbero il pre-
dominio nella Lituania, echi vollerestar
fedele alla chiesa cattolica, fu obbligalo
passare al rito latino, ed il ninnerò fu no-
tabilissimo; onde Alessandro VI avea do-
vuto compartire le relative facoltà al ve-
scovo di Vilna,a*domeiiicani e francescani.
Gli ostacoli che Alessandro I frapponeva
al libero esercizio degli scismatici, furono
vinti dalle armi provocate daEleua, sia
del padre che de'tartari. Sotto questi in-
fausti auspicii nel ( Sogsi celebrò il cenici-
lio di Vilna, ove gli scismatici incoraggia-
ti dalla presenza della regina, promosse-
ro e difesero gl'interessi dello stato e del-
la chiesa russa. Poco dopo morì Giusep-
pe metropolita cattolico di Riovia, e que-
sta metropolitana meridionale della Rus-
sia ne'successori tornò allo scisma.
Basilio IVil C/7/(7e/e successe al padre,
avendo colla madre Sofia tenuto lontano
dal trono Dmitri nato dal primogenito
d'Ivan IH stesso, con farlo porre in pri-
gione ove morì. Morto il cognato Ales-
sandro J, aspirò al regno di Polonia e al
granducato di Lituania, e siccome la so-
RUS
Itila Elena gli fece sapere che il succes-
sore esiste va inSigismoiidol, a questi riip*
pegnenaeneli5i4s*irapadioni di Sino-
leMi.ko.1 polacchi si vendicarono nelle pia-
li ure d'Orscha,con i m mensa strage di rus-
si e di boiari. Manomise la repubblica di
Pleskow, in cui fiorivano le lettere e le
arti, abolendone i privilegi, e sostituen-
dovi il suo potere assoluto. Narra Rinal-
di,che Papa Leone X mandò Pisonenun-
cio apostolico a Sigismondo I per paci-
ficarlo coi russi, e gli die incarico di pas-
sare in Russia ad invitare Basilio IV a ri-
tornare coi sudditi alla Chiesa, e ad ab-
bandonare gli errori de'Ioro riti. Il nunzio
mandò un messoaBasilio 1 V pel salvacon-
dotto, onde recarsi da lui, ma il messo fu
barbaramente annegato nel fiume, onde
Pisone atterrito restò in Polonia. Piaccon-
la Gley,che Leone X fece rappresentare a
Basilio IV, ch'essendo figlio d'una princi-
pessa imperiale greca, Costantinopoli era
suo retaggio legittimo; che le leggi di sana
politica gl'imponevano di far la pace coi
principi cristiani, e che unendosi con que-
sti contro i turchi, avrebbe potuto innal-
zar la Russia al più alto grado di poten-
za; che per la presa di Costantinopoli, la
chiesa greca trovandosi senza capo, il me-
tropolitano russo avrebbe potuto, qualo-
ra si unisse alla chiesa romana, essere in-
signito della dignità di patriarca. Basilio
IV, essendo in amichevoli relazioni colla
Porla ottomana, die risposte evasive, sen-
za alcun risultato. Nel BiilLcieprop.fi-
de, A ppendix 1. 1 , p. 1 6, leggo una lettera
di Leone X, de* 1 6 settembre 1 5 1 9 : No-
bili viro Basilio duci Moscoviae^elRus-
siae prìncipi , gratiam in praesenlì per
quam verità te agilità gloria m oblineas in
futurum. Con questo diploma il Papa de-
putò per suo nunzio Zaccaria vescovo di
Guardia, per trattar con Basilio IV la con-
versione de'russial cattolicismo. I tarta-
ri della Tauride e di Razao neh 52 1 fe-
cero una terribile scorreria sino a Mosca,
e costrinsero Basilio IV ad umiliante trat-
talo. Spogliò i principi degli appannaggi
RUS 791;
di RezaneSeweski, gè ne impadronì nel
i523 e li fece morire. Più tardi ricevè
un legato di Clemente VII in Mosca, con
proporgli la guerra de' turchi, e la riu-
nione delle due chiese. Basilio IV, senza
spiegarsi,lorimandòinRomaconDmitri
Gerasim celebre diplomatico, che vi fu
ricevuto colla maggior distinzione.Novaes
pretende che Basilio I V abbia fatto istanze
a Clemente VII per a vere il titolo di re, ed
aggiunge che le ricevè palernamenle,ma
poco dopo morirono Papa e principe. Pa-
re che a mediazione di Clemente VII e
di Carlo V imperatore, Basilio I V facesse
tregua con Sigismondo I. Leggo inoltre
nella Vita di s. Pio r,di Catena,che Cle-
mente VII mandò a Basilio IV, Deme-
trio Erasmio con Paolo Centurione ge-
novese (il quale anche con commenda-
tizia di Leone X, inutilmente gli propose
l'apertura d'una comunicazione commer-
ciale con rindostan, pel Volga, pel mar
Caspio e per l' Indo), per esortarlo a ri-
conoscere la chiesa romana, tacitamente
promettendogli di concedergli tulle le in-
segne reali e di farlo coronare re. Che
questo era il desiderio di Basilio IV per-
chè il Papa coronava l' imperatore, per
antica consuetudine. Morì Basilio IV nel
i533 colla taccia di avarissimo e crude-
le; gli successe il figlio Ivan IV il Terri-
bile, il Tiranno, ili." che assunse i titoli
di Czar e di Autocrate^ allorché si fece
coronare dal metropolilanodi Mosca, eoa
grande solennità. Tutto il suo regno por-
tò l'impronta della ferocia, e l'occuparo-
no 3 grandi oggetti: l'intera distruzione
della potenza tartara, per cui sottomi-
se i kan di Kazan, d' Astrakan e di Ne-
gai; l'umiliazione della Svezia e della Po-
Ionia; la riduzione a civiltà de' suoi sta-
ti, col movente del terrore. Nel i55i
r imperatore Carlo V scrisse una lette-
ra a Giulio III, affinchè facesse ogni suo
sforzo per unir le chiese greca e latina.
Al dire di Catena, il sovrano de* russi
mandò ambasciatori a Paolo III e Giu-
lio HI, mostrandosi di voto della s. Sede, e
!ì96 RUS
cbiedendo la corona reale, e che sì man*
classerò in Russia sacerdoti e artisti, fa-
cendo diverse offerte. Inoltre Catena di-
ce che s. Pio V commise a mg.r Portico
nunzio di Polonia istruzioni per trasfe-
rirsi in Moscovia, per indurre lo czar al-
la guerra contro il turco, entrando nella
lega che stava* trattando, e di fargli co-
noscere, che dovendo egli render conto
a Dio di tutte le anime commesse al go-
verno di s. Pietro, voleva sapere se nu-
triva que'sentimenti esternati ai prede-
cessori, che avrebbe mandato predicato-
ri e vescovi, per insegnare la sincerità del-
la fede che la chiesa romana avea sino
da s. Pietro creduta e propagata, essendo-
le slato concesso da Gesù Cristo di non
poter mai errare. Inoltre gì' ingiunse di
rischiarare i dubbi, se glieli avesse fatti,
sul primato, sul purgatorio, sulla proces-
sicene dello Spirito santo, e su altri errori
de'greci. Il prelato Portico carleggiò cogli
ambasciatori dello czar, essendo loro vie-
tato l'abboccarsi, e ch'erano distanti da
lui, che risiedeva in Varsavia, circa due
miglia. Ma fatta relazione a s. Pio V del-
la fierezza de'russi, il Papa non volle sa-
perne altro. Frattanto nel i SyS, montato
sul trono di Polonia il valoroso re Stefa-
no, collegatosi colla Svezia, cacciò i russi
dulia Livonia, ed occupò parte della Rus-
sia. Oltrea ciò apprendo dal p. Theiner, e
dalNovaes nella Storia di Gregorio XIII,
che re Stefano non solo preparò la riunio-
ne di Kiovia all'unità cattolica, ma ab-
battè la possanza dello czar, e scaltramen-
te assicurato da lui di riunirsi col suopo-
polo alla 8. Sede, concluse la pace e rinun -
'/io al conquisto della Russia. 11 celebre e
dotto P. Antonio Possevino gesuita, ri-
tornato in Roma dalla legazione di Sve-
zia (y.)i fu perciò da Gregorio XIII spe-
dito in Russia e Polonia nunzio apostoli-
co.Dappoichè Ivan IV, temendo i progres-
si delle armi di re Stefano, nel 1 58 1 era-
si rivolto al Papa, affinchè colla sua auto*
lilà s' interponesse per la pace che il re
rinulava,a tale effetto supplicandolo man-
RUS
dargli un nunzio. Gregorio XIII si avvi-
de che le miredello czar erano fondate so-
pra umani interessi; nondimeno credendo
debito di sua pastoral cura il cercare le
pecorelle smarrite, vi spedì il p. Possevi-
no per tentare in Russia la riduzione di
principe e popoli alla vera religione, for-
nendolo del necessario viatico, con facol-
tà spirituali, e brevi apostolici per lo czar
e per la moglie czarina Anastasi,i con ric-
chi doni, ed un trasunto fedele del con-
cilio generale di Firenze, ove si uaì la
chiesa greca alla latina. 11 p. Possevino
giunto in Polonia e in Mosca , fu accolto
con distinzione; concluse la bramata con-
cordia , persuadendo re Stefano ad eva-
cuar le piazze che avea occupato in Rus-
sia, e lo czar a restituire alla Polonia quan-
to possedeva in Lituania, ove fu ristabili-
ta la fede cattolica e i vescovi. Il p. Pos-
sevino si trattenne due anni alla corte di
Mosca, ov'ebbe con Ivan IV molte impor-
tanti conferenze , le quali dimostrarono
non meno la saviezza del nunzio, che la
purità del procederee delle intenzioni del-
la s. Sede in questa negoziazione. Nelle
conferenze collo czar, ed a sua domanda,
egregiamente gli spiegò il p. Possevino,
perchè il Papa si fa portare in Sedia ge-
statoria (/^.), perchè porta la croce sulle
Scarpe (^.)esi fa Baciare il piede (^.),
e sopra altri punti che gli mosse questio-
ne. Quantunque gli uffìzi e le sollecitudi-
ni del nunzio,non avessero l'esito sperato
per rapporto all'unione, tuttavolta giova-
ronodi molto la religione cattolica. Ivan
IV concesse il libero esercizio del culto a
tutti i forestieri cattolici, che volessero di-
morare o domiciliarsi in Russia, a cagio-
ne di commercio o di altri affari, siccome
pure ai sacerdoti che li accompagnasse-
ro. Il Papa ne rese le grazie allo czar, con
lettera del i.° ottobre i582. Il p. Posse -
vino, dell'esito di questi affari, e de'costu-
mi e riti della nazione moscovita, scrisse
un commentario intitolato: Moscovia.Sì
stampò nel 1 586 in Vilna, nel 1 587 in An-
versa e in Colonia, nel 1596 iu Mantova,
RUS
e altrove. Il p. Possevino, co* mezzi che
gli somministrò Gregorio XI II [F.)^ fon-
dò vari celebri collegi nella Lituania e nei
confini della Russia, che divennero fecon*
di seminari di virtù e di dottrina, pe'ru-
teni e moscoviti. Quest'ancora fu un mez-
zo che agevolò alla Russia polacca il ri-
torno al cattolicismo, che si effettuò col-
la sola convinzione della verità, senza al-
cuna violenza de' re e vescovi polacchi.
Gregorio XIII ebbe inoltre la gloria di
riformare il Calendario (di che trattai pu-
re ad Anno, a Ciclo e ne'di versi altri a-
naloghi articoli), che fu abbracciato da
tutte le nazioni, tranne i russi. A Era di
Costantinopoli notai, che la seguirono i
russi sino a Pietro I, il quale sostituì VE-
va crisliana ^coWa differenza che rimarcai
a Calendario, poiché seguono il calenda-
rio Giuliano. Imperocché, pubblicata ap-
pena daGregorioXlIIneli 582 la riforma
dell'anno Giuliano, ossia correzione della
riforma fatta da Giulio Cesare al Calen-
dario, che il mondo dotto avea tanto de-
siderata, non fu ammessa né accettata dai
protestanti di Germania, dagli svedesi,
dagl* inglesi e dai russi.Nondimeno i pro-
testcmti l'accettarono poi nel 1 700, la Sve-
zia nel 17 12, l'Inghilterra nel 1752. La
Russia perseverò e continua tuttora nel-
l'antica costumanza, proseguendo a fare
uso dell'intercalazione Giuliana, per cui
contano 1 2 giorni di meno in paragonedei
cattolici; giacché all' errore di io giorni
corretto da Gregorio XIII, siaggiunse poi
l'altro errore di due altri giorni, per es-
sersi da essi fatti Bisestili gliannii70o e
1800, che da noi si fecero comuni. Di qui
derivò l'uso che hanno i russi di segnare i
giorni col vecchio e col nuovo stile quando
scrivonoagli stranieri, per esempio: 1 7/29
ottobre, il 17 relativo al vecchio stile, il
29 al nuovo ossia alla correzione Grego-
riana. L'ostinazione de'soli russi all'anti-
co sistema, deriva dalla contrarietà della
loro chiesa e clero verso l'autoredel nuo-
"Vo, chefu un Pontefice romano supremo
capo della chiesa caltohca. Quanto ai la-
RUS 297
tini e ruteni cattolici, egualmente tra lo-
ro é inusofindaIi78i il calendario Giu-
liano, per connivenza pontificia. Sotto il
regno d'Ivan IV si aprirono le prime re-
lazioni di commercio con l'Inghilterra e
le Provincie interne della Russia, perchè
l'astuta reginaElisabetta accarezzò lo czar
col titolo d'imperatorey cui tutte le altre
))otenze d'Europa contesero anche ne'suc-
cessori e inclusivamenle a Pietro 1. Inau-
dite sono l'atrocità commesse da Ivan IV,
( d in un eccesso di collera giunse ad uc-
cidere di propria mano il primogenito
che teneramente amava. Mentre era ab-
battuto dal dolore, Jermak alla testa d'un
pugno di cosacchi scopri la Siberia e ne
incominciò il conquisto.Introdusse lo czar
la stampa ne'suoi stati, aprì nuove stra-
de e mercati agli stranieri, fece aprire un
tempio luterano a Mosca, fu quasi sul pun-
to di abbracciar la Confessione d' A ugU'
sta (F-), morendo nel 1 584- Il figlio Fé-
doro Teodoro I gli successe,e presa in mo-
glie Irene sorella di Boris Godunow, que-
sti s' impadronì del potere e regnò sotto
il suo nome, governando con crudeltà
chiesa e reame. A Kiovia toccai, come nel
1089 il patriarca di Costantinopoli Ge-
remia essendosi portato a Mosca, fu dallo
czar pregalo a restare ne'suoi stati, ma ri-
cusò; egli era successore agli scismatici
e indegni suoi predecessori, divenuti pa-
triarchi per turpitudini e per l'oro che
profondevano alle sultanine del serraglio,
quindi baciavano la mano al gran sulta-
no de'turchi, e nel chiedergli la conferma
della dignità , gli presentavano un rag-
guardevole tributo d'oro. Così la sede pa-
triarcale di Costantinopoli fu disonorata
da'suoi patriarchi, ed avvilita dal cumu-
lo delle loro iniquità, onde divenne og-
getto di obbrobrio, di disprezzo, di scan-
dalo ai fedeli, come riporta la storia ed
accenna il p. Theiner. 11 patriarca Gere-
mia essendo in Mosca, ad onta della ri-
pugnanza de'suoi compagni il metropoli-
ta di Monembasia e il vescovo d'Eiisson,
si lasciò accalappiare dagli astuti maneggi
2-93 R U S
di Boris, quindi conferì in un'assemblea
di vescovi della regione la dignità patriar-
cale <li tutta la Russia al nuovo metropo-
lita Giobbe già arci rescovodi Piostow, in-
tieramente ligio al prepotente arbitro del
regno. Che questi o lo czar piuttosto che
Geremia ebbero la parte principale in
quest'azione, lo dimostra quanto fece Fe-
dor o Teodoro I nella melropoliiana dei
Kremlino di Mosca, ove dopo la consa-
grazionefaliada Geremia di Giobbe, tra
la messa solenne impose al 2.° l'abito, le
insegne di sua nuova dignità, il pastora-
le e la mitra, dicendo; Santissimo padre,
degnissimo patriarca, padre di tutti i pa-
dri, i ." vescovoe patriarca di tutta la Rus-
sia, diWladimiria,di Mosca, ce. vi coman-
do e nolifìcoche voi dobbiateaver la pre-
minenza su tutti i vescovi e portare in av-
venire l'abito di patriarca, il berretto di
vescovo e la grand'infula ( Klabuck ), ed
essere onorato in tutto il mio regno come
patriarca e fratello degli altri patriarchi.
Lo czar e Boris dierono gran somme a Ge-
remìa, per aver comunicato alla Russia
sì grande onore e privilegio, che solo sot-
toscrissero i vescovi vili cortigiani diGere-
mia compri coi doni. Tornato a Costan-
tinopoli per insistenza di Boris, in un si-
nodo dell 593 Geremia confermò l'ere-
zione del nuovo patriarcato della chiesa
russa, ad onta della forte resistenza che
trovò in altri vescovi, che vedevano il dan-
no che proveniva da tale indipendenza al-
ia sedeCostantinopolitana. Ad eccezione
de'monaci e del clero inferiore, nel sino»
do comparve il soloambiziosoMelezio pa-
triarca d'Antiochia, cli'era pur vicario dei
patriarcati d'Alessandria e Gerusalemme,
oltre Gregorio ambasciatore russo, e in-
fluentissirao al sultano. Anche in Russia
si diede poca validità al novello patriar-
cato, poiché nel 1 6 1 9 si riputò necessario,
mediante l'oro, di farlo confermare da
Teofìlo di Gerusalemme venuto a Mosca,
Nel concentrarsi la poteslkecclesiasticadi
Russia nelle mani d' un solo che dipen-
deva dal capriccio dei regnante, maDdò
RUS
in rovina l'indipendenza e l'autorità del-
l'episcopato russo, il quale in diverse e-
poche avea difeso eziandio col sagrifizio
della vita, gl'interessi dell'infelice e tiran-
neggiato popolo, contro la crudeltà dei
suoi sovrani, riproducendone le tante de-
plorabili prove il p.Theiner. Inoltre aRio-
vumeglio narrai, che in quel tempo n'e-
ra metropolita Michele Rahosa,che non
volendo ubbidire a'patriarchi di Russia e
di Grecia, Giobbe e Geremia, ne soffrire
di più le loro vessazioni orgogliose e ti-
ranniche, co' vesce vi di sua metropoli for-
malmente si sottoposero all' ubl3Ìdienza
delia s. Sede nel 1593, e Clemente Vil(
ebbe la consolazione di riunire alia chie-
sa cattolica la greca rutena, sotto le me-
desime condizioni dello stabilito nel con-
cilio di Firenze ; lasciando loro il Papa
lutti i riti e ceremonie non opposti ai
dommi cattolici, e confermò tutti i privi-
legi de' medesimi ruteni. Sono commo-
venti ed edificanti tutti gli atti che ripro-
dusse il p. Theiner, tratti da quelli com-
pilati dai cardinal Baronio d' ordine di
Clemente ViII,^e Rulhenis etc, pubbli-
cati in Roma nel 1597. Clemente Vili e-
ternò questo felice avvenimento colla boi-
la Magnus Dominus et laudabili s, presso
il Bull. Rom. t. 5, par. 2, p. 87, clie ral-
legrò la Chiesa universale. Quindi scop-
piarono le più crudeli persecuzioni dei
clero russo contro il ruteno greco-unito.
Fedor I fu l'ultimo della dinastia di Ru-
rik, e non senza sospetto di veleno mo-
rì nel 1598.
Boris Godunow che avea regnalo sot-
to il debole cognato, erasi procurato lut-
ti i mezzi per salire dopo di lui sul tro-
no, liberandosi de' boiardi che gli da-
vano ombra, tolto di mezzo Dmitri, fra-
tello di Fedor I, e avvelenato questo an-
cora, si fece pregare per accettare la co-
rona. RalTermato nei potere l'usurpatore,
non regnò senza energia ne senza saviez-
za; ma vide i suoi stati percossi dalla pe-
ste e dalla fame, e per colmo di sventura
certo Gregorio OlrepielF di Gaiitch già
RUS
monacOjprofìttanclo della somiglianza che
avea con l'ucciso Dniitri, volle salire al
trono sostenuto dal voivoda di Sandoinir.
Boris marciò contro di lui, ma passatele
sue truppe nel campodel supposto Dmi-
tri,neli6o5 si avvelenò. Il lìglio di que-
sti Fedor II Godunow lottò poco tempo
coU'imposlore, in favore del quale il po-
polo erasi altamente dichiarato. Fiero il
sedicente Dmitri de' lieti successi, entrò
trionfante in Mosca, e fu acclamalo czar
di Russia. Si fece dar nelle mani Fedor II,
e l'immolò tosto alla sua ambizione. La
vedova d'Ivan IV pure restò ingannala,
e lo riconobbe per figlio. Comunque sia
di lui, se avessegovemato con prudenza,
avrebbe conservato lo scettro, e forse l'a-
vrebbe tramandato a* suoi discendenti;
ma essendo più inclinato agli uside'suoi
polacchijChe a quelli de'russi, mostrò poco
rispetto pel rito grecoe pel patriarca: que-
sto disprezzo fece insorgere il popolo, si
formò un partilo contro di lui, e si deli-
berò d'innalzareal trono Basilio V Suzkio
Chuskoi, discendente dagli antichi sovra-
ni per parte di donna, e provocatosi un
tumulto, il finto Dmitri fu trucidato nel
1606, e Basilio V acclamato czar, depo-
se il patriarca ed elesse altro per farsi co-
ronare, prevenendo i grandi dell'impero,
i quali aveano divisalo di convocare una
elezione per conservarsi il diritto di dare
la corona all'estinguersi della dinastia re-
gnante, laonde il malcontento fu genera-
le. Insorse un altro che si disse I' ucciso
e formò de' partigiani, sostenuto dai po-
lacchi e dalla moglie dell'assassinato, che
lo sposò. BasilioV ebbe aiuto dagli svede-
si, poi cadde in potere de'polacchi,che do-
po l'assedio di Mosca nel 16 IO l'obbliga-
rono ad abdicare, mentre i tartari uccise-
ro l'altro creduto Dmitri. Altri pure ne
presero il nome, forse uno di questi o dei
precedenti fu quello di cui parla Bzovio
nella vita di Paolo V, dicendo che il p.
Andrea Lavicio gesuita l'avea convertito
al cattolicismo. Allora la reggenza di Mo-
sca fu offerta a Wladislao di Polonia, fi-
RUS 299
gliodel re Sigismondo III,e quella di Nov»
gorod a Carlo Filippo figlio del re di Sve-
zia, ciò che aumentò in Russia le turbo-
lenze, e cadde nell'anarchia e nel disor-
dine, finche il principe Poyarski, secon-
dato da un monaco, riuscì nel 1 6 1 3 a far
acclamareMicheleFederowitzRomanow,
della razza di Rurik. Era figlio del metro-
polita di Rostow Fedor, il quale Boris a-
vea costretto a farsi monaco, e la moglie
a rendersi religiosa, e che godeva mol-
ta considerazione in Russia. Michele fu
consagrato a Mosca, e prima sua cura fu
di riconciliare la Russia con la Polonia
e la Svezia; ma con questa ricominciò la
guerra per ritenereToccupato nell'inter-
regno, finché colla mediazione di alcune
potenze si pacificarono lo czar e Gustavo
Il Adolfo nel 16 16. Però Michele gli do-
vè cedere l'ingria, la Cardia, altri paesi,
e rinunziare alla Livonia. Non polè ri-
prendere Smolensko dai polacchi, i quali
anzi, invase le Provincie, provocarono i co-
sacchi del Don a entrare nella RussiaBian-
ca, che posero a ferro e fuoco, poco man-
cando a Sigismondo III di prendere Mo-
sca; indisi fece la pace. Fedor padre dello
czar fu innalzalo a patriarca e capo del-
la chiesa russa. A lui si attribuiscono le
saggie provvidenze che fece suo figlio per
rialzar la Russia, oppressa fino allora da
tante sciagure. Michele chiamò nel suo
esercito uffiziali stranieri, sebbene amasse
la pace, ed avrebbe resa fiorente laRus-
sia se avesse regnalo più a lungo. Sotto il
regno di questo czar il metropolita rute-
no cattolico Giuseppe VelaminRudski fu
tutto zelo per l'unione, e colle sue inde-
fesse fatiche giunse a tanto, che quasi tut-
ti i ruteni non per anco uniti l'accettaro-
no, e solamente pochi rimasero nello sci-
sma : Urbano Vili chiamò sìgrand'uo-
nio, {'Atanasio della Russia, e {'Atlante
dell' unione. Ebbe però a sostenere incre-
dibili ingiurie dagli scismatici,che più vol-
te gii tesero insidie alla vita; e non po-
tendo di più, sfogarono la loro sanguino-
sa sete nel pio suo amico, l'innocente b.
3oo RUS
Giosafatte (»»<• parlai anche nel voi. IV,
p. 1 8 1 ) Runciecewicz martire, principe e
nrcivescovodi Polosko : trafissero Tuonio
santissimo a culpi di spiedi e di pugnali
nel proprioletto, ove dopo più ore di crU*
deli spasimi gli troncarono pure il capo
con un'accetta, trascinandone il cadavere
])er le strade i popi ed altri crudeli, get-
tandolo poi nel JXieper. La santa spoglia
lisplendette nelle onde miracolosamente,
e con solenne pompa fu portata alla cat-
tedrale, facendosi glorioso il suo sepolcro
j)er molti prodigi. Lo czar Michele mori
iieli645,dopo aver stabilito sui trono rus«
f.o la dinastia de'Romanow. Gli successe
Alessio Michelovitz suo figliOjche die pro-
ve di vigore e capacità. Fece la guerra ai
poUcchi, ricuperòle piazzeeprovincie lo-
ro cedute, poi la rivolse contro la Svezia.
]n seguito da principe illuminato si de-
dicò alla prosperità de'suoi stati; fece tra-
durre in russo un compendio di varie
scienzie; raccolse e fece slampare le leggi
dell'impero; introdusse molte manifattu-
re, aggiunse due borghi a Mosca, fece dis-
sodare parecchi vasti deserti; formò il di-
segno d'mlrodurre flotte sul mar Nero e
sul Caspio , e mandò in Olanda per co-
struttori di vascelli. Fu il i.° czar che si
pose in non interrotta corrispondenza col-
le principali potenze d'Europa: tenne cor-
te magnifica, e armata numerosa che op-
pose alla formidabile ribellione de'cosac-
chi del Don. Chiamandolo il gran sulta-
no ospodaro cristiano, raentr'egli s'inti-
tolava re di tutto l'uni verso, lo czar irri-
tatogli rispose acremente. Intanto volen-
do indurre i principi cristiani a far lega
contro i turchi, nel 1673 sped\ in Roma a
ClementeX, Paolo Nanesio cavaliere scoz-
zese naturalizzato russo, che dicesi ricusò
di baciare il piede al Papa. Gli doman-
dò in nome d'Alessio, di riconoscerlo co-
me czar, e di soccorso contro gli ottoma-
ni. Ma l'ambasciatore altro non ottenne,
clieunosplendidotrattamentonelsuosog-
giorno, e copiosi doni, non senza qualche
prouìessa. Dipoi Alessio per la diversio-
RUS
ne che operò in Turchia, contribuì a'no-
labili vantaggi riportati dal redi Polonici
Giovanni III, invece del quale a vea pro-
posto suo figlio a quel trono, offrendo di
riunire la Russia, ma non furono accolte
le sue proposizioni , che anzi i polacchi
s'impadronirono dell' Ukrania. Terminò
di vivere nel 1676, e Fedor IH Alessio-
witzsuo primogenito chegli successe, di
belle qualità, per la sua debole salute non
potè svilupparle. Nondimeno segnalò il
suo regno per diversi tratti, che gli pro-
cacciarono la pubbhcariconosceaza,e mo-
ri nel 1 682 senza prole. Gli successe il fra-
tello Ivan V,egualmente per sanità debo-
le e non atto a regnare, per cui i grandi
si adunarono, lo esclusero dal tronoevi
elevarono il fratello minore Pietro I il
Grande d\ i o anni, ma che già annunzia-
va il carattere di cui il suo lungo e me-
morando regno porta l'impronta; Nata-
lia 2." mogliedelloczarfu incaricata della
reggenza. Ma la principessa Sofia sorella
de'cza ri, che sperava di regnare sotto il no-
me d'Ivan V, offesa del disprezzo di cui
questo suo fratello era divenuto oggetto,
suscitò tra la guardia degli strelitzi una
rivolta, con la quale gli riuscì di far eleg-
gere Ivan V e Pietro I czari congiunta-
mente, divenendo essa nel 1686 correg-
gente, ed esercitò il potere con vigore. Nel
1689 Pietro I divenuto adulto scosse il
giogo della sorella, disperse e trucidò i
suoi partigiani, e la pose in un monastero,
ove morì nel 1704. Ad Ivan V restò il
solo titolo di czar, tranquillo per l'afl'etto
che portava al fratello e per la sua inca-
pacità, e finaitnente morì neliGgG. Re-
stato solo Pietro I nell'impero, cominciò
la serie di quelle magnanime azioni, che
già in gran parte celebrai di sopra, e che
portò la Russia a grande possanza. Egli
fu il creatore della civiltà russa, l'autore
degli avvenimenti eclatanti del suo regno,
fra i quali l'abolizione della dignità pa-
triarcale di Mosca, e la dichiarazione di
se stesso in capo e autocrate della chiesa
russa; da quella città trasportò la sede
RUS
dell'inipero a Pielrolfurgo {^.) da luie-
difìcata. Dice il p. Tlieiner, che niun re-
gnante della Russia desiderò con volon-
tà più sincera e ferma, né con più forte
persuasione e perseveranza la riunione
della chiesa russa colla romana , quanto
Pietro I. All'acume della sua vasta mente
non potevano sfuggire i vantaggi, che ne
sarebbero derivati alla coltura religiosa,
scientifica e civile della Russia. Fin da
quando salì al trono lasciò scorgere que-
sto suo pensiere prediletto, e non ommi-
se industria per mandarlo ad effetto. E-
gliavea una predilezione pel cattolicismo,
e la manifestò qualunque volta glie se ne
presentò l'occasione. L'ignoranza e lo spi-
rito di setta che aveano penetrato e in-
fetta la chiesa russa sino al midollo, gli
destavano orrot e. Ne'suoi proponimenti,
Pielrol fu confortato dall'imperatoreGiu-
seppe I, ed a sua richiesta concesse libe-
ro esercizio di religione a' cattolici latini,
e licenza di poter costruire in Mosca leg-
giadra e ampia chiesa di pietra, che sino
allora non era stato loro consentitoche un
piccolo oratorio di legno. Per richiama-
re i monaci russi dalla mollezza alle vir-
tù religiose, e propagar le scienze nel cle-
ro e nel popolo, fece venire ne'suoi stali
i cappuccini ed i gesuiti, e die loro libertà
e agio d'intendere all'esercizio di loro vo-
cazione. Ambedue questi benemeriti or-
dini regolari ottennero di poter erigere in
Mosca case di missioni, dalle quali prov-
vedere agli spirituali bisogni de'cattolici
di tutto il regno. I gesuiti si acquistarono
colie loro virtù e sapere la grazia e l'a-
more dello czar, cui volle affidati all'edu-
cazione delle lettere e ai buoni costumi i
giovanetti delle più nobili famiglie de'suoi
slati. Quando il patriarca Adriano nel-
l'adunanza de' vescovi convocata apposta
in Mosca per far argine alla dilatazione
del cattolicismo, ardì in presenza ezian-
dio de'boiari e principi, di rampognarlo
di tanta tenerezza pe' gesuiti , perchè in
breve tempo que'giovani sarebbero dive-
nuti cattolici, Pietro I ne rintuzzò l'au*
RLS 3oi
dacia, confuse e fece in pubblico arrossi-
re. Gli disse, che la gelosia di sì ottimi
religiosi metteva il fiele nel suo cuore e
labbra»» poiché voi altri bufali non v'in-
tendete affatto per nulla di ammaestra-
re,la gioventù -.abbraccino pure col tem-
po i miei nobili e giovani paggi la reli'
gione cattolica; ben per essi, io me ne al-
legrerò di tutto cuore". Inoltre Pietro I
in generale favorì di molto lemissioni cat-
toliche, e permise a'misslonari che anda-
vano nella Cina e altri lontani paesi, il
libero passas^giope'suoi stati; fece accom-
pagnare il Tournon,}po\ cardinale, nella
Cina, e presentare dal suo ambasciatore
in Pekino all'imperatore, e lo tenne nella
protezione russa, giovandosi di quel pre-
lato ne'suoi interessi col celeste impero.
Stimolato dagl'imperatori Leopoldo I e
Giuseppe I, lo czar si pose in diretta re-
lazione colla s. Sede, e caldeggiò la riu-
nione del suo reame colla chiesa cattoli-
ca. Nel 1698 trovandosi in Venezia (forse
meglioin Vienna ove fu accolto magni fi -
camente)volea recarsi aRoma per trattar-
la col Papa e visitar la tomba di s. Pietro,
ma per la nuova sollevazione degli slre-
litzi fu obbligato senza indugio a torna-'
re in Mosca. Non pertanto egli continuò
a proteggere la religione cattolica, anche
in mezzo a'torbidi e disastrose cure cl»e
lo gravarono; in suo nome nel 1706 fe-
ce scrivere una lettera a Clemente XI, dal
principeAlessandroMen/ikow SUOI. "mi-
nistro favorito e duce dell'esercito, in cui
diede le più belle promesse in favore par-
ticolarmente del p. EliaBroggio gesuita
procuratore delle missioni di Moscovia :
nella lettera è rimarchevole questa inti-
tolazione : Ss. Domino D. Clementi XI
divina providentia Pontifici Romano^ Pa-
tri ac pastori Romanae ecclesiae univer-
sali. 11 Papa rispose poi con pontificio
breve, riportato nella sua raccolta, con
parole di sommo gradimento pel pubbli-
co e libero esercizio del cattolicismo che
avea inteso permesso nella monarchia
russarlo unp alle fondazioni in Mosca dei
3oì K U S
con vento de'cappucci ni, e della casa e col .
legio con scuole de'gesuili per educai la
jjiovenlù, pregando Pietro I a continua-
re la sua prelezione verso i cattolici; ed
a tale effetto scrisse pure al redi Polonia,
perchè li raccomandasse allo czar. Que-
sti nel 1707 mandò in Ron)a splendida
ambasceria col principe BorisioKurakin
c! parecclii illuslri personaggi, tra i quali
il prode generale Sczeremetef carissimo
allo czar,cheabbracciarono la fede catto-
lica, e tornati in Mosca furono lodati dal-
l'imperatore. Clemente XI che avca trat-
tatonobilmenleecon amorevolezza l'am-
basceria, a lutti donbdivozionali, col det-
to breve de' 18 ottobre 1707. Indi il Pa-
pa nel i 7 1 2 impegnò l'imperatore Carlo
VI a interporre i suoi uffizi colla sua pa-
rente duchessa di Brunswick moglie del
primogenitodelloczar,per indurle il con-
sorte all'abiura degli errori de'greci e al-
la riunione alla vera chiesa; eguali vivis-
simepreraure facendo all'imperatrice E-
lisabetla e al duca di Brunswick. Aven-
do nel I 7 I 7ClemenleXI saputo dal prin-
cipe Rurakin che lo czar tutto avea ese-
guito di quanto l'avea ringraziato, rinno-
vò a Pietro 1 distinte azioni di grazie, pre-
gandoloa volerogni cosa convalidare con
suodiploma che da molto tempobrama-
vn. Lo czar finche visse sempre vagheggiò
il proponimento di ritornar coli' impero
all'unità cattolica, lieto ripetendo a'suoi
amici che in ciò lo confortavano, nutri-
re certa speranza di vederne tra non mol-
to giunto il felice e sospirato momento.
Che in realtà promovesse questo proget-
to, lo provano ancora i colloqui che Pie-
tro I ebbe nel 1717 in Parigi co'teologi
della Sorbona, e le trattative di questi coi
prelati russi. A tale effetto lasciò vacan-
te la sede patriarcale di Mosca, eleggen-
done vicario il suo caro edotto Stefano
Jaworski metropolita di B.ezan,chesi re-
se benemerito dell' incivilimento russo,
combattè con forza il luteranismo e cal-
vinismo che serpeggiava nell'impero, e si
mostrò parzialissinio della romana chie-
RUS
sa: l'arci vescovodiTverLopalinski,egua].
mente sapiente, fu animalo dagli stessi
sentimenti di veder cessalo lo scisma rus-
so, per cui fu segno delle persecuzioni del
clero. Pietro I in più incontri apertamen-
te disse a'suoi prelati, eh' egli non rico-
nosceva altro \eroe legittimo patriarca,
che quello d'occidente, il Papa successo-
re di s. Pietro. Soltanto dopo i suoi viag-
gi in Germania e Olanda, imbevulosi dei
priiicipìi protestanti, esternò opinioni al-
quanto avverse alla chiesa cattolica, e lo
mostrò con sopprimere il patriarcato, i-
stiluire il s. Sinodo, e ad imitazione dei
principi protestanti farsi capo della chie-
sa nazionale, non però divenne persecu-
tore de'cattolici, come pretesero diversi
scrittori , riportandone le ragioni il p.
Theiner, e spiegando perchè introdusse
derisorie mascherale a scherno del pa-
triarcato russo, dopo aver abolito il ve-
stire all'orientale e sostituito il francese,
in che prontamente si adattarono ledon-
ne. Fu tenacissimo lo czar di sostenere
l'introdotto costume, inclusivamente alla
rasura della barba, dall'abborrito taglio
della quale appena eccettuò monaci e pre-
ti. Pietro I in principio delsuo regno sop-
presse l'uso, che nel i." giorno dell'anno
lo czar e il patriarca si abbracciassero e
baciassero pubblicamente, come di tener-
gli la staffa nella domenica delle Palme,
in cui per memoria del solenne ingresso
del Salvatore in Gerusalemme, il patriar-
ca entrava sopra un asinelio nella catte-
drale, secondo l'antico uso della chiesa o-
rientale. Per l'eccesso commesso sul su-
periore de'monaci di Polosko, essendosi
alterato in un banchetto dal bere liquori
e vino, e provocalo da una sua risposta,
pianse e ripianse il misfatto, anche co'ge-
suili di quel collegio e col nunzio di Po-
lonia Spada, promettendo in penitenza e*
rigere più chiese pe'cattolici, case e con-
venti ai gesuiti e cappuccini. In Polosko
pranzò dai gesuiti, volle le immagini dei
ss. Ignazio e Francesco Saverio, altamen-
te encomiò si meraviglioso istituto , che
KLS
tìisse amare e slimare leneramente, poi-
ché iiif'oi'iDa la gioventù alle scienze, ai
buoni costumi, e propaga la s. fede ro-
mana in tutto il mondo. A mensa volle
a destra il rettore del collegio, e preso il
suo berretto con riverenza se lo pose sul
capo, e fece brindisi e lodi all'alto meri-
to di Clemente XI (come con Gregorio
XVI in Roma praticò il magnanimo Ni-
colò I ), dicendo ardere di desiderio per
presentargli in Roma 1' omaggio di sua
venerazione. Prima di partire da Polosko
ringraziò il p. rettorede'gesuili, che quo-
tidianamente avea visitato , e lo pregò
mandar ogni anno 4 n)issionari a Mosca,
assicurandolo del suo vivo piacere, ove i
suoi popoli venissero alla luce della ve-
ra fede. Se poi Pietro I espulse dai suoi
stati i gesuiti e cappuccini, fu pel sospet-
to che favorissero gl'interessi della corte
imperiale di Vienna, che li proteggeva e
sostentava, per le gravi differenze insorte
con essa. Finalmente si scrisse ancora, sul-
la contrarietà de'matrimoni misti, in cui
lo czar volle la prole educata nella religio^
ne greco- russa, ma egli ebbe piuttosto in
mira i luterani, i calvinisti e altri settari
della chiesa russa, che i cattolici : de'mo-
struosi progressi che avea fatta 1' eresia
tra i russi, superiormente ne parlai. Pie-
tro I vero fondatore e padre della monar-
chia russa, del suo incivilimento, splen-
dorè e possanza, portò la riforma in tut-
to, incominciandodalla milizia, dalla ma-
rineria e dal commercio. Si misurò coi
turchi, perdette e poi li vinse. Dopo aver
lasciati pieni di terrore i suoi nemici in-
terni, intraprese viaggi in incognito per
istruirsi in tutto, studiando le arti e l'in-
dustria delle nazioni. In Olanda lavorò
co' costruttori delle navi; in Inghilterra
ricevè lezioni di chirurgia, di matemati-
ca, di navigazione. Colla sua inflessibilità
e tremendi castighi, distrutti gli strelitzi,
domati i grandi, compresse le ribellioni,
energicamente e con mano ferrea rasso-
dò il potere sovrano sopra inconcusse ba-
si; arditamente imprendendo ed eseguen •
R U S 3 o3
do la riforma de'costumi nazionali e reli-
giosi. Il commercio, le arti, gli studi furo-
no oggetto di sue instancabili cure; egli
chiamò da Italia e dal resto d'Europa io
genti abili, e vogliose di mutar paese per
fare fortune, ne trascurò alcun ramo d'in-
terna prosperità. Alleato di Po/o«/Vz, s'im-
pegnò nella guerra di iVi-ez/Vz (/^.) col fo-
coso eroe di Carlo XI 1 : dapprima per l'ec •
cellenza della tattica svedese, le prodi e no-
velle milizie dello czar furono vinte; ma la
prudente attività russa, rese presto qua-
si pari la lotta , verificandosi il detto di
Pietro I: Gli svedesi e impareranno a vin-
cerli. Coi modi i più generosi e seducen-
ti animò le sue truppe, e col suo esempio
di rigorosa militar disciplina insegnò loro
a vincere con moderazione. Carlo XII nei
1 709 volendo prender Mosca, soggiacque
alla sorte che provai uno più tardi i fran-
cesi nel 18 12; il 27 giugno nella famosa
battaglia di Pultava fu decisala sorte d(^i
due imperi, rovinò Carlo XII per sem-
pre, e diede ai russi la prevalenza nel set-
tentrione : Pietro I vi fece prodigi di va-
lore e di scienza militare. Indi estese i suoi
possedimenti sul Baltico, e le primarie po-
tenze, come r Inghilterra, lo trattarono
col titolo d'/w^ertìrZore. L'irreconciliabile
Carlo XII mosse ì turchi ad assalirlo, e
fu ridotto sul Pruth alle più dure estre-
mità : Caterina I sua moglie lo salvò da
certa rovina, e concluseeroicamente la pa-
ce, con cedere Azof e altri forti sul mar
Nero, Allora Pietro I si volse al resto del
settentrione e fecesplendida prova de'suoi
talenti politici , alleandosi con Prussia,
Polonia, Danimarca einghillerra. Ritol-
se le conquiste di Svezia fatte da Gusta-
vo II, esi cuoprì di gloria nelle battaglie
terrestri e navali, come divenuto don)i-
natore del mare del Nord. Tornalo alla
quiete, riassunse l'offiziodi legislatoredei
suoi popoli e di rigeneratore dell'ammini-
strazione russa. Per accusa di sospetta co-
spirazione, sagrificò Alessiosuo primoge-
nito che acremente censurava le sue ri-
forme, nato dalla rip.udiata Eudossia che
3o4 R t: S
fece flagellare, oltre la narnincì Ila de'com-
plici : condannalo Alessio a morteja sen*
lenza e la grazia che gli furono recale qua-
si neil'islessu tempo, gli cagionarono tal
violenta commozione, che peri nel dì se-
guente. Alessio nel suo viaggio a Napoli
era stato in Roma, e Clemente XI lo avea
fatto corteggiare da due suoi nipoti, ben-
ché incedesse in incognito. A queste lu-
gubri scene domestiche si aggiunse l'infe-
deltà di Caterina I col ciambellano Moens
de la Croix, cui fu mozzato il capo; men-
treassicurava alla Russia il possesso del-
la Livonia, Estonia, Ingria, e di parte del-
la Finlandia e della Carelìa. Inquel tem-
po il senato e il clero conferirono a Pie-
tro I il titolo à' Imperatore di tutte leRus-
sie anche pei discendenti , di Padre del»
la Patria i di Grande. L'erezione della
Russia in impero porla la data de'22 ot-
tobre 1 72 I. L'ultima sua impresa guer-
riera fu airoccidenle dell' Asia, e nel 1722
condusse ì russi in Persia, alla quale a-
veagià tolto il Daghestan, il Scirvan, e al-
tro territorio dalla parte asiatica. Impie-
gò il restante di sua vita nelle riforme, e
Dell'estendere le basi del colossale suo im-
pero : forse niun sovrano promulgò tan-
te leggi, regolamenti e decreti. A Pietro
I pur deve la Russia canali, porti e lecit-
ta di01enelz,Tawrow,Petrowsk, Cron-
stadt, edEkaterinburgo, oltre una serie
molteplice di fortezze. Morì a'28 gennaio
i725,eneiristesso giorno per sua dispo-
sizione fu riconosciuta imperatrice Cate-
rina I, colla taccia di avere d'accordo eoa
Menzikow accelerato il suo fine, ed i qua-
li lo avevano dominato. Senza di lui for-
se la Russia sarebbe ancor barbara. La-
sciò le finanze in buono stato, senza avere
caricalo d'imposte i sudditi, ed a fronte
di tanti enormi dispendi. Protesse ediffu-
se le arti e le scienze. Fu lodato con elo-
gio da Voltaire. Si può vedere: Histoire
de l'empire de Russie sous Pierre I le
Grande BùsWée i75g.
Caterina I che da conladina sollevossi
al grado d'imperatrice eaulocralrice di
RUS
tutte le Russie, era stata per la sua bel-
lezza ceduta (la Menzikow al czar,il quale
n'ebbeAnua e ElisabeltaPetrowna: Men-
zikow esercitò sotto il suo nome tutta l'au-
torità. I cosacchi furono repressi, e fab-
bricate tra loro fortezze per coulenerli, col
prelesto di reprimere le incursioni dei
tartari. 11 re di Danimarca mostrando ri-
sentiaiento per essere stala spoetala Anna
col ducaCarlo Federico di SchlesAviglIul-
stein-Gottorp, la Russia lo intimorì con
la grandezza de'suoi preparativi militari,
che dierono inquietudine persino all'In-
ghilterra. Caterina I poco dopo la sua e-
sallazione cadde in islato di languore, e
morì d'anni 38 nel i 'j7.'j.yei\òs\I\Jéfnoire
du regne de CatJierine I impératrice de
toute la Russie^ Haye 1 728. In virtù del-
la legge di Pietro I, che lasciava al so-
vrano regnante il diritto di eleggersi il
successore, destinò la corona a Pietro II
di IO anni, e figlio dell'infelice Alessio na-
to da Pietro I, onde favorire il suo Men-
zikoAV che aspirò a regnare pel fanciullo;
di più dispose Caterina I, che morto Pie-
tro li senza successore,chiamava al trono
Anna Petrowna sua primogenita, dopo
la quale Elisabetta secondogenita. Pietro
II regnò sotto la tutela di Menzikow; ma
poco durò la prepotente sua baldanza,(:he
l'imperatore lo mandò in Siberia, illumi-
nalo da'Dolgoroucki. Quest'ultimo ram-
pollo maschio de'Romanow,morìdi va-
inolo nel 1 730. A preferenza delleflglie di
Pietro I e principalmente di Anna Pe-
trowna, per intrigo de'principi Dolgorou-
cki e del gran cancelliere Ostermann,che
avevano governalo l'impero sotto Pielro
II, innalzarono al trono Anna Ivanowna
figlia di Ivan V fratello maggiore di Pie-
tro I, e vedova duchessa di Curlandia.
Con editto de*26 febbraio 1730, A una Iva-
nowna, seguendo le orme dello zioe suc-
cessori, guarentì a'seguaci delle diverse
comunioni il libero esercizio della loro
religione, i loro privilegi, libertà e fran-
chigie; ciò che confermò poi nel 1 7 3 5, con
condizione di non indurre i russi a pas-
RUS
sare alle loro credenze. Anna Ivanowna
era perduta amante di Ernesto Biren fi-
glio d'un conladino, di leggiadro aspetto,
e ornato di alcune doti di spirito, che in-
nalzò a duca di Curlandiu e ne i\i domi-
nata.Il crudelissimo e altero favorito em-
pì di straj;i la Russia, esiliò i Dolgorou-
cki in Siberia,dove poterono incontrarsi
conMenzikowjed altri di tal famiglia fe-
ce decapitare e squartare: ne'supplizi pe-
rirono pili di 12,000 persone, e n'esiliò
più di 20,000. Le replicate lagrime di
Anna, non poterono raddolcire la fìerez<
za di quel mostro; il quale per altro go-
vernò con vigore la Russia e la fece rispet-
tare all'estero; con l'energia del suo ca-
rattere rinvigorì tutte le parti dell' am-
ininislrazionedel vasto impero. Annalva-
nowna collocò sul trono di Polonia Au-
gusto III, per cui sostenne guerra contro
Francia; ed i suoi eserciti comandali dal
celebie Muuich, soccorsero l'imperatore
Carlo VI contro i turchi , e fugarono i
tartari di Crimea. Sotto il suo regno ven-
ne in Russia la i.^ambasceria cinese. Bi-
ren conservò il potere, e morendo l'ira-
peratrice nel 1740 a'28 ottobre lo creò
reggente dell'impero, nominando succes-
sore Ivan VI suo pronipote in culla, per-
chè nato a'20 del precedente agosto dalla
nipote Anna e dal principe Antonio Ul-
rico di Brunswick. Biren fu riconosciuto
reggente, si fece dare il giuramento dagli
eserciti, e quello di fedeltà per Ivan VI.
Avendo Biren allontanato que'chegli fa-
cevano ombra, lasciò scorgere il disegno
di far passare il trono nella propria fa-
miglia,sposando a suo figlio la principes-
sa Elisabetta Petrowna figlia di Pietro J,
e la figlia sua al giovine duca di Schleswig-
Holstein,naloda Anna Petrowna sorella
della precedente, che fu più lardi Pietro
III. 11 potente maresciallo Munich, mal-
contento che Biren non dividesse con lui
il potere, risolse di trasferirlo nella ma-
dre d'Ivan VI duchessa di Brunswick.
Nella notte del 20 dicembre arrestato Bi-
ren, colla famiglia fu mandato io Siberia.
VOL. ilX.
R U S 3o5
Nell'anno seguente 1741 una nuova ri*
\oluzione collocò sul trono Elisabetta Pe-
trowna, che fece imprigionare il bambi-
no Ivan VI e tutta la sua famiglia,confi-
nando in Siberia Munich, che ivi rivide
Biren! Furono i diversi lavoriti di Elisa-
betta che la portarono al potere, fra'quali
il chirurgo francese Lestocq. 11 suo regno
fu brillante e glorioso per laRu3sia;essa
fondò l'università di Mosca e l'accademia
delle belle arti in Pietroburgo,e fece con-
tinuare il lavoro del codice di suo padre
Pietro I.Continuò la guerra contro gli sve-
desi, in virlù della quale pose sul trono
di Svezia Adolfo Federico I ducad'Hol-
stein-Gottorp. Nella guerra della succes-
sione d'Austria presele parti di Maria Te-
resa, e la sostenne eziandio nella guerra
de'7anni,nella quale grandi vittorie ripor-
tarono i russi. Morì a*25 dicembre 1 761
venerata dai russi,e chiamata la Clemenlej
l'amore fu la sua passione, avendo l'am-
bizione di credersi la più bella tra le don-
ne. Avendo chiamato in Russia il nipote
Pietro III, figlio della sorella Anna Pe-
trowna e del duca diSchleswig- Holstein-
Goltorp, dichiarandolo granduca di Rus-
sia e successore; dopo avere ripudiato la
religione luterana e abbracciato la greca,
per cui fu ribattezzato, montò pacifica-
mente sul trono. La zia lo avea sposato
a Caterina lì di Stettino, figlia del prin-
cipe d'AnhaltZerbst, la quale pure dovè
abiurare il luteranismo, ribattezzarsi e a-
dottare la religione greca. I due sposi si
amarono in principio, ma il vaiuolo che
era sopravvenuto all'imperatore, l'aveva
reso impotente al matrimonio, oltreché
le abitudini indegne cui si abbandonò, in-
dispetti ronoCaterina II a segno che conce-
pì forte avversione per lui, accresciuta dal-
l'idolatrare il marito. Federico II re di
Prussia nemico diRussia, non che tutti i te-
deschi, disprezzaudo gli usi e la religione
greca,ed abbandonandosi a Ila Woronzow.
A tutto questos'aggiunsero le sregolatezze
amorose di Caterina II, e da ultimo quan-
do nel 1755 divenne madre di Paolo I,
20
3o6 RUS
la rottura fu definitiva; parve che sì rap-
pattumassero al letto di morte diElisahet-
ta loro zia, ma fu per pochi giorni. Di-
venuto Pietro III imperatore, si mostrò
umano, incapace al delitto, ma poco ac-
coi f o e i mprevidentc: concesse alla nohillà
il diritto di viaggiare fuori delTimpero,
e di non militare che volontaria, ciò che
desiò entusiasmo in suo favore. Fece ces-
sar la guerra co'prussiani, con grave dan-
no di Russia si staccò dall' Austria , e
richiamò gli esiliati di Siberia, insieme
a Munich e Biren che ancora erano ne-
mici tra loro, oltre altri saggi provve-
dimenti. Però le riforme che ordinò nel
culto alla foggia luterana, la cui reli-
gione volea sostituire alla russa, quelle
del clero e dell'esercito, percossero alta-
mente l'orgoglio nazionale. L'ambiziosa
e destra Caterina li seppe giovarsi di tali
disposizioni, e dal suo ritiro di Peterhoff,
in mezzo alle dissolutezze, preparò una
congiura per impadronirsi del trono; es-
sendo consigliala da OrlolFjCbe nell'amo-
re era succeduto al ciambellano conte Sol •
tikofif e al polacco Poniatowski, nonché
da Biren indispettito per aver Pietro IH
dato il suo ducato di Curlandia, con di-
spiacere anchede'russi,a Giorgio d'Hol-
sleinGotlorp suo zio,che a vea fatto feldma •
resciallode'tedeschi al soldo russo. Inoltre
Pietro III, disconoscendo Paolo I figlio di
Caterina lì, fermò gli occhi su Ivan VI,
che Irò vavasi chiuso nel castello di Schus-
selburg, e vieppiù facendo li altare con
rigore la moglie rilegata a Peterhoff, non
occultò il disegno di sposare la contessa
Woronzow. Intanto fu compila la trama
fìerissima ordita da Caterina Ile dai mal-
contenti, di cui inutilmente Federico II
avvisò l'imperatore, che ne restò vilmen-
te vittima, dandosi in mano a'suoineliii-
ci. Questi l'oltraggiarono, gli fecero sot-
toscrivere vergognosa rinunzia, e caccialo
in prigione vi tu assassinato da 8 congiu-
rati col veleno e col capestro nel 1 762: il
suo malconcio cadavere fu esposto in su-
perbo catafalco nella cattedrale di Pietro-
KVS
bm'go, e tumulato senza pompa funebre
nel monastero di s. Alessandro Newskì,
nelle tombe imperiali. Caterina li dai nu-
merosissimi suoi partigiani, proclamata
imperatrice a'9 luglio, cominciò a diri-
gersi colla massima oculatezza per conso-
lidarsi nel potere; lusingò la vanità della
nazione, ostentò rispetto per la religione
greca e pe'suoi ministri, e si fece corona-
re con gran pompa a Mosca. Intese a in-
coraggir l'industria e l'agricoltura, a mi-
gliorare la marineria, fece utili regolamen-
ti per la giustizia, e si propose d'ingran-
dire un impero già vastissimo. A vendoMi-
rowitck tentato di liberare Ivan VI nel
1 762, questo sciagurato principe fu tru-
cidato dalle sue guardie d'ordine della
corte. Restituì il ducato di Curlandia a
Biren, ma più tardi lo tolse al figlio e riu-
nì alla Russia. JVlirò a farsi arbitra colla
forza de'suoi vicini, e contribuì all'eleva-
zione al trono di Polonia di Stanislao li
Poniatowski, eh 'era stato uno de'suoi pri-
mi amanti. Riformò la legislazione, per
cui fu chiamata Madre della patriaedot-
ta Legislatrice. L'Europa credette di ve-
dere nel Nord una nuova Semiramide, i
più de'sovrani la fecero complimentare,
ma si accorsero ch'essa tendeva ad assog-
gettarsi lutti i regni del settentrione, e
cercarono d'attraversarne i disegni, riu-
scendo d'indurre i turchi a romper guer-
ra alla Russia. In questa l'impero otto-
mano ci perde di potenza e di riputazio-
ne; i suoi eserciti furono battuti, molte
sue Provincie invase, il vessillo russo com-
parve vittorioso ne'mari di Grecia e sulle
rive della New*»: la Russia formò il pro-
getto di fare rivivere le repubbliche d'A -
lene e di Sparla, per opporle alla vecchia
Porla. Nel 1772 ebbe luogo la i.'' spar-
tizione della Polonia (f^.), con alcune Pro-
vincie della quale s'ingrandì l'impero. Ca-
terina II compì di sottomettere la Crimea;
padrona della Tauride volle vederla, ed
il suo viaggio di 1 000 leghe fu una lunga
pompa trionfale. In questo fu visitala dal-
l'imperatore Giuseppe li e da Slanislao
Il US
li re di Polonia. A Cherson Uovo un ar-
co creilo da Potemkin^coH'epigrafe: Que-
sta è la via di Bisanì,io! La Porta fu in-
dotta a nuova guerra, corse pericolo d'es-
ser cacciata d'Europa, e dovè cedere al-
tri paesi. Nel i 792 seguì l'altra divisione
della Polonia [f^.), dì cui la Russia otten-
ne la parte maggiore. Poco dopo la Cur-
landia, la Samogizia, la Semigallia e Pil-
ten vieppiù ingrandirono lo sterminato
impero. Nel 1794, per uno sforzo de'po-
lacchijfu maturata la totale rovina di Po-
lonia^ e il completo soggiogamento del-
l'infelice paese. Quanto alla condotta di
Caterina li circa alla religione greco-rus-
sa, abbastanza ne dissi di sopra. Riguar-
do alla chiesa rutena cattolica, ne trattai
aRiovii,e nelle altre sedi vescovili dita-
le rito, ed anche a Polonia. In questo arti-
colo notai altresì ciò che appartiene a'cat-
tolici latini. Di questi esistenti neila Rus-
sia, con qualche diffusione ragionai a Mo-
iiiLOw, ed a Pio VI per le relazioni che
ebbe con Caterina ll,che mandò in Roma
un suo ambasciatore,ed alla quale il Papa
inviò il nunzio mg.'' Archetti, oltre quan-
to accennai quasi in principio di quest'ar-
ticolo: questo nunzio tra il corpo diplo-
matico, come altrove,ebbe sempre la pre-
cedenza, e lo stesso ambasciatore dell'im-
peratore germanico trovò ragionevole e
plausibile tale preminenza, come avvertì
Arlaud nella Storia dì Leone XII, t. 3,
p. 77. Si può vedere anche Gesuiti, che
restarononella Polonia e in Russia, ezian-
dio dopo il breve Rex Pacificus^ di Cle-
mente XIV: a questo Papa l'imperatrice
aveva richiesto un vescovo di rito latino
cattolico, pei sudditi de'suoi stati del me-
desimo rito. Quel Papa interessò Luigi
XV re di Francia, e l'imperatriced'Au-
stria M.' Teresa, nonché il re di Spagna
Carlo 111, per indurre la corte di Pietro-
burgo a maggior umanità e temperanza
verso i cattolici polacchi, e non procede-
re contro la fede de'giurati trattali,' dei
quali e de'posleriori in favore de'catto-
lici parlai a Polonia e Ruteni. Fu Pio V^I
RUS 307
che nelle relazioni diplomatico- ecclesia -
sliclie riconobbe in Caterina II il titolo
e la dignità d'imperatrice, mentre i pre-
decessori eransi mostrati renitenti persi-
no di chiamare czar ì sovrani di Russia
e czarine le sovrane: quali titoli il Papa
gli dasse prima di questo riconoscimento,
li riportai a Ruteni. Si dice che tale re-
nitenza de' Papi derivò per non far torto
all'imperatore d'occidente o di Germa-
nia da loro creato, e che Pio VI sideter-
minòal riconoscimento dopo esserne sta •
lo vivamente sollecitato da uno di essi,
l'imperatore Giuseppe II. Appena Cate-
rina II incominciò la guerra contro la Per-
sia, un colpo apopletico la balzò nel se-
polcro a'9 novembre i 796, di Qj anni.
Essa venne diversamente giudicata dai
vari storici, gli uni vantarono con esage-
razione le sue grandi qualità, altri esage-
rarono del pari i difetti ed i suoi torti.
E' di fatto, ch'essa mostrò talvolta tutte
le debolezze di una donna, e sovente la
fermezza e il carattere d'un gran princi-
pe. Le sue grandi passioni furono l'amo-
re e la gloria, e le soddisfece entrambe a '
qualsiasi costo. Eppure volle,ovunque an-
dasse, sempre a fianco il suo confessore,
e mostrarsi scrupolosa nell'adempimento
de'doveri della fede greca, che a un tem-
po derideva. Protesse anche le lettere e
le scienze, e l'Europa letteraria la collocò
nel numero de'più celebri monarchi col-
ti. Essa fu anche autrice, e le sue opere
sono : Confutazione del viaggio di Sibe-
ria di la Chappe. Il Czarewitz Cloro,
novella morale. Istruzioni per la com-
missione incaricata del progetto d\in nuo-
vo Codice. Lettere a Zininiermann. Ella
era filosofessa sul taglio de'bei spiriti fran -
cesi del suo secolo. S'inchinava profon-
damente a'nomi di Voltaire, di Diderot
e d'Alembert; li venerava quali padri e
maestri del genere umano, recandosi ad
onorata ventura l'aver corrispondenza
letteraria con essi. Paolo I figlio di Pietro
III e di Caterina II montò sul trono,dopo
essere stato quasi disconosciuto dai suoi
3o8 II U S
genitori, e innocen le vitlima della loro di-
sunione; nondimeno venne educato con
diligenza, e sposato nel 1 776 a Maria Fe-
dero wna principessa dì Wurtemberg,che
poi fu chiamata la Buona Imperatrice^
cioè dopo la morte della i ." moglie, fi-
glia del langravio d'Assia Darmstadt. Sua
madre volle mostrare all'Europa gli ere-
di del suo trono nel massimo splendore, e
sotto i nomi di granduchi o conti del Nord
nel 1781 li mandò a viaggiare con nume-
l'osocorteggio. Visitarono successivamen-
te la Polonia, l'Austria, l'Olanda, la Fran-
cia, l'Italia, dovunque ricevendo da so-
vrani e popoli attestati di ossequio. In Ro-
ma li accolse cogli alti riguardi dovuti al
loro eccelso grado, il Papa Pio V I che già
era in relazione per gli all'ari religiosi con
l'imperatrice; ed alcuni da ultimo ancora
ricordavano le grazie e la bellezza della
contessa del Nord, e lo spirito cavallere-
sco del conte del Nord. Questo principe
era in Roma quando Pio VI nel 1782
partì per Vienna, ed a' 2 7 febbraio al mon-
tar del Papa in carrozza sulla piazza di
s. Pietro, per squisita gentilezza di ma-
niere improvvisamente si trovò a dargli
il braccio, e augurargli prospero viaggio.
11 Papa che lo ammirava per le sue pre-
gevoli qualità e dolci modi, ne restò com-
mosso, anche pel grazioso complimen-
to che il principe gli fece nel pregarlo
ad accettare la pelliccia d' un grandis-
simo valore, che per un corriere avea ri-
cevuto dall'augusta madre, e da lei stes-
sa cucita, e che poteva servirgli di pre-
servazione recandosi in Germania nel-
l'ancora rigida stagione, onde diminuir-
ne l'asprezza. Con gran piacere Pio VI
l'accettò, e nobilmente espresse il suo gra-
to animo per Caterina li, e i voti che for-
mava per la di lui prosperità e per quella
della virtuosaprincipessa consorte,la qua-
lecon eleganti modi nel presentare la pel-
liccia che avea essa slessa portata, espres-
se il desiderio dell'imperatrice suocera di
porla colle proprie mani indosso al Pa-
pa, siccome graziosamente eseguì, aiutata
RUS
dall'eccelso consorte. Leone XIT,che qua-
le cameriere segreto vi si trovò presente,
in uno a tutta la corte, al corpo diploma-
tico, ed a folto popolo, soleva narrareque-
sta toilette di partenza di Pio VI, cele-
brando un omaggio che resterà sempre
caio ai cattolici. Tornato il principe in
Russia, con lettera dell'imperatrice e sua
dimostrò a Pio VI quanta venerazione
gli avea ispirato, mostrandosi riconoscen-
tealle ricevute distinzioni. La madre seb-
bene gli dimostrasse tenerezza,non aman-
do che prendesse parleal governo, gli a-
vea assegnato per dimora il castello di
Gatschina, circa 5 leghe da Pietroburgo.
Paolo I vi si mostrò prudentissimo e som-
mamente moderato, in mezzo alle sugge-
stioni degli ambiziosi, amato assai dui po-
polo e dai soldati. Morienle Caterina II,
sagacemente uscì dalla solitudine Paolo
I,ed ascese il trono nel novembre 1796,
accompagnalo dall'amore de'popoli e da
sublimi virtù. Prima sua cura fu l'ono-
rare la memoria dell'infelice padre Pietro
III, il cui cadavere fece cavar dalla tom-
ba e rendere i più splendidi e riverenti
onori di pietà filiale, facendo altrettanto
con quello della madre; con questo però,
che a guardia diurna e notturna del ca-
davere dell'imperatore pose quelli ch'eb-
bero parte al suo tragico fine; a quello
dell'imperatrice volle assistenti gli orgo-
gliosi suoi favoriti, e poi si contentò solo
d'esiliarli nelle loro terre, In vece premiò
ed esaltò i suoi amici, e quelli che la ma-
dre avea privati di sua grazia. Bruciò Pao-
lo I il testamento materno, che dichia-
rava reggente la moglie e il tàvoritoZou-
bow, sino alla maggiorità del nipote A-
lessandro suo figlio, e regolò l'ordine dì
successione al modo che già narrai. Sotto
Paolo I ogni cosa mutò aspetto, fino le
usanze e i vestiti; per certe esigenze s'in-
generò del malcontento tra'nobili e le per-
sone agiate. Gli fanno onore que'favori
che dispensò a clii avea condannati in-
giustamente, amante di conoscere la ve-
rità anche a sua confusione. Con ardore e
RUS
fi ancliezza assunse la difesa diLuigiXVIII
re di Francia, allontanalo dal trono dalla
terribile rivoluzione, e lo accolse colla real
famiglia de*Borboni magnificamente nel
castello di Mittau, della omonima città
capoluogo diCurlandìa,per sua sovrana
residenza, ove soggiornò molti anni. Non
trattò con meno riguardi il principe di
Condè; quindi sotto gli ordini di Swarow
mandò 80,000 combattenti in Italia, al-
tro esercito nella Svizzera, altro in aiuto
degl'inglesi, tutti contro la rivoluzione. Si
disgustò con Inghilterra, per l'occupazio.
ne di Malta, ch'era dell'ordine Gerosoli-
fiiitono di cui era divenuto gran maestro,
nella guisa che raccontai a quell'articolo;
per cui Nelson battè la flotta russa a Co-
penaghen. Avendo Paolo I saputo che il
direttorio francese avea disegnato di tra-
sportare in Francia Pio VI, questi invitò
con amorevolissime lettere a rifugiarsi nei
suoi stati. Avendo operato di buona fede
per rialzare i troni, e ristabilire la reli-
gione e il buon ordine, si ritirò dai suoi
alleali, quando vide che si voleva spro-
priare d'una parte de'suoi stati il Papa e
il re di Sardegna. Paolo 1 manifestò pure
la più viva tenerezza per Pio VI, quando
fallo bersaglio della persecuzione fu da
Roma rapilo; perciò Pio VI scrisse all'im-
peratore, e questi lo confortò con lettere
piene di amore e di venerazione; dipoi fa-
cendogli celebrare una solenne messa fu-
nebre, quando ne conobbe la morte, nel-
la chiesa cattolica di Pietroburgo, cui vol-
le assistere coll'imperalrice e coi figli, re-
stando inconsolabiledi tanta perdita. Non-
dimeno fu criticalo per l'alleanza contrat-
ta conBonaparte,per compiacere il quale,
rapidamente Luigi XVIII fu costretto a
partire per allora da Miltau. Questoconte-
gno e l'abbandono de'suoi antichi alleali
urtarono molti interessi, irritarono mol-
te passioni, e diverse trame si ordirono
contro di lui. Benemerito della chiesa cat-
tolica in Russia, lo celebrai aMoaitow, a
KioviA,a Gesuiti, e relativi articoli, per-
chè Più VI si rivolse a lui con successo,
RUS
3o(
inviandogli il nunzio e delegato aposto-
lico m^yLiua(f^.)j per reslaiuare la chie-
sa rutena e le sedi vescovili abolite da Ca-
terina IljCon reintegra/ione de'beni ec-
clesiastici; piò pel riordinamento e nuo-
va circoscrizione dellediocesi latine inRus-
sin: tuttoelTetluato sotto i benefici auspicii
di Paolo I, il cui nome la Chiesa ha re-
gistrato ne'suoi fasti. Il Baldassari nella
Relazione delle avversila e palimenti di
Pio fi, t. 3, p. 1 6 r e i 79, riporta la /?e-
lazìone di mg.*" Lorenzo Lilla arcivesco-
vo di Tebe,ambascialore e delegalo apo-
stolico all'imperatore Paolo I sulle cose
ecclesiastiche diRussia;ed ancora la Pro-
memorla per mg.r Lorenzo Lilla arcive-
scovo di Tebe, ambasciatore e delegalo
apostolico all'imperiale corte di Russia,
1799. Questa pro-memoria riguardala
deposizione del gran maestro Hompesch,
e l'elezione che i cavalieri gerosolimitani
del gran priorato di Russia fecero di Pao-
lo I in gran maestro del loro ordine, coq-
tro i decreti apostolici e i diritti della s.
Sede; per cui i cavalieri riceverono am-
monizioni per l'eseguita deposizione e pro-
clamazione, essendo necessaria per l'una
e per l'altra i suffragi di tutte le lingue
dell'ordine, e il beneplacito del Papa ca-
po supremo dell'istesso inolilo ordine. Pio
VII col breve Catholicae/ideijde'/ mai'zo
1 801, che si legge nel Bull, de prop. fi-
de, t. 2,p. 3o4, consolidò la compagnia
di Gesìi nell'impero russo, ad istanza di
Paolo!. Frattanto i congiurati controPao-
lo I aumentarono coi Zoubow, e coi con-
te di Pahien governatore civile e militare
di Pietroburgo, aggiungendosi alle la-
gnanze pubbliche le profusioni enormi
dell'iraperalore, anche su favoriti, onde
esausto era divenuto il pubblico e privato
erario: il solo palazzo di s. Michele in Pie-
troburgo avea costalo 36 milioni di ru-
bli (i4^ milioni di franchi circa); il per-
chè di giorno in giorno doveasi perle ur-
genze ricorrere a nuovi e rovinosi espe-
dienti. Agitato Paolo Ida tante pene, co-
minciò a paventai della propria vita; si
3io RUS
voleva deporlo, ma fia'grandioslacoli pri-
meggiavano l'afTezione della numerosa fi-
gliuolanza die l'adorava, e la vigilanza
continua diKutaizzow suo cameriere fa-
vorito, oltre la divozione delle sueguar-
die e di tutta l'armata. Rabbrividisce la
mano a descrivere il nero e atroce tra-
dimento di Pahlen; la storia lo ha diffu-
so!... nella notte degli I lali 2marzoi8or,
co'conginrali si portò al palazzo di s. Mi-
chele nella stanza di Paolo I, e Io stran-
golarono iniquissimamente! La commo-
vente e tragica narrazione si può leggere
anche nelle Notizie pei regni di Caterina
li e Paolo ly accompagnate da interes-
santi notCj Velletri i83g. Ne fu autore
il marchese Di Ribas.
Subito dopo l'orrenda catastrofe, i con •
giurati nel cortile del palazzo acclamaro-
no imperatore il primogenito della loro
vittima, Alessandro I, il quale solo si at-
tendeva la rinunzia del padre, non mai il
commesso barbaro delitto. Appena la sep-
pe, cadde in tanta prostrazione di forze,
che dovettero soccorrerlo i suoi uffiziali:
egli era stato educato sotto gli occhi di
Caterina II con molta diligenza e cura, e
di 1 6 anni l'avea ammogliato alla duches-
sa di Baden Elisabetta. Rivocò le assurde
disposizioni emanale dal padre nel fine
de! suo regno,e privò della sua grazia quel-
li che lo aveano ingannato; richiamò gli
esiliati in Siberia, diminuì le pubbliche
gravezze, ed esercitò in altri modi la cle-
menza. Terminò le conlesecoll'Inghilter^
ra, riconobbe i trattati con Francia, e ri-
Tiunziòal titolo di gran maestro geroso»
limitano, che credeva appartenergli do-
po esserne stato eletto il padre.Nel 1802
riunì all'impero la Giorgia, e si abboccò
col re di Prussia per l'indipendenza di
Germania, minacciata dai repubblicani
francesi; indi continuò le utili riforme in-
traprese, fondò numerosi ginnasi, aggiun-
se 3 università alle esistenti, istituì scuole
in più luoghi di nautica, medicina e chi-
mica, nonché ospizi, case di ricovero e or-
fanotrofi; raddolcì la condizione civile dei
RUS
suoi popoli. A MouiLOw riportai che Pio
VII inviò all'imperatore per nunzio mg.^
Arezzo [V.)j ma in seguito gli affari ec-
clesiastici peggiorarono di condizione, on -
de nell'agosto 1 8o4 il nunzio partì daPie-
troburgo. Aciò contribuì i dissapori d'A-
lessandroIjConFrancia eBonaparte.L'im -
peratore nel i8o3, per l'occhio paterno
con cui riguardava i cattolici, fondò l'uni-
versità di Vilna, e stabilì in Roma un rap-
presentante diplomatico di 2.° ordine, no-
minandoa suo inviato straordinario pres-
so la s. Sede il ciambellano conte di Bou-
terlin; laddove prima vi si trovava il conte
Cassini in qualità d'incaricato d'affari, e
che dovea continuare a rimanervi come
consigliere di legazione. Ma dopo la sco-
perta congiura di Pichegru, cui seguì l'uc-
cisione del duca d'Enghien,Bonaparle di-
venuto già i.** console, avendo onnina-
mente voluto in Roma l'arresto e la conse-
gna dell'emigrato francese Vernègues,che
godeva la prolezione russa, perchè consi-
derato come un addetto alle sue missio-
ni diplomatiche in Italia, ad onta della
viva ripugnanza di Pio VII e del cardi-
nal Consalvi segretario di slato, che bea
dichiara Artaud, Storia di Pio Vlly t. i,
p. 3 1 2 e seg. e 329, ove aggiunge: che in
conseguenza dell'arresto del Vernègues,
l'imperatore giudicando per questo fatto
compromessa la propria dignità, incon-
tanente mg,*" Arezzo ebbe l'ordine nell'a-
gosto i8o4 d'abbandonare Pietroburgo
nel periodo d*8 giorni. Questo prelato fe-
ce diverse rappresentanze, e gli si rispose
verbalmentechesiconsenliva vederlo par-
tire come in congedo, supponendo di a-
verlo ricevuto dalla sua corte. Dice l'ab.
Bellomo, Continuazione della storia del
cristianesimo t. i, p. 202, che quindi A-
lessandro I con rescritto o ukase del 4 ot-
tobre al metropolita de'cattolici latini in
Russia, Siestrzencewicz, avvisandolo che
rimaneva sospesa ogni comunicazione col
Papa, gli ordinò di esercitare tutti i di-
ritti, prerogali vee facoltà conferitegli dal
defunto Pio VI, ad oggetto che i sudditi
RUS
russi cattolici non rimanessero privi di
soccorsi e dell'assistenza, tanlo tempora-
le, che spirituale. Dipoi l'imperatore per
mitigare il dolore di Pio VII per tali e-
inergenze, l'assicurò direttamente che a-
vrebbe continuato a far provare le sue
beneficenze a* sudditi cattolici e fedeli al
sovrano, ne a vrebbe cessato di dar prove
delia sua amicizia ed estimazione perla
persona del Papa, ancorché ragioni di sta-
lo e l'onore di sua corona esigessero l'in-
lerruzione d'ogni diplomatica corrispon-
denza. Inoltre dissi a Moki lo w, che Ales-
sandro I convenne nel i8ogconPio VII,
sulla destinazione d'un vicario apostolico
pegli armeni di Russia, il cui breve Cuni
IVos, è nel Bull, citato^ t. 4, p. 348. Na-
poleone Bonaparte divenuto imperatore
cle'francesi, Alessandro I non volendolo
riconoscere,la guerra divenne inevitabile,
e vi si preparò con somma prudenza e at-
tività; stipulando un trattalo di alleanza
offensiva e difensiva colla Svezia ecoH'Ia-
ghillerra, contro la Francia. Ma l'altra
lega allora stretta contro Napoleone ebbe
cattivo effetto e produsse la disfatta ad
Auslerlitz; questa, ed i successivi avve-
nimenti riguardanti Russia e Francia, a
tale articolo, a Germania, a Inghilterra
li riportai. Ritiratosi l'imperatore in Po-
lonia, perseverò la sua attitudine ostile, e
udì ben presto che la Prussia in meno
di un mese avea perduto l'intero esercito
e la maggior parte di sue provincie. Al-
lora ordinò una leva di4oo, eoo soldati,
ed incominciata la lotta, i primi scontri
furono sostenuti dai russi con una fer-
mezza che fece maravigliare i francesi;
successe un armistizio che fu prolungato
sino alla primavera del 1807. Intanto le
cose d'oriente per la Russia procedevano
vantaggiosamente; il Ranato di Kirvan
fu incorporato all'impero, si respinsero le
tribù del Caucaso fino verso l'Arasse, ri-
njanendo i russi padroni dell'intiero pae-
se. Ma i turchi indotti da Napoleone rup-
pero in ostilità, furono sconfitti e poi si
foce tregua. La sa nguinosa battaglia d'Ey •
li US 3 1 I
lau tra'russi e francesi, si pretese guada-
gnata da ambe le parti; ma vi tenue die-
tro la presa di Ronigsberga e la rolla di
Friedland, gravi sinistri che indussero A.-
lessandro I al celebre colloquio con Na-
poleone sul Niemeii, seguito dal memora-
bile trattalo di Tdsit de'y luglio 1807,
in cui la Russia riconobbe Napoleone e
la sovranità de'3 suoi fratelli, restando
il re di Prussia spoglialo della maggior
parte de'suoi slati. Acquistòla Russia per
tal pace la provincia di 6ialislok,in cam-
bio della signoria di Jever, riunita al re-
gno di Westfalia; impegnandosi inoltre
Alessandro Idi sottoporsi alle conseguen-
ze del famoso sistema continentale, se la
sua mediazione con Inghilterra fosse ri-
masta inefficace. Sembra che questo trat-
tato si facesse dalla Russia e da Napoleone,
solo per guadagnar tempo: nondimeno
Alessandro I si mostrò fedelissimo alleato
di Francia, e professò in ogni incontro al-
tissima slima e costante ammirazione pel
grand'uomo che la governava. Nel 1 808
Alessandro I rivolse le sue armi contro
il cognato re di Svezia, pel compimento
del sistema continentale; invase la Fin-
landia e per sempre l'incorporò alla R.us-
sia, con che provenne ad essa.il primato
sul Baltico, e guarentì la sua metropoli
dai pericoli ai quali la Svezia l'avea so-
vente esposta. Napoleone combattendo la
Spagna, in ottobre 1808 volle confermar-
si nel congresso d'Erfurt dell'amicizia del
monarca russo, il quale die al suo formi-
dabile alleato molteplici contrassegni di
crescente e singolare estimazione; tutta-
volta Napoleone fece qualche doglianza
sull'in vasione della Finlandia,che profon-
damente offesero Alessandro I, per cui nel-
la guerra che di nuovo arse tra Austria
e Francia, a questa solo fornì 2 5,ooo uo-
mini,in vece de'promessi i5o,ooo,man-
canza di cui fu punto vivamente Napo-
leone. Per risarcire possibilmente i sud-
diti delle perdite che palivano,per lo stato
ostile con Inghilterra, chiuse gli occhi a
diverse infrazioni, uell'accesso dato a di-
3l2
RUS
versi vascelli inglesi ne'poi li russi. Nel fi-
ne del 1809 i russi ripresero le oslililà
co'turchi, e continuò la guerra sino al
1 8 1 1 . Divenendo le invasioni di Napoleo-
ne sempre più minacciose per la Russia,
Alessandro I nel maggio 1 8 1 2 si pacificò
colla Porta colla mediazione dell'Inghil-
terra, e fruttò all'impero l'intiera Bessa-
rabia, un 3.** della Moldavia e varie al-
Irefortezze. Quasi tutta la terraferma ub-
bidiva alleleggi di Napoleone; Alessandro
1 conservava qualche indipendenza, ma
presto l'avrebbe perduta se non avesse
ceduto a tutte l'esigenze del sistema con-
tinentale; fermissimo di conservarla, si
preparò alla guerra, avendo penetratoli
gigantesco progetto di Napoleone di vo-
lerla portare nel centro del suo impero.
Le sue truppe erano meno numerose di
quelle di Napoleone, a cui tutte le nazio-
ni europee aveano dato i loro contingen-
ti, ed erano anche meno agguerrite, ma
aveano somma disciplina, ed egual fidu-
cia nel loro sovrano: la rigidezza del cli-
ma, la vastità dell'immenso impero, eia
risoluzione di lutto sagrificare per salva-
re la patria, consideravansi di gran peso
nella bilancia in favore de'russi. Il 24 a-
gosto 1 8 1 2 i francesi passarono il Niemen
(leggo nel Manueldes Dates^chtGSo^ooo
uomini tra francesi e»alleati, a'io aprile
si posero in marcia verso la Piussia), ed
Alessandro 1 notificò al suo esercito la
guerra, con un notabile ordine del gior-
no. Secondo il predisposto sistema di di-
fesa, il I." esercito russo si mise ben pre-
sto in ritirata verso laDwina e il Doieper.
1 russi sotto il prediletto loro generale Ru-
lusow, combatterono sulle sponde della
Moskwa con sì ostinato valore, che non
avrebbesi saputo a chi fosse rimasta la vit-
toria, se essi non avessero abbandonato
le posizioni che aveano sì ostinatamente
difeso. Napoleone entrò in Mosca (F.)y
ma nel dì seguente a consiglio di Rostop-
chine gli abitantifecero il patrio sagrifì-
zio delle loro case, poiché per operii loro
vi divampò un orribile incendio, e in pò -
RUS
chi giorni quasi g decimi di essa furono
preda delle fiamme: altre devastazioni fu-
rono operate dagli stessi francesi. Dopo 35
giorni d'aspettazione funesta. Napoleone
abbandonò Mosca e mosse contro Tarma-
ta russa, che gli resistette con sommo vi-
gore nella formidabile posizione di Malo-
Jaroslawitz.Allora,troppo tardi conosciu-
ta la grandezza del pericolo, non gli rima-
se altro spediente, che una ritirata pre-
cipitosa già troppo differita, ed i russi e
i cosacchi non ebbero più che ad insegui-
re un esercito rifinito di fatica, tormenta-
to dall'eccessivo freddo e dalla fame, e del
quale forse neppure un soldato avrebbe
riveduto il patrio suolo, senza alcuni er-
rori commessi dai generali russi. Della ca-
tastrofe sofferta dal floridissimo esercito
fiancese in questa disastrosa campagna,
del suo colossale numero, delle sue fune-
stissime conseguenze, di quelle fatali per
Napoleone, e degli autori che ne scrissero
l'interessante istoria, parlai in più luoghi
e massime. ne' voi. XXVII, p. i3o e seg.,
XXIX, p. 196 e seg., XXXV, p. 1 15 e
seg., LI, p. 201 e seg.jLVI, p. 70. Inoltre
si possono leggere: Segur,///^/o.TC deNd'
poleon et de la grand année dansla guer-
re de Russie en 1 8 1 3, Paris 1825. G/'/-
lalìani in Russia^ Italia 1 826. Storia del-
V ultima guerra tra le alte potenze alleate
e la Francia^ che comprende le 3 memo-
rabili campagne in Russia^ nella Germa-
nia e in Francia^ Firenze i8i4- E' no-
torio che tutti gli alleati di Napoleone, do-
po la sua rovinosa catastrofe nel nord, con-
cepirono la speranza di scuotere aitine il
suo giogo; il redi Prussia fu ili. ''a staccar-
si dall'alleanza co'francesi e si collegò con
Russia; la Svezia fece lo stesso, sebbene
un francese ne avea occupato il trono;al-
trettanto eseguirono molti principi della
confederazione del Reno, e questa dovet-
te considerarsi disciolta. Non pertanto l'e-
roica bravura eattivitàdiNapoleone giun-
sero a tanto che ledue vittorie di Lutzeu
e di Bautzen poterono di nuovo stordir
l'Europa, e porre in gran dubbiezza la so-
IIUS
spirala emancipazione. Alessandro I in-
tanfo seppe indurre l' imperatore d'Au-
stria Francesco I e suocero di Napoleone
ad unirsi ai nemici di Francia. Alla san-
guinosa battaglia di Dresda de'26, 27 e
28 agosto 181 3, il monarca russo videsi
cadere a fianco il generale Moreau col-
pito da una palla di cannone. Ma questa
sconfitta fu l'ultima sofferta dagli alleati:
il 16, 17 e 18 ottobre successe quella ter-
ribile di Lipsia, in cui Napoleone perde
metà del suo esercito, ed egli stesso non
iscampòche per fortuna dall'essere fatto
prigioniero. Dopo quella grande vittoria,
gli alleati non ebbero che a marciare trion-
falmente fino alle sponde del P\.eno. Ivi
gl'imperatori di Russia e d'Austria, ed il
re diPrussia mandarono aNapoleonenuo-
Te proposte di pace, che non vennero ac-
cettate, essendo comune intendimento la
restaurazione de'Borboni. Invasero dun-
que la Francia, ed Alessandro I entrò in
Parigi a'3i marzo 18 14. Allorché il se-
nato di quella metropoli ebbe pronun-
ziata la detronizzazione di Napoleone, A-
lessandro I restituì tulli \ prigionieri che
erano in Russia, e quelli fatti da'russi nei
dintorni della stessa Parigi ; indi si recò
incontro a Luigi XVIII fino a Compiè-
gne, e visitò l'ex imperatrici Giuseppina
e M." Luigia. Partì poi per l'Inghilterra,
ove fu accolto con isplendida gioia; poscia
ritornò in Russia e in Pietroburgo il 25
luglio, indicibilmente festeggiato. Conclu-
se in quell'anno un trattato colla Persia,
che produsse grande aumento di territo-
rio, per cui eslese il dominio russo dal
mar Nero al mar Caspio senza interru-
zione. Intervenne poi l'imperatore al con-
gresso di Vienna, apertosi il 27 novem-
bre; mentre slavasi per sciogliere il con-
gresso,si seppe lo sbarco di Napoleone in
Francia; egli si preparò tosto alla guer-
ra, e sottoscrisse a' 1 5 marzo 1 8 r 5 la fa-
mosa dichiarazione: Essersi Napoleone,
quale nemico e turbatore della tranquil-
lila d'Europa, abbandonatoalla pubblica
vendetta. Essendosi Pio VII rifugialo a
RUS 3i3
Genova, Timperatore volle dimostrargli
la sua affé/ione e riverenza, facendolo vi-
sitare dal generale barone di Thuvll, con
lettera nella quale espresse l'interesse che
prendeva per la conservazione de'tem po-
ro li dominii della chiesa romana; ed in
falli nel congresso di Vienna dipoi giovò
colla sua autorità e propensioneallas. Se-
de, alle eloquenti note e perorazioni di-
plomatiche del celebre cardinal Consalvi,
per la restituzione al dominio temporale
del Papa, delle provincie chiamate Lega-
zioni. MosseAlessandroI 170,000 uomi-
ni contro Francia, ma non poterono ar-
rivare che dopo la celebratissima batta-
glia di Waterloo, della quale riparlai nel
voi. L, p. i^j; e l'imperatore tornò in
Parigi Ti i luglio, ed ivi segnò il famige-
rato trattato della santa alleanza, resti-
tuendosi in Pietroburgo a'i3 dicembre.
Recatosi a Mosca, espresse il suo profon-
do dolore pegl' infortunispaventevoli sof-
ferti da quella fedele città: numerosi be-
nefizi, fabbriche ed istituzioni illustraro-
no quest'epoca del suo governo, tra gli al-
tri la fondazione di una marina militare
proporzionata alla vastità del suo impe-
ro. Nel 1818 in Varsavia aprì la dieta,
e visitò poi le provincie meridionali dei
suoi dominii, segnalando questo viaggio
di 1 5oo leghe, con moltissimi atti di mu-
nificenza e di utilissime fondazioni. Nel
cader dell'anno passò al congresso d' A-
quisgrana, dove fu il i.°ad alzar la voce
in favore di Francia, che a lui è debitri-
ce d' un forte ribasso dell' ingente som-
ma che i vincitori l'aveano condannata
a pagare. Reduce a Pietroburgo si occu-
pò di nuovo della felicità de'suoi suddi-
ti, e se prese qualche abbaglio, rette ne
furono le intenzioni. Narrai a Polonia ed
a Plosko, che Alessandro I eresse in re-
gno la Polonia, e ne prese il titolo di re;
la dichiarazione in favore de' numerosi
sudditi massime polacchi della religione
cattolica, per la quale stabilmente accre-
ditò e istituì in Roma una legazione di-
plomatica russo -polacca e permanente,
3i4 RUS
destinandovi pel i." il cav. Ilalinski, il
cjuale sottoscrisse il concordalo per la rior-
clinazione delle sedi vescovili di Polonia,
ch'eseguì P/oF/Zj e accennai i motivi pei
quali l'imperatore fu costretto di fare u-
sciredairimperoi benemeriti gesuiti, che
la Galizia si chiamò felice di poter acco-
gliere, cioè per la gelosia del clero russo,
spaventato in vedere i numerosi proseliti
che facevano al cattolicisrao, contro le leg-
gi dell'impero che lo divietano: a Kiovi\
poi dissi in quanta riverenza tenne Ales-
sandro I la chiesa rutena; e nel voi. LI V
quanto può riguardare il ministro diplo-
matico in Ptoma. Tultavolta, e ad onta
che in Russia nel periodo circa di mezzo
secolo sieno slati inviali 4 prelati col ca-
rattere di nunzi e ambasciatori straordi-
nari; a fronte di detto stabilimento della
legazione russa in Roma, ancora la s. Se-
de non ha potuto ottenere, per quante i-
stanze abbia fatto, di poter mandare un
suo rappresentante in Russia, e residente
j)resso l'imperiale e regia corte, dal quale
possa essere informala della vera situa-
zione delle cose cattoliche in così rimote
contrade. Il diritto di correspettività da-
rebbe un giusto titolo, perchè tale do-
manda fossefinalmente esaudita, dai noti
sentimenti di equità e di giustizia che ri-
splendono nel monarca che con tanta sa-
viezza regna. In Pietroburgo Alessandro
1 chiamò i domenicani di Lituania pel ser-
vigio della chiesa cattolica, e per l'edu-
cazione de'giovani della medesima. Nel
1820 Alessandro landò al congresso di
Troppau, poi trasferito a Lubiana, ove
J'io VII mandò il cardinal Spina e mg.'"
ilfrtz/o (/^.)_, co'quali ancora l'imperato-
re espresse l'ardente suo desiderio di re-
carsi a Roma, avendo invidiato il gran-
duca Michele suo fratello che l'avea vi-
sitata, e ricevuto da Pio VII al modo che
toccai nel voi. LUI, p. i63; dipoi risol-
vette effetluai:lo e ne fece avvisare Leone
XII; ma la mortegl'impedì il vagheggiato
desiderio, come notai nel voi. XXX Vili,
p. Sy. Siccome Alessandro l nutrì sem-
RUS
pre le più vive sollecitudini, deferenza e
venerazione per Pio VII,epÌLi d'una vol-
ta aveagli scritto di amare visitarlo, giun-
se a scrivere all'I talinski: Io vorrei essere
mio ministro inRoma. Nell'ottobre 1 822 1
l'imperatore fu anche al congresso di Ve- 1
rona. Insorsero dissapori colla Porta, la
quale credeva insorta la Grecia (f^.) con
l'intelligenza russa, ma furono sopiti. Nel
1824 Alessandro I soffrì grave malattia,
nelqual annoavvenne la disastrosa inon-
dazione che rovinò la fortezza di Cron-
stadt, e fece gravissimi danni a Pietro-
burgo. Nell'autunno 182 5 si recò aTa-
ganrok, ove trova vasi da qualche tempo
l'imperatrice, indi visitò la Crimea, e tor-
nato a Taganrok seco portò il germe del
male che dovea rapirlo. A'27 novembre
gli fu dichiarato il suo imminente peri-
colo, e morì il 3o*fra le braccia dell'im-
peratrice Elisabetta. La sua morte pro-
dusse grandee sincero dolore i n tutto l'im -
pero, e vi prese affettuosa parte quasi tut-
ta l'Europa, sul destino della quale egli a-
vea efficacemente influito. Napoleone dis-
se di lui: Se muoio, egli sarà il mio erede
in Europa. Bello ed elegante della per-
sona, come tutta la sua famiglia imperia-
le, fu ornato di molte virtù, cortese e u-
mano; parlando e scrivendo bene il fran-
cese e l'inglese. La storia di questo gian
monarca si collega strettamente a quella
dell'intiera Europa^ del i.** periodo del
corrente e memorando secolo XIX, per
cui trovai indispensabile allontanarmi
dalla mia brevità. Vi sono una dozzina
e più di opere, e in piò lingue, die ne de-
scrissero le gesta: in alcune si sospetta che
gli fosse propinato il veleno, altre riget-
tano e confutano quest'asserzione; altri
infine scrissero che il male si esacerbò pel
profondo dolore da cui fu compreso in
sentire che si cospirava contro la sua vi-
ta da persone che avea beneficalo. Da di-
verse di esse pure si ricava la grandissi-
ma propensione che nutriva pel catloli-
cismo, e vi fa alcuno che giunse affer-
mare che segretamente fosse cattolico. Ne-
RUS
gli Annali delle scienze religiose ì. 2, p.
283, vi è un articolo intitolato: Sentimen-
ti religiosi deir imperatore .Alessandro I.
Da questo si apprende, che Dio toccò il
suo cuore a seguo, che in tutti i suoi im-
barazzi e bisogni, ricorse a lui con fldu-
eia, e ne ricevè lumi e conforti; ch'ebbe
una fede viva, sincera, illuminata, corro-
borata dalle profonde cognizioni religio-
se, che avea attinte dalla s. Scrittura, re-
citando quotidianamente e con divozio-
ne il salmo 90. La magnanimità del cuo-
re religioso di Alessandro I viene pure
espressa nell'articolo pubblicato eziandio
in Boma a p. 89 del Costituzionale Ro-
mano del i849>con questo titolo: Fatti
sloricij lettere autografe delV imperatore
Alessandroljsiia morte cattolica, \iì que-
sto celebrandosi le sue eccellenti qualità,
le virtù pubbliche e private, del rispetto
e amore universale ch'erasi procacciato,
che perciò n'ebbe ricompensa ancora in-
nanzi a Dio, e si aggiunge. ^' In una cir-
costanza ove si trattava d'una persona di-
vota, sulle gesta della quale la Chiesa un
giorno dovrà portare una sentenza che
innalza i santi sugli altari, un venerando
religioso depositava quanto appresso. — •
Le cose più lontane vedea, egualmente
che le più vicine. La morte dell'impera-
tore Alessandro, i motivi.. .. la suaanima
è in luogo di salute, per aver usalo mi-
sericordia ai suoi prossimi, per avere ri-
spettato.... il sommo Pontefice e proletto
la cattolica Chiesa, il Signore gli diede il
lume e grazie opportune per salvarsi.——
D'altronde sappiamo da fonte sicura,ch'e-
sistonoin Roma ed altrove ancora docu-
menti autentici comprovanti la mortecat-
tolica del pioimperatore.Non dubito pun-
to pregare per lui, diceva GregorioXVL"
Veramente questa proposizione io non la
intesi mai dalla bocca di quel gran Papa,
bensì di frequente soleva dirmi, ritenere
essere morto Alessandro 1 cattolico; an-
zi nella sua somma benignità per me, si
degnò confidarmi un segreto, con ingiun-
zione di non manifestarlo vivente lui, e
RUS 3i5
11 cardinal Orioli, che avea elevato a tal
dignità. Essendo ambedue passati agli c-
tcrni riposi de'giusti, a gloria della s. Se-
de, e de'3 personaggi nominati, Vepulo
conveniente qui svelare il segreto copian-
dolo da un foglio, che io scrissi appena
ricevuta la benevola partecipazione, onde
un giorno non alterare sillaba del pro-
nunzialo dalla veneranda bocca di Gre-
gorio XVI.^=:L'imperatore di Russia A •
lessandro I, mandò il generale N. a Papa
Leone XII per comunicargli segretamen-
te la sua viva propensione alla religione
cattolica, e il desiderio di volersene istrui-
re pienamente.il personaggio, domanda-
ta udienza al Pontefice, appena giunto
alla sua presenza, cavatasi la spada s'an-
nunziò per cattolico, volle confessarsi, e
manifestò l'alta missione; aj
giungendo
che l'imperatore domandava per l'istru-
zione un monaco camaldolese (forse per-
chè apostolo de'russi fu s. Bonifacio ca-
maldolese, di cui sopra tenui proposilo,
e al tri camaldolesi vi riceverono come lui
la palma del martirio; 0 forse tratto dalla
fama dell'allora vivente cardinal Zurla,
il quale a richiesta del conte Romanzow
illustrò diverse carte riguardanti la geo-
grafia dellaRussia,per cui si disse averlo
Pio VII creato cardinale a prerauradel-
l'imperatore A lessandro I: piuttosto i mo-
livi della esaltazione dell'ottimo e dolio
cardinal Zurla, sono.quelliche indicai nel
voi. LUI, p. 169), ovvero un religioso
de'minori conventuali. Accoltasi con le-
tizia da Leone XII la proposizione, di sera
mandò con una carrozza palatina a pren-
dere nel monastero camaldolesedi S.Gre-
gorio al Monte Celio, il p. d. Mauro Cap-
pellai i abbate del medesimo e vicario ge-
nerale di sua congregazione (probabil-
mente, perchè in lui a quelle qualità su-
blimi, che poco dopo lo stesso Leone XII
proclamò in concistoro, e fece pubblica-
re, che riportai nel voi. XXXVI li, p. 65e
69,51 univa la piena cognizione degli affari
ecclesiablicidi Russia, i quali dopo il rilor-
iiodi Pio VII in Roma nel 1 8 1 4,<^li suo or-
3i6 RUS
dine il cardinal Constivi glieli affidò e con>
tinuò a studiare e Irattare anche nel car-
dinalato). Giunto questo dottissimo ed e-
semplare religioso a' piedi di Leone XII,
questi lo pose a parte del segreto, e l'in-
vitò a recarsi in Pvussia alla gran missio-
ne (certo che felice e ubertoso ne sarebbe
stato il successo). Il p. abbate Cappellari
con modestia supplicò di esserne dispen-
sato, e fra'motivi che addusse, vi fu quel-
lo d'ignorare la lingua e nella sua età non
essere facile l'apprenderla. Allora il Papa
l'interpellò se conosceva altro individuo
che credesse opportuno all'uopo, o che
proponesse un frate conventuale. Il p. ab-
bate nominò il p. Anton Francesco Orio-
li, che riuscì di piaciménto al Papa. Posto
il p. Orioli a parte dell'importante mis-
sione e accettato l'incarico, il Papa gli fe-
ce conoscere il generale N. Mentre egli
andavalo istruendo di quanto era neces-
sario sapere, e si disponevano alla parten-
za per Russia, giunse in Roma l'infausta
notizia della morte immatura, e forse non
naturale, dell'imperatore Alessandro I, e
svanirono le belle speranze concepite, ri-
tenendosi per certo esser egli morto cat-
tolico. =
Secondo l'ordine naturale di succes-
sione, dovea montaresul trono d'Alessan-
dro I il fratello granduca Costantino, ma
questi ne avea emessa formale rinunzia
a'24 maggio 1820, quando sposò la con-
tessa Grudziuske principessa di Lowicz,
e debitamente ratificata. Inconseguenza
ereditò l'impero il magnanimo e regnan-
te Nicolò I, ch'erasi nel 1817 sposato alla
regnante imperatrice Alessandra Feodo-
rowna sorella dell'attuale re di Prussia,
e dalla quale nacque fiorente prolejaven-
do subito Nicolò I mostrato eroica fer-
mezza e valore nello spegnere le già scop-
piate civili discordie. Imperocché narra
il citato ab. Bellorao t. 2, p. 228, che nel
salire al trono dovette vincere gl'insani
sforzi d'una fazione che in Pietroburgo
avea fatto traviare dalla dovuta fedeltà
alcune compagnie di soldati. Quella fa-
RUS
zione avea ramificazioni nell'esercito di
I3essarabia,chesi rannodavano a vastis-
sima congiura sordamente ordita dalle
società segrete, che in seno della Russia
covavano fino dal i8i6,i capi delle quali
avevano formato l'esecrabile disegno d'at-
tentare a'preziosi giorni di Alessandro I,
per sconvolgere le istituzioni dominanti
in Russia. A tali cospirazioni erano unite
le società segrete di Polonia, tutte origi-
nate da quelle di Germania, distinguen-
dosi la società degli slavi uniti,che mirava
a fare una repubblica federativa di8 gran-
di regioni slave, includendovi la Boemia,
Moravia, Moldavia e la Vallachia. Aven-
do l'imperatore fatto cadere a vuoto que-
ste ree macchinazioni, si recò per la sua co-
ronazione aMosca,chequal fenice è risorta
più bella dall'incendio. Colse sì fausta oc-
casioneLeoneXlI,per inviare a Pietrobur-
go in qualità d'ambasciatore il celebrego-
vernatore di Roma mg.rBernetli,poi car-
dinale e segretario di stato,affinchè all'au-
gusto sovrano recando le sue congratu-
lazioni, gli raccomandasse vivamente i
cattolici della Russia e di Polonia: fu ri-
cevuto con gran distinzione, riuscì gradi-
tissimo, e l'imperatore oltre altre dimo-
strazioni di benevolenza lo decorò dell'or-
dine dell'Aquila bianca (da ultimo morì
e n)eritamente fu celebrato nelle Bre^fi
memo rie del cardinal Tommaso Dernet'
tiy Pesaro 185*2). La coronazione seguì
a'3 settembre 1 826,ed a*24 maggio 1 829
in Varsavia come re di Polonia. Riporta
il cav. Artaud nella Storia di Leone X II,
che questo Papa in udire come Nicolò I
avea segnalato la solennità della i.'coro-
nazione,con moltiatti di clemenza, escla-
mò: E' un'amnistia piena di magnanimi-
tà e di coraggio, e degna di Enrico IV!
Il ministro Italinsky non cessava mai di
vantare all'imperatore l'ingegno e le uti-
li apostoliche fatiche di Leone XII. Nella
biografia di questo Papa ricordai, come
dal balcone del ministro Italinsky, ascol-
tò le missioni che si predicavano in piaz-
za Navona. 11 medesimo Artaud nel t. 3,
RUS
p. 22 0, sempre veneratore di Roma, ivi
innalzando all'imperatore Nicolò I, nelle
vertenze religiose tra la s. Sede e la Rus-
sia in tempo di Gregorio XVI, fervorose
preghiere perchè volesse interamente dis-
siparle, fra le altre cose così parlò.*» Gran
Principe, voi istesso, divenuto monarca,
voi avete nobilmente significata la vostra
slima al p. ab. Cappellari, di cui eravi
stata presentata un'opera (forse: // trion-
fo della s. Sede e della Chiesa contro gli
assalti dc^ novatori, combattuti e respinti
colle stesse loro ^rwi/V, dedicata a Pio VI
nel I 799) tutta imbevuta della più pura
morale delledoltrine cattoliche, e di quel-
lo spirito d'ordine che non saprebbesi mai
abbastanza divulgare in questi tempi di
torbidi e di ribellioni. Il cav. Italinsky ha
presso la s. Sede, in nome vostro, solle-
citato l'onore della porpora per questo
dotto religioso. Io noi poteva ignorare,
perocché il vostro ministro mi ha pregalo
(era l'Arlaud incaricato d'affari di Fran-
cia in Roma)di parlare di questa doman-
da col PonteficeLeoneXII,eVostra Mae-
stà ha dovuto, più che qualunque altro
sovrano applaudire all'innalzamento al
trono del Pontefice da tanti vostri suffra-
gi assistito (posseggo su ciò la nota con-
fidenziale scritta dal principe di Gagarin
ministro di Russia in Roma al cardinal
Bernelti); ed anche prima di questo fatto,
rimasto segreto sin qui, i vostri ministri
non hanno mai potuto credere che un
Pontefice Romano uegligentasse i suoi do-
veri; i vostri ministri diversamente opi-
nando, si sarebbero eminentemente in-
gannati.Tutti idoveri dogmatici sono sta-
li compiuti con un sublime coraggio in
faccia al mondo intero^ a gloria eterna
di Roma, tanto dal Pontefice, quanto da
chi l'aiuta nelle sue apostoliche fatiche
(il cardinal Lambruschini)". Rispettando
il benemerito storico cav. Artaud, per la
diplomatica posizione in cui gli fu dato
conoscere i più reconditi segreti, quanto
alla creazione del p. Cappellari in cardi-
nale, essa data dal 21 marzo i825,erim-
RUS 317
peralore Nicolò I salì al trono il i ." dicem-
bre successivo; quindi il cardinalato del
p. Cappellari fu da Leone Xll pubbli-
cato il i3 marzo 1826. Laonde, quando
Leone XII avrà ricevuto le preziose pre-
mure dell'imperatore Nicolò 1, si sarà
grandemente compiaciuto di quanto a-
vea già disposto con riserva in petto, con-
fermandosi nell'ottima scelta, e ben a ra-
gione per la riuscita che fece felicissima,
llsuoimpero è divenuto celebre per gran-
di avvenimenti, contribuendo potente-
mente Nicolò I ai rapidi e splendidi pro-
gressi de'russi nelle arti, nelle scienze, ed
in qualsivoglia specie d'incivilimeuto,per-
fezionando l'edificio della nazionale pro-
sperità innalzalo dai suoi illustri prede-
cessori, massime da Pietro I, Caterrna li
e Alessandro I. La guerra contro la Per-
sia, in cui si cuoprì di gloria il principe
di Varsavia generale Paskewitsch, fini
colla conquista della provincia d'Erivan.
Colla vittoria navale di Navarino, unita
la flotta russa a quelle inglese e francese
suH'ottomana, contribuì all'erezione del
regno di Grecia (/^.). La guerra colla
Turchia pose l'impero ottomano ii»grave
pericolo, nella quale il valorosissimo ge-
nerale Diebitsch superando le gole del-
l'Emo oBalkan, produsse nel 1829 a'i4
settembre la paced'Adrianopoli,checon-
solidando l'indipendenza greca, procac-
ciò l'emancipazione degli armeni catto-
lici, ed ai vallacbi, moldavi, serviani, ed
ai cristiani d'oriente dell'impero ottoma-
no solide guarentigie. La Russia con tale
trattato acquistò pure parte del pascià-
latico d'Akhal-tsikhè,il resto della Curia
e le fortezze d'Anapa e Poli. Insorto nel
novembre il regno di Polonia ("/^^.j^ aven-
done seguito l'esempio da Lituania, laVo-
linia,ed altre antiche provincie polacche,
l'insurrezione dappertutto fu completa-
mente vinta. Còlla sua forza morale e ma-
teriale, col senno e colle armi nel 1849
l'imperatore, dopo aver con dolore ve-
duto il continente in balìa di forze disor-
dinale,sceseiucampoegraudemeutecon«
3i8 Pi US
corse a ristabilire l'ordine politico scon-
volto in quasi tutta Europa, e partico-
larmente in conquidere coli'imperatore
d'Austria la ribellione in Ungheria. La
guerra del Caucaso combattuta da'russi
contro il prode Sciami!, sembra che ab-
bia duplice scopo; di sostenere que'con-
finj, e di esercitare soldati e comandanti
nelle fazioni di guerra: forse se saranno
soggettate quelle Iribìi bellicose, allarghe-
ranno delle regioni caucasiche i confini
dell'immenso impero, ed appresteranno
un passaggio ai conquisti nelle Indie o-
rientali. Nel 1 852 l'imperatore concedè
il diploma di principe regnante, con do-
minio temporale sul Montenegro in Al-
bania,airattualeWladika vescovo del me-
desimo di religione greco russa, il quale
risiede nella capitale Cettigna. Siccome il
Montenegro dai turchi si considera come
una provincia che dovrebbe appartene-
re al pascialalico di *5c«frtr/, a questo ar-
ticolo ne tengo proposito, ed ove dirò del-
la guerra di recente incominciata tra i
montenegrini e i turchi ; talvolta «poca
favilla gran fiamma seconda" avendo per-
ciò le razze slave soggette agli ottomani
concepito speranze di emanciparsi. E' piò
d'un secolo che il Montenegro scosse il gio-
go turco, soggetto all'autorità spirituale e
temporale di detto suo vescovo. Pare che
la Russia avrà un porto sul mare Adria-
tico, nella costa del Montenegro. Roma
in vari tempi fu onorata dalla eccelsa fa-
miglia imperiale. JVel 1829 vi si recòla
granduchessa Elena, e fu distinta d'una
visita di Pio Vin{V.). Nel 1887 Gre-
gorio XVI accolse graziosamente e con
alti riguardi il granduca Michele fratello
dell'imperatore e marito della nominata
granduchessa. Dipoi ricevette nel 1889
e affettuosamente il granduca eredita-
rio Alessandro, la cui bell'indole destò
particolare ammirazione nel Papa e ne
fu assai corrisposto, per l'interesse che
seppe ispirare all'eccellente principe, il
(juale non solo si recò piì:i volte a visitar-
lo, ma gli disse: Le impressioni ricevute
RtJS
in gioventù giammai si cancella no; la dol-
ce memoria di Vostra Santità la terrò
semprescolpita nell'animo.. Grato l'impe-
ratore alle pontifìcie amorevolezze, man-
dò a Gregorio XVI que'doni che notai
nel voi. XXXII, p. 32 3. Corona a tante
inesprimibili compiacenze e si può dire
al memorabile suo pontificato, Gregorio
XVI l'ebbe nel dicembre 184^, per la
duplice e graditissima visita che ricevè dal
medesimo imperatore Nicolò.!, che ral-
legrò anche Roma colla sua maestosa e
augusta presenza, ciò che celebrai nel voi.
XXXVII, p. 42 e altrove, prendendo al-
loggio nel Palazzo Giustiniani (/^.), nel
l'abitazione del saggio conte di Boutenelf
suo inviato straordinario e ministro ple-
nipotenziario presso la s. Sede. Di questa
avventurosa venuta in Roma dell'impe-
ratore, ne'due abboccamenti profittò il
zelantissimo Pontefice, con esporre alla
benignità imperiale, eziandio colla elo-
quenza della viva voce, il suo paterno do-
lore pegli avvenimenti della chiesa cat-
tolica latina e rutena in Russia, epei quali
per sagro e imperioso dovere del suo pon-
tificio ministero avea fatto replicate rap-
presentanze (dellequali parlai a Gregorio
XVT, a KioviA, ed agli altri relativi ar-
ticoli) apostoliche contro gli alti de'suoi
ministri, per riparare al fatto e per mi-
gliorare la condizione de'numerosi (circa
1 2 milioni)cattolici dell'impero russo,che
teneramente con effusione di cuore rac-
comandò alla saggezza, alla grandezza
d'animo, alla magnanima equità, patro-
cinio e clemenza del possente monarca,
che signore di se stesso non meno che del
vasto impero, il nobilissimo, retto e pru-
dente giudizio, da tanto tempo formano
la meraviglia dell'universo. Questi aven-
do tutti edificato colledimostrazioni d'os-
sequio reseaGregorioXVIjdi cui fui for-
tunato e vicinissimo testimonio, restò in
modo particolare veramente soddisfallo
e contentissimo de''soavi e dignitosi modi
del Papa, epenelrato delle sue rimostran-
ze e zelo, gli fece concepire liete speran-
RUS
ze, di voler porgere a tulio soHecilo prov-
vedimento. Nella camera de'pari di Fran-
cia, nell'indirizzo alla corona del gennaio
1 846 si parlò ancora del viaggio dell'im-
peratore di tutte le Russie a Romane dei
suo colloquio col sommo Pontefice. Ecco
una parte di quei discorso. « Il possente
sovrano al quale un uomo di stato clie
siede tra noi lia dato lode di essere mo-
narca giudizioso e conseguente, è andato
ad onorare in Roma la maestà disarma-
ta del Pontefice. Il che senza dubbio im-
porta qualclie significante impegno per
l'avvenire. Noi dobbiamo sperare, che da
questo colloquio, da questo accoglimen-
to, da questo rispetto portato da si lun-
gi, nascerà qualche cosa come la Religio-
ne r ispira." Ed in fatti, già per le chie-
se latina e armena fu elfeltuato, col con-
cordato concluso col regnante Pio IX,
die nominò a trattarlo il cardinal Lam-
bruschini e mg.** Corboli Bussi, il quale
atto solenne riprodussi a Polonia (^.).
Nutro confortante lusinga di poter cele-
brare altresì quanto riguarda i Ruteni
(f^')j e così il grand* imperatore avrà la
gloria di aver pienamente consolato tutta
quanta la chiesa cattolica, che registre-
rà il suo nome a caratteri aurei e inde-
lebili, e co'sensi della più riverente ed e-
terna riconoscenza. Inoltre GregorioXVI
provò la dolce soddisfazione di ricevere
la granduchessa Maria Nicolowna figlia
dell' imperatore, col marito duca Mas-
similiano di Leuchlenberg (del quale ri-
cuperò r appannaggio, di che parlai nel
voi. XXXII, p, 326) principe d'Eich-
stadt (da ultimo defunto); il celeberri-
mo conte di Nesseirode, gran cancellie-
re dell'impero russo e Nestore di sua di-
plomazia; e nel 1846 ancora il grandu-
ca Costantino, altro degno figlio dell'im-
peratore. Gli eccelsi suoi fratelli i gran-
duchi Nicolò e Michele, nel maggio i852
visitarono Roma,e furono accolti dal Pa-
pa Pio IX, con tutte le dimostrazioni do-
vute all'alto loro rango, e dichiararono
al cardinal Lambruschini l'estimazione
RUS
'9
del loro imperiai genitore. Nel n.° 3 del
Giornale Romano 1848 si legge un ar-
ticolo di mg.^ Marino Marini canonico
Vaticano, su 3 edificanti pellegrine russe
che presentarono nella basilica di s. Pie-
tro divote oblazioni al principe degli a-
postoli,per sciogliere un loro voto.Questo
omaggio religioso consistè in un tappeto
tessuto in oro e lana, e denaro per larvi
ardere ceri. Con siffatta dimostrazione le
pie russe dierono a conoscere d'essere pe-
netrate di que'sentimenti, che tante volte
formarono la gloria de'Ioro padri, allor-
quando sino dai remoti tempi gli abitan-
ti delle regioni settentrionali tributaro-
no speciali ossequi alle sagre ceneri de'ss.
Pietro e Paolo. Mi piace e trovo oppor-
tuno di terminare questo articolo , con
riportare quanto si legge dell'imperatore
Nicolò I, nella Gazzetta uffìzi ale di P^ieu-
na, e che ricavo daW Osservatore Roma-
no de* 18 maggio i852.>» Sono trascorsi
1000 anni, dacché, dalla fondazione di
Rurik, sull'elevata pianura fra le sorgenti
del Volga e del Dnieper, crebbe, da cin-
que tribù slave, la potenza colossale della
Russia. Fra breve le campane di Mosca
e di Pietroburgo festeggieranno 1 000 an •
Ili d'esistenza; ed in Asia e nell'America
del Nord, dalle steppe gelate della Sibe-
ria fino ai confini dell'Europa centrale,
le più varie razze di popoli parteciperan-
no alla festa. I fogli della storia russa par-
lano in sitTatta occasione, per così dire,
da se, indicando le di verse epoclie, dal con-
tatto coll'impero bizantino e dalla lotta
contro i. tartari, fino alla fondazione di
Pietroburgo, ed all'incendio di Mosca che
chiuse un'era di grandi commovimenti,
a guisa d'un'eca tombe dedicata alla di-
vinità. Quello ch'è la Russia, essa lo di-
venne per opera de'snoi grandi monar-
chi. Pietro i il Grande \\ 1° imperatore,
salutato come tale dal senato, dal sinodo
e dal popolo entusiastato. Caterina il e
l'imperatore Nicolò I grandeggiarono, co •
me apparizioni colossali, in mezzo al tor-
rente della storia de'teropi;ela vita di essi
320 BUS
contrassegna eziandio l'epoche più im-
porlanli dello sviluppo della Russia. La
posizione e la grandezza che ora mostrai*
può la Ptussia, essa la deve specialmente
un'imperatore regnante. Allorché l'im-
peratore NìcoIq 1, più di 25 anni fa, as-
sunse le redini del governo, il vasto im-
pero senti vaancora gli effetti dannosi del-
le grandi guerre. Continuava qua e là u-
iia sorda agilazione.Col soggiorno in istra*
iiieri paesi si erano fatte strada idee stra-
niere; le finanze erano rovinate; e mal-
grado molli tentativi di riforme, pochi
miglioramenti erano passati nel cuoredel-
Ja nazione. L'imperatore Nicolò I, subito
dopo la sua assunzione al trono, comin-
ciò con mano poderosa ad ordinare e sa*
uare. Piegolò i rapporti monetarii, diede
all'impero un codice generale, perfezionò
l'amministrazione. Il soldato si rallegrò
presto di servire per un minore periodo;
l'abitante della campagna rallegrossi di
speciale raddoppiata attenzione; alla co-
struzione di canali e strade, seguì (piella
dellestrade di ferro; fiorirono il commer-
cio e l'industria. In tutto però l'impera-
tore si attenne fermamente ad un punto
di situazione strettamente russo. Cercò
di risvegliare in tutte le classi della so-
cietà una coscienza piìi nobile della po-
tente patria, e fu presto lieto di risultati,
che premiarono le sue cure. La forza pro-
duttiva del suolo, da i eoo anni coltivalo,
uianifeslossi nel più splendido modo. Iq
mezzo a tutti questi sforzi, domina, oltre
a ciò, come pensiero dirigente, l'idea del-
l'ordine, che anima vivamente l'illustre
sovrano. Essa è la somma morale della
sua vita, l'impulso d'ogni sua attività. 11
potente suo spirito cerca di raggiungere
e di riacquistare questo scopo io ogni ri-
guardo. Questa direzione, coerentemente
seguila per molti anni, operò che in un
tempo, nel (juale l'Europa centrale chi-
«ossi per un momento dinanzi all'urlo
d'un'inaspettala bufera, nel quale la sles-
sa Inghilterra fu sorpresa da brivido feb-
brile, e gli elementi conservatori, sebbe-
RUS
ne apparentemente, pure cedellero, la
Russia, irremovibile e non attaccata, ap-
parve come il baluardo e la colonna del-
l'ordine politico e sociale. La Provviden-
za permise agl'instancabili sforzi dell'im-
peratore di poter far conseguire anche ai
suoi alleati in vicini paesi,o mediante aiuti
morali, o mediante soccorsi immediati,
ciò ch'egli aveva ottenuto all'interno, la
signoria, cioè ilconsolidainento delle idee
d'ordine. La potenza della Russia fu con
saggia moderazione adoperala soltanto a
ridonare al più presto e dappertutto a-
gli elementi conservatori la necessaria in-
dipendenza. Con questa posizione della
Russia nel mondo, l'imperatore ha fatto
cèrtamente al suo impero il più prezioso
regalo, onde solennizzare la sua millena-
ria esistenza. La sua eilìgie si associa già
adesso alle più importanti fra quelle dei
suoi predecessori. Si capisce in tulli i paesi
della terra, che l'energica volontà, l'alia
attività, le profonde vedute di questo mo-
narca, sono quelle die sollevano ki gran-
dezza della Russia, e che sono così ailidati
alfa v venir di quell'impero, semi del piùe-
stesosviluppo.Che scora tempi più favore-
voli hanno ridonato,quasi in tutti gli stati
europei,agrinteressi conservatori il domi-
nio nella forza loro propria fondalo, ciò
non può se non accrescere interesse per una
creazione di looo anni, la quale nella
giovanile sua forza intrecciò da se stessa
corone non appassibili per la grande so-
lennità. Mediante l'ordine ed il principio
monarchico, la Russia diventò in looo
anni quello ch'è". A'i6 agosto 1 852, in
nome del Papa Pio IX, fu pubblicata ia
Roma la Dichiarazione o Trattato con-
venuto fra il governo pontificio e quello
dell'imperatore di tutte le Russie, per un
reciproco accordo di eguale trattamento
de'legni marittimi ne'porli d'ambedue gli
slati, circa la percezione de'dazi, diritto
di navigazione o didogana,dovendosi ri-
guardare come legni nazionali. Questo
trattalo era stalo concluso e sottoscritto
il G del precedente luglio dal cardinal An-
RUS
tonelli segretario di stato, e dal sig. A.
De BoulenefF, iaviato straordinario e mi-
nistro plenipotenziario presso la s.Sede.
Ai già rammentati storici dell'impero di
tutte le Russie, aggiungerò i seguenti. Me-
morie istoriche, politiche e militari della
Russia dal 1728 al l'j^^^con una idea
succinta della milizia ^ della marina, del
commercio^ ec. di quel vasto impero j o-
pera scritta dal generale De Manstein,
Lipsia 1 77 1 . Le Clerc, Storia della Rus-
^itìf, Venezia i785.Cav.Compagnoni,iSVo.
via dell'impero russo, Roma 1829. Le-
vesque, Storia di Russia, Milano 1826.
Chilkof, Ristretto della storia russa. Mo-
sca i835. Glinke, Storia della Russia^
Mosca 1818. Pagodine, Compendio della
storia russa, Mosca i835.
RUSTICI ANA. Sede vescovile di Nu-
inidia della provincia Bizacena, nell' A-
frica occidentale, sotto la metropoli di
Cirta. Si conoscono due vescovi, Leonzio
dei 4 ■ I donatista, e Donato cattolico per
cui nel 484 fu esiliato da Unnerico radei
vandali. MorcelH, ^/r. dir.
RUSTICI Rustico, Cardinale. Ro-
mano, che Onorio II nelle tempora di di-
cembre i 1 27 creò cardinale diacono di s.
Giorgio in Velabro e arciprete della basi-
lica Vaticana, e sottoscrisse il suo nome
in una bolla deli 128. Si trova pure tra
gli elettori dell'antipapa Anacleto II nel
I i3o.
RUSTICLA o RUSTICA (s.), abba-
dessa di s. Cesario d'Arles. Nacque a Vai-
son nella Provenza l'anno S5S, di nobile
famiglia, e perdette il padre lo stesso gior-
no delia sua nascita. In età di 5 anni fu
rapita da un signore chiamato Cherano,
col progetto di sposarla quando fosse giun-
ta all'età conveniente. La venerabile Li-
liola abbadessa di s. Cesario d'Arles riu-
scì a trarre la giovinetta dalle mani del
rapitore, e l'allevò nella sua comunità.
Rusticla mostrò le più felici disposizioni
per la virtù, e disprezzando le cose della
terra, deliberò di passare la sua vita in
quel monastero. Divenuta religiosa, uoa
VOL. nx.
RUS 32 1
occupossi che dell' osservanza della sua
regola, ed imparò a memoria lutti i li-
bri della Scrittura. Le sue virtù le gua-
dagnarono talmente la stima della comu-
nità , che dopo la morte di Liliola fu e-
letta abbadessa, sebbene non avesse più
di 18 anni. Ella corrispose alle speranze
che si avea concepito di lei; aumentò le
sue austerità coprendosi di ruvido cilicio,
e non facendo sovente che un pasto solo
in 3 giorni; e vegliò con assiduo zelo le
sue religiose, tuttoché fossero in numero
di 3oo. Accusala al re Clotario II di ce-
lare nel suo monastero il principe Chil-
deberto, quel monarca inquieto la fece
prendere, e fu condotta alla corte. Do-
muolo vescovo di Vienna difese l'abbades-
sa d'Arles contro i suoi accusatori, ed el-
la confuse ancor meglio la calunnia colio
splendore de'suoi miracoli e delle sue vir-
tù. Ritornata nella sua comunità, conti-
nuò a governarla con edificazione, finché
passò di questa vita Tanno 632, in età
di 77 anni. Fu seppellita nel suo mona-
stero; ma poscia si trasportò il suo corpo
nella cattedrale di s. Trofimo, lasciandosi
però il di lei capo nell'abbazia di s. Ce-
sario. Celebrasi la sua festa agli 1 1 di a-
gosto.
RUSTICO (s.), vescovo di Alvergna.
Era un santo prete nativo di Alvergna,
ed uffìziava una parrocchia. Essendo mor-
to nel 4^3 s. Venerando vescovo di Al-
vergna, si suscitò una fiera disputa sulla
scelta del suo successore; ma dicesi avere
Iddio fatto conoscere la sua volontà in
maniera portentosa, e che perciò fu in-
nalzato Rustico a quella sede. Non si han-
no altre particolarità della sua vita. Mo-
ri circa la fine del regno di Valentiniano
III, ed é nominato nel martirologio ro-
mano a'24 di settembre.
RUSTICO (s.), vescovo di Narbona.
Nacque nella Gallia narbonese circa la
fine del regno dell'imperatore Teodosio
I. Suo padre chiamato Bonoso, fu vesco-
vo di santa vita, e sua madre premuro-
sissima della di lui educazione lo mandò
21
322 RUS
a Roma per perfezionarsi nelle scienze.
Tornalo in patria, abbracciò la vita mo-
nastica, e fu in seguito ordinato prete da
s. Procolo vescovo di Marsiglia, che l'uni
alla sua chiesa. Circa l'anno 427 o 43o
fu collocato sulla sede di Narbona. Égli
ricevette con molta carità i cristiani d'A-
frica e di Mauritania, che la tirannia dei
vandali avea costretto a ritirarsi nelle
Gallie. Assistette al sinodo che ricevette
con gioia la lettera di Papa s. Leone 1 a
Flaviano dì Costantinopoli, e che con-
dannò l'eresie di Nestorio e di Eutiche.
Si colloca la sua morte nel 462, ed è no-
minato nel martirologio romano a'26 di
ottobre.
RUSTICO Agapito, Cardinale. F.
s. Agapito 1 Papa.
RUSTICO, Ctì^r^m^/e. Nobile roma-
110, di grande abilità e somma dottrina,
lo zio Vigilio Papa del 54o Io creò car-
dinale diacono, e con esso si recò in Co-
stantinopoli per celebrarvi un concilio ,
ov'erasi portato quale legato di s. Agapi-
to I del 535 per assistere ad altro con-
cilio tenuto contro il patriarca Anastasio
iufello dell'eresia de'monotelili, come ri-
levasi dalla sua sottoscrizione posta alla
sentenza proferita contro Severo e Zoara,
sotto Menna vescovo di Costantinopoli.
Guadagnato per buona somma d'oro da-
gli eretici, osedolto da Felice monaco gil-
litano nell'Africajabbandonò Vigilio per-
chè moslravasi alieno dal condannare i
Tre capitoli famosi, e descrisse con dia-
logo la disputa contro gli Acefali^ che si
legge nel t. 6 della Biblioteca dt' Padn\
nel quale dimostra che vi sono i\i\e na-
ture in Gesù Cristo unite ad una sola per-
sona, dimodoché lo stesso ch'è il figlio di
Dio è figlio dell'uomo. In fine di esso ag-
giunse una velenosa apologia contro il Pa-
pa, per la difesa che faceva de' Tre ca pi-
ttili. Inoltre scrisse parecchie lettere con-
tro il giudicato dello stesso Vigilio, colle
quali allarniò contro di lui tutto il cri-
stianesimo, per cui abbandonato il Papa
dalla maggior parie del suo clero, si vi-
RUS
de costretto a scrivere diverse apologie in
sua difesa. Vedendo il Papa che l'incen-
dio andava dilatandosi , raccolto a con-
cilio un sufficiente numero di vescovi, ful-
minò a' 18 marzo 55o l'anatema contro
i suoi ribelli e avversari che persistevano
nella loro pertinacia, insieme a Rustico
che degradò dalla jlignità cardinalizia. Per
questo colpo inaspettato, ravveduto e
commossOjiitornò pentito e compunto ai
piedi del Papa, il quale lo accolse con pa-
terna clemenza, e reintegrò del grado. Si
vuole morto nel 595. Compose ancora
un discorso contro gli acefali e nestoriani,
ed un trattato sulla difesa de' Tre capi-
toli, opere che andarono perdute.
RUSTICO, Cardinale. Fiorì nel pon-
tificato di S.Gregorio I del 59o,ed era car-
dinale prete del titolo de' ss. Gabinio e
Susanna alle due Case.
RUSTICUCCI Girolamo, Cardinale,
Nobile di Fano, ebbe la disgrazia di per-
dere i genitori essendo ancor fanciullo.
Sino dall'adolescenza die chiari indizi di
quella modestia e mansueludineche man-
tenne in tutta la vita. Di 20 anni por-
tatosi in Roma, fu ammesso nella corte
del cardinal Ghislieri, poi s.PioV,in qua-
lità di segretario; ed avendo dato in tre
anni prove luminose di fedeltà, pruden-
za e valore, divenuto Papa nel i566 s.
Pio V lo dichiarò segretario di stato, e
suo domestico segretario, volendo più
volte che assistesse alle udienze che dava
agli ambasciatori. Nell'assenza del car-
dinal Bonelli nipote del Papa, questi gli
addossò la mole di tutti gli all'ari eccle-
siastici; quindi in premio di sue virtù e
benemerenze a' 17 maggio 1570 Io creò
cardinale prete di s. Teodoro, e neh 57 i
amministratore perpetuo diSinigaglia,fa-
cendolo protettore dell'ordine cistercen-
see onorandolo della sua più intima con-
fidenza. Non Gregorio XIII lo fece vica-
rio di Roma nel 1577, P^^' ^"' S'' »'asse-
gnò il vescovato,al dir del Siena, ma ben-
sì Sisto V nel i587, come riporta Pon-
tili, Elenchiis vicar.Urbis: inoltre Sisto
RUS
V lo avea già fallo suo segrelarlo di sla-
to. Trasferito al titolo di s. Susanna,gran"
demente ne restaurò la chiesa, ne costruì
la decorosa facciala, ornandola con va-
ghi abbellimenti e colle pitture rappre-
sentanti la storia di Susanna, come la de-
scrive il profeta Daniele.Questo titolo con
beneplacito di Clemente Vili ritenne ,
quando nel 1 600 divenne vescovo di Sabi-
na; indi nel i6o3 passò al vescovato di
Porlo, nel qual anno placidamente morì
in Roma, di 66 anni, disponendo d'esse-
re sepolto nella chies5 del medesimo, a-
vanti l'altare maggiore, con semplicissi-
ma iscrizione. Lodato per pietà, per re-
ligione, per meriti, intervenne a 6 con-
clavi. Fabbricò in Roma un palazzo che
die nome alla Piazza Rustìcucci (^.), o-
ra Palazzo Accoramhoni (T'.).
RUSUBICCARIO. Sede vescovile di
Africa,nellaMauritiana Cesariense, sotto
la metropoli di Giulia Cesarea. Il vesco-
vo Costanzo nel /\.\ i ^\x alla conferenza
di Cartagine, e sottoscrisse gli errori dei
donatisti. Morcelli, /éfr. chr.
RUSUBIRIT ANO. Sede vescovile del-
la Mauriliana Cesariense, neirAfrica oc-
cidentale, della metropoli di Giulia Ce-
sarea, di cui il vescovo Felice nel 484 f^
esiliato dal re de' vandali Unnerico, per
aver professata la fede cattolica contro i
donatisti. Morcelli, Jfr. chr.
RUSUCA. Sede vescovile della pjo-
vincia proconsolare dell'Africa, sotto la
metropoli di Cartagine. Cresconio suo ve-
scovo nel 4» I sostenne il cattolicismo al-
la conferenza di Cartagine. Morcelli, A-
fr. chr.
i RUSUCURIO. Sede vescovile d'Afri-
ca nella Mauriliana Cesariense, della me-
tropoli di Giulia Cesarea, eh' ebbe 3 ve-
scovi. Fortunato cattolico nel 4^ '> N**
nello legato de'vescovi di Mauriliana nel
419 al concilio di Cartagine, e Metcua
esilialo nel 4^4) come cattolico, dal re
vandalo Unnerico. Afr. chr.
RUTENI, RiUheni. Cattolici osservan-
ti il rilo greco, e chiamati perla loro u-
R U T 323
nione alla chiesa romana, Greci-iinki, o
di Rito -greco-unito , e la loro chiesa si
denomina. Chiesa rutena greco-unita.
Propriamente ruteni significa russi, e fu
il primitivo nome di questi popoli, adot-
tato invece di rossolani , come che più
dolce nella pronunzia.il prof. Osann im-
pose il nome di Rutenio al nuovo metal-
lo da lui rinvenuto nel 1829, analizzan-
do il platino grezzo de'monti Urali, ap-
punto perchè questa catena di montagne
sono nella Russia, le quali si credono i
monti Rifei, Rimmici o Iperborei degli
antichi. Questi ruteni non si devono con-
fondere eòi Ruteni i Riitheni^ popoli della
Gallia nella i.^Aquitania, che abitavano
un territorio poi rappresentato dal Ro-
vergue, ora parte del dipartimento d'A*
veyron -in Francia. Inoltre si chiamaro-
no Rutheni Provinciales i popoli della
medesima i.'Aquilania al sud de'ruteni,
che avevano per capitale Albiga, oggi di-
pai timenlo del Tarn in Francia slessa.
Chiamansi dunque propriamente Rute*
ni i cattolici di rito greco esistenti ne'do-
minii russi, prussiani e austriaci. Seguo-
no questo rito, perchè oltre la predica-
zione della fede in RussiaeA a'popoli rus-
si o ruteni, che vuoisi eseguita Jas. An-
drea apostolo, come notai in quell'arti-
colo, la vera e certa conversionealcristia-
nesimo di essi derivò da s. Ignazio patriar-
ca della chiesa greca di Costantinopoli,
la quale allora era perfettamente unita
alla s. Sede, e di conseguenza adottaro-
no il rilo greco, che i Papi riconobbero,
confermarono in uno ai loro usi, e ne cu-
rarono l'osservanza, massimedopo la rin-
novata unione de'ruteni, ed in tuttociò
che non si opponeva l'antico rito nazio-
nale ai donimi cattolici, facendo così par-
te la chiesa rutena cattolica della s. ro-
mana chiesa. Questi riti, principalmente
i russi o ruteni, li ricevettero dai ss. Ci-
rillo e Metodio (de'quali trattai pure a
Moravia, a Olmùtz ed altrove), in uno
alla lingua sagra di Schiavonia o Stavo-
nia {f^-) 0 slava, essendo i primitivi pò-
324 I^ U T
poli che si slabilirononelle regioni delle
Russie, RiUenie Schìavonio Slavi. Dopo
che i greci si lasciarono trasportare dallo
scisma, separandosi dall'unità della fede
colla s. Sede apostolica, la maggior parte
de' ruteni polacchi, che ne seguivano il
rito, rimasero nella comunione della ro-
mana chiesa cattolica, e si denominarono
greci-ruteniuniti ; gli altri che seguiro-
no lo scisma, come i russi, si chiamarono
dissidenti, scismaticijgrecinon-unitijchie-
sa greca -russa, la quale assunse il titolo
di ortodossa, ma è eterodossa. A Grecia
non solo feci la storia, della chiesa greca
e di tutte le sue vicende ecclesiastiche ,
ma eziandio trattai del suo rito, delle sue
liturgie, della sua disciplina ecclesiastica,
ed anche del rito, liturgia e disciplina del-
la chiesa greca-russa non unita, e perciò
scismatica, di che meglio ragionai a Rus-
sia come suo argomento. Descrissi a Gre-
cia anche le vesti sagre, eziandio de* ve-
scovi, in un al Bacolo o Pastorale (F".),
in questo 2." avvertendo che il bacolo dei
vescovi ruteni, come quello de'maroniti,
termina colla croce, e lo afferma Duran-
ti, De ritibus ecclesiae catìiolicaey lib. 2,
cap. 9, ove scrive, che apiid Ruthenos ba-
culus Pastoralis est cruciatus, e forse so-
lo nella lunghezza sarà nel resto differen-
te dagli altri. Delle liturgie greche ne
parlai ancora a Liturgia, come nel voi.
XXXIX, p. 51,69. ^^^ tempo della per-
fetta unione della chiesa russa con la la-
tina, ebbe origine la composizione di tut-
ti i libri liturgici, de'quali si serve anco-
ra,almeno quanto alla sostanza del culto
divino, comeil gran WhvoMenaeunifCom-
posto da s. Cirillo, il quale tradusse del
pari in lingua slava l'Octoich, celebre
collezione d'inni della chiesa russa: la tra-
duzione della Bibbia nella stessa lingua
è de'ss. Cirillo e Metodio; generalmente
i libri liturgici della Russia furono com-
posti in lingua slava da slavi cattolici.
Giovanni Vili neir872, e altri Papi con-
fermarono le liturgie introdotte da'delti
ss. fratelli, come Innocenzo IV. Clemente
RUT
Vili egualmente approvò ai ruteni cat-
tolici i loro riti nelTavventurosa riunio-
ne, non ripugnanti alle cattoliche veri-
tà; e poco dopo Paolo V col breve Solet
circitmspecta^de' i odicembre 1 6 1 5, Bull,
de prop. fide, Appendix 1. 1 , p. 1 2 3: i^a-
cros Ruthenorum calholicos ritiis tollere
nunquam Ecclesiae latinae mentem fuis-
S€y imo eos esse ciun onini diligentia con-
servandos significai. Urbano Vili in i-
dioma slavo fece stampare il Messale ac-
cresciuto e corretto, e l'approvò a'29 a-
prilei63i, col brève Ecclesia catholica,
loco cit. p. 1 82: si legge a p. 243, che In-
nocenzo X fece pubblicare il Breviario ri-
formato in lingua slava, e lo confermò col
breve Romanuni PontificenifÒQii feb-
braio 1 648 : De sacris libris ritii quidem
romano y sed idiomale slavonico^ et cha-
racteribus s. Hìeronymi conscn'ptisj qui
opportuna indigeni recognitione, tracta-
tur. Nel medesimo i?w/Z., Appendix t. 2,
p. 1 53, vi è la bolla di Benedetto XI V,7>;ì-
posilonobìs, de'27 marzo i yS i : Faculla-
tem concedil sacerdotibus latinis in tota
Russia Polonica commoranlibus ^ cele-
brandi Missam in ecclesia Ruthenorum
unilorum, deficienlibus lapideis altariuni
tabulis rile consecratis , super sacris eo-
rumdemRulhenoruni Anlimensiis yilu la-
menlatinojatquc etiam eorumdeni calici-
bus stanneis utendi. Nel voi. XXXIII, p.
3o6 ricordai la costituzione di Benedetto
XIV,colla quale tolse gli abusi insorti tra*
slavi latini nelle liturgie,e riportai il titolo
delle opere in idioma illirico e slavonico,
che si trovano nella celebre tipografia di
Propaganda ^fi?e in Roma. Nello stesso
Bull. t. 2, p. 267, riportai il breve di Pio '
VI, Ex Romani, de'26 febbraio 1782 :
Michaeli Primoswiae presbytero Ruthe-
no facultalem concedil exercendi Ponti-
ficalia in Iota ditione mttropolis lotius
Russiae modo, et forma quo archiman-
dritae Rutheniexerceiit.^e^W Annali del-
le scienze religiose l. 5, p. i25, pubbli-
cato nel 1837, vi è il seguente articolo.
« Alterazioni del Rituale della chiesa gre-
RUT
ca-iinitafatte per ordine del governo rus-
so. II dì 2 getlembi'ei834 il clero della
chiesa greco-unita del distretto di iVbvvo-
grò <^eA: presentò una memoria a mg/Giu-
seppe Siemaszko, vescovo di rito greco-
unito della diocesi di Lituania. Questa
importante memoria è del seguente te-
nore. Col più profondo ossequio noi sot-
toscritti presentiamo a Vostra Signoria
Illustrissima e Reverendissima la seguen-
te memoria che concerne la riforma del
nostro Rituale greco-unito. i.° Dacché
nell'anno 1439 fu effettuata nel concilio
di Firenze la perfetta unione delle chie-
se orientale e occidentale, fu eziandio in-
culcata una riforma generale del Rituale
greco, la quale non è stata mai impresa
dalla chiesa scismatica,istigata a fare que-
sto ostinato contrasto da Marco d'Efeso.
Dal nostro canto vogliamo unanimemen-
te rimaner fermi nell'unione con Isido-
ro (/^.) nostro metropolitano di Kiovia,
il quale tenne le veci nelsummentovato
concilio del patriarca d'Antiochia, e con
Gì useppe patriarca diCostantinopoli; im-
perocché questa riforma è stata espresr
samente ingiunta a tutta quanta la chie-
sa greca, e noi, siccome greci uniti, ci tro-
viamo tuttora nello stretto obbligo di ap-
plicar l'animo nostro ad effettuarla. 2.°
Dacché la Russia settentrionale si separò
interamente dalla s. Sede di Roma, il cle-
ro di Lituania nell'anno i ^95 ia un con-
cilio convocato in Brzesc-Litewski (Ere-
sia) e ad istigazione del suo zelante ar-
civescovo Michele Rohera, unanimemen-
te dichiarò voler rimanere fermamente
unito col capo visìbile della chiesa roma-
na.Questa unione fu nell'anno susseguen-
te confermata da Papa Clemente Vili. Il
concilio diBrzesc-Litewski non solo diriz-
zò la sua attenzione alle cose concernenti la
fede, ma eziandio alle ceremonie ecclesia*
stiche,secondo il Rituale, ch'era stato pre-
scritto nel concilio diFirenzeene'suoiatli;
questo concilio ci ha lasciato, per riguardo
a questo, un durevole precetto. 3." Leo-
ne Kiszko, meti'opolitauodi tutta la Rus-
RUT 325
sia, nel concilio da lui convocato nel 1720
a Za mosk confermò la nostra unione non
solo in ciò che concerne le cose esterne
con espressioni precise, il di cui signifi-
cato é adottato tuttora da noi, ma bea
anche per riguardo a quello che deve far
distinguere il nostro Rituale da quellodei
greci-non-uniti; egli alterò le ceremonie
in un senso lutto favorevole all'unità del-
la chiesa, e principalmente in ciò che ri-
guarda la s. Messa, prescrisse le vesti men-
ta sacerdotali, e quanto risguarda l'alta-
re; nellequali cose egli tenne la mira più
presto alla decenza, ai vantaggi ed all'e-
dificazione de' fedeli, che alle antiche u-
sanze bizantine. À questa guisa egli ha
imposto a tutto il clero unito di Gallizia,
di Ungheria, della Schiavonia, di Dalma-
zia, di Croazia e di Bosnia un precetto che
dev'essere sempre da noi rispettato; e nel
tempo slesso ci animò a mantenere fe-
delmente quella fede, che avevamosolen-
nementegiuiatonel seno della chiesa ro-
mana. 4«° ^Paragonando ora le più anti-
che edizioni de'Messalide'greciuniti, che
apparvero alla luce coli' approvazione e
mediantela premura de'nostri zelanti pa-
stori, quale appunto si é il Messale, che
fii dato alla luce dal metropolitano Ci-
priano Zacowski nell'anno 1 695, dedica-
to al principe Carlo Stanislao Radziwil,
e che lo corredò con un bel proemio in-
dirizzato al clero greco-unito, nel quale
Io esorta a mantenere l'unione con Ro-
ma : inoltre il Messale del metropolitano
Kiszka dell'anno 162 7; l'edizione fattane
dal metropolitano Szeptyckì dell' anno
1740; finalmente per tacere molle altre
anteriori, l'edizione del metropolitano
Giuseppe Bulhak, impressa a Suprasla
Wilna : troviamo che essi in nulla si di-
scostano dagli antichi Messali. Gli altri
libri ecclesiastici, se si eccettui qualche
differenza di poco momento, tutti quan-
ti sono conformi tra loro; di guisa che
non può dubitarsi che essi tutti debbano
esser provenuti dal comun fonte della
chiesa orientale, principalmente se si con'
326 RUT
Sideri che essi sono siati adoUali da tan-
ti vescovi, ed autorizzati da un usocotan*
to antico. 5° Ma V edizione dei Messale
che fu fatta in Mosca nell'anno i83i,e
che fu destinato al nostro clero, molto si
diparte dalle antiche in un punto essen-
ziale di nostra fede, vale a dire, nella pro-
cessione dello Spirito santo dal Figlio, ed
altresì in altri punti, per esservi slate in-
trodotte alcune proposizioni e variazioni
nelle preghiere. Di più, in esso non si fa
menzione neppure con una sola sillaba
del romano Pontefice, verso cui a dimo-
strazione della nostra indissolubile unio-
ne,prendendo gli ordini sagri,noi ci siamo
obbligati con giuramento a prestargli o-
nore ed ubbidienza, alla slessa guisa co-
me siamo tenuti in virtù di un giuramen-
to ad onorare e a serbar fedeltà al nostro
grazioso imperatore. Quindi noi deside-
riamo , in virtù della potestà pastorale
di V. S. Ill.maeR.raa, di essere dispen-
sati dall'adottare il Messale di Mosca, e
tutti gli altri libri liturgici pubblicati co-
là, ed umilmentesupplichiamo la di Lei
benignità di volerci permettere l'uso di
que'libri di cui ne'rili della chiesa greca -
unita abbiamo sempre fatto uso secondo
l'ultima edizione di Suprasl. 6.° Presso
! greci uniti il popolo da due secoli incir-
ca suole starsi inginocchiato assistendo
alla s. Messa; esso desidera vedere espo-
sto il ss.Sagramento in tutte le domeni-
che e nell'altre feste maggiori,ed assistere
ad una Messa o ad un uffizio, secondo il
bisogno e le circostanze; recitar le era-
zioni col prete dopo la Messa, e fare pro-
fondissimi inchini all'elevazione del ss.
Sagramento : tutte queste ceremonie so-
no prescritte dai nostro Rituale, ad og-
getto di celebrare degnamente las. Mes-
sa. Non si possono tralasciare senza susci-
lare un fortissimo malcontento presso tut-
ti i greci-uniti , e principalmente presso
il basso popolo, che già guarda il clero
conocchiominaccevole.Menlre finalmen-
te il clero greco-unitonel distretto di No-
wogrodek presenta aV. S, lll.mac R.ma
RUT
la presente supplica ad oggetto di far di-
stinguere la. Chiesa unita, dalla nonuni-
ta,si raccomanda umilmente alla bene-
vola sollecitudine di V. S. lll.maeRma.
ch'è il nostro pastore, e per ognicasoed
occorrenza che potesse accadere.E per mo-
strare che quanto abbiamo sopraesposto
nella nostra supplica, è stato scritto di con-
cordeavviso di tutti, convalidiamo questa
nostra supplica, segnandola tutti di pro-
prio pugno. Nowogrodek, i settembre
1 834". Nel vol.XXXIX,p. 69, già citato,
ricordai la riconciliazione de' vescovi del-
la chiesa scismatico-slava delle provincie
di Polonia, alla chiesa romana nel con-
cilio di Zamosch, modificando alcune li'
turgie,ciò che ratificò Benedetto XIII.
Che il governo russo avendo provocato
nel 1839 l'apostasia di tre milioni di cat-
tolici, essendola chiesa rutena diChelma
restata fedele alla chiesa romana e al Pa-
pa, si giunse nel i84i ad ordinare il ri-
torno ai riti praticati avanti déltosinodo;
onde il vescovo Szumborski, avendo ce-
duto all'esigenza del potere, preso poi da
rimorsi, gloriosamenle nel j 844al^>"^§ò la
condiscendenza, e ordinò ai ruteni a lui
soggetti di ritornare al convenuto nel si-
nodo di Zamosch.
Finora ho toccato dell' introduzione
della fede cattolica tra i ruteni, della loro
riunione alla s. Sede, delle liturgie della
chiesa rutena , e del deplorabile scisma
di porzione di essa, che lacerò il cuore di
Gregorio XVI e di tutta quanta la vera
chiesa. Questo gravee doloroso argomen-
to già svikippai in altri articoli, oltre che
a Russia j ed a Polonia (^.), laonde solo
aggiungerò qualclieaitra nozione. Inoltre
a KioviA metropoli de'ruteni e delle Rus-
sie , non che culla del cristianesimo dei
russi e ruteni, e culla pel suo celeberri-
mo monastero delle Grolle di tutti i mo-
nasteri dell'impero, narrai della loro i .*
conversione alla fede, e di quella più ge-
nerale e più costante deirSGy, in unione
perfetta alias. Sede; del breve scisma che
di quando in quando la interruppe in par-
RUT
te, e della solenne riunione alla niedcsi-
ma nel 1593 sotto Papa Clemente Vili,
confermata da Paolo Ve da Urbano Vili.
Ma perla prevaricazione del suddetto in-
felice vescovoSiemaszko nel 1 838,pubbli-
caraente per la sua apostasia dalla chie-
sa cattolica i memorati ruteni professa-
rono lo scisma, e l'unione di essi alla chie*
sa russa non unita, e perciò scismatica ed
eterodossa, segui neh 8 Sg con quelle par-
ticolarità che indicai a Plosko, non o-
stante la ripugnanza del clero e popolo
ruteno. Inoltre a Plosko raccontai del-
le altre vicende della chiesa rutena, e co-
me si ridusse la chiesa rutena ne'dominii
russi, cioésemplice parte della greca-rus-
sa o scismatica, con funestissime e luttuo-
se conseguenze, la quale fece di tutto per
ottenere questo avvenimento.Ne'citati ar-
ticoli dissi ancora quante coraggiose e ze-
lanti rimostranze apostoliche fece Grego-
rio XVI, e quanto eziandio di persona pe-
rorò poi la causa de' cattolici in Roma,
ne'due memorabili abboccamenti ch'eb-
be col magnanimo imperatore Nicolò I;
non che del concordato che questi fece
col regnante Pio IX, senza comprender-
ci i ruteni. Eugenio IV nel concilio ge-
nerale di Firenze [V.) ricevè la consola-
zione di riunire alla s. Sede la chiesa gre-
ca, col patriarca e l'imperatore di Costan-
tinopoli, inclusivamente alla chiesa gre-
ca-rutena mediante il metropolita di Rio-
via Isidoro^ che creò poi cardinale, ac-
quistandosi questi il titolo di apostolo
de'greci ede'ruteni.La chiesa greca-rus-
sa nuovamente separatasi dalla romana,
la rutena a questa restò unita al modo
di sopra accennato. Gregorio XIII fondò
in Vilna un collegio pei ruteni e mosco-
viti; e nella Circassia mandò missionari,
libri d'istruzione e paramenti sagri per
celebrare i divini uffizi, a que'ruteni che
ne aveano bisogno. Michele Rahosa me-
tropolita !di Riovia,non potendo ulterior-
mente sopportare le vessazioni e ingiu-
rie che riceveva dalla chiesa di Russia
(F.), dopo l'istituzione del patriarca di
RUT 327
Mofìcn (^.), convocò il già rammentalo
concilio di Brest o Brzesc o Breczc, ove
i padri e vescovi comprovinciali unanime-
mente dichiararono di voler solo ubbi-
dire al Papa di Roma successore di s. Pie-
tro, insieme a tutti i popoli della loro
spirituale giurisdizione, formalmente de-
liberando l'unione con decreto del 2 di-
cembre 1 593, che riporta il p. Agostino
Theiner a p. 1 3o e seg. delle Vicende
della chiesa cattolica di ainendue i riti
nella Polonia e nella Russìaj insieme al-
la lettera scritta a Clemente VlII,ed am-
basceria a lui inviata, e composta d'Igna-
zio Focieu prototrono e vescovo di V^'^la-
dimiro e di Bresta, e Cirillo Terlecki e-
sarca e vescovo di Luck e di Oslrogjdel
discorso dal Papa fatto pronunziare dal-
l'Antoniani poi cardinale, e indirizzato ai
vescovi ruteni in pubblico concistoro, te*
nulo nella sontuosa sala di Costantino in
Valicano. Con questo si rinnovò l'unione
de'ruteni alla s. Sede, colle stesse condì*
zioni colle quali era stabilita nel concilio
di Firenze. Nel medesimo concistoro se-
guì l'abiura degli errori de'ruteni, la lo-
ro professione di fede, e l'assoluzione del
Papa. Nel t.i, p.i5 e 24 del Bullariuni
de propaganda fide, si riporta la bolKi
di unione della uazione rutena colla chie-
sa romana, Magmis Dominus,(ìe\i5cf%
X kal. januarii, e la bolla Decel Roma'
nuin Ponlìficeni, vu kal. martii, media u-
le la quale Clemente Vili confermò al-
l' arcivescovo di Kiovia metropolita dei
ruteni i suoi antichi diritti e giurisdizio-
ni, di eleggere econsagrare i vescovi del-
la sua provincia ecclesiastica e dar loro l'i-
stituzione canonica, con quesloche doves-
se chiedere la loro conférma alla s. Sede
pel tramite del nunzio'apostolico di Polo-
nia, cui verrebbe comunicata per mezzo
della s. congregazione stabilita per que-
sti affari, che dopo pochi anni fu la Con'
gregazione di propaganda fide (/^".), dal-
la quale d'allora in poi l'episcopato ru-
teno fu dipendente. Non però fu dala al
metropolita l'autorità di destinarsi il eoa-
328 RUT
diulore, ne di concederlo ad altri, nem-
meno potendo trasferire i vescovi ad al-
tre sedi. Questo metropolitano, efetto dai
suoi vescovi suffraganei, doveva ricevere
la conferma dalla s. Sede , ed il pallio.
Quanto precedette, accompagnò e seguì
l'unione, e come si procedeva all'elezione
del metropolita, lo ripeto, tutto descrissi
a KioviA. Clemente Vili inperpetua me-
moria di questo felice avvenimento per
la Chiesa, fece neliSgG coniare una me-
daglia che riporta e descrive il p. Bonan*
ni, Numismata Pontìficiim t. 2, p. 476.
Da un lato si vede l'effigie del Papa, nel-
l'altro questo sedente in trono con pivia-
le e triregno, in atto di benedire i depu-
tati ruteni genuflessi, con l'epigrafe : Ru-
ihenis Receptìs. Kitornati in patria i due
vescovi deputati, si raccolsero tutti i ve-
scovi ruteni a concilio inBresta, sotto la
presidenza del metropolita, e ratificarono
solennemente di nuovo l'unione, equan-
to si era fatto nella metropoli del mondo
cattolico. D' allora in poi 1' elezione del
metropolita di Kiovìa segui al modo det-
to in quell'articolo, ove pur notai come
il patriarca di Russia nel sinodo di Mosca
lanciò l'anatema alle decisioni di quello
di Eresia, quindi scoppiarono le più cru-
deli persecuzioni del clero russo contro
il ruteno. Costantino principe d' Ostrog,
potente e in gran credito trai ruteni, bea
tosto si separò dall' unione, e si adoperò
per distruggerla affatto : per riverenza al
principe,piti che per persuasione, fu segui-
to dai vescovi di Leopoli e di Premislia.
Gli scismatici cercarono ogni mezzo per
distruggere l'unione de'ruteni cattolici, e
sparsero le più invereconde menzogne nel
semplice popolo contro i vescovi uniti; di
più cercarono di rendere sospetta la s. Se-
de, quasi che essa volesse togliere ai ru-
teni il rito greco e costringerli di passare
al latino. Paolo V insorse fortemente con-
tro SI maliziosa calunnia, e colla ricorda-
ta bolla Solel cìrcurnspecta, riconfermò
ai vescovi ruteni il libero esercizio del ri-
to greco^ essendo sempre a cuore della s.
RUT
Sede la conservazione di lutti i diversi ri-
ti orientali. Già a' 2 di detto mese avea
autorizzato il metropolita col breve De-
cet Ronianum Pontificem^ di mandare a
Roma 4 giovani ruteni per essere educa-
ti nel Collegio Greco (F,) allo stato ec-
clesiastico. In questo collegio talvolta so-
no stati ammessi i monaci basiliani pro-
fessi.Istituito poi il benemerentissimo Col-
legio Urbano (/^.), molti ruteni vi sono
entrati per alunni ad apprendervi le scien-
ze ecclesiastiche. Inoltre Paolo V col bre-
ve, Piisy et devotìs, del 3 dicembre ; Ar-
chiepiscopo Kiovensij et Haliciensifacul-
taleni imperli lur ^ ut in singulis Russi ae
locisscholas inslituatjearumque regìnien
eruditisi piisque viris demandet. A' i o del-
lo stesso mese, col breve In supremo A-
postolatus solio. Paolo V : Kiovensi me-
tropolitae gentis Ruthenae suos promotos
ad cathedrales ecclesias a latlnis episco-
pisy aeque ac latinos a Ruthenis antisti-
tibus consce rationis munus licite, et libe-
re suscepisse, et suscipere posse declaret.
Questi 4 diplomi pontificii si trovano nel
ti Appendix, del citato Bullarium a p.
120 e seg. A pi 39 si riporta il breve di
Gregorio XV, Exponi nobis, de'20 mar-
zo 1 62 3 : Cum ex s. Congregatìone riluum
decretum prodiisset, archiepiscopo Kio-
vensi praecedentiam suprasujfraganeum
episcopi Filnensis competere declarans,
decretum l'psum Pontifex confirmat. Gli
scismatici poterono conservare impertur-
bata la loro gerarchia : nella medesima
città ov'era il vescovo ruteno unito, i dis-
senzienti conservarono o eressero le loro
sedi vescovili colle medesime denomina-
zioni, ed eparchie ossia diocesi; il metro-
polita scismatico di Kiovia ebbe il mede-
simo titoFo del cattolico, ed esercitò sopra
il suo clero e popolo i medesimi diritti,
e nella stessa maniera come il cattolico
sopra gli uniti. Ire di Polonia mostraro-
no deferenza anche pei vescovi scismati-
ci, ed il re Vladislao VII approvò la ce-
lebre università di Kiovia , fondata pel
clero dal metropolita scismatico Pietro
RUT
Mogila dottissimo e fiero nemico della
chiesa cattolica , amcchendola questi di
stamperia ragguardevole, dalla quale in
oppresso uscirono tante ingiuriose opere
contro l'unione e la chiesa cattolica. Non
solo i re di Polonia, ma anche i vescovi
ruteni cattolici, furono condiscendenti a
soddisfare alle giuste richieste degli sci-
smatici, tanto in riguardo allo spirituale,
cheal temporale: in vecegli scismatici mai
lasciarono di perseguitare ed opprimere
con gravissimi soprusi i cattolici. Urbano
VJII col breve Ut tam Tu, de'3o aprile
iGi'/yBidl. Appendix citato p.i 77 : Ru-
ihenaruni missionum praefeclo , et mìs'
sionariis omnia sacramenta administran-
di deparochi Licentia, si fieri possit, nec
non indulgenti asplenarias elarg{endi,fa-
cidtatem concedit. Non era scorso un se-
colo dal glorioso avvenimento dell'unio-
ne, che i vescovi ruteni di Leopoli e di
Premislia imitando il santo esempio de-
gli altri ruteni si sottomisero nuovamen-
te alla chiesa romana. Clemente XI rac-
comandò ai vescovi, e agli ordini senato-
rio ed equestre di Polonia con pontificio
breve, i ruteni uniti e quelli principalmen-
te insigniti del grado episcopale, affine di
proteggerli e vigorosamente sostenerli
dalle insidie degli scismatici. A vendo i ve-
scovi ruteni col loro metropolita presa
la determinazione di celebrare il concilio
provincialediZamosch, Clemente XI con
apostolico breve ne lodò sommamente il
divisamento, ed insieme gli esorlò a met-
tere in opera tutta la loro diligenza nel-
l'estirpare gli errori per le calamità dei
tempi introdotti nelle liturgie, e gli abusi
che nell'elezione de'sagri ministri si deplo-
ravano: vi mandò a presiederlo il nnnzioa*
postolicodi Polonia, e loro inculcò di ren-
dere ad esso le convenienti dimostrazio*
ni di onore e di riverenza. Innocenzo XI li
per animare maggiormente i ruteni sci-
smatici a venire alla cattolica fede, ciò
che molti temevano di effettuare per non
perderei loro beni, col hve\e j4 eterni Pa-
storiSydQ I o febbraio 1724, presso il Bull.
BUT 329
de prop. fide t. a,p. 54, determinò che
questi erano capaci di possederli , anche
dopo venuti al grembo della vera chiesa,
e di portarli liberamente seco loro : al-
trettanto dichiarò e confermò il successo-
re Benedetto XIII, col breve J eterni Pa-
storiSf de' la agosto 1724 e riportato a
p. 56. Nel t. 2 dell'Appendix a p. 1496
seg. vi sono i 3 seguenti brevi de' 25 a-
prilei75o di BenedettoXlV.i.° Frater-
nitalis JV/^e, diretto a Floriano metropo-
lita ruteno di tutte le Russie : Quid con-
silii coeperitadversus schismaticoruni co-
natus exponit. HortaUir ut apostolicae
soUicitudinis operante et vires adjugant^
atque ab animo Ruthenorwn catholìco'
rum palrocinium suscipiat. 2." Quae et
quanta Ruiheni schismatici , indirizzato
ad Antonio Sebastiano vescovo di Polo-
sko : In ejus solertia^ et virtute situm es-
se plurimuni laetatur, ne schismatlcoruni
conatus in cathoiicorum Ruthenoruni
praejudicium cedant, et damnum. 3.° A
commendatissima Majestatis^^X redi Po-
lonia Augusto III: Poloniaregem adver'
sus Ruthenos schismaticos Ruthenis uni'
tis auxiliuni allaturumconfidit.ì^eì col-
legio di Vilna fondato da Gregorio XIII
pei giovani ruteni, russi e moscoviti, tran-
ne 4 monaci basiliani ruteni, tutti gli al-
tri sotto Benedetto XIV erano di rito la-
tino, forse perchè i russi e i moscoviti te-
mevano la pena di morte se abbracciava-
no la fede cattolica. Il Papa pertanto col
consiglio della congregazione di propa-
ganda y?c?e, ordinò colla costituzioneCo//!-
mendatissìmuniy de' 1 5 aprile i 754, Bull.
Magn. t.19, p. 4^> che mancando i russi
e moscoviti, si sostituissero i ruteni di 57
luoghi che nominò, poiché per le nume-
rose parrocchie rutene eravi bisogno di
sagri ministri, determinando a 16 gli a-
lunni, oltre i 4 basiliani. Nel t.4 del Bull,
de prop.fide^ p. 184 6197 di Pio VI so-
no i dueseguenti brevi, i .° Praecìpuesuni'
miEcclesiae, de* 1 9 gennaio 1 780: Erectio
Seminarli Chelmen. 2.*^ Cuni certuni , dei
3 luglio 1784: FacuUas melropoluano
33o RUT
totius Russine archìephcopus Kiovien et
Hallicensis^ concedendì Crucern aureani
oclagonam prcabyteris ritus graecO'ru*
iheni benemeritìs de missìonibusy aliisque
pietatisoperibiis. Nel t. i poi dell'Appen-
dix, a p. 268 si riporta ii hvtse Non pO'
tiamo, degli I i gennaio i 788, sull'eiezio-
ne deirarcivescovalo di Mohilow e lee-
«igenze di Caterina II, alla quale il Papa
die questi titoli: Serenissimaejpotentissi-
inae, ac magnae domìnae Czarinac, et
ducissae Calharinae wiiversae Magnae^
Pan'ae, et Albae Russiae Aittocratnciy
necnon magiwrum dommiorum orienta-
linm, occidentaliuni palronae, avilaeque
haeredi doniinae et dominatrici. Quan-
to riguarda il partaggio della Po/o/z/rt, ed
in conseguenza de'ruteni in essa compre-
si che divennerosudditidell'/^M-s/rz^J, del-
ia Aussidy della Prussia, con T espressa
condizione di conservare la religione cat-
tolica nello stata quo, sono a vedersi que-
gli articoli, e quanto sopra i vescovati ru-
teni di rito greco-unito dirò poi. A Po-
lonia, a Kiovu, a Russia, a Plosko, a
MoHiLow, ed in altri articoli di sedi ve-
scovili, parlai della condizione infelice cui
soggiacquero i ruteni cattolici, che con det-
taglio e precisione descrisse il p. Theiner,
nìassimamenlenellib.3:De//^c/ize5^gre-
counita nel reame di Polonia dal 1 7 7 5 tìt/
1 82 5; egualmente a p. 355 e seg.: Della
chiesa greco unita nelle provincie russo-
polacche. Al lagiimevole stato in cui era
venula nel 17 7 5 la chiesa greco •unita,non
deve recare meraviglia se poi cadde al-
l'urlo poderoso della persecuzione della
sua emula la chiesa greco russa, che sem-
pre e in tulli i modi Tavea travagliata.
Nel trattalo diGrodno de' i 3 luglio i 798,
}>lipulato colla Polonia, in virtù del qua-
le si aggiungevano al dominio russo qua-
si tutte le sedi vescovili rutene, T impe-
ratrice Calerinall gì uro solennemente ai
novelli suoi sudditi di mantenere invio-
lala la loro religione con queste gravi pa-
role, presso Marlens, Recueil des Traités
de paìs, l. 5, p. 166. « 1 cattolici roma-
RUT
ni dell'uno e dell'altro rito, i quali in vi.
gore del presente trattato passano sotto
il dominiodi S. M. imperiale di tutte le
Russie, avranno non solo in tutto l'impe-
ro pieno e libero esercizio di lor religione
secondo l'introdottavi tolleranza, ma nel-
le provincie cedute in virtù di questo trat-
tato saranno di più mantenuti scrupolo-
samente nelle possessioni ereditarie che
hanno di presente. Perciò S. M. l'impe-
ratrice di tutte le Russie fa promessa ir-
revocabile per lei e pe' suoi successori di
conservare perpetuamente ai detti catto-
lici romani d'amenduei riti il tranquil-
lo possesso de'privilegi e beni delle chie-
se, il libero esercizio di loro religione e
disciplina, in un con tutti i diritti che le
sono annessi; protestando, che ne ella ne
i suoi successori non eserciteranno mai
diritti di sovranità a pregiudizio della re-
ligione cattolica romana di ambo i riti
ne' paesi venuti sotto la russa signoria pel
presente trattato ". I patti giurati dalla
Prussia, nelle diverse partizioni, a quel-
l'articolo li riportai. A. Polonia riportai
le analoghe e solenni dichiarazioni degli
imperatori Alessandro I,eNicolòI regnan-
te. Quanto fece a rovescio Caterina II,
lo descrisse il p. Theiner, dopo aver fat-
to quell'imperatrice il quesito: Qual fos-
se la più adatta e spedita maniera di ri-
condurre gli uniti di Polonia alla chiesa
greca ortodossa? Il modo più acconcio e
più sbrigativo a ricondurre i greci uniti
alla sedicente ortodossa chiesa russa, fu
ravvisato lo stabilire un collegio di mis-
sionari scismatici dipendenti da un ve-
scovo della scismatica chiesa russa. Molti
popi o preti russi scortati da squadroni
di soldati, e secondati dalle autorità ci-
vili, si posero a scorrere le diocesi greco-
unite, sollevando i fedeli dell'Ukrania, e
de'palatinati di Riovia, di Braclavia, di
Luck, di Vladimiro, e di Chelma nella
Volinia , di Ramieniecz nella Podolia ,
tempestando loro gli orecchi con ischia-
mazzi e barbare dicerie, acciocché si con-
Yt^rlissei'O alia religione uazionale. ?(oa
RUT
Ijovanclo corrispondenza, ma costanza
nel cattolicismo, i popi fecero spaventose
minacce, crudeltà e violenze. I popi e i
magistrali, se loro veniva fatto, coiraslu-
zia, col denaro e colla forza, di pervertire
pochi fedeli , questo bastava per subito
togliere ai ruteni uniti la chiesa parroo-
chiale,e la davano agli scismatici: se il par-
roco ricusava di abbracciare lo scisma,
era in un colla moglie ( permessa tra i
greci ecclesiastici e tra quelli che ne se-
guono la disciplina) e co' figli scacciato
dalla parrocchia, spogliato d'ogni avere,
seppellito in una carcere, ovvero esiliato
nella gelida Siberia. Per vieppiù crescere
l'effetto di tali missioni, mandò Caterina
li altri vescovi scismatici aPolosko,Minsk
e Luck centro della chiesa rutena, accioc-
ché vi fondassero di tal maniera collegi.
Si proseguì a usare inganni, oppressioni,
violenzechesi ponno vedere minutamen-
te nel p. Theiner. I furibondi e disuma-
ni apostoli della chiesa russa si gloriaro-
no d'intiera vittoria sulle infelici e inno-
centi vittime del loro antico barbaro o-
«lio, segnatamente nelle provincie di cui
innanzi la pace di Mosca del 1686 gli sci-
smatici attizzati e soccorsi dalla Russia a-
veano agli uniti conteso col ferro il pos-
sesso delle chiese : lo scismatico arcive-
scovo di Mohilow e Polosko nell'encicli-
ca del 1 795 al clero e al popolo greco- u-
nito potè annunziare, che *» per li savi»
provvedimenti dell' imperatrice, un mi-
lione di ruteni di ogni sesso e condizione
erano stali ricondotti alla fede primiera,,
dalla quale l'inganno avea deviati i loro
antenati ! " I palalinati di Kiovia, di Bra-
clavia, e la Volinia perdettero la mag-
gior parte delle chiese rutene. In tante
agitazioni e tempeste della chiesarutena,
non mancarono vescovi che dierono pro-
ve d'ogni maniera di zelo, di sollecitudi-
ne e di fortezza apostolica; contro i quali
i popi scismatici menarono presso di Cate-
rina II amare lagnanze della magnanima
vigilanza degl'illustri prelati, massime di
Cielanski vescovo di Leopóli e di Halicz,
Rcr 33 1
ed anche di Raraieniecz. Avvertita la s.
Sede della soviaslanle rovina della chie-
sa greca-unita, questa supplicandola di op-
portuno sovvenimento, Pio VI nel 179^
si rivolsealla pietà dell'imperatore germa-
nico Francesco II, con l'esposizione com-
movente de'mali che gravavano i miseri
rulenì,scongiurandolo di muovereco'suoi
buoni uffizi a compassione il cuore di Ca-
terina II. Ma questa invece aumentò la
persecuzione, poiché appena seguita la 3.*
divisione di Polonia ebbe sotto il suo do-
minio tutti i vescovati ruteni, salvo quel-
li di Leopoli e di Preraislia, appartenen-
ti all'Austria, li volle tutti soppressi fuor-
ché la sede di Polosko; parte de'beni fe-
ce incamerare, del rimanente impinguò i
suoi generali, e que'pubblici uffiziali, che
si erano più segnalati nel mandare ad ef-
fetto le crudeli sue leggi ; a' vescovi cui
avea tolto diocesi e rendite, fece scarso
assegnamento annuo. Ed affinchè lo sci-
sma sorgesse vigoroso sulle rovine del-
la chiesa greco-unita, Caterina II creò 4
grandi eparchie russe,di Podolia,Volinia,
Lituania, Ukrania e Russia Bianca. I mo-
nasteri de'basiliani nelle mentovate dio-
cesi furono chiusi, tranne que'pochi del
pubblico insegnamento o addetti all'as-
sistenza degl'inférmi. Gliaveri furono ag-
giudicati alla corona, o passarono tra le
mani de'violenti spogliatori. Le chiese, i
cui sacerdoti ripugnavano di abbraccia-
re lo scisma, si consegnarono agli scisma-
liei : i curati ricusanti si privarono di uf-
fizio e di provvisione; si lasciarono liberi
d'espatriare, o rimanere nello stato con
5o aioo scudi annui. I più tra si illustri
sacerdoti si ritirarono nella Gallizia, ove
furono dai fedeli amorevolmente accolli,
e dal governo austriaco soccorsi e protet-
ti. L' imperatore fu largo di ospitalità e
gl'impiegòa vantaggio delle diocesi dlLeo-
poli, Premislia e diKamieniecz. Il popo-
lo delle manomesse e disertale chiese, in-
calzalo dalle spade russe, fu fallo preci-
pitare intieramente nello scisma. La so-
la diocesi di Polosko non fu involta total-
332 RUT
niente nell'universale sventura; in essa e
in quella di Brest, ove il governatore pro-
cede con umanità, si conservò discreto nu-
mero di chiesee di cattolici uniti: ma l'ar-
civescovo di Polosko ebbe severissimo or-
dine dall'imperatrice d'inculcare con let-
tera pastorale al clero e popolo ruteno di
Minsk, della Volinia , della Podolia e di
Braclavia , di non impedire a veruno il
passaggio alla chiesa russa e di non bia-
simare chi l'avesse seguito, sotto pena di
alto tradimento. Per cui, di 5ooo chiese
parrocchiali che si contenevano nelle dio-
cesi di Kiovia, Vladimiro , Luck e Ka-
rnieniecz, appena 200 si serbarono unite
alla chiesa cattolica. Ma a grande ventu-
ra della chiesa greco- unita, la morte ven-
ne nel novembre 1796 a liberarla dalla
sua persecutrice Caterina IT, impercioc-
ché dal I .''spartimento della Polonia sino
al decesso dell'imperatrice, la chiesa ru-
tena greco-unita scapitò di sette ©meglio
otto milioni di fedeli, i quali da lei oppres-
si furono costretti a professare loscisma,
colla perdita di 98 16 chiese parrocchia-
li, ei4^ monasteri basiliani pure ingoiati
dallo scisma. Secondo la statistica del me-
tropolita Wolodkowicz, nel F 77 1 la chie-
sa rutena, prima cioè della divisione del-
la Polonia, in questo reame e nella Li-
tuania e Russia Bianca contava 12 milio-
ni di sudditi, [ 3,000 chiese parrocchiali,
6170 succursali : la sola diocesi di Kiovia
noverava 1925 parrocchie, oltre 25 1 mo-
nasteri di basiliani e di basiliane.
Pel successore di Caterina II, il suo fi-
glio Paolo I, cessò la persecuzione della
chiesa rutena, e trasmise a' governatori
delle Provincie divieti rigorosi di mole-
stare in qualsivoglia modo gli uniti. Non
indugiò a intavolare trattative con Ro-
ma, maudòa richiedere Pio VI d'un nun-
zio apostolico, per ricomporre in buon as-
sestamento le cose della chiesa latina e
lutena^ e che arrivasse in tempo ad as-
sistere alla sua coronazione. Il Papa gl'in-
vio con ogni facoltà m^SLitla^f^.) poi car-
dinale, che fece quanto raccontai a Km-
RUT
VIA, a MoHiLOw,aRussu; quindi Pio VI
approvò la convenzione conclusa dal suo
nunzio, colla boWa Maxirnìs undiq uè pres-
si, de 1 8 novembre 1 798, della quale par-
lai in tanti luoghi,e contenente la defini-
zione de* limiti delle diocesi ristabilite.
Queste furono, l'arcivescovato di Poloskoi,
composto de'palatinatidiPoIosko,diSmo-
lensko e di Miscislaw, delle provincie di
Mohilow, edi Vitepsk con giurisdizione
su tutti i ruteni, che si erano mantenuti
nell'unità, e si diede al prelato un sufifra-
ganeo. Si ricompose il vescovato di Luck
colle Provincie di Volinia, Podolia e pa-
latinato di Kiovia,coIla medesima ampiez-
za di giurisdizione data all'arcivescovo di
Polosko, onde il vescovo riassunse il ti-
tolo di eparca della chiesa greca unita,
ed ebbe anch'egli il su(Fraganeo. Venne
parimenti ristabilito il vescovato di Bre-
sta, composto de' governi di Lituania,
Grodno, Minsk e della Curlandia, ed an-
che al vescovo di questo fu dato il coa-
diutore: il vescovo trasferì la sua resi-
denza nel monastero basilianodi Zirowicz,
essendo stato l'antico episcopio in un col-
la cattedrale, come fecero con altri e al-
tre, mandato in cenere dai russi; Paolo I
donò cospicua somma per riedificare la
cattedrale. Eziandio i basiliani ricupera-
rono per gli efficaci uffizi di mg.' Litla
parte de'loro monasteri, ed il loro insigne
ordine fu restaurato. Le ricche badìe di
Zidczyn , Derman , Owrucz, Wlodzie-
mercz,Bar,Dubno,Lubar,Poczajow,Zy.
rowicz che a gran ventura erano sfuggi -
te alla devastazione di Caterina li, perchè
intendevano all' ammaestramento pub-
blico, le une furono ritornate al primiero
loro essere e ministero, altre servirono a
dotare i suffraganei delle dette 3 sedi ve-
scovili. Il nunzio Arezzo (^.)poi cardi-
nale, succeduto a Li tta, confermò a nome
di Pio VII inuovi abbati proposti dal me-
tropolita e da Alessandro l, il quale co-
me il padre si mostrò umanissimo verso
la chiesa rutena greco unita, giovandola
di sua protezione generosa. Il prelato A-
RUT
rezzo munito delle stesse ampie facoltà
del predecessore, con gran satiezza epru»
denza, ridusse a compimento quanto a
favore della chiesa rutena avea l'ottimo
mg/ Litta incominciato con tanto mira-
bile impegno. Affinchè riuscisse più age-
vole il reggimento delle tre vaste dioce-
si greco-unite e delle altre sei latine, vol-
le ristabiliti i consigli o concistori vesco-
vili. Fu creato eziaudio neliSoi un tri-
bunale supremo in Pietroburgo (F.) ca-
pitale dell'impero, detto poscia collegio
ecclesiastico cattolico romano, il quale do-
vesse giudicare in ultima istanza in tutto
l'impero russo, de'negozi più imperlanti
de' cattolici latini e ruteni. A Riovia e
Plosko raccontai quanloa vvenne nel pon-
tificato di Pio VII circa i ruteni, di venen-
do l'arcivescovo Lissowski di Polosko me-
tropolita di tuttala chiesa greco cattoli-
ca nella Russia, ma non gli riuscì d' ot-
tenere la sede e il titolo di Kiovia; fatal-
mente il ristabilito metropolita fu com-
battuto dal così detto santo Sinodo del-
la chiesa ó.\Russia (^.), e fatalmente dal
metropolita latino cattolico di Mohilow
che agognava a dominare in Russia ezian-
dio la chiesa rutena; contrariando tanto
egli quanto gli scismatici la rinnovazione
della veneranda sede di Riovia annulla-
la da Caterina II, che avea disposto che
quale chiesa più antica di tutte e culla del
cristianesimo nella Russia, forse proprie-
tà perpetua della chiesa nazionale. Pun-
se vivamente nel cuore l' arcivescovo di
Mohilow, il boriosissimo Siestrzencewicz,
l'ardore ecclesiastico del nunzio A rezzo pei
ruteni, e tempestando l'animo di Ales-
sandro I d'ombre e di sospetti, prenden-
do motivo dall'imprigionamento voluto
in Roma da Napoleone d'un francese ad-
detto a Russia^ il buon prelato non fu più
voluto udire ne dall' imperatore, ne dai
ministri. E vedendo che il suo uffizio nul-
la più poteva, eper l'invito avutone, nel
declinar del i8o4 abbandonò mesto la
corte di Pietroburgo : d' allora in poi la
Russia, ad onta che tenga in Roma uu
RUT 333
ministro di Residenza, non volle più am-
uieltere nunzio apostolico ordinario , a
fronte delle replicale istanze fatte dai Pa-
pi, ancheper equitativa reciprocanza.Che
se il benemerito Arezzo avesse potuto ri-
manere in Russia, a terminare le trattati-
ve per la restaurazione della metropoli
rutena, le avrebbe certamente dato una
forma più stabile e più canonica, o alme-
no fissa ad una sede particolare, laddove
da Alessandro 1 fu lasciata indetermina-
ta e come errante. Dalla relazione auten-
tica falla dal governo nel i8o4 sotto gli
occhi del legato Arezzo , la chiesa rute-
na, restaurata da Paolo I, comprendeva
1,398,478 fedeli, gì monasteri di basi-
liani, ej388 chiese parrocchiali. Mentre
Pio VII era in deportazione per opera dei
francesi, morì il metropolita ruteno Lis-
sowski , per cui nel 1810 si adunarono
in Pietroburgo il metropolitano vescovo
di Eresia Rochanowicz, dal defunto fatto
suo coadiutore, e Rrassowski arcivesco-
vo di Polosko, e quivi coU'approvazione
imperiale fecero una dichiarazione. Con
questa protestarono fedeltà e sommissio-
ne alias. Sede, volontà fermissima di per-
severare nella santa unione , invocando
benigno compatimento dal Papa, se per
l'infelice condizione de'tempi essendo ma-
lagevoli le comunicazioni con lui, proce-
devano alla consagrazione del metropoli-
ta Rochanowicz, e degli altri vescovi no-
minati, a ciò indotti per urgente neces-
sità della chiesa rutena. 11 p. Theiner
pubblicò il prezioso documento dell' at-
to o Fpikia seuconslilutlones, a p. 388,
che ratificò Alessandro 1, e poi fu man-
dato a Pio VII in testimonianza pubbli-
ca del fedelissimo amore de'ruteni verso
la cattedra di S.Pietro. Morto questome-
tropolita neli8i4> Alessandro I nominò
l'esimio Bulhak vescovo di Eresia, a me-
tropolitano della chiesa greco-unita nel-
la Russia, il quale domandò e ottenne dal-
la s. Sede la canonica istituzione, con sue
lettere dirette a Pio VII e al cardinal Lit-
ta prefetto di propaganda; facendo cglie
334 ^^^
il Papa inulilmenle nuove istanze airim-
])eratoreperslabilireuDa chiesa a metro-
poli tiella chiesa rutena, mercè le macchi-
nazioni del sedicente s. Sinodo e del me-
tropolita Ialino, per cui Pio VII dovette
conferirgli ladignità come delegato pon-
tificio. Indi Bulhak recatosi a Pietrobur-
go, come il predecessore assunse la presi-
denza della sessione rutena greco- unita
nel collegio cattolico, riverito e distinto
da Alessandro I per le sue eccellenti qua-
lità. Il 1825 fu fatale alla chiesa rutena^
per la morte di quell'imperatore, avendo
pocopi ima decretato che si erigessero due
chiese cattoliche,una pe'greci uniti inPie-
troljurgo,rallra pe'latini inCzarsko-Sielo
celebre reskienza imperiale per l'estate,
ove mai era stata chiesa calloiica.il no-
vero fatto nel seguente anno de' ruteni
della Gallizia, dominio austriaco, ascese
a 2,1 36,666 fedeli, 2296 chiese parroc-
chiali, e 1 4 monasteri basiliani. Il cav. Ar-
taud, nella Storia di Leone XI I^ l.i, p.
i32,t. 3,p. 2 17, riportando l'importan-
te colloquio fra quel Papa e il celebre car-
dinal Consalvi, chesi può qualificare, gli
ultimi ricordi di quell'insigne diploma-
li<:o,gli rappresentò la Chiesa slava come
uno spettro minaccioso, onde Leone XII
non cessò mai di tenere gli occhi fissi sul-
la Russia; né potè prevedere neppure il
principio di que' disordini che la chiesa
cattolica tuttora angosciamente lamenta.
11 cardinale parlo così. « Relativamente
alla Russia conviene usare una circospe-
zione che non dorma neppure un sol gior-
no. 11 nostro arci vescovo di Molli lowSie-
strzencewicz, quantunque vicino ad esse-
re nonagenario e quasi non avente più
■volontà, pure conserva quanto basta per
essere ancora ambizioso. Egli professò per
moltotempo, dapprima asemplici paro-
le, quindi in iscritto, idee di riunione
de'greci e desiali ni, che doveva essere o-
perata nongià a modo nostro, ma a mo-
do suo. Egli diventerebbe patriarca di
Russia e vostro legalo. Voi non avreste
più occasione alcuna di ordinare in Kus-
RUt
sìa la pubblicazione d'un solo decreto del-
la s. Sede. Le chiese verrebbero riunite
a nostro danno, e non si avrebbe più una
vera voce romana in que'paesi sino ai con-
fini della Gallizia, alla quale 1' Austria,
che non ho trovalo mai ostile a'miei di-
segni, permetterà, io credo, di rimanerci
fedele. Dunque, la spaventevole catastro-
fe della divisione della Polonia, in una
delie sue conseguenze, diventerebbe una
.diga che infrenasseque'flutti dello scisma
che minaccia di sommergerci? Da parte
nostra abbiamo fatto in Russia tentativi
di accomodamento poco misurati. JN^on ci
è slato risposto un di colla contro propo-
sizione di una Chiesa slava che ci divo
rerebbe? Vostra Santità può interroga-
re il cardinale Arezzo, che ha risieduto in
Russia. L'occhio dee sempre essere vigi-
lante sul traviamento religioso de'russi,
tua lo spirito prescrive una lunga pazien-
za. Torneranno a noi da se stessi, se deb-
bono ri tornarci: e poi, se questo gran cor-
po continua a crescere, incorrerà ne' pe-
ricoli di tutte le obesità politiche. 11 so-
lo cattolicismo, Beatissimo Padre, lo di-
co con lagrimedi contentezza e di ringra-
ziamento verso Iddio, il solo cattolicismo
non potrà mai essere di troppo dilatalo;
egli solo può coprire facilmente un mag-
gior numero delle possenti nazioni inci-
vilite dei due mondi, di quello che nel-
l'antico mondo far potesse colie nazioni
barbare ". Il p. Theiner, a p. 397 e seg.
trattò con diffusione : Della chiesa rutena
in Polonia e nelle provincie polacche sog-
gette alla Russia, dall'incoronazione del-
l'imperatore Nicolò I sinoa'nostridì, cioè
dal 1825 al 1840. Regnando Alessandro
I, ed anche ne'primi anni del regno del-
l'imperatore Nicolò I sinoal 1 834, ^^ chie-
sa rutena andò salendo a qualche lieve
incremento, ne ebbe altro a patire, se non
che le innovazioni recate dall'editto dei
22 aprile nella sua gerarchia e discipli-
na. Mentre regnava una calma perfetta,
il governo russo, non provocato, muoveva
conilo la chiesa cattolica de'suoi dominii
RUT
deplorabile guerra, che finì col menarne
trionfo per ìa defezione de' vescovi apo-
stati , in questi accenti. *• h' antica reli-
gioue solleva al cielo il capo trionfante,
rientra nel tempio, ove già dominava; si
allegra di vedere ritornati nel suo grem-
bo i figli suoi, la lingua forastiera fug-
ge dinanzi alla lingua materna : la Rus-
sia occidentale parla, pensa e crede altra
volta russescameule ! " J ruteni non die*
rono motivo alle oidinazioui governati-
ve, né presero punto parte a'Iuttuosiav-
venimenti politici del i83o-3i nella ri-
bellione polacca. Tutto quanto in com-
pendio riportai ne'vol.XXXY II, p. 4o e
seg.,LlV, p. y4^**^g'>i'^cominciandodal
decreto, che l'uffizio metropolitano ru-
teno, che nella sua chiesa avea suprema
potestà legislativa, e vegliava suH' inte-
grità della fede e alla conservazione del-
ia disciplina, si limitasse a puro grado di
onore, sostituendo a lui il collegio eccle-
siastico di Pietroburgo, composto di Ia-
lini e ruteni, e sotto la dipendenza del
ministro degli affari ecclesiastici esercitas-
se su tutta la chiesa unita della Russia
quella stessa potestà che avea per 1' in-
nanzi il metropolitano, il quale ne venne
costituito presidente d'onore. Incorporato
il collegio ecclesiastico luteno nel Sinodo
scismatico, ebbe a presidente della sessio-
ne rutena Giuseppe Siemaszko vescovodi
Lituania di scismatici sentimenti; da que-
sto punto l'infelice chiesa rutena diven-
ne semplice parte della scismatica, e fu
segno alle lagrimevoli persecuzioni e vio-
lenze, che ha divulgatela storia con lan-
ieopere,fra lequali : Perséciition etsotif-
frames de VEglise Caiìiolique en Bus-
«e, Paris 1842. L'indegno Siemasvkocon
quegli altri che notai a Plosko, ivi a' 1 2
febbraio 1839 consumarono la prevarica-
zione dalla fedecaltolica, riunendola lo-
ro chiesa alla russa scismatica , ad onta
della contrarietà e ripugnanza del clero
e popolo ruteno, il di cui atto sotlosciit-
to da* 3 vescovi, e da 2 1 tra prelati infe-
riori e sacerdoti, riprodusse il p. Theiocr
RUT 335
a p. 4^0, insieme all'indirizzo col quale
inviarono all'imperatore l'atto di riunio-
ne, non che all' imperiale editto che lo
sottopose alla definizione del santoSino-
do, il quale a'2 3 pubblicò il suo consul-
to, consigliando i' autocrate imperatore
del modo come i ruteni possono aggre-
garsi alla chiesa russa, e che l'imperato-
re accettò a' 2.5 marzo. Siemaszko vescovo
di Lituania, Luzin.*.ki arcivescovo di Po-
lot-ko, e l'altro vescovo Basilio ammini-
stratore dell'eparchia della R.ussia Bian-
ca, denunziarono con loro lettera all'e-
piscopato la seguila unione, allaqualelo
ricongiunsero. Questo avvenimento dagli
scismatici fu solennizzato con grandissima
pompa. Dai documenti riferiti dal p.Thei-
ner si rileva, che lo scisma de'ruleni nei
domini! russi fu opera del governo e dei
prelati della chiesa russa, per confessio-
ne degli stessi 3 vescovi apostati, de'4 »iie*
Iropolitani russi, e del santo Sinodo, ve-
nendo mandati nella freddissima Siberia
quelli che preferirono di essere perseve-
ranti e fedeli cattolici, ove furono desti-
nati a gemere in vili uffici. Luzinski an-
cora pose in opera tulli gli artifizi della
seduzione, per far credere al popolo ru-
teno semplice , che non era vi differenza
tra gii uniti e i russi scismatici. Inoltre
il p.Theiner, nell'altra interessante e ve-
ridica opera: La Chiesa scismatica russa,
che compendiai all'articolo Russia, a p.
232 e seg. ci diede nel cap. X: Unione
della chiesa rutena cattolica colla nazio-
nale chiesa russa , la relazione sinodale,
compilata dal militare (com'è per lo più)
supremo procuratore del santo Sinodo
dirigente all' imperatore, e che contiene
la storia dell'incorporamento della chie-
sa rutena cattolica in Russia nella chiesa
nazionale , in uno agli estratti delle re-
lazioni sinodali degli anni 1 836, 1837 e
1 838, riguardanti la violenta scismatizza-
zione della chiesa cattolica rutena nella
Russia. Ivisidice,che l'alto de'ruteni u-
niti avea aumentato alla chiesa russa un
luilioue e 600^000 anime, rallegrando
336 R U T
questa del commovente spettacolo di fra-
terna comunionecoirantico sedicenleor-
todosso clero. 11 sommo Pontefice Gre-
gorio XVI per rauìarissimoavvenimen-
to pianse e deplorò il tradimento del greg-
ge ruteno, operalo dai suoi traviati pa-
stori, colla seguente allocuzione che con
somma afflizione d'animo pronunziò in-
nanzi al s. collegio de'cardinali, nel con-
cistoro segreto de* 22 novembre 1839.
« Venerabili Fratelli. Molte cose per ve-
rità gravi ed acerbe, dacché fummo in-
vestili dell'apostolico ministero, per la
diuturna avversità de' tempi, siamo stati
costretti ad annunziare da questo mede-
simo luogo. Ma ciò che nell'odierna a-
dunanza,fra la mestizia ed il lutto della
chiesa universale siamo per annunziarvi,
è certamente di siffatto modo, che supe-
ra di gran lunga l'acerbilà di que'mali,
su cui gememmo altre volle. Niuno di voi
ignora, che i vescovi ruteni, e tutta quel-
Finclita nazione, la quale dopo aver ab-
bracciala con la cristiana fede la cattoli-
ca unità, si era miseramente da lei sepa-
rata, e ritenuto l'uso della propria lin-
gua e il greco rito, seguiva il deplorabi-
le scisma de'greci, pensarono più d'una
volta, per eccitamento della divina gra-
zia, a fare stabilmente e sinceramente ri-
torno alla romana chiesa. Quindi in pri-
ma nell'ecumenico concilio diFirenze l'ar-
civescovo di Riovia metropolita di lulla
la Russia, insieme co'greci, sottoscrisse il
celebre decreto di unione. E sebbene la
cosa poco dopo tornasse a vuoto per le
insorte turbolenze e per gli ostili sforzi
di coloro, che ribelli alla luce, aderivano
ostinatamente allo scisma; tuttavia non
si arrestarono mai su di ciò i disegni e
le cure segnatamente de' vescovi : e spun-
tò finalmente quell' auspicalissimo gior-
no, in cui per un tratto singolare della
divina misericordia venne concesso ai ru-
teni di ritornare al seno dell'abbandona-
ta madre, e di rientrare in quella santa
città fondata dall'Altissimo, nella quale
unicamente si può nnveaire salute. Im-
RUT
perocché tulli que' vescovi ruteni, che sul
fine del secolo XVI stavano sotto la ci-
vile dominazione di Sigismondo III piis-
simo re di Polonia e di Svezia, e grandu-
ca di Lituania, ripensando alla concordia
che tra la chiesa orientale ed occidenta-
le avea per l'innanzi fiorito, e di cui i lo-
ro maggiori sotto il reggimento della Se-
de apostolica erano stati fautori caldissi-
mi, noncostretli da forza, non sedotti con
arti, non guidati da leggerezza di mente
e d* ingegno, non presi alle lusinghe di
temporale interesse; ma illuminati dal so-
lo chiarore della superna luce , sospinti
dallasola cognizione della verità, accesi fi-
nalmente dal solo desiderio della propria
salvezza, e di quella delle pecorelle a loro
affidale, dopo aver deliberato in genera-
le assemblea sopra un affare di tanta im-
portanza, per mezzo di due colleghi spe-
diti in nome di tutto il clero e del popo-
lo a questa cattedra di s. Pietro, abiurati
totalmente tutti gli errori degli scismati •
ci, richiesero di essere aggregali di nuo-
vo alla romana chiesa, e di essere resti-
tuiti alla pristina unità con essa. Con qua-
le ardore di carità li accogliesse allora, fra
gli applausi del mondo cattolico, il nostro
predecessore Clemente Vili, di sagra me-
moria, qual sollecitudine poscia questa s.
Sede abbia presa costantemente a loro
riguardo, con qual prudente condiscen-
denza gli abbia trattali, in quante e quali
guise gli abbia giovali, apertissimamen-
te lo attestano moltissime costituzioni a-
postoliche, in vigor delle quali e furono
conferite a que'popoli grazie segnalate e
benefìzi grandissimi, e furono lasciati a
quel clero (in ciò che non offendeva l'u-
nità cattolica ) i sagri riti derivati dalla
consuetudine della chiesa orientale, even-
nero in più luoghi, e principalmente in
Vilna (ed in Leopoli ed Olrnillz^ F.) e-
retti o dotali di annua rendila collegi per
educare nella santità della fede e de'co-
stumi i chierici della nazione rutena. Fu
in vero cosa sommamente increscevole,
che la riuaione de'ruteui colla chiesa ro-
Il UT
niana cos'i ft liccnieute eseguila, sia stata
col proi; I-esso del tempo a coutrarie vi-
ceude soggetta. Recava però cousolaute
motivo di gioia il vedere, che una gran
parie di essi, preceduta sopiattutto dalia
costanza de'sagi i pastori, rimase così fer-
mamente devota alla Sede apostolica, e
così indivisa da questo centro d'unità, che
ad onta delle fallacie d'una vana filosofia
e delle prave opinioni serpeggianti nello
scorso secolo per quelle contrade,in nes-
sun modo declinò dall'integrità della dot-
trina e della fede cattolica. Ma oh mise-
rando e infelice cambiamento di cose! Oh
durissima e non mai abbastanza lamen-
tabile calamità della gente rutenal Imper-
ciocché que'che negli ultimi tempi essa
avea ricevuti per padri e pastori , e che
perciò avrebbe dovuto sperimentar con-
dottieri e maestri, affine di serbarsi unita
con più stretto vincolo al Corpo di Gri-
sto,ch'è la Chiesa, que'medesimi teste per
l'estrema sua disgrazia provò autori di ri-
bellione novella. Questo, Venerabili Fra-
telli, questo è ciò, che ci tiene in sommo
aifannoed angustia, alle amarezze che ci
sovrastano da ogni parte si è aggiunto
questo infortunio, ad esprimere il quale
più le lagrime si addicono che le paro-
le. Vi confessiamo ingenuamente, che noi
sul principio in nessun conto potennuo
indurci a prestar fede a tutto quello, che
su questo rattristante affare ci veniva ri-
portato dalla fama , attesa specialmente
la somma distanza de' luoghi^e le gravi
diillcoltù onde lìberi non siamo di comu-
nicare coi cattolici che si trovano sparsi
in que'luoghi. E fu questo il motivo, per
cui abbiamo differito sinora a levar voci
equerele proporzionate alla grandezza del
male. Ma le sicure notizie che abbiamo
in seguito ricevute, e l'essere stata ormai
la cosa divulgata dai pubblici fogli, sic-
come ci danno argomento di dolore pro-
fondissimo, così non lasciano più dubbio
alcuno, che più vescovi de' ruteni uniti
nella Lituania e nella Russia Bianca, con
una parte del clero e del popolo a loro
VOL. LIX.
Il U t S37
commesso, lasciata miserabilmente la co^
munione della chiesa romana, donde nac-
que la sacerdotale unità, sono passali sot-
to le bandiere degli scismatici. Per ese-
guire poi l'i niquo disegno adopraronoco-
storo l'artifizio d' introdurre primiera-
mente con frode nella celebrazione della
messa que'libri, che aveano ricevuti dai
greco-russi, edi rendere in talmodoqua-
si uniforme agli usi di questi la pratica
del divin culto; appunto perchè l'ignara
plebe dal venire insensibilmente a stabi-
lirsi la somiglianza de'ritijfosse anche sen-
za volerlo strascinata allo scisma. Quindi
per ordine loro vennero convocati più
volte i parrochi, e furono ad essi di quan-
do in quando spedite lettere, con cui fra
impudenti fallacie s'ingiungeva loro, che
ciascuno facesse professione della sua ade»
sione alla chiesa greco russa, secondo la
formola a tale oggetto proposta; avvisan-
do insieme i renuenti che perderebbero
sull'istante l'officio parrocchiale, eche sa-
rebbero infallibilmente denunziati all'au-
torità superiore tanto essi, quanto tutti
gli altri preti che su! loro esempio simil-
mente ricusassero di obbedire. Finalmen-
te dopo a vere usate altre scaltrezze,a tal se-
gno d'iniquità pervennero,che non si ver-
gognarono di dichiarare pubblicamente
la loro volontà di congiuugersi alla sun-
nominata chiesa , e di avanzare inoltre
preghiere, anche a nome del gregge loro
soggetto, per implorare a tal fine l' an-
nuenza imperiale. Ne mancò ai voti loro
l'effetto; giacche disposte pienamente le
cose dal Sinodo scismatico residente in
Pietroburgo, e poscia superiormente san-
zionate, venne decretata e celebrata so-
lennemente r aggregazione alla chiesa
greco-russa de' vescovi, del clero e del po-
polo ruteno, finora uniti alla chiesa ro-
mana.E qui rincresce il rammentare qua-
li cose da gran tempo presagissero que-
st'infausto avvenimento, e da quali ecci-
tamenti in fine spronati codesti traviali
pastori abbiano sommersi se stessi in sì
gran baratro di nequizia e di perdizione.
22
338 RUT
Ponderando piuUosto rinfelicissimaloro
caduta, giova esclamare con le parole del •
le sagre carie: Judicia Dei abissus mul-
ta ! Del resto per così atroce ferita recata
alla cattolica chiesa, voi ben conoscete,
Venerabili Fratelli, qual sia l'animo no-
stro, e da qual profonda afflizione noisiam
travagliati. Fino al fondo del cuore addo-
lorali, deploriamo ridotte a grave rischio
dell'eterna salvezza tante anime, che Cri-
sto avea col suo sangue redente : deplo-
riamo violata turpemente dai vescovi di-
seriori quella fede, che promessa aveano
da prima alla chiesa romana : deploria-
mo conculcato indegnamente da essi quel
carattere santissimo, di cui per l'autorilà
di questa sede apostolica erano stali in-
signiti. Ma ci tengono ancora in grande
sollecitudine i nostri figli carissimi di
quella nazione, i quali ne illusi dagli ar-
tifizi, né atterriti dalle minacce, ne sedot-
ti dalla pravità dell'esempio, si manten-
nero saldi nel vincolo della cattolica co-
munione. Imperocché ben ci è noto quai
gravi danni sieno in loro derivati dalla
ribellione degli altri, e a quanti patimen-
ti ancora debbono andar soggetti per la
loro costanza nella santa unità. Ed oh !
almeno ci fosse dato di poterli consola-
re da presso con esortazioni paterne, e lo-
ro compartir qualche grazia spirituale
per rassodarne il proposito ! Frattauto
memori del ministero che esercitiamo, e
credendo detto a noi dall'alto ciò che un
giorno si diceva del profeta : Grida, non
cessare, quasi tromba leva la tua voce,
annunzia al mio popolo le sue scellerag-
gini, e alla casa di Giacobbe i suoi pec-
cati. Da questa altezza del supremo apo-
stolato, in faccia a tutto il mondo cristia-
no, incessantemente ci lagniamo della ri-
bellione de' ruteni, e principalmente dei
vescovi , e ad essi con tutta la severità
rinfacciamo l'ingiuria cagionata allachie-
«a cattolica per tale misfatto. Se nonché
facendo noi sulla terra le veci di Colui,
eli e ricco in misericordia^ che volge in
mente consigli di pace e non di afflizio-
RUT
72e, e che anzi vaine a cercare ciò che era
perito, senza spogliarci totalmente della
carità apostolica verso di essi, con tulio
l'impegno avvertiamo ciascuno, affinchè
riflettano donde sono caduti, ed in quali
formidabili pene secondo i sagri canoni
si sono precipitati; vedano dove dimen-
tichi della loro eterna salute inconsidera-
tamente s'inoltrano; paventino il princi-
pe de* pastori che richiederà dalle mani
loro il sangue delle pecorelle perdute; e
salutevolmente colpiti dall' aspettazione
del terribile giudizio, riconducano se sles-
si ed il gregge miseramente disperso, nel-
la via della giustizia e della verità, da cui
errandosi allontanarono.Dopo tutto que-
sto dissimular non vi possiamo, Venera-
bili Fratelli, che qui non ha termine la
causa del nostro dolore intorno all'anda-
mento delle cose cattoliche negli estesis-
simi confini dell'impero russo. Poiché
ben conosciamo a quante angustie ivi da
lungo tempo soggiacciala nostra religio-
ne santissima. Noi per allievarle non ab-
biamo certamente tralasciato d'impiegar
tutta l'opera della sollecitudine pastora-
le; e ninna cura risparmieremo in avve-
nire presso il potentissimo imperatore,
tuttora sperando, che egli pei' la sua giu-
stizia e pel suo grand'animo sarà per ac-
cogliere benevolmente le nostre richieste
e i nostri voti. A qual fine rechiamo con
fiducia le comuni preghiere dinanzi al
trono della grazia, scongiurando unani-
memente il Padre delle misericordie, e
il Dio d'ogni consolazione, affinché vol-
ga benigno lo sguardo alla sua eredità,
conforti di opportuno soccorso la chiesa
sua sposa, che piange amarissimamente
la perdita de* figli, e che in mezzo a sì
lunghe traversie ne comparta in tuttala
sua clemenza la tanto sospirala serenità ".
li zelante e degnissimo Michele Lewicki
metropolita di Leopoli nel dominio au-
striaco, con circolare de' io marzo 1 841
si rivolse agl'infedeli fratelli ruteni, e al
proprio clero e a''suoi fedeli, esortando
quelli perché tornino al seno della chiesa
RUT
cullolica. Con parole gravi fece conosce-
re a'vescovi apostati, che inìquamente al
pari di Giuda hanno venduto le loro chie-
se per vile moneta a straniero dominio,
) e loro pose sotto gli occhi l'enorme delit-
to della loro separazione dalia chiesa ro*
inana ; la santità della quale non meno
che la supremazia si riconosce dalla me-
desima chiesa russa die la sorella ba-
starda deirorientale, ne' SUOI sagri libri
del cullo divino. Eguali verità insinuò
G regorio XV I con breve de'y luglio 1 84 1
a quel venerando prelato, e mentre en-
comiò lo zelo apostolico con cui mante-
neva la sagra unione, lo confortò insieme
di preservare i propri fedeli dalle arti
della seduzione che dalla Russia si ado-
peravano per la loro perdita. Il supremo
capo della chiesa il glorioso GregorioX VI,
di zelo imperturbabile, espose finalmen-
te il quadro agli occhi de'contemporanei
e dell'avvenire, colia memorabile e cele-
bre 1 Allocuzione della Santità di N. S.
Gregorio XFI Papa al sagro Collegio
nel concistoro segreto de' 22, luglio iS/\.2j
seguita da una Esposizione corredata da
novanta documenti, sulle incessanti cure
della stessa Santità sua a riparo dei gra-
vi mali da cui e afflitta la religione cat-
tolica negV imperiali e reali dominii di
Russiae Polonia, Roma dalia tipografìa
Camerale i84'2. La Russia operò contro
la religione e contro la chiesa de'suoisud-
. diti cattolici di rito latino e di rito greco,
col rompere la fede solennemente giura-
ta di guarentire aque'popoli i loro dirit-
ti religiosi. Quindi GregorioXVI, ben de-
gno successore di s. Pietro, espresse con
commoventi e dignitose parole nel ricor-
dalo allo quanto nel suo pontificato era
slato da lui fatto per la conservazione e
prolezione delia chiesa cattolica in quel-
la impero, per illuminare il magnanimo
sovrano nelle cui mani sono posi; i de-
stini delia Russia, e per dare ai fedeli il
conforto ch'egli religiosamente rispose al-
la sagra Qiissione, che dal Signore gli era
stata alfidata. L'Europa intera, attonita
RUT 339 *
udì con riverenza anche in questo gravis-
simo emergente la franca sua apostolica
voce, ammirando con quali armi il gran
Pontefice, con candida semplicità e mo-
derazione evangelica, nobilmente propu-
gnò i diritti della chiesa nella Polonia e
nella Russia. Tutte le sue parole suona-
no verità, fondate come sono sui fatti ir-
repugnabili,e spirano longanimità e man-
suetudine ineffabile. Così Gregorio XVI
s'immortalò nel libro vivente della sto-
ria, stampandovi gloriosa pagina, a dife-
sa de'ruteni e latini ne'dominii russi. Pe-
netrato r imperatore Nicolò I nella sua
generosa equità e animo grande, dalla e-
roica costanza delle replicate istanze del
supremo gerarca Gregorio XVI, delle
perseveranti premure che gli scrisse o fe-
ce rinnovare dall' esimio granduca ere-
ditario e da tutti gli allrì membri dell'au-
gusta famiglia che si recarono a visitare
la capitale del cristianesimo, con edifica-
zione e stupore universale, nel dicembre
1845» l'illustre Nicolò I si recò in Roma
a confortare con cortesissima visita, ed a
rendere ossequio al Papa , il quale gio-
vandosi del felice incontro, fervidamente
perorò a favore de'cattolici ruteni e lati-
tini, soggetti al vasto e formidabile suo
impero, ed ebbe la bella ventura di com-
movere 1' eccelso animo del potentissimo
monarca, e di riportarne dolci speranze
di miglioramento e di sistemazione agli
affari religiosi de'cattolici russi, come di
farsi ragioneai molteplici aggravi fatti al-
la religione cattolica, che vivamente rac-
comandò a sì benevole disposizioni e a-
morevoli sentimenti. In fatti s'incomin-
ciarono trattative per de veni re ad una /
convenzione di solenne concordalo, che la
morte sopravvenuta nel i.° giugno 184S
impedì a Gregorio XVI dì eliéttuare. II
successore regnante Pio IX, continuando
con ogni studio e cura il componimento
delle cose religiose dell'impero russo e re-
gno di Polonia, potè aver la soddisfazio-
ne e gloria, per mezzo del cardinal Lam-
bruschiui e di m^S Gorboli Bussi, come
34o K ti T
col conte di Bloiidoff invialo dall' impe*
latore quale plenipotenziario sliaordina-
lio, e col conte di Bouteneff inviato straor-
dinario e ministro plenipotenziario pres-
so la s. Sede del medesimo sovrano, di a»
ver concluso a'3 agosto 1847 ""solenne
concordato, che riportai nel voi. LI V, p.
76 e luoghi ivi citati, cheil Papa denun-
ziò con allocuzione al s. collegio de' car-
dinali nel concistoro de' 3 luglio 184B.
Queste convenzioni sono principalmente
riguardanti alcune chiese di rito latino
da diuturna vedovanza miseramente af-
flitte, affidandole a pastori idonei, nella
certa fiducia di poter quanto prima prov-
vedere di propri vescovi anche altre chie-
se da lungo tempo vacanti nell' impero
russo e nel regno di Polonia. Oltre a ciò
fu stabilita l'erezione d'una sede vescovi-
le in Chersono oRherson, egualmente di
rito latino, e si provvide alla cura spiri-
tuale degli armeni cattolici. Disse inoltre
il Papa nell'allocuzione, che molte altre
cose di grave momento restavano a con-
dursi al desiderato fine, e che standogli,
assai al cuore questo addoloravano. « Né
da meno grave sollecitudine siamo trava-
gliati per tanti figli a noi carissimi dell'in-
clita nazione rutena, i quali, ohimè! per
la nefanda e non mai abbastanza deplo-
rabile defezione di alcuni vescovi da que-
sta romana chiesa, miseramente dispersi
in quelle vaslissimecontrade trovansi nel-
la più luttuosa condizione, e nel sommo
pericolo dell'eterna salvezza, non avendo
vescovi cattolici da cui venir guidali e
condotti a pascoli salutari e pel sentiero
della giustizia, corroborati con spirituali
aiuti, è difesi dalle lusinghe, dalle frodi,
dagli agnati de' malevoli. Le quali cose
tutte sono così profondamente impresse
nell'animo nostro, che con la grazia di Dio
non ometteremo alcuna maniera di sol-
lecitudine e d'impegno per adoperarci ad
accorrere a sì rilevanti oggetti della chie-
sa cattolica. Ne vogliamo scorarci, men-
tre lo stesso nobile uomo conte di Blou-
doff, lasciando questa capitale per ricon-
RUT
dorsi in Pietroburgo, con parole aperte
ci promise di riferire a S. Maestà !. e R.
i desiderii nostri , le nostre richieste, di
prender cura di essealmeno in gran par*
te, e di schiarire in voce tutte quelle co-
se che da lontano non avrebbe potuto si
facilmente spiegare ... E poiché la deplo-
randa condizione de* ruteni tiene gran-
demente travagliato ed afflitto il paterno
animo nostro, perciò ripetiamo esser noi
nell'intendimentoper dovere dell'aposlo-
lico ministero affidatoci , di non lasciar
giammai intentato alcun passo che valga
a sovvenire in modo opportuno ai tanti
e sì gravi spirituali loro bisogni. Mentre
poi ci confidiamo che isacerdoli latini pon-
gano in opera le maggiori cure ed indu-
strie per apprestare a que* carissimi figli
i spirituali soccorsi, coU'intimo affetto del
cuor nostro esortiamo amorosamente e
premurosamente nel Signore i ruteni
stessi, affinchè rimangano fermi ed immo-
bili nell'unità della chiesa cattolica, e lad-
dove si fossero da lei dipartiti , facciano
ritorno nel seno della madre amantissi-
ma, eaccorrinoda noi, che coldivinoaiu-
tosiam pronti a somministrar loro quan-
to sia espediente alla loro eterna salvez-
za ". Nel 1. 1 1 , p. 98, della Civiltà Cut-
tolica del i .° sabbato d'ottobre 1 802 si
legge. « Un recentissimo annunzio, che se
fosse vero dovrebbe colmare di gioia tut-
ti i buoni, fu dato da molti giornali , ed
è la ritrattazione del troppo famoso ar-
civescovo Siemaszko, apostata ed autore
dell'apostasia del clero e del popolo ru-
teno nel 1839. Dicono aver egli diretto
una circolare agli ecclesiastici, nella qua-
le confessa il suo delitto, se ne mostra ad-
doloratissimo e risoluto di farne peniten-
za sino all'estremo de'suoi giorni. Termi-
na coll'esortareil clero e il popolo, da lui
. fuorviato, a rientrare in grembo della cat-
tolica chiesa. Il governo russo, aggiunge-
si,perattenuare l'effetto di questo esem-
pio, fece correre voce che il ravvedutoar-
ci vescovo era uscito di senno ".
Di sopra indicai come si eleggevano i
RUT
vescovi greco ruteni, e approvavanoilal-
lo s. Sede, e quanto praticavasi pel me-
tropolita di Kiovia, che riceveva dal Pa-
pa la conferma e il pallio, dopoché il nun-
zio di Polonia residente in Varsavia avea
esaminato la canonica elezione de' vesco-
vi, compilato il processo super ^uall tate
personae et ecclesiae^ che poi unito alla
professione di fede e al giuramento spe-
diva in Roma. I vescovi si prendevano dai
monaci basiliani, pressoi quali erano me-
glio coltivate le scienze e le arti, mentre
il clero secolare coniugalo generalmente
era povero e ignorante : raro fu il caso
d' un vescovo tratto dal clero secolare.
Questa sede vescovile, la i .Mi tutte leRus-
sie, comechè fondata dopo il 988, indi
nel loSyfu innalzata alla dignità metropo-
litica, l'arcivescovo divenne esarca di tut-
ta la Russia,coni2 sedi vescovili per suf-
fraga nee, cioè; Leopoliy Preniislia, Chel-
ma^ Mscislaw, Mohilow, Hallicia, Lii-
ceoriaj TVladiniiria^ Plosko^ T'^itepsco ,
Pinsco, felina : tutte hanno articoli, ed
alcune poi furono elevate ai grado arci-
vescovile con SLiffraganei. A Polonia ri-
portai il seguente novero delle sedi ve-
scovili rutene che possedeva, oltre la me-
tropolitana Kiovia : Brestae PVladimi-
riaj Belzi e Chelniaj Hallicia o Gailizia
poi unita a Kiovia s\.eiS[ì)Kanienec; Leo-
poli j Minsk j Liick e Ostrog; Pinsco e
Turoviaj Plosko unita a Orsa, Mscìslaw,
Vitepscos e Premislia con l'unite sedi di
Samboria eSauocJiia. Dopo il deplorato
scisma non hanno più i vescovi ruteni
quelli che osservano questo rito ne' do-
minii russi, ma le sedi sono occupate da
pastori scismatici. A Leopoli parlai del-
la Gailizia e Lódomiria ne* dominii au-
striaci, e della bolla di Pio VII, In uni'
versalis Ecclesiae regimine, de 11 feb-
braioi8o7, Bull. Rom.cont. t. 3, p. 97,
colla quale eresse Leopoli in sede arcive-
scovile pei ruteni , le riun\ Kanienec e
IJailiciai^F.), togliendola dalla soggezio-
ne metropolitica di Kiovia, e dichiaran-
do sue suffragnnce Chelmae Bilzi (F.),
RUT 341
e Premislia, a cui unì le sedi di Samboria
e Sanochia: confermò il sinododiZamosch
e r ordine de' basiliani. Laonde oe' do-
minii austriaci sussistono le sedi vesco-
vili rutene, di rito greco unito, Leopoli,
Kamenec , e Premislia. Chelma e Belzi
furono poi sottratte dalla dipendenza di
Leopoli , e dichiarate immediatamente
soggette alla s. Sede : un tempo furono
anche suffraganee di Posnania. Chelma
è una piccola cittadella Gailizia occiden-
tale, passata sotto il dominio di Sassonia
nel 1809 per condizione convenuta nella
pace di Vienna, e nel i8i4 ceduta alla
Russia nel congresso pur tenuto a Vien-
na. Il capitolo avea 5 dignità ei2 cano-
nici; il vescovo avea l'uso della croce d'o-
ro in ogni luogo, avendo fondato il semi-
nario il vescovo Ryllo, come notai altro-
ve, sotto la cura de* basiliani. Belzi poi,
altra città della Gailizia, e come la pre-
cedente già capitale delpalatinatodel suo
nome, con castello e due belle chiese, una
delle quali è la cattedrale, passò con por-
zione del suo palatinato sotto il dominio
austriaco nel 1773, epoca del i.° smem-
bramento della Polonia. Ne' dominii di
Prussia (F.), vie la sede vescovile rute-
na di Supraslia(F.)j egualmente dipen-
dente dall'immediata giurisdizione della
Sede apostolica. Tanto questo vescovato,
che Terezione di Leopoli in arcivescova-
to, ebbero luogo perchè i sudditi prus-
siani e austriaci non dipendessero dai ve-
scovi ruteni residenti ne' dominii russi.
Già fino dal 1 665 in Leopoli la congre-
gazione di propaganda avendo fondato
un collegio pegli armeni , poi vi furono
ammessi anche i ruteni; ne parlai a detto
articolo. Rilevai da una statistica, che i
ruteni cattolici di tutta la metropolia di
Kiovia ascesero alla cifra di circa 4 imÌ'
lioni; quella della metropolia di Leopoli,
ne'dominii austriaci, più di due milioni;
quella della diocesi di Supraslia, ne'do-
minii prussiani, quasi 4o,ooo anime. Noa
solo nella celebrata allocuzione con docu-
menti di Gregerio XVI, ma ancora nel-
342 R u r
le noie vi sono preziose notizie sulle dio-
cesi ruteno 'Cattoliche : la nota 6.* ecco
quanto contiene. « La gerarchia de'greci
uniti nelle Provincie polacco russe dopo
essere stata del tutto sconvolta, per non
diredistrutta,nell'u!limo periododel pas-
sato secolo, fu riordinata con bolla di Pio
VI di sa. me. datai! 1 5 novembre 1798
dalla Certosa di Firenze , che comincia
Maximis undique pressi^ che fu il risul-
tamentodelle trattative dell'inviato pon-
tificio mg.*" poscia cardinal Lilla colla cor-
te di Russia sotto l'imperatore Paolo I.
A senso della citata bolla l'anzidetta gè*
rarchia era composta : Dell'arcivescovo di
Polosko capitale del palatinatodellosles-
so nome, ch'estendeva la giurisdizione a
Smolensko (P^.), Mscislaw, ed anche al-
le Provincie di Mohilow e Vitepsco. Del
vescovo di Luck o Luceoria capitale del -
Ja Volinia, ove risiede altresì il vescovo
ialino dello slesso titolo. La giurisdizio-
ne di detto vescovo si estendeva sopra tut-
ti i cattolici del rito greco in Russia, me-
no quelli delle diocesi di Polosko e di Ere-
sia, e perciò prendeva il titolo di esar-
ca. Del Vescovo di Eresia, il quale esten-
deva la sua giurisdizione sopra tutti i cat-
tolici del rito greco ne'governi di Lituania
e di Minsk. Ciascuno di questi 3 vescovi
era aiutato da un suffraganeo. Ora Tu-
kase del 22 aprile 1825 (avendo divisa
tutta la giurisdizione delle chiese greco-
unite in Russia fra i capi delle due epar-
chie, le cui chiese furono eletteìn metro-
politane, una per la Russia Eianca in Po-
losko, l'altra per la Lituania presso il con-
vento di Jerowitz destinalo per la resi-
denza slabile del vescovo greco-unilo di
Brest) soppresse di fatto il vescovato del-
lo slesso rilo in Luck , e rovesciò ad un
tempo quanl'allro era slato disposto col-
la suindicata bolla riguardo alla gerarchia
del culto greco-unito in 'quelle provi n-
cie ". Per altri vescovati non ruteni, ma
greco-uniti, ne feci menzione nel voi.
XXXIf, p. i53 e seg. Oltre a ciò si può
vedere Ungberia , Scuiayonia , Dalma*
RUT
ZIA, Croazia, Bosnia, Transilvania: per
gl'italo greci, il citato voi. p.i49 e seg., e
gli articoli ivi accennati,ed ancheGRoxTA
Ferrata celebre monastero, fondato dai
basiliani derivali dagl' italo-greci.
I Basiliani{f^.)monacì,e\e Basiliane
(^.)monache,fiorirono molto fra i ruteni,
con congregazioni particolari. Celebrano
con rito greco ruteno, in lingua schiavona
o slava, e vestono con abito nero con cap-
puccio e cocolla, come gli antichi basilia-
ni orientali. Urbano Vili col breve, Ex-
poni nohisy de'20 agosto 1 63 i, Bull. de.
propaganda fide, Appendix 1. 1 , p. 1 83 :
In niemoriani revocai, et confirniat de-
cretuni s. Congregationis de propaganda
fide^quo statutuni erat, ut Rutheni mona-
chi uniti in Congregationeni redigeren-
tur^ ne quid detrimenti regularis disci-
plina pateretur. I naonaci basiliani stabi-
lirono in Roma un procuratore genera-
le monaco, ed Urbano VIII gli assegnò
l'abitazione nell' ospizio presso la chiesa
de' ss. Sergio e Bacco nel rione Monti ,
che agli 1 1 febbraio 1 641 diede alla con-
gregazione de'basiliani ruteni, ad istanza
del re di Polonia Sigismondo III, per ce-
lebrarvi nel loro rito ruteno, essendo la
chiesa unita alla basilica patriarcale dis.
Maria Maggiore, come dice Venuti, Ro-
ma moderna, p. 89. Ivi la congregazio-
ne di propaganda nel 1639 avea statuito
di formare dell' ospizio un collegio , ciò
che confermò nel 1660. Il cardinal Bar-
berini del titolo di s. Onofrio, fratello di
Urbano Vili, obbligò l'erede congrega-
zione di propaganda, a somministrare al
pio luogo scudi 200, e poi annualmen-
te scudi 100. Alla chiesa un signore litua-
no legò 20,000 fiorini polacchi, coll'ob-
bligodi 4 messe la settimana, ed una Tan-
no nella Chiesadis. Lorenzo fuori le mu-
ra {V). Alessandro VHcol hve\e Alias
per Nos^ de'4 giugno 1 656, Bull, citalo,
p. 2 56 : Cuni plurima ìiorta essent dis-
sidia inter monachos Ruihenos proplcr
capiluli celebrationcni , et ahbalis gene-
raliselectionem, dissensionibusjlnem ini-
RUT
posilurus, Ponùftx novuni iterunt jubel
convocaricapilidum. Quindi lo stesso Pa-
pa col breve Ex conimissi\ de' 1 2 giugno
1660, loco citato, p. 262 , sottomise la
chiesa e l'ospizio alla giurisdizione della
congregazione di propaganda. Nello sles-
so Bull, e t. p. 322, 378, vi sono i due
seguenti brevi. Innocenzo XI col breve
Ad apostolatus^ de'3o ottobre 1683: E-
lectionem in Ruthenorum monachorum
generalenif guani sili studiose archiepi-
fcopus Kiovicn comparatiti reprobata et
quidquid iste gessit, invalidat. Eumdem
hoc munere fungi non posset declarat :
monachorum jura in integruni restituit.
Clemente XI col breve Pastoralis offi'
city de*5 aprile 1709 : Confraternilatenì
Stauropigianam, monachos et monasle-
riunì s. Onuphrii eremitaegentis rutheno-
. rum prope Leopolini ita Sedis apostoli-
caCy et congregati onis de prop. fide sub/i-
cit auctoriùatij ut nulla possit Ruthenus
Episcopus in officiales et monachos^ eo-
rumque bona potestate perfungi. Que-
sta celebre confraternita Stauropigiana ìq
Leopoli ha un ospedale ed una scuola ,
che non sono soggetti all'ordinario ab ini-
memorabiliy se non nello spirituale. Fi-
nalmente nel t. 3, p. 72, 1 16, 298, 438
del Bull, de prop. fide, si leggono i qui
appresso brevi e bolle pontificie di Bene-
detto XIV. 1.° Etsi dubitare^ de' 2'j no-
vembre 1 742: Episcopis Ruthenis suadet
PontifeXj utunionem monachorum s.Ba'
siili sub unico Proto- Archimandrita prò-
moveanl, elfoveant. 1.^ Inter plures^de'
gli II maggio 1744» Confirmatiounionis
omnium monasterionim ordinis s. Basi-
la Magni Ruthenorum, tam Lilhuaniac,
quam Russiae, seu Poloniae, in unicani
congregationem duabus provinciis com-
positam. Accedunt plura decreta ad i-
psius ordinis regimenpertinentia.Dì que-
ste due congregazioni della ss. Trinità j e
del Patrocinio della B. Vergine, parlai
ne' voi. IV, p.i82,XXXVIl,p.35e36,
LIV, p. 70 e 76, con altre notizie riguar-
danti quanto feceil governo russo. 3.** //i-
RUT 345
clyluni quidem, de* 1 2 aprile 1753; A/o-
nachì s. Basilii nationis Ruthenae solvun-
tur a lege emitlendi quartum votum de
non acceptandis Episcopatibus, vel Ar-
chimandriis, absque assensu suorum su-
periorum, Abrogatisque statutis poena-
libus super hoc editis^canonìcae sanctio-
nes innovantur, ac inculcantur. 4.° Su-
per faniiliam, de'3o marzo 17 56: Defi-
nìtur auctoritas tuni metropolitani na-
tionis Ruthenorum, tum Proto Archiman-
dritae ordinis s. Basilii Magni ejusdeni
nationis, in abbates, seu archimandritas
monasterionim ipsius ordinis, Aliaquc
ad hu/usmodi abbates et monachos Ru'
thenos pertinentia opportune slatuunlur.
Per ultimo Pio VII col breve Ea sunt ,
de'3o luglioi822, Bull, de prop. t. 4^?*
397 : Renovatjconfirmatquedecretumut
Latini possint in ordini s. Basilii Magni
congregationis Ruthenorum religiosani
professionemfacere. L'antichissima chie-
sa de'ss. Sergio e Bacco, illustri martiri
che patirono il martirio nella provincia
d' Augusta, e Sergiopoli si disse la città
dove riposa il corpo di s. Sergio (come
rilevo da Panciroli ne* Tesori nascosti di
Roma), fu diaconia cardinalizia, ed una
delle 5 chiese erette in Roma a questi
gloriosi santi romani. Superstite questa
chiesa alle memorate, Torrigioe Marti-
DeIli,come osserva Piazza nella Gerarchia
cardinalizia, p. 729, disputarono quale
di esse fosse realmente la diaconia car-
dinalizia. Comunemente si crede che ne
fosse fregiata quella chiesa che sursegià
presso l'Arco di Settimio Severo, e per-
ciò vicino alla Chiesa di s. Adriano. Di .
strutta quella sotto Sisto IV, le rendite
furono applicate ad un altare che in ono-
re de' ss. Sergio e Bacco fu eretto nella
delta chiesa di s. Adriano, istituendovisi
4 beneficiati, come dissi a tale articolo,
ed a Chiesa de'ss. Sergio e Bacco. Inol-
tre o esistesse già l'odierna chiesa o fosse
allora edificata, trasferendoci la diaconia
cardinalizia, anzi alcuno pretese che que-
sta e la diroccata l'avessero, certo è che fu
344 R u T
data con cura d'anime ai Minimi (F.). A.
questo articolo notai che Gregorio XV
concesse a que*reiigiosi,nel trasferirsi al-
la nuova chiesa di s. Francesco di Paola,
i| suo j US parrocchiale. Restata lihera la
chiesa de'ss. Sergio e Bacco, il successo-
re Urbano Vili, quando stabilì di darla
ai basiliani ruteni per loro ospizio nel
recarsi in Roma e residenza del loro pro-
curatore generale, ed erigendovi Collegio
nationis Riithenorwn ^ si propose di re-
staurarla,ed avendo inconiinciatodai fon-
damenti le lavorazioni, per sua morte le
continuò, compì ed abbellì la chiesa il fra*
tello cardinal Barberini, dopo aver com-
prato le propinque case, e formala l'abi-
lazione pei monaci ruteni, giacche il col-
legio non ebbe effetto, come trovo in Pi^-
za, Eusevologio romano, trat. 5,cap. 4^ •
Del collegio de* Ruteni a* ss. Sergio e Bac-
co. Questi riporta pure diverse notizie sul-
la nazione rutena e sua unione alla s. Se-
de, dicendo che talvolta i procuratori ge-
nerali basiliani nell' ospìzio vi alloggiaro-
no qualche nazionale. Leggo in Bombel-
Vì, Raccolta delle immagini della B. Ver-
gine ornate della corona dal capitolo Va-
ticano, t. 4} P't49> '^ storia dell'in ven-
zione della Madonna del Pascolo, che ivi
essendo in gran venerazione, il suo tito-
lo prese la chiesa in vece dell* antico, ed
anche diZ//'Ow/c/z,che significa quel cam-
po ove i pastori pascevano il gregge quan-
do trovarono quella di cui vado a parla-
1 e,simile a questa. Nella Lituania e presso
la città di Slonima, alcuni pastori che pa-
scolavano il gregge videro un gran splen-
dore sopra una pianta, e prodigiosamen-
te vi trovarono l'immagine di Maria Ver-
gine, che colla destra sorregge il s. Bam-
bino. Dopo alcune cose portentose ope-
rate da Dio, Alessandro signore del luo-
go ivi fece innalzare una chiesa di legno
e vi pose la sagra immagine alla pubbli-
ca venerazione, ed il figlio Giovanni vi
collocò per maggior decoro alcuni reli-
giosi e un vescovo. Avendo un incendio
distrutta la chiesa, miracolosamente si
RUT
trovò intatta Teffigie della B. Verginecol
divin Figlio, con innanzi una candela ac-
ceso; laonde eretta altra in pietra, tra le
grazie che dispensava ai divoli vi fu sta-
bilita, e nel i6i3 il castellano di Smo-
lensko Miolesko l'affidò alla curade'mo-
naci basiliani, quindi chiesa e monastero
furono ampliati dal palatino di Vilna e
dal cancelliere di Lituania, e ne divenne
i." superiore il b. Giosafat poi martire;
della quale invenzione e copia di miraco-
li, nel j653 in Vilna ne fu slatnpata l'i-
storia. Mentre i ruteni erano in ss. Ser-
gio e Bacco, nell' agosto 17 i8 il rettore
della chiesa e procuratore generale de'ba-
siliani p. d. Benedetto Tuilewicz, ordinò
•al muratore Ciotti di ripulire le pareti del-
l'ospizio; nel murocontiguo alla sagrestia,
in tanto che n'eseguiva il comando, cad-
de l'incrostalnra e apparve nella sottopo-
sta parete e dipinta la divota immagine
di s. Maria del Pascolo o di Zirowictz.
Sbalordito corse a darne avviso al rettore,
il quale non facendosi caso gì' impose di
ricoprirla con calce. Nel dì seguente que-
s|:a essetìdo cadala, allora il rettore la la-
sciòscoperta epernaise al popolo, cui era-
rasi divulgato l'avvenuto, di venerarla.
Con un successo di prodigi aumentatala
divo/ione, il rettore portò tutto a cogni-
zione di Clemente XI, il quale avendo te-
nuto varie congregazioni su questo pro-
posito, permise che la s. Immagine si se-
gasse dal muro e si trasportasse in chiesa
a' 7 settembre 17 19 con divota pompa,
ove divenne dispensatrice di grazie, sul-
l'altare maggioredisegnato da Filippo Ba-
rigioni. L' immagine è dipinta su pietra
dura chiamata jaspide. Le lettere intorno
sono rutene, e contengono l'elogio di Ma-
ria, che si legge nella liturgia di s. Gio.
Crisostomo : Più degna d'onore décìie^
rubini^piìi gloriosa de' serafini, che sen-
za macchia partorì V UomoDio.^el 1 74 1
i monaci fecero rimodernare la chiesa con
architettura di Francesco Ferrari, a spe-
se de'divoti della Madonna del Pascolo \
le pitture della volta sono di Sebastiano
RUT
Ceccarini, ed i qtiadri deMue altari lafe*
rali, eseguili da Ignazio Stern, rappresen-
tano uno i ss. Sergio e Bacco, 1' altro s.
Basilio. Delle immagini della B. Vergine
e del Bambino coronale, non si vedono
che i soavi volti e le mani, il resto essen-
do coperto da una veste d'argento dora-
to con fregi secondo il costume ruteno.
Nel n.*' yS del Diario di Roma iSig, si
racconta che c«de»do Tanno centesimo
dell'invenzione della s. Immagine di Ro-
ma, il p. d. Giordano Mickiewicz procu-
ratore generalede'basiliani ruteni inPio-
ma,€ rettore della casa e chiesa , unita-
mente a diversi benefattori, tra* quali 3
principesse polacche , cioè Tecla Jablo-
nwska, Dorolea Czartoryska e Czetwer-
Iynska,dopofalto restaurare l'altare mag-
giore e ornare nobilmente la chiesa, so-
lennemente necelebrarono il triduo a'7,
8 e g settembre, con pontificali e sermo-
ni, illuminazioni anche notturne, fuochi
artificiali e orchestre. Grande e continuo
fu il concorso del popolo, e vi si recò a
visitarla anche il Papa Pio VII. Questa
chiesa fu ristorata pure dalla generosità
dell'imperatore delle Russie Nicolò I, ed
altrettanto fece eseguire nell'altra chiesa
nazionale polacca di s. Stanislao , come
notai nel descriverla nel vol.,LIV,p, 49*
Tuttora la chiesa e Tospizio sono abitati
da'basiliani ruteni; e nella chiesa sotto gli
auspicii della Madonna del Pascolo, vi fu
istituito un pio sodalizio. Dipoi Pio VII
col breve Ea snnt ordinis s. Basilii, dei
3o luglio 182*2, Bull. Rem. cont. t. i5,p.
557, concesse facoltà alla congregazione
rutena di ammettere in essa de'latini. Sui
ruteni si ponno inoltre leggere i seguen-
ti autori. Kulcinìo, Specimen Ecclesiae
Rulhenicae. CostanziSeptimi, Opuscida
ad revocandos ad s. Malrem Ecdesiani
dissidentes graecos et rulhenos , Romae
1 807. Schmitt, Istoria della chiesa gre'
co-moderna e russa^ Milano i832. An^
nati delle scienze religiose l. 14» ?• 3:
Stalo della chiesa greco russa, ricava-
to da un rapporto officiale sottoposto a
RUV 345
S. M. V imperatore di tutte le Russie nel
i83q.
RUVO (Ruben). Città con residenza
vescovile di Puglia, nel regno delle due
Sicilie, provincia della Terra di Bari, di-
stretto e capoluogo di cantone, a 6 leghe
da Barletta,8 da Bari e 3 da Trani. Questa
popolosa città è situata sopra amena col-
lina, cinta di mura con 4 porte, cui noa
mancano decorosi edifici. La cattedrale
è dedicata alla B. Vergine Assunta, la cui
architettura è di stile del medio evo o go-
tico; ha battistero con cura d'anim.e, che
il capitolo esercita per un prete da lui e-
letto e dal tcscovo approvalo; l'episcopio
gli è prossimo. Il capitolo si compone di
4 dignità, i." delle quali è l'arcidiacono,
l'arciprete e due primiceri, di 24 canonici
comprese le prebende del teologo e peni-
tenziere,di 8 mansionari, di altri preti det-
ti partecipanti,come d'alcuni cliierici.Nel-
la città vi sono altre chiese, ma niun'altra
parrocchiale, un monastero di monache,
ed i conventi de'domenicani e minori os-
gervanti,oltreil monastero de'benedettini
nel suburbio. Vi sono pure contraterni -
te, monti di pietà e orfuiotrofìo. 1 suoi
abitanti sono industriosi e commercianti,
e tengono negli ultimi di settembre an-
nua fiera di 3 giorni fi-equenlatissima: il
territorio è.assai fertile. Vi si sono tro-
vate molte anticaglie, e tra'suoi uomini
illustri ricorderò il celebre Ennio poeta
latino, ed il famigerato medico Domenico
Cotogno. Questa città mediterranea è an-
tichissima, per cui la sua origine è accom-
pagnata da narrazioni favolose, e fu chia-
mata Rubum da'grcci o salentini che si
vogliono edificatori, non che Radium da
Strabone, Rubos da Orazio. I romani vi
ebbero una stazione, ed i goti l'abbatte-
rono nel 463, quindi fu circondata di mu-
ra. Era in questa città nel 1 5o3 il quar-
tiere generale francese, che voleva occu-
pare il regno di Napoli, quando il valo-
roso capitano Ferdinando Gonsalvo, che
con italiani e spagnuoli occupa va^rt/7e/^tìS
(F.), avendo mandato l'araldo a Ruvo
34fi RUV
pei* trattare sul riscatto d'alcuni prigio-
nieri francesi, e venuto a contesa per le
millantazioni di questi contro gl'italiani,
si venne alla famosa disfida o Duello [^.)
tra'francesi, e gl'italiani che riportarono
il trionfo: ne parlai anche in altri arti-
coli. La città andò fiorendo con titolo di
contea, della quale ne fu investita la no-
bilissima famiglia Caraffa (F.). Princi-
pale vanto di Ruvo è 1' aver ricevuto la
fède Ira le prime città d'Italia, con Tono*
redella sede vescovile. Imperocché s. Pie-
tro vi predicò l'evangelo nell'anno 44» se-
condo la tradizione, consagrando in i.*
vescovo di Ruvo s. Cleto (^.), che nel-
l'anno 80 divenne 3." Papa, e sul quale
è a vedersi Cronologia de'romani Pon-
TEFici.Questo santo è il patrono della cit-
tà e della diocesi, poiché confermò il po-
polo nella fede, e fabbricò la cattedrale
sotto l'invocazione di s. Pietrp, le cui ve-
stigia si vedono presso l'odierna, la quale
fu edificata verso il 1000 con 1 4 altari,
essendo l'antica angusta in proporzione
degli abitanti. La sede vescovile divenne
suflfiaganea della metropoli di Bari. Lo
successero nel 1 08 Adriano, indi Giovan •
ni, nel 34oBrocardo, ed Epigonio che in.
tervenne al concilio di Cartagine. Seguo-
no s. Procopio, Giovanni che fu alla con-
sagrazione della chiesa di s. Andrea diBa-
rulo fatta da Papa s. Gelasio I nel 493.
Non si conoscono gli altri sino a Gioac-
chino del loog; nominerò^ i più distinti
che dopo di lui governarono questa chie-
sa. Guilberto assistè alla consagrazione
della basilica di Monte Cassino, eseguita
da Alessandro II: di lui scrisse Lupo in
Chronìca, all'anno 1082: Episcopus Ru-
bensis nomine Guisbertus donavil priori
Montis Pelusii ecclesiam s. Sabini^ quae
est in civìtale Rubìy qui prìor tenebalur
omni anno ad /\ libràs cerae indie sab-
bati sanctiy et miltere unum hominem e-
qtiestrem ad suas expemas quando epi-
scopus Rubensis ibat ad Barensem^ seu
adCanusium.Oi'so fiorì nel 1 1 Sijpoi Da-
niele, a cui Roberto normanno conte di
RUV
Conversano e signore di Ruvo donò mol-
ti beni per la chiesa della ss. Trinità poco
lunge dalla cattedrale nel 1 1 77, ^ro ex-
piallone Robertis patris sui^ suorumque
parenlumj il vescovo si recò al concilio
di Lateranodel 1 179. Pietro de Gabrielli
di Ruvo viveva nel 129?, e gli succede
Nicolò della stessa famiglia nel 1 3 18. Al
vescovo Guglielmo successe Nicolò pa-
trizio di Bitonto, della famiglia Perrensì.
Clemente VI nel 1 344 fi^ce vescovo Gio-
vanni di Ariano, e nel i349 gli sostituì
fr. Stefano francescano di virtuosa vita,
che visse sino al 1 390. Fr. Sisto Colletta
di Giovenazzo francescano del 1399,3 cui
Martino V nel i4i8 die a successore fr.
Simeone da Brìndisi pur minorità, il qua-
le fu presente alla divisione de'beni tra'
fratelli Antonio e Gabriele di Balzo Orsi-
ni,epoi fu trasferito ad A lessano nel i432.
Indi Pietro Rosa di s. Angelo in Fasanel-
la, arciprete dì S.Eustachio di Roma. Per
sua morte nel 1 44^ fi- Cristoforo da Ga-
la lina francescano, sepolto nella chiesa di
s. Cleto. Quindi nel x^Sn Pietro Perrensi
Santorio patrizio di Bitonto, già vicario
del cardinal Orsini arcivescovo di Bari.
Nel 1480 Antonio Rocca arcidiacono di
Ruvo. Giuliano de Mirto napoletano, fat-
to da Leone X nel i520, che rassegnò la
sede al nipote Gio. Francesco. Il nipote
di questi Orazio Mirto, insigne giurispe-
rito, lo nominò Gregorio XIII nel 1578,
che Sisto V rimosse, surrogando fr. Ga-
spare diMonreale francescano,sommo teo-
logo, traslato a Rieti da Clemente Vili.
Nel 162 1 Cristoforo Memmolo teatino di
Ariano^ celebrato con ogni lode, che go-
vernò 2 5 anni; degnamente gli successe
l'altro teatino Marco Criptali romano,
prefetto del collegio di propaganda yfi/e.
Gio. Battista Ulpi patrizio di Como nel
1 656 Alessandro VII lo trasferì da s. Se-
vero, ornato di belle qualità; nel i663
gli successe Gabriele Tontoli nobile e ar-
cidiacono di Siponto; nel 1672 fr. Seba-
stiano carmelitano dotto e consultore dei
riti; nel 1680 Gio. Donato Jannoui no-
RUV
bile di Bitonlo; nel 1 698 Francesco Mor-
gione d'Ischia, poi nel i joS liaslalo a Mi-
nori, e in suo luogo Clemente XI elesse
IjarlolomeoGambadorì di Monte Garga-
no, col quale neirUghelli sì coaipie la se-
rie de' vescovi, Italia sagra t. 7, p. 761.
J successori sono riportati nelle iVb//z/e di
Roma. Clemente XIII nel 1759 fece ve-
scovo Pietro Ruggieri di Peschisolido dio-
cesi di Sora, il quale viveva ne'primi an-
ni del corrente secolo. Dopo la sua morte
seguì lunga sede vacante, in tempo della
quale Pio VII colla bolla De ntiliori Do-
ìiiinicae, de' 25 giugno 18 18, a questa
chiesa di Ruvo unì V altra vescovile di
/?/Vo/2;o(/^.)^dichiarandola concattedrale.
La città di Bitonto, oltre quanto dissi
al citato suo articolo, è nella provincia
stessa di Ruvo, distretto e capoluogo di
cantone, circa 4 leghe da Bari, in terri-
torio che produce il rinomatissimo vino
Zagarello; patria di alcuni uomini illu-
stri, come del matematico Giordani. Bi-
tantum, volgarmente Bitonto o Botonto,
siccome feracissima, per proverbio si dis-
se : Botontum, quasi honum totum dica'
tur. Della maestosa cattedrale e capitolo
parlai in detto articolo; essa è sotto Tin-
vocazione delia B. Vergine Assunta e di
s. Valentino, di cui si venera il braccio,
essendo affidata la cura delle anime a due
canonici eletti dal xescovo, ad nutum a-
movibilesj l'episcopio è prossimo alla cat-
tedrale, che ha il .sagro fonte. Nella città
vi sono altre 12 chiese parrocchiali pur
munite di battisterio,con di versi con venti
di religiosi, due monasteri di monache,
l'orfanotrofio, il conservatorio, l'ospeda-
le, il monte di pietà, il seminario ed al-
cune confraternite. Antica n'è la' sede ve-
scovile, sufìfraganea della metropoli di Ba-
ri. Si vuole per i." vescovo Andreoneo
Andreano che dicesi intervenuto nel 743
al concilio romano; certo è che Arnolfo
n'era vescovo nel 1 087, e si trovò presen-
te alla traslazione delle ossa di s. Nicola
cVi Mira in Bari. Nel 1 1 77 Io era Giovan-
ni, che fu al concilio generale di Latera-
R U V 347
no nel 1 1 79. Ricorderò i vescovi più me-
ritevoli di menzione. Fr. Pancrazio prio-
re de'domenicanid'Anagni, eletto con au-
torità apostolica da Enrico arcivescovo
di Bari e confermato nel f 253 da Inno-
cenzo IV. Leucio Cerasi nel i283 v'in-
trodusse i francescani; sospeso da Boni-
facio VIII, fu reintegrato da Clemente
V. Per sua morte la maggior parte del
capitoloelesse Giovanni arcidiacono d'O-
stuni, che Giovanni XXII confermò. Nel
1348 da Aquino vi fu trasferito Giaco-
mo Falconacci napoletano. Nel i382 Ur-
bano VI già arcivescovo di Bari, nominò
Enrico, cui successe Giacomo, e nel i 3o2
vivea Giovanni. Martino V nel 14*24 ^i
traslatò da Poligno Paolo Alfatati,cui nel
1457 successe fr. Antonio di Reggio, in-
signe predicatore domenicano e caro a
Calisto IH. Nel i5oo Alessandro VI fece
perpetuo amministratore il cardinal Gio.
Battista Orsini {^.)j altro Gio. Battista
Orsini gli successe nel 1 5i 7, per cessione
e con regresso; ma non accettando, nello
stesso giorno 18 febbraio l'ebbe il cardi-
nal de Medici per 9 mesi (poi Clemente
Fllf f^edi), il quale poi dimettendosi con
regresso, divenne vescovo Giacomo Or-
sini romano. A vendo rinunzi a toa'24 gen-
naio i53o. Clemente VII fece ammini-
stratore il cardinal Farnese (poi Paolo
///, J^edì). Per sua cessione fu vescovo
di Bitonto, Lopez Alarcon spagnuolo ai
i7marzoi532. Neli538 Paolo fll pro-
mosse a questa sede Sebastiano Deli di
Castel Durante, già precettore del nipote
cardinal A lessandroFarnese;indi nel 1 544
per morte gli surrogò fr. Cornelio Musso
piacentino convenluale,fìorentissimo pre-
dica tore, già vescovo di Forlimpopoli e
Bertinoro, il quale colla sua eloquenza si
distinse al concilio di Trento, e tornato
in diocesi celebrò il sinodo che fu stam-
pato; morì in Roma nel i 574, e fu sepol-
to in ss. Apostoli. Poscia Giovanni Forti-
guerra nobile di Pistoia, vescovo titolare
diCorcira. Clemente Vili nel i592creò
vescovo Flaminio Parisio di Tolentino
348 RUV
dottissimo, e professore di gius caDonico
nell'uni versi làiomanaiammise nella chie-
sa e cnsa di s. Nicola i teatini, ai quali il
successore la riedificò. Questi nel 1 6o3 fu
rr.GirolamoPallantieri diCastel Bologne-
se conventuale, esimio professore di leolo-
gia,egià teologo di s. Carlo Borromeo e di
JSisto V nel cardinalato; meritò insigni e-
logi. Nel 1619 Gio. Battista Stella nobile
romano; nel 1622 Fabrizio Caraffa no-
bilissimo napoletano de' conti di Ruvo,
il quale istituì in Bitonto l'accademia de-
gl'Inflammati, e fu lodato pastore. Da
Ortona e Campii, Innocenzo Xnel iGSi
•vi trasferì il dottissimo e eruditissimo so-
niasco Alessandro Crescenzi [F .) roma-
no, nunzio a Torino, ove si trovò alla tra-
slazione della s. Sindone, parte della qua-
le colla reliquia della ss. Croce pose nella
chiesa del ss. Crocefisso, edificata a suo
tempo nel suburbio dal capitolo e dalla
pietà de'fedeli; nel iBSg celebrò il sino-
do, in cui decretò l'erezione del semina-
rio; restaurò l'episcopio, fu il padre dei
poveri, e nel 1668 fu creato cardinale.
Egregiamente ne occupò il suo luogo fr.
l'ooiiuaso Acqua vi va d'Aragona nobile
napoletano, dotto domenicano, difensore
impavido dell'immuni là ecclesiastica, lar-
go di limosine e della parola che dispen-
sava; celebrò il sinodo, rifece il palazzo
•vescovile e Tampliò, benemerito pure per
altre cose. Nel 1672 CicmenteX preco-
nizzò vescovo Francesc'AntonioGallo no-
bile d'Acerenza, nunzio agli svizzeri, alla
veneta repubblica, all'imperatore; con-
sagrò la chiesa di s. R.0CC0 patrono della
città, fu benefico colla cattedrale di ab-
bellimenti e sagri arredi, migliorò l'epi-
scopo, istituì sodalizi, nel 1682 tenne il
sinodo, generoso co'poveri, lasciò erede
il capitolo. Nel 1 686 Filippo de'contiMas-
sarenga Gallo di Massa Lubrense, filip-
pino sapiente e virtuoso, zelante pastore,
assai pio e propagatore delle confraterni-
te, come delle opere cristiane, moiì san-
tamente. Nel 1689 Carlo de Ferrari pa-
trizio genovese iodato; nel 1 700 Gio. Bar-
RYP
lista dc'marchesi, Capani napoletano e
teatino, introdusse i carmelitani scalzi, ed
aumentò il numero delle confraternite.
ì^i^XYhalia sacra d'Ughell: t. 7, p. 686,
ha termine la serie de' vescovi di Bitonto,
con £r. Domenico M.** Cedroni domeni-
cano capuano, potendosi vederci succes-
sori nelle Notizie di Roma. Furono gli
ultimi vescovi di Bitonto, Nicola Ferri
della diocesi di Capaccio del i 75o,edO-
razio Berarducci di Bisceglia del 1770
che viveva ne'primordi deirodierno se-
colo. Dopoché Pio VII riunì la sede ve-
scovile di Bitonto all'altra di Ruvo, con-
fermando ambedue sulfraganee del me-
tropolita di Bari, nel concisloro de'29
marzo 1819, dopo lunga sede vacante
d'ambedue, dichiarò i.° vescovodi Ruvo
e Bitonto fr. Vincenzo M." Manieri con-
ventuale di Nardo. Per sua morte avve-
nuta nel 1 834, soltanto nel i838 le due
chiese furono provvedute dell'attuaie ot-
timo pastore, cioè quando Giegorio XVI
nel concistoro de' 1 5 febbraio preconizzò
ix\^y Nicola Marone della diocesi di Tri-
carico, già canonico teologo della metro-
politana di Salerno, e lodalissimo pro-
fessore di filosofìa e di teologia domma»
tica in quel seminario, esaminatore pro-
sinodale, visitatore e vicario generaledel-
l'arcidiocesi, eccellente e zelante pastore.
Le due diocesi unite si estendono a più
di 8 miglia di territorio. Ogni nuovo ve-
scovo di Ruvo e Bitonto è tassato ne'li-
bri della camera apostolica in fiorini 3oo,
ascendendo le rendite della mensa a più
di 1000 scudi.
RYPEN,RlPENoRlBE,/?/>7rt.Citlà
vescovile di Danimarca nel Jutland me-
ridionale, capoluogo a 24 leghe da Sle-
swig, ed a 5o da Copenaghen, in riva al
Rips-aae,il quale duejeghe più sotto sboc-
ca nel mare del nord e non è navigabile
che per piccoli bastimenti. Ha belle stra-
de, piazze e chiese, oltre la cattedrale gran -
de ed ele^ante.ed in cui vi sono molte tom-
be de're di Danimarca; ha scuole, ospe-
dale e stabilimenti benefici: importante
RYP
èi! suo commercio. E' una delle piti anli-
clieciltà di Diuiimarca,che.siuodair86o
godeva privilegi: per lungo tempo si man-
tenne in fiore, ma incendi, inondazioni,
e piti ancora gli ostacoli che provò la na-
vigazione, in conseguenza del limo che
RYP 349
ostruì il letto del Rips-aae, la fecero mol-
to decadere. La sede vescovile fu eretta
nel 95o sotto l'arcivescovato d'Amburgo,
indi passò sotto la metropoli di Lunden
(/^".)j quindi fu soggettala a Copena-
ghen.
SAB
O aBA. Eresiarca, capo òeMessalia-
ni (l^.). Animato da un desiderio male
inteso di giungere alla perfezione evan-
gelica, prese tutti i passi dell'evangelo let-
teralmente; si fece quindi eunuco, vendè
ì suoi beni e ne distribuì il denaro ai po-
veri, e professò co'suoi seguaci qufgli er-
rori che furono condannati dai vescovi e
da' concili!, e che riportai al citalo arti-
colo.
SABA. Sede vescovile della i .' Palesti-
na, sotto la metropoli di Cesarea, nella
quale vi fu un vescovo latino nel 1 190.
Oiiens chr. t. 3, p. 1 294.
SABA (s.), abbate. Uno de' più cele-
bri patriarchi dell'ordine monastico nel-
la Palestina. Nacque nel 439 in Mutala-
sca, borgo del territorio di Cesarea nel-
la «Cappadocia, da ragguardevoli genito-
ri. 11 padre, nomato Giovanni, che segui-
va la professione delle armi, avendo do-
vuto andare in Alessandria, condusse se-
co sua moglie Sofia , raccomandando il
tenero suo figliuoletto ad Ermia suo co-
gnato, cui lasciò inoltre la cura de* suoi
beni. I maltrattamenti che il giovine Sa-
ba ebbe a soffrire dalla moglie di Ermia,
lo costrinsero a rifugiarsi in casa di altro
suo zio, laonde insorse discordia fra essi
per l'amministrazione de'beni del nipo-
te. Saba, d'indole pacifica, rammaricato
SAB
di questa discordia, e tocco dalla grazia
di Dio, risolvette di rinunziare al mon-
do,e si ritirò nel monastero detto di Fla-
viana, distante una lega da Mutalasca, o-
ve s' istruì nella scienza de' santi e nella
pratica delle osservanze monastiche, ac-
coppiando l'orazione al lavoro, e la mor-
tificazione alla carità verso i poveri. Io
età di 18 anni ottenne dal suo abbate il
permesso di andare a Gerusalemme, nel-
l'intendimento di visitare i luoghi santi,
e di edificarsi coU'esempiodei solitari del
paese. Passò l'inverno nel monastero di
Passai ione; dipoi, amando il silenzio e la
ritiratezza, pregò s. Eulimio di accettar-
lo nella sua laura, il quale giudicandolo
ancor troppo giovine per vivere fra gli
anacoreti, lo mandò in un altro mona-
stero, governalo da Teottislo, ch'era co-
me il noviziatodi quelli che aspiravano ad
entrare nella laura. Quivi Saba raddop-
piò il suo fervore, e siccome era forte e
robusto, aiutava tutti i fratelli ne'loro uf-
fizi,portava le legne e l'acqua, e serviva
gl'infermi. Avendo per ordine del suo ab-
bate accompagnalo in Alessandria uno
de'fratelli, vi trovò i suoi genitori, i quali
tentarono ogni maniera di persuaderlo
ad abbandonare lo stato che aveva ab-
bracciato; ma egli ripulsò questa tenta-
zione , e stimolato ad accettare almeno
35o S A B
uoa considerabile somma di danaro per
provvedere a'suoi bisogDÌ,non volle pren-
dere che 3 pezzi d'oro, che consegnò al
suo abbate quando fu di ritorno. Saba per
5 anni continui si ritirava ogni settima-
na la domenica di sera in una caverna ap-
partata, ove rimaneva fino al sabbato di
mattina, praticando un rigoroso digiuno,
ed occupando tutti quei giorni tra l'ora-
zione e il lavoro delle mani. Dipoi s. Eu-
timio Io scelse per accompagnarlo nel ri-
tiro che andava a fare ogni anno da' i4
di gennaio fino alla domenica delle Pal-
me, nella solitudine di Ruban , dove si
dice che abbia dimorato Gesù Cristo du-
rante il suo digiuno di 4o giorni. Dopo la
morte di s. Eulimio, essendosi introdot-
ta la rilassatezza nel monastero di Teot-
listo, Saba si ritirò verso oriente, in un
deserto in cui viveva s. Gerasimoje pas-
sati colà 4 anni, pose sua stanza in una
caverna sopra un* alta montagna, a pie
della quale scorre il torrente Cedron. E-
gli si nutriva di erbe selvatiche, e sicco-
me l'acqua del Cedron non era buona da
bere,dovea andarne a cercare assai lungi,
durando molla fatica a portarla nella sua
dimora, per cui fu costretto appiccare al-
la porta della caverna una curda, la qua-
le discendeva fino ai piedi del monte e
servi vagli di sostegno per salire. Parec-
chi servi di Dio vennero a trovarlo per
essere suoi discepoli, ecosì fondò una nuo-
va laura, che fu dapprima abitata da yo
solitari, tutti zelantissimi della perfezio-
ne del loro slato. Egli assegnò il luogo in
cui dovea ciascuno formarsi una cella ;
fabbricò una piccola cappella con un al-
tare; e avendo fatto scavare a pie della
montagna, vi trovò una fonte. Crebbe in
breve il numero de'suoi discepoli fino a
i5o, ed egli vegliavali tutti, e procurava
ad essi per mezzo di alcune persone ca-
ritatevoli tutto ciò ch'era loro necessario.
La sua laura per altro non aveva prete,
ed essendo ciò cagione d' inconvenienti,
Sallustio patriarca di Gerusalemme ele-
vò Saba al sacerdozio : egli aveva allora
S AB
53 anni. Crescendo sempre più la tam^
di sua santità, gli venivano discepoli dal-
le più rimote contrade. Sua madre, es-
sendo rimasta vedova, venne a trovarlo,
e volle servire Iddio sotto la sua guida.
Co'denari ch'ella avea seco portalo, Sa-
ba fabbricò due spedali, uno per gli stra-
nieri, e l'altro per gì' infermi : n'edificò
ancora un terzo a Gerico, con un mona-
stero sopra un monte vicino, chiamato
Castel. Essendosi parecchi de'suoi mona-
ci ribellati, tglisi ritirò primain una grot-
ta nel deserto di Scitopoli,poi presso Ni-
copoli,ove presto formossi un nuovo mo-
nastero; ma Elia patriarca di Gerusalem-
me gli ordinò di ritornare alla sua lau-
ra. 1 monaci ribelli si ritirarono in altro
luogo, e Saba rimise la regolarità e Io spi-
rito del primitivo fervore. Verso l'anno
5i I lo stesso patriarca Elia lo mandò a
Costantinopoli con alcuni altri abbati, per
esortare l'imperatore Anastasio, che fa-
voriva l'eutichianismoed avea esiliato pa-
recchi vescovi cattolici, a metter freno al-
la persecuzione. In età di gì anni intra-
prese un secondo viaggio a Costantino-
poli, ad oggetto di giustificare i cristiani
della Palestina, ch'erano stati calunninti
alla corte. L'imperatore Giustiniano 1 lo
accolse onorevolmente, gli accordò tutto
ciò che gli chiese, ed a sua istanza esen-
tò dalle imposte la Palestina rovinata dai
guasti de'samaritani. Finalmente il san-
to, poco dopo che fu ritornato nella sua
laura^ cadde malato, e morì li 5 dicem-
bre del 532, in età di 94 anni, dopo a-
vere indicato per suo successore Melila
di Berita, a cui diede delle eccellenti i-
struzioni. S. Saba è nominato nel detto
giorno 5 dicembre nei calendari greci e
latini. In Roma vi è la Chiesa di s. Sab-
ba (F.), già celebre abbazia.
SABADIA. Sede vescovile della pro-
vincia d'Europa, diocesi di Tracia, sotto
la metropoli d'Eraclea, eretta nel V se-
colo. Riporta 2 vescovi VOricns dir. t.
I, p. 1124.
SABARIA {Sabaricn). Città con resi-
SAB
denza vescovile d'Ungheria, nei comita-
to d'Eisemburgo (Castriferrei) y marca
del suo nome, la quale giace al nord della
contea, a 23 leghe da Presburgo, 4 àa
Giins, capoluogo della contea d'Eisem-
burgo, in situazione amena sulla Giins,
anzitraduefìurai.Ha un castello nel qua-
le si adunarono una quantità di antichità
romane, con più di 3oo case, alcuni pa-
lazzi fra'quali quelli della città e del go-
verno, e circa 4000 abitanti. Celebratis-
sima è la cattedrale, per la sua solida,
jegolare ed elegante architettura, sotto
l'invocazione della Visitazione della B.
Vergine, avendo contiguo il bel palazzo
vescovile, alquanto ar«pio. Il capitolo si
compone della i .' dignità del preposto,
e di altre 3 dignità, cioè il lettore, il can-
tore, il custode, di due canonici, di 4 ab-
bati reali e di due titolari; ed inoltre di
4 prepositure reali, d'un priorato e altri
benefìzi ecclesiastici, e di più sacerdoti e
chierici addetti alla divina ufRziatura.
Nella cattedrale vi è il battisterio, eh' è
l'unico della città, e la cura d'anime, che
si esercita dal parroco coadiuvato da due
preti. Vi sono altre 3 chiese, ma non par-
rocchiali; eranvi i domenicani ed i pre-
mostratensi, e forse vi saranno ancora;
esistono due ospedali, il seminario, ed il
ginnasio cattolico. Tra'suoi illustri citta-'
dini risplende il celebre s. Martino ve-
scovo di Tours. Occupa questa città una
parte dello spazio dell'antica Salaria,
che sotto il regno di Claudio teneva il 2.°
luogo tra le colonie illiriche e portava il
nome di Claudia Aiigusla. Sembra di-
versa da Sabaria città e colonia romana
nell'alta Pannonia,suirArrabo,che dico-
no Rahab, oggi SarwaroRothburgo.^S'a-
baria è così denominata con voce latina,
mentre i geografi la dicono Steinaman-
ger,Stein- Ani- Anger ^\xì ungherese Szoni'
halhely, nel quale idioma pare che il Gùns
dicasi Anger. La sede vescovile, ad istan-
za dell'imperatrice M." Teresa, l'eresse
Pio VI colla bolla Relata semper ab Ec-
clesia, de' 16 giugno 1777, Bull. Roni.
SAB 35i
coni. t. 5,p. 348, non ristabilì come pre-
tendono altri.Formòla diocesi consmeni-
bvare porzione di quelle di Zagabria, Ve-
sprime 2tì!Mr//»mi (Belgrado). Quindi nel
concistoro de'23 giugno 1777 dichiarò
1.° vescovo Giovanni Szily di Uiker dio-
cesi di Giavarino, trasferendolo da Tinay
o Rnin. Nelle Notizie di Roma ecco co-
me si riportano i successori. 1800 cardi-
nal Francesco Herzan de Harras (^.).
1806 Leopoldo Somogy de Perlak, di s.
Marton diocesi di Giavarino. Dopo alcuni
anni di sede vacante, nel 1825 Andrea
Bole, di Szarvas diocesi di Sabaria. Per
sua morte, Gregorio XVI nel concistoro
de* 17 giugno i844 preconizzò l'attuale
vescovo mg.r Gabriele Balassa, di Memo-
sely diocesi di Vesprim, già canonico di
quella cattedrale, vicario del vescovo, f d
insignito di altre qualifiche. La diocesi si
compone del comitato Castriferrei, e di
gran parte di quello Z<^^^c?/e/z-ye, forman-
do in complesso un'estensione di i3 mi-
glia tedesche di lunghezza e io di lar-
ghezza, con più castelli e luoghi. Ogni
nuovo vescovo è tassato in fiorini 627,
ascendendo le rendite a circa 22,000 fio-
rini, corrispondenti a4>ooo scudi romani
oneribus deductis.
SABAS (s.), martire. Goto di nascita,
entrò fino dalla giovinezza nella religio-
ne cristiana, e fu modello d'ogni virtù.
1 magistrati e i principali fra i goti, es-
sendo pagahi , deliberarono di distrug-
gere il cristianesimo, e diedero principio
alla persecuzione contro i fedeli. L'anno
372 Sabas celebrò la Pasqua in compa-
gnia del prete Sansala. Tre giorni dopo
la festa, Ataride figlio d'un piccolo prin-
cipe della contrada entrò di notte con
gente armata in casa di Sansala, s'impa-
dronì di lui, e strappalo Sabas dal suo
letto, senza neppure lasciargli pigliar le
sue robe, i soldati lo strascinarono nudo
fra i rovi e le spine, e gli ammaccarono
il corpo a furia di colpi di sferza e di ba-
stone. Gl'infedeli, non scorgendo ad onta
di tutlociòj alcuna traccia di loro cru-
286075
352 S A B
della sul corpo di Sabas, divennero vie
maggiormente furiosi, e lo lormenlaio-
uo in varie guise. Poscia recarono a kri,
come altresì al prete Sausala, delle carni
ch'erano state offerte agi' idoli. Ricusa-
rono ambedue di mangiarne, e poiché Sa-
bas disse che quelle carni erano impure
ti profane come chi le mandava, uno de-
fjlischiavi di Ataride gli ferì violentemen-
te il petto colla punta del suo giavellotto,
di uiodo che coloro ch'erano ivi presenti
Jo credettero morto; ma egli protestò di
non aver sentilo maggior male, che se
fosse stato gettato un flocco di lana con-
tro il suo petto. Ataride, informalo di tut-
te queste circostanze miracolose, anziché
rimanerne commosso, lo condannò alla
SA li
pena di morte; e liniesso il prete Sansa -
la in libertà, Sabas fu condotto sulla riva
del fiume Musea, oggidì Mussovo nella
Valachia, ove i soldati lo precipitarono,
con una sala di carro legala al collo, e
così consumò il suo martirio a' 12 di a-
prile 372, regnando Valeutiniano e A^a-
lente. 1 soldati trassero poi fuori dell'ac-
qua il suo corpo e lo lasciarono sulla ri-
va insepolto; ma i cristiani del luogo tro-
varono modo d'impedire alle bestie d»
polerglisi avvicinare. Giunio Sorano du-
ca di Scizia e gran servo di Dio fece tra-
sportare nella Cappadocia il corpo di s.
Sabas, il quale é nominato ne'martirolo-
gi così greci, come latinu
FINE DEL VOLUME CINQUANTESIMONONO.
fi A
BX 841 .n67
1840
sncR
Noronì , Gaet
ano.
1802-1883.
Diz i onario d
i erudizione
storico-ecc
lesiast
ica
. AFK-9455 (awsk)